sabato 16 ottobre 2010

DISCHI STORICI (4): THE GODS, Genesis (1968)

Se ci sentite i polidromi degli Uriah Heep non sbagliate: nei Gods c'è parte della storica formazione, ovvero Lee Kerslake e soprattutto Ken Hensley, che qui veste il ruolo di seconda chitarra e soprattutto di tastierista. Gli altri membri sono John Glascock al basso e ai cori e Joe Konas all'altra chitarra. Debut album per questa formazione, ed è davvero impressionante: cori celestiali si mescolano a sonorità melodiche e potenti con ancora molto freakbeat che andava forte anche se i richiami al rock duro cominciavano a farsi sentire. Il tutto unito da alcuni bizzarri dialoghi registrati a velocità doppia in modo da creare una atmosfera spaziale oppure per simulare i 'Gods' dell'olimpo che stavano confabulando tra di loro nel bel mezzo delle songs; e da Towards the skies fino a Candles getting shorter e Looking glass la band sfodera tutto il suo gusto per la melodia in cui l'hammond di Hensley crea questo senso di profondità che hanno le canzoni, quasi fossero state registrate sul monte Olimpo.
In Misleading Colours la band omaggia Jimi Hendrix, all'epoca massima influenza per tutte le freakbeat band inglesi; il riff iniziale è praticamente Purple Haze, e nello stesso periodo i Deep Purple riprenderanno il riff per Mandrake Root, mentre gli Small Faces lo faranno per Rollin' Over.
La solennità hammondistica di Plastic Horizon fa poi spazio a brani più duri, mentre il finale vede, nell'edizione cd , aggiunte di bonus tracks che vedono un grosso omaggio ai Beatles di The White Album e Yellow Submarine: è presente infatti una pregevole versione di Hey Bulldog praticamente simile a quella dei 4 di Liverpool, arrangiata quasi fosse stata fatta apposta per loro.
Davvero peccato che una band così non sia decollata, ma evidentemente a Hensley e Kerslake mancavano alcuni musicisti importanti: David Byron, Mick Box e Gary Thain, il resto degli Uriah Heep appunto....
Gianluca Merlin


Video/brani
The Gods (Uriah Heep) - Plastic Horizon (Genesis 1968)
The Gods (Uriah Heep) - Looking Glass (Genesis 1968)
I Never Know
You're My Life

ProgArchives

venerdì 15 ottobre 2010

Folk, Acid Folk, Prog Folk e dintorni: artisti e brani scelti e commentati da Walter Pasero

Agincourt - When I Awoke (Fly Away: 1970/Merlin HF3)
Inglesi. Brano capace di evocare nell’ascoltare una sensazione di autentica immersione onirica. La song è sostenuta, fin dall’inizio, da un mesmerico tappeto sonoro folk/psych. Il brano racconta di un sogno, di una fiaba dai quali non vorremmo mai risvegliarci. L’intro accarezza e suggestiona la sensibilità dell’ascoltatore: ci si ritrova immersi totalmente dentro il brano, cullati magicamente dal delicato intreccio di voci.
La canzone unisce splendidamente la matrice folk con quella più psych fino a raggiungere un equilibrio apollineo, mai sopra le righe.
E’ impossibile così non farsi trasportare da quell’ondeggiare sonoro che pulsa lungo tutto il brano: il risultato del prezioso contributo di particolari strumenti
come la chitarra acustica, l’organo, il mandolino etc..
Imprescindibile momento di ascolto.


Mourning Phase - Smile Song (Mourning Phase:1971/Private Pressing - n/a)
Brano di chiara matrice folk/rock. Caratterizzato da un bell’intreccio tra voce femminile e maschile che crea un ritmo piacevole e ben sostenuto, senza cadute di tono, e un andamento imperioso, ricamato da gradevoli spunti medioevali.
La canzone evoca momenti di serenità, sorrisi sul viso, reciproci sguardi, il tutto contornato da un tratto di malinconia di fondo.
Essa non si nasconde dietro il ritmo sostenuto del brano.
Soffermiamoci, a proposito della malinconia, sulla splendida cover del disco. L’atmosfera folk-rock è predominante per tutto il brano. Momento non eccezionale, ma di indubbio interesse e meritevole di un ascolto più che superficiale.
Trattasi ancora di 'private pressing' come nel caso degli Agincourt, ma a differenza loro, il nome non è pervenuto.


