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mercoledì 4 gennaio 2012

MOVIES: "Ligabue Campovolo" il film in 3D

Ecco tornare sul grande schermo un genere tramontato, quello del “rockumentario” in voga principalmente negli anni settanta. “Ligabue Campovolo” racconta il grande concerto di Luciano Ligabue organizzato il 16 luglio scorso, serata conclusiva del trionfale tour Campovolo 2.0, nell’area dell’aeroporto di Reggio Emilia,

venerdì 9 dicembre 2011

MOVIES - 29TFF TORINO FILM FESTIVAL: "Cinema e Rock"

Si è svolta dal 25 novembre al 3 dicembre la 29esima edizione del Torino Film Festival (TFF). Nata nel 1982 come Festival Cinema Giovani la kermesse torinese è decisamente cresciuta nel corso degli anni, cambiando in parte la sua fisionomia, anche grazie alle direzioni recenti di grandi registi come Nanni Moretti e Gianni Amelio. Quest'ultimo ha diretto anche l'edizione 2011 del festival che si è dimostrato un grande successo di pubblico, anche per l'eccellente, ma per nulla sofisticata, scelta delle opere in proiezione.

martedì 29 novembre 2011

CINEMA - ADDIO A KEN RUSSEL

Ken Russel (3 luglio 1927 - 27 novembre 2011)

Ken Russel, nato a Southampton il 3 luglio 1927, è stato uno dei registi più personali del cinema degli anni '70. Come spesso avviene per gli artisti è stato a periodi alterni osannato, oggetto di culto sotterraneo, dimenticato dopo l'inevitabile crisi creativa. Dopo gli inizi come ballerino e scenografo e un lungo apprendistato soprattutto nel campo del documentario televisivo Russel esplode ormai ultraquarantenne con “The music lovers” (“L'altra faccia dell'amore”, 1971),

lunedì 17 ottobre 2011

MOVIES: "THIS MUST BE THE PLACE", di Paolo Sorrentino (2011, USA)

Dopo i fasti di Cannes l’attesa per il debutto internazionale di Paolo Sorrentino era altissima, stimolata anche e soprattutto dall’attenzione maturata per il cineasta italiano da una star del calibro di Sean Penn, che fin dai tempi della presidenza della giuria del festival francese che assegnò il Prix du Jury a "Il Divo", aveva espresso la volontà di collaborare con il regista. "This must be the place", storia di una ex rockstar degli anni ’80 in crisi, catapultato dalla vita che conduce in Irlanda (fatta di piccole quotidianità e piccoli drammi)

martedì 20 settembre 2011

MOVIES: “The Technician" (Luca Cerlini-Nick Zurlo, 2011, Italia)

"The Technician" (2011) è il titolo di uno dei cortometraggi fantastico-fantascientifico attualmente più interessanti sfornati dall’ottima Scuola del Cinema di Milano. In bilico fra il cyberpunk e lo steampunk lo sceneggiatore Nick Zurlo e il regista Luca Cerlini ci propongono un’ambientazione derivante dal classico “Blade Runner”, utilizzato più come un canovaccio per l’articolazione di nuove idee che come una mera riproposizione di una pellicola che marchiò gli eighties per la capacità di caratterizzare in via definitiva l’immaginario del rapporto uomo macchina. Il pianeta Terra, a causa dell'inquinamento e del sovraffollamento, è diventato invivibile.

martedì 13 settembre 2011

Mostra Internazionale d'Arte Cinematografica, Biennale di Venezia 2011: "Una mostra magistrale"

Questa sessantottesima edizione del Festival del cinema di Venezia ha mostrato un livello molto alto e le premiazioni daranno adito a meno polemiche del solito. Leone d'oro, ampiamente previsto dopo le proiezioni, a “Faust“ di Alexander Sokurov, film con cui il regista russo chiude la tetralogia dedicata alla sconfitta del potere,

domenica 4 settembre 2011

"Com'è bella Venezia": Mostra Internazionale d'Arte Cinematografica, Biennale di Venezia 2011 - 68a Edizione, 31 agosto - 10 settembre 2011

Siamo più o meno alla metà della Mostra del Cinema di Venezia 2011: il nostro Alfredo Sgarlato fa il punto di ciò che è successo e si è visto, e ci serve le anteprime dei film in programmazione nei prossimi giorni (W.B.)

