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giovedì 8 dicembre 2011

PEARL JAM - LIVE REPORT: 18 febbraio 1992, Il Sorpasso Club, Milano - Intervista a JEFF AMENT

In sincronia con l’uscita del DVD/2 CD “PJ 20” a celebrare il ventennale dell’uscita di”Ten”, Distorsioni è lieta di offrirvi la cronaca di uno dei memorabili concerti dei Pearl Jam a ridosso di quella uscita seminale, appena sei mesi dopo: si tratta del primo concerto in assoluto dei Pearl Jam in Italia. E’ la nostra inviata a Londra Myriam Bardino a raccontarcelo in maniera vibrante, insieme a una galleria di foto scattate da lei in quell'occasione. Ciliegina sulla torta,

giovedì 24 novembre 2011

INTERVISTE - Heinali & Matt Finney: "Ain’t no night" (2011, Paradigms Recordings)

Heinali & Matt Finney costituiscono una collaborazione davvero unica. La loro musica è una fusione molto evocativa di ambient-drone, shoegaze e spoken-word. Heinali è un compositore che vive in Ucraina, Matt Finney un poeta che vive in Alabama. Hanno realizzato insieme quattro album: “Town Line” (2010), “Lemonade EP” (2010), “Conjoined” (2010), "Ain’t no night" (2011) (# Consigliati da DISTORSIONI) riscuotendo un unanime consenso da parte della critica. Considero questi lavori tra le cose più interessanti degli ultimi anni.

Intervista 
Felice Marotta (DISTORSIONI) Salve ragazzi e complimenti per la vostra musica! Non inizierò l’intervista con la solita domanda su come sia possibile comporre musica a 10.000 Km di distanza. Inizierò l’intervista con una considerazione che mi è venuta in mente ascoltando la vostra musica: la musica di Heinali sui testi di Matt Finney è (con le giuste proporzioni) quasi come se Tarkovskij avesse fatto un film su un romanzo di Bukowski. E’ una sensazione giusta o un’iperbole?
Heinali Grazie! Tarkovskij probabilmente non si sarebbe mai interessato a Bukowski. Non credo che avessero nulla in comune, né nei loro interessi, né nel loro linguaggio artistico. I nostri campi invece si incrociano drammaticamente ed abbiamo tanti interessi in comune. Soprattutto con Bukowski, principalmente.

Io credo che la forza della vostra musica derivi da una tensione riconciliata. Da un lato vi è una carica di nichilismo che è basato su un dolore reale mentre dall’altro vi è quasi il tentativo di rendere spirituale questo dolore, sublimandolo. E’ una interpretazione corretta?
Heinali Spirituale è una parola strana. Voglio dire che per me, l’unico modo per convivere con questo dolore è renderlo estetico. Non ho praticamente altra scelta se voglio mantenermi vivo, nel vero senso della parola.

Ascoltando attentamente i testi di "Ain’t no night", colpisce profondamente l’assenza di qualsiasi speranza o prospettiva. Il male è quasi un peccato originale la cui responsabilità ricade sui padri (si veda Tinderbox). Rievocare il massacro di Sand Creek significa non dimenticare che l’America si è fondata sulla violenza e sulla sopraffazione. Non esiste alcuna speranza o possibilità di redenzione. Ma non pensate che possa esistere un riscatto, almeno per i figli?
Matt Quella violenza e quella sopraffazione doveva infiltrarsi ed è da loro che l’abbiamo imparata. Non siamo ancora pronti a guardarci allo specchio. E’ facile attribuire a tuo padre e tua madre tutti gli errori e le cose orribili che ti sono capitate, ma a che serve farlo se diventi esattamente come loro? So che alcune cose non meritano il perdono ed la penso così anch’io, ma noi siamo senza dubbio la generazione che si piscia ancora nei pantaloni, che piagnucola, stronzi ingrati, che non meritano nulla di meglio.


In tutto questo sono rimasto impressionato dal termine “cecità” che compare sia in Ain’t no night che in Hallelujah. E’ forse il modo di cancellare il mondo di fuori? Se nel mondo di fuori non c’è speranza, può esserci invece speranza in un microcosmo o nel mondo interiore?
Matt E’ così perché sono Matt Finney, perché sono incazzato e non sono in grado di gestire il mondo attorno a me. Il che non significa che non credo in nulla. Ho alcune persone a cui mi aggrappo come se fossero le uniche cose che mi impediscono di annegare.

Guardando la copertina di "Ain’t no night" mi è venuto in mente un bellissimo romanzo di un grande scrittore americano: “L’ultimo vero bacio” di James Crumley, per quel miscuglio di whisky, miserie umane e squallide storie, sebbene piene di umorismo. Come avete costruito “Ain’t no night”?
Heinali “Ain't No Night” è stato realizzato grezzo. Non volevamo rendere piacevoli le cose brutte. Parliamo di argomenti sgradevoli e forse l’album suona sgradevole, ma non volevamo ricoprirlo con delle sovrapposizioni che lo avrebbero reso una esperienza piacevole all’ascolto, un disco che avrebbe portato bellezza nella tua vita o un qualcosa da suonare mentre si contemplano le stelle. Il che non significa che io abbia abbandonato il tradizionale approccio tonale, per andare avanti con il solo rumore per tutto il tempo. Poiché “Ain't No Night” non riguarda solo l’esperienza orribile in sé, ma riguarda il conviverci dopo, riguarda il modo con cui questa esperienza ti forma ed il modo in cui ti forma.

Riprendo la considerazione che ho fatto all’inizio riguardo l’idea di una tensione riconciliata. Mi riferivo a Tarkovskij e alla sua ricerca di spiritualità. Sto pensando anche ad Arvo Part. Quanta della vostra musica è legata alla spiritualità nel senso più ampio?
Heinali Vorrei davvero ascoltare la definizione di spiritualità. Non credo che stiamo cercando di diventare martiri o qualcosa del genere. Senza dubbio non stiamo cercando di rendere la nostra esperienza spirituale. Poiché non lo è. Siamo solo cercando di parlare di cose che riteniamo debbano essere portate all’attenzione, cose che ci preoccupano. Siamo abbastanza realisti. E cerchiamo di non prenderci troppo sul serio. Anche noi amiamo l'estetica surreale e spirituale, ma non è nulla di più di un semplice modulo, non lasciarti ingannare.

La vostra musica è certamente una musica emozionale. Ed è anche una musica cinematica. Credo che esista una relazione forte tra le forme cinematiche e quelle emozionali nella vostra musica. Avete percezione di questo? Che ne pensate?
Heinali Grazie! Credo che la musica sia sempre stata visiva per me. Ho sempre avuto interesse più per le immagini e le atmosfere che la musica crea, rispetto alla forma musicale in sé. Qualche volta tu “senti” l’immagine, “senti” un dettaglio, un oggetto che scorgi e traduci in musica. Ho avuto anche esperienze negative tuttavia, sono concentrato più sulle atmosfere rispetto ad una qualsiasi altra cosa e a volte questa situazione influenza le composizioni molto seriamente, non consentendomi di svilupparle ulteriormente.

Ho letto i vostri blog riguardo alcuni progetti paralleli che approcciano l’arte in un modo più esteso. Per esempio "Art Soloma group" di Heinali o la vostra collaborazione alla mostra d’arte visuale di Olia Pishchanska. Cosa occorre affinché un esperienza emozionale e cinematica diventi anche una esperienza estetica?
Heinali La musica è una esperienza estetica per definizione, no? Se ti riferisci ad installazioni d’arte, video proiezioni, etc., quando un altro mezzo è presente, la musica deve poter dialogare con esso e talvolta questo determina delle limitazioni, diciamo, sul lato emotivo della musica; e sì, questo accade, ed è una situazione ancora abbastanza nuova per me, che non so ancora esattamente come gestire.

