lunedì 3 ottobre 2011

MICK HARVEY: "Sketches From The Book Of The Dead" (release date: 2 maggio 2011, Mute/Self)

Si nomina Mick Harvey ed immediatamente il nostro pensiero va a Nick Cave & the Bad Seeds, per i più appassionati anche ai Boys Next Door ed ai Birthday Party, dopo tutto 25 anni passati a fianco del carismatico australiano non si cancellano con un colpo di spugna. Oltre a decine di collaborazioni, ultima con l'omonima e divina Polly Jean (PJ) nel suo splendido "Let England Shake" (2011), il nostro ha realizzato come solista 4 dischi, di cui i primi due sono covers in inglese di brani di Serge Gainsbourg,
autore tornato prepotentemente di moda negli ultimi tempi. Dischi a loro modo affascinanti, opere interessanti nelle esecuzioni ma poco creative, come i seguenti "One man's treasure"(2005) denso di gentili omaggi a Lee Hazelwood, Tim Buckley, Guy Clark, Jeffrey Lee Pierce oltre allo stesso Nick Cave, e "Two for Diamonds" (2007) con brani di The Saints e Triffids, entrambi combo australiani, oltre a Manu Chao e tanti altri. Di mezzo poi pure un live nel 2008 registrato a Londra, di buon impatto sonoro.
Harvey era quindi atteso alla prova della verità soprattutto dopo il clamoroso abbandono agli inizi del 2009 della casa madre Bad Seeds, poi rinati nel progetto Grinderman, considerando che in tutti questi anni aveva conservato preziose incisioni da includere in questo nuovo lavoro, finalmente ed interamente composto da brani scritti di proprio pugno. Già ad un primo distratto ascolto "Sketches From The Book Of The Dead" non tradisce le aspettative dei più, regalandoci forse il disco più personale del geniale polistrumentista aussie, 53 primavere appena compiute. L'influenza di Nick Cave si sente eccome: davvero difficile per Mick suonare qualcosa di differente dalle solite melodie dei Bad Seeds, di cui con Blixa Bargeld era non a caso anima e fonte ispiratrice.
Da non dimenticare poi la sua appartenenza nel periodo 1985-1990 ai magnifici Crime and the City Solution di Simon Bonney. La voce di Harvey, pur non originalissima ben si adatta alle songs del disco, certo è facile pensare a come sarebbero cantate da Cave, ed il disco scivola via tra soffici e plumbee melodie con testi che rimandano alla morte, anche questa una affinità di vedute con mastro Nick, il suo "Murder Ballads" preso solo ad esempio. Avrebbero figurato tranquillamente in un disco del grande singer The ballad of Jay Givens, dal tipico incedere minaccioso dei semi cattivi, ma anche A place called passion, e la classica, nel suono e nel titolo, The bells never rang, praticamente un outtake di tempi andati. Echi di Leonard Cohen si possono invece trovare nella bella Rhymeless e qualcosa pure in Frankie T and Frankie C, del resto Harvey non è il solo che ultimamente si abbevera alla fonte del grande songwriter canadese. "Sketches from the book of dead" dimostra che l'aver abbandonato la nave sicura dei Bad Seeds per imbarcarsi nella carriera solitaria, tra l'altro già avviata, è stata una mossa azzardata per il nostro ma gratificante dal punto di vista dei risultati. Mick Harvey non avendo la stessa varietà timbrica di Cave a volte può risultare un tantino monocorde vocalmente, ma tutto sommato il disco supera abbondantemente la sufficienza senza eccellere, e senza che venga voglia di riproporlo nel lettore più volte. Come sempre mi preme segnalare l'imminente tour invernale italiano: dopo 3 date a giugno, Mick sarà ad ottobre a Napoli, Pisa e Roma tra il 17 ed il 19 ottobre.
Ricardo Martillos

MUTE RECORDS

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