sabato 31 dicembre 2011

MUSIC FICTION: "ALMOST BLUE", racconto in quattro pagine by Rocco Sapuppo

Pagina 1
Non appena il micidiale miscuglio di eroina e cocaina, il cosiddetto famigerato “speedball” iniziò a fare effetto e a circolargli nel sangue, le ombre della notte avevano appena invaso il lurido appartamento d'una sporca nebbia fuligginosa, qua e là raccesa da slinguate di porpora luminosa, proveniente dall'insegna del funesto Hotel, il più malfamato locale della città, dove si poteva comprare la morte per pochi dollari. Con la vista ancora annebbiata dalla scarica elettrica datagli dalla droga, e come trattenuto da una mano invisibile
sul ciglio dell'abisso, mentre, invece, v'era già dentro, in preda a un cupo attonimento, a una stuporosa e luttuosa aspettazione di chissà cosa, Blue si piazzò davanti allo specchio, la sigaretta accesa nella mano ossuta e grinzosa anzichenò, vestito solo d'un grottesco paio di pantaloni di plastica arancione, una maglietta nera, sdrucita sugli omeri, col simbolo della Verve Music, e cominciò a parlare con se stesso, ma come dall'altro lato della morte. La radio nazionale, nel primo canale, gli stava dedicando uno speciale, un florilegio dei più noti tra i suoi innumerevoli brani di successo; in quel momento preciso, come una lunga e lenta litania in un crepuscolo d'autunno, quella che era stata la sua tromba inarcava le sue note d'oro, quasi a voler che le stelle si sciogliessero in pianto nel cielo, fino a formare, rosa dai petali di tenebra, la struggente melodia di Alone Together. A lui, però, non importava nulla, ormai, nulla più gli importava. Continuava a fumare la sua sigaretta, le cui spire di fumo ovattavano di bianca lanugine l'aria intorno, creando architetture cangianti in quel buio, arabeschi di un mondo che svaniva, trascinandosi dietro, col vecchio Blue, un universo di ricordi, di memorie spezzate, di gioie e umiliazioni, e di fantasmi naufragati nel suo cuore come in un mare immaginario e oscuro. Ombre, ora disperse, gli danzavano nell'anima come schegge insanguinate, ombre che gli erano state amiche e che ora svanivano così com'erano venute, foto sbiadite tornate a galla dal niente, a bruciargli con dolcezza la vita.

Pagina 2
'' Ricordi, Blue, di quella volta che Miles venne a sentirti suonare, una sera di pioggia al Birdland? Come, sedendosi dinanzi a te, ti osservasse con occhi feroci, iniettati di sangue? Quella sua rabbia cupa, invincibile perché muta, inespressa se non dal lampo d'odio di quegli occhi freddi come il ghiaccio, simili a una mattinata d'inverno o a una distesa di brina in un campo dell'Oklahoma. Era irato con te perché Down Beat ti aveva giudicato il miglior trombettista del mondo, davanti a lui e a Brownie. Pensava che ciò fosse avvenuto perché tu eri bianco, e loro due negri. Credeva molto in questo genere di cose, e forse aveva ragione, ma faceva male a prendersela in quel modo, poiché tutti sapevano che era lui il più grande, e un trofeo del cazzo, a parte le maggiori vendite dei dischi, non avrebbe spostato di una virgola la questione. Miles, però, era freddo come il ghiaccio e odiava il prossimo e la vita. Tu eri il nemico. Anche tu eri carico d'odio, ma solo verso te stesso. Miles si sedette dinanzi a te e distese verso di te il lenzuolo gelato dello sguardo. Ne fosti talmente intimorito, tu così fragile, che in seguito cominciasti a bucarti per sopportare il peso e il gelo di quegli occhi. Inutile dire che quella notte non imbeccasti una nota...Fu il peggior concerto della tua vita e per un po' ci stesti molto male. Poi, dimenticasti Miles e il gelo dei suoi occhi, ma ormai sopraffatto da quell'altro gelo''. La radio, intanto, passava la sua versione di Born To Be Blue, mentre sottili fili di nebbia picchiavano lievemente contro i vetri della finestra i polpastrelli ingialliti, e qualche gatto miagolava nelle strade intorno. Born To Be Blue - disse a quell'altro affondato a metà nello specchio - che pezzo meraviglioso! E che classe quei due ragazzi, Kenny e Bob, alla chitarra e al piano. E anche tu sembravi toccato dalla grazia, allora, era il '64, i tempi di “Baby Breeze”, una voce dorata, tutta broccati e velluti, e che morbido timbro... Le parole sembravano perle sortite da ostriche di luce. Adesso ti cascano di bocca come rondini ubriache''.