Per finire, parliamo delle vostre influenze
Matt Influenze: persone malvagie, donne sexy nude, fantasmi, enigmi, sfocature, l'innocente, il colpevole. Ed ancora donne sexy nude.

Prossimi progetti futuri?
Matt Speriamo che il bere ci porti ad una morte prematura.

Grazie ragazzi! Speriamo di incontrarci presto a Roma
Felice Marotta

Paradigms Recordings




domenica 13 novembre 2011

SPECIAL - INDIE - JAZZ ITALIA: Improvvisatore Involontario + intervista a Francesco Cusa

La prima volta che mi imbattei in Improvvisatore Involontario fu nel 2005, attraverso la loro newsletter. Non capii da subito come ero entrato nella loro mailing list ma trovavo interessante ricevere gli aggiornamenti sulle date di concerti jazz e di musica improvvisata. Successivamente mi capitò di conoscere Francesco Cusa in occasione del festival "Map of Moods" organizzato da Beppe Scardino, nell'inverno 2006/2007 presso il Centro Artistico "Il Grattacielo" a Livorno.

domenica 16 ottobre 2011

BARNUM FREAK SHOW: “Circuiti|Carne|Metallo” (release date: 30 giugno 2011, autoprodotto) + intervista ai Barnum Freak Show

“Circuiti|Carne|Metallo”, uscito poco prima dell’estate, è il primo full-lenght dei romani Barnum Freak Show. Un progetto interessante che fonde insieme metal ed elettronica, melodia e noise in una miscela molto ben costruita. L’uscita dell’album è l’occasione giusta per scambiare due parole con Stefano Tucci, chitarrista della band.

FELICE MAROTTA (DISTORSIONI) Il nome della band, Barnum Freak Show, rimanda all’idea

venerdì 14 ottobre 2011

BAAP!: "Sweet Dreams, Baby!" (release date: 1 aprile 2011, Monk) + Intervista a Tony Cattano

Dopo una prima stesura di questo articolo mi é venuto qualche dubbio sulle influenze musicali che credevo di avere colto ascoltando quest'album. Avendo un rapporto di amicizia con Tony Cattano l'ho chiamato per esprimergli le mie impressioni. Mentre ne ha confermate alcune, di altre é rimasto incuriosito ma contento che possa averci trovato elementi ai quali lui proprio non pensava.

giovedì 13 ottobre 2011

LIVE EVENTS: "SUPERSONIC FESTIVAL" (21-22-23 Ottobre, Birmingham, U.K.) + INTERVISTA a JOHN RICHARDS (DIRTY ELECTRONICS)

Il Supersonic Festival che si terrà a Birmingham dal 21 al 23 Ottobre è da molte parti considerato uno dei migliori festival di musica indipendente al mondo. La particolarità del Supersonic a mio avviso è il

martedì 6 settembre 2011

BALLY CORGAN: Bally Corgan 7" picture disk (2011, Sonic Belligeranza - n.cat: +belligeanza 06) + interviste

Nel sotto suolo musicale italiano si possono fare incontri veramente interessanti: il nostro bel paese è percorso da fili invisibili che fra le varie città italiana formano una rete di contatto e scambio tra le più insolite realtà sperimentale. Nell’ambito della musica noise ed elettronica, passando da Bologna, non si può non incappare in un vero e proprio nume tutelare della recente avanguardia sonica italiana: Riccardo Balli alias Dj Balli.

giovedì 25 agosto 2011

INTERVISTE - SCREAMING TREES: MARK LANEGAN (10 Marzo 1990, "Bloom", Mezzago, Italia)

Vedere gli Screaming Trees a Mezzago nel 1990 fu un’esperienza indimenticabile. Era il tour di “Buzz Factory” (1989, SST), pubblicato da poco ed alla batteria c’era ancora Mark Pickerel. Gli Screaming Trees, campioni apparentemente minori dell'epopea grunge, rispetto ad act come Pearl Jam e Nirvana, avevano già inciso classici grunge come "Other Worlds" EP (1985, SST), “Clairvoyance” (1986, Hall of Records), “Even If and Especially When” (1987, SST) e “Invisible Lantern” (1988, SST).

martedì 19 luglio 2011

Bari Rock Scene: B.ROCKER$: "It's only rock'n'roll but we sell it!!!"

In genere le cover-band e le tribute-band sono considerate a qualsiasi latitudine, dagli addetti ai lavori, giornalisti ed un certo tipo di appassionati rock, alla stregua della peste: musicisti senza personalità, incapaci di esprimere il benché minimo livello di originalità. In moltissimi casi corrisponde alla verità, però questo argomento, a ben guardare le cronache rock nostrane ed internazionali, si rivela piuttosto controverso: basti pensare a band importanti come REM, Thin White Rope, o i Rolling Stones dei primi quattro album – solo per citarne qualcuna - che hanno da sempre avuto un repertorio ricco di cover.

venerdì 3 giugno 2011

INTERVISTE - DORIAN GRAY: Davide Catinari

Dopo aver recensito "La Pelle Degli Spiriti", l'ottimo nuovo lavoro dei sardi Dorian Gray il nostro Maurizio Galasso ha intervistato il cantante-frontman della band Davide Catinari

Distorsioni: “La pelle degli spiriti” racchiude in un unicum molteplici aspetti artistici. Il Premio Lunezia che ti fu conferito per "Spleen" crea un ponte fra Ginsberg e la cosiddetta Beat Generation e Rimbaud, Baudelaire, Verlaine. In che misura e con quali dinamiche la poesia e la letteratura in genere hanno influenzato la tua musica e viceversa?
Davide Catinari: Il rapporto con certa letteratura è sempre stato una costante della mia scrittura ma non ho mai permesso che prendesse il sopravvento sull’immediatezza dei testi, che devono raccontare, esprimere, descrivere ma mai rappresentare un’opinione assoluta. Normalmente scrivo la musica prima del testo e questo forse mi aiuta a essere più conciso nell’elaborazione di concetti che debbono incastrarsi in metriche precise, cercando di rispettare le parole che uso, il loro significato e la loro musicalità.

venerdì 8 aprile 2011

INTERVISTE - LENNY HELSING risponde su Thanes, Wildebeests, Poets ed il Punk!

Dopo l'ottimo articolo sugli scozzesi The Poets il nostro Aldo Reali ha realizzato una lunga e davvero esaustiva intervista con un altro scozzese doc, Lenny Helsing, leader dei Thanes: oltre che del suo gruppo madre Helsing, ci parla anche degli Wildebeests, degli stessi Poets e, attraverso vividi ricordi, della sua giovinezza spesa in pieno boom punk (wally)



Distorsioni: Lenny, il tuo nome sarà sempre associato prima di tutto con i Thanes che sono in giro da circa 25 anni, che ne pensi di tutto questo?
Lenny Helsing: Beh sì, in realtà non ho mai pensato che i Thanes sarebbero stati ancora in giro dopo così tanti anni, però hanno continuato per la loro strada ed infatti tuttora continuano: pur essendo l’unico membro costante in tutte le formazioni del gruppo, ci sono stati periodi con line-up piuttosto stabili.