Forest - Hawk The Hawker (Full Circle: 1970/Harvest SHVL 784 - Sub Label of Emi Records)
Inglesi. Inizio meraviglioso per la seconda opera dei Forest.
Gioiose e accorate atmosfere folk introducono il brano, accompagnandolo dall’ inizio alla fine. Un tripudio di armonica, chitarre e percussioni tocca le corde dell’anima, trasportando l’ascoltatore in un ottovolante emozionale di eterea e limpidezza bellezza.
L’intreccio vocale e strumentale crea un effetto prog- folk- acido, intriso di una maestosa melodia, che riverbera lungo tutto il brano; grazie in particolare al contributo di percussioni tintinnanti, e ad una parte centrale, strumentale, atta a creare un ancestrale tappeto sonoro ricco di riverberi che profumano d'attesa.
L'immaginazione evoca il volo del falco(che dà il titolo al brano), sopra magiche terre: sullo sfondo un tocco di malinconia, misto a gioia cresce ascolto dopo ascolto.
Altamente raccomandato.



Ithaca - Journey (A Game For All Who Know: 1972/Merlin HF6)

Inglesi(Ex Agincourt). Stellare pezzo di acid-folk dall’incedere inquietante, disorientante e alienato.
Atmosfere di apocalittico disagio travolgono fin dall’inizio del pezzo che procede oscuro e agorofobico, narrando il giorno del giudizio con visionaria pulsione.
La song lascia nell’ascoltatore un mix emozionale atipico e indelebile grazie anche ad efficaci 'disturbanti' effetti sonori. Imprescindibile!.
Walter Pasero

"LIVE EVENTS": ATOMIC WORKERS, VIBRAVOID, ANUSEYE




VIBRAVOID
(psichedelia tedesca)
ATOMIC WORKERS
ANUSEYE
(stoner rock, Italia)


16 Ottobre, SIDRO CLUB Savignano sul Rubicone
20 Ottobre, SPAZIO EBBRO, Roma
21 Ottobre, NORDWIND Bari
23 Ottobre, KOROVA PUB Trani-Italy

"LIVE EVENTS": ONE DIMENSIONAL MAN - YOU KILL ME TOUR

Con una line-up composta da Giulio Ragno Favero (produttore de Il Teatro degli Orrori e Zu, oltrechè di ODM), Pierpaolo Capovilla (front man de Il teatro degli Orrori) e Luca Bottigliero, già batterista dei Mesmerico, si riformano e tornano in tournée One Dimensional Man: riproponendo per intero il loro terzo lavoro, "You kill me" e presentando alcuni pezzi nuovi che potrebbero confluire in un nuovo prossimo cd. Queste le prossime date:




15 Ottobre, BRESCIA Latte +
16 Ottobre, SANT'ANDREA DELLE FRATTE (PG) Urban Live 
21 Ottobre, ROMA Circolo Degli Artisti
22 Ottobre, PESCARA Wake Up
23 Ottobre, MADONNA DELL’ALBERO (RA) Bronson
28 Ottobre, MILANO Magnolia
29 Ottobre, TORINO Hiroshima
30 Ottobre, RONCADE (TV) New Age
31 Ottobre, FIRENZE Auditorum Flog

Cult Records : ANONYMOUS – Inside The Shadow (1976, A Major label)

Altro giro, altro regalo, ... ehm, volevo dire altro vinile degli anni ’70.
Un altro? Si’, cosa volete farci, e’ piu’ forte di me.
Alle prime armi anni fa mi veniva spontanea una domanda:
ma come e’ possibile che un disco del 1976 non sia commerciale, hard rock, glam o quasi punk?
Beh, e’ possibile se i musicisti sono nostalgici come me e amano alla follia il sound westcoastiano.
Bisogna dire che la produzione e’ immacolata in puro stile seventies quindi scordatevi registrazioni grezze alla Mystic Siva, Trizo-50, All Of Thus oppure Index, qui tutto e’ cristallino e suonato con tecnica e professionalita’.
Ma e’ l’anima che conta in fondo no? E questo disco ha anima da vendere.
Se poi regala canzoni memorabili come J.Rider, Pick Up And Run oppure la lunghissima chitarristica Baby Come Risin’ tanto meglio.
Ottimo l’impasto di voci maschili e femminili, eccellente songwriting e memorabili passaggi di chitarra melodica rendono questo album un appuntamento incredibile per tutti gli amanti del chitarrismo made in San Francisco della fine dei ’60, evitando pero’ i viaggi acidi tipici di quel periodo.
Questo in fondo non e’ un disco di rock psichedelico, e’ solamente un grande disco di rock underground, ascoltare per credere.
La recensione non è lunga: beh! meglio, perderete meno tempo nel leggere le mie parole e piu’ tempo nell’ascoltare alcune canzoni di questo disco.
Dimenticavo: c’e’ il serio rischio che "Inside The Shadow" piaccia anche agli amanti dei Beatles, vi ho avvisati!
Il vinile originale e’orrendamente raro, originariamente stampato in 500 copie; incisero poi un disco a nome J.Rider nel 1977, mai rilasciato ufficialmente, ristampato con il titolo "No longer Anonymous" nel 1996.
Memorabile.
Paolo Casiraghi

