martedì 8 novembre 2011

J.G. THIRLWELL (Foetus, Clint Ruin, Wiseblood, Steroid Maximum, Manorexia): "Benvenuti all’inferno!"

E’ molto difficile scrivere qualcosa di concreto su questo artista senza rischiare di scivolare nel banale o nella sterile celebrazione di tanto genio; volendo fare un paragone è come si volessimo esaltare la bellezza di un VanGogh, è inutile descriverlo bisogna solo assorbirne l’essenza. J.G. Thirlwell è, se mi permettete l’azzardo, il VanGogh dell’Industrial ed è quindi con un certo timore reverenziale
che mi approccio a questo geniale ed eclettico artista australiano. J.G. Thirlwell alias Clint Ruin, alias Wiseblood, alias Steroid maximum, alias Foetus e molti altri pseudonimi è un artista e compositore Australiano nato negli anni ‘60 e trasferitosi nella fervente Londra degli anni ‘80. E’ un pazzo visionario infiammato dal processo creativo che trasforma in musica quanto di più perverso e oscuro aleggia nell'animo umano. I suoi lavori sono quanto di meno “politically correct” possa esistere, ascoltare un suo album è un’esperienza non semplice e a volte non proprio piacevole; ciò che lascia annichiliti sono i testi delle sue canzoni oltre che la musica, il suo è un universo parallelo fatto di distruzione, morte, abuso sessuale, incesto, masochismo, nichilismo, omicidio e misoginia, in poche parole un condensato del malessere esistenziale della società moderna. Cosa è quello che JG Thirlwell ci racconta con lucida follia, se non la rappresentazione dell’inferno dantesco? Ed egli è il degno Caronte che ci traghetta verso le sponde della disperazione umana. Per questo, e molto altro J.G. Thirlwell si inserisce di diritto “nell’Olimpo degli Dei del Male”, rappresentato da personalità deviate come Lydia Lunch, Boyd Rice, Diamanda Galas e Nick Cave, John Balance e Peter Christopherson dei Coil, le cui tematiche perverse e oscure sono espresse da sonorità senza compromessi, estreme e radicali. Seguire le vicissitudini artistiche di Thirlwell richiede molto impegno e creare un suo profilo musicale è compito improbo: nella sua carriera ha prodotto più di cinquanta album spaziando dall'avanguardia sinfonica alle forme più estreme del rock, dalla musica classica allo swing, dal funky al jazz, il tutto condito da basi elettro-rumoriste e ritmiche Industriali. Molte sono le sue personalità e dietro ogni pseudonimo si cela un progetto musicale ben preciso; per citarne alcuni Steroid Maximus rappresenta, dopo Foetus, il progetto strumentale più importante e geniale, mentre Manorexia rappresenta il suo progetto strumentale più sperimentale. Dobbiamo considerare poi le innumerevoli collaborazioni come musicista, produttore o tecnico del suono avute con artisti del calibro di Roli Mosimann (Wiseblood), Marc Almond (Flesh Volcano), Jim Coleman (Baby Zizanie). Citazione a parte merita la collaborazione con Lydia Lunch sotto il pseudonimo di Clint Ruin, sia per il fatto che Lydia Lunch è stata anche sua compagna nella vita, ma principalmente per l’apocalittico "Stinkfist" prodotto nel 1987, album dalle potenti ritmiche tribal/industrial/metal supportate da sferzate elettro-rumoriste e dalle voci agonizzanti e pre-orgasmiche dei due. Tutto l’album è un viaggio delirante nelle pulsioni sessuali più deviate dell’uomo, e culmina nell’orgasmo finale di Meltdown Oratorio. La copertina del disco è abbastanza esplicita e mostra i loro corpi semi nudi impegnati in un “incontro ravvicinato del 3° tipo” più o meno consenziente, imbrattati dal fango e dalla polvere (sarà vero amore?). Tra le altre collaborazioni dobbiamo citare i Sonic Youth, Nine Inch Nails, Coil, White Zombie, Red Hot Chili Peppers. Partecipa anche a progetti e film di Richard Kern, e “dulcis in fundo” è anche DJ con lo pseudonimo DJ Otesfu (anagramma di Foetus). J.G. Thirlwell e compositore, musicista e produttore di tutti i suoi lavori, persino le copertine sono disegnate di suo pugno: la sua costante grafica contempla l’uso del bianco e nero alternato al giallo e rosso, utilizzati in improbabili rappresentazioni surreali che strizzano un occhio ai Manga giapponesi.

La sua carriera artistica inizia nel 1981 con due singoli, “OKFM/Spite Your Face” e “Wash It All Off/333” pubblicati dalla sua etichetta Self-Immolation Records. Nello stesso anno produce il suo primo 33 giri “Deaf“ e questo è un lavoro già più maturo, ma la sua consacrazione avviene nel 1984 quando produce il suo primo capolavoro “Hole” in cui già emergono le tematiche deviate tanto care all’artista che ritroviamo per esempio in Lust for Death e Water Torture, brano swing in cui racconta con tono cinico e dissacrante la tragedia dell’affondamento del Titanic. White Knuckels con le sue ritmiche industriali fuori tempo, la voce dissonante, la filastrocca e le risa dei bimbi in chiusura risulta essere abbastanza inquietante (se avete visto il film “The Blair Witch Projet” comprenderete). L’inferno dantesco raccontato in A Cold Day in Hell chiude l’album in un crescendo sinfonico industrial post-punk fino all’apoteosi finale al grido straziato di 'AGONY!!!'