Ricordo che dopo Hey Girl e l’album di debutto “The Thanes of Cawdor” (1987) c’è stato un periodo in cui ci si è chiesto se i Thanes si fossero sciolti o così sembrava vivendo in Italia in quegli anni pre-internet. Cosa principalmente dovuta all’assenza o alla difficoltà di trovare dischi del gruppo, parliamo intorno al 1989.
Sì, posso capire che per molte persone i Thanes fossero quasi spariti per qualche anno, però eravamo – come ben sai – sempre attivi affinando la nostra “arte”, facendo molti concerti in vari posti, e sempre tentando di venir fuori con qualche canzone nuova e covers interessanti da far conoscere alla nostra audience. Però non sempre avevamo dischi nuovi e immagino che molti fans in Italia o in Spagna, o in Germania e USA non sapessero esattamente cosa stesse succedendo con noi, e a volte anche avendo un disco nuovo, dipendendo dall’etichetta che lo pubblicava difficilmente si aveva la distribuzione necessaria che facesse in modo che il nostro nome raggiungesse un pubblico più vasto.

Poi è venuto un periodo di circa 10 anni (1993-2004) in cui il gruppo senz’altro raggiunse una certa stabilità e pubblicò un paio di albums. Che cosa ne pensi di quegli anni e in particolare di quei dischi?
Sì, sono veramente molto orgoglioso di quel periodo dei Thanes, anche se ci sono stati dei cambi nella formazione che ogni tanto hanno ostacolato il nostro progresso. Il nostro bassista Denis Boyle ci lasciò, per essere rimpiazzato da Mal Kergan, e poi, un cambio significante è avvenuto quando se ne andò il membro co-fondatore dei Thanes, l'organista e compositore Bruce Lyall, con cui avevamo dato vita ai Green Telescope sul finire del 1980. Bruce ci ha lasciato poco dopo l’uscita di “Learning Greek Mythology” 12” EP che includeva la sua Gone Away Girl. Il suo sostituto, Nick Kennedy, é durato relativamente poco nel gruppo, trasferendosi a Berlino in realtà subito dopo la nostra visita in Italia nel 1994, che incluse la partecipazione al secondo “Festival Beat” di Piacenza con i tuoi vecchi amici Thee Hairy Fairies e The Flashback V di Barcellona. Infatti ho appena finito di scrivere una pagina sull’argomento per un libro che Luca Frazzi sta facendo in Italia. L’ultimo concerto di Nick fu la nostra umile apparizione al Velvet club di Rimini, la tua città! Anche Ian Binns smise di suonare la batteria con noi da lì a poco a causa dei suoi impegni di lavoro; comunque sono piú che felice di poter dire che chi lo ha rimpiazzato, Mike Goodwin, per fortuna suona ancora, e come si diceva in passato: “Mike is one of the best drummers in the business!”
Lo stesso vale per Mal che ha suonato con i Thanes durante oltre un decennio, contribuendo enormemente a quello che è considerato il miglior nostro materiale. Penso specificamente al LP/CD “Downbeat & Folked Up” uscito per la tedesca Screaming Apple. Come sai Mal ora vive in Galicia nel nord della Spagna e mi fa piacere che continui a suonare, prestando il suo eccellente, particolare stile di basso ai (relativamente) giovani The Phantom Keys. Penso che alcune delle canzoni che abbiamo tirato fuori all’epoca, per i due LPs, il sopraccitato “Downbeat…” e l’anteriore “Undignified Noblemen” pubblicato dall’italiana Misty Lane siano tra le nostre migliori. Dopo Nick si è aggiunto un nuovo organista e chitarrista, Angus McPake, un vecchio amico che aveva fondato The Rubber Dolfinarium verso gli inizi degli anni '80, un gruppo con cui suonavo la batteria. Siamo poi diventati The Beeville Hive V, suonando molti bei pezzi scritti da Angus: sapevo che con Angus i Thanes avrebbero contato su un apporto importante a livello compositivo, dato che fino ad allora ero io principalmente che ricoprivo quel ruolo e occasionalmente Bruce. Quindi le cose iniziarono a cambiare abbastanza dato che Angus è piuttosto prolifico e mi fece piacere che presentasse tante canzoni al gruppo. La sua It Can Never Be su “Downbeat…” è una delle migliori insieme a World Of Stone e più recentemente ha scritto dei bei pezzi che abbiamo registrato come Dishin’ The Dirt e What You Can’t Mend che vanno giù bene dal vivo. Ovviamente anch’io seguo scrivendo ma non abbiamo ancora registrato certi brani come si deve.

Siete appena tornati dalla Grecia, la prima volta per i Thanes, come vi è andata?
La Grecia è stata uno schianto! Abbiamo fatto solo due concerti, uno ad Atene e l’altro a Larissa però le due serate sono state entrambe speciali ognuna a modo suo. Il Tiki Club a Atene è piuttosto piccolo ed era pienissimo con una gran atmosfera. Ci sono già dei video su You Tube che si possono vedere. No No No No e I’m A Fool non sono male. Lo Stage club di Larissa era più grande però è venuta meno gente. È stato comunque un bel concerto e nel corso delle due serate la gente sembra essersi divertita molto con i Thanes. Il tutto é stato organizzato da The Coalminers Corp, un team di promotori composto da gente in gamba a cominciare dal mio vecchio amico Costas di Creta, che si fa chiamare Mr Optical Sound, inoltre ci sono Takis e Johnny. Tutti e tre sono DJ appassionati dei 60s, così mi hanno chiesto di portare dei 45 da mettere su durante le due serate e come puoi ben immaginare Aldo, è stato un bel sound trip per me.

Chi fa parte dei Thanes in questo momento e quali sono i vostri progetti futuri?
The Thanes sono: il sottoscritto, sempre alla voce e chitarra, Angus McPake organo, chitarra e 12 corde, Mike Goodwin alla batteria e Mark Hunter al basso e backing vocals. Mark è il piú nuovo dei Thanes, essendo arrivato giusto in tempo per il nostro concerto come supporto ai Sonics al Cavestomp di New York nel 2007, che fu una grande esperienza. Attualmente stiamo vedendo di registrare alcune delle nostre ultime canzoni, con l’idea di poterle pubblicare più tardi nel corso di quest’anno. Stiamo registrando nell' home studio di Angus, Ravencraig, dove Les Bof! – con Angus alla chitarra – hanno registrato il loro nuovissimo LP che uscirà presto per la tedesca Copas Disques. Speriamo che i Thanes possano contare su un nuovo singolo questa estate, pubblicato dall’etichetta inglese State records dei nostri cari amici The Higher State, però abbiamo anche altre sorprese di cui è meglio non parlare troppo, nel caso poi non se ne faccia niente.
In questo momento c’è anche un’altro progetto che ha a che vedere con i Poets, sì proprio loro, lo stesso gruppo beat, magnifico ed unico, proveniente da Glasgow, Scozia e originalmente attivi negli anni '60. Membri dei Poets e dei Thanes hanno lavorato sodo provando e perfezionando molti dei loro tesori usciti all’epoca per la Decca e Immediate e presto potranno essere apprezzati dal vivo. Ci sarà un assaggio venerdí 6 maggio al 13th Note di Glasgow in King Street, quando ai Thanes si uniranno per un paio di pezzi George Gallacher e Fraser Watson dei Poets. Speriamo in un evento ed un’apprezzamento maggiore di questo progetto a Edimburgo alla fine di luglio durante The Big Stramash organizzato da Angus ed alcuni amici!

