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giovedì 1 dicembre 2011

SHORT REVIEWS - PAOLO APOLLO NEGRI: “Cobol” (Uscita: 22 novembre 2011, Hammond Beat)

# Consigliato da DISTORSIONI

Esce il giorno del mio compleanno il nuovo disco di Paolo Negri. Per i miei 41 anni, festa assicurata. Perchè Cobol questo è. Negri è uno che sa dove mettere le dita, con buon diletto della sua donna e di noi che stiamo qui a lasciarci meravigliare da questo nuovo fantastico giro intorno al mondo. Che è il suo e che ormai anche un po’ il nostro.

sabato 26 novembre 2011

SHORT REVIEWS - PIET MONDRIAN: “Purgatorio” (Data Uscita: 7 novembre 2011 Urtovox/Audioglobe)

Due spettri si aggirano nel mondo della musica italiana: uno è quello di Fabrizio De Andrè, personaggio grandissimo e amatissimo, che sicuramente sarebbe il primo a non gradire la beatificazione che ne è stata fatta post mortem. L'altro è quello dei Baustelle, gruppo che può piacere o no, ma ha dato vita a innumerevoli tentativi di imitazione. Queste sono le coordinate in cui si muovono Piet Mondrian, duo composto durante la registrazione del disco da Michele Baldini e Caterina

mercoledì 19 ottobre 2011

RADIOFIERA: "Atimpuri" (release date: 14 ottobre 2011, Psicolabel/Lunatik)

# Consigliato da DISTORSIONI
Street fighting rock
dal Nord Est. Nati nel 1992 in quel di Treviso, i Radiofiera giungono al giro di boa del ventesimo anno di attività con un album bellissimo, pulsante, che trasuda rock’n’roll da ogni solco. Note e parole (in dialetto veneto con un’unica concessione all’italiano) sono schegge incandescenti tra Long Ryders, Neil Young, Billy Bragg e tanto rock da strada,

martedì 23 agosto 2011

SHORT REVIEWS - TV ON THE RADIO: “Nine types of light” (2011, 4AD/Self)

# Consigliato da DISTORSIONI

Quarto album, terzo su 4AD per TV on the radio, una tra le band più apprezzate dell'ultima decade. La carta vincente del gruppo, ovvero la fusione tra un rock sofisticato di ispirazione new wave e atmosfere soul, grazie alla voce straordinaria di Tunde Adebimpe, non è cambiata. In questo nuovo disco le melodie si fanno più morbide e i ritmi più squadrati rispetto al passato, ma non è una scelta commerciale, dato che la musica dei TV on the radio rimane molto meno televisiva rispetto a gruppi che

giovedì 11 agosto 2011

SHORT REVIEWS - ZIBBA e ALMALIBRE: "Una cura per il freddo" (2010-Volume!Records-Altoparlante)


Zibba è un cantautore, chitarrista e produttore che assieme agli Almalibre (Fabio Biale al violino, Andrea Balestrieli alla batteria, Lucas Bellotti al basso eletrico e Daniele Franchi all'altra chitarra) giunge nel 2010 alla pubblicazione di "Una cura per il freddo", lavoro composto da quindici tracce. Zibba è un bravo musicista, dotato di una voce calda e roca, autore di testi sardonici, sa giocare benissimo con rock, blues, jazz, reggae, rap e canzone d'autore:

SHORT REVIEWS - EMANUELE BARBATI: "Come sempre"(2011, autoprodotto)

Compositore, produttore e musicista attratto dalle sonorità cantautorali indipendenti statunitensi, forte di un'esperienza di lavoro a San Francisco, Barbati esordisce con il suo lavoro solista "Come sempre", composto da sette tracce fresche, leggere, gradevoli e di respiro internazionale, benchè cantate in italiano. Brano di punta è Scacco matto, dal quale è tratto un video promozionale, simpatica anche Defaillance e Di nuovo lei, in stile The Cooks. Un

