sabato 31 dicembre 2011

RETROMANIA - THE OFFHOOKS: “Outside Looking In” (1990, State Records)

L’oscura storia degli Offhooks di Edinburgo è strettamente legata a quella dei signori del beat locale, ovvero i Thanes, anche se sarebbe più verosimile dire il contrario. Gli Offhooks nascono infatti un paio di anni prima, con una formazione che comprende Lenny Helsing (batteria), Calvin Burt (voce), James Daly (basso) e Clive Fenton (chitarra). All’ epoca si chiamano Canadian Destinations e suonano oscure cover di beat europeo, australiano e americano. Cambieranno nome un paio di volte, prima di scegliere quello con cui si
consegnano alla “storia”. Le cover aumentano, ma anche gli abbozzi scritti dal gruppo cominciano a prendere forma e a trasformarsi in canzoni. Ed è a quel punto che la storia degli Offhooks si intreccia con quella dei Green Telescope, prossimi a diventare The Thanes of Cawdor e quindi, semplicemente Thanes. Mal Kergan, batterista dei GT, viene chiamato a diventare il bassista degli Offhooks (mentre il giovane Barry Stark diventa il secondo chitarrista, NdLYS). Calvin Burt e Lenny invece invertono i loro ruoli diventando batterista e vocalist tra le fila dei Thanes. Non ci avete capito un cazzo. E anche loro, all’epoca, cominciano a capirci pochino. Pubblicano un mini-LP per la DDT nel 1988 e, nello stesso anno, registrano due fantastiche cover di You ‘re on my mind (Birds) e Suicide (Royal Flairs) per il settimo volume di Raw Cuts. Due anni dopo è la volta del primo album vero e proprio, registrato in soli due giorni di Marzo del 1990 ai Chamber Studios di Edinburgo.

Solo, la macchina si inceppa. E tutto, all’ improvviso, scompare. Inghiottito da un inspiegabile buco nero. Scompare l’ etichetta (la Nightshift), scompaiono gli Offhooks, scompare il disco. Ptooofffff! Via, tutto scomparso.
“Outside Looking In“ riaffiora undici anni dopo, dal nulla in cui era finito, in 500 copie numerate e stampate su vinile da 180 grammi grazie alla State Records, l'etichetta gestita da Mole e Marty degli Higher State che ha prodotto alcune piccole gemme di cui nessuno pare accorgersi (Paul Messis, Groovy Uncle, Hidden Masters). Un grande album che gli appassionati del dutch beat, ad esempio, non dovrebbero lasciarsi sfuggire considerando che pezzi come You know my meaning (con "quel" giro di basso in classico stile Appie Rammers, NdLYS), la straordinaria Don 't say you know me (solcata da un'armonica devastante), Deaf Ears o Marion sono tormentati dagli spiriti degli Outsiders. Un brano come Wait è invece puro nettare Stones periodo 66/67 così come pezzi come Pass the time, Diana o Outta Luck sono invece più vicini al classico garage-sound americano ma sempre con uno spirito molto vicino al Maximum R'n'B europeo degli anni Sessanta, come poteva esserlo quello dei Tell-Tale Hearts. Un autentico masso staccatosi dalle pareti rocciose del 60s punk e che ha finalmente arrestato la sua corsa schiacciandoci come piccole larve di afidi.
Franco "Lys" Dimauro

State Records/The Offhooks




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