lunedì 4 luglio 2011

BLACKFIELD: “Welcome to My Dna” (2011, Kscope)

Dietro il nome Blackfield si nasconde l'ennesima creatura di Steven Wilson, l'iperprolifico leader dei grandi Porcupine Tree, oltre che membro di svariati altri gruppi quali I.E.M., No-Man, Bass Communion e Continuum tra gli altri, e giunto con questo “Welcome to My Dna” alla sua terza prova in studio. Un breve prologo: Avi Geffen, un israeliano innamorato dei Porcupine Tree invita la band a suonare nel suo paese nell'anno 2000, rapidamente fa amicizia con Wilson e questi per ricambiare decide prima di invitarlo quale seconda voce alle registrazioni di “In Absentia” (2002),
poi la faccenda si sviluppa in un vero e proprio progetto parallelo, che da un iniziale EP evolve in un album sulla lunga distanza nominato “Blackfield” appunto (2004).
Sia questo disco che il successivo “Blackfield II” (2007) sono due prove decisamente riuscite, il sound rispetto al Wilson che conosciamo è forse più melodico e con brani di durata non troppo elevata, pur non raggiungendo lo standard qualitativo dei migliori Porcupine Tree. Di loro è uscito anche un dvd , “NYC Live in New York City” (2007) che documenta una bella esibizione nella grande mela, e testimonia di un Geffen molto devoto e rispettoso del suo ben più famoso compagno di avventure; il gruppo qui suona alla grande, quindi recuperate il DVD finchè siete in tempo. Lo stesso artista inglese spiega che i Porcupine Tree non sono mai stati un gruppo da song di 3-4 minuti, con melodia, coro, refrain etc., insomma la tipica pop song: i Blackfield sono tutto questo invece, al contrario delle lunghe suite che spesso caratterizzavano i pezzi dell'albero del porcospino.
Questo nuovo “Welcome to my Dna”, che si presenta con una splendida cover in puro stile Hipgnosis/Storm Thorgeson - ultimi Pink Floyd ricalca a grandi linee le sonorità dei due precedenti lavori di studio, senza particolari evoluzioni del suono; la line up della band è formata oltre che dai due nostri eroi anche da Eran Mitelman alle tastiere, Seffy Efrat al basso e Tomer Z alla batteria. Da notare poi, particolare non da poco, che i brani sono stati tutti composti da Avi Geffen con l'eccezione di Waving ed è una rarità per Steve Wilson, considerata il suo ben noto egocentrismo. L'opening è la stupenda Glass House, quasi ‘gabrieliana’ nell'intonazione vocale, una ballad davvero suggestiva ispirata sembra da un sogno ricorrente di Avi, seguita purtroppo dal peggior pezzo mai inciso da Wilson, l'insulsa e banale Go to Hell, davvero di una bruttezza terrificante. Fortunatamente è l'unica caduta di tono e stile dell'album come dimostrano le successive Rising of the Tide, con grandi intrecci vocali, Far away ancora una bella slow ballad con Steve in grande evidenza, Dissolving with the night, piano e voce di un Geffen davvero ispirato, Blood, un tantino più veloce.
Quindi la magnifica On the plane, che ci riporta ai Porcupine Tree solari di "The sky moves sideways", song "idealmente" dedicata al padre di Wilson tristemente deceduto circa un mese fa. In chiusura altri tre brani, Oxygen, con la voce di Wilson filtrata e Avi che fa da perfetto contrappunto, Zigota, di oltre cinque minuti e DNA che chiude in tono sommesso ma melodicamente molto intenso la terza prova di questa strana ma efficace accoppiata artistica. Una delle migliori prove della prima metà del 2011 appena trascorsa: non certo un capolavoro, ma un album che forse incontrerà i gusti di tutti, con melodie e canzoni davvero accattivanti; un ulteriore conferma per i Blackfield, sicuramente la migliore esperienza parallela ai Porcupine Tree del grande Steve Wilson.
Ricardo Martillos
Glass House
Rising of the tide
On the plane
DNA

BLACKFIELD Official site

KSCOPE

Nessun commento:

Si è verificato un errore nel gadget