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venerdì 23 dicembre 2011

LIVE REPORT - “Dirty Trainload” (17 dicembre 2011, Parkway Bikers, Bari)

Riesco finalmente a vedere dal vivo prima di Natale, dopo averne letto in rete le gesta, i miei concittadini pluriacclamati Dirty Trainload, un duo (sino all’altro giorno) di blues work in progress con all’attivo due cd, “Rising Rust”  e “Trashtown” di cui abbiamo puntualmente parlato qui su Distorsioni. Concittadini a dir la verità per metà perché al chitarrista, il buon Bob Cillo, che conosco da una vita,

mercoledì 7 dicembre 2011

THE BLACK KEYS: “El Camino” (Uscita: 6 dicembre 2011, Nonesuch)

# Consigliato da DISTORSIONI (con un po' di nostalgia per i “vecchi” Black Keys, quelli che registravano in cantina ...)

Settimo album in dieci anni per i Black Keys, duo originario di Akron, postaccio nebbioso e puzzolente di pneumatici, oggi trasferiti nella più amena Nashville, con un passato sporco di blues e garage e un luminoso presente di rock'n'roll band arrivata, con “Brothers”, l'album dello scorso anno, ad un sontuoso successo

lunedì 5 dicembre 2011

THE CUBICAL: “It Ain't Human” (Data Uscita: 07 novembre 2011, Halfpenny)

# Consigliato da DISTORSIONI

Avevo già notato The Cubical qualche tempo fa. Era il 2009 quando non potetti non rimanere impressionato da "Come Sing These Crippled Tunes", disco di esordio di questa formazione inglese il cui sound è però prettamente americano. Provenienti da Liverpool e formati da Dan Wilson (voce, chitarra), Alex Gavaghan (chitarra, pianoforte, cori), Johnny Verde (chitarra, armonica),

martedì 22 novembre 2011

JOHN FAHEY: "Your past comes back to haunt you. The Fonotone years 1958-1965" Box 5 CD (Uscita: 11 Ottobre 2011, Dust to digital records)

# Imprescindibile

Tra il 1958 e il 1965 John Fahey, mentre la sua Takoma Records s’avviava a scrivere un pezzo piccolo ma importantissimo della storia del folk e del blues “primitivo” americano, ebbe una fruttuosa collaborazione con un’altra etichetta, con base nel Maryland, la Fonotone Records, guidata dal suo amico Joe Bussard, tutta incentrata sulla riscoperta delle radici della musica americana. Bussard, classe

mercoledì 9 novembre 2011

RORY GALLAGHER: “Notes from San Francisco” (2 CD, Release Date: 6 Giugno 2011, Sony – 17 Maggio 2011, Eagle Rock)

# Consigliatissimo da DISTORSIONI
‘Nel novembre 1977, dopo aver completato un tour mondiale di sei mesi, Rory Gallagher e la sua band volò dal suo ultimo show in Giappone a San Francisco per iniziare a lavorare ad un nuovo album, con il famoso produttore americano Elliot Mazer (“Harvest” Neil Young, “Cheap Thrills” Janis Joplin,

martedì 18 ottobre 2011

WYNTON MARSALIS & ERIC CLAPTON: “Play The Blues, Live From Jazz At Lincoln Center” (release date: 13 settembre 2011, Rhino Records, CD + DVD)

Tutto si può obiettare ad Eric Clapton, meno l’aver dimenticato, nella sua ormai più che quarantennale lunghissima carriera solista, di rendere omaggio - con cadenze variabili - al suo primissimo amore, il blues. I detrattori saranno sicuramente critici anche verso le modalità adottate, ma quelle volte che l’ha fatto (non moltissime) sono coincise con alcuni momenti topici del suo percorso artistico. D’accordo, sessionman di lusso, interprete-autore ormai ultra patinato di brani e album discutibilissimi:

giovedì 13 ottobre 2011

SHE KEEPS BEES: “Dig On” (Release Date: 19 Luglio 2011, Rykodisc/Domino Records/Audioglobe)

# Consigliato da DISTORSIONI

Tra tutte le uscite di quest’estate e autunno c’e’ stato un piccolo gioiello che non ha ricevuto l’attenzione meritata da parte della stampa italiana. “Dig on” dei She Keeps Bees e’ uscito a Luglio ma e’ ancora un disco che conserva tutto il calore dell’estate per il vostro lungo inverno e le vostre innumerevoli serate romantiche, quelle per le quali oltre alla cena preparate con cura anche la musica di sottofondo. E questo e’ un disco perfetto.

domenica 9 ottobre 2011

JOHNNY WINTER: “Roots” (Release Date: 27 Settembre 2011, Megaforce)

# Consigliato da DISTORSIONI

Le ultime notizie, amici ed appassionati che lo hanno visto in giro in concerto, lo danno ridotto male, al punto di dover essere accompagnato sul palco e ripreso alla fine dello show. Stiamo parlando di un maledetto chitarrista-cantante texano albino di 67 anni che ha inciso un numero imprecisato di albums dall’anno di grazia 1969, sempre all’insegna di un amore fiero ed indefesso per il blues più grintoso che si possa immaginare.