Video/brani
Anonymous:Baby Come Risin' 1976
Anonymous - Who's Been Foolin'
Anonymous Pick Up And Run (Inside The Shadow LP)
Anonymous Up To You (Inside the Shadow LP)
Anonymous - Shadow Lay - 1976


WayToYourSoulBlogspot

“LIVE EVENTS”: THE DAMNED - 21 ottobre, Blackout (Roma)

"E poi da dietro le quinte, arriva il martellante suono di una batteria … che lancia la folla in un violentissimo pogo, che rovescia tavoli e pinte di birra. Un putiferio, l’inferno. E così nacque la leggenda di The Damned.”
I Damned non avrebbero bisogno di presentazioni , lo faccio per quel qualcuno che negli ultimi 30 anni ha vissuto su Marte. “The Damned sono un gruppo punk rock inglese nato nel 1976 a Londra, Inghilterra. Furono il primo gruppo punk a pubblicare un singolo (New Rose), un album (Damned Damned Damned) e ad andare in tour negli Stati Uniti": vi basta?
Questa la formazione attuale: Dave Vanian , voce, theremin; Captain Sensible, chitarra, Stu West, bassoPinch, batteria; Monty Oxy Moron, tastiere
Marco “marcxramone” Colasanti


21 ottobre: Roma, Blackout 
22 ottobre: Schio, Mach 2
23 ottobre: Siena, Sonar

“LIVE EVENTS”: THE URGES - 22 ottobre, Sinister Noise (Roma)

Ritornano in italia per una manciata di date The Urges, gruppo irlandese dedito al piu' frenetico sixties garage punk. In attività dal 2003, hanno all'attivo un bellissimo album su Screaming Apple uscito nel 2007 e ristampato nel 2008 su Wicked Cool Records. Se siete appassionati di un certo rock'n'roll vero e selvaggio è un appuntamento che non potete perdere.
Marco “marcxramone” Colasanti

18 ottobre: Skaletta Rock Club
19 ottobre: Lio Bar, Brescia
20 ottobre: Savignano sul Rubicone
21 ottobre: Mod's, Montevarchi
22 ottobre: Sinister Noise, Roma
23 ottobre: Arci Boomker, Fano
24 ottobre: Ungawa!, Bergantino

“LIVE EVENTS”: LOS EXPLOSIVOS - 9 novembre, Sinister Noise (Roma)

Prima volta in Italia per i messicani Los Explosivos: garage punk a mille per questi chicos che hanno tutta l'intenzione di maltrattare le orecchie di noi poveri gringos. All'attivo due album: il primo (omonimo) e’ del 2007, il secondo ("Sonidos Rocanrol", del 2009) vede la partecipazione in un pezzo di Michael Kastelic dei Cynics.
Marco “marcxramone” Colasanti


9 novembre: Sinister Noise, Roma
10 novembre: Fun House, Cavasagra di Vedelago
11 novenbre: Mods Lounge, Arezzo
12 novembre: Lio Bar, Brescia
13 novembre: The Fuzz Club, Pesaro
14 novembre: Tiki Bar, Bergantino

giovedì 14 ottobre 2010

"WORDS OF ROCK": JOY DIVISION: "Unknow Pleasures" (Factory Rec., 1979)

Sono davvero lieto di inaugurare questa nuova rubrica di Music Box: WORDS OF ROCK, attraverso la disamina di stralci di liriche (in lingua originale e traduzione) di un singolo album vi racconterà cosa si cela dietro i suoni di artisti e bands che amate da sempre, ma di cui per motivi diversi non avete avuto modo di approfondire i testi ed i contenuti più profondi.
Il nostro Caronte sarà Enrico Quatraro, che ci traghetterà attraverso gorghi letterari impetuosi, a volte ermetici, e se fatalmente cadremo nei flutti non mancherà di lanciarci una corda provvidenziale
(W.B.)

"Unknown Pleasures" è l’album d’esordio della band inglese Joy Division registrato e pubblicato dalla Factory Records nel 1979.
L'album é ancora oggi uno dei più fulgidi esempi di quel polimorfo fenomeno artistico che fu il post-punk inglese ed insieme a "Closer", il suo successore, é divenuto attraverso gli anni una vera icona (come lo stesso Ian Curtis) sonora, un punto di riferimento ispirativo cui tantissimi artisti hanno guardato e guardano.
Joy Division si componevano di 4 elementi: Stephen Morris alla batteria, Bernard Summer chitarra e tastiere, Peter Hook basso ed il cantante, Ian Curtis, autore di tutti testi della band, che morì suicida nel 1980; dieci le tracce che
compongono l’album:

1. Disorder - 3.36
2. Day of the Lords - 4.43
3. Candidate - 3.00
4. Insight - 4.00
5. New Dawn Fades - 4.47
6. She's lost control - 3.40
7. Shadowplay - 3.50
8. Wilderness - 2.35
9. Interzone - 2.10
10. Remember Nothing - 6.00


La band con le sue sonorità ed i suoi testi ruota attorno alla complessa personalità di Curtis, che si trovò a combattere con una forma di depressione conseguente all’affezione da epilessia fotosensibile : egli amava la poesia decadente ed il decadentismo è un linguaggio che spesso trae linfa dai detriti di un certo romanticismo.
Questa tendenza si può evincere in questo album, considerando ad esempio l’ultima traccia I Remember Nothing che inizia con una sorta di nenia mantrica, “…we were strangers…we were strangers…” (noi eravamo estranei...noi eravamo estranei...)
e procede con un cantato/parlato che si adagia su di una base di accompagnamento minimale: batteria, basso, chitarra ed effetti vellutatamente avvitati ad evocare un’atmosfera granitica, un proclama, una sorta d’invocazione che giustifica il “disorder” (de) cantato nella prima traccia.
Disorder capitola con il monumentale “I’ve got the spirit, but lose the feeling”(ho lo spirito, ma perdo il 'sentire'),
il conflitto cosmico del come gestire la consapevolezza, la conoscenza, conflitto che determina quegli eccessi di entusiasmo per una visione che si armonizza con il mondo attorno seppure ricorrendo alla beffa ed al grottesco, quasi sarcasmo si direbbe.
Come nella traccia Interzone quando si canta “… The cars screeched hear the sound on dust,heard a noise just a car outside …” (Le macchine stridevano, sento il suono sulla polvere, sentii un rumore solo di una macchina fuori),
ma poi arriva a dipingere gli stessi soggetti su sfondi melodrammaticamente implodenti nel capolavoro titolato Shadowplay quando oppone al testo di prima “… Moving through the silence without motion waiting for you…” (Spostandosi attraverso il silenzio senza movimento aspettando te).
Un’altra interessante coppia è data dalle song New Dawn Fades e Wilderness.
Se nella prima si ‘piange’ la presa d’atto di un’osservazione che rimane statica nel suo rinnovarsi:

“A change of speed, a change of style.
A change of scene, with no regrets,
A chance to watch, admire the distance,
Still occupied, though you forget …”

(Un cambio di velocità, un cambio di stile.
Un cambio di scena, senza rimpianti,
Un cambio di veduta, ammira la distanza,
Ancora occupato, ma tu dimentichi)


nell’inizio della seconda si ha un rovesciamento di clima oltre che di ritmo e la parola si presta nuovamente ad un’interpretazione grottesca:

“I travelled far and wide through many different times,
What did you see there?
I saw the saints with their toys,
What did you see there?
I saw all knowledge destroyed.
I travelled far and wide through many different times.”

(Ho viaggiato in lungo ed in largo per diverse ere,
Che cosa hai visto?
Ho visto i santi con i loro giocattoli,
Che cosa hai visto?
Ho visto tutta la conoscenza distrutta.
Ho viaggiato in lungo ed in largo per diverse ere)


Le quattro canzoni che completano l’album sono
Candidate
Insight
She’s lost control
Day of the Lords


In queste c’è una sorta di progressione intimista/poetica che è il fiore all’occhiello delle composizioni che popolano quest’album.
Concludo con una strofa ricavata utilizzando frammenti dei testi di queste quattro song nello stesso ordine su esposto:

“ Forced by the pressure,
The territories marked … 
(Forzato dalla pressione i territori segnano)

But I don't care anymore, I've lost the will to want more (ma non m'importa più, ho perso la volontà di volere di più)

And she gave away the secrets of her past
And said I've lost control again
(e le buttò via i segreti del suo passato e disse "ho perso di nuovo il controllo”)

Where will it end? Where will it end?
Where will it end? Where will it end? ...
(Dove finirà? Dove finirà? Dove finirà? Dove finirà?)"

L’insostenibile e l’infinito che si guardano con circospezione senza mai toccarsi.
Enrico Quatraro

mercoledì 13 ottobre 2010

IGGY POP and JAMES WILLIAMSON: "Kill City" Restored Re-Mixed Remastered (Bomp, 1977 - Alive/Goodfellas, 2010)

After "Raw Power"

Dopo la pubblicazione di "Raw Power" nel 1973 e la fine rovinosa degli Stooges, Iggy Pop attraversa uno dei periodi più bui della sua vita: è demotivato dal punto di vista artistico ed esistenziale, il suo autolesionismo raggiunge punte estreme, trova rifugio solo nella vodka e nelle droghe.