Quando avete suonato per la prima volta in Italia e che ricordi hai di quel momento o di concerti più recenti?
Credo che la prima volta sia stata nel 1989 o forse 1990, con un concerto messo su all’ultimo minuto suonando a un sit-in che durava tutta la notte all’Università di Stato di Milano, però dovevamo suonare inizialmente in uno squatter in centro che sembra che stesse letteralmente cadendo a pezzi. Abbiamo suonato anche a Pisa, Torino credo, e anche nel famigerato Forte Prenestino, un centro sociale tipo squat che si trovava in un vecchio castello a Roma, gestito da punks, un’affare piuttosto incredibile. Sembra che in un certo modo fossimo stati fortunati di averci suonato dato che da quello che mi hanno raccontato erano solamente punk bands genuine che potevano suonare in quel posto. Però senza dubbio lì suonarono i Thanes, su di un altissimo palco e ricevendo una buonissima accoglienza. Avevano una cucina vegetariana stupenda, ci hanno fornito tonnellate di birra e in più ci pagarono bene.

Hai sempre avuto a che fare con molte bands, però ce n’è una che certamente ha occupato un sacco del tuo tempo dal 1995 o giù di lì: The Wildebeests, come è iniziato tutto?
In realtà tutto iniziò quando mi incontrai con il bassista John Gibbs ad una fermata d’autobus in Leith Walk, Edimburgo, un paio di giorni dopo che lo buttassero fuori dai Kaisers nell’ottobre del 1994. Mi disse di voler iniziare un gruppo nuovo, così gli risposi che sarei stato interessato a picchiare la batteria se si trattava di un
beat group. Liam Watson dello studio Toe Rag di Londra disse a John che l’ex-bassista dei Milkshakes, Russ Wilkins stava vivendo a Edimburgo o da qualche parte lì vicino e che sarebbe stata un’ottima scelta come chitarrista. Una volta stabilito il contatto, ci mettemmo d’accordo per trovarci una domenica pomeriggio nella cantina di prove dei Thanes in Great King Street, e ci rendemmo conto subito che erano molte le cose in comune che amavamo: dal primo blues e r’n’b al rock’n’roll, al beat, garage, psych fino a certo prog e hard-rock, gli inizi del glam ed un sacco di cose del primo grande punk; inoltre sembrammo capaci di canalizzare tutta quella energia pura e trasformarla in qualcosa di nostro. Voglio dire che in quel pomeriggio, anche se abbastanza crudamente, registrammo circa un’ora di ciò che erano le nostre influenze, dandoci una solida base su cui costruire il nostro suono durante i prossimi sedici anni.

Quali sono alcuni dei tuoi gruppi e dischi favoriti del momento?
Attualmente adoro The Higher State “Darker By The Day” LP, “Red Dissolving Rays Of Light” LP dei Loons e Os Haxixins’ “Under The Stones” LP ed i vari 45 relazionati. Mi piace anche Paul Messis ed i suoi vari 45. Qualcosa di piuttosto differente che mi piace molto è il disco di Barton Carroll “Together You And I”. Ha suonato prima dei Mudhoney qui ad Aberdeen l’ottobre scorso ed è stato fantastico (folkin’ great!). Tra i grandi concerti visti ultimamente ci sono stati The Hidden Masters di Glasgow che come sai includono il nostro caro amico Alpha Mitchell al basso. Il concerto con The Higher State è stato incredibile. Andando più indietro, fu una grande esperienza aver potuto cantare con gli Outsiders al Primitive festival di Rotterdam nel 2008, uno degli highlights della mia vita!

Chissà non molti lo sappiano, almeno in Italia, che sei stato in punk bands. Raccontaci di quel periodo, le bands che hai visto dal vivo e l’intera atmosfera in Scozia oltre 30 anni fa.
Ho iniziato in gruppi pop nell'era dei Bay City Rollers, però il punk stava lì per esplodere, e mi ci sono immerso completamente. Il cugino di un’amico mi disse di un gruppo di Edimburgo (io vivevo in un paesino a circa 10 -15 km) che stava iniziando e cercavano un cantante. Mi misi d’accordo per incontrarmi con il chitarrista e vedere se ne sarebbe venuto fuori qualcosa (era Steve Fraser, che più tardi farà parte dei Green Telescope, suonando nelle registrazioni delle nostre versioni di Syd Scream Thy Last Scream e dei Calico Wall I’m A Living Sickness). Era il 1978, quindi a quel punto c’era già stata abbastanza attivitá punk in città, e mentre non sono riuscito a vedere i primissimi concerti, ne ho visti molti tra il ’77 e‘79 includendo The Damned (con i Dead Boys), The Jam, The Clash (con Suicide), The Boomtown Rats, Dr. Feelgood, The Radiators From Space (aprendo per Thin Lizzy), 999, The Buzzcocks (con le Slits), Siouxsie and the Banshees (uno con Spizz Oil, l’altro con i Simple Minds), Ultravox, Adam and the Ants (con i Monochrome Set), The Cure (con The Associates) oltre a molti gruppi locali come Scars, The Ettes, Visitors, The Prats, Matt Vinyl and the Decorators, The Skids, The Valves, The Exploited (proprio agli inizi), Another Pretty Face, TV Art (che divennero Josef K), The Dirty Reds (poi diventati The Fire Engines). In realtà fu un momento veramente incredibile: ci incontravamo il sabato pomeriggio tra molti di noi giovani punks, più che altro divertendoci in giro, camminando per la città e sapendo che la nostro aspetto si faceva notare per le strade, andando a dare un’occhiata nei vari negozi di dischi e magari berci una o due birre (eravamo ancora minori d’età) in uno dei pochi bar che non si facevano problemi che entrassero dei punks. Alcuni negozi di dischi come Hot Licks, Bruce’s e Virgin erano tra i pochi dove i punks potevano entrare, anche se non compravano niente (specialmente se avevi solo 14-15 anni e pochi soldi) però era bello stare in giro insieme ascoltando un pò di musica, sapere se c’era qualche concerto etc. Phoenix era un’altro negozio in città che non faceva problemi. Alcuni amici punks un pò più grandi studiavano all’Art college ed uno dei passatempi favoriti era quello di scoprire quando ci fosse una “private view”, un’inaugurazione, ed arrivarci appena iniziava e aproffittare degli aperitivi e vino gratis – infatti a volte il vino scorreva piuttosto liberamente ha ha ha! - Un’altro negozio, Ripping records organizzava dei bus per andare a concerti fuori città: è così che ho visto i Banshees e i Simple Minds a Glasgow, o The Clash con Mikey Dread, e ancora The Clash al Kinema di Dunfermline con i Suicide. Alcuni dei punks quella sera odiarono i Suicide e passarono tutto il tempo urlandogli oscenità e sputandogli. Noi invece pensammo che erano stati grandi.

