sabato 26 novembre 2011

BARN OWL: “Lost in the Glare” (Uscita: 13 settembre 2011, Thrill jockey)

# Consigliato da DISTORSIONI

A solo un anno di distanza dal precedente ottimo “Ancestral Star”, i Barn Owl ci riprovano con “Lost in the Glare”. La copertina sintetizza magnificamente la sostanza sonora di questo nuovo lavoro: un deserto sabbioso avvolto dalle prime oscurità della notte ed illuminato da una fievole stella. Sono questi gli elementi naturali su cui insiste la psichedelia dilatata ed introspettiva dei Barn Owl.

SHORT REVIEWS - PIET MONDRIAN: “Purgatorio” (Data Uscita: 7 novembre 2011 Urtovox/Audioglobe)

Due spettri si aggirano nel mondo della musica italiana: uno è quello di Fabrizio De Andrè, personaggio grandissimo e amatissimo, che sicuramente sarebbe il primo a non gradire la beatificazione che ne è stata fatta post mortem. L'altro è quello dei Baustelle, gruppo che può piacere o no, ma ha dato vita a innumerevoli tentativi di imitazione. Queste sono le coordinate in cui si muovono Piet Mondrian, duo composto durante la registrazione del disco da Michele Baldini e Caterina

venerdì 25 novembre 2011

STORIA DI UN BRANO - THE ROLLING STONES: "Ventilator Blues" (1972, from "Exile On Main Street")

Il 12 Maggio del 2012 “Exile On Main Street”, il doppio (in origine) vinile dei Rolling Stones compirà 40 anni: lasciateci affermare con sicumera, a soli sei mesi da quella data, che li porterà splendidamente, con la vitalità, l’arroganza, lo sprezzo del tempo che passa e tutto avvizzisce di un aitante e rubicondo giovincello di sedici anni. I suoi diciotto brani grezzi, straripanti di energia recheranno sì comunque tutte le fiere rughe della prima maturità che si spegne avviandosi ad una stagione successiva; 18 brani che

LIVE REPORTS - “ Ulver“ (11 novembre 2011, Circolo degli Artisti, Roma)

E’ grande l’attesa per il concerto degli Ulver, band scandinava che nel 1995 esordì con “Bergtatt”, pietra miliare del black metal dalle tinte folk e successivamente nel 2000 deviò, con il capolavoro “Perdition City”, verso sperimentazioni avant-garde contaminate da una elettronica ambientale, trip hop e industrial.

I SUONI DI PAUL MOTIAN OLTRE L'ORIZZONTE DEL JAZZ (in memoriam)

PAUL MOTIAN (25 marzo 1931 - 22 novembre 2011)

Il jazz e la musica contemporanea piangono Paul Motian (Philadelphia, PA, 25 marzo 1931, da genitori armeni – New York, 22 novembre 2011): lo ha strappato alla vita la sindrome mielodisplastica, una malattia del sangue e del midollo osseo, all'età di 80 anni. Artista fondamentale nella scrittura e nel linguaggio della batteria jazz per oltre 50 anni, si è sempre manifestato sulle più alte

giovedì 24 novembre 2011

GARY NUMAN: “Dead Son Rising” (Uscita: 13 settembre 2011, Mortal Records/Goodfellas)

All'introduzione dell'elettronica in quantità più o meno massiccia nella musica siamo ormai tutti abituati. Molti sono gli artisti che ne utilizzano dosi variabili in ogni genere musicale e particolarmente riuscito è il connubio tra elettronica e suoni dark-wave che sembrano trarne grande ispirazione per produrre risultati decisamente notevoli come, per esempio, quelli degli Editors più recenti. Gary Numan è stato uno dei precursori dell'introduzione del sintetizzatore nelle sonorità

INTERVISTE - Heinali & Matt Finney: "Ain’t no night" (2011, Paradigms Recordings)

Heinali & Matt Finney costituiscono una collaborazione davvero unica. La loro musica è una fusione molto evocativa di ambient-drone, shoegaze e spoken-word. Heinali è un compositore che vive in Ucraina, Matt Finney un poeta che vive in Alabama. Hanno realizzato insieme quattro album: “Town Line” (2010), “Lemonade EP” (2010), “Conjoined” (2010), "Ain’t no night" (2011) (# Consigliati da DISTORSIONI) riscuotendo un unanime consenso da parte della critica. Considero questi lavori tra le cose più interessanti degli ultimi anni.