"Avevo la spina dorsale a pezzi, ed il dolore era talmente forte che di notte non riuscivo a dormire. Allora assumevo altra droga: la fumavo, me la iniettavo, oppure la ingerivo e, quando arrivavo ad uno stato di stordimento totale, smettevo di soffrire. La mattina dopo però non sapevo dove mi trovavo, perché mai ero lì, e non ricordavo neanche il mio nome"

Iggy scompare anche dalla scena dei rock club di Hollywood e Los Angeles, nei quali faceva a sorpresa delle incursioni: è totalmente alla deriva; quando è ubriaco e ‘fatto’ di valium e quaalude diventa aggressivo e pericoloso, e nel 1975, dopo due anni passati per strada, senza fissa dimora a farsi del male, riesce a farsi arrestare dopo una scorribanda in una tavola calda del Sunset Boulevard.

Tra il carcere ed una cura disintossicante in una clinica sceglie la seconda, l’Istituto di neuropsichiatria mentale di Los Angeles; ce la mette tutta, vuole cambiar vita.
Così trascorre il 1975: pochissimi gli fanno visita in clinica, tra cui Ann Wehrer una vecchia amica, David Bowie e James Williamson, il chitarrista che aveva suonato con lui in Raw Power (strana la vita, recentemente dopo la morte di Ron Asheton è tornato nella band di Iggy e sta girando il mondo di nuovo con lui).
Williamson ha una band, vecchi amici anche di Iggy: tutti insieme cominciano a provare in un garage di Los Angeles; per fortuna Iggy non riesce a star lontano dal rock e divide il suo tempo tra clinica e garage.
Ha composto dei brani nuovi e sono quelli che provano: Kill City, Consolation Prizes, Lucky Monkeys, Beyond The Love, Sell Your Love oltre un paio che già gli Stooges suonavano dal vivo, Johanna e I Got Nothing. Quando son pronti passano alla fase registrazione ed è lo stesso James Williamson che produce il nastro: ma nessuna casa discografica si azzarda a lavorare con Iggy, dire che la sua fama fosse in quei mesi pessima è un eufemismo. Il potenziale album s’intitola "Beyond The Law" e Williamson alla fine disperato mette il nastro al sicuro.
Lo tirerà fuori dal cassetto due anni dopo, nel 1977, dopo che Iggy si è ‘ripulito’ e rifatto (o quasi) una verginità con Bowie: ha inciso grazie a lui "The Idiot" e "Lust For Life" che lo hanno riportato prepotentemente alla ribalta, grazie anche al ruolo ‘messianico’ di precursore che il nascente punk rock gli affibbia suo malgrado. James approfitta dell’aria ‘favorevole’ che tira e riesce a far pubblicare l’impolverato "Beyond The Law" all’indipendente Bomp Records di Greg Shaw. Sarà pubblicato col nome "Kill City".

"Kill City"

Iggy non era stato mai convinto dall’inizio della qualità di quei brani e di quelle registrazioni, motivo di frequenti dissapori con Williamson: ha cambiato completamente idea 33 anni dopo, in occasione di questa riedizione Alive Records di "Kill City" rimasterizzata, rimixata e ‘restaurata’ da James con l’engineer Ed Cherney ai Capitol Records di Hollywood.

"Amo ciò che questo album vuole dire; validi concetti e musica ben concepita. Non appartiene a nessun genere in particolare. Molti musicisti vi si sono ispirati. E’ davvero uno dei primi album indipendenti ad essere stato realizzato. Spero vi piaccia"

Sono parole di Iggy, nella press page dell’Alive Rec.
"Kill City" è sempre stato considerato l’anello di congiunzione artistico tra il periodo ‘selvaggio’ degli Stooges e gli albums ‘solisti’ di Pop, soprattutto in virtù del prevalere nei suoi brani di idee melodiche che sarebbero state poi sviluppate da "The Idiot" in poi. In effetti questa riedizione di "Kill City" ci restituisce in una nuova forma smagliante autentici piccoli capolavori compositivi firmati Pop - Williamson sui quali il tempo aveva steso il suo manto impietoso: qui Iggy per la prima volta rinuncia in parte a quell’angry-style che aveva marchiato a fuoco le tre seminali opere con gli Stooges, e si ritrova alla ricerca di moduli vocali inusitati. Sorprendente il suo approccio vocale per la prima volta ‘morbido’ e quasi sussurrato in Sell Your Love, I Got Nuthin’, No Sense Of Crime.
In Beyond The Law invece si respira una sana ‘ribellione’: Iggy è motivato ed angry, ma qualcosa è cambiato, non è lo stesso di Dirt, I Wanna Be Your Dog, Down On The Street; versatile in Consolation Prizes come mai prima.
Ma è Kill City il vero disperato, rabbioso inno negativo del disco, trafitto da una chitarra assassina, e Los Angeles ad essere impietosamente ritratta:

"Abito qui a Kill city / dove tanti detriti di cemento / si affacciano sul mare / e’ un parco di divertimenti / per chi è ricco / ma è solo una pistola carica per me. / Tutto sembra affascinante / tutto viene consentito / finché un giorno / ti ritrovi a vomitare in un cesso / piegato su te stesso / preda di un’overdose"

A risplendere in tutto il disco é una bellezza ispirativa suburbana che non lesina in chiaroscuri melodici: a partire dall’agrodolce ballata No Sense Of Crime. Sono tanti i particolari soprattutto strumentali ad essere evidenziati in questa nuova edizione rispetto la vecchia "Kill City": armonica e pianoforte ora si sentono nitidamente in Lucky Monkeys, un organo intrigante e un synth serpeggiano lungo tutto il sofisticato strumentale finale Master Charge, insieme ai sax, che imperversano sensuali anche in Johanna, Beyond The Law, Sell Your Love.
L’invito a sugellare il mio tributo a "Kill City" è: godetevi sino in fondo questo classico ‘minore’ restituito ‘restaurato’ all’immenso, frastagliato popolo del rock, non può farvi altro che bene!


Wally Boff

Fonti bibliografiche:
Rock'n'Roll Soldier, Guerra privata e pubbliche battaglie del 'soldato' Iggy Pop
(Giancarlo De Chirico, Castelvecchi, 1997)

Iggy Pop - Vocals
* James Williamson - Guitar, Vocals, Producer, Mixing
* Scott Thurston - Bass, Guitar, Harmonica, Keyboards, Sound Effects, Special Effects, Vocals, Vocals (bckgr) on "Kill City", "Night Theme", "Johanna" & "Night Theme"
* Brian Glascock - Percussion, Conga, Drums, Vocals, Vocals (bckgr), Guiro
* John Harden - Saxophone
* Hunt Sales - Drums, Vocals (bckgr) on "Lucky Monkeys" & "Master Charge"
* Tony Sales - Bass, Drums, Vocals (bckgr) on
"Lucky Monkeys" & " Master Charge"
* Steve Tranio - Bass on "Sell Your Love", "I Got Nothin'" & "Lucky Monkeys"
* Ganya - Background vocals on "Night Theme" & "Night Theme (Reprise)"

Video/brani
Kill City
Beyond The Law
Sell Your Love
I Got Nothin
No Sense Of Crime
Master Charge
Iggy&StoogesJohanna

AliveRecordsKillCity

"LIVE REPORT": GRINDERMAN - 6 ottobre 2010, LiveClub (Trezzo sull'Adda - Milano)

E’ così che quest'anno l'autunno si fa perdonare di essersi portato via l'estate: qui il clima è decisamente australiano e anche e non solo un po’ londinese, perchè ci sono i Grinderman !!!
La versione essenziale dei Bad Seeds, con Nick Cave, Warren Ellis, Jim Sclavonous e Martin Casey.
Sono già al secondo disco, intitolato "Grinderman 2", con in copertina il lupo grigio argentato e la grandiosa Heaten Child (di cui esiste una versione extended con Robert Fripp in vinile rosso per appassionati!).
Il primo "Grinderman" è indimenticabile con in copertina la scimmietta verde-psichedelico e l'elettrizzante No Pussy Blues.
Iniziano a suonare e a parer mio l'audio e gli effetti luce sono ineccepibilmente perfetti e il sound è da brivido: sporco, pungente e ruvido, proprio come ci si aspettava ma anche di più.
Nick Cave si lamenta della security e interrompe il concerto proprio durante il pezzo Get it on e manda "a ff...a..n....c...k...o...ff'" la security, cantandogliele nel vero senso della parola in Heaten Child "do you think security protect you...you are wrong!".
Per fortuna è solo una parentesi iniziale che sottolinea la vena ribelle della band che non è di sicuro ‘appipistrellata’ su di un ramo come alcuni potevano ingiustamente pensare. Tutto poi riprende più energetico che mai ... e l'atmosfera si scalda sempre più fino a diventare bollente.
Il vecchio giovane Cave, il giovane vecchio Cave; i vecchi nuovi Bad Seeds, i nuovi vecchi Bad Seeds ...
La band è perfetta: come due spadaccini Cave ed Ellis si sfidano sul palco a suon di riff di chitarre, di balletti, di sviolinate, di urla e danze scatenate, fino a toccarsi e spingersi come in un duello animalesco e primitivo. La band riesce a tirare fuori ancestrali versi di animale (dalla bocca di Cave), allupati ululati e incredibili suoni scimmieschi.
Un'esperienza uditiva e visiva vicina all'immaginario del più istintivo, espressivo ed emozionale live-show ad opera di un branco di musicisti bestiali assatanati.
Come se i Bad seeds fossero il Dottor Jekyll e i Grinderman Mr Hide.
Il momento cruciale è quando Cave intona Evil: un richiamo verso il pubblico che canta in delirio; il tutto ha toni decisamente dark, l’atmosfera è da club berlinese, quasi una ‘frame’ da ‘Il cielo sopra Berlino’.
Il suono è tossico, alcolico, strafatto, ubriaco, esagerato, schifoso, bavoso, oltraggioso, volgare, profano, sexy, provocatorio, insolente, denso, appiccicoso, sporcaccione, sudato, ma assolutamente catartico, terapeutico, sublimatorio, quasi una pratica sciamanica ... con tanto di maracas shakerate di continuo sul palco ad evocare chissà quale spirito, forse proprio quello di Grinderman!
Così si chiude il concerto in onore di Mr. Grinderman.