Come hai iniziato a interessarti alla musica dei 60s?
In realtà penso che si deva a varie cose. Mi interessava la musica rock molto prima che arrivasse il punk sulla scena, quindi sapevo comunque già abbastanza sulle origini di varie bands. Leggevo sempre NME, Sounds e Melody Maker. Il cugino di un’amico durante l’estate del 1973 o 1974 ci invitò ad ascoltare specificamente “SF Sorrow” dei Pretty Things, la versione americana con la copertina a forma di lapide, un disco che mi suscitò una grande impressione, tanto che ogni volta che trovavo una foto dei Pretties o qualcosa che avesse a che fare con loro la ritagliavo e l'aggiungevo alla mia lista di foto ed altro che stavo accumulando, cose relazionate alla ossessione per i gruppi rock che continuava a crescere. Poi un’amico di scuola prestò a mio fratello o a me “Relics” e “The Piper At The Gates Of Dawn” e mi innamorai dello stile di Syd Barrett molto di più che del disco del momento che era “Dark Side Of The Moon”. Iniziai anche ad ascoltare John Peel alla radio che ogni tanto usciva con delle cose tipo Oh Yeah degli Shadows of Knight o I Had Too Much To Dream (Last Night) degli Electric Prunes e addirittura cose più strane della psichedelia UK, come Wallpaper dei Pregnant Insomia. Poi quando il punk esplose a livello di massa, Record Mirror aveva iniziato una “star chart” ogni settimana, una top ten di una rock o punk star, e ricordo che vidi che Gene October dei Chelsea aveva messo The Seeds Pushin’ Too Hard o gente come Lemmy; inoltre Radar records aveva appena pubblicato You’re Gonna Miss Me e “Psychedelic Sounds Of The 13th Floor Elevators” e si trovavano dischi come l’album “Gloria” degli Shadows of Knight; ovviamente c’erano varie punk bands che facevano referenza ai 60s, dai Generation X ai Damned ed era chiaro il loro amore per gli Stooges e MC5, anche i Sex Pistols. Era arrivata anche la prima 60s garage compilation “Nuggets” a cui fu data una nuova copertina da parte dell’etichetta Sire, casa dei Ramones e dei Rezillos di Edimburgo. Arrivarono anche altri segnali tipo i Radiators From Space che eseguivano Psychotic Reaction sul retro del loro 45 Enemies del ’77, e gli Undertones con un’altro classico Nugget Let’s Talk About Girls della Chocolate Watch Band. Più tardi sentimmo i TV Personalities grazie a Peel e le cose diventarono sempre più strane e primitive: da lí a poco si scoprirono cose più dure, più garage punk etc.

Gruppi favoriti: so bene che sono tantissimi a dover essere nominati, però magari ci puoi fare dei nomi di gruppi meno noti che senti che meritino essere scoperti.
The Sound Magics dall’Olanda, The Dovers dagli USA, The Boston Dexters da Edimburgo, String and the Beans dagli USA, Dean Ford and the Gaylords dalla Scozia, Our Patch Of Blue, Randy and the Rest dagli USA, The Talismen dall’Inghilterra, gli israeliani Churchills, The 20th Century Sounds dalla Scozia, Los Vidrios Quebrados dal Chile, The Paramounts dal Belgio, anche Union Jack, e molti, molti di più.
cheers for now Aldo ... your pal Lenny
(a cura di Aldo Reali)
MySpaceTheThanes
MySpaceWildebeests

Purtroppo vari dei video su youtube hanno un pessimo audio, qui sotto una lista di video con buona qualitá:

THANES
I got nightmares
Story of your life
I’ve seen darker nights

WILDEBEESTS
She lives
Cadillac
Just like me

Links solo audio (Thanes)
Buzz buzz (yeah yeah)
Wonder if
Never make me blue
In God I trust
Keep you out

venerdì 18 marzo 2011

DARK CABARET - THE TRAGIC TANTRUM "Mirror Mirror" New Album and INTERVIEW with the TRAGIC TANTRUM










Molto raramente in Italia si è parlato di questa band di San Diego, sia perché la band fa parte di una corrente musicale ancora poco trattata nel nostro paese, sia perché il loro primo album è appena uscito. Suonare insieme ai re dello Steam Punk, gli Abney Park ed aprire il concerto dei Nitzer Ebb, gruppo importante nella scena ebm, non è di certo da tutti, eppure i Tragic Tantrum già hanno raggiunto questi traguardi e non hanno voglia di fermarsi ora. La band è formata da Zoe Tantrum (canto e testi) Zeph Tragic (chitarra elettrica, piano, xilofono) e Darrin Lee (batteria), si ispirano prevalentemente ai lavori del combo cabaret The Dresden Dolls e a Danny Elfman, ovvero colui che creò le colonne sonore per film quali “Edward Mani Di Forbice”, “Hulk”, “Red Dragon” e l’opening dei “Simpson”.
Il mix Dresden-Elfman inoltre si fonde alle atmosfere della neo goth americana e cresce nell’ambiente Steam Punk U.S.A.: come se non bastasse i T.T. sono dei veri artisti visivi, come si può notare nei loro concerti, definiti multisensoriali, organizzati nel dettaglio da Zoe e Rexx.
La band può vantarsi della propria esibizione al locale storico The Casbah, che ospitò gruppi del calibro di Nirvana, Smashing Pumpkins, MGMT, Vampire Weekend, The White Stripes, Gogol Bordello, Franz Ferdinand e molti altri, i Tragic figurano inoltre nella scaletta dell’Esylium Festival del 2009, famoso evento musicale del sud California.


The Tragic Tantrum new album: "Mirror Mirror"
Il 2011 è l’anno della consacrazione di questo gruppo ipnotico e surreale, grazie all’uscita del loro primo cd “Mirror Mirror”. L'album è stato registrato al Segnature Sound di San Diego, stesso studio che diede vita ad alcuni album dei Blink 182, P.O.D., Used e U2, e l’artwork è stato confezionato da Daniel Arsenault grande fotografo statunitense. Con Only With You, inizia il viaggio in “Mirror Mirror”, il canto associato alle musiche ripetitive ci mesmerizza facendoci entrare in una sorta di mondo delle meraviglie, dove l’arte visiva e la musica si fondono in una incredibile chimera.
"Excuse Me Mister, I'm new here never been here I don't know here. Which way should I go?"
Una volta entrati un questa caleidoscopica dimensione siamo accolti da Excuse Me Mister, una delle prime canzoni scritte dai T.T.. La seconda track accelera i tempi dell’album tramite svariati stop’n go adrenalinici, mentre l’ascoltatore potrà beatamente perdersi fra le melodie del piano e gli agguati vocali di Zoe.
"But there was a time
when I was good
Now I search these nights
For something that I lost"

When I Was Good sembra raccontarci di qualche angelo caduto in perdizione, ed è quello che sta accadendo all’ascoltatore, già al terzo pezzo infatti i Tragic ci hanno trascinato nelle loro sonorità bizzarre ed opprimenti.
"God it was so fun!"
The Silent ci mostra il lato più macabro della band, durante il suo ascolto saremo bombardati di svariati effetti sonori e dall’incredibile teatralità del gruppo.
"We want you to come out and play
We want you to dress up and play with us"

Arrivati a metà di Mirror Mirror ci piove dal cielo Go, che lascia letteralmente a bocca aperta. Un pezzo eccellente che stona con la prima parte del cd, è come se questi americani oscuri abbiano scherzato fino ad ora, e finalmente siano saltati sul palco a dimostrarci quale realmente è la capacita del Dark Cabaret.
"Laugh
But never too loud"

La seconda parte dell’album continua con Beautiful, canzone più contenuta della precedente ma egualmente ben curata.
"There once was a man named Diego
And a girl named Arlene"

Diego and Arlene arriva spasmodica a buttare altra benzina sul fuoco, la canzone infatti è fresca coinvolgente e ben fatta, in una evoluzione stupefacente la band ci infila sonorità folk, country e horror in un risultato indefinito e assurdo.
"We are a dying city2
Swan Song è considerabile come un breve ritorno alla realtà, 'noi siamo una città morente' ci ripetono i Tragic Tantrum, effettivamente uscendo dal loro mondo bizzarro e curioso è difficile tornare alla vita di tutti i giorni. Questi artisti ti scavano dentro, e l’ascoltarli fa crescere e tornare bambini contemporaneamente.
"I don’t want a superhuman
All I want’s an honest friend"