Cosa si è visto
Sulla carta la nuova Mostra del cinema di Venezia - 68a Edizione - si presenta bene e almeno i primi film lo confermano. Tradizionalmente i

martedì 2 agosto 2011

MOVIES: “Post mortem” di Pablo Larrain (2010, Cile, Messico, durata: 1h. 30')

Cile, 1973. Mario è un uomo solo, che per lavoro compila verbali delle autopsie. Si innamora della ballerina Nancy, ma nello stesso momento la situazione del paese precipita, e il colpo di stato che porterà Pinochet al potere riempie l’ospedale di cadaveri.(cinefile.biz)
La donna, che ospita nel proprio appartamento, senza interessarsene, riunioni politiche, ha già un amante, un giovane attivista del partito comunista.

sabato 23 luglio 2011

MOVIES: UMBRIA FILM FESTIVAL XV edizione, Montone, 5-10 luglio 2011

Il 15° compleanno dell’Umbria Film Festival non poteva essere festeggiato in maniera migliore. Grande cinema e ospiti illustri hanno animato il magico borgo di Montone, autentico gioiello storico e architettonico nel cuore dell’alta valle del Tevere. Un successo di pubblico entusiasta e multietnico che ha gioiosamente invaso piazza Fortebraccio con artisti del calibro di Terry Gilliam, che di Montone è cittadino onorario e del Festival presidente onorario.

giovedì 21 luglio 2011

MOVIES: ”Il nastro bianco” (2009, Michael Haneke, 144 min.)

“Il nastro bianco” (“Das weiße Band - Eine deutsche Kindergeschichte”) di Michael Haneke si configura dal punto di vista formale, innanzitutto come l’accostamento simbolico di una luminosità nivea, preorganica, e di un’oscurità intensa, tattile, che ci riporta, parzialmente, ad alcuni esiti del cinema tedesco d’ispirazione espressionista. La luce che sgrana la tramatura dei volti sovraesposti non conferisce ad essi alcuna materialità, ma piuttosto una spettralità indifferente, priva di spessore, mentre le ombre prefigurano un essere per la morte che ha perduto ogni orizzonte progettuale, qualunque leggerezza possibile.

sabato 25 giugno 2011

MOVIES: "2001, Odissea nello spazio" (1968, Stanley Kubrick, 141 min.)

Eccolo dunque l'articolo cadeau di Matteo Guarnaccia a Distorsioni: una serie di sorprendenti speculazioni su '2001, Odissea dello spazio', film girato da Stanley Kubrick nel 1968. Matteo riesce a calare l'intera estetica del film nell'humus sociale e creativo giovanile di rottura di quel fatidico anno. Ci auguriamo naturalmente sia solo il primo di una sequela di contributi dell'artista al nostro magazine, e soprattutto che si trovi a suo agio in nostra compagnia. Grazie Matteo! (wally boffoli)

sabato 18 giugno 2011

MOVIES - Lo Spazio chiuso: Il Cinema di ROMAN POLANSKI

Disse Enrico Ghezzi, in un raro momento di comprensibilità, che Roman Polanski (Rajmund Roman Ljebling) se non è uno dei dieci registi più grandi nella storia è certamente l'undicesimo. Difficile affrontare un autore così importante, su cui sono state scritte molte monografie (ottime quelle di Magrelli e di Rulli/De Bernardinis, entrambe fuori commercio). In questo articolo affronterò alcuni dei temi ricorrenti nella sua opera.

lunedì 30 maggio 2011

JIM JARMUSH : "La Musica di Jim Jarmusch" - Pt. 2 (1995-2009): Dead Man, Ghost Dog, Coffee and Cigarettes, Broken Flowers, The Limits of Control

JIM JARMUSH : "La Musica di Jim Jarmusch" - Pt. 1 (1980-1991):
Permanent Vacation, Stranger Than Paradise, Down By Law, Mistery Train, Night on Earth