And after ... :
Bello l'anticamerino di Cave: io e un mio amico ci siamo spacciati per papà e figlioletta, ma non siamo stati creduti; poi i baci all'uscita e gli autografi ... fino poi all'ultima puntatina sotto al balcone del piccolo ma bellissimo Hotel Trezzo.
Grazie Cave e scusa la mia insolenza ma ti amo, e tu Warren non hai torto : "Whatever you love you are" (mitico e meraviglioso album dei Dirty Three, la band indie-folk elettrico di Ellis: la stessa frase che ho tatuata sul braccio!)
Incredibili Grrrrrrrrrrrrrr Grrrrrrrrrrrr Grinderman: ci riservate forse una tigre sul prossimo album?
Rosalba Guastella

fotografie di Rosalba Guastella



video:
Heaten Child
Grinderman @ Live Club, Get It On "Security, Fuck Off!!"
No Pussy Blues

Kitchenette
Palace Of Montezuma
Evil
Mickey Mouse & the Goodbye Man
When My Baby Comes
Worm Tamer
Honey Bee

scaletta
Mickey Mouse And The Goodbye Man, Worm Tamer, Get It On, Heathen Child, Palaces Of Montezuma, Evil, When My Baby Comes, What I Know, Honey Bee. Kitchenette, No Pussy Blues, Bellringer Blues, Go Tell The Women, Love Bomb, Grinderman


"LIVE REPORT"
NICK CAVE 'Solo Performance' 

Music Village, Parco Novi Sad, 
Modena 7 Luglio 2005 
by Pasquale 'Wally' Boffoli

martedì 12 ottobre 2010

PAOLO AGOSTA: "Virus" (Halidon, 2010)

Alla luce dell’ascolto di "Virus", opera del cantautore Paolo Agosta concepita nell’arco degli ultimi cinque anni, l’immaginario associato alla parola “cantautore” appare tutto da riscrivere.

Se “cantautore” vi fa immediatamente pensare ad un tipo dall’aria malinconica che suona alla chitarra acustica, o classica, storie personali e/o sociali più o meno probabili con una certa verbosità, in una veste musicale spesso “di  sottofondo” rispetto alla voce, che reciti più che cantare, allora abbandonate pure il vostro schema mentale. Perché, in fondo, cantautore è chi canta le canzoni che scrive, e può farlo in mille modi diversi, senza doversi per forza adeguare a questo o a quel cliché.

Agosta ama le sonorità del rock anni ’90, lezione che ha mandato a memoria appieno. Diciamo subito che il disco si ascolta volentieri anche perché registrato ottimamente, gli arrangiamenti sono puntuali, le chitarre  scintillanti. A ciò aggiungeteci melodie agrodolci con accenni pop, rese bene da una voce che, seppur non originalissima sul piano del timbro, regge il ruolo  e sa essere convincente soprattutto con riferimento ai testi: d’amore qui si canta, con aperture a quella che è la non facile condizione umana in generale.

L’argomento non sarà originalissimo – ma di che cosa si canta in fondo se non d’amore? – ma in questo lavoro i testi sono perfettamente funzionali al discorso musicale - che comunque fa la parte del leone - il che è certo un pregio. Particolarmente apprezzate da chi scrive l’iniziale Virus, Piove su Milano e Niente. Buon progetto.
Ruben
video


WHITE NOISE SOUND: "White Noise Sound" (Alive/Goodfellas, 2010)