Intervista 
Felice Marotta (DISTORSIONI) Salve ragazzi e complimenti per la vostra musica! Non inizierò l’intervista con la solita domanda su come sia possibile comporre musica a 10.000 Km di distanza. Inizierò l’intervista con una considerazione che mi è venuta in mente ascoltando la vostra musica: la musica di Heinali sui testi di Matt Finney è (con le giuste proporzioni) quasi come se Tarkovskij avesse fatto un film su un romanzo di Bukowski. E’ una sensazione giusta o un’iperbole?
Heinali Grazie! Tarkovskij probabilmente non si sarebbe mai interessato a Bukowski. Non credo che avessero nulla in comune, né nei loro interessi, né nel loro linguaggio artistico. I nostri campi invece si incrociano drammaticamente ed abbiamo tanti interessi in comune. Soprattutto con Bukowski, principalmente.

Io credo che la forza della vostra musica derivi da una tensione riconciliata. Da un lato vi è una carica di nichilismo che è basato su un dolore reale mentre dall’altro vi è quasi il tentativo di rendere spirituale questo dolore, sublimandolo. E’ una interpretazione corretta?
Heinali Spirituale è una parola strana. Voglio dire che per me, l’unico modo per convivere con questo dolore è renderlo estetico. Non ho praticamente altra scelta se voglio mantenermi vivo, nel vero senso della parola.

Ascoltando attentamente i testi di "Ain’t no night", colpisce profondamente l’assenza di qualsiasi speranza o prospettiva. Il male è quasi un peccato originale la cui responsabilità ricade sui padri (si veda Tinderbox). Rievocare il massacro di Sand Creek significa non dimenticare che l’America si è fondata sulla violenza e sulla sopraffazione. Non esiste alcuna speranza o possibilità di redenzione. Ma non pensate che possa esistere un riscatto, almeno per i figli?
Matt Quella violenza e quella sopraffazione doveva infiltrarsi ed è da loro che l’abbiamo imparata. Non siamo ancora pronti a guardarci allo specchio. E’ facile attribuire a tuo padre e tua madre tutti gli errori e le cose orribili che ti sono capitate, ma a che serve farlo se diventi esattamente come loro? So che alcune cose non meritano il perdono ed la penso così anch’io, ma noi siamo senza dubbio la generazione che si piscia ancora nei pantaloni, che piagnucola, stronzi ingrati, che non meritano nulla di meglio.


In tutto questo sono rimasto impressionato dal termine “cecità” che compare sia in Ain’t no night che in Hallelujah. E’ forse il modo di cancellare il mondo di fuori? Se nel mondo di fuori non c’è speranza, può esserci invece speranza in un microcosmo o nel mondo interiore?
Matt E’ così perché sono Matt Finney, perché sono incazzato e non sono in grado di gestire il mondo attorno a me. Il che non significa che non credo in nulla. Ho alcune persone a cui mi aggrappo come se fossero le uniche cose che mi impediscono di annegare.

Guardando la copertina di "Ain’t no night" mi è venuto in mente un bellissimo romanzo di un grande scrittore americano: “L’ultimo vero bacio” di James Crumley, per quel miscuglio di whisky, miserie umane e squallide storie, sebbene piene di umorismo. Come avete costruito “Ain’t no night”?
Heinali “Ain't No Night” è stato realizzato grezzo. Non volevamo rendere piacevoli le cose brutte. Parliamo di argomenti sgradevoli e forse l’album suona sgradevole, ma non volevamo ricoprirlo con delle sovrapposizioni che lo avrebbero reso una esperienza piacevole all’ascolto, un disco che avrebbe portato bellezza nella tua vita o un qualcosa da suonare mentre si contemplano le stelle. Il che non significa che io abbia abbandonato il tradizionale approccio tonale, per andare avanti con il solo rumore per tutto il tempo. Poiché “Ain't No Night” non riguarda solo l’esperienza orribile in sé, ma riguarda il conviverci dopo, riguarda il modo con cui questa esperienza ti forma ed il modo in cui ti forma.