mercoledì 14 settembre 2011

ROCK ARCHEOLOGY - IL PRE-PUNK '70 IN INGHILTERRA: STACK WADDY, THIRD WORLD WAR,"CREEPY" JOHN THOMAS, ZABU', PANAMA LIMITED (JUG BAND)

INTRO
Dopo avere scritto per Distorsioni sui gruppi proto-punk dei primi anni '70 negli USA, ho pensato di spostare il discorso dall’altra parte dell’oceano, e di puntare il mio obiettivo su fenomeni similari. La scena che ha preceduto la rivoluzione del punk in Inghilterra

giovedì 4 agosto 2011

BETTA BLUES SOCIETY “Betta Blues Society” (2011, autoproduzione)

Forti di una lunga esperienza live, primi classificati allo svizzero Samedan Blues Festival e secondi al fiorentino Rockcontest di Controradio, dove sono stati notati dal compianto Ernesto De Pascale che li aveva posti sotto le sue generose e competenti ali protettive, la band pisana giunge ora al debutto su cd, nove tracce originali cantate in inglese e tre cover di classici del blues con la produzione di Antonio Castiello. La Betta Blues Society si caratterizza per la sua formazione totalmente acustica: Lorenzo Marianelli alla chitarra, Luca Guidi chitarra e ukulele,

sabato 16 luglio 2011

VOTE FOR SAKI: "Brucio" (September 2011, Black Nutria)

I Vote for Saki sono un duo maceratese costituito da Gianluigi Mandolini alla batteria e Riccardo Carestia alle chitarre ed alla voce. Fortemente influenzati dal blues tradizionale così come dalle sue variazioni "distorte" dei gruppi rock anni settanta ed odierni come White stripes e Queens of the Stone age, si autoproducono questo disco realizzandolo esclusivamente con tecnologie analogiche, come orgogliosamente ribadiscono nelle note di copertina.

mercoledì 6 luglio 2011

ROCK ARCHEOLOGY - "The garage psych-blues of THE MISUNDERSTOOD" (1963 - 1969)

Garage band psych-blues per eccellenza, originaria di Riverside (California), fu fondata nel lontano 1963 ed è stata una delle band più importanti del periodo, per i loro spettacolari live shows, per il sound travolgente e originale che li caratterizzò e la capacità dei musicisti nel comporre delle splendide songs rimaste nel ricordo degli appassionati e dei collezionisti di varie epoche.

martedì 28 giugno 2011

NORBERTO ANIBAL NAPOLITANO (1950-2005): 'Pappo’s Blues, una leggenda rock-blues dall'Argentina'

Dalle nostre parti uno sconosciuto, nel continente sud americano quasi una istituzione della musica popolare, nello specifico del rock e del blues di cui è stato un interprete di prim’ordine. Norberto Anibal Napolitano aka Pappo, leggendario cantante chitarrista argentino sempre in bilico tra l’amore per il blues e la voglia di suonare cattivo, con volumi esagerati, hard rock ed elettricità dalla terra del tango e del romanticismo un po’ kitsch, quasi una reazione, una conseguenza della “legge del contrappasso”.

mercoledì 15 giugno 2011

ROCK ARCHEOLOGY - THE HUMAN INSTINCT : "Kiwi psych heads"

Guido Sfondrini, il nostro prodigioso 'archeologo' sonico, ci propone un nuovo prezioso reperto dal passato (fortunosamente riattualizzato da immimenti ristampe), liberato dalle incrostazioni e da uno spesso strato di polvere depositatosi con gli anni: questa volta trattasi di rarissima 'nugget' scovata nella Nuova Zelanda. We hope that you like it! Enjoy people! (Wally Boffoli)

lunedì 13 giugno 2011

JAMES LEG: “Solitary Pleausure” (2011, Alive Records, Goodfellas)

Lanciando un’occhiata alla copertina stile gothic, ci s’inquieta. Lo stile è cupo, sullo sfondo nero due scarne e bianche mani dalle tonalità bluastre intrecciano le dita e il teschio dell’anello, seppure piccolo, pare vedere tutto! Ad ascoltarlo, poi, l’impatto è pesante, piacevolmente pesante: percussioni picchiano a tutto spiano nel brano di apertura, Have To Get It On, ed è energia pura. C’è tutta la migliore tradizione del rock nel brano che apre l’opera di James Leg, “Solitary Pleausure”. Lui è in realtà John Wesley Myers, è del Tennessee, dove l’album è stato registrato.

giovedì 5 maggio 2011

DICK HECKSTALL SMITH: “A Story Ended” & “ Sweet Pain”

