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mercoledì 7 dicembre 2011

CULT RECORDS - TWINK: "Think Pink" (1970, Polydor)

Twink, ovvero John Charles Alder, batterista, lead singer e songwriter, è stato una figura di culto per la musica inglese underground: tutt'ora un grande batterista, molto originale e complesso nello stesso tempo. Ha suonato psichedelia sin dalla prima metà degli anni '60 con i Fairies (con essi realizzerà tre singoli) ed In-crowd, che ben presto cambiarono nome in Tomorrow: collabora all'omonimo capolavoro "Tomorrow" (1968), un caleidoscopico viaggio tra sogni colorati e illusioni hippie; milita anche negli Aquarian Age e nei Pretty Things, con i quali pubblicò un'altro lavoro seminale: "S.F. Sorrow" (1968), la prima opera rock o album-concept che dir si voglia della storia in assoluto! Nei '70 transita nei Pink Fairies agendo nel giro più libertario e politicizzato dell'ambiente alternativo londinese: conosce Mick Farren e Paul Rudolph dei Deviants che collaboreranno di lì a poco al suo album solista uscito nel 1970: "Think Pink".
"Think Pink", al quale collaborano anche Junior Wood (Tomorrow), John Povey (Pretty Things), Steve Took (T.Rex), é un disco molto significativo proprio del creativo periodo psichedelico inglese fine '60 primi '70: siamo alle prese con un lavoro libero da schemi, rumoristico, ricco di grandi spunti stumentali, soprattutto vampate chitarristiche impressionanti. Il disco si apre con The Coming of the One, brano ricco di voci lontane e nastri tagliati e trattati; segue l'acidissima versione di Ten Thousand Words in a Cardboard Box, pezzo già suonato qualche anno prima con gli Aquarian Age; il delirio ipnotico Dawn of Magic; la frenetica sfuriata chitarristica Tiptoe on the Highest Hill; la meravigliosa erotico-psichedelica Fluid; l'improvvisazione tribale di Mexican Grass War. "Think Pink" è uno degli ultimi acid trip inglesi, un disco che abbandona la psichedelia ed apre le porte all'hard underground degli anni '70. Twink suonerà poi nell'album solista di Mick Farren "Mona – The Carnivorous Circus" (1970). Darà quindi il suo importante apporto al revival psichedelico degli '80 collaborando con i Plasticland di "You Need a Fairy Godmother" (live, 1989), ed incidendo nel 1990 per la Woronzow di Nick Saloman (aka Bevis Frond) "Magic Eye" (Bevis & Twink, album) (1990) in coppia con l'immenso chitarrista/songwriter Bevis Frond. Altre collaborazioni, compilation e live album di Twink costelleranno tutti gli anni '90 sino al sorgere del terzo millennio, confermandolo quale artista attivo e generoso, protagonista della scena neo-psichedelica anglosassone.

Angelo Demonte

Twink/ProgArchives

"Think Pink" Tracklist:
- The Coming Of The Other One (03:37)
- Ten Thousand Words In A Cardboard Box (04:31)
- Dawn Of Magic (01:43)
- Tiptoe On The Highest Hill (05:23)
- Fluid (04:04)
- Mexican Grass War (05:29)
- Rock An' Roll The Joint (02:46)
- Suicide (04:26)
- Three Little Piggies (03:15)
- The Sparrow Is A Sign (02:23)


Twink Solo Discography # Consigliato da DISTORSIONI
# Think Pink (Sire Records, 1970 - recorded July 1969)
* Apocalipstic / He's Crying - 7" single (Twink Records, 1986)
* Space Lover - 12" maxi-single with 5 versions of the song: Rock 'n' Roll No. 1;
Rock 'n' Roll No. 2; Psychedelicised; Instrumental; Percussed (Twink Records TWK 2, 1986) (as Twink & The Fairies)
* Driving My Car / War Girl - 7" single (Twink Records, 1987)
* Kids Aid / Instrumental - 7" single (Twink Records) (as Children Of The World)
* Psychedelic Punkeroo / Seize The Time - 7"/12" single (Twink Records, 1990?)
* Mr. Rainbow (Twink Records, 1990)
# Odds & Beginnings - part compilation album (Twink Records, 1991) (featuring former Fairies colleagues Dane Stephens and Mick Weaver)
* Festival Of The Sun - live album (Twink Records, 1995 - recorded 1993) (with Nik Turner, as Pinkwind)
* Purple Haze - live album (Twink Records, 1996 - recorded 1995) (with Nik Turner, as Hawkfairies)
# Out Of The Pink Into The Blues (Twink Records - or HTD Records?, 1996?) ("recorded live at the Bridge from mid seventies till eighties", as Mouse & Twink: Fairies)
* Pleasure Island - album (Twink Records, 1996) (with Paul Rudolph, as Pink Fairies)
* No Picture (Twink Records, 1997) (with Paul Rudolph, as Pink Fairies)
*# The Lost Experimental Recordings (Get Back Records, 2000 - recorded late 60's to early 70's)



sabato 12 novembre 2011

CULT RECORDS - SAM GOPAL: “Escalator” (1969, Stable Records)