Riprendo la considerazione che ho fatto all’inizio riguardo l’idea di una tensione riconciliata. Mi riferivo a Tarkovskij e alla sua ricerca di spiritualità. Sto pensando anche ad Arvo Part. Quanta della vostra musica è legata alla spiritualità nel senso più ampio?
Heinali Vorrei davvero ascoltare la definizione di spiritualità. Non credo che stiamo cercando di diventare martiri o qualcosa del genere. Senza dubbio non stiamo cercando di rendere la nostra esperienza spirituale. Poiché non lo è. Siamo solo cercando di parlare di cose che riteniamo debbano essere portate all’attenzione, cose che ci preoccupano. Siamo abbastanza realisti. E cerchiamo di non prenderci troppo sul serio. Anche noi amiamo l'estetica surreale e spirituale, ma non è nulla di più di un semplice modulo, non lasciarti ingannare.

La vostra musica è certamente una musica emozionale. Ed è anche una musica cinematica. Credo che esista una relazione forte tra le forme cinematiche e quelle emozionali nella vostra musica. Avete percezione di questo? Che ne pensate?
Heinali Grazie! Credo che la musica sia sempre stata visiva per me. Ho sempre avuto interesse più per le immagini e le atmosfere che la musica crea, rispetto alla forma musicale in sé. Qualche volta tu “senti” l’immagine, “senti” un dettaglio, un oggetto che scorgi e traduci in musica. Ho avuto anche esperienze negative tuttavia, sono concentrato più sulle atmosfere rispetto ad una qualsiasi altra cosa e a volte questa situazione influenza le composizioni molto seriamente, non consentendomi di svilupparle ulteriormente.

Ho letto i vostri blog riguardo alcuni progetti paralleli che approcciano l’arte in un modo più esteso. Per esempio "Art Soloma group" di Heinali o la vostra collaborazione alla mostra d’arte visuale di Olia Pishchanska. Cosa occorre affinché un esperienza emozionale e cinematica diventi anche una esperienza estetica?
Heinali La musica è una esperienza estetica per definizione, no? Se ti riferisci ad installazioni d’arte, video proiezioni, etc., quando un altro mezzo è presente, la musica deve poter dialogare con esso e talvolta questo determina delle limitazioni, diciamo, sul lato emotivo della musica; e sì, questo accade, ed è una situazione ancora abbastanza nuova per me, che non so ancora esattamente come gestire.

Per finire, parliamo delle vostre influenze
Matt Influenze: persone malvagie, donne sexy nude, fantasmi, enigmi, sfocature, l'innocente, il colpevole. Ed ancora donne sexy nude.

Prossimi progetti futuri?
Matt Speriamo che il bere ci porti ad una morte prematura.

Grazie ragazzi! Speriamo di incontrarci presto a Roma
Felice Marotta

Paradigms Recordings




mercoledì 23 novembre 2011

PEAWEES: "Leave it behind" (Data uscita: 24 settembre 2011, Wild Honey Records)

# Consigliato da DISTORSIONI

Pochi gruppi in Italia sanno come si suona il rock’n’roll, quello vero. I Peawees sono uno di questi gruppi. Veterani della scena garage-punk italiana, la band di La Spezia torna con un nuovo disco, "Leave It Behind", presentando undici nuovi pezzi per una mezz'ora abbondante di pura adrenalina rock’n’roll, incastonata in un disco maturo, che vira verso un linguaggio rock più tradizionale

PANE: “Orsa Maggiore” (Data Uscita: 30 Ottobre 2011, Dischi dell'Orsa)

