martedì 15 novembre 2011

LIVE REPORT - Michael Nyman Band, 13 novembre 2011, Catania, Teatro Massimo Bellini, Stagione Sinfonica 2011/2012

Lezioni di classe: Michael Nyman
Le luci si soffondono; una soffice coltre di silenzio inizia ad adagiarsi lievemente, nei colori dell' oro e del cremisi, sulla magnifica cornice del Teatro Massimo Bellini di Catania. Impalpabile, prima ancora che accada, la musica principia a discendere da un luogo imprecisato della mente. Sono “fughe”, “contrappunti”, “glissando”, sinestesie di una diversa concezione del mondo, quelle
che si preparano a incendiare di note multicolori la notte etnea. E' il giusto prologo al giardino armonico che verrà. S'impone, tuttavia, un passo indietro. Geniale e versatile ai massimi livelli, il grande compositore londinese Michael Nyman, formatosi alla severa scuola del King's College di Londra, inizia una carriera di musicologo e finissimo interprete dei cambiamenti che, ai livelli più raffinati e innovativi, avvengono nel proscenio musicale planetario; conia per la prima volta la arguta definizione di “minimalismo” per tutta quella scena compositiva germogliante, nella metà degli anni '60, negli Stati Uniti, in specie (Philip Glass, Steve Reich, Glenn Branca). Oltre alla carriera di lucidissimo critico musicale, Nyman inizia a comporre in proprio, creando uno stile particolarissimo che, più tardi, gli varrà la meritata fama di compositore planetario. Soprattutto, allorché comincia a produrre musica per film che entreranno nella grande storia del cinema. Opere d'arte assolute, ascrivibili a registi quali Peter Greenaway, Christopher Hampton,Micheal Winterbottom, Jane Campion. Una via di mezzo tra l'avanguardia minimalistica, la sequenza iterativa, e il barocco più ricco di volute armoniche, quello tra XVII e XVIII secolo. Fa specie come una terra con vocazione così fortemente musicale, l'Inghilterra, abbia dato così pochi compositori di assoluta grandezza nei secoli: John Dowland, William Byrd, Henry Purcell, Benjamin Britten, Michael Nyman ...

Il concerto
Un ensemble di undici elementi, due violini, una viola, un violoncello, due sassofoni soprani, un sassofono baritono, un corno francese, un trombone, una tromba, un flautino, un basso elettrico e infine Nyman, funambolo del piano.
La musica è subito avvolgente, con tre frammenti (Molly, Eddie, Nadia) estrapolati da 'Wonderland', film di Michael Winterbottom (1999). Suprema coniugazione di musica e poesia filmica, il tappeto armonico si dispiega luminoso e lieve nell'aria, rilasciando fumigazioni iridescenti nel buio ovattato del teatro. Si prosegue con tre frammenti (Prospero's Curse, Come Unto These Yellows Sands, Miranda) tratti dal meraviglioso 'Prospero'sBook', di Peter Greenaway, ispirato alla magnifica opera di Skakespeare, La Tempesta, in cui i cromatismi sonori assurgono a livelli di stupefacente equilibrismo estetico. All'opera cinematografica di Laurence Dunmore, 'The Libertine', 2004, si ispirano le tre tracce successive, The Mistress, Against Constancy, A Satire against Reason. Quello che colpisce e incanta, d'acchito, è la suprema capacità di Nyman di legare assieme, in un tutto armonico, incalzante e coerente, frammenti apparentemente esiliati nella solitudine dei singoli strumenti, e di trarne prodigiose armonie. Due frammenti da 'Water Dances', con il loro ritmo travolgente e splendidamente amalgamato conducono al cuore più poetico del concerto, 'The Piano'. Da 'Lezioni di piano', (Big My Secret, Silver Fingered Fling, The Heart Asks Pleasure First) della cineasta neozelandese Jane Campion, il frammento che nella sua semplicità compositiva, pregna di sentimento e linee armoniche scaturite come da un punto segreto del petto, il grande Nyman, in assoluta solitudine, al piano, esegue The Heart Asks Pleasure First, e subito il numinoso, l'elemento metafisico, la sorgiva dell'inestinguibile melodia degli astri discende come un velo di spuma luminosa sul teatro. Brano epifanico, rappresentazione del sublime che in pioggia di porpora e oro bagna il cuore dell'uomo e lo redime da ogni miseria quotidiana. Frammenti tratti dai film di Greenaway, 'Il Mistero dei Giardini Di Compton House' (1982) (Chasing Sheeps Is Best Left To Sheperds, Eye For Optical Theory) e 'Giochi Nell'Acqua' (Drowning By Numbers, Trysting Fields/ Sheep And Tides, Wheelbarrow Walk, Fish Beach, Knowing The Ropes) con il loro ritmo incalzante, avvolgono come in un inquietante ma intrigante, al contempo, reticolato di suoni indiavolati e prossimi alla vertigine sonora. Infine, i due meravigliosi bis: Sacrifice (con una spassosa dedica al Primo Ministro italiano, appena costretto alle dimissioni: il che la dice lunga sull'albionico istrionismo di Michael Nyman, che durante tutto il concerto, altresì, continua a gettare in terra con gesto volutamente plateale i fogli degli spartiti appena eseguiti!) e la stupenda Time Lapse, sublime scheggia sonora estrapolata dalla colonna sonora di un altro capolavoro di Peter Greenaway, 'Lo Zoo Di Venere', 1985. In conclusione, un concerto che non esiteremmo a definire memorabile. Novanta minuti di pura poesia, coniugata con stilemi e preziosismi “purcelliani” calati in pieno sperimentalismo tardo-novecentesco, in un amalgama che del sublime fa sistema e norma, 'Castello di Atlante' e inquietante 'Giardino di Klingsor dell'umana predisposizione alla trascendenza.
Rocco Sapuppo

Michael Nyman





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