Dick Heckstall Smith è stato senz’altro uno dei massimi protagonisti del british jazz/blues, dagli albori nei primissimi anni 60 sino alla sua scomparsa avvenuta nel 2004. DHS ha suonato,con un ruolo da protagonista, in tutte le esperienze blues inglesi più importanti di quel periodo e poi del presente: dai Blues Incorporated di Alexis Korner ai Bluesbreakers di John Mayall, dalla Graham Bond Organisation ai Colosseum sino ai Mainsqueeze, ai The Famous Bluesblasters e la Hamburg Blues Band negli anni '90 e 2000. Cominciò a studiare il sassofono a 15 anni e nel 1953 suonò con la jazz band del Sidney Sussex College di cui diventò il leader, le sue prime fonti di ispirazione furono grandi miti del jazz come Sidney Bechet e Lester Young. I suoi sassofoni (soprano, alto e tenore), con il loro sound ispirato dal rivoluzionario musicista jazz afro americano Rashaan Roland Kirk (da cui ereditò l’abitudine di suonare due sax contemporaneamente!), hanno dato lustro ad alcuni dei momenti migliori del jazz/blues inglese. DHS è stato tra i protagonisti di dischi leggendari, che hanno fatto la storia del rock inglese e del british blues: da "R & B from The Marquee" con Alexis Korner a "Valentyne Suite" con i Colosseum, da "Bare Wires", "Diary Of A Band Vol.1-2" con John Mayall’s Bluesbreakers a "The Sound Of 65" con la Graham Bond Organisation. La sua produzione discografica come solista si è soprattutto sviluppata negli anni 80 e 90, ma iniziò con la registrazione nel 1972 dell’lp "A Story Ended" (Bronze 72), un disco relativamente poco conosciuto ma di grandissima qualità, che ebbe la produzione di Jon Hiseman e vide collaborare con DHS alcuni dei principali solisti britannici del momento: Chris Spedding (chitarra), Graham Bond (keyboards), Paul Williams (voce), Chris Farlowe (voce), Caleb Quaye (chitarra), John Hiseman, Mark Clark e Dave Greenslade (batteria, basso e tastiere e tutti e tre ex Colosseum), Gordon Beck (keyboards) e Rob Tait (batteria). Il disco, ispirato e originale, che venne registrato subito dopo lo scioglimento dei Colosseum, contiene alcuni brani formidabili, originariamente scritti da DHS con il chitarrista Clem Clempson per un nuovo lavoro dei Colosseum, che però non vide mai la luce. La tracklist del disco comincia con Future Song, complesso brano caratterizzato da un riff intricato, dove il sax di DHS gareggia nella ricerca di complicati fraseggi con la chitarra dell’ex Hookfoot, Caleb Quaye, continua poi con Crabs e Moses At The Bullrushorses, due brani trascinanti, impregnati di sonorità funky con un Graham Bond scatenato all’organo Hammond e Paul Williams alle lead vocals, a seguire What The Morning Was After e la lunga Pirate's Dream, brano dall’inizio trasognato che poi si trasforma in una cascata scintillante di suoni, con delle dinamiche fantastiche: il lirico solismo del sax tenore di Smith e la potente voce di Chris Farlowe in tutta la sua incredibile estensione, Bond impegnato nel creare sonorità impossibili con il suo solo di Moog Synthetizer. In chiusura Same Old Thing, slow blues creativo carico di feeling con protagonista la splendida voce black di Paul Williams e la chitarra nervosa di Chris Spedding. Un disco bellissimo, dove blues, jazz e rock si incontrano al meglio delle possibilità espressive dei musicisti impegnati. Più volte ristampato in cd, anche con bonus tracks, versioni live di alcuni brani e due interessanti inediti, un classico degli anni 70. Un disco, per certi versi, simile fu "Sweet Pain", registrato qualche anno prima, nel 1969 e pubblicato in GB dall’etichetta Mercury. Non fu un vero disco solista di DHS, ma una sorta di jam a cui parteciparono alcuni dei protagonisti del blues revival inglese anni 60. Victor Brox aka Sam Crozier, ex lead vocalist dell’Ainsley Dumbar Retaliation, tastierista e trombettista, a mio parere, una delle voci più belle e coinvolgenti del british blues (lo sostenevano anche Hendrix e Tina Turner), sua moglie Annette Brox anch’essa cantante, il cantante Alan Greed ex Running Man, l’armonicista John O’Leary ex Savoy Brown, il bassista Keith Tillman ex Bluesbreakers, il batterista Junior Dunn e il chitarrista Stuart Cowell poi ex Titus Groan e con i Paul Brett’s Sage; a completare la line-up di questa band dalla vita brevissima, i sassofoni e il flauto di Dick Heckstall Smith, ovviamente, con un ruolo da protagonista. Sweet Pain, fu pubblicato negli USA con il titolo: "England’s Heavy Blues Super Session", fu decisamente un disco orientato al blues con le inevitabili influenze rock psichedeliche tipiche del periodo. Alcuni titoli: The Steamer, Sick and Tired, la lunga General Smith, la classica Trouble In Mind e la conclusiva Song Of The Medusa; il mood del disco fu caratterizzato da suoni crudi e primitivi, che lo resero un classico per gli appassionati del genere, ma non gli fecero ottenere i riscontri di vendite sperati. Un epoca quella dove i musicisti si potevano ancora muovere autonomamente dalle logiche del business e in questo caso lo fecero senza porsi alcun problema, semplicemente suonarono quello che piaceva a loro, come volevano, in assoluta libertà. Del disco in questione, piuttosto raro nella sua veste originale, esiste una cd-r. Dalle profondità più oscure della miniera d’oro del rock anni 60/70, due piccole gemme da riascoltare con attenzione.

