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venerdì 11 novembre 2011

MARIA MINERVA: “Tallinn At Dawn” (2011 cass. Not Not Fun) “Noble Savage" (2011 12” Not Not Fun/100% S.Silk) “Cabaret Cixous” (29 Agosto 2011 N.N.Fun)

Prima del dissolvimento della gloriosa Unione Sovietica, dall'Estonia arrivavano sostanzialmente solo prodigiosi giocatori di basket dal cognome impronunciabile. Non facendo parte della folla inneggiante all'avvenuta liberazione del mondo dall'oppressione comunista, e nemmeno un grosso appassionato di pallacanestro, nessun segnale interessante mi è più provenuto da quelle lontane lande, fino a quando ho incocciato nella prolifica signorina Maria Juur, in arte Maria Minerva (la dea romana che inventò la musica),

sabato 5 marzo 2011

L'ALTRA EUROPA : Elettronica, Chill Out, Alternative Pop, Progressive da un pianeta sconosciuto/ POLONIA 3 - SMOLIK: “4” (2010, Sony/Kayax)

Di Andrzej Smolik ho già avuto modo di scrivere in questa rubrica presentando, brevemente in verità, un cenno sulla produzione artistica ed alcune tracce dei suoi lavori più interessanti. L’occasione per riparlarne, in maniera più dilatata, è data dall’uscita del quarto album di questo talentuoso musicista, compositore, polistrumentista polacco intitolato semplicemente “4”. Andrzej Smolik è considerato oggi fra i maestri nel comporre quel particolare tipo di musica che va a collocarsi nel chill out, nell’ambient senza che peraltro questo riesca a classificare adeguatamente gli orizzonti sonori percorsi da questo artista, che a tutt’oggi non si è risparmiato incursioni in nessun ambito musicale sconfinando con leggiadria tutta personale in territori prevalentemente elettronici, ma anche jazz, folk, rock imprimendo ad ogni occasione il suo marchio distintivo, fatto di una classe eccelsa e di una straordinaria valorizzazione dei suoni e degli artisti che di volta in volta hanno collaborato con lui. Nato in una piccola città sul Baltico, schivo e piuttosto solitario, Smolik ha raggiunto, agli inizi degli anni ’90, la capitale polacca Varsavia praticamente sconosciuto, con l’unico desiderio di poter suonare gli strumenti a lui più congeniali: le tastiere, l’armonica, la fisarmonica. E poiché il talento riesce ancora ad essere talvolta un ottimo lasciapassare, Smolik si ritrovò quasi subito membro di una notissima band polacca, i Wilki, nella quale la sua straordinaria capacità inventiva gli permise di lì a poco di guadagnarsi stima ed attenzione degli ambienti musicali della capitale. L’esperienza con la rock-band Wilki tuttavia non durò a lungo, il gruppo si sciolse e Smolik si ritrovò senza lavoro.
Ciononostante quello fu un momento, come spesso capita in casi simili, fondamentale per lo sviluppo della carriera di Smolik che, incoraggiato e stimolato da noti musicisti polacchi, comprese appieno le sue potenzialità e cominciò a comporre canzoni per i grandi interpreti della scena musicale locale ritrovandosi ben presto a ricoprire il ruolo di produttore ma soprattutto di session man ricercatissimo tanto da finire nei progetti di numerosissime produzioni polacche, tra le quali vale la pena citare i Myslovitz, band di culto polacca di cui ho avuto modo di descrivere ampiamente l’excursus artistico proprio in questa rubrica. La frenetica attività di studio di Smolik e i riconoscimenti sempre più lusinghieri gli hanno valso il plauso di tutta la stampa specializzata, che l’ha eletto fra i più grandi rappresentanti della musica elettronica in Polonia. Pur con una produzione solista complessivamente limitata (solo quattro album a partire dal 2001), la presenza di Smolik nella discografia polacca recente è di assoluto rilievo e basta in questo senso leggere con attenzione il retro delle copertine di molti dischi per trovare facilmente, a vario titolo, il suo nome.

Smolik : "4"
Dopo tre album che hanno lasciato il segno nella musica in Polonia e che gli hanno permesso di ottenere numerosi riconoscimenti, tra i quali quello di miglior compositore dell’anno nel 2003 e nel 2004, Smolik è ritornato sotto i riflettori con il suo quarto album alla fine del 2010. L’esordio è stato fulminante: il disco è balzato immediatamente al vertice della classifica dei dischi più venduti collezionando in poche settimane il disco d’oro. Come già in passato, Andrzej Smolik ha voluto circondarsi di un gran numero di artisti nazionali e non (alcuni già presenti nelle sue precedenti produzioni, come Victor Davies, Mika Urbaniak o Kasia Kurzawska) con la nota curiosa e per la verità assai gradevole della presenza di Emmanuelle Seigner, attrice e cantante francese che molti ricorderanno protagonista delle pellicole del marito Roman Polański.
“4” è un album che calza come un guanto nelle meticolose geometrie elaborate dal musicista polacco e lascia spesso nell’ascoltatore un sapido gusto di suoni sornioni e rilassanti che ridanno ossigeno allo spirito e colore alle giornate più grigie. Ognuna delle dieci tracce del disco ha dunque un interprete diverso (ad eccezione di un unico brano),  cosa che conferisce tuttavia all’album un clima non disomogeneo nel quale prevale il down tempo, la delicatezza vocale e la calda ricchezza melodica. Brani che invitano dunque alla lentezza, alla riflessione e che sembrano suggerire un ascolto ideale alla fine di una giornata, alle soglie del tramonto.
L’invito all’ascolto ho preferito iniziarlo dalla fine dell’album, con il brano L.o.o.t.t. impreziosito da un magnifico video in bianco e nero. Toni leziosi e soavi si inarcano su suoni prevalentemente acustici in cui la voce dell’inglese Kev Fox trova modo di percorrere a suo modo gli orizzonti immaginifici di Smolik. Brano splendido, venato da una malinconia che è ormai la cifra dominante del compositore polacco e che per un attimo mi ha riportato alle sonorità mistiche degli Spain e di Josh Haden di cui Kev Fox sembra ribadire persino il timbro vocale. Una citazione va fatta anche per Forget me not che vede protagonista Emmanuelle Seigner (e nel quale è possibile notare la presenza dello stesso Smolik). Atmosfere sognanti, chitarre acustiche, archi, ottoni che ricreano un clima dal fascino solenne e fortemente permeato da richiami cinematici (non a caso per la realizzazione del video è stato chiamato uno dei più celebri direttori della fotografia al mondo, Paweł Edelman!). Ma ogni singolo brano dell’album, dalla splendida, ciondolante Not always happy magistralmente interpretata da Joao t.de Sousa alla evocativa Pirat song in una partecipata interpretazione di Sqbass aka Radosław Skubaja che richiamerà alla mente a qualcuno l’inconfondibile cifra stilistica di un Chris Rea, è in grado di trasmettere emozione e calore pur nella variegata proposta vocale, strumento plasmato ad arte nel tintinnio, nei vuoti sospesi, nelle brume del tramonto della musica di Smolik. Tutto l’album merita dunque un ascolto non distratto e certamente non si potrà non rilevare il luccichio di piccole pietre preziose che stese come su un tappeto ci indicano la strada per ritrovare il piacere di ascoltare semplicemente della musica nella sua veste più autentica di nutrimento dell’anima. Ultima annotazione : Andrzej Smolik ha appena ricevuto tre nominations ai prestigiosi Fryderyk (sorta di Grammy Award polacco) nelle seguenti categorie: Miglior Album pop dell’anno per “4”, Migliore Produzione musicale dell’anno per l’album “4”, Miglior Compositore dell’anno. Come dire, la definitiva consacrazione di un talento.
Roberto Melfi