Una delle icone più influenti e poliedriche che il rock and roll abbia mai partorito: all'anagrafe Ian Fraser Kilmister, classe 1945, conosciuto poi come Lemmy Motorhead è senz'altro un'esempio concreto di veterano del rock, il nonno di un genere sempreverde, soprattutto per la sua grande creatività che non si è limitata alla band che l'ha portato al successo. Cresciuto con il blues canonico e la prima ondata r'n'r, inizia ad esprimere la sua vena artistica abbracciando le vibrazioni della chitarra, sfornando con la sua prima band, i Rocking Vicars alcuni rarissimi 45 giri nella metà degli anni 60's: goliardico e fanciullesco beat inglese che segue per lo più la corrente delle covers, cosa diffusissima all'epoca. Fu roadie del maestro delle prime deflagrazioni wah wah, Jimi Hendrix, impersonificando il classico stereotipo di freak anarchico, un hippie lontano anni luce dalle detonazioni sonore di fine anni 70. Dopo l'effimera avventura beat, in piena estasi psichedelica, nel 1968 l'incontro con Sam Gopal, un percussionista anglo indiano, precedentemente conosciuto come Sam Gopal's Dream, un invasato dalle spore lisergiche hippie. Sam Gopal era nato in Malesia e suonava le tabla dall'età di sette anni: avrebbero sostituito la batteria in "Escalator".
Il 28 Aprile 1967 la sua prima band, Sam Gopal's Dream aveva suonato al The 14 Hour Technicolor Dream, evento underground organizzato dall'International Times all'Alexandra Palace. La line-up consisteva in Sam Gopal alle tabla, Mick Hutchinson alla chitarra e Pete Sears al basso ed organo. Le altre bands che parteciparono all'importante manifestazione furono Pink Floyd, The Pretty Things, Savoy Brown, The Crazy World of Arthur Brown, Soft Machine ed i Move. Sam Gopal's Dream suonò anche all'UFO Club, The Electric Garden a Covent Garden, The Roundhouse ed Happening 44. Si esibirono a Natale al The Christmas on Earth Show all'Olympia in Londra con i Traffic, Jimi Hendrix ed i Pink Floyd. Jimi Hendrix ebbe la ventura di suonare con gli originari Sam Gopal Dream anche al London's Speakeasy Club. Dopo lo scioglimento di S.G.D. il percussionista mise su la nuova formazione: la leggenda narra che la band, praticamente improvvisata, composta da un bassista, Phil Duke, un chitarrista, Roger D'Elia, Lemmy chitarra ritmica e Sam alle tablas e percussioni, registrò “Escalator” in una notte sola, sotto effetto di metedrina. Il disco uscì nei primi mesi del 1969 per una piccola leggendaria etichetta, la Stable Records, artefice di pubblicazioni per artisti come i Deviants ed i meno conosciuti NSU: un'album quasi totalmente composto da Lemmy, una mistura freakedelica dal sapore etnico (per via delle tablas in particolare), spolverato con tanto fuzz chitarristico e wah wah in un'assetto folk con origami proto heavy.

“Escalator” si snoda in un grezzume sublime: il suono era sotto gli standard di registrazione già all'epoca, ma questo ha conferito una bellezza e purezza quasi palpabile a questo disco meraviglioso. The Sky Is Burning si staglia dopo un temporale: Lemmy sembra rievocare le sofferenze blues
di un Clapton, malinconia completa che sussurra ai sogni un paesaggio autunnale. The Dark Lord sfoggia affreschi proto heavy, ma l'architettura creata dalle percussioni vive di un animo sognante: il caro Kilmister è quasi irriconoscibile, la sua voce è qualcosa d'inaspettato, ancora una volta figlia dei Cream, ma torturata, in agonia, lamentosa, pervasa di dolce tristezza. Tutto si muove più o meno su queste coordinate annoverando anche covers: fra tutte quella di Donovan, The season of The witch, una meraviglia. Sam Gopal, questa meravigliosa ed essenziale band, conoscerà solo questo episodio, oltre al singolo "Horse/Back Door Man": “Escalator” non sarà mai più bissato. Lemmy approderà ad una sconosciuta band chiamata Opal Butterfly, e successivamente all’ infinito space rock degli Hawkwind, infine materializzerà nel 1975 il rock marcio dei Motorhead.