Pt. 2 (1995-2009): "Del mondo ho perduto ogni traccia"
Dead man (1995)
Il capolavoro Western Psichedelico che vede Johnny Depp come protagonista forse non avrebbe avuto la stessa capacità di penetrare a fondo nell'anima dello spettatore senza il contrappunto emotivo suscitato dalla chitarra onirica di Neil Young. Il rocker canadese realizza un piccolo gioiello, improvvisando su di un pre-montato senza aver visto in precedenza il film; è lui stesso spettatore per la prima volta. La sua interazione estatica e fluida provoca una profonda sinergia con il bianco e nero scelto da Jarmusch. La distorsione della sua chitarra impressionista copre l'intera gamma dinamica disponibile mantenendosi principalmente sul registro medio e basso, mentre attraverso l'uso massiccio di delay, reverbero e leva del tremolo amplifica ancora di più l'effetto allucinogeno del film.

lunedì 2 maggio 2011

MOVIES: "Robert Rodriguez’s SXSW Grindhouse trailers contest"

Quando nel 2007 il film 'Death Proof' di Tarantino arrivò in Europa, aveva già subito la modifica di adattamento al circuito extra statunitense. Infatti in madre patria il concept che sì, rispondeva al nome di 'Grindhouse', era però un po’ differente da quello giunto nelle nostre sale. Il film prende spunto da quella che era la programmazione delle grindhouses americane degli anni ’70, ovvero sale cinematografiche in cui venivano proiettate pellicole di quel genere definito poi d‘exploitation, che buttava sul mercato in quantità prodotti realizzati con budgets davvero bassi e finalizzati a mero intrattenimento, ben lontani dal concetto “artistico” di cinema. Le grindhouses nelle periferie delle metropoli oltre che a luoghi di svago servivano come piazza per gli appuntamenti di spacciatori e piccola criminalità, da dormitorio per chi non aveva di meglio dove andare, o tossicomani che andavano a consumare o a farsi scendere la botta. Di conseguenza la qualità della proposta non era requisito di fondamentale importanza, e la programmazione di titoli sempre diversi, si susseguiva in heavy-rotation per tutta la giornata. Tutti contraddistinti dal marchio 'Restricted' imposto dal veto della censura che ne vietava la visione a varie fasce di età. Ricalcando stili e frangenti, Grindhouse vede la collaborazione dei due registi Quentin Tarantino e Robert Rodriguez: avrebbero condiviso i due tempi da un’ora e mezzo ciascuno. 'Death Proof' per il regista di Pulp Fiction e 'Planet Terror' l’altro episodio diretto da Rodriguez. Divisi tra un tempo e l’altro da alcuni trailers che avrebbero annunciato in modo fittizio le prossime uscite sul grande schermo. A tal proposito, in fase di realizzazione, vari registi sono stati invitati a contribuire a quello che è diventato un vero e proprio concorso in cui i partecipanti si sono espressi al loro peggio per poter essere inseriti nel lavoro d’insieme. Tra i quasi cinquanta trailers che sono stati realizzati, Thanksgiving di Eli Roth il regista della saga di 'Hostel', Werewolf woman of the SS di Rob Zombie, Don’t di Edgar Wright sono quelli che verranno poi inclusi nella versione americana.
Thanksgiving ambienta i delitti di un efferato serial killer nel giorno del ringraziamento mentre, vendicando i tacchini per il trattamento riservatogli dalla tradizione, trasforma le sue vittime in prelibatezze da centro tavola. Il trailer di Rob Zombie (che originariamente si estendeva per una mezz’ora buona!) riprende un classico nazisploitation dell’epoca che è stato 'Ilsa',la belva delle SS rivisitandolo in chiave “mannara”, con una breve apparizione di Nicholas Cage figurante nel cast. Don’t del regista inglese Edgar Wright, che solitamente riserva un trattamento più demenziale ai suoi film ('Hot Fuzz', 'Shaun of the dead'), qui si cimenta con un minuto e mezzo di inquietante ‘70s gothic horror. Lo stesso Rodriguez ha partecipato al contest con la realizzazione di un trailer intitolato Machete, che appare anche nella versione italiana di Planet Terror e successivamente, sempre da lui, sviluppato in un film autentico. Stessa sorte è toccata al trailer vincitore, Hobo with a Shotgun uscito nella versione lungometraggio all’inizio di quest’anno, e interpretato da Rutger Hauer. Hobo with a shotgun, come già suggerisce il titolo, narra della vendetta da parte di un barbone in possesso di un’arma da fuoco che si accanisce contro la società corrotta, ed è frutto del lavoro di tre registi Jason Eisener, John Davies, Rob Cotterill. La versione europea di Grindhouse (ad eccezione di quella inglese) fu così decisa dalla produzione, allertata dal fatto che nemmeno negli Stati Uniti il film aveva riscontrato il successo atteso. Prevedendo quindi un diverso montaggio per entrambe le pellicole e portate ad una durata più convenzionale, sono state poi presentate separatamente. Chi fosse interessato alla versione USA del film, la può trovare nell'edizione DVD, mentre su YouTube potete reperire queste pillole di sano pessimo gusto in puro trash-style, dove sarcasmo, humour nero, splatter a profusione omaggiano i vari generi di exploitation. Vi assicuro che mantengono la promessa già dai titoli come