SHORT REVIEWS – SIMONE AGOSTINI "Green" (2009 - fingerpicking.net)

# Consigliato da DISTORSIONI

Lo dico immediatamente: questo disco è bellissimo, una gemma che colpevolmente può passare inosservata! Simone Agostini, chitarrista acustico fingerstyle romano di nascita, ma abruzzese d'adozione, confeziona nel 2009 da solo questo cd costituito da dieci tracce in cui suona la chitarra, accompagnato occasionalmente da Peppino Pezzulo alla viola, Sandro Paciocco al piano ed il bravissimo Paolo Giordano alla slide guitar.

mercoledì 20 aprile 2011

SHORT REVIEWS – Cute Lepers, “Adventure Time” (2011, Damaged Good/Goodfellas)

Stufi del solito tran tran quotidiano? Voglia di vacanze? Beh è un po prestino per pensarci, ma per ovviare al problema possiamo mettere nel cd player questo nuovo lavoro dei Cute Lepers. “Adventure Time” è il terzo album della band di Seattle influenzata dal power-pop e dalla scena mod-punk, frullati con il meglio del punk '77 inglese. Steve E Nix e Stevie Kicks, già nostre vecchie conoscenze con i magnifici The Briefs, non cambiano una virgola dell’attitudine della band: e noi non avremmo certo voluto che lo facessero. “Adventure Time” è un disco che pur riportando alla mente suoni e citazioni passate risulta fresco e frizzante come pop corn appena sfornati. Impossibile non farsi ammaliare dall’introduttivo  Tribute To Charlie, dedica speciale alla figura del leggendario punk rocker Charlie Harper degli U.K. Subs, dove il suono Buzzcocks fa’ da padrone arricchito da sax e pianoforte . E '77, dedicata appunto alla band inglese The Boys? E che dire poi di I Can’t Do Things, dove sembra di scorgere il faccino divertente di Fay Fife dei Rezillos, del sixties sound di Head Over Heels e dei Generation X della tittle track Adventure Time? Il cd richiama con orgoglio tutto ciò, ma trattato con un gusto Cute Lepers. Dal vivo fanno faville: saranno in tournèe nel nostro paese a maggio, non ve li perdete. Fun guaranteed!!

Marco 'marcxramone' Colasanti

mercoledì 30 marzo 2011

SHORT REWIEVS: Mauve, “All night all the crickets died” (2011, Face like a frog Records)

Attivi dal 2005, scelgono l'inglese come lingua e nessuno potrà obiettare. Tra Stereophonics se possibile ancor più psichedelici e profumi di Velvet Underground, i Mauve ci ammaliano con la loro delirante eleganza. The solitude of ship (parte 1 e 2), Ahab e la suggestiva Summer shade valgono l'intero CD. Un lavoro che tocca vette altissime col gusto e la sapienza acida di Decay, in cui apprezziamo appieno l'affascinante voce femminile e la superba tessitura armonica delle chitarre, entrambe vera forza trainante e sognante della band. Dal vivo immagino meraviglie. 
Maurizio Galasso

lunedì 28 marzo 2011

SHORT REWIEVS: LA FONDERIE, "Downtown Babele" (2011, autoprod. - distr. Goodfellas)

Nati nel 2009, passano dalle cantine ai locali al primo CD nel marzo di quest'anno. Colpiscono subito duro i ragazzi: l'invettiva lucida e santamente violenta di Cosa guardi in TV e la ritmica protowave di Fala fell scaldano il cuore. Ottima alchimia, belle chitarre aprono spazi di fuga disperati. Esseri umani potrebbe essere un gran singolo: psycowave adrenalinica e ironica. Trascinante. Così come Tutto il tempo che mi dai, un altro potenziale cattura-ascolti tra antichi Denovo prodotti dal “santautore” Battiato e contemporanei afflati di certo ispirato rock italico. Ottimo brano, nato bene e cresciuto in buon equilibrio. In Come scivola un vestito è da sottolineare la pregevole intro che meritava (e merita) un suo futuro sviluppo autonomo. Intanto passa una notte ci ricorda il miglior Adamo, ma è con il Gigante che La Fonderie ci saluta al meglio con suoni che dagli U2 di WAR esplodono in armonie dolci e selvagge, dilaniate da chitarre pregne di una ineffabile felice disperazione: può diventare un grande pezzo. Duri, ironici, trascinanti, sinceri. Bravi.
Maurizio Galasso

lunedì 21 marzo 2011

SHORT REVIEWS – Citizen Fish, “Goods” (2011, Alternative Tentacles/Goodfellas)

