giovedì 17 novembre 2011

JANE’S ADDICTION: ”The Great Escape Artist” (Uscita: 18 ottobre 2011, Capitol Records)

A otto anni dal precedente pessimo "Stray" e dopo alcuni rimaneggiamenti di formazione (non esiste ancora un bassista stabile nella line-up), i Jane'Addiction si riaffacciano sulla scena musicale con "The Great Escape Artist" riuscendo soltanto in parte a risollevare le proprie sorti. Intendiamoci, non che nel nuovo lavoro manchino delle idee degne di nota, ma una certa superficialità con la quale vengono sfruttate produce l'impressione di trovarsi di fronte
a un band soltanto ispirata ai Jane's Addiction piuttosto che agli originali. A dirla tutta, End To The Lies, l'unico brano che personalmente ritengo davvero di un buon livello, sembra riprendere addirittura alcune delle idee in materia di melodia portante e timbro che avevano caratterizzato Porno For Pyros, il progetto solista del vocalist Perry Farrell. Per il resto siamo lontani intere ere geologiche da capolavori come Ted, Just Admit it o Three Days, dove i quattro californiani macinavano ognuno la propria dote individuale per dar luogo a quella miscela, quell'energia in grado di sbatterti al muro e di attraversarti il corpo e l'anima con tensioni di migliaia di volts. Adesso sembra piuttosto che la band stia semplicemente puntando ad una pensione dignitosa. Ingeneroso? Beh, diciamo che da vecchio fan quale sono, rimango appena intiepidito dal taglio pop con il quale questa produzione rimodella alcuni riferimenti rintracciabili soprattutto nella wave inglese degli anni ‘80. Ecco, mettiamola così: se fossimo ad esempio nel 1989, "The Great Escape Artist" sarebbe, non senza riserve, una delle uscite discografiche dell'anno.
Il tono da mera operazione commerciale non viene smorzato neppure dal live registrato durante l'edizione del 2011 del festival "Viva Latino" (Città del Messico) che accompagna la versione deluxe della release. Una band dall'ottimo livello tecnico ma incapace di trasmettere dal vivo qualcosa di diverso da una stanca riproposizione dei brani, eseguiti a memoria come fossero dei compiti a casa imposti da un'odiata maestra. Uno svaccato Perry Farrell, poi, non contribuisce di certo a donare quell'enfasi necessaria al convolgimento. La prova del nove arriva con Three Days, sicuramente il brano più arduo da suonare, che risulta notevolmente depotenziato e che fa venire voglia di riascoltare immediatamente la versione in studio di ventuno anni fa. L'unico episodio in cui verrebbe da dire "it's rock'n'roll, baby" è, a mio avviso, la splendida Ocean Size. Per finire, per chi non conoscesse di cosa sono stati capaci i Jane'Addiction, consiglio caldamente di andarsi ad accaparrare "Nothing's Shocking" e "Ritual De Lo Habitual".
Aldo De Sanctis

Capitol Records

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