giovedì 14 ottobre 2010

"WORDS OF ROCK": JOY DIVISION: "Unknow Pleasures" (Factory Rec., 1979)

Sono davvero lieto di inaugurare questa nuova rubrica di Music Box: WORDS OF ROCK, attraverso la disamina di stralci di liriche (in lingua originale e traduzione) di un singolo album vi racconterà cosa si cela dietro i suoni di artisti e bands che amate da sempre, ma di cui per motivi diversi non avete avuto modo di approfondire i testi ed i contenuti più profondi.
Il nostro Caronte sarà Enrico Quatraro, che ci traghetterà attraverso gorghi letterari impetuosi, a volte ermetici, e se fatalmente cadremo nei flutti non mancherà di lanciarci una corda provvidenziale
(W.B.)

"Unknown Pleasures" è l’album d’esordio della band inglese Joy Division registrato e pubblicato dalla Factory Records nel 1979.
L'album é ancora oggi uno dei più fulgidi esempi di quel polimorfo fenomeno artistico che fu il post-punk inglese ed insieme a "Closer", il suo successore, é divenuto attraverso gli anni una vera icona (come lo stesso Ian Curtis) sonora, un punto di riferimento ispirativo cui tantissimi artisti hanno guardato e guardano.
Joy Division si componevano di 4 elementi: Stephen Morris alla batteria, Bernard Summer chitarra e tastiere, Peter Hook basso ed il cantante, Ian Curtis, autore di tutti testi della band, che morì suicida nel 1980; dieci le tracce che
compongono l’album:

1. Disorder - 3.36
2. Day of the Lords - 4.43
3. Candidate - 3.00
4. Insight - 4.00
5. New Dawn Fades - 4.47
6. She's lost control - 3.40
7. Shadowplay - 3.50
8. Wilderness - 2.35
9. Interzone - 2.10
10. Remember Nothing - 6.00


La band con le sue sonorità ed i suoi testi ruota attorno alla complessa personalità di Curtis, che si trovò a combattere con una forma di depressione conseguente all’affezione da epilessia fotosensibile : egli amava la poesia decadente ed il decadentismo è un linguaggio che spesso trae linfa dai detriti di un certo romanticismo.
Questa tendenza si può evincere in questo album, considerando ad esempio l’ultima traccia I Remember Nothing che inizia con una sorta di nenia mantrica, “…we were strangers…we were strangers…” (noi eravamo estranei...noi eravamo estranei...)
e procede con un cantato/parlato che si adagia su di una base di accompagnamento minimale: batteria, basso, chitarra ed effetti vellutatamente avvitati ad evocare un’atmosfera granitica, un proclama, una sorta d’invocazione che giustifica il “disorder” (de) cantato nella prima traccia.
Disorder capitola con il monumentale “I’ve got the spirit, but lose the feeling”(ho lo spirito, ma perdo il 'sentire'),
il conflitto cosmico del come gestire la consapevolezza, la conoscenza, conflitto che determina quegli eccessi di entusiasmo per una visione che si armonizza con il mondo attorno seppure ricorrendo alla beffa ed al grottesco, quasi sarcasmo si direbbe.
Come nella traccia Interzone quando si canta “… The cars screeched hear the sound on dust,heard a noise just a car outside …” (Le macchine stridevano, sento il suono sulla polvere, sentii un rumore solo di una macchina fuori),
ma poi arriva a dipingere gli stessi soggetti su sfondi melodrammaticamente implodenti nel capolavoro titolato Shadowplay quando oppone al testo di prima “… Moving through the silence without motion waiting for you…” (Spostandosi attraverso il silenzio senza movimento aspettando te).
Un’altra interessante coppia è data dalle song New Dawn Fades e Wilderness.
Se nella prima si ‘piange’ la presa d’atto di un’osservazione che rimane statica nel suo rinnovarsi:

“A change of speed, a change of style.
A change of scene, with no regrets,
A chance to watch, admire the distance,
Still occupied, though you forget …”

(Un cambio di velocità, un cambio di stile.
Un cambio di scena, senza rimpianti,
Un cambio di veduta, ammira la distanza,
Ancora occupato, ma tu dimentichi)


nell’inizio della seconda si ha un rovesciamento di clima oltre che di ritmo e la parola si presta nuovamente ad un’interpretazione grottesca:

“I travelled far and wide through many different times,
What did you see there?
I saw the saints with their toys,
What did you see there?
I saw all knowledge destroyed.
I travelled far and wide through many different times.”

(Ho viaggiato in lungo ed in largo per diverse ere,
Che cosa hai visto?
Ho visto i santi con i loro giocattoli,
Che cosa hai visto?
Ho visto tutta la conoscenza distrutta.
Ho viaggiato in lungo ed in largo per diverse ere)


Le quattro canzoni che completano l’album sono
Candidate
Insight
She’s lost control
Day of the Lords


In queste c’è una sorta di progressione intimista/poetica che è il fiore all’occhiello delle composizioni che popolano quest’album.
Concludo con una strofa ricavata utilizzando frammenti dei testi di queste quattro song nello stesso ordine su esposto:

“ Forced by the pressure,
The territories marked … 
(Forzato dalla pressione i territori segnano)

But I don't care anymore, I've lost the will to want more (ma non m'importa più, ho perso la volontà di volere di più)

And she gave away the secrets of her past
And said I've lost control again
(e le buttò via i segreti del suo passato e disse "ho perso di nuovo il controllo”)

Where will it end? Where will it end?
Where will it end? Where will it end? ...
(Dove finirà? Dove finirà? Dove finirà? Dove finirà?)"

L’insostenibile e l’infinito che si guardano con circospezione senza mai toccarsi.
Enrico Quatraro

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