Il fatto che questo disco uscisse per la blasonata etichetta di Jello Biafra mi aveva dato più di qualche indizio su dove si andasse a parare. L'ascolto confermava quanto mi aspettavo: infatti si tratta del primo album dato alle stampe dopo il 2002 dalla band “spin-off” dei grandiosi Subhumans, misconosciuto quanto imperdibile gruppo punk originario di Bath, UK, e ci fornisce un esempio di come si possano coniugare lo ska, il reggae e, appunto, il punk, ottenendo una miscela esplosiva ad alto contenuto danzereccio. Ovviamente, il ballo consigliato è il pogo! Il gruppo, composto da musicisti forgiati da migliaia di incendiari concerti in giro per il mondo, mette in evidenza l'immancabile (per il genere) sezione di fiati composta di tromba e trombone, possenti linee di basso e chitarrone in levare, ma non perde l'occasione di pigiare sull'acceleratore. In ogni caso, i pezzi non sono mai banali, anzi, spesso le strutture sono piuttosto complesse, come ad esempio nella paradigmatica Free Speech, pur rimanendo sempre estremamente godibili. Il cantante Dick Lucas declama con voce stentorea liriche antisistema, coadiuvato dai suoi complici con possenti cori all'unisono. In conclusione, un disco splendido, ancora di più per la sincerità e l'onestà che contraddistingue l'impegno della band.
Luca Sanna

venerdì 18 marzo 2011

SHORT REVIEWS – Glitterball, “We couldn't have dreamed it” (2011, Seahorse)

Se Mick Jagger e Keith Richards avessero voluto creare la storia del rock avvalendosi di basso,  chitarra e loop elettronici si sarebbero chiamati Glitterball. Il duo pescarese è una sana boccata d'ossigeno e suono per orecchie, cervello e cuore. Riff assassini e ritmica da attacco cardiaco. Da During easy conversation a Spyware in my mind, questo lavoro non dà tregua attraverso dieci tracce dipinte ora di dark-blues ora di sanissimo, adrenalinico rock'n'roll, dove il basso regge meravigliosamente ritmo e armonia supportando alla grande e da protagonista un'ottima voce fra Jack White, Kurt Cobain e Brian Molko e splendide chitarre dai riff ammalianti degni della Corte di Sua Maestà Keith. Crowin' Hill è un autentico piccolo capolavoro, AB ci trascina tra Kasabian e Stones psichedelici catapultandoci nel mondo virtuale/sensuale di Nerd tra Beatles e Chemical Brothers. Dopo il bell'esordio del 2009 e l'epico tour “diari dell'Opel Agila” del 2010, Giovanni Lanese e Barbara Sica hanno tracciato un solco, spero indelebile, nella storia del rock di questo paese. Il r'n'r sonico e claustrofobico di In a rain of rainbows e la filastrocca nichilista di I an (Ian quanto ci manchi ...) culminano nel megatrip di Spyware in my mind in cui la band proietta The Edge nei codici cyber-lisergici di Matrix, piegandoli alla propria sapiente e viscerale visione sonora. Rock, gusto ed energia devastante. Un disco nato per essere amato.