Guido Sfondrini

Dick Heckstall Smith

Elegy (from "Valentyne Suite", Colosseum)
Look In The Mirror (from "Bare Wires", John Mayall)

Dick Heckstall Smith discography

1969 Sweet Pain (Mercury)
1972 A Story Ended (Bronze/Sequel)
1991 Live 1990 (Bellaphon Records)
1991 Where One Is (Mainstream)
1995 Celtic Steppes (Thirtythreerecords)
1995 This That (Atonal)
1996 Bird in Widnes (Konnex)
1998 Obsession Fees (R & M Records (Germany)
1998 On the Corner/Mingus in Newcastle (33Jazz Records)
2001 Blues and Beyond (Spitfire Records)

giovedì 28 aprile 2011

DIRTY TRAINLOAD: "Trashtown" (2011, Otium Records


Il chitarrista Bob Cillo é non é certo l'ultimo arrivato nella scena rock-blues barese e pugliese: negli ultimi vent'anni e più ha siglato e marchiato con la sua chitarra incandescente numerosi progetti, Public Health, Trinity, Backdoor Friends sino ai Dirty Trainload, un duo che lo vedeva accompagnato nel primo buon lavoro, "Rising Rust" dall'armonicista/cantante Marco Del Noce. Un'intensa attività concertistica nazionale ed internazionale negli ultimi due anni ha evidenziato i Dirty Trainload quale una delle più belle realtà blues pugliesi, anche se questa etichetta tout-court sta loro un pò stretta. Già "Rising Rust", lavoro prodotto da Fabio Magistrali nel suo studio salentino cercava di abbandonare certa ortodossia blues avvicinandosi ad un'ottica lo-fi d'estrazione americana, che ad ogni modo salvaguardava le roots-blues dei grandi del delta, ben stampate nel dna chitarristico di Cillo.
"Trashtown" persevera in questa direction: anche questa volta Magistrali ha saputo infondere nei 13 brani del nuovo lavoro un'intrigante 'mood' fangoso e primitivo che riesce a farsi apprezzare, soprattutto nel trattamento delle performances vocali dell'italo-californiana Livia Monteleone (Noisance), che ha sostituito da tempo Del Noce (qui presente all'armonica), impegnata anche alle percussioni ed in qualche brano al banjo. E' proprio lei a cercare di iniettare nei nuovi brani composti dal duo una nuova 'urbana' linfa vocale viscerale, cosa che le riesce alla grande nell'iniziale martellante Trashtown - l'unico brano del cd forse a giustificare l'etichetta punk/garage loro appioppata - con accenti addirittura Patti Smith-iani, ed in episodi come Gotta go e Hard Working Time, ma che non regge alla lunga distanza dei 13 brani, soccombendo ad una incalzante monotonia espressiva. Anche i moduli compositivi a volte sembrano non essere bene a fuoco, come in The Mayor's Son e nello strumentale Wigdance. Probabilmente é in queste due direzioni che i Dirty Trainload dovrebbero lavorare per il futuro: il lavoro chitarristico di Bob Cillo invece non offre il fianco a critiche di sorta, risultando corposo e ben calibrato tra accenti più aggressivi ed hard ed altri più avvolgenti, sempre al servizio dell'economia generale dei brani; il suo fraseggio (soprattutto slide), significativamente progredito, si fa ammirare nella lenta Lullaby, nella finale morbosa This Jail, uno degli episodi più felici del lavoro, ed in Mad Ride. Immancabile l'omaggio ai padri del delta-blues: le belle rivisitazioni di Stranger's Blues (Elmore James) e 44 (Chester Burnett).
Wally Boffoli
GOTTA GO/HAD IT COMING/THIS JAIL/TRASHTOWN

Dirty TrainloadMySpace
OtiumRecordsMySpace

BRITISH BLUES - SAVOY BROWN BLUES BAND Early Days 1965 - 1970, "Una sporca faccenda blues"

