giovedì 7 luglio 2011

GOMEZ: “Whatever’s On Your Mind” (2011, Pias/Self)

Giunti al settimo album in studio in tredici anni di carriera, i Gomez sono sempre alla ricerca di una loro strada, infatti dopo i due primi bellissimi dischi hanno stentato a ritrovare la vena e la freschezza creativa di una musica che sapeva fondere con naturalezza pop, country, blues, elettronica in un’ottica indiscutibilmente indie. Neanche quest’ultimo “Whatever's On Your Mind”, composto in gran parte utilizzando le tecnologie del web - i musicisti si inviavano le parti composte da ciascuno via internet e solo alla fine si sono ritrovati in studio per la produzione e il missaggio finale - appare in grado di risollevare le sorti della band di Southport.
Non che “Whatever’s On Your Mind” sia disprezzabile, la scrittura di alcune canzoni è decisamente buona, anche se altre appaiono mediocri, ma se paragonato a ”Bring It On” o a ”Liquid Skin” il disco non regge assolutamente il confronto. Eppure gli incipit delle canzoni generalmente promettono bene con le chitarre che accompagnano la voce con il classico ritmo sincopato, nervoso dei Gomez, ma subito dopo sono gli arrangiamenti, a volte veramente ridondanti e pesanti che rovinano quel piccolo momento di magia ritrovata con il quale ci eravamo illusi.
Prendiamo la canzone che dà il titolo all’album: fintanto che la voce roca e rasposa di Ben Ottewell, fra l’altro poco utilizzata nel disco, è accompagnata solo da una nervosa batteria e dal piano va tutto bene, poi un’invadente e pomposa irruzione di un arrangiamento orchestrale rende il brano melenso ai limiti del ridicolo; oppure confrontiamo le due canzoni che sono più vicine al vecchio stile Gomez, I Will Take You There e The Place And The People : la prima dopo un bell’inizio si perde in un improbabile arrangiamento simil funk e in qualche coro di troppo, difetto questo peraltro presente anche in altre canzoni, la seconda invece risulta incisiva e credibile, senz’altro fra le cose migliori dell’album. Altri brani che si salvano nel disco: l’iniziale briosa Options dal ritmo glam o l’aggressiva Equalize nella quale finalmente possiamo ascoltare le qualità vocali di Ben Ottewell e quello spirito bluesy che tanto avevamo amato nei primi Gomez. I fan dei Gomez troveranno dei momenti felici in questa loro ultima fatica, ma anche motivi per guardare con una certa preoccupazione al futuro della band; per chi si accosta per la prima volta alla loro musica probabilmente questo apparirà come un discreto album indie, con qualche buona canzone, piuttosto eclettico nelle influenze e nelle strade scelte da percorrere.
Ignazio Gulotta

Gomez

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