Maurizio Galasso

giovedì 17 marzo 2011

SHORT REVIEW - Giorgio Li Calzi, "Organum" (Fonosintesi/Egea 2011)

Torna dopo sette anni il trombettista e sperimentatore Giorgio Li Calzi con questo suo ottavo disco, "Organum", che fonde elettronica in battuta bassa e atmosfere jazzistiche. La componente jazz in realtà si limita all'uso della tromba, in stile tipicamente alla Miles Davis, spesso con sordina, altrimenti quella che ascoltiamo potrebbe essere una ambient alla David Sylvian (i tocchi minimali di tastiere in Blue Lights) o la musica chillout, elegante e d'atmosfera, tipica di alcune compilation ispirate da locali francesi, come in Eyes Wide Open o Exist, dove canta la brava Hayley Alker, di Portsmouth. I new waver della prima ora saranno entusiasmati dal trovare tra gli ospiti Thomas Leer (autore dello splendido “The Bridge” in coppia con Robert Rental), voce ed elettronica in The truth of a chinese whisper. Altri musicisti presenti sono i collettivi elettronici Retina.it e Marconi Union, il bassista Alessandro Maiorino (Baustelle) e il chitarrista Roberto Cecchetto (poco in vista). Musica sofisticata e piacevolissima, ma più adatta come sottofondo che per un ascolto attento.
Alfredo Sgarlato

mercoledì 16 marzo 2011

SHORT REVIEWS - Sights, "Most of what follows is true" (2011, Alive Naturalsound Records/Goodfellas)

Puro road rock dal trio di Detroit. Come sempre, dagli esordi del '98 sino a oggi, la band di Eddie Baranek secerne rock'n'roll dal cuore e dall'anima. Echi di Hendrix e Creedence Clearwater Revival, country-songs per truck drivers affiancano brani garage-rock anni '60 sfiorando Everly Bros., Who e addirittura Ike & Tina o le Ronettes. Ma sono le vecchie, burbere chitarrone americane il vero sale di questo disco onesto e caciarone, suonato con mestiere da chi ha diviso il palco con gente come Robert Plant o The Kills. Fra le 12 tracce spiccano How do you sleep, Hello to everyone e il gioco in stile Woodstock Nation di Take & take, forse il brano migliore. I Sights non vogliono inventare nulla, rockano & rollano con gioia e semplicità. Se volete assaggiare uno spicchio d'America profonda ascoltate questo disco in automobile in una splendida giornata di sole e anche la Salerno-Reggio Calabria vi sembrerà la Route 66.
Maurizio Galasso

mercoledì 9 marzo 2011

SHORT REVIEWS – SEXSAINTS “Brain Up” (2011, autoprodotto) - Il giovane Punk capitolino -

Da oggi la capitale è in balia di un manipolo di manigoldi. I SexSaints danno alle stampe un e.p. d'esordio al fulmicotone.“Brain Up” (che potete ascoltare integralmente alla fine dell'articolo) un cd stracolmo di rabbia adolescenziale, violento come un film gore giapponese e veloce e pericoloso come un treno senza guida.
Figli illeggitimi dei Circle Jerks e Discharge, con una spruzzatina di Motorhead il tutto concentrato in 8 tracce che complessivamente arrivano a una decina di minuti scarsi. Ma sono dieci minuti che lasciano il segno. Visti recentemente dal vivo questi quattro giovanissimi non fanno che confermare la mia buona impressione. Hardcore punk vecchia scuola, potente e senza compromessi.

Testo e Foto di Marco Colasanti

Brain Up

goodbye Tommy
love is out/brain up
bring it all back

down the drain
the wrong side
blame/self distruction
destroy your scene
just dead

MySpaceSexSaints

domenica 6 marzo 2011

SHORT REVIEWS: Blugrana (2011, autoproduzione / Wondermark)