Hippy Bastards from Hell
Blood Sucking Fiend
Bad Kitty
Nuns with Guns
Stormtroopers of the apocalypse
Blood House 2: Teenage massacre
Demon Bloodbath
The Dead Are Rising

e molti altri ancora.

Federico Porta

MOVIES: "Hobo with a shotgun" (Jason Eisener, USA 2011)

Quando anni orsono lessi Ranxerox (su Frigidaire) il geniale fumetto creato dalla coppia Tamburini/Liberatore una delle prime cose che stuzzicò la mia immaginazione fu il risultato di un’ipotetica trasposizione cinematografica. Dico questo perché questo film me lo ha in parte riportato alla mente, non tanto per la storia quanto per il carattere cinico dei personaggi e le ambientazioni decisamente grottesche e iperreali. L’idea per questo film nemmeno troppo ricercata, era già stata annunciata da un fake trailer tra quelli in concorso per il film 'Grindhouse' che Jason Eisener aveva co-diretto insieme a due soci e da cui erano usciti vincitori. Così come era successo per 'Machete' di Rodriguez, questa è la volta 'Hobo with a Shotgun' che Eisener ha diretto di mano sua. Di fatto questo film ha moltissimi punti in comune con lo stile Tarantino/Rodriguez e questo funga da premessa per chi non apprezza il genere, perché anche in questo caso servono stomaco forte e un certo senso dell’umorismo. La figura del cittadino redentore che in veste di vendicatore pone fine alle ingiustizie della società, è già stata immortalata da attori come Charles Bronson nel Giustiziere della notte o da veterani di guerra come Travis Bickle interpretato da Robert De Niro in Taxi Driver. In questo caso il barbone protagonista della vicenda è impersonato da Rutger Hauer che nel suo vagabondare giunge a Hope Town, caricatura a tratti nemmeno troppo forzata di quello che sono i riferimenti della civiltà occidentale. In questo paese un magnate dell’economia monopolizza i canali mediatici e corrompe autorità e forze dell’ordine esercitando sulla comunità un controllo fondato sulla paura e la manipolazione dell’informazione. Per questo al fine di mantenere la sua rispettabilità incontrastabile,
esibisce violenza gratuita in maniera circense senza nessun codice morale e verso ogni forma di opposizione. E’ in questo posto allucinato, perverso, dai colori saturi che mendicando, il protagonista assiste passivamente allo spettacolo della sua indifferenza e quella dei suoi abitanti. Finchè una molla non fa scattare in lui il desiderio di rivalsa. Una classica lotta tra il bene e il male dove il male è ben evidenziato nella parte del potere, dei soldi, del controllo, e il bene sta dalla parte di colui che non avendo nulla, si rende conto di aver tutto da perdere a dispetto di una società che ha perso ogni contatto con la realtà, soggiogata dalla noia, dalla superficialità, dalla corruzione e che non prendendo posizione si schiera in balìa degli eventi senza una propria presa di coscienza. E' proprio questo il nemico principale che gli si parerà davanti, man mano che la sua ascesa ai vertici renderà la sua missione più difficile: rendendosi conto di non poter assolvere da solo il suo compito dovrà cercare la complicità di una città avversa in cui tutti si sono ormai dati alla caccia al barbone. Riuscirà in questo? E se sì, come? Sebbene la trama restringa un po’ il campo dell’imprevedibilità, il regista gioca bene sui ritmi, scelte particolari come il Technicolor, inquadrature “ambigue”. Grazie anche all’eccelente prestazione di un Rutger Hauer invecchiato, questo film sorprende positivamente ritagliandosi il suo status di piccolo cult del genere. Uscita prevista nelle sale italiane per Dicembre 2011; non sarà certo un film di Natale, ma oltre a questo aspetto positivo c’è il fatto che non dovrete fare la coda per entrare e vi assicuro, rispetto ai classici da cine-panettone diverte molto di più.