Pagina 3
'' Ricordi, Blue, le corse in macchina sulla spiaggia, e le scopate al chiaro di luna, con l'oceano che ti ronzava nelle orecchie, come dentro enormi conchiglie? E il povero Dick, il più grande pianista della storia del jazz, scaraventato in cielo da un'overdose, che diventò blu,in tua presenza, prima di morire, e tu scappasti come un ladro dalla finestra, e poi vivesti sempre con questo pazzo rimorso: di avergli rubato il respiro, e di vivere indegnamente al suo posto? E il grande Phil, quel siciliano della minchia, tutto naso e capelli, alto due palmi, che puzzava di pecorino e pasta alle sarde e di cipolla muffita sotto le ascelle, ma che quando suonava il sax univa la Terra al Cielo e creava armonie di paradiso? E Philly Joe, Paul, Herbie, Pepper, Art, Bill, ombre portate portate via da una brezza bambina, serica e lieve come la chioma di una fanciulla dagli occhi di luce? E Bird, il grande Bird, amico e maestro, che elemosinava l'ingresso al più famoso locale di New York intitolato a lui! Che dolore la sua scomparsa, per tutti noi che avevamo iniziato a suonare grazie a lui. Io, tu, John, Gerry....Gerry, un genio assoluto che era capace, però, di romperti i coglioni anche sulla marca del dopobarba che usavi o delle sigarette che fumavi! Cazzo! Ma andavamo forte, allora, andavamo come treni carichi di fica! E poi loro, le tue donne, a metà tra vestali e puttane, ricordi? Halema, Carol, Ruth, Diane. Certo, sei stato un bel bastardo. Hai succhiato loro il sangue e le hai gettate via come gusci vuoti, come inutili involucri. Tranne Diane...Oh, Diane, dove sei? Sì, buttate via. Tu avevi la tua tromba, riposavi nell'eterno di un “a solo”. L'incanto di un tappeto di note saturò la stanza, si distese nell'aria con vellutata mollezza, tra spire di fumo e odori forti di bourbon: era una versione di Trenet, Que Reste-T-Il De Nos Amours, ora divenuto I Whish You Love...”chissà dove mormora il vento...”, ricordi?"

Pagina 4
'' Ricordi, vecchio Blue, di quando ti spaccarono i denti, e per due anni non potesti più suonare, e per guadagnarti da vivere facesti anche il benzinaio? Mentisti a tutti, dicendo che cinque enormi negri ti avevano aggredito senza motivo e ti avevano ridotto in quello stato? E, in realtà, erano stati i pushers che non avevi pagato per la “roba” che t'avevano procurato? Oh, caro, vecchio Blue, che figlio di puttana sei stato! Mentivi come respiravi, ma la verità ti germogliava dalle note come un giardino di rose''.
Si alzò per andare a vuotare la vescica; barcollando verso il bagno, pensò che forse un'altra dose non gli avrebbe fatto male, anzi, gli avrebbe alleviato di molto il dolore di essere al mondo, naufrago senza speranza in quel mare di disperazione in cui aveva trasformato la sua vita, relitto che nessun tipo di marea, ormai, voleva più accogliere e trascinare con sé. Accese la luce del cesso, pisciò con indolenza e, guardandosi allo specchio, si sputò in faccia, tanto gli faceva schifo quel viso di scheletro, quel teschio pauroso su un corpo di ragazzo; si sentì una sorta di Minotauro il cui labirinto era proprio quel cesso. Avesse avuto un filo da seguire, per poterne evadere, una qualunque Arianna...Oh, Diane, dove sei? Oppure no, il filo c'era. La via di fuga era lì, sotto gli occhi, morto prematuro: quel soffio di neve che anelava ad ardere come un grido di fuoco nel suo sangue. Tornò dinanzi allo specchio, vicino alla finestra, ma non pote' vedervisi, perché ormai era divenuto un'ombra. Le tempie gli bruciavano come festuche, il petto sussultava d'agonia, dacché la morte vi aveva deposto le sue uova. La radio continuava a suonare Summertime. Il cielo mandava bagliori rossastri nel buio e un forte lezzo di putrefazione saturava l'aria notturna. La radio suonava Summertime e Blue, dimenticando d'indossare le ali, volava via dalla finestra.
Prima di chiudere gli occhi, col sangue che gli cantava canzoni d'amore nell'orecchio, Blue pensò a quel quadro del Beato Angelico, Gli angeli trombettieri, del 1477, custodito al Washington Museum Of Arts, e desiderò suonare una delle trombe di quegli angeli, immaginando che da quella tromba, invece che note, sarebbero volate via farfalle, come petali di rose.
Rocco Sapuppo

Almost blue
Almost doing things we used to do
There's a girl here and she's almost you
Almost all the things that your eyes once promised
I see in hers too
Now your eyes are red from crying
Almost blue
Flirting with this disaster became me
It named me as the fool who only aimed to be
Almost blue
It's almost touching it will almost do
There's a part of me that's always true...always
Not all good things come to an end now it is only a chosen few
I've seen such an unhappy couple
ALMOST Me/You/Blue



2 commenti:

Guglielmo Toscano ha detto...

Fantastico, veramente fantastico mi sono commosso

Pasquale ' wally ' Boffoli ha detto...

grazie a te Guglielmo, anche da parte dell'autore Rocco Sapuppo, felici di averti provocato tali positivi sentimenti, a presto

wally boffoli

distorsioni editor

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