Warrior continua il filo drammatico-malinconico dell’ultima parte del cd, come quando si torna a casa da una lunga vacanza con il cuore pieno di pensieri.
"I…Wish I could love you
I…Know I don’t love you
The way I should"

Prima di abbandonarci veniamo aggrediti dalla struggente Only With You, che confonde per un’ultima volta in un torbido circolo musicale.
"We both speak
At the same time
Again
You go first
You ask me to
I'm not sure"

Something We’re not ha il difficile compito di salutarci. Il suono è scarnificato, rimane solo uno xilofono distante ed il tempo per un’ultima esibizione regalataci da Zoe. La cantante trasmette a chi ascolta sensazione pura, possiamo immaginarcela dietro al microfono con occhi pieni di lacrime come nel più sincero degli arrivederci. Questa giovane formazione ci regala davvero molto in un album di straordinaria fattura, traccia dopo traccia possiamo tastare con mano
l’impegno del trio Dark Cabaret, anche il più apatico non potrà rimanere indifferente nel susseguirsi delle note. Un genere nascente ha bisogno di artisti sinceri come i Tragic Tantrum, che nel modo più disinteressato si occupano di creare semplicemente qualcosa di bello. Se associeremo poi la qualità di “Mirror Mirror” alla loro potenza stilistica troviamo un ottimo progetto al quale auguriamo tutta la notorietà che merita.

Tragic Tantrum' Interview

L’articolo è stato sviluppato tramite una corrispondenza diretta con la band, alla quale abbiamo posto alcune domande per conoscerli meglio:

Quale è la filosofia dei Tragic Tantrum?
Abbiamo formato i Tragic Tantrum con l’intenzione di creare una band che presentasse molteplici sfaccettature, un gruppo teatrale e interattivo. Dall’inizio, il nostro obiettivo era di ispirare i nostri fans a mettersi una maschera, facendoli partecipare ai nostri show, mettendo in mostra il loro talento e la loro creatività. I nostri spettacoli sono sempre stati multimediali, integrati con artisti visivi, ballerini, artisti mangiafuoco, acrobati sui trampoli e con alcuni dei più elaborati costumi della città.
Quando facciamo uno show lo rendiamo spettacolare. Amiamo l’idea delle persone che si travestono per uscire e recarsi ad un evento, dove faranno parte dello show tanto quanto gli stessi intrattenitori.

Parlateci del futuro del Dark Cabaret
È un argomento interessante nel suo complesso. Il Dark Cabaret è un genere talmente di nicchia che probabilmente non diventerà mai commerciale. Se lo diventasse, rovinerebbe tutta l’atmosfera underground che vi si respira. Comunque la scena stessa sta crescendo e molte più persone ne stanno venendo a conoscenza. Come qualsiasi altra subcultura, si rivolgerà a un particolare tipo di persone: agli artisti, strambi, macabri, teatrali, brillanti, esotici, individui che amano mascherarsi e creare un mondo tutto loro. C’è un futuro per il Dark Cabaret e lo stiamo vivendo proprio ora. Non sappiamo in cosa si evolverà ma non è questo il punto. Il punto è di farne tesoro per ciò che offre al momento e crescere con esso. È di per sè stesso un mostro, crescerà e prenderà forma da sé. Noi siamo qui solo per fare un giro su questa giostra.

Quando verranno in Europa e in Italia i T.T.?
I Tragic Tantrum si esibiranno in Italia e in tutta Europa appena avremo fondi e supporto per farlo! Non desideriamo altro che andare oltre oceano. Tutto dipende dal trovare lì i giusti supporti ed attenzioni per aiutarci. Vi chiediamo quindi, per favore, di parlarne a tutti i vostri amici in modo da spargere la voce!
Per terminare: ci troviamo di nuovo di fronte ad una piccola realtà musicale notevole, una band con le qualità e le caratteristiche per crescere sempre di più, basta ricordarci che in fondo sta a noi supportare le bands che più amiamo per renderle sempre più famose e prolifere.
Francesco Castignani 
Si ringrazia Natalie per il lavoro di traduzione

Tragic Tantrum
TragicTantrumMySpace
Island Of Broken Toys

lunedì 7 marzo 2011

INTERVISTE - SIMONA GRETCHEN, speaking for Distorsioni by Ricardo Martillos

Dopo l'esaustivo articolo di Ricardo Martillos su "Gretchen Pensa Troppo Forte", il nostro collaboratore ha incontrato ed intervistato per Distorsioni Simona Gretchen. Questo il resoconto di una lunga e schietta chiacchierata con l'artista.

L'intervista

Volevo ringraziarti anticipatamente Simona per la tua cortesia e disponibilità, e sono convinto che i lettori di Distorsioni, dopo questa intervista, avranno modo di conoscerti meglio.


Faenza è, per citare il grande Francesco Guccini, una piccola città; il fatto di essere nata lì quanto ha amplificato il tuo desiderio di uscire dalla tipica monotonia di paese, insomma per citare uno dei tuoi brani migliori, Alpha Ouverture, di porre fine a questa noia più che mortale?
Penso sia importante sradicarsi indifferentemente dal fatto che si nasca in una piccola o in una grande città. Se lo fai davvero puoi anche arrivare al punto, un bel giorno, di continuare a dormirci conscia di essere altrove. L’importante è non dimenticarsi di guardare fuori più spesso possibile.


Hai citato spesso tra le tue influenze Nico, Patti Smith, PJ Harvey riguardo alle donne, non trovi che a livello di considerazione musicale e di merito esista sempre un po’ di pregiudizio tipico maschilista nell'attribuire meriti inferiori al cosiddetto sesso debole?
Se ci fosse avremmo solo un motivo in più di rimboccarci le maniche. Cerco di preoccuparmi di quello che faccio prima di preoccuparmi di quello che se ne potrebbe pensare.

Cosa mi dici di questa mini invasione femminile degli ultimi anni (cito in ordine sparso: Tying Tiffany, Meg, Beatrice Antolini, Marta Collica, Petrina, etc.)? Io personalmente trovo molto positivo questo desiderio di superare certe stupide barriere ideologiche; e che mi dici di iniziative come quella delle Donne per l'Abruzzo, approvi e la trovi una cosa sincera o pensi sia sempre usata come veicolo propagandistico e stop?
Mi piacciono le donne che sanno cosa vogliono e sanno gestire se stesse. Conosco personalmente solo una delle donne che mi citi, per cui non entro nel merito! Ma sono di certo in buona compagnia. Anche se non ho ben capito, forse, di che barriere ideologiche stiamo parlando. Se io esisto la miglior cosa che possa fare è agire, non ribadire che esisto. Se no finisce che parlo di più, agisco di meno e prima o poi mi annoio da sola. In altre parole: se faccio una cosa buona e sensata che c’entra se sono una donna, un immigrato, un travestito o un sosia di Elvis?

