domenica 13 novembre 2011

SPECIAL - INDIE - JAZZ ITALIA: Improvvisatore Involontario + intervista a Francesco Cusa

La prima volta che mi imbattei in Improvvisatore Involontario fu nel 2005, attraverso la loro newsletter. Non capii da subito come ero entrato nella loro mailing list ma trovavo interessante ricevere gli aggiornamenti sulle date di concerti jazz e di musica improvvisata. Successivamente mi capitò di conoscere Francesco Cusa in occasione del festival "Map of Moods" organizzato da Beppe Scardino, nell'inverno 2006/2007 presso il Centro Artistico "Il Grattacielo" a Livorno.

Cusa, che quella sera suonò con Skrunch, uno dei sui tanti progetti, mi ha gentilmente concesso un'intervista che riporto in coda all'articolo.

Improvvisatore Involontario
Catania. Dal 1994 è attivo Improvvisatore Involontario, un collettivo anomalo nato per volontà del batterista Francesco Cusa e dei chitarristi Paolo Sorge e Carlo Natoli. Anomalo perchè totalmente aperto; chiunque può farne parte, anche chi non è musicista, purchè sia riscontrabile una certa affinità e una condivisione d'intenti nella direzione di una rottura con i cliché della proposta culturale odierna. Una direzione che può essere intrapresa soprattutto, ma non solo, attraverso una pressochè incessante attività live che vede gli Improvvisati varcare anche i confini nazionali. Recentemente parte del collettivo si è esibito per qualche giorno a New York, mentre nel settembre scorso si è svolto a Caltagirone il primo festival di Improvvisatore Involontario dal titolo "Breakfast With Giuseppi Logan", sotto la direzione artistica di Paolo Sorge. Com'è naturale che sia, poi, le vicende degli Involontari si incrociano continuamente con quelle di realtà simili come El Gallo Rojo e Franco Ferguson. Improvvisatore Involontario è anche un' etichetta discografica che negli anni ha saputo distinguersi per la "linea editoriale" dettata non tanto da una ricerca di omogeneità stilistica, quanto piuttosto dall'interrelazione tra le varie anime del collettivo. Ogni pubblicazione, però, viene decisa da una sorta di oligarchia interna, la cosiddetta "commissione d'ascolto".

Skrunch – Le Can Can de Lacan - Live in Verona
Skrunch e Naked Musicians
Spiccano, tra le produzioni, quelle a nome Skrunch e Naked Musicians, le quali vedono al centro la figura vulcanica e spesso provocatoria di Francesco Cusa. Il nucleo di Skrunch, oltre a Cusa, è formato dagli altri due Involontari fondatori Sorge e Natoli. Il progetto negli anni si è avvalso della preziosa collaborazione, tra gli altri, del trombonista Tony Cattano, dei sassofoni di Beppe Scardino (baritono) e Piero Bittolo Bon (alto) e delle voci di Marta Raviglia e Gaia Mattiuzzi. Ad oggi Skrunch, ve lo anticipo, ha cessato l'attività ma rimangono tre albums a testimoniarne la storia. "Psicopatologia del Serial Killer", "L'Arte della Guerra" e "Jacques Lacan, a True Musical Story" descrivono un percorso dove la tradizione jazzistica, dalle orchestrazioni Ellington-iane passando dalla New Thing fino a giungere ad Anthony Braxton e Julius Hemphill, viene passata al tritacarne dal lato oscuro sotto il quale si cela parte del background del combo e da cui emergono con virulenza pulsioni post-punk, noise fino anche al metal. In più di un passagio, inoltre, certi progressismi jazz-rock sembrano riconducibili alla scena di Canterbury. I titoli scelti per le composizioni, poi, rivelano un' intenzionalità ironica, se non addirittura sarcastica. Coordinate simili si possono rintracciare anche nelle produzioni dell'ensemble Naked Musicians. Un progetto nato da un' idea di Cusa in cui il batterista si pone alla conduction di un vasto organico che comprende buona parte degli Involontari, al centro del quale le voci di Emiliano Cinquerrui e Biagio Guerrera contribuiscono a dipingere un panorama surreale dal tono (non sembri fuori luogo) dadaista, tanto da rievocare in parte gli olandesi The Ex ma anche diverse produzioni RecRec e affini. Due finora gli albums: il primo sconcertante "A Sicilian Way of Cooking Mind" e il seguente dissacratorio "Emiliano Culastrisce". Nel marzo scorso Naked Musicians, la cui formazione è in continuo mutamento, assieme ad altre realtà associate ad Improvvisatore Involontario (come il quartetto di chitarre Tetraktys capitanato da Paolo Sorge), è sbarcato a New York per una serie di concerti che ha offerto loro l'occasione di un confronto con alcuni musicisti attivi nella Grande Mela. Ma non solo: in una delle loro performance, Naked Musicians hanno avuto come ospite il nostrano Mauro Pagani.
Skrunch - Alljazzera e Quel giorno che J.J.Cale si svegliò senza una gamba - Live @ Moro Jazz
Naked Musicians – Live @ Issue Project Room [Brooklyn, NY ] March 13th

Switters e Skinshout incontrano Wu Ming
Nel corso degli anni le vicende legate all'attività di Improvvisatotore Involontario si sono incrociate a più riprese con quelle letterarie del collettivo Wu Ming. Il pluricelebrato "Q", con la vecchia firma Luther Blissett, e "54" sono tra i romanzi che più hanno ispirato Switters, poliedrico trio composto dal sassofonista Gianni Gebbia, dal bassista (anche al Theremin) Vincenzo Vasi e dall'ubiquo Cusa. Con all'attivo due albums, Switters si è avvalso delle colte provocazioni di Wu Ming 1 (autore tra l'altro di "New Thing") tanto per le liner-notes del primo "The Anabaptist Loop" quanto per un contributo audio che apre il secondo "Current Trends in The Contemporary Italian Music Disaster". Il reciproco interesse dei due collettivi ha portato invece Skinshout, ennesimo progetto che vede Cusa in prima linea, a comporre la colonna sonora dell'atteso seguito di "Q", ovvero "Altai". Quasi a voler tradurre le opere letterarie su di un piano cinematografico, è oramai è una tradizione per Wu Ming associare ad ogni uscita una colonna sonora che ne condivida le intenzioni narrative. L'omonimo album, che sonorizza i luoghi geografici descritti nel libro, si giova della voce di Gaia Mattiuzzi e dell'apporto di Xabier Iriondo agli insoliti strumenti taisho koto e mahai metak. Improvvisatore Involontario ha ormai consolidato un catalogo abbastanza ricco da non poter essere trattato in un unico articolo. Ci tenevo però a sottolineare sia il Live @ Issue Project Room NYC di Jim Pugliese, che che si avvale della collaborazione di Marc Ribot, sia il quartetto chitarristico Tetraktys di Paolo Sorge che, tra l'altro, omaggia Elliott Sharp e Fred Frith. Per finire, il consiglio per chi legge è di andarsi a sentire gli Involontari dal vivo, l'occasione non dovrebbe mancare.
Skinshout + Wu Ming 1- Altai – Live @ Leoncavallo, Milano
Tetraktys – Studio session

Aldo De Sanctis

Intervista a Francesco Cusa

ALDO DE SANCTIS (DISTORSIONI) Inizio col chiederti cosa ne pensi del termine indipendente associato al jazz, dato che altrove mi sembra di aver capito che non ti entusiasmi molto
FRANCESCO CUSA Se per indipendente intendiamo il fatto che dipendiamo dalle nostre forze, allora siamo indipendenti. Non credo che si possa parlare per la musica jazz oggigiorno di indipendenza sotto il profilo estetico. La maggior parte della musica che viene passata per avanguardia oggi è ormai roba che appartiene al passato. Questo è un periodo di grande manierismo. Ora che tutte le potenziali rotture si sono esaurite, di vere rivoluzioni è quasi impossibile che ne accadano nel jazz, come anche nel cinema. Adesso si tratta di rielaborare tutto il materiale che si è reso disponibile attraverso le rivoluzioni che ci sono state in passato, utilizzando la capacità di sincretismo e sintesi che possiede il jazz.

