lunedì 21 marzo 2011

CINEMA - Ricordo di SERGIO CITTI (Roma, 30 maggio 1933 – Roma, 11 ottobre 2005)

Sergio Citti ci lasciò nel trentennale della morte di Pasolini, suo amico e collaboratore, poi valido regista in proprio. Era malato da tempo, senza una lira poiché non aveva potuto usufruire della legge Baccelli (la pensione per gli artisti),  "ma nun è pe sti quattro soldi - commentava - è che nun se tratta così n’artista", i suoi ultimi film quasi invisibili. Non che in passato le cose gli andassero meglio: anche i cinefili più accaniti devono accontentarsi di rari passaggi notturni, grazie ai quali si é potuto vedere il folgorante debutto “Ostia”, interpretato dal fratello Franco e da Laurent Terzieff, da un testo di Pier Paolo Pasolini, reso coi toni barbari e arcaici della tragedia greca (da confrontare con “La commare secca", manieristico debutto di Bertolucci, sempre da un soggetto Pasoliniano)
O il recente “Vipera”, non perfetto, ma di grande grazia e buon ritmo.Per altri film mi devo basare su lontani ricordi, ma è difficile dimenticare lo shock (positivo), provato nel vedere il caustico “Casotto” attratti dalla diva bambina Jodie Foster, nel cast con Catherine Deneuve, Tognazzi, Placido e molti altri. O la passione con cui seguivamo l’epico e picaresco “Il minestrone", viaggio di due affamati (Ninetto Davoli ed un Benigni ancora puro) in un Italia boccaccesca, con l’unica apparizione al cinema di Giorgio Gaber. O “Verdeluna”, episodio della serie tv “Sogni e bisogni”, favola onirica con un Renato Pozzetto finalmente usato bene. O il divertentissimo “Mortacci”, dal cast fantasmagorico: Gassman, Malcom Mc Dowell, Mariangela Melato, Sergio Rubini, I Gemelli Ruggeri, Carol Alt. Il cinema di Citti nel contenuto primario, ovvero la trasformazione della realtà spicciola in mito o favola, non è diverso da quello dei più grandi registi italiani, Fellini, Pasolini, Monicelli, ma è diverso il modo in cui lo persegue, astrazione intellettuale per quelli, immersione nella culturale popolare, nel racconto orale, per Citti, laddove Fellini passava per Kafka e Jung e Pasolini per Freud e Gramsci (ma tutti quanti per Chaplin).
Uomo privo di studi, Franco Citti aveva un dominio istintivo della tecnica registica, per cui i suoi film, per quanto realizzati in economia, risultano formalmente molto belli. Si aggiunga la capacità di variare i registri, dal cinismo alla pietas, dallo straniamento surreale alla comicità farsesca, alla poesia pura (il bellissimo finale di “Vipera”) e avremo un altro grande regista esule in patria (come Petri, Pietrangeli, Zurlini, Nichetti), ma attenzione al benemerito “Fuori Orario”, passato anche dalla serie tv “sogni e bisogni”. La morte lo ha colto mentre lavorava ad una sceneggiatura per Anna Falchi, una degli amici che non l’avevano abbandonato.
Alfredo Sgarlato

Si ringrazia vivamente per la gentile concessione dell'articolo l'autore Alfredo Sgarlato e il Mensile cartaceo di Culture e Idee KONTAMINAZIONI (n. 4 - dicembre 2005) dal quale è stato trascritto.

Sergio Citti

filmografia completa:
Ostia (1970 )
Storie scellerate (1973)
Casotto (1977)
Due Pezzi di pane (1978)
Il minestrone (1981)
Sogni e bisogni – serie tv (1985)
Mortaci (1989)
I magi randagi (1996)
Vipera (2001)
Fratella e sorello (2005)

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