A proposito dei CSI ho notato in certi passaggi chitarristici del disco, vedi Alpha Ouverture, affinità col modo di suonare grattato di Giorgio Canali, artista che immagino stimi molto, ma più che di lui volevo che mi dicessi due parole sulla svolta mistica oltre che politica di Giovanni Lindo Ferretti, cosa che ha mandato in crisi e spiazzato gran parte del suo (folto) pubblico di appassionati e fedeli, e non solo alla linea ...
Dire che non so cosa ne penso sarebbe eufemistico. Davvero. Le svolte mistiche che conosco un po’ meglio c’entrano ben poco con la politica. Sono molto perplessa riguardo a Ferretti, ma non mi piace giudicare, come dicevo prima, chi non conosco personalmente. Se un giorno mi si parasse davanti disposto a spiegarmela, la sua svolta mistica, sarei ben lieta di stare a sentire. Giorgio Canali invece, anche se ci ho scambiato sì e no trenta parole in due anni, mi trasmette sempre vibrazioni ottime.


La prima cosa che mi ha colpito del tuo disco, oltre alle liriche davvero originali, non comuni agli artisti nostrani, è la tua particolarissima voce; tu dichiari, e ti credo, di non ritenerti una cantante vera e propria; però non necessariamente questo deve essere considerato un difetto, anzi spesso in grandi del passato certe imperfezioni hanno segnato la personalità degli artisti, l'hanno spesso marchiata a fuoco; che mi dici Simona?
Verissimo, una cantante è qualcosa di molto lontano da quello che sento di essere io oggi. Solo recentissimamente ho iniziato a fare qualcosa per migliorare la respirazione e l’uso della voce. E se lo sto facendo è solo perché credo di aver trovato una persona che potrebbe aiutarmi ad andare al di là di certi limiti (che difficilmente potrei superare altrimenti, da sola). Penso, d’accordo con te a quanto intuisco, che la cosa fondamentale sia possedere personalità e non perderla mai; la tecnica è solo un mezzo aggiunto che puoi utilizzare, ma solo dopo aver preso un minimo coscienza di te.

A proposito dei testi delle tue canzoni, quanto c'è in essi di autobiografico e quanto di pura fantasia, ovvero dettato dai tuoi sogni e soprattutto dalle tue letture personali, tu leggi molto? E quali autori prediligi?
Tutti i miei testi sono autobiografici, o riguardano persone a me vicinissime.
Il sogno, che può essere un’altra fonte d’ispirazione importante, ha a che vedere con tutto meno che con la pura fantasia, temo; cerco di non ignorare mai i miei sogni, quando me ne ricordo. Leggevo moltissimo, ultimamente meno di quanto vorrei. Soprattutto romanzi e saggistica, alla poesia sono arrivata più tardi, nella lettura privata. Quanto agli autori preferiti, è sempre una domanda difficile. Ma come ho detto spesso sono molto affezionata a Dürrenmatt, Ellis, Palahniuk, Conrad, Cohen, per esempio. Difficile che le proprie letture non entrino, implicitamente o meno, in quel che si scrive.

Cosa mi dici del fenomeno Internet? Lo trovi più positivo o negativo il fatto che esista? Pensi che la eccessiva, incontrollata e selvaggia distribuzione di musica nella rete possa dare giovamento ad artisti emergenti come te o pensi che senza il web la tua musica resterebbe ancora di più confinata nei soliti circuiti underground?
Una parola sola: positivo. Come di ogni cosa o innovazione, di internet si paga il prezzo. Ma è una delle migliori innovazioni che abbiamo conosciuto, rispetto a innumerevoli altre che ci hanno solo reso più ingenui e alienati di prima. Non vedo alcun problema nel fatto che la mia musica circoli in rete e che più persone di quante abbiano comprato un album la possano ascoltare; fra l’altro conosco un mucchio di persone che hanno comprato il mio disco proprio grazie al fatto che la mia musica fosse anche lì.


Ti ritieni perfettamente a tuo agio come figlia della Generazione Anni Zero, ovvero se potessi rinascere a quale epoca storica, intendo musicalmente, idealmente e politicamente ti piacerebbe essere appartenuta?
Mi ritengo perfettamente a mio agio. Se poi dovessi scegliere per forza un’altra decade sceglierei gli anni Settanta: dieci anni densissimi in cui si è visto di tutto, musicalmente, politicamente, socialmente.

Quanto è ed è stato importante per te Nicola Manzan (Bologna Violenta) per il tuo inserimento e lla tua affermazione nell'ambiente musicale indie italico? Mi ha colpito molto in una sua intervista che ho letto in rete queste sue parole: "Allora cavolo, l’altro giorno ho visto su megaupload che c’erano 15.000 download del mio disco, che non so neanche se siano veri, però la gente poi lo vuole il disco! E quindi non continuiamo a credere alle major che dicono di non vendere più dischi, le major non vendono più dischi perché producono dischi di merda!' E' questo anche il tuo pensiero e ti senti di condividerlo con Nicola?
Collaborare con Nicola può innegabilmente 

darti più visibilità, sarebbe strano non accadesse, con tutto quello che ha fatto negli ultimi anni e tutti i progetti importanti che l’hanno visto protagonista o a cui ha preso parte. Resta il fatto che non chiedo ad un artista di suonare o arrangiare con me un brano pensando (sarebbe molto triste) a quanti fan in più mi porterà la cosa. Spero lui lo sappia (e pure voi!). Quanto alla sua affermazione … sì, credo proprio di essere d’accordo.

Come appartenente al mondo universitario, trovi similitudini tra il movimento studentesco attuale e quello storico e immortale del '68, o pensi che sia solo un fuoco di paglia, cioè le ultime generazioni in fondo sono troppo distratte da telefonini, playstation, internet, sballi e impasticcamenti vari per pensare davvero a sovvertire l'ordine costituito?
Penso solo che l’idea di sovvertire l’ordine costituito di oggi non possa essere per molti versi assimilabile a quello che poteva animare il movimento di allora.
Non significa che questo sia migliore o peggiore di quell’altro, un giudizio di merito mi pare esser l’ultima cosa di cui ci sia reale bisogno. Penso solo ci siano differenze che non possiamo ignorare: oggi la rabbia parte dai singoli individui che stanno reagendo come possono ad una presa in giro che non possono più tollerare. La protesta è più anarchica, meno mediata e forse più spontanea. Probabilmente ha meno, alla base, rispetto all’altra, il desiderio reale di cambiamento: questa è una reazione più istintiva, quasi animalesca. Come se fossimo stati sedati per anni e improvvisamente ci stessimo svegliando dal torpore e ci stessimo incazzando da morire con chi non ci ha detto la verità. Fuoco di paglia? No: credo, piuttosto, che siamo di fronte a qualcosa di molto imprevedibile e che, proprio per questo, merita forse ancora più attenzione.

Ti hanno chiesto varie volte quali gruppi italiani ti hanno impressionato ultimamente, per riassumere dirò: Il Teatro degli Orrori, Bologna Violenta, Zen Circus, mentre parlando più in generale fuori dai nostri confini delle bands dell'ultimo decennio quale ti senti di consigliare ai lettori di Distorsioni, quali ti hanno più favorevolmente impressionato e magari influenzato?
I Radiohead, i Liars, bands che si riconfermano senza rivali nel tempo come gli Swans o i Melvins, a dispetto degli anni che passano, delle tendenze dell’ultimo minuto e dell’incapacità di molti di evolversi dopo un paio di dischi.

Guardando al passato i migliori artisti italiani, ovvero quelli più stimati da critica e pubblico, hanno sempre scelto di cantare in italiano; cito: De Andrè, De Gregori, Battiato tra i solisti; Area, Nomadi, CCCP/CSI/PGR per non parlare di PFM e BMS, tra i gruppi. Pensi che per un cantautore, o cantautrice che dir si voglia, sia fondamentale il farsi capire principalmente per i propri testi, e questo mi sembra di aver capito sia il caso tuo, più che per la propria musica?
Dipende da quel che vuoi ottenere: in un disco come "Gretchen pensa troppo forte" è di certo ciò che avviene: i testi ricoprono un ruolo di primaria importanza ed il peso specifico che assumono a volte può lasciare in ombra il discorso prettamente musicale; si tratta di un album di cantautorato, per quanto atipico; è normale che accada questo. Ma Simona Gretchen non è propriamente una cantautrice (o, sarebbe meglio dire, non vuole essere solo questo), e forse già dal nuovo singolo qualcuno in più comincerà ad accorgersi del fatto che i percorsi possibili siano tanti, e che forse un disco d’esordio non basti a inquadrare un autore.

Se dovessi, anche se a fatica, citare un album, un solo album, particolarmente rappresentativo del tuo stile e di cui non potresti fare a meno, quale ti viene in mente? Rispondi di istinto …
"To bring you my love" di PJ Harvey. Ma non perché rappresenti il mio stile o un modello da riprodurre in qualche modo, quanto perché per me è stato un disco fondamentale; che mi ha aiutato a capire meglio cosa volessi ottenere musicalmente e come.

Quanto è sottile la linea tra il desiderio di farsi conoscere da un pubblico più vasto, col rischio di una eccessiva commercializzazione, come ad esempio cercare il singolo di successo, e quello di dovere e volere mantenere l'integrità artistica senza tradire il proprio stile musicale?
Ho le idee abbastanza chiare sull’argomento. Non sono qui per fare numero, chi ci crede ci creda e chi non ci crede si arrangi. Se tradisci la tua integrità artistica non meriti neanche l’appellativo di artista.

Il tuo splendido disco - non lo avevo ancora detto!? - "Gretchen pensa troppo forte", sia pure confinato ad un circuito indie-underground, ha riscosso ovunque consensi, basta aprire il web per vederlo: ha conseguito tra l'altro il prestigioso premio Fuori dal Mucchio, riservato al migliore esordio discografico italiano della stagione 2009/2010. A questo proposito, cara Simona, quanto ti spaventa la prospettiva della famosa opera seconda, ovvero il dover ripetere e convincere te stessa innanzitutto, ma anche il tuo pubblico (lasciamo da parte la critica per una volta)? Senti molta pressione su di te o pensi di non dover dimostrare niente a nessuno?
Mi spaventa dover convincere me stessa; per quello che ho in mente per un nuovo disco non sarà semplicissimo. Non provo neanche a prevedere le reazioni eventuali che potrebbero verificarsi nel pubblico o nella critica. Quando scrivi metti alla prova te stesso, non il pubblico; come pure quando stai sul palco. Il pubblico è il filo per cui passa la corrente, e la critica un consigliere, a volte benevolo a volte infido, di cui imparare a decifrare i messaggi.
Fra parentesi, questo non significa affatto che pensi di non dover dimostrare niente a nessuno (il fatto è che non è questo che mi preoccupa in primis, al limite!): temo la presunzione anche più di quanto tema l’ingenuità.

Nel brano Bianca in fondo al mare, uno dei miei preferiti dell'album, quel passaggio in cui canti 'ricordami di santificare le feste, il padre e la madre' c'e una chiara citazione ed omaggio al maestro Faber di La Buona Novella con Il Testamento di Tito, quanto è stato importante per te il suo insegnamento musicale ma soprattutto letterario?
Non credo di saper spiegare a parole quanto sia stato importante.

Di Simpatia per B.C. non ti chiederò nulla, forse lo hanno fatto già altri, invece volevo che mi spiegassi riguardo a Ieri quando dici, anzi ripeti 'lo stomaco mi stringe i secondi', con tutta 
la mia fantasia non ho afferrato il significato, la frase è molto bella ma anche enigmatica; che mi dici Simona?
Potrei scriverci un libro. Riassumendo, ti dirò solo che lo stomaco è quel che si potrebbe definire il mio punto debole. E che niente come la nausea con cui da qualche anno convivo quasi quotidianamente mi ha dato un’idea chiara del poco tempo che abbiamo a disposizione e di quanto sia facile usarlo male.
Questo, più o meno, voleva dire, per me, quella frase, nel contesto del brano.
Di per sé, poi, è frutto di un’uscita (non lucidissima) di un amico durante una nostra conversazione (non lucidissima) sull’argomento. Aveva colto talmente nel segno che gli dissi che l’avrei scritta, e pare che io l’abbia fatto sul serio, alla fine.

Penso che Baudelaire, Rimbaud, Verlaine ovvero i grandi poeti maledetti abbiano attinenza col tuo modo di scrivere; già altri nel mondo del rock ci hanno fatto riferimento: Jim Morrison, oltre che Patti Smith e Nick Cave, giusto per citarne tre; ma quanto sono stati importanti anche per te?
Non so se abbiano attinenza con il mio modo di scrivere, ma di certo li ho letti e mi hanno lasciato molto. Quello che ho approfondito di più è stato Baudelaire; pochi sanno colpire contemporaneamente al cervello e allo stomaco (tanto perché eravamo in argomento anche poco fa … ) con le stesse eleganza e violenza insieme.

So che adori i Radiohead, beh non sei la sola, il sottoscritto oltre ad averli ammirati due volte dal vivo, nelle tournée di Ok Computer (il miglior disco degli ultimi 20 anni almeno) e Hail to the thief, li considera la band imprescindibile di questi ultimi anni, l'unica che ha proposto davvero qualcosa di nuovo. Volevo sapere se hai ascoltato le loro ultime cose, in questi giorni è uscito l'ultimo The King of Limb; che dici, sono sempre loro il tuo punto di riferimento ideale?
I Radiohead sono un monumento vivente della musica contemporanea di consumo. C’è poco da dire e molto da ascoltare, anche nelle ultime cose, che ho appena avuto il piacere di sentire.

Tra i tuoi progetti futuri mi hai parlato di un singolo in vinile, io in quanto collezionista di dischi non posso che apprezzare la scelta, anzi la doppia scelta, visto che è prevista una cover dei Velvet Undergound (tra l'altro anche il tuo gruppo preferito, se ho capito bene); mentre per il nuovo disco invece dovremmo attendere un po’ di più, immagino?
Sì, il singolo (Venti E Tre, con tanto di cover di Venus In Furs annessa) uscirà a maggio, pare. Le registrazioni hanno visto la collaborazione di Paolo Mongardi (Zeus!, Il Genio) alla batteria e la produzione artistica di Lorenzo Montanà. Ammetto che non vedo l’ora che esca, sono molto soddisfatta del lavoro che è stato fatto e anche (notizia recente) del fatto che il sette pollici sarà una co-produzione di Disco Dada e Trovarobato. Del prossimo disco preferisco non parlare, visto soprattutto che sto proprio ora dando forma a qualcosa che fino adesso avevo visto solo in maniera teorica/formale. Servirà un po’ di pazienza, innanzitutto a me!

Io avrei concluso, volevo sottolineare il fatto che ho fatto non poca fatica a "scovare" domande che altri non ti avevano già fatto: certo, diverse le ho appunto scansate per evitare sterili ripetizioni, grazie quindi Simona per la tua solita grande disponibilità, spero che dopo e in virtù anche di questa intervista il tuo nome sia più familiare ai nostri lettori e ascoltatori, inoltre ti faccio personalmente i complimenti non solo per la tua splendida musica ma anche per la simpatia e l'intelligenza non comune in una ragazza della tua età.
Grazie a te. E a Distorsioni!
Intervista a cura di Ricardo Martillos
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