Federico Porta

Trailer

lunedì 18 aprile 2011

JIM JARMUSH : "La Musica di Jim Jarmusch" - Pt.1 (1980-1991): Permanent Vacation, Stranger Than Paradise, Down By Law, Mistery Train, Night on Earth

I films di Jim Jarmusch rappresentano una delle migliori espressioni della cinematografia dagli anni '80 ad oggi. La sua intera opera non può prescindere dal profondo rapporto che il cineasta ha con la musica. Per citare lo stesso Jarmusch: "Una volta che ho terminato un film, la cosa più importante per me, oltre al film stesso, è la colonna sonora. Raccoglie i doni che mi hanno ispirato e che, come nuvole passeggere, hanno modellato con la loro ombra l' atmosfera sonica del film".



Ritrovandosi alla fine degli anni '70 nella Grande Mela, aderisce alla scena no-wave come tastierista e cantante della band Del-Byzanteens, ancor prima del suo esordio cinematografico. "No-New York", curato da Brian Eno, è l'album simbolo di quella stagione musicale (e non solo), figlio bastardo di un numero impressionante di generi e stili che confluiscono in città con un'irruenza unica (dal punk dadaista ad una sorta di post-funk destrutturato e centrifugato, dal free-jazz, al noise e al minimalismo). Questa moltitudine di attitudini, tra cui una forte avversione al mainstream, ha un forte impatto sulla formazione di Jarmusch, al pari delle influenze provenienti dal cinema europeo (soprattutto quello francese e tedesco). In quel periodo Jarmusch fa amicizia con il sassofonista John Lurie, futuro leader dei Lounge Lizards, band che esordì nel 1981 con Arto Lindsay nell'organico e che proponeva una miscela di jazz e punk rock noise chiamato fake-jazz . E' solo il primo fra i tanti sodalizi artistici che vedranno Jarmusch lavorare assieme a dei musicisti.

NoNewYorkBands

Permanent Vacation (1980)

Aloysius Parker si muove in una New York di macerie e solitudine; scene contrappuntate da un alienante sax che suona in lontananza e da percussioni tetre come campane alterate, quasi annunciassero l'immutabilità del presente e l'inevitabilità del suo dramma. Gli incontri casuali sono rivelatori di questa realtà sempre uguale a sè stessa e senza vie di fuga. Come avviene nella hall di un cinema di terz'ordine, in cui viene raccontata la storia di un sassofonista dalla tecnica e dallo stile troppo innovativi per i tempi in cui viveva (anni '50) e che, costretto ad uniformarsi agli standards tradizionali del periodo, cade in depressione e si suicida gettandosi dal tetto di un palazzo. Prima di buttarsi vede un raggio di sole attraverso il cielo grigio, e come ultimo atto cerca di risuonare la frase di Somewhere Over The Rainbow che segue il tema, ma non riesce a ricordarla. Prima di morire, invece, come ultima cosa udirà il doppler ossessivo e bitonale delle sirene dell'ambulanza in strada. Subito dopo aver ascoltato la storia, Parker incrocia un sassofonista di strada (interpretato da John Lurie) che accennando proprio a Somewhere Over The Rainbow, vira immediatamente dopo verso un' improvvisazione che ne trasfigura il tema, come a rimarcare l'ineluttabilità del destino a cui il protagonista sembra assoggettato. E quando alla fine Parker lascia New York a bordo di una nave, è ancora il tema di Somewhere Over The Rainbow a risuonare da una Manhattan che si allontana, sempre più stravolto dall'allucinato sax di Lurie, come un richiamo dall'inferno filtrato attraverso un gigantesco effetto Doppler.