V Girl feat. Victor Davies
Memotion feat. Mika Urbaniak
Fades away feat. Natalia Grosiak
Never sing the love songs feat. Kasia Kurzawska
S.O.S. songs feat. Gaba Kulka

domenica 16 gennaio 2011

L'ALTRA EUROPA: Elettronica, Chill Out, Alternative Pop, Progressive da un pianeta sconosciuto - POLONIA/2, monografia: MYSLOVITZ

La Polonia, pur facendo parte integrante dell' alleanza dei Paesi socialisti durante la lunga divisione in blocchi del continente europeo, non ha subito forme di coartazione così ferme e persino dure come invece capitato in altre realtà della sfera d’influenza sovietica. Questo ha nel complesso permesso uno sviluppo più armonico e costante delle espressioni musicali in questo Paese.
Ovviamente si tratta di considerazioni dal valore puramente relativo poichè anche in Polonia non poche forme di repressione e la diffusa censura hanno fortemente condizionato lo sviluppo realmente libero della musica giovanile che assai spesso ha dovuto fare i conti con limiti e regolamenti imposti dall’alto e che in primo luogo impedivano ai talenti locali di esprimersi secondo i propri desideri e infine limitavano fortemente l’accesso di costoro alla pubblicazione di dischi essendo questa interamente gestita dal Potere centrale.
Non deve meravigliare dunque che molte formazioni e band polacche, pur essendo state attive per molti anni, non hanno mai inciso alcun disco o ne hanno inciso pochissimi e limitati quasi sempre a singole canzoni.
Pur essendo arrivata con grande ritardo rispetto al mondo occidentale, la musica rock in Polonia ha tuttavia avuto modo di trovare un terreno fertile in cui germogliare, permettendo varie forme di espressione similare e comunque tali da incontrare una sostanziale tolleranza da parte delle autorità che qui come altrove nell’area d’influenza sovietica, mal digerivano forme di espressione musicale che potessero in qualche modo distogliere l’attenzione delle masse e dei giovani in particolare dall’ideale socialista.
Le giovani band polacche pertanto trovarono modo di proporre una forma di musica giovanile che non allarmasse oltremodo le autorità che peraltro, dal canto loro, concedevano a questi ultimi la minor visibilità possibile affinchè il 'fenomeno' rimanesse confinato entro limiti ben definiti. E così, per la stragrande maggioranza del grande pubblico in Polonia, la musica rock rimase in fondo per molto tempo qualcosa di ignoto o appena accennato.
Pur con tutti questi limiti va tuttavia sottolineato che in Polonia (un Paese in cui il comunismo di stampo sovietico è stato sempre 'mal sopportato' e dove le forme di consenso non sono mai state generalizzate) grazie anche ad un fortissimo patriottismo coagulato dalla Chiesa cattolica, la musica è stata in grado di proporre un gran numero di artisti di assoluto valore che proprio nella musica hanno trovato una delle corsie preferenziali per esprimere disagio e anelito di libertà pur se in forme mascherate.

La Polonia dunque, al pari di altri Paesi dell’area come l’Ungheria o la Cecoslovacchia, è stata protagonista di una grande stagione della musica beat prima e rock dopo anche se questa veniva spesso suonata per pochi fortunati o in condizioni ambientali assolutamente precarie.
Oggi, a distanza di vent’anni dalla caduta del Muro di Berlino e del passaggio della società polacca (peraltro del tutto pacificamente) al nuovo ordine politico possiamo ben constatare come tutto questo ricchissimo patrimonio musicale accumulatosi negli anni, pubblicato talvolta a fatica in magnifiche opere discografiche (oggetto di ricerca dei collezionisti) abbia costituito l’humus ideale per la nascita di una industria discografica di tutto rispetto e di un palcoscenico affollatissimo di interpreti e gruppi che in buona parte trovano ancora le loro radici nel passato storico e politico del Paese nel quale lentamente, specie nella parte finale del lungo 'inverno sovietico, si poteva già assistere ad una fioritura artistica e musicale di grandissimo interesse.

