domenica 13 novembre 2011

MARK SULTAN : “Whatever I want” (LP, release date: 17 ottobre 2011, In The Red) // “Whenever I want” (LP, release date: 17 ottobre 2011, In The Red) // “Whatever/Whenever” (CD, release date: 17 ottobre 2011, In The Red)

# Consigliato da DISTORSIONI

Mark Sultan si può dire abbia sperimentato ogni combinazione di organico possibile: la sua incontenibile ispirazione si è concretizzata in vari progetti oltre alla sua attività di one-man band che ormai si protrae da circa un decennio. Dagli esordi con i punk-rockers canadesi Spaceshits in compagnia del fido “compagno di merende” che diventerà poi King Khan 
e con il quale faranno coppia fissa con lo
pseudonimo di King Khan & BBQ Show. Altre sue collaborazioni, spesso celate dietro ai suoi innumerevoli pseudonimi con Almighty Defenders (insieme a Khan e i Black Lips), Les Sexareenos, in assetto da band  e The Ding Dongs, altra 2-men band, questa volta con Bloodshot Bill. Questa sua nuova pubblicazione sicuramente non passerà inosservata. Assecondata dalla In The red, che di certo non è la più convenzionale delle etichette, in formato doppio vinile, ma separati, “Whatever I Want” e “Whenever I Want” contengono un totale di 26 brani, 14 dei quali estrapolati per un sampler in CD uscito in contemporanea, intitolato “Whatever/Whenever”. Se poi non ne avete ancora abbastanza o non è il momento di spese folli, potete scaricare il bonus live album “War on rock’n’roll” messo gratuitamente a disposizione dal suo sito. 
Ce n’è  per tutte le esigenze dunque. Mark con la  sua coppola perennemente in testa, per non smentire le sue origini italiane, (Mark Antonio Pepe all’anagrafe) non si risparmia assolutamente, come un Kim Fowley impazzito vaga avanti e indietro nel tempo rispolverando (ma manco troppo) e dissacrando garage rock, doo-wop, rockabilly, soul, country, psychedelia, punk hardcore, bubblegum, glam-rock, mosso più da fregola anarcoide che da riverente ambizione, affiancato nell’impresa da altri degni compagni “illustri” come Dan Kroha (Gories, Demolition Doll Rods) Erin Wood (The Spits), Cole Alexander e Jared Swilley dei  Black Lips . Ma passiamo all’ascolto di questo impegnativo, almeno per la durata, lavoro d’insieme. La zompettante Axis Abraxas che apre sia “Whatever I want” che il best of, ha le caratteristiche per essere il classico apripista anche se non è certo uno dei momenti più sorprendenti, ammiccando alle tipiche cose in stile Black Lips ultima maniera. Decisamente divertente Calloused hands che pare la caricatura di un classico brano alla Kiss, o i 44 secondi di furia punk nella Quit the human race degli Stains,  per poi passare subito a Just for a moment degli Ultravox qui minimizzata all’essenziale. Song in grey ci riporta agli anni 60 con quello charme da girl group stile Ronettes, Shangri-Las, che si respira anche nel doo-wop di If I had a Polaroid.
In “Whenever I Want” lo spirito avventuriero non cede: dopo l’iniziale Keep’em satisfied Pt.1, rock’n’roll psicotico che verrà trasformato in blues nella Pt.2 all’inizio del lato B, colpisce il secondo potenziale singolo In future worlds per il suo improvviso incedere dall’umore folk-psych sostenuto da coretti vagamente Deja Vu dei CSN&Y che esplode in un ritornello ruffianissimo che solo apparentemente non  c’entra affatto. Il country sospeso per aria di Let them wave goodbye riesce a mettere radici in Satisfied and lazy, la parentesi punk questa volta è scandita da Let me freeze,  degna dei migliori Circle Jerks e in coda album trovano posto gli 8 minuti di For those who don’t exist  che da ballata acustica sfocia in improvvisazione free-jazz con un sax delirante che prende il sopravvento. Insomma uno stile davvero eclettico che non scade mai in maniera scontata o rischiando di annoiare. Il garage-rock ha bisogno di incentivi come questo, che lo facciano uscire dagli stereotipi del genere con cui da anni molta della scena va ripetendosi. Ok, it’s only rock’n’roll, ma c’è chi ogni tanto riesce a dimostrare come sia ancora possibile farlo suonare fresco e vitale, nonostante i suoi quasi sessant’anni e non una sbiadita parodia di sé stesso. Difficile immaginare tutto questo materiale che qui si avvale del lavoro di studio, ripresentato dal vivo nella versione solitaria, ma forse questo è il lavoro che più riscatta il sultano dall’ombra che ha sempre un po’ subìto nell’inevitabile paragone col genio del Re Khan.
Federico Porta  


Mark Sultan.com




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