Stranger Than Paradise (1984)

Il film, soprattutto la sua prima parte, nasce da una collaborazione tra Jarmusch e Lurie il quale, oltre ad interpretarne il personaggio principale, ne cura la colonna sonora. Lurie fa a meno del sax e dei suoi Lounge Lizards e scrive la musica per quartetto d'archi (The Paradise Quartet); ne nascono degli affreschi cameristici che suonano in perfetto accordo con il mood delle scene e con il bianco e nero della pellicola. Da sottolineare il bel tema malinconico racchiuso da Bella By Barlight (il riferimento allo standard jazz Stella By Starlight è evidente, tra l'altro fu inizialmente scritto per il film La Casa sulla Scogliera), il teso e drammatico The Lamposts Are Mine, ed il furtivo e ancor più teso Car Florida. In coda all'album che comprende la colonna sonora troviamo una suite eseguita da una sorta di The Lounge Lizards di transizione, in cui milita ancora Arto Lindsay, dal titolo The Resurrection of Albert Ayler; sicuramente un tributo ad uno dei mostri sacri del free-jazz, ma anche un'occasione per sperimentare i limiti della composizione ai confini del free e del noise. Ma quella di John Lurie non è l'unica musica presente nel film. La co-protagonista, infatti è un'appassionata di Screamin' Jay Hawkins e della sua folle I Put A Spell On You. Il brano (del 1956) fece la fortuna di Hawkins, il quale si esibiva come uno stregone del villaggio proveniente dall'Africa più profonda portando con sè demoni e allucinazioni. L'estetica del voodoo-man, l'atteggiamento cannibalesco e la sua bizzarra irruenza rappresentavano un vero e proprio oltraggio oltrechè un attacco frontale alle convinzioni dell'America bianca, terrorizzata al pensiero di vedersi sgretolare il rassicurante muro dell'Apartheid. Il messaggio sembra essere: "Sono come tu mi vuoi. Anzi, molto peggio!" La sua attitudine dissacratoria anticiperà di diversi anni quella del futuro movimento Punk.

Down By Law (1986)

Ambientato in una New Orleans in bianco e nero, Daunbailò inizia con Jockey Full Of Burbon, dallo storico "Rain Dogs" di Tom Waits, che ci accompagna in una panoramica tra gli slums della culla del jazz e le rive paludose del Mississipi; immagini e musica sembrano rispecchiarsi alla perfezione, mentre per quanto riguarda le composizioni scritte apposta per il film, vengono affidate nuovamente a John Lourie, che anche questa volta registra assieme ai Lounge Lizards ancora in via di definizione, con Arto Lindsay alla chitarra e Marc Ribot al banjo e alla tromba(!): una colonna sonora dalle brevi incursioni, tese, scure ma ben calibrate nel rispetto delle sequenze, delle ambientazioni e dei dialoghi, tra cui spicca Are You Warm Enough, che possiede una forza narrativa anche a prescindere dal contesto per cui è stata composta. Jarmusch rende omaggio alla Soul Queen of New Orleans Irma Thomas (sua fu una delle prime versioni di Time Is on My Side, che divenne una hit nella versione dei Rolling Stones), facendo ballare in modo buffo ma passionale Roberto Benigni e Nicoletta Braschi al ritmo di It's Raining.
A spartirsi il ruolo di protagonista con Roberto Benigni ci sono proprio Waits e Lurie. John Lurie veste i panni di un protettore fuori dagli schemi che viene incastrato dalla polizia, mentre Tom Waits interpreta un DJ in declino e la scena in cui, appena buttato fuori di casa dalla sua donna, si siede sul marcapiede soddisfatto di aver salvato il paio di stivali buoni non curante dei 45 giri che giacciono in terra, rimane tra gli screenshot migliori di Jarmusch. In chiusura ritroviamo nuovamente Waits con Tango 'Till They Sore, ancora dall'album Rain Dogs.