Marco Venturini

Sam Gopal
Sam Gopal

SAM GOPAL line-up:
Sam Gopal: tabla, percussion
Ian Willis (Lemmy Kilmister): vocals, lead & rhythm guitar
Roger D'Elia: guitars
Phil Duke: Bass guitar

"ESCALATOR" tracklist:
Side 1
"Cold Embrace"
"The Dark Lord"
"The Sky is Burning"
"You're Alone Now"
"Grass" (Ian Willis)
"It's Only Love" (Ian Willis)
Side 2
"Escalator" (Ian Willis)
"Angry Faces"
"Midsummer Night's Dream" (Davidson)
"Season of the Witch" (Donovan Leitch)
"Yesterlove" (Ian Willis)



sabato 19 febbraio 2011

THE PRETTY THINGS 1964 - 1971: "Talkin' about the Good Times"

1964 - 1967: The Blues and Rhythm & Blues Years

Ascolto Walking down the street, uno dei brani meno conosciuti, cui segue I need somebody con i fiati che un pò disturbano: quella voce però é inconfondibile e fa tutta la differenza; i due brani si trovano su “Electric Banana” e sembrano outtakes di “Emotions” il terzo album dei favolosi Pretty Things, il meno amato dal gruppo proprio per l’intromissione di fiati ed orchestrazione, decisione aliena alla banda. Stiamo parlando di uno dei capitoli meno noti e chiari nella storia di un gruppo che é sempre stato trattato come una band minore e troppo spesso liquidato come una copia dei Rolling Stones. “Emotions” é anche stato il primo disco che conobbi dei Pretties a metá anni 80, periodo in cui scoprivo il Garage americano ed i gruppi inglesi che lo ispirarono, e chi meglio dei Pretty Things, autentici punks del panorama R&B britannico. Avevo ascoltato molto poco di loro, erano altri tempi, peró ben presto arrivó una raccolta della Edsel in mio aiuto, raccogliendo il meglio del primissimo periodo, carico di R&B selvaggio e di nuovo quella voce: Phil May sembrava un gatto selvatico!
Le similitudini con i Rolling Stones non sono solo invenzioni della stampa che li spacciavano come una versione più pericolosa degli Stones: il gruppo ha infatti le sue origini nella zona di Dartford, Kent a circa 25 km a sud-est di Londra, luogo di nascita di Phil May e Dick Taylor, che poi é come dire Mick and Keith, ambedue nati a Dartford! Come molti giovani inglesi dei primi anni 60 scoprono e si innamorano del blues e presto formeranno il loro proprio gruppo, il cui nome viene preso da una canzone di Bo Diddley, Pretty Thing. Non tarderá molto il contratto con l’etichetta Fontana, grazie a Jimmy Duncan, manager del gruppo ed autore del loro primo singolo.
Rosalyn non fu mai superato in intensitá, un attacco sonico che colpisce immediatamente, un brano frenetico, possiamo solo immaginare le facce sconvolte degli spettatori che videro nel 1964 quell’apparizione a Ready Steady Go!, purtroppo non sopravvissuta al tempo.
I Rolling Stones con il loro aspetto trasandato in un’epoca dove l’uniforme era la regola giá avevano infastidito e scandalizzato: con i Pretty Things si passò davvero il segno; come era possibile che un gruppo di degenerati suonasse una musica cosí selvaggia sfidando occhi ed orecchie di tutta la gioventú e della popolazione in generale dell'amata Inghilterra? Piú sporchi degli Stones, Phil May con i capelli piú lunghi mai visti, Viv Prince un batterista scatenato il cui unico rivale era Keith Moon, o sarebbe meglio dire erede? Eh sí, perché quando Keith si fece conoscere il nostro Viv già ne aveva combinate delle belle, rimanendo a piedi in Nuova Zelanda nel 1965 dopo una lite con il comandante che ordinó che scendesse dall’aereo che riportava il gruppo a casa; era stato un tour talmente riuscito che valse ai Pretties il premio di divieto di ritorno in quel paese!
Rosalyn fu un buon debutto peró con il successivo Don’t Bring Me Down raggiunsero per la prima ed unica volta il n. 10 della Top Ten britannica nel 1964. Il primo album omonimo uscito nel marzo 1965, debitore soprattutto al grande Bo Diddley (“We thank you Bo for the name...”) ma anche Jimmy Reed e Chuck Berry, contiene dei brani blues di grandissimo calibro (non avevano rivali in tal senso) ed un paio di originali nella stessa vena.