A.       ( D.) Passando ad altro, come è andata a New York?
F .C. New York per noi è stato un drammatico atto di provocazione. Tutto pagato da noi, viaggio e soggiorno. Impossibile aspettarsi che a qualcuno quì in Italia interessi finanziare un progetto del genere. Grazie all'entusiasmo di Marco Cappelli (professore di chitarra classica presso il Conservatorio di Palermo, n.d.t.) siamo riusciti a fare in modo che Maometto andasse alla montagna. I risultati sono stati ottimi anche in termini di critica. Ci siamo esibiti in diverse locations e abbiamo avuto la possibilità di collaborare con diversi artisti statunitensi. Io personalmente ho condiviso una conduction con Elliott Sharp. E' stata un' esperienza davvero importante anche perchè capisci ancora di più che un certo idioma è nato e poteva nascere soltanto lì.

A. (D.) Dopo l'esperienza nella Grande Mela, è ipotizzabile che Improvvisatore Involontario possa sbarcare in altre capitali importanti dal punta di vista musicale come, ma è solo un esempio, quelle scandinave, magari collaborando con collettivi simili al vostro?
F.C. In effetti stiamo pensando ad eventi di questo tipo. Ora ci stiamo focalizzando su Madrid. Il problema come sempre é che dobbiamo confrontarci con esigenze organizzative ed economiche di vario tipo. Viaggi del genere implicano che devi pagarti le spese del viaggio e della permanenza ed è uno sforzo che non puoi fare sempre. Certo, esiste la strada della collaborazione tra i diversi collettivi europei ed è una strada sicuramente da percorrere. Vedi ad esempio l'esperienza di Massa Sonora (meeting internazionale tra diverse realtà della musica creativa organizzato da El Gallo Rojo che si è tenuto per tre edizioni a Massa Lombarda, n.d.t.). Il problema è che, mentre in buona parte dei paesi europei le realtà che ti ospitano ricevono finanziamenti pubblici, quì in Italia è davvero difficile, se non in certi casi impossibile, garantire spazi e rimborsi ai gruppi che vengono da fuori, dato che la cultura quasi mai viene sovvenzionanta. E' una lotta, soprattutto per non perdere l'entusiasmo. Ed è una lotta anche culturale. Pensa che al festival "Breakfast With Giuseppi Logan" qualcuno, non un semplice passante, ad un certo punto ci ha chiesto: ‘e questo Giuseppi Logan dov'è? Quando arriva?’ Questa e la realtà avvilente in cui ci muoviamo.

A. (D.) Parlando invece di influenze musicali, nell'articolo ho citato riferimenti come la scena di Canterbury. Ascoltando Skrunch e Naked Musicians mi sono tornati in mente bands come Soft Machine ed Henry Cow
F.C. Beh, diciamo che ci sono delle convergenze dirette con Canterbuy, anche se in verità le influenze agiscono ad un livello inconscio e la musica infine segue una propria strada. Hai citato Canterbury ma potrei dirti che nella mia formazione è presente anche il metal. La mia musica è stata addirittura definita free, cosa che non sta né in cielo né in terra. Sicuramente
l'eclettismo è una dote fondamentale per tutto Improvvisatore Involontario.

A. (D.) Anche la provocazione sembra essere una componente molto presente nella tua attività artistica
F.C. Entrare in chiesa e cominciare a ruttare può essere definito una provocazione. Allo stesso modo nel mondo imbalsamato del jazz di oggi la provocazione suona davvero strana e non viene o non vuole essere recepita. Spesso per alcune mie caratteristiche vengo descritto come un avanguardista ma, al contrario, mi ritengo un purista e un tradizionalista.

A. (D.) Infine una domanda su Skrunch: stai lavorando su del nuovo materiale?
F.C. Skrunch è ufficialmente morto. La motivazione è che nessuno ci ha mai cagato più di tanto. Ora sto per uscire con The Assassins, un progetto più snello di Skrunch che ne erediterà il repertorio. Ne fanno parte i fantastici Daniele Camarda al basso e Flavio Zanuttini alla tromba e all'elettronica. E poi, assieme a Piero Bittolo Bon (sax) e Stefano Senni (contrabbasso), mi sto concentrando sul progetto Jaruzelski’s Dream .
intervista a cura di Aldo De Sanctis


Improvvisatore Involontario sul web


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