L’inizio affidato a Sunset è oltremodo folgorante.
Sembrano i Suicide suonati dai Jesus and Mary Chain.
Ripetitività e rumore.
Rumore bianco, come del resto avverte con palesata banalità il moniker della band gallese.
Sono i quattro minuti più convulsi di questo debut-album che invece piomba sin dalla successiva It is there for you in una sorta di torpore mistico-psichedelico che arriva già con i synth di Fires in the still sea a lambire i territori di una forma di ambient spettrale.
La prima parte di Blood torna ad affogare nel rumore poi le chitarre scompaiono inghiottite da lunghe note di sintetizzatore finché qualcuno della band (Paul Griffiths e Rhys Hicks per l'esattezza, NdLYS) riaccende gli smerigliatori, senza accennare alcun accordo.
No place to hide, la lunga traccia che segue, è invece una vite senza fine buona per l’autoipnosi col suo lento dipanarsi di un haiku armonico ripetuto all’infinito prima da una chitarra acustica, quindi da un sitar digitale, poi dai suoni di una slide, quindi da un simulatore di flauto, poi da una tempesta fuzz dalle dimensioni immani, fino al quietarsi conclusivo che sfocia nel banghra psichedelico di Don't wait for me e negli otto minuti di Dreams & Ecstasies, sorta di The End suonata sulle rive del Gange.
A quel punto nessuno di voi si ricorderà da dove si era partiti, ovvero da quel vortice di chitarre fuse di Sunset perché nel frattempo, come sciacalli dopo l’uragano Katrina, sono passati gli Slowdive, gli Spacemen 3 (Sonic Boom produce il disco, tra l’ altro), i Warlocks, i Dolly Rocker Movement e gli Psychic Ills a far man bassa di tutto.

Franco “Lys” Dimauro

Video/brani
There Is No Tomorrow
No Place To Hide
Is It There For You

White Noise Sound
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STAN RIDGWAY: "Neon Mirage" (A440/Goodfellas, 2010)

Da qualche anno non riesco più ad immaginarmelo all’ impiedi.
Stan Ridgway affiancato da sua moglie e circondato dai suoi musicisti, seduto tra vibrafoni, armoniche blues, chitarre folk, fisarmoniche, flauti traversi e marimbas.
E’ così che lo immagino.
Ridgway non è più quello che era una volta.
Nessuno lo è, fatta eccezione per Rudi Protrudi, Pippo Baudo e me.
Suppongo viva una vita benevola, appena fuori dal centro abitato. In una di quelle ville dove il legno ha bisogno di essere tinteggiato ogni due anni perché conservi quel bianco-ambulatorio e il giardino richiede non solo il pollice verde ma anche l’ operosità delle restanti dita.
Tra una pennellata allo steccato e una potatura ai cespugli di rose lo immagino salire in soffitta, imbracciare la sua chitarra preferita, sedersi su una panca fatta col legno del ficus che ha dovuto sradicare tre anni prima per far largo al nuovo abete e raccontare qualche storia.
A Stan piace raccontare storie.
Lo ha sempre fatto e lo ha sempre fatto egregiamente.
Sa raccontare i dettagli che nessun altro vede.
Come quando passa una bella donna per strada e, mentre tutti commentano la forma del suo culo, Stan invece ci racconta il dettaglio della cucitura dei suoi pantaloni satinati o il numero di passi che ha regalato al marciapiede prima di allontanarsi seguendo il suo sogno che nessuno, tranne ancora una volta Mr. Ridgway, sembra aver colto nel suo passo deciso.
Spesso qualche storia finisce su disco.
E dal disco dentro un pacchetto di file.
E da un pacchetto di file dentro una piattaforma per file multimediali.
E da questa piattaforma dentro una porticina USB.
E da questa porticina su un supporto compatibile.
Poi, se ne perdono le tracce.
La musica di Stan Ridgway è a quel punto in ogni parte del mondo.
Le sue storie, storie per tutti.
E puoi immaginarti di stare in soffitta con lui, a rassettare i suoi attrezzi per il giardinaggio mentre lui, alle tue spalle, ti suona un pezzo di Dylan (Lenny Bruce), una bossanova mariachi (Desert of dreams), uno scarto di musica western che deve essergli avanzato dai tempi dei Wall of Voodoo (Neon Mirage), una ballata noir che pare rubata ai Morphine (Turn a blind eye), un reggae da confine texano (Flag up on a Pole), una Day up in the sun ciondolante come un pezzo dei Crash Test Dummies o un quasi-Santana come Scavenger Hunt che solo la sua voce e la sua armonica riescono a salvare dal salto nel baratro delle banalità.
Poi Stan guarda giù dalla finestra.
C’è un corvo rimasto intrappolato tra i rami di un albero di pino.
Stan scende e lo va a liberare.
Domani avrà quest’ altra storia da raccontare.
E anche se magari sarà noiosa come la Behind the Mask che scorre per sei minuti strazianti quasi in chiusura di questo "Neon Mirage" sai che ascolterai anche quella, anche a costo di socchiudere gli occhi.
Purchè zio Stan ti rimbocchi le coperte.

Franco “Lys” Dimauro

Video/brani
Neon Mirage

Day Up In The Sun
Wandering Star
Desert Of Dreams live
Lenny Bruce

Stan Ridgway
StanRidgwayMySpace

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