“I got a LUST FOR DEATH - Got a lust got a lust got a LUST FOR DEATH. Libido in Limbo - Legs Akimbo - Never even ever read a word of Rimbaud. The walls of my stomach think they're JERICHO . I'm about to meet my MEXICO. Make mine a double TEXACO. I'M THE DEAD DEAD DEAD DEAD DADDIO. I'se coughin up blood on a nice clean shirt. Nose eyes ears throat roads are blocked. Can see the light at the end of the tunnel. and I'd rather die young than diurnal. I'm the one Ralph Nader had to recall.My BACK BACK BACK'S up against the wall. Put me outa my misery - I'm dying to get away from it all. North South Mae West - My lips are blue and so am I North South Mae West - Gimme a break! LUST or BUST!NORTH SOUTH MAE WEST - I maybe shakin but I ain't stoid Da boid gets da boid - I mo carry on undetoid” (da “Lust for Death”)

Nel 1985 produce un altro lavoro eccezionale e innovativo “Nail” in cui le ritmiche industriali e le chitarre granitiche emergono con prepotenza e la musica sinfonica diventa cornice importante di tutto l’album, ascoltate Anything (Viva!),The Overture from Pigdome Come o The Throne of Agony e ve ne renderete conto. Entrambi questi album sono importanti perché stravolgono i canoni decadenti della musica industriale di quegli anni, i cui massimi rappresentanti erano gli EINSTURDENDE NEUBAUTEN (Kollaps del 1981), i TEST DEPT ("Beating the Retreat" del 1984), i LAIBACH ("Laibach" del 1985) e pochi altri. “Hole” e “Nail” sono decadenti, demoniaci e distruttivi, ma il tutto è celato da sonorità ritmate quasi divertenti che si alternano nell’album in un’orgia sonora di post punk, musica sinfonica di wagneriana memoria, swing, jazz, rock’n’roll, elettro-industrial; i testi sono macabri, cinici e violenti, spietati e dissacranti: solo una mente deviata poteva pensare a tutto ciò! “THAW” uscito nel 1988 è l’album che merita maggiore attenzione ed è a mio avviso il più importante e rappresentativo di questo terrorista del pentagramma anche se il meno innovativo rispetto ai due precedenti. E’ un lavoro davvero unico, armonico e ricco di sfumature, è rumoroso ed abrasivo ed urla tutto il disprezzo e l'odio che noi umani proviamo nei confronti dei nostri simili (homo homini lupus), e come tutte le sue creazioni è diretto e pervaso da uno humor cinico e sarcastico senza compromessi, insomma non è roba da gente “con la puzza sotto il naso” o facilmente impressionabile. Se dovessi descrivere la sensazione che lascia l’ascolto di questo album, lo riepilogherei in un mix di stato d’ansia acuto, di angoscia, di auto-distruzione e rabbia; la copertina del vinile non tradisce e rappresenta al meglio quello che l’incauto ascoltatore si troverà dinanzi di lì a breve: immaginate la sensazione che ognuno di noi proverebbe se avesse un revolver puntato in pieno volto mentre sta per subire l’assalto di un cane rabbioso e tutto intorno drammaticamente brucia, tutto nello stesso istante! Bene, questo è Foetus in “THAW” adrenalina allo stato puro!!! Nonostante le produzioni di JG Thirlwell non possano essere descritte come commerciali, “THAW “ rappresenta forse il suo lavoro più accessibile (per quel che può significare il termine “accessibile” in tale genere) perché esalta le sonorità metal/industrial/rumoriste a discapito di quelle sinfoniche, jazz e blues, rientrando nei canoni più convenzionali del genere, i testi e la musica sono questa volta in piena sintonia; “THAW” è il suo lavoro più violento e rappresenta la massima espressione dell'orrore, del degrado e della follia umana, condensato e tradotto nella varie declinazioni della musica spaziando dalla dance/Pop di “Dont Hide it, Provide it” al Blues/Jazz di Hauss on Fah o all’industrial/metal di A Prayer for my Death:

“the waste of humanity and my times past permeate, nay, clog the air. cling to my clothes and cloud my vision. decay my inner ear. every wasted word and useless moment crowds around.to remind you of your own futility.remind you of your lack of mobility.soundwaves clog the eyes and air in retribution for their misuse they never dissipate ~ they just go to hell to regroup” (da Prayer of my Death)

fino all’etnico/tribale e misogino “Chingada!(Fuck!)”:
“This one is for the girls Suck this! Fuck! Scratched to the bone Fuck! If you're looking for a dove, look in the park.
I am the red menace and I am at your door. Suck this! Fuck! Give a dog a bone Mommy mommy, look! look! Fuck! Go go, amoeba! amoeba! Fuck! Devil's whore Fuck! Fuck! Fuck! Fuck!”


Alcuni brani comunque riprendono gli imponenti deliri sinfonici che più gli appartengono, come Fratricide Pastorale, Barbedwire Tumbleweed e Asbestos con i suoi tre minuti di violini stridenti che potrebbero far da colonna sonora ad un bmovie horror. Per finire non possiamo non citare la provocatoria English Faggot che sfocia nel becero insulto, nel turpiloquio fine a sé stesso urlato su una base ritmica tecno-Industrial che non dà tregua. “THAW” è il capolavoro insuperato ed ineguagliabile e nonostante i suoi 20 anni è sotto ogni punto di vista uno dei suoi migliori lavori, è un album da tenere gelosamente custodito nella propria discografia personale.
Ivan Tarricone

SITO UFFICIALE
DISCOGRAFIA



Nessun commento:

Si è verificato un errore nel gadget