Il boom inglese del blues, Londra ed i blues-clubs degli early sixties


Una delle storie più gloriose e durature del British Blues é di certo quella della SAVOY BROWN BLUES BAND, che partendo dalla seconda metà degli anni '60 giunge sino ai giorni nostri. L'ultimo album pubblicato dalla longevissima band capitanata a tutt'oggi dal suo fondatore, il grande chitarrista Kim Simmonds, é del 2009, "Too Much Of A Good Thing" (Panache Rec.): stiamo parlando dell'unico combo sopravvissuto delle grandi british blues-rock bands degli anni '60 (come giustamente scrive Alex Henderson in AllMusic.com) insieme agli Yardbirds (scioltisi nel 1968 e di nuovo attivi nel 2003 con l'ottimo album "Birdland") ed ai Ten Years After. Un marchio di fabbrica quello di Simmonds e c. che nel corso degli anni si é allontanato a volte fatalmente dal primigenio sound morbosamente intriso di blues per intessere elaborazioni prettamente rock hard-heavy, assolutamente non disprezzabili. In questo articolo mi interessa approfondire - anche e soprattutto per le nuove e nuovissime ignare generazioni - il periodo del gruppo che ritengo più denso musicalmente e ricco di dischi esaltanti, quello che va dal 1966 al 1970 compreso: corrispondente a quello di maggior splendore del british blues e degli altri suoi rappresentanti più significativi, Chicken Shack, Ainsley Dunbar Retaliation, Fletwood Mac, Keef Hartley Band, Colosseum, Groundhogs, Ten Years After. Figura centrale e fondatore della Savoy Brown Blues Band, formatasi nel 1965 a Battersea, South West London é il biondo chitarrista Kim Simmonds, che la guiderà sin dall'inizio del 1966. Lo scenario é una Londra nella quale la febbre blues ha infettato già da tempo musicisti come Alexis Korner, John Mayall, Cyril Davies, Long John Baldry; Graham Bond, Zoot Money spostandoci su un versante più jazz-r&b. Soprattutto Mayall e Korner operavano già da alcuni anni dando origine a formazioni quali i Bluesbreakers e Blues Incorporated, vere e proprio palestre di stile, centri di svezzamento musicale per innumerevoli artisti, di lì a pochissimo fautori delle proposte beat-blues-r&b inglesi più carismatiche. Veri e propri templi della febbre blues d'importazione americana furono locali quali il Marquee, Crawdaddy, Ealing Club, London Blues & Barrelhouse Club; per la scena r&b ed il jazz invece il Klooks Kleek ed il Flamingo. Son questi i posti in cui i capiscuola summenzionati più i giovanissimi Mick Jagger, Brian Jones, Paul Jones, Ginger Baker, Jack Bruce, Dick Heckstall Smith danno fuoco alle miccie attraverso serate infuocate e jam sessions storiche all'insegna del blues dei padri d'oltreoceano, che non mancheranno farvi visita spesso nella prima metà dei '60: stiamo parlando di grandi vecchi di colore come Muddy Waters, Sonny Boy Williamson, Big Bill Broonzy, Howlin' Wolf (Chester Burnett), che continueranno a diffondere il verbo blues, spina dorsale e dna delle mirabolanti vicende rock-r&b britanniche dei '60 e '70. Musicisti di colore ed imberbi allievi inglesi spesso quindi suoneranno insieme, sugellando un legame di sangue che durerà negli anni. I primissimi Animals e Yardbirds ad esempio incideranno dal vivo delle tracce storiche con Sonny Boy Williamson, giunte per fortuna sino a noi. Anche i membri della primissima Savoy Brown Blues Band dal 1965 in poi si faranno conoscere in giro e frequenteranno questo giro di clubs: quando riuscirà ad incidere i primi brani la band godrà già di una notevole popolarità. Le prime tracce le troviamo nell'"History Of British Blues" (1973, sire) e nei preziosi due volumi "Blues Anytime", pubblicati dall'Immediate Records nel 1966, indispensabili per chiunque voglia prendere atto dei vagiti del British Blues. Essi comprendono brani di John Mayall, Eric Clapton e Jimmy Page, Dharma Blues Band, Jo Ann Kelly, Jeremy Spencer (futuro Fletwood Mac), T.S. McPhee (più tardi formerà i Groundhogs) e tanti altri artisti. Si tratta di brani prodotti da Mike Vernon, personaggio fondamentale per la scena british-blues di quegli anni: collezionista, appassionato di blues, r&blues, critico, produttore, fonderà prima la Purdah Records e poi la Blue Horizon, etichette fondamentali per l'evoluzione del genere che stiamo trattando; sono le fonti dei brani compresi nei due vinili di Blues Anytime, che offrono un quadro esaltante della varietà ed intensità delle proposte di quel periodo fecondo e felice. Le tracce incise dalla primissima S.B.B.B. sono quattro: I Tried, nello stile di Elmore James, che era stato anni prima un successo di Larry Davis, Cold Blooded Woman, tratto da un vecchio album di Memphis Slim, la classica I Can't Quit You Baby, e lo splendido strumentale True Blue, già eloquente esempio di quanto sarà morboso il blues-mood dei Savoy Brown negli album a venire.
Oltre Kim Simmonds alla chitarra solista, la formazione in questione comprende Brice Portius alla voce, John O'Leary all'armonica, Ray Chappell al basso, Leo Mannings alla batteria ed il fantastico Bob Hall al piano, tutti tra l'altro abituali frequentatori e partecipanti ai concerti londinesi di John Mayall.

Shake Down (1967, Decca)

Questa formazione incide nel 1967 per la Decca, che li aveva messi sotto contratto, il primo album, "Shake Down". Manca John O'Leary all'armonica e c'é Martin Stone (ex titolare degli Stones's Masonry) all'altra chitarra. Shake Down é la tipica opera prima piena di covers, nella quale sono setacciati alcuni brani classici della tradizione blues: I aint' superstitious, Rock Me Baby, Oh! Pretty Woman, It's My Own Fault, Let Me Love You Baby. Già qui si delinea una certa tendenza 'hard' a trattare il materiale primigenio, che esplode in Shake'Em Down, vero tour de force strumentale che vede tutti i musicisti impegnati allo spasimo. Il brano più atipico dell'album é quello composto da Martin Stone, The Door Mouse Rides The Rails, nel quale mette a fuoco certe originali idee strumentali già dispiegate nelle rare tracce incise dagli Stones's Masonry (ancora in Blues Anytime). Brice Portius é un buon cantante blues, ma non eccessivamente originale, Kim Simmonds invece parla già un linguaggio tagliente ed insinuante. A differenza di altri chitarristi dell'epoca, come Alvin Lee, Eric Clapton, Peter Green, Mick Taylor, non sarà mai innalzato dalla critica negli anni seguenti agli onori ed alla fama che meritava, un pò la stesso destino toccato a Stan Webb dei Chicken Shack, un altro splendido artista/lead guitar dal tocco carismatico ed inconfondibile.