Si racconta che quando il boss della Fontana si presentó durante le registrazioni, se ne andó dopo mezz’ora lamentandosi che non sarebbe rimasto lí con quel gruppo di animali! Varie le apparizioni televisive in Europa, fortunatamente arrivate fino a noi grazie a youtube. Incredibile per esempio l’apporto degli archivi televisivi Francesi che ci hanno regalato innumerevoli filmati storici di vari artisti dell’epoca. In Olanda partecipano al Blokker Festival (First Show) (Second Show) dove i fans impazziscono per il gruppo; assolutamente imperdibili i relativi filmati che qui vi offriamo, fedeli testimoni dell’energia del gruppo nella sua formazione originale.
Anche negli Stati Uniti grazie al celebre programma Shindig! i Pretty Things fanno conoscere ai giovani americani il loro blues e rhythm & blues bastardizzati con Big city ed il successivo 45, Honey I need (incluso nel 1° LP), che uscito all’inizio del 1965 consolida la reputazione del gruppo, nonostante non riesca ad entrare nella Top Ten per poco. Nel dicembre del 1965 pubblicano lo stupendo “Get The Picture?”. Viv Prince é presente solo in parte e salvo qualche avventura musicale posteriore di lui non si saprá quasi piú niente.
You don’t believe me apre il disco, un brano meravigioso che mostra i Pretties in una nuova luce, il momento in cui forse si avvicinano di piú al folk-rock dei Byrds; il pezzo porta anche la firma di un noto session man, un certo Jimmy Page che peró non suona nel disco. In questo secondo album c’é molta piú varietà musicale, compresa un’apertura al soul con covers di Cry To Me e I had a dream ed una strizzata d’occhio al folk-rock con London Town. Ovviamente non mancano pezzi nel vecchio stile Pretty Things come Buzz the Jerk o la stessa Get the Picture?.
Alla batteria a partire da questo momento siede Skip Alan che si dimostra un vero Pretty, inquieto al pari il suo predecessore, come dimostra un filmato del 1967 in cui il gruppo esegue Children e la inedita Reincarnation.
Questa formazione, che oltre al giá citato Phil May alla voce e Skip comprende gli enigmatici John Stax al basso, Brian Pendleton alla ritmica ed il fondamentale Dick Taylor alla solista (bassista negli Stones embrionali!) avanza poderosamente senza freni, regalandoci tra la fine del ‘65 e l’inizio del ’66 singoli esplosivi come Midnight to Six Man, Come See Me ed un paio di Eps tra cui On Film che presenta sonoritá e temi che anticipano la psichedelia con Can’t stand the Pain e Lsd (quest’ultima si suppone basata sul sistema monetario inglese pre-decimale, composta e giá registrata dai Manfred Mann). Dopo un 1965 caratterizzato da vicende varie (anche scandali) oltre che da registrazioni e dischi, un 1966 foriero di cambiamenti importanti ma in realtá deludente musicalmente: terminerà con all'attivo un solo singolo, tra l’altro una cover dei Kinks, A house in the country. Del 1966 sono varie apparizioni televisive tra le quali una alla tv svedese Popside. Sarebbe giustificato pensare ad un gruppo al punto di implodere; di lí a poco Stax e Pendleton se ne andranno e si chiude un ciclo. Arrivano Jon Povey e Wally Waller ex Fenmen, un gruppo dalla destrezza vocale invidiabile: essa si aggiungerá al suono dei nuovi Pretty Things cosí come la loro abilitá compositiva e musicale, essendo entrambi infatti in grado di suonare differenti strumenti. Jon passerá da batterista dei Fenmen a principalmente tastierista e Wally, amico d’infanzia di Phil May, imbraccerà per la prima volta in vita sua il basso. Per prendere atto dei risultati positivi di tutti questi cambiamenti dovremmo aspettare ancora un pó: intanto all’inizio del 1967 esce “Emotions”, senz’altro un album di transizione, non privo di brani molto belli come Growing in my mind e The Sun, nei quali l’orchestrazione anche se imposta produce buoni risultati.
Nello stesso periodo iniziano a registrare brani per la libreria musicale DeWolfe, non tanto destinati al mercato discografico quanto per essere usati in colonne sonore, programmi radio o televisivi. Verranno poi ri-pubblicati a dieci anni di distanza: i tre dischi originali erano “Electric Banana”,“More Electric Banana” e “Even More Electric Banana”; recentemente ripubblicati in raccolte dedicate a quel periodo come “The Electric Banana Blows your mind”.
Sono di quest’epoca alcuni dei migliori pezzi mai scritti dai nostri eroi, soprattutto intorno al 1968-69 (Alexander, It’ll never be me,
Eagle’s Son, Blow your Mind) e grazie alla loro apparizione nel film “What’s good for the goose” li possiamo ammirare in gloriosi colori psichedelici!