# Consigliato da DISTORSIONI

Alla fine del 2011, anno piuttosto avaro di uscite discografiche italiane, ecco spuntare un'interessante novità ad opera di una formazione dal nome semplice e popolare: Pane. La band romana composta dal pianista Maurizio Polsinelli, il chitarrista Vito Andrea Arcomano, il batterista Ivan Macera, il flautista Claudio Madaudo e Claudio Orlandi

martedì 22 novembre 2011

JOHN FAHEY: "Your past comes back to haunt you. The Fonotone years 1958-1965" Box 5 CD (Uscita: 11 Ottobre 2011, Dust to digital records)

# Imprescindibile

Tra il 1958 e il 1965 John Fahey, mentre la sua Takoma Records s’avviava a scrivere un pezzo piccolo ma importantissimo della storia del folk e del blues “primitivo” americano, ebbe una fruttuosa collaborazione con un’altra etichetta, con base nel Maryland, la Fonotone Records, guidata dal suo amico Joe Bussard, tutta incentrata sulla riscoperta delle radici della musica americana. Bussard, classe

GIANLUCA PETRELLA TUBOLIBRE: “Slaves” (2010, Spacebone Records)

# Consigliato da DISTORSIONI

Giunge alquanto in ritardo questo articolo rispetto alla pubblicazione di "Slaves", secondo lavoro di Petrella ad uscire per la propria Spacebone Records, dopo il grandioso omaggio a Sun Ra di "Coming Tomorrow, Part One". In questo nuovo concept-album il trombonista barese esplora le molteplici possibilità che offre

THEE GRAVEMEN: “S/T” (Uscita: 21 novembre 2011, Dirty Water Records)


# Consigliato da DISTORSIONI

Sono state molte le band che per il loro look hanno preso in prestito maschere e stereotipi della tradizione horror americana  degli anni Cinquanta e Sessanta. Pensate, solo per citare i maggiori, ai Fuzztones di “Monsters a go-go” (e non solo), ai gorgheggi d’oltretomba 
di Lux Interior, fino a certe degenerazioni “licantropiche” di Jon Spencer con la

DREAM THEATER: "A Dramatic Turn of Events" (Uscita: 13 Settembre 2011, Roadrunner Records)

I Dream Theater gruppo di progressive metal formatosi a Boston nel lontano 1985 giungono con questo “A dramatic turn of events” al loro dodicesimo disco in studio, dopo una lunga parabola musicale ricca di grandi riconoscimenti di pubblico e critica, ma ormai tragicamente tendente verso il basso. Vale la pena qui di ricordare velocemente che con Opeth e Tool i DT sono la migliore prog metal band, e sono stati capaci di sfornare dischi impeccabili quali il secondo “Images and Words”

domenica 20 novembre 2011

NEWS FOR LULU: “They Know” (Uscita: 10 ottobre 2011, Urtovox)

# Consigliato da DISTORSIONI

Chissà se questi cinque giovanotti provenienti da Pavia hanno scelto il nome del loro gruppo ispirandosi all'omonimo disco di John Zorn. Di sicuro la loro musica non si ispira a quella dell'eclettico jazzista statunitense: i News For Lulu, partiti nel 2006 all'insegna del post-rock, si sono dedicati nel frattempo a esperienze soliste e con altre formazioni, prima di mettere a punto questo secondo

SPECIAL - HELMET: L’insostenibile leggerezza del noise

Ricordo quando nel 1990 un amico di ritorno da Londra portò con sé un vinile di una band emergente newyorkese, gli Helmet. In quegli anni il metal, a parte il fenomeno del “grunge”, aveva ormai poco di nuovo da dire, nell’altra metà del cielo c’erano i Sonic Youth che rappresentavano a mio avviso l’unica vera novità musicale di quegli anni.

BORDER LINE ROCK SPECIAL - GG ALLIN (1956-1993): "Storia di un “ragazzo difficile”


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Quando uno viene chiamato dai genitori con il nome “Jesus Christ”, è facile che maturi qualche sentimento particolare, in un senso o in un altro! Così fu per Jesus Christ Allin nato nel 1956 (tutti poeti quelli del 56 cantava Miguel Bosè dalle nostre parti) nel New Hampshire, in una anonima cittadina a nome Lancaster; a suo modo Allin è stato un poeta, il cantore dell’estremo, della violenza
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