Getting To The Point (1968, Decca)

Preceduto dalla pubblicazione del single Taste and try before yoy buy/Someday People "Getting to The Point" vede impegnato alla produzione ancora Mike Vernon, come in Shake Down, e segna un notevole avvicendamento in seno alla formazione: Dave Peverett alla chitarra ritmica, Rivers Jobe al basso, Roger Earle alla batteria, e, dulcis in fundo, Chris Youlden (autore di Taste and try before you buy) diventa il nuovo cantante. Ed é lui la vera sorpresa del nuovo assetto. Come scrive Neil Slaven (altro addetto ai lavori importante) nelle note di copertina: " La sua splendida voce lascerà di stucco chi non l'ha mai sentita prima; possiede un'autorità che non pensi di trovare ...tra i pescatori inglesi". La voce di Chris Youlden colpisce profondamente, con quel timbro impastato, emozionale, tutto giocato su tonalità basse e cavernose, da due pacchetti di sigarette al giorno, o da affetto di faringite. Per Savoy Brown passa proprio da Chris Youlden - oltre che dallo stile già maturo ed introspettivo del chitarrismo di Simmonds - il processo di personalizzazione nell'approccio alla cruda e nuda materia blues, che caratterizzerà tutte le migliori bands del british blues, fondamentale spartiacque tra chi suonava solo blues e chi iniziava a caricarlo di nuovi significati e prospettive (come i grandissimi Cream parecchie spanne al di sopra di tutte le altre bands), forgiando così il nuovo 'white british blues'.
Getting to the point contiene cinque pezzi originali, tra cui la drammatica Mr.Downchild; continua Slaven: " Alzi la mano chi ha pensato che fosse un brano di Sonny Boy Williamson (in effetti il grande bluesman di colore aveva composto ed eseguiva un pezzo omonimo). E' invece il miglior esempio di come la band ha incamerato il principio della dinamicità. Il brano inizia con un cantato quasi narrativo di Chris. Gradualmente la tensione cresce, culminando con un solo esplosivo di Kim Simmonds. Per ottenere ciò il suo amplificatore fu piazzato in un angolo dello studio, mentre il microfono in un altro angolo...".
Certo oggi questi semplici espedienti tecnici fanno sorridere, ma il tasso di drammaticità del brano é effettivamente altissimo, come del resto in Give Me A Penny, un originale ed intrigante trattamento di un tema tradizionale, sottolineato da un riff duro e tagliente di Simmonds, e Flood In Houston, tributo a Don Roberts e la Erestus Street Gang, in cui Youlden racconta con accenti commoventi ed affranti i tragici accadimenti di un memorabile allagamento in cui fu coinvolta la città di Houston. Kim Simmonds ha modo di mettersi in evidenza in Honey Bee (Muddy Waters), nello strumentale Getting To The Point, esempi fulminanti di scolasticità e pulizia esecutive estreme. Bob Hall, valente pianista, compone la triste Big City Lights e l'album si chiude con un ennesimo tour de force strumentale, You Need Love, brano preferito da molti gruppi dell'epoca, che ricorda da vicino la Shake'em down del disco precedente.


Blue Matter (1969, Parrot/Deram)

Ed arriviamo a "Blue Matter" , una delle prove più memorabili del gruppo in assoluto. Lo stile é maturato ulteriormente, il lavoro di studio si fa più complicato ma dà risultati preziosi, come ci informa nelle note di copertina il produttore Mike Vernon. il blues profondamente introspettivo del gruppo produce atmosfere quasi dark, diremmo col senno di poi: ascoltate nella side di studio (l'altra é live) Train To Nowhere, con un uso dei fiati massiccio, dall'incedere plumbeo ed opprimente; il tremendo assalto frontale hard della cover di John Lee Hooker Don't Turn Me From Your Door, chitarra- distorsore sparato al massimo, rivela quanto l'impatto della band sia divenuto devastante. La tradizione e le 'roots' di Hooker, prese per i capelli e munite di aculei spinosissimi, sono mandate per il mondo a far immani danni.Tolling Bells, blues dalle cadenze rallentate, possiede una tangibile tensione interna che esplode a sprazzi in impressionanti scariche emotive: l'espressività del gruppo, distillata sapientemente, raggiunge una delle punte più alte del disco. Di contro Vicksburg Blues, giocato tutto su piano e voce, fa bella mostra di purezza blues gelosamente serbata. Grande esempio di versatilità She got ring in his nose and ring on her hand, swingato ed intrigante, racconto di uno stranissimo fatto accaduto, nel quale Chris Youlden (come in tutti gli altri brani) dimostra di essere il lead-singer più toccante della scena blues anglosassone, anche se le sue tonalità sono decisamente basse, ma questo non é un problema. Altrettanto imperdibile é la facciata dal vivo, registrata a Leicester il 6 dicembre 1968. Vernon ci informa che a causa di una brutta influenza Youlden diede forfait, per cui provvide a sostituirlo la seconda chitarra 'Lonesome' Dave Peverett, che possedeva una voce più acuta ma decisamente meno profonda di Chris. May Be Wrong ed It Hurts Me Too sono dei blues ortodossi che permettono a Kim Simmonds di dimostrare di non essere meno di un Clapton: le frasi che articola sono tese ed affilate, cristalline e convulse, il suo solismo taglia l'anima a fettine, in virtù di un suspence-style personalissimo. Il capolavoro di questa live side é comunque la rielaborazione di Louisiana blues di Muddy Waters, che presenta un corpo centrale basato su un'improvvisazione di densa ispirazione psichedelica: le evoluzioni strumentali della band attanagliano ed avvincono in virtù di furiose progressioni ed ipnotici rallentamenti. Il tutto é molto, molto ispirato, e soprattutto inedito! Aggiungeteci il paziente prezioso lavoro pianistico di bob Hall, equilibrato e discreto, ed una sezione ritmica funzionale: ottenete una pagina di blues come sarà difficile ascoltarne negli anni successivi. Una menzione va fatta alla copertina 'gotica' stupenda, con tanto di creature infernali, opera del grafico David Anstey.