1968 - 1971: The Psychedelic Years

Ma torniamo indietro un’attimo ed alla discografia ufficiale. Per quanto ami il gruppo degli esordi, personalmente penso che l’apice si raggiunse quando liberatisi dell’etichetta Fontana, i nuovi Pretties ricaricati e pieni d’energie si tuffarono completamente nell’oceano psichedelico, lasciandosi trasportare e cavalcando con sicurezza le onde psichedeliche. Lo dimostrano con lo stupefacente Defecting Grey, uscito per la EMI Columbia. Dopo una versione demo di circa 8 minuti si arriva ad accorciarlo e si pubblica infine con una durata di 4:30 minuti, nonostante la pressione della casa discografica di non andare oltre i tipici 3 minuti di un singolo. In questa giostra psichedelica si alternano momenti tranquilli ad improvvise esplosioni di fuzz, con una strumentazione ampliata a mellotron e sitar: il tutto stordì non pochi all’epoca.
Il retro Mr Evasion conferma l’ottimo momento del gruppo. Di questo periodo di rinascimento é la stupenda e inedita Turn my head, giuntaci grazie a sessions registrate per programmi radio della BBC. Si apre il 1968 con il loro magnifico singolo Talkin' about the good times/Walking thru my dreams un vero e proprio gioiello della corona Psichedelica inglese. Dopo vari mesi, finalmente nel 1968 esce il capolavoro “S.F. Sorrow”,: importa poco che questo disco sia in realtá la prima opera-Rock, divorato da Pete Townsend e fonte d’ispirazione per il piú celebre “Tommy”. Per seguire la narrazione e rendersi conto meglio della storia di Sebastian F. Sorrow, all’interno della copertina apribile disegnata da Phil May, si trovano i testi delle canzoni unite da una trama che lega un brano all’altro. Il gruppo arrivó con quest’album a vette mai piú raggiunte ed oggi é giustamente e finalmente considerato alla pari di dischi come “Sgt.Pepper” e “Piper At The Gates Of Dawn”.
Fondamentale sará Norman Smith produttore residente degli studi Abbey Road, famoso per aver lavorato con i primissimi Floyds e considerato come un’altro Pretty Thing dalla stessa banda che ne riconosce la volontá ed abilitá di sviluppare e scoprire nuove sonoritá. Molti sono i brani da estrapolare ma davvero é uno di quei dischi da ascoltare tutto di un fiato! Tra i miei preferiti The Journey/I see you/Well of Destiny. Durante le registrazioni Skip se ne va e subentra Twink dei leggendari Tomorrow e ancor prima dei Fairies che registrarono una manciata di singoli tra i quali Get Yourself Home, registrato anche dai Pretties come possibile seguito di Don’t bring me down, poi scartato per essere troppo simile. Le connessioni con i Pretty Things sembrerebbero forti, peró in realtá la relazione non é buona e dura poco. Twink é comunque un personaggio, come dimostra Private Sorrow dove lo possiamo ammirare come mimo, avendo introdotto la parte teatrale del suo show giá collaudata con i Tomorrow.
Seguono le apparizioni in diverse parti d’Europa, con buona accoglienza in cittá come Parigi e Amsterdam. Ricorda Phil May come a Roma, nel Piper, il pubblico rimase stupefatto, a bocca aperta ancor prima che una sola nota fosse suonata. Per fortuna nel corso del concerto i Pretty Things riuscirono a vincere l’incredulitá della gente.
Possiamo goderci Death e Baron Saturday, ambedue da "S.F. Sorrow", cosí come le videro i telespettatori in Francia all’epoca. Un pó come per il 1966, il 1969 non ci regala molto ed il gruppo soffre il ricambio piú grande avvenuto fino ad allora: Dick Taylor abbandona e da lí a poco produrrá il debutto degli Hawkwind nel 1970. Una perdita importante che si nota immediatamente nel suono di “Parachute, l’ultimo grande disco del gruppo. Votato disco dell’anno dalla rivista Rolling Stone, va al passo con i tempi ed alla psichedelia subentra l’hard-rock, ed anche qui il gruppo eccelle. Proveniente dalla Edgar Broughton Band, alla chitarra solista si sistema Victor Unitt che durerá giusto il tempo di registrare l’album mentre ritorna alla batteria Skip Alan. Tra i brani piú duri Cries from the Midnight Circus e Sickle Clowns.
C’é anche abbondante spazio per momenti piú delicati come She’s a Lover (la mia favorita) e Grass.
L’album é stupendo, in alcuni momenti ricorda anche i Beatles di “Abbey Road” (In the Square). Di questo periodo sono anche alcune ottime canzoni mai pubblicate come Send my loving e Spring ora disponibili nell'ottimo doppio cd “The BBC Sessions".Seguiranno un paio di buoni singoli usciti nel 1971 con Pete Tolson invece di Vic Unitt, come October 26/Cold Stone e Stone Hearted Mama, con i quali si conclude il miglior momento dei Pretty Things che attraverso fasi diverse continueranno a suonare ed incidere sino ai giorni nostri. Tutti gli album citati sono disponibili in CD ad ottimi prezzi con brani extra, includendo vari singoli e brani usciti in origine solo su EPs, piú qualche sorpresa.

Aldo Reali

Albums originali:
The Pretty Things (1965, Fontana/Original Masters))
Get the Picture (1965, Fontana/Snapper)
Emotions (1967, Fontana/Snapper)
S.F. Sorrow (1968, Emi Columbia/Original Masters)
Parachute (1970, Harvest/Demon)

Raccolte consigliate (2CD):
The Rhythm & Blues Years (2001, Recall))
The Psychedelic Years (2002, Snapper/Recall))
The BBC Sessions (2003, Repertoire)

venerdì 15 ottobre 2010

Cult Records : ANONYMOUS – Inside The Shadow (1976, A Major label)

Altro giro, altro regalo, ... ehm, volevo dire altro vinile degli anni ’70.
Un altro? Si’, cosa volete farci, e’ piu’ forte di me.
Alle prime armi anni fa mi veniva spontanea una domanda:
ma come e’ possibile che un disco del 1976 non sia commerciale, hard rock, glam o quasi punk?
Beh, e’ possibile se i musicisti sono nostalgici come me e amano alla follia il sound westcoastiano.
Bisogna dire che la produzione e’ immacolata in puro stile seventies quindi scordatevi registrazioni grezze alla Mystic Siva, Trizo-50, All Of Thus oppure Index, qui tutto e’ cristallino e suonato con tecnica e professionalita’.
Ma e’ l’anima che conta in fondo no? E questo disco ha anima da vendere.
Se poi regala canzoni memorabili come J.Rider, Pick Up And Run oppure la lunghissima chitarristica Baby Come Risin’ tanto meglio.
Ottimo l’impasto di voci maschili e femminili, eccellente songwriting e memorabili passaggi di chitarra melodica rendono questo album un appuntamento incredibile per tutti gli amanti del chitarrismo made in San Francisco della fine dei ’60, evitando pero’ i viaggi acidi tipici di quel periodo.
Questo in fondo non e’ un disco di rock psichedelico, e’ solamente un grande disco di rock underground, ascoltare per credere.
La recensione non è lunga: beh! meglio, perderete meno tempo nel leggere le mie parole e piu’ tempo nell’ascoltare alcune canzoni di questo disco.
Dimenticavo: c’e’ il serio rischio che "Inside The Shadow" piaccia anche agli amanti dei Beatles, vi ho avvisati!
Il vinile originale e’orrendamente raro, originariamente stampato in 500 copie; incisero poi un disco a nome J.Rider nel 1977, mai rilasciato ufficialmente, ristampato con il titolo "No longer Anonymous" nel 1996.
Memorabile.
Paolo Casiraghi

Video/brani
Anonymous:Baby Come Risin' 1976
Anonymous - Who's Been Foolin'
Anonymous Pick Up And Run (Inside The Shadow LP)
Anonymous Up To You (Inside the Shadow LP)
Anonymous - Shadow Lay - 1976


WayToYourSoulBlogspot

domenica 3 ottobre 2010

Cult Records / D.R. HOOKER: The Truth - 1972 (On/XPL) by Paolo Casiraghi


Sembrera’ strano che un amante della psichedelia americana come me parli quasi sempre di album degli anni ’70, notoriamente associati alla fine del genere stesso:
diro’ una cosa che molti vedranno come un insulto alla propria intelligenza.
I seventies negli States hanno partorito dischi piu’interessanti rispetto agli anni sessanta, che spesso trovo pieni zeppi di clichés triti e ritriti, inni alla ribellione, ai capelli lunghi, al sesso libero e via dicendo.
I seventies hanno partorito dischi altrettanto psichedelici rispetto agli anni sessanta. Una psichedelia diversa, of course, ma a mio modo di vedere piu’ personale, introspettiva e unica.
Molti di voi si saranno gia’ strappati i capelli, meglio, tanto non vanno piu’ di moda e poi sono poco pratici. I pochi invece che sono riusciti a resistere magari piu’ per curiosita’ che per reale convinzione a quello che ho detto, si staranno chiedendo: ma questo stonato dove vuole arrivare? Al disco di D.H. Hooker: "The Truth".
Allora mettiamola così: non voglio tenervi piu’ sulle spine, secondo me e’ il piu’ grande vinile di rock psichedelico degli anni ’70 e potrebbe spazzare via tranquillamente qualsiasi disco trovasse sulla propria strada.
Un affermazione cosi’ necessita di spiegazioni, non credete? Vediamo se saro’ convincente.
Prima di tutto, non assomiglia a niente e quando dico niente intendo..niente.
Potrebbe non bastare, quindi aggiungero’ un grandissimo songwriting, canzoni memorabilmente originali, una voce unica o scazzata a seconda dei punti di vista, un egocentrismo senza pari, testi meravigliosi.
Ma quello che fa la differenza sta nel fatto che nonostante abbia una produzione al di sopra dello standard per un vinile underground, e’ un disco scritto e suonato con l’anima. E non e’ poco, scusate.
Parlare singolarmente delle canzoni e’ pressoche’ inutile talmente sono diverse una dall’altra, l’eterogeneita’ di questi album non fa altro che rafforzare la mia tesi sulla grandiosita’ di parecchi dischi degli anni ’70.
D’altronde quanti di voi si sono lamentati di albums fatti di canzoni tutte uguali?
The sea, Weather girl, Forge your own chains e This thing sono le mie preferite, ma l’album va ascoltato per intero senza pause, poi giudicherete per conto vostro.
Ho dimenticato un piccolo particolare, D.R.Hooker era cristiano, alla faccia di tutti quelli che ancora oggi continuano a pensare che tutti gli hippies fossero di sinistra.
Cari miei, vi sbagliate.
Se per voi l’aspetto politico e’ cosi importante forse e’ meglio che cambiate genere, se invece pensate che l’era psichedelica e’stata una svolta non solo sociale ma soprattutto culturale e musicale allora questo potrebbe essere il disco della vostra vita.
D.R.Hooker ne sarebbe felice, lo sarei anch’io.
Stavolta sono serio.
Paolo Casiraghi