Tre demo ed ecco il primo cd dei Blugrana. Metallica, lunghe ombre di Pearl Jam, ma troppe Vibrazioni, troppi Negramaro. La bella Desmael  lascia presto il passo a Comemaledire e Se tu mi vuoi, bei brani in cui purtroppo l'ottima voce e le belle chitarre si perdono in contesti non all'altezza. Ma parliamo comunque di un buon gruppo: Babel e, soprattutto, Quello che manca e Un sogno, suonano sincere, finalmente senza binari, finalmente solo gente che suona, finalmente i Blugrana. Tra i P.O.D. de La guarigione, la cantantessa Consoli de La verita' della carne, riecco Comemaledire in versione lunga: ed è un'occasione persa. Come detto sopra bella voce, bella chitarra, uno sguardo più ampio, ma si cerca il già fatto e un sax strano e molesto di certo non giova. Ragazzi, cercate di perdere di vista Sarcina & Co. Un sogno è un buon punto di partenza. 
Maurizio Galasso 

SHORT REVIEWS: Atomica Kakato “Old Wave Prophets” (2011, Lo Scafandro/Wondermark)

Possono i Duran Duran non nuocere gravemente alla salute? Forse, o forse no, ma questa ottima band revival-wave riesce a farsi ascoltare davvero con piacere. Se Sea of madness è una New Moon on Monday ben sporcata dai Damned pentiti post-punk, l'intrigante congegno pop di Atomica Kakato ci proietta in pieni anni Ottanta. Fra giochi new romantic e ombre di XTC ecco l' incredibile piano Siel introdurci al refrain easy, ma molto easy, di Better day, un brano che a quei tempi avrebbero forse definito "rock", con buona pace del Mark Knopfler pre-Les Paul. Grossa sorpresa e Popo Coca scivolano via fra Spandau e Stan Ridgeway, ma una bellissima sorpresa è Hello, I love you: splendida cover doorsiana in puro stile B52's, trascinante e divertente. A Jim sarebbe piaciuta. I nefandi anni '80 rivisitati con grande gusto, con l'insano entusiasmo di chi cerca perle in un pantano e con la sana arroganza di chi è certo di trovarne. Bel gruppo, bel disco. Un buon lavoro.
Maurizio Galasso

sabato 5 marzo 2011

SHORT REVIEWS: Glamour Of The Kill, “The Summoning” (2011, Afflicted/Goodfellas)

La scena metalcore sta vivendo uno dei suoi periodi più rosei. Sull’onda di questo successo nel gennaio scorso è stato pubblicato il primo studio album dei britannici Glamour Of The Kill, “The Summoning”, in cui possiamo scoprire tutte le sfaccettature della band. Il disco parte con Malevolent Reign, pezzo unplugged che prepara l’ascoltatore a Feeling Alive, dove si fa notare la particolarmente ben fatta parte finale, che accontenta pure i fan alla ricerca di sonorità più aggressive. Continuando l’ascolto si incontrano buoni pezzi, come World’s End e l’omonima The Summoning e per tutto l’album ci si rende conto del valore della band, che riesce ad accostare molto bene la voce melodica del cantante e sonorità più dure. Purtroppo alla fine ci si scontra con la realtà e cioè che abbiamo sì di fronte un lavoro di buona fattura, ma ciò nonostante resta difficile assimilare, in generale, il lavoro del gruppo. Non tanto per la complessità dei pezzi, quanto per la loro eccessiva somiglianza: soprattutto per quanto riguardo la struttura delle singole tracks, che vedono sempre il solito ritornello punk rock e la solita back voice metal. I Glamour Of The Kill hanno già diviso il palco con band come Metallica e Avenged Sevenfold, a dimostrazione della loro bravura, ma rimangono ancorati a quell'universo metalcore che evolve fin troppo lentamente. Un cd, quindi, di cui è consigliato sicuramente l’ascolto: ma se state cercando un barlume di evoluzione nel genere, questo album non fa per voi.
Francesco Castignani  

venerdì 4 marzo 2011

SHORT REVIEWS - Head of Wantastiquet, “Dead Seas” - Flying Horseman, “Wild Eyes” (2011, Conspiracy Rec./Goodfellas)

In questi ultimi mesi la Conspiracy Records ha realizzato due dischi pregevoli, un po’ ingiustamente ignorati dalla critica italiana.