Lungi dunque dal sottovalutare tutte le limitazioni imposte da un sistema politico che guardava con sospetto a quanto avveniva nel campo occidentale e tentava di reprimere con tutti i metodi possibili le influenze negative di un mondo che temeva, la Polonia va senza dubbio alcuno considerata fra i Paesi più evoluti in campo musicale anche se, il retaggio imposto dal suo recente passato storico, ha fino ad oggi impedito ai suoni provenienti da quel Paese di giungere fino a noi (salvo poche, anche se preziose, eccezioni).
Questo è un discorso che ci porterebbe lontano visto che tale 'ignoranza' non è onestamente imputabile solo ed esclusivamente a quanto patito dalla Polonia durante la sua permanenza nel blocco sovietico dato che ben altri sono i fattori contingenti atti a giustificare l’assenza dai nostri media di band e interpreti di lingua polacca entrando qui in gioco interessi e aree d’influenza dei potentati economici dell’industria discografica che decidono cosa e chi promuovere.
Non si spiegherebbe così perché non ascoltiamo usualmente band ed artisti ad esempio dal Belgio o dall’Olanda o dalla vicina Svizzera dove pure la musica conserva caratteristiche di assoluto valore.
Ma entriamo così in un territorio minato dal quale preferiamo uscire avendo questa rubrica l’unico compito di diffondere una maggiore conoscenza della realtà musicale dell’Est Europa con l’augurio che questo diventi uno stimolo per ulteriori ricerche e una valida alternativa allo strapotere della proposta musicale che proviene dal mondo anglosassone.

"Myslovitz"
Mysłowice (leggi Misuowize) è una piccola città di nemmeno 80.000 abitanti nell’estremo sud della Polonia, nella regione della Slesia. Per un curioso insieme di coincidenze questa città è diventata negli anni una vera fucina di band e artisti alcuni dei quali hanno lasciato una profonda impronta nello sviluppo della musica in Polonia nell’ultimo decennio.
E’ anche per questa ragione che Mysłowice si è guadagnata la denominazione di Manchester polacca oltre che per il fatto che la città ha un carattere prettamente industriale posta com’è in uno dei più ricchi bacini carboniferi d’Europa.
Ed è proprio a Mysłowice che nel 1992 vede la luce una delle band polacche più interessanti e rappresentative degli ultimi 20 anni: i Myslovitz (dal nome della città d’origine ma scritta e pronunciata in tedesco).
A questo proposito vale la pena sottolineare che la scelta del nome della band è venuta da due considerazioni: la prima è il fascino da sempre dichiarato dai componenti della band per i gruppi americani degli anni ’70 che spesso portavano il nome delle proprie città d’origine (i Chicago, i Boston)mentre la seconda considerazione è venuta dal caso. Girando per la propria città e in particolare per le periferie desolate come lo sono quelle di qualsiasi città industriale i nostri si imbatterono in un vecchio forno a piastrelle di prima della guerra (quando la città era ancora parte del Reich tedesco) sulle cui antine di ferro era ancora visibile la scritta in tedesco: Myslovitz.
Dopo un periodo durato un paio d’anni durante il quale il fondatore della band Artur Rojek e compagni si esibiscono dal vivo negli ambienti studenteschi e di supporto ad altre band locali, nel 1994 i Myslovitz registrano i loro primi nastri presso la Radio Nazionale e iniziano l’incisione del loro primo album prodotto dall’inglese Ian Harris (Joy Division, New Order…) originario di Manchester.
L’album viene pubblicato alla fine del 1995 con il semplice titolo di “Myslovitz”.
L’accoglienza all’album da parte della critica è entusiastica, il disco diventa il miglior album debutto di quell’anno, le critiche lusinghiere paragonano i Myslovitz a un a sorta di novelli Oasis con tutte le caratteristiche originali del caso. Il disco sancisce la nascita di una band in grado di produrre un rock alternativo di pregevolissima fattura che fa gridare ad una novità assoluta per il panorama musicale polacco dell’epoca.
L’album presenta interessanti particolarità nella sua quasi perfetta suddivisione di generi (un inizio dichiaratamente rock per poi scivolare verso la ballata psichedelica) così come nella curiosa, affascinante esecuzione di molti brani in duetto.
Il brano d’apertura era questo magnifico Kobieta (Donna) (1995 Etichetta MJM Music Poland).
Ed ecco un paio di estratti dalla parte più dolce dell’album in cui predominano suoni levigati dalla psichedelia per un genere che diventerà una sorta di marchio di fabbrica di Rojek e compagni.
In particolare Good day my angel, a partire dal terzo minuto acquista una straordinaria coloritura di suoni acidi e di richiami! Qualcuno avrà l’ìmpressione di percepire la presenza di qualche grande band del passato?

"Myslovitz": Deszcz (1995, MJM Music Poland)
"Myslovitz": Good day my angel (1995, MJM Music Poland)


"Sun Machine"
Nel 1996 viene pubblicato il secondo album dei Myslovitz dal titolo “Sun machine”, titolo tratto dal brano Memory of a free festival di David Bowie che i Myslovitz propongono in chiusura dell’album nella loro versione. L’album conquista il disco d’oro in Polonia.
Ecco un estratto dell’album di cui il secondo Amfetaminowa siostra (Sorella anfetamina) presenta evidenti richiami lisergici.

“Sun machine”: Blue velvet (1996, Sony Music Polska)
“Sun machine”: Amfetaminowa siostra (1996, Sony Music Polska)


"Z rozmyślań przy śniadaniu"
Nel 1997 viene pubblicato il terzo album dei Myslovitz dal titolo “Z rozmyślań przy śniadaniu” (Meditazioni a colazione) improntato ad un alt-rock di squisita fattura con echi di un britpop assai vicino agli Oasis.
Caratteristica curiosa dell’album è il riferimento di molti dei 17 brani della tracklist al cinema, prevalentemente statunitense, a riprova di una fascinazione per questa forma d’arte da parte della band che resterà evidente in molta parte della produzione successiva dei Myslovitz.
La figura di Artur Rojek diventa carismatica e le sue interpretazioni, ricche di sfumature e testi improntati ad una profonda malinconia, diventano distintive della band. Disco d’oro in Polonia.