Video/brani
Fall In Love

The Sea
Forge Your Own Chains
Kamala
Weather Girl
This Thing

D.R.Hooker/The Truth
D.R.Hooker

giovedì 23 settembre 2010

Cult Records / Relatively Clean Rivers: "Relatively Clean Rivers" (Pacific, 1976), by Paolo Casiraghi


Forse la notte non e’ il momento adatto per una recensione, forse a volte non lo e’ nemmeno il giorno ma si sa, quando il sonno sopraggiunge tutto viene dilatato e le funzioni cerebrali rallentano … magari vuol dire che e’ il momento giusto, allora ci provero', ma non garantisco niente.
Ho in mano una bella birra gelata e me la sorseggio lentamente immaginando di essere su una veranda all’aperto in qualche paesino sperduto della California: si', e’ arrivato il momento del disco dei Relatively Clean Rivers, ex Beat Of The Earth di Phil Pearlman.
Un consiglio per gli amanti della pura psichedelia, voltate pagina per favore, questo disco non fa per voi, mi dispiace, rischiereste di leggere tutto questo malloppo per nulla e magari mi rifilerete anche un mucchio di parolacce.
Gli amanti del folk-rock elettro/acustico e del rock rurale sicuramente apprezzeranno e magari siederanno con me a sorseggiare qualche birra sulla veranda, d’altronde mi manca un po’di compagnia, mi sento solo.
Disco solare, assolutamente non pessimista, senza egocentrismi vari , trip acidi o alterazioni lisergiche di alcun tipo, solo musica suonata con il cuore, pura essenza
dell’America rurale tanto decantata dai Grateful Dead dei primi ’70 e dal grande Neil Young.

Sta piovendo? Ok, spegnete il vecchio Thorens e aspettate tempi migliori.
Se invece viceversa il sole splende e la sabbia del deserto sta cocendo sotto i vostri piedi, prendete la puntina e appoggiatela su Easy ride e rilassatevi, non dovrete pensare ai vostri problemi per una buona mezz'oretta. Quando la seconda traccia comincera’ a girare, vi accorgerete che la vostra gola stara’ cominciando a seccarsi e reclamerete la seconda birra.
In effetti Journey Through The Valley Of ‘O’ rappresenta la perfezione assoluta con il suo suono cristallino e il tappeto di chitarre acustiche con l’occasionale intervento della solista elettrica.

Tutto scorrera’ molto velocemente, forse anche troppo, giusto il tempo per segnalarvi le magnifiche Babylon, Hello Sunshine e The Persian Caravan ma e’ difficile trovare un punto debole in questo capolavoro.

Ristampato su cd dalla Radioactive, il vinile originale e’ molto raro e ne esistono due diverse versioni, entrambe con copertina apribile, una con i testi all’interno, l’altra con le foto.
C’e’ solo un problema, le birre sono finite, adesso dobbiamo attraversare tutto il deserto per fare provvista e riascoltare il disco da capo: ma piuttosto, quante ne abbiamo bevute?
Deliziate le vostre orecchie e mi raccomando, assicuratevi che il sole splenda nel cielo …
Pura essenza.
Paolo Casiraghi

The Rising Storm Net

Video
Babylon
Journey Through The Valley
Hello Sunshine
Easy Ride
The Persian Caravan