Mystery Train (1989)

Le rotaie su cui viaggia il Treno del Mistero proseguono nella direzione tracciata dal precedente Down By Law con destinazione Memphis, città del rock'n'roll, del rhythm & blues, della Stax, dei Sun Studios e di Elvis Presley. Per comprendere l'importanza delle case discografiche Stax e Sun, basti dire che la prima, orientata sul versante della musica nera, lanciò artisti quali Rufus Thomas, Otis Redding, Booker T, Sam & Dave e Wilson Pickett, mentre alla seconda, specializzata in country, r'n'r e blues, si deve il successo di Johnny Cash, Carl Perkins, Roy Orbison, Jerry Lee Lewis, oltrechè di Elvis (ma vi registrarono anche B.B. King e Howlin' Wolf). E' la Memphis lontana dai grattacieli, quella decadente dei sobborghi, che sopravvive testimoniando dei miti di un tempo a fare da location alle storie che si intrecciano nei tre episodi. Lontano da Yokohama, una giovane coppia giapponese ascolta in treno la canzone che dà il titolo alla pellicola, quella Mystery Train scritta dal fondatore della Sun, Sam Phillips, e da Junior Parker ma resa celebre da Elvis. I due fanno tappa in città ansiosi di visitare tanto lo studio della Sun quanto Graceland (la casa di The King), quando ancora alla stazione si imbattono in Rufus Thomas, storica ed imprescindibile fugura della musica di Memphis; in qualità di DJ, fu il primo a trasmettere Elvis da una stazione radiofonica, mentre come musicista influenzò figure del calibro di Otis Redding e Rolling Stones.
Tornando alla coppia di turisti, ormai stanchi di vagare per la città trovano un albergo in cui passare la notte. Una sorta di Heartbreak Hotel in cui il tempo è sospeso sulle note di Blue Moon, annunciata alla radio dalla voce del DJ Tom Waits (una citazione che ci riporta a Down By Law). E come se si trattasse di un girone dantesco, a fare gli onori di casa troviamo un Cerbero di tutto rispetto: Screamin' Jay Hawkins (di cui ho scritto prima) nei panni di un eccentrico portiere di notte. In un luogo simile può accadere anche che il fantasma di Elvis, probabilmente in cerca della sua Graceland, sbagli indirizzo e appaia dinnanzi a Nicoletta Braschi, salvo poi svanire con tanto di scuse. A perdersi in questo spazio troviamo anche i tre fuggiaschi del terzo episodio. Uno di questi è un personaggio dal look rockabilly che ha perso in un solo giorno il lavoro e la ragazza, va in giro armato, frequenta i locali per neri (che lo canzonano chiamandolo Elvis) e al juke-box seleziona The Memphis Train di Rufus Thomas (altro riferimento incrociato). Nessun altro avrebbe potuto interpretare questo ruolo se non Joe Strummer, icona del punk-rock ed elemento fondamentale della band culto The Clash. Lo stesso Jarmusch afferma che di fronte ad un rifiuto di Strummer il film non si sarebbe mai girato. I due, tra l'altro, hanno recitato assieme in Straight To Hell di Alex Cox, una sorta di parodia del genere western il cui cast è zeppo di rockstars. Arrivati a questo punto si potrebbe pensare che la sbornia musicale sia completa, se non fosse per il continuo contrappunto di omaggi e citazioni (al centro delle quali troviamo molti dei musicisti che hanno inciso per la Stax e per la Sun) e per le musiche originali scritte nuovamente da John Lurie. Il sassofonista questa volta utilizza un ensemble ridotto con Marc Ribot alla chitarra e al banjo. La maestria di Lurie emerge nell' essenzialità nel sottolineare i movimenti di macchina e nella discrezione nell' evitare contrasti ritmici, dinamici e timbici con le canzoni che continuamente attraversano la pellicola. In definitiva Mystery Train si può considerare un cult-movie, sia per l'enorme omaggio ad una parte della storia della musica che dal blues, passando per il rock'n'roll e rhythm&blues approda al punk-rock, sia per l'ottimo lavoro di scrittura che rappresenta lo "step-beyond" della maturità di Jarmusch come sceneggiatore.