da “Z rozmyślań przy śniadaniu”
 Anioł (1997, Sony Music Polska)
Margaret (1997, Sony Music Polska)
Do utraty tchu (1997, Sony Music Polska)

Wielki błękit (1997, Sony Music Polska)

James, radiogłowi i żuk z rewolwerem jadą do nikąd (1997, Sony Music Polska)

Tutti i brani dei Myslovitz hanno molto spesso riferimenti più o meno celati e i seguaci della band a tutt’oggi fanno a gara nell’interpretazione delle liriche di Rojek che talvolta si prestano veramente ad una vera e propria 'cavalcata' di significati e rimandi.
E’ il caso dell’ultimo brano appena proposto: James, radiogłowi i żuk z rewolwerem jadą do nikąd' (James,i radiohead e uno scarabeo con un revolver non vanno da nessuna parte). E’ impressionante la lista dei riferimenti messa in campo dal geniale Rojek in questo brano di cui fornisco solo un elenco parziale:
1. James sono una rock-band inglese (di Manchester).
2. 'da nessuna parte' sembra far riferimento al brano Nowhere dal primo album omonimo dei Ride, shoegaze band inglese
3. 'radiogłowi' sta perfettamente per Radiohead in polacco
4. uno scarabeo con un revolver è un riferimento clamoroso ai Beatles e al loro album "Revolver”
e l’elenco potrebbe continuare.

"Miłość w czasach popkultury"
Nel 1998 i Myslovitz escono fuori dai confini polacchi e vanno in tour in Germania, in Scandinavia e persino negli States.
Nel 1999 viene pubblicato il quarto album della band che ne sancisce la definitiva consacrazione ad una delle migliori band polacche di sempre. "Miłość w czasach popkultury” vende in brevissimo tempo 150.000 copie e ottiene nei mesi successivi ben due dischi di platino.
Numerosi anche in questo caso i riferimenti al cinema messi in campo da Rojek che fanno di quest’album uno dei più belli pubblicati in Polonia negli ultimi 10 anni.
Un sondaggio lo metterà fra i 50 album fondamentali del rock in Polonia.
L’estratto dall’album inizia con uno splendido brano, fra i più ispirati di Rojek, con uno straordinario muro sonoro di chitarre.

"Miłość w czasach popkultury”: My (1999, Sony Music Polska)
"Miłość w czasach popkultury”: Nienawiść (1999, Sony Music Polska)

Un brano questo che segue, corredato di uno splendido video in cui Rojek 'gioca' magnificamente con la finzione cinematografica in un ruolo che immagino sarà riconoscibile a tutti.

da "Miłość w czasach popkultury” 

Dla ciebe (1999, Sony Music Polska)

Miłość w czasach popkultury (1999 Sony Music Polska)
Alexander (1999, Sony Music Polska)

Zamiana (1999, Sony Music Polska)



"Korova Milky Bar"
A partire dal 2000 Artur Rojek si dedica con la sua band sempre di più alla composizione di musiche da film. Diversi membri della band tra cui Rojek stesso suonano con altri gruppi (tutti della stessa città di Mysłowice).
Nel 2002 vede la luce il quinto album della band dal titolo “Korova Milky Bar” con il preciso riferimento al film “L’arancia meccanica” di Stanley Kubrick.
L’album diventa disco di platino ancor prima del precedente e diventa il vero trampolino di lancio per il mercato estero. I Myslovitz suonano ancora in Germania (dove sono molto amati), al Montreux Jazz Festival, supportano Iggy Pop e i Simple Minds nei loro tour europei.
La Emi ne rilascia una versione in lingua inglese dell’album che viene distribuito in ben 27 Paesi (ma non in Italia). La versione inglese comprende anche brani del precedente album dei Myslovitz. Il disco ottiene numerose recensioni positive su molta stampa specializzata europea (specie in Germania )ma una cattiva programmazione nei media europei ne limiterà purtroppo di molto una adeguata diffusione.
Ciò nonostante la band polacca trova molti fans in Europa, suona con i Travis e con Skin (degli Skunk Anansie) e ottiene l’ennesimo riconoscimento agli MTV Europe Music Award. Il disco stesso viene ben accolto oltre che in Germania anche in Belgio e Olanda. L’album è nel complesso immerso in un’atmosfera assai cupa e fortemente condizionata dalla situazione interna polacca che induce Rojek e compagni ad esprimere con la propria opera uno stato di profondo disagio e frustrazione provato da tutta la società polacca per i grandi cambiamenti vissuti in quel Paese e che hanno portato a mutamenti non sempre privi di conseguenze dolorose e disillusioni amare.
Quasi tutti i brani del disco sono pertanto venati da un pessimismo e da una malinconia talvolta struggenti che ne hanno fatto uno dei dischi più intimisti della band. Per la selezione che segue ho optato per la versione inglese dell’album per permettere una immediata comprensione dei testi.
Con una sola ed unica eccezione: il brano Chciałbym umrzeć z miłości (I'd Like to Die Of Love) per l’obiettiva bellezza della versione in polacco e lo splendido video che l’accompagna (più volte 'bloccato da You Tube). Fra i brani più belli dell’album e considerato un piccolo cult in Polonia.
Il brano Postcard from an Airport vede al canto Przemysław Myszor, chitarra e tastiere della band.