A Step Further (1969, Parrot/Deram)

'Il passo avanti' é rappresentato da un'accresciuta freschezza, ricchezza strumentale e ritmica negli arrangiamenti e dei brani, di cui un grosso merito va a Terry Noonan. L'uso dei fiati nel nuovo disco "A Step Further" é massiccio e determinante nello strumentale Waiting In The Bamboo Groove, dove fanno da corollario ad una performance davvero da shock di Simmonds, nello stile di albert Collins, e nella percussionistica e latineggiante I'm tired/Where Am I, uscita anche a 45 giri.
Life's One Act Play é un blues in crescendo dallo sviluppo graduale tipicamente Savoy Brown, nobilitato dall'uso saggio di viole, violini e celli: sottolineano con fraseggi trascinanti un'altra interpretazione da brivido, commovente, profondamente emozionale di Chris Youlden. Made Up My mind é un boogie coinvolgente che entra subito in testa, con un ottimo, martellante lavoro pianistico del decano Bob Hall. Anche qui l'altra side é dal vivo, dedicata ai fans di Detroit, Michigan: la band infatti é divenuta molto popolare in America, grazie a più di una tourné. Questa performance, registrata il 12 Maggio 1969 al Cooks Ferry Inn di Edmonton, basata sul tema Savoy Brown Boogie, é completamente diversa musicalmente dalla live-side di Blue Matter: tutta giocata su sospensioni ritmiche boogie mette in mostra un gruppo affiatatissimo che prima di tutto si diverte, attraverso citazioni storiche, Whole Lotta Shakin' Goin' On, Little Queenie, Purple Haze, cacciandosi addirittura nell'esotica Hernando's Hideway, il tutto innaffiato da una carica sarcastica straripante! L'energia e l'entusiasmo é a mille: indubbiamente il momento più felice della loro carriera, una jam che occupa un'intera facciata e che ti schioda dalla poltrona.

Raw Sienna (1970, Parrot/Deram)

Nell'album seguente, "Raw Sienna" la band continua a muso duro gli esperimenti con i fiati in I'm Crying, Master Hare, Needle And Spoon, That Same Feelin', A Little more Wine mentre in When I Was a Young Boy appare nuovamente un sezione di strings: il tutto profuso in ottimi arrangiamenti che non vanno ad inficiare la vena hard-blues Savoy Brown, ormai un'inconfondibile marchio di fabbrica. Chris Youlden e Kim Simmonds si dividono quasi equamente il songwriting, un sei a tre a favore del fecondissimo Youlden che riesce a declinare il blues in composizioni dallo straordinario mood malinconico e crepuscolare; si inizia dalla latineggiante ed intrigante A Hard Way To Go per essere poi avvolti dalle spire 'blue'e nostalgiche di I'm Crying, Stay While the Night Is Young, When I Was a Young Boy sino all'etilica A Little More Wine. Kim Simmonds, oltre a confermare un impareggiabile chitarrismo hard-blues in That Same Feelin' e I'm Crying, dà saggio di grande versatilità suonando bottleneck guitar in A Little More Wine, ma é soprattutto nei quasi otto minuti strumentali della sua Is That So che dimostra di avere tante frecce al suo arco, passando dalla chitarra acustica all'elettrica ed addentrandosi in evoluzioni solistiche prettamente jazzistiche, un mood che ritroviamo puntualmente anche in altri episodi dell'album. Simmonds firma anche l'altro strumentale Master Hare.