domenica 5 settembre 2010

Cult Records / MU - MU (RTV RECORDS /1971) by Paolo Casiraghi

Ho sempre reputato Merrell Fankhauser come uno dei personaggi underground piu’ originali e innovativi dell’intero panorama ‘minore’ americano degli anni sessanta e settanta per il suo desiderio di sperimentare con svariati generi e in totale liberta’, senza condizionamenti di nessun tipo: infatti ha sempre inciso per piccole etichette in quantita’ minime anche con le bands in cui ha militato prima della fondazione dei MU.
Nato in Kentucky, si trasferi’ presto a Los Angeles dove debutto’ con gli Impacts , una surf band di importanza trascurabile, e soprattutto dove in seguito conobbe Jeff Cotton della CAPTAIN BEEFHEART MAGIC BAND con i quali fondo’ gli EXILES e con i quali incise Merry and the Exiles e Fapardokly .
Jeff Cotton accompagnera’ Merrel Fankhauser durante i primi anni settanta e scrivera’ moltissimo del materiale susseguente prima di entrare nella Chiesa.
Dopo la breve parentesi solista con gli HMS BOUNTY con cui incidera’ un disco, Merrel e Jeff fondarono i MU, il cui unico disco ufficiale del 1971 per una piccola etichetta losangelina e’ tuttora una dei piu’ incredibili esempi di West Coast sound con influenze tribali e mistiche, dominato dalle percussioni e dalla fenomenale slide guitar, con interventi occasionali di strumenti inconsueti per il genere come il sax (come in Nobody wants to shine).
Il disco non e’ sempre di facile ascolto specie nella lunga Eternal Thirst , vero e proprio tour de force, da ascoltare in pieno deserto, magari durante un inno propiziatorio di qualche tribu’ indigena, in cui il suono lascia posto a una vera e propria danza tribale.
La song di apertura Ain’t no blues nonostante il titolo, e’ l’unica ad avere influenze blues ma talmente stravolte da permettere all’ascoltatore di penetrare mentalmente nella massa cerebrale di Merrel Fankhauser e comprendere la sua personale concezione del blues.
Altra highlight e’ la gia’ citata Nobody wants to shine con il suo incedere a scatti e l’incredibile assolo centrale di sax , uno dei migliori mai sentiti a mio parere in ambito rock.
Tutto l’album ( a parte Eternal Thirst of course) e’ molto scorrevole e le canzoni si susseguono lasciando un desiderio finale di mollare tutto e di partire senza meta, proprio come fecero Merrel Fankhauser e Jeff Cotton quando nel 1973 partirono per Maui (Jeff Cotton tornera’ nel 1974 a L.A. per diventare prete) e dove produssero il materiale che verra’ stampato solo nel 1981 e conosciuto come The last album, di cui un giorno forse vi parlero’….
Se siete abituati al classico suono westcoastiano rimarrete stupiti dinnanzi alla profondita’ di questo disco, la cui componente lisergica lascia spazio a una dimensione completamente diversa e a mio modo di vedere, piu’ interiore e personale.
Album unico in tutti i sensi, non suona come niente composto prima e forse nemmeno dopo, come direbbero gli americani ‘really one of a kind’.
Un vero peccato che nessuno abbia seguito la loro strada…o per fortuna, chi lo sa.
Desertico.

PAOLO CASIRAGHI


MU Featuring Merrell Fankhauser - Nobody Wants To Shine
http://www.youtube.com/watch?v=EgSdpYJpi9A
Merrell Fankhauser & H.M.S. Bounty - A Visit With Ashiya (1968)
http://www.youtube.com/watch?v=rSQww8OUrdc&feature=related
Fapardokly - 'Mr. Clock' (1967)
http://www.youtube.com/watch?v=Y8gLdOfWl5M
http://www.merrellfankhauser.com/

http://www.myspace.com/mfankhauser

venerdì 27 agosto 2010

Cult Records / KRISTYL : Kristyl (stampa privata - 1975) by Paolo Casiraghi

Paolo Casiraghi con questa nuova recensione continua a segnalarci in questa rubrica dischi 'perduti', dimenticati: tanto più meritoria é la sua opera certosina di archeologia che spero intensifichi nel tempo. (W.B.)

Nell'immmenso panorama (oserei dire quasi un pozzo senza fine) delle band cristiane degli anni '70, denso di stampe private ad opera di sconosciuti adoratori del Signore svettano numerosi capolavori quali Fraction, Shadrack, All Saved freak band, Azitis e il monumentale album omonimo dei Kristyl, band di Louisville, Kentucky.
Stampato originariamente in 200 copie su vinile sottilissimo ed economico, rappresenta forse il punto piu' alto dell'intero movimento; sconosciuti per anni sono stati riscoperti (e ristampati) sia su vinile alla fine degli anni'80 e su cd (probabilmente bootleg) negli anni '90.
Ma veniamo ai contenuti....il genere e' un rock cristiano melodico con sfumature psichedeliche (nonostante i testi siano chiaramente contrari all'uso di droghe) con due chitarre cristalline ma con ottimi effetti , buono e pulito il cantato.
Canzoni come Deceptions of the mind , Morning Glory e soprattutto l'incredibile Valley of the life , con il suo incedere chitarristico epico e maestoso rappresentano il puro esempio di rock americano della meta' degli anni '70 con evidenti richiami al sound californiano della fine degli anni '60.
In definitiva un disco rarissimo ma una meta obbligata per coloro che adorano il genere: come Relatively Clean Rivers per esempio potrebbero tranquillamente far parte della collezione degli amanti del rock rurale alla Grateful Dead (Workingman's Dead era) e del Neil Young elettrico di Everybody knows this is nowhere.
Incredibile la copertina , tipo demo tape , con un serpente disegnato a mano che abbraccia la Terra.
Raro cimelio , un passaggio obbligato per molti di voi sebbene le liriche religiose potrebbero risultare ostiche a lungo andare: ...well, non pensateci , loro addirittura pensavano che il loro album avrebbe potuto cambiare il mondo.
Forse avevano ragione.
Ho ancora i brividi. Da recuperare assolutamente....

PAOLO CASIRAGHI

http://psychemusic.org/JESUSrock.html#anchor_192
http://theancientstar-song.blogspot.com/2007/08/kristyl.html