Night On Earth (1991)

Ad accompagnarci in questo giro del mondo in cinque città ci pensa la musica che Tom Waits ha scritto appositamente per il film. Si parte con il brano di apertura Back In The Good Old World, in tipico stile "waitsiano", il cui leit-motiv viene poi ripreso nei temi e nei moods che introducono gli episodi e ne enfatizzano l'atmosfera; dalle saturazioni di Los Angeles Mood al blues sghembo che scivola verso il free ed il noise di Los Angeles Theme, dallo swingato New York Theme all'indolente New York Mood, dalla fisarmonica di Paris Mood al clima solitario che si respira in Helsinki Mood. E' un peccato che nell'album non trovi posto il malinconico Roma Mood (presente invece nel film); in compenso Waits dedica ben tre brani alle nefandezze del tassista Benigni: i grotteschi circensi Carnival e Carnival Bob's Confession e l'allucinato Dragging A Dead Priest. Nel complesso la musica e lo stile "notturno" di Tom Waits rafforzano la coesione tra gli episodi e conferiscono una decisa caratterizzazione al clima di tutto il film. Anche in Tassisti Di Notte non mancano le citazioni di tutto rispetto.
La tassista Winona Ryder guida per le strade di Los Angeles perfettamente a suo agio con un brano garage rock dal fuzz corrosivo quale Cycle-Delic, di Davie Allan & The Arrows. Alla chitarra acida di Davie Allan si devono molte colonne sonore di b-movies della seconda metà degli anni '60 che vedono i Bikers come protagonisti. Dall'autoradio del taxi irrompe anche Summertime Blues nella versione disturbata dei Blue Cheer, gruppo che ha esordito sul finire degli anni 60 e ritenuto tra i padri dello stoner rock. Sempre la Ryder chiede al suo capo se ha mai sentito nominare un gruppo chiamato Tool. Dato che siamo nel 1991 e la band di Los Angeles deve ancora pubblicare il loro Ep d'esordio "Opiate", la domanda della tassista sembra essere più un suggerimento per lo spettatore: "tenete le orecchie ben aperte!". Nell'episodio parigino, una non vedente pressata dalle domande dell' autista Isaach De Bankolé afferma spazientita di sapere bene che forma ha una chitarra e che, riguardo alla musica, è in grado di sentire cose che gli altri non sentiranno mai.
L'ultimo episodio è girato ad Helsinki, città del regista Aki Kaurismäki, autore di Leningrad Cowboys Go America, nel quale Jarmusch interpreta un rivenditore di auto usate. Leningrad Cowboys è la storia di una band strampalata e demenziale che, in arrivo dal nord europa, approda in America in cerca di ingaggi (qualche scena sembra anche omaggiare i Blues Brothers). I due filmakers nutrono una sincera stima reciproca, ed è quindi del tutto naturale che, anche indirettamente, si rafforzi il loro sodalizio artistico. Il tassista di notte della capitale finlandese, infatti, è Matti Pellonpää, già manager dei Leningrad Cowboys. Come ultima nota, nei titoli di coda Jarmusch non manca di ringraziare, oltre ai Leningrad Cowboys, anche Flea, Sun Ra e John Lurie.

Aldo De Sanctis

Fonti
Jim Jarmush
Jim Jarmush

Somewhere Over The Rainbow
Bella By Barlight
I Put A Spell On You
Jockey Full Of Burbon
Are You Warm Enough
Mystery Train
Blue Moon
The Memphis Train
Back In The Good Old World
Los Angeles Mood
Cycle-Delic
Leningrad Cowboys