domenica 3 luglio 2011

JIM MORRISON and THE DOORS: la storia (in)finita

Non c'è solo il fantasma di Elvis a turbare le notti degli americani, c'è anche quello di Jim Morrison, morto il 3 luglio 1971, 40 anni esatti oggi. La spiegazione ufficiale dei complottisti è che nessuno escluso i periti ha mai visto il cadavere di Morrison. Basta per credere che sia ancora vivo? Per una mente razionale no, ma l'uomo contemporaneo, come disse Chesterton, “non è vero che non crede a nulla, crede a tutto”: forse è una necessità evolutiva della mente umana chiedersi sempre “cosa c'è dietro” un fatto. Però succede anche che le rockstar siano gli dei pagani del nostro tempo, quindi non possono morire, se muoiono sono sicuramente stati assassinati e se sono stati assassinati per davvero non può essere stato solo il gesto di un folle.
Certo, John Lennon e Jim Morrison erano veramente spiati dalla CIA e oggi ne abbiamo le prove; tuttavia, ammettere che John Lennon sia stato assassinato perché aveva scoperto come gli alieni controllino le menti delle popstar mi è molto più difficile, eppure c'è chi lo pensa, vi giuro. Inutile dire come Jim Morrison dopo la morte diventò un ottimo marchio commerciale, come Marilyn o il Che, e questo allontanava da lui i veri rockettari. Ricordo quand'ero ragazzo tamarri con sulla Vespa l'adesivo di Morrison con la corona di spine, una delle cose più trash che io abbia mai visto (insieme a quello con un miliardario pluri-indagato che fa il gesto dell'ombrello...), sulle panchine fiorivano frasi storiche attribuite a Jim (magari erano di Totò) e tutto questo da parte di ragazzini che non avrebbero mai ascoltato rock neanche col fucile puntato contro.
La figura enorme e sfruttata di Morrison fu un aiuto o un danno per i Doors? Direi la seconda ipotesi: infatti molti musicomani, disturbati dall'eccessivo clamore sull'icona Morrison, trascuravano la musica dei Doors, che era, e rimane, splendida, almeno nei primi due dischi. Diversamente da molti gruppi degli anni '60, anche i più grandi, Beatles, Stones, Velvet Underground, Stooges, che sopperivano con genialità e carisma alle carenze tecniche, i Doors sapevano suonare. Il tastierista Ray Manzarek aveva studi classici e il chitarrista Robbie Krieger e il batterista John Densmore un impostazione impregnata di jazz e blues. E almeno su disco Morrison ha un timbro di voce, caldo e profondo, molto bello e imitatissimo nel ventennio successivo (fino all'esplosione del metal). Dal vivo invece, per lo meno a quanto risulta dall'ascolto del celeberrimo doppio live, Jim non è che ce la facesse tanto ... almeno con la voce, perchè come presenza scenica da lui ci si doveva aspettare di tutto. Talmente di tutto che fu più volte arrestato per atti osceni.
E come autore di testi, l'ex studente di cinema Morrison (di talento, a quanto mostra l'unico cortometraggio da lui diretto) era l'erede di Blake e Rimbaud come dissero i fans o era solo un liceale viziato, come disse il sempre caustico Frank Zappa? Una volta ho provato a leggere una raccolta di suoi testi, e aldilà del divertimento/raccapriccio datomi dal confronto tra gli originali e le molto fantasiose traduzioni italiane, devo dire che non mi avevano colpito più di tanto, certamente non sono al livello dei testi di Lou Reed o di Peter Gabriel. Alla morte di Jim la band pensò ad alcuni sostituti, tra cui Iggy Pop, l'unico credibile; ma invano, senza Morrison i Doors non avevano più senso. Rimane la musica: due dischi imprescindibili, “The Doors” e "Strange Days”, alcuni alterni (“Waiting for the Sun”, “The soft parade” “Morrison Hotel”, il più blues) e poi il gran finale con “L.A. Woman”. Comunque la pensiate del mito di Morrison, del flower power, del complottismo, dei poeti maledetti, procuratevi questi dischi. E - non c'entra niente - ma nel rock c'è stato un altro Morrison, Van, solo omonimo di Jim e se non lo conoscete vi ordino di ascoltarlo!
Alfredo Sgarlato

Un doveroso ringraziamento ad Albenga Corsara online per averci ceduto gentilmente il pezzo di Alfredo Sgarlato

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