domenica 3 luglio 2011

BOOKS REVIEWS: MIKAEL NIEMI, “L’uomo che morì come un salmone” (2011, Iperborea)

Pajala, estremo Nord della Svezia, il cadavere sventrato con una fiocina da salmone dell’anziano ex doganiere e maestro elementare Martin Udde dà l’avvio ad una complessa indagine che porta la giovane detective Therese Fossner, inviata da Stoccolma, ad affrontare un difficile viaggio dentro una comunità la cui esistenza si è aggrovigliata nella lotta fra il tentativo di integrarsi nella società svedese contemporanea e quello di preservare le proprie radici culturali e linguistiche. I tornedaliani che abitano quelle zone sono infatti finlandesi, la loro lingua, il meänkieli, è una variante del finnico,
 ma solo di recente il Parlamento svedese li ha riconosciuti come minoranza linguistica, fino ad allora era vietato parlarlo a scuola, negli uffici, nella radio e in tv e i genitori non lo insegnavano ai figli per favorirne l’integrazione nella società svedese, spesso all’anagrafe per nascondere la loro diversa origine cambiavano il loro cognome finlandese con uno svedese. Il risultato è quello di una minoranza che ha rischiato di perdere se stessa, di annullarsi culturalmente nel silenzio o nel benessere effimero garantito dallo stato sociale o nell’emigrazione verso le ricche regioni del Sud. Ma il passato non si annulla, le vessazioni e le prepotenze subite chiedono giustizia e così le indagini sull’omicidio si trasformano ben presto in un doloroso viaggio indietro nel tempo in un luogo oscuro della recente storia svedese. Chi ha letto lo strepitoso “Musica rock da Vittula” altro libro di Niemi ambientato a Pajala, nel quale è la scoperta del rock a salvare la gioventù spaesata del Tornedal, ritroverà qui, sia pure dentro i canoni del noir, la scrittura esuberante dell’autore svedese, capace di passare dai momenti tragici a quelli umoristici a quelli carichi di tensione, dal realismo più crudo ad atmosfere oniriche, in un caleidoscopio di personaggi che, di fronte agli avvenimenti che la vita gli mette davanti, sono costretti a fare i conti con il proprio passato e con la propria esistenza, mettendo in discussione continuamente certezze e punti di vista consolidati. Forse gli abitanti del Nord non sono, come il pregiudizio vorrebbe, solo degli uomini rozzi dediti alle attività primordiali della caccia e della pesca e a solenni sbronze seguite da immancabili risse, ma sono anche capaci di offrire deliziosi e sorprendenti bocconcini di sushi con i salmoni selvaggi pescati nei loro fiumi. Il bel noir di Niemi è una riflessione sul tema dell’identità, sia di una popolazione che di un individuo in una società sempre più multiculturale dove si salva chi difendendo la propria storia e cultura si apre alle suggestioni e al confronto. “L’uomo che morì come un salmone” è una lettura appassionante non solo per gli amanti del genere, Niemi è narratore di razza, che calibra le sue storie con ironia e senso del ritmo, grande capacità di creare personaggi memorabili nella loro eccentricità e avvincenti plot narrativi.
Ignazio Gulotta


MIKAEL NIEMI, “L’uomo che morì come un salmone” (2011, Iperborea, pp. 322, € 16,50)

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