Head of Wantastiquet, con il suo “Dead Seas”, ci porta in un mondo popolato da cowboy solitari che si accompagano con un banjo nelle loro fredde e solitarie serate invernali. Paul Labrecque, creatore del progetto, ha indubbiamente passato molto tempo sulle montagne del New Hampshire, ma anche nel Western Massachussetts , dove incontro’ Thurston Moore per la cui etichetta incise poi con l’altro suo progetto, Sunburned hand of Man, portato avanti con Chris Corsano e Valerie Webb (e con cui a fine marzo sarà in tour in Italia). Anche se “Dead Seas” prende vita da quelle esperienze profonde, che hanno segnato il percorso musicale e non di Labrecque, in Head of Wantastiquet si rintraccia anche la cupa presenza di un certo primitivismo americano alla Robbie Basho. Return to Agerthi , A curse repeated e la stessa Dead Seas sono I titoli che possono dare lo spunto per indovinare l’atmosfera del disco. La riflessione di Paul Labrecque, non e’ solo autocentrata, ma anche si rivolge al mondo esterno con Mavi Marmara, un richiamo alla strage degli attivisti pacifisti filopalestinesi di “Free Gaza” avvenuto in acque israeliane qualche mese fa. In “Dead Seas” la sua voce e’ sempre in secondo piano rispetto alla musica: una voce sussurrata che sembra venire da un mondo parallelo al nostro, ma che al tempo stesso ci porta lentamente alla deriva in questo immenso “Dead Seas”, dove tutto sembra rimanere immobile ed eterno come questa splendida opera degna di maggior attenzione.


I Flying Horseman sono originari di Antwerp, la stessa citta’ dei dEUS, con I quali dividono un gusto per l’eleganza dei suoni e una certa cinematografia musicale. L’anima del loro ultimo lavoro “Wild Eyes” e’ l’oscuro lato del rock blues di Jon Spencer and the Blues Explosions e dei Birthday Party, echeggiante alle terre newyorkesi dei Velvet Underground. Il lato ruvido del disco e’ inoltre accentuato dalla registrazione live: non c’e’ posto per gli artifizi della post-produzione, quello che sentite e’ il loro vero suono, che arriva diretto al cuore come la pallottola di una Colt 45.
Myriam Bardino
Head of Wantastiquet, live 13.2.2011
Flying Horseman, Bitter storm (live) 
Sunburned hand of Man saranno in tour in Italia: Giovedi 24 Marzo – Spazio 211, Torino - Venerdi 25 Marzo - Mattatoio, Carpi

lunedì 28 febbraio 2011

SHORT REVIEWS - SMART COPS, “Per proteggere e servire” (2011, La Tempesta Dischi)

Arrivi alla fine degli 11 pezzi di questo disco senza un attimo di respiro. I ragazzi sparano tutte le loro cartucce senza sbagliare mira, come l'ispettore Callaghan con la sua 44 Magnum. Vabbè, ho giocato un po' anche io con le “storiacce”, come fanno gli Smart Cops nel loro lavoro, un concentrato di punk e garage, con qualche spruzzata di beat anni '60, che ho trovato molto piacevole: i suoni, sia pure nella loro abrasività, sono curati, i taglienti riff della chitarra sostengono il cantato, in italiano, dai toni appropriati al genere. I testi meritano una menzione particolare, ci proiettano in una dimensione da film “poliziottesco” anni '70, buttando lì, ogni tanto, qualche sciabolata di ironia fulminante. I giovanotti sostengono di aver tentato di entrare in polizia e di essersi dati al rock'n'roll, delusi per non essere stati arruolati. Facciamocene una ragione e, ascoltandoci lo “hit single” Il Cattivo Tenente , con tanto di video in stile “Squadra Antiscippo”, convinciamoci che avremo perso quattro “tutori dell'ordine”, ma abbiamo senz'altro guadagnato una band di qualità, che, così, a occhio, dal vivo ci farà divertire ancora di più.
Luca Sanna