Looking In (1970, Parrot/Dorset/Deram)

Uno dei motivi per cui questo disco é ricordato nelle cronache é l'eccezionale artwork di Jim Blaikie: scrive il nostro Maurizio Pupi Bracali nel catalogo cartaceo della mostra 'Disco/grafica, la copertina di un disco come forma d'arte' (Ceriale, Savona, Giugno-Luglio 2003): "Jim Blaikie, illustratore e pittore inglese autore di numerose copertine per svariati gruppi musicali. Questa copertina esemplare nella sua sinergia tra artwork ed illustrazione é considerata tra quelle con il più forte impatto visivo di tutti gli anni settanta nonché uno dei vertici della sua carriera di cover artist". Naturalmente non si tratta dell'unico motivo d'attrazione esercitata da "Looking In", sesto album della Savoy Brown Blues Band: anche in questo caso ci troviamo di fronte ad un lavoro estremamente sfaccettato nel quale sono esplorate le diverse ipotesi stilistiche attraverso le quali il british blues poteva evolversi, un pò la stessa cosa che succedeva negli stessi anni negli albums del padrino del B.B. John Mayall e dei suoi Bluesbreakers. Chris Youlden aveva poco prima lasciato la band, ai lead-vocals appare il chitarrista ritmico Dave Peverett, già presente nella live-side di Blue Matter, dallo stile (come già suddetto) estremamente differente. Peverett ben coadiuva(insieme al bassista Tony Stevens) Simmonds in sede compositiva: l'iniziale Poor Girl, e le sue Looking In e Leavin' Again (otto minuti e passa), marchiati dai secchi riffs di Simmonds, potrebbero far pensare ad una decisa sterzata hard della band - in linea con l'inizio di un decennio che vedrà il trionfo di questo genere - ipotesi in parte confutata dalle soffici e malinconiche Money Can't Save Your Soul e Take It Easy, che riportano l'attenzione dell'ascoltatore sul coté più ortodossamente blues della band. Soffusi e godibilissimi jazzismi sono prodotti infine dalla penna e dalla chitarra di Kim Simmonds nello strumentale Sunday Night.

Dave Peverett, Roger Earle e Tony Stevens lasciano, per andare a formare la band hard-blues dei Foghat: si tratta di un ennesimo giro di boa nella formazione dei Savoy Brown, il loro posto viene preso dal pianista Paul Raymond, il bassista Andy Silvester ed il batterista Dave Bidwell, tutti provenienti da un'altra grande british-blues band, i Chicken Shack di Stan Webb e Christine Perfect. Con questa formazione saranno incisi due dischi: "Street Corner Talking" (1971) e "Hellbound Train" (1972) (con Dave Walker lead-vocal). Siamo di fronte a due lavori che pur non eguagliando i vertici espressivi blues dei primi sei albums contengono parecchi episodi apprezzabili; dagli originali All I Can Do, Tell Mama, Street Corner Talking, Hellbound Train, Troubled By These Days And Times, Lost And Lonely Child, alle covers Wang Dang Doodle (Willie Dixon) e I Can't Get Next to You (Strong, Whitfield). Di avvicendamenti ce ne saranno molti altri negli anni a venire nelle file di Savoy Brown, Kim Simmonds rimarrà a tutt'oggi l'unico membro originale nella line-up, nonché il fondatore: sarà sempre la vera anima della band, il polo intorno al quale tutto girerà nei decenni a venire (una nutritissima discografia), capace di impennate stupefacenti sempre in nome dell'amatissimo blues/boogie, artefice di albums a volte ancora buoni se non ottimi (Lion's Share -1972, Boogie Brothers - 1974, Live At The Record Plant - 1998, Strange Dreams - 2003, Blues, Balls and Boogie - 2006); in altri casi appena sufficienti, come Jack The Toad (1973), Skin 'N' Bone (1976), Kings Of Boogie (1989). La storia continua: 'una sporca faccenda blues'!

Wally Boffoli

FIVE LONG YEARS - Featuring Chris Youlden of Savoy Brown

Kim Simmonds & Savoy Brown
Savoy Brown

Savoy Brown Blues Band Discography:

Shakedown (Decca 1967)
Getting To The Point (Decca 1968)
Blue Matter (Parrot 1969)
A Step Further (Parrot 1969)
Raw Sienna (Parrot 1970)
Lookin'In (Parrot 1970)
Street Corner Talking (Parrot 1971)
Hellbound Train (Parrot 1972)
Lions Share (Parrot 1972)
Jack The Toad (Parrot 1973)
Boogie Brothers (London 1974)
Wire Fire (London 1975)
Skin 'n' Bone (London 1977)
Savage Return (London 1978)
Rock and Roll Warriors (Accord 1981)
Greatest Hits in Concert (Accord 1981)
Just Live (Line 1981)
Live In Central Park (Relix 1985)
Slow Train (Relix 19869
Make Me Sweat (Crescendo 1987)
Kings Of Boogie (Crescendo 1989)
Live 'n' Kicking (Crescendo 1990)
Let It Ride (Roadhouse 1992)
Bring It On Home (Viceroy 1995)
Solitaire (Blue Wave 1997)
Blues Keep Me Holding on (Blue Storm 1998)
Blues Like Midnight (Blue Wave 2001)
Strange Dream (Blind Pig 2003)
Struck By Lightening (Panache 2004)
You Should Have Been There (Panache 2004)
Steel (Panache 2007)
Too Much Of A Good Thing (Panache 2009)