"Korova Milky Bar”: Chciałbym umrzeć z miłości (2002 Sony Music Polska)
"Korova Milky Bar”: Postcard from an Airport (2003, Capitol/EMI Pomaton)


Testo: Postcard from an Airport
"Rain in New York now
Laugh in London town
Fuck it all, fuck it all, fuck it all
When you are gone

Yeah, I brought no shots
Of those beauty spots
And whenever I roam
I feel I must go home
Fuck it all, fuck it all, fuck it all, fuck it all
When you are gone I feel like
I'm asleep, I'm lost a bit
Disolved in mist

Yeah, I have no more fun
When I'm in this strange state of mind
State of mind

See, I've recall that here am I
Sitting all alone, all alone
You're all gone"


da "Korova Milky Bar”
Dreamsellers (2003 Capitol/EMI Pomaton)
Korova Milky Bar (2003 Capitol/EMI Pomaton)
The Melancholy Tower (2003 Capitol/EMI Pomaton)
Behind Closed Eyes (2003 Capitol/EMI Pomaton)
 A Few Mistakes Made by Good Parents (2003 Capitol/EMI Pomaton)

"Skalary, mieczyki, neonki"
L’estate del 2004 trascorre per i Myslovitz in giro per l’Europa a suonare in diversi Paesi. A loro toccherà aprire i concerti di Iggy Pop e degli Stooges e dei Corrs in Gran Bretagna. Nel dicembre di quello stesso anno viene pubblicato il nuovo album della band "Skalary, mieczyki, neonki" che in realtà contiene brani registrati durante l’incisione del precedente album, due anni prima e rimasti chiusi in un cassetto. L’album si differenzia parecchio dalla precedente produzione della band, i brani sono quasi tutti strumentali (ad eccezione di quattro) e sono fortemente orientati verso un eccellente rock psichedelico con poche eccezioni come il malinconico brano Życie to surfing che avrebbe benissimo potuto trovare posto nell’album precedente per le profonde implicazioni esistenziali del testo e la struggente malinconia. Ed è un peccato che il video originale sia stato ancora una volta 'bloccato' da You Tube.

“Skalary, mieczyki, neonki”: W sieci (2004 Capitol/EMI Pomaton)
(“Skalary, mieczyki, neonki”:  Życie to surfing (2004 Capitol/EMI Pomaton)


"Happiness Is Easy"
Nel 2006 viene pubblicato l’ultimo album dei Myslovitz “Happiness Is Easy”. Anche in questo caso sono forti i riferimenti al cinema da parte di Rojek e compagni con testi (come sempre d’altronde) intrisi di significati profondi e che non di rado hanno acceso vivaci dibattiti sulla stampa specializzata polacca.
E fin dal primo brano in scaletta appare inevitabile avvertire la fascinazione di Artur Rojek per il brit pop degli Oasis. Il disco ha ottenuto l’ennesimo disco d’oro e nel 2007 quello di platino.
Il brano Książę życia umiera è dedicato alla memoria del calciatore britannico George Best che ha militato a lungo nel Manchester United. Il brano Czytanka dla niegrzecznych (Lettura per i cattivi), come assai spesso accade nelle liriche di Rojek, riprende un fatto di cronaca che ha sconvolto l’opinione pubblica polacca (medici di un ospedale che 'facilitavano' la dipartita di molti pazienti).
Il brano acquista una straordinaria efficacia emotiva con un magnifico finale che apre uno squarcio su atmosfere che sembrano riportare ai monumenti sonori pinkfloydiani.

da “Happiness Is Easy” 
Fikcja jest modna  (2006 Capitol/EMI Pomaton)

Mieć czy być  (2006 Capitol/EMI Pomaton)
 Spacer w bokserskich rękawicach (2006 Capitol/EMI Pomaton)
Nocnym pociągiem aż do końca świata (2006 Capitol/EMI Pomaton)
 Książę życia umiera (2006 Capitol/EMI Pomaton)
Złe mi się śni (2006 Capitol/EMI Pomaton)

Znów wszystko poszło nie tak (2006 Capitol/EMI Pomaton)

 Czytanka dla niegrzecznych (2006 Capitol/EMI Pomaton)



Dopo una lunghissima pausa (i componenti della band hanno deciso di interrompere qualsiasi attività artistica per dedicarsi alle famiglie), i Myslovitz sono entrati in sala di registrazione nell’aprile del 2010 e il nuovo, attesissimo disco della band è atteso per la primavera di quest’anno.
I Myslovitz sono diventati un vero e proprio fenomeno culturale in Polonia. Una piccola città di provincia, immersa nell’anonimato più assoluto è diventata un centro straordinario in cui nuovi gruppi, nuovi suoni, produzioni indipendenti, concerti sono all’ordine del giorno. Non si riesce più a tenere conto di quante band di grande talento siano nate all’ombra dei giacimenti di carbone di Mysłowice, probabilmente forma di tentativo estremo di fuga da una realtà grigia e priva di qualsivoglia speranza in un futuro migliore (come spesso ebbe ad affermare Artur Rojek).
Una sorta di fotocopia polacca di città come Manchester o la Seattle degli anni ’80 … Di certo questa rubrica avrà modo di tornare sull’argomento.
In quasi tutti i dischi dei Myslovitz è presente Andrzej Smolik (geniale artista polacco da me già proposto in questa rubrica) che suona vari strumenti.
Roberto Melfi

mercoledì 29 dicembre 2010

L'ALTRA EUROPA : Elettronica, Chill Out, Alternative Pop, Progressive da un pianeta sconosciuto/ BULGARIA: Ostava, Gravity Co.

Affrontare un discorso relativo alla Bulgaria da un punto di vista musicale può apparire fin dall’inizio alquanto complesso sebbene tutto si possa risolvere con deduzioni di fatto di una semplicità sconcertante.
Anche se la Bulgaria, a differenza ad esempio della vicina Romania, non ha conosciuto un isolamento dall’Occidente di simile portata né tantomeno una rivolta popolare dettata dall’insopportabile gravame sulla società di un despota cinico e crudele pur tuttavia in questo Paese la presenza di un regime soffocante e largamente infiltrato in ogni strato della società civile ha creato le condizioni per un isolamento di fatto della nazione bulgara dall’Occidente capitalista a tal punto da diventare una sorta di 'oggetto misterioso' sulla mappa europea dal quale poco o nulla è mai trapelato nei lunghi anni del 'socialismo reale' di stampo fortemente filosovietico.
Mentre dunque, nonostante le avverse condizioni generali, la musica in Romania riusciva, faticosamente, a proporre al suo interno progetti ed iniziative che avrebbero poi trovato un’espressione più compiuta con la caduta del Muro in Bulgaria, per quanto possa apparire incredibile, fino al 1990 una censura rigidissima ha di fatto impedito lo svilupparsi di un mercato mediatico contribuendo a mantenere ben separate la musica tradizionale di matrice folcloristica da quella pop (nel senso occidentale del termine) relegando quest’ultima entro ben definite 'gabbie nelle quali gli unici canoni tollerabili potevano comprendersi nella musica leggera e in un rock di stampo assolutamente tradizionale, del tutto 'inoffensivo per il Potere costituito.
Nonostante gli sforzi personali fatti da chi scrive negli anni considerati (prima del 1990) non mi è stato mai dato di verificare la presenza nel Paese di artisti o progetti musicali che anche solo in minima parte si potessero discostare dalle rigide direttive impartite dagli organi centrali consentendo dunque solo la diffusione di suoni e testi assolutamente congeniali e graditi.
I numerosissimi vinili in mio possesso ne sono una testimonianza lampante. In essi non è riscontrabile infatti nulla più di quiete e allegre melodie che possono al massimo definirsi musica di 'facile ascolto'.
E’ dunque soltanto a partire dalla metà degli anni ’90 che in Bulgaria, con l’affermarsi di una industria musicale degna di questo nome che cominciano a manifestarsi forme e generi musicali che acquistano via via più spessore permettendo, seppur con gravissimo ritardo, la nascita di band e progetti alternativi di grande interesse.
A tutt’oggi in ogni caso il mercato musicale interno bulgaro rimane fondamentalmente povero, se visto con gli occhi di un occidentale, fortemente condizionato da forme musicali del tutto estranee alla mentalità non balcanica (fatte poche eccezioni) nelle quali si mescolano tratti tradizionali locali, musica di matrice tzigana, persino influenze pop greche e turche!
Ma non sono questi gli aspetti presi in considerazione in questa sede. Piuttosto, vale la pena rivolgere l’attenzione a formazioni ed artisti che per la loro validità oggettiva e per le potenzialità future costituiscono un buon viatico per un rientro della Bulgaria a pieno titolo nel panorama musicale europeo pur nel rispetto di tutte le reciproche differenze.
Volendo dunque iniziare una rapida disamina iniziale del mercato musicale nelle forme e nei generi considerati in questa rubrica non era assolutamente possibile evitare di parlare di una band che, a tutti gli effetti, può considerarsi fra le primissime (se non la prima) espressione di un canone musicale assolutamente innovativo per la realtà bulgara: gli Ostava.

Ostava

Formatasi intorno al 1991 a Gabrovo (città bulgara situata quasi nel centro geografico del Paese) la band degli Ostava ha giocato fin dai suoi inizi un ruolo fondamentale nello sviluppo in Bulgaria di una espressione musicale alternativa portando al grande pubblico valori e suoni fino ad allora estranei alla realtà bulgara. Tutte cose assolutamente scontate per un qualsiasi Paese occidentale e persino per molti Paesi dello stesso 'campo ex socialista' ma che alla luce di quanto evidenziato in premessa assumono una valenza addirittura storica!
Gli Ostava hanno dunque giocato fin dalla loro costituzione un ruolo di divulgazione di scenari sonori che hanno profondamente condizionato la Bulgaria post anni ’90 anche per le profonde influenze esercitate sulla band da parte di numerosi gruppi anglosassoni (di cui appare da subito evidente il 'contagio' ad esempio di band come gli Oasis ed i Blur in primo luogo) contribuendo con ciò alla diffusione nel Paese di espressioni musicali poco note ad una gran fetta di potenziali fruitori.
Va pur detto che tutte queste influenze, in cui confluiscono anche scorci di new wave e post punk hanno contribuito a creare una miscela musicale del tutto originale e 'locale' dando la stura, di fatto, alla musica alternativa di matrice bulgara!
Il primo album degli Ostava, dal titolo “Ping Pong”, pubblicato nel 2000 diventa da subito una specie di pietra fondativa della musica alternativa bulgara. Numerosi riconoscimenti ufficiali fanno di questo album una sorta di piccolo classico nella breve storia della musica bulgara.
Da allora gli Ostava hanno inciso quattro album, oltre a numerosi singoli, un disco dal vivo, un EP di grande successo. Ogni album ha avuto accoglienze entusiastiche nel Paese ricevendo vari e numerosi riconoscimenti. E così, a puro titolo di esempio, il terzo album della band dal titolo “Mono” pubblicato nel 2005 è stato riconosciuto fra l’altro come il miglior album di rock alternativo in Bulgaria.
L’ultimo lavoro degli Ostava risale al 2008 ed è quasi interamente cantato in inglese oltre ad essere stato masterizzato negli States a riprova dei grandi progressi ottenuti nel breve periodo dalla musica alternativa bulgara e dagli Ostava in particolare. Numerosi brani dell’album fanno parte della colonna sonora di “Hunting down small predators” pellicola bulgara del regista Tsvetodar Markov di cui sono visibili alcuni estratti nel video Mexico.
Di seguito ecco un ampio estratto dall’album.

Ostava: Album “Rock’n’roll song designers” 2008 Etichetta Virginia Records

Rock’n'roll song designer
Mexico
Funny girls
Bring me down
Should eye
Tomorrow
Parallel world



Gravity Co

In tempi più recenti, la band che in Bulgaria ha certamente suscitato le maggiori curiosità e che è diventata in breve tempo l’altro polo della musica alternativa agli Ostava è costituita dai Gravity Co.
Gruppo certamente innovativo nel panorama musicale bulgaro, i Gravity Co nascono in realtà come un progetto per comporre le musiche per un gioco per PC ! Fino ad allora i componenti della band tuttavia componevano e suonavano, privatamente, un originale connubio di electro indie.
Il debutto della band risale al 2002 quando viene pubblicato il loro primo singolo, Away che da subito diventa popolarissimo in Bulgaria.
Segue un secondo singolo, Mr. No One accolto con altrettanto favore, anticipazione del primo album della band che vede la luce nel dicembre del 2002: “U”.
L’album conquista da subito lo status di Miglior Debutto e Miglior Album Pop/Dance in Bulgaria confermando tutte le buone premesse.
Un album dai suoni decisamente electropop su cui si inseriscono temi morbidi e volute vocali dense di armonia….

Gravity Co: Album “U” 2002 Etichetta AMAdea Records

E-O
Away
Time

Nel 2005 viene pubblicato il secondo album dei Gravity Co preceduto dal singolo Wings che nella versione video acquista per la Bulgaria una valenza storica trattandosi del primo video di un artista bulgaro ad essere trasmesso da MTV dove verrà programmato per 13 settimane!
L’album dal titolo “Instinct” procurerà alla band poco dopo il riconoscimento di Miglior Band e Band dell’Anno in Bulgaria…

Gravity Co: Album “Instinct” 2005 Etichetta Vitality Music

Wings
Empty world
Cry

Nel 2006 viene pubblicato il terzo album della band dal titolo “Mixedup”, in gran parte riedizioni e remix di brani già pubblicati. Sul gruppo continuano a piovere riconoscimenti da parte della critica specializzata e il consenso da parte dei fans sempre più numerosi. Nel 2008 la band conquista tra l’altro il riconoscimento di miglior band bulgara degli ultimi 10 anni….Ma quello che più conta è che la Bulgaria sembra aver finalmente imboccato la strada che sembra, seppur faticosamente, riportarla in Europa riattivando il contatto con generi ed espressioni musicali in linea con una società moderna ed aperta alle influenze esterne.

Gravity Co: Album “Mixedup” 2006 Etichetta Vitality Music

Paper trail
The evidence came

Roberto Melfi

mercoledì 15 dicembre 2010

L'ALTRA EUROPA - Elettronica, Chill Out, Alternative Pop, Progressive da un pianeta sconosciuto - ROMANIA: Ioan Titu aka Silent Strike, Şuie Paparude

Parlando di Romania è alquanto difficile che (a parte poche eccezioni) a qualcuno possa venire in mente di pensare alla straordinaria cultura di questo Paese e, men che meno, al suo ricchissimo patrimonio musicale.
Condizionati dai luoghi comuni indotti da circostanze contingenti, dai media più o meno disinformanti, da un’ignoranza di fondo a cui la cultura dominante non pone rimedio, la Romania ha subito, ben più di altri Paesi d’oltrecortina, le conseguenze di un isolamento pressocchè totale. Costretta per molto tempo a subire una atipica dittatura mascherata da democrazia popolare ad opera di un vero e proprio satrapo quale fu il Conducător Nicolae Ceauşescu, la Romania si ridusse in uno stato di povertà economica e morale di cui ancora oggi sono evidenti gli effetti.
Confinata in un angolo oscuro (nel vero senso della parola per via della cronica carenza di energia elettrica che ridusse il Paese al buio) del "campo socialista", la Romania è stata in pratica assente dall’Europa per un tempo lunghissimo.
L’isolamento ha tuttavia permesso di preservare il ricchissimo patrimoniotradizionale romeno e quindi anche quello musicale che oggi, con il ritorno della Romania, pur fra mille difficoltà, nel consesso europeo, contribuisce a conferire alle espressioni musicali di questo Paese caratteristiche del tutto peculiari. Va infine sottolineato che malgrado la crescente urbanizzazione e modernizzazione, la Romania continua a mantenere una connotazione spiccatamente agricola, cosa questa che ha conservato, quasi del tutto intatte, le tradizioni musicali locali.
Tutto questo potrà essere oggetto di analisi più specifiche quando se ne darà l’occasione in questa rubrica.
Per la presente occasione, che possiamo considerare di approccio alla realtà musicale romena, ecco uno sguardo alla scena musicale odierna con due produzioni musicali particolarmente rappresentative che tuttavia rimangono confinate, come quasi tutta la rimanente produzione nazionale, entro i confini del Paese senza che in particolare in Occidente se ne abbia una particolare conoscenza.

Ioan Titu aka "Silent Strike"
Ioan Titu aka "Silent Strike", pur giovanissimo (ha iniziato a comporre musica a soli 15 anni !) è fra i più noti rappresentanti in Romania delle nuove espressioni musicali ascrivibili all’elettronica e a tutti i sottogeneri derivati.
Originario di Bacău nella Moldavia romena, Ioan Titu si è subito distinto a livello internazionale per le apprezzate colonne sonore divenute lo score di pellicole prodotte in molti Paesi, Stati Uniti compresi. Numerose e continue le esibizioni dal vivo che di recente lo hanno visto sulla scena in Inghilterra, Francia, Germania senza che purtroppo l’Italia venisse mai compresa nel circuito dell’artista.
Altrettanto numerose le collaborazioni artistiche che a partire dal 2005, anno della pubblicazione del primo album di Silent Strike hanno visto Ioan Titu dar vita a innumerevoli progetti non solo nel suo Paese ma anche nel Regno Unito, negli USA e nei Paesi scandinavi…
Il primo album di Silent Strike viene pubblicato nel 2005 ed è già fortemente rappresentativo di tutte le influenze musicali e culturali della terra d’origine di Ioan Titu che ne trae una mirabile sintesi in una tracklist di brani dai suoni maturi e compiuti che vanno ad arricchire un genere come quello dell’elettronica che sembra trarre nuova linfa dai suoni misteriosi e profondi delle scure foreste romene.

From “Silent Strike“ album – (Detasare) del 2005 – La Strada Music

Particolarmente bella è la successiva proposta, dal medesimo primo album di Silent Strike in cui la fusione di sonorità tradizionali della terra romena con suoni elettronici e down tempo risulta di grande fascino. Tutta giocata su suoni nervosi di percussioni alienanti a descrivere una realtà disumanizzante, percorsa da una vena di struggente malinconia.

From “Silent Strike“ album – (Floating sadness) 2005 – La Strada Music

Ancora un estratto dal primo album di Silent Strike, un brano dalle cadenze lente e profonde, come l’immensità dei mari, da cui sembrano levarsi voci suadenti di sirene ammaliatrici.

From “Silent Strike“ album – (Dolphins) del 2005 – Etichetta La Strada Music


Nel 2009 Silent Strike pubblica un doppio album dal titolo “Alb", frutto della collaborazione di Ioan Titu con numerosi artisti della scena musicale romena. Il risultato è un mirabile connubio di elettronica, suoni glitch, dubstep, escursioni nell’ambient….
Un album da ascoltare nelle fredde serate autunnali, confortati da un buon calice di vino.

From “Alb“ album – (Solitude) del 2009 - Etichetta La Strada Music


Şuie Paparude
I Şuie Paparude sono quella che usualmente, in casi simili, si potrebbe definire una band di culto… Amatissimi in Romania, si formano nel 1993 diventando in breve tempo fra i gruppi più rappresentativi in ambito elettronico collezionando una serie di albums (otto a tutt’oggi) di pregio assoluto.
Non potendo esaurire in questa sede un discorso certamente ampio a proposito dei Şuie Paparude rivolgo la mia attenzione all’ultimissimo lavoro della band, pubblicato quest’anno con la formula del download gratuito dal web, riscuotendo da subito grandi consensi in patria…
L’anima della band è Mihai Campineanu aka Michi , autore delle musiche e personaggio eclettico della scena musicale romena, autore di progetti solisti di grandissimo interesse, cosa di cui mi riprometto di parlare in una prossima occasione. L’ultimo album dei Şuie Paparude dal titolo “E Suflet În Aparat“ è un incrocio di suoni techno break beat, elettronici, persino alternative beat che danno la misura di una band orientata verso sonorità che lo stesso Michi va sviluppando in progetti paralleli….
Per tutti coloro che hanno una percezione “distorta“ della Romania dettata dalle logiche politiche e dalle convenzioni culturali vale la pena ascoltare questi estratti dall’album dei Şuie Paparude per guardare con uno sguardo meno condizionato alla realtà di un Paese per troppo tempo rimasto ai margini della cultura europea ed occidentale in particolare….
Si comincia con un brano sorprendente per la band romena dei Șuie Paparude che sconfina apertamente in territori shoegaze e alt rock ! Un brano che, se presentato da una band occidentale, sarebbe destinato a diventare una hit all’istante.

Șuie Paparude - “E Suflet În Aparat” - (Cea Mai Bună Zi) 2010 Music

Esaltante prova strumentale dei Șuie Paparude in cui è evidente il tocco creativo di Michi e che dà tutta la misura dell’eccellente livello raggiunto da questa band romena.

Șuie Paparude – “E Suflet În Aparat” - (Moartea boxalo) 2010 Cat Music

Sempre da “E Suflet În Aparat” un bellissimo brano che percorre territori di uno space ambient dal grandissimo fascino e che risulta davvero difficile pensare provenire da un Paese quale la Romania che ha fatto davvero passi da gigante nell’avvicinarsi a suoni e metodi del tutto ignoti fino a non molti anni fa.

Șuie Paparude - “E Suflet În Aparat” – (Baby Satellite ) 2010 Etichetta Cat Music

E per finire questo primo incontro con i Șuie Paparude, ancora un bellissimo estratto dal loro ultimo album che dà la misura della grande versatilità di questa band romena amatissima in patria.

Șuie Paparude – “E Suflet În Aparat” - (O Noapte Mai Lungă) 2010 Etichetta Cat Music


Roberto Melfi

domenica 28 novembre 2010

L'ALTRA EUROPA - Elettronica, Chill Out, Alternative Pop, Progressive da un pianeta sconosciuto: Repubblica Ceca - Khoiba, Ohm Square

La Cecoslovacchia, fra i Paesi compresi nel blocco politico sovietico, ha da sempre costituito una realtà culturale e nella fattispecie musicale tra le più vivaci e interessanti. L’isolamento e il mancato contatto con la cultura occidentale seguita agli avvenimenti della Primavera di Praga del 1968 ne hanno tuttavia fortemente condizionato le capacità espressive e ancor più la possibilità di qualsivoglia contatto con l’esterno tanto da rendere questo Paese, musicalmente parlando (se facciamo eccezione per i grandi maestri classici, universalmente noti) un vero mistero.
La caduta del Muro e la susseguente, pacifica e del tutto civile, disintegrazione della Cecoslovacchia in due entità statali (Repubblica Ceca e Slovacchia) ha permesso lo sviluppo di idee e progetti che erano già ampiamente sentiti nel panorama musicale locale con l’affermarsi di artisti ma soprattutto di correnti musicali già in grado di imporsi per la grande maturità raggiunta e l’elevato grado di raffinatezza.
E tuttavia, quanti ancor oggi, a distanza di 20 anni dalla caduta del Muro(ad eccezione di pochissimi 'eletti' svisceratamente curiosi ed interessati) potrebbero dire a voce alta il nome di un interprete o di una band cecoslovacchi?
I muri, per quanto abbattuti, fanno sempre fatica a scomparire nella coscienza e nelle mentalità e i diversi ordini costituiti, per quanto vicini a parametri occidentali, devono risalire una china che li riporti realmente nel novero di un mondo rimasto lontano per oltre mezzo secolo.
Indagare nel mondo musicale ceco (e sottolineo ceco poiché quello slovacco potrà essere oggetto di una indagine successiva) può risultare arduo ma a ben vedere il panorama appare ricchissimo di proposte e novità un po’ in tutti gli ambiti musicali
Volendo dunque prediligere le sonorità elettroniche la mia scelta è caduta su Khoiba.

Khoiba
La band si forma a Praga nel 2002 e oltre a Filip Míšek (sintetizzatori, chitarra), Petr Šámal (tastiere e basso) e Jan Malich (percussioni) vede al canto e ai sintetizzatori Ema Brabcová, vera e propria anima della band, autrice dei testi, voce e personalità carismatica.
Tutti i membri, provenienti da numerose esperienze musicali con altri gruppi, trovano finalmente il denominatore comune che li porterà a formare i Khoiba e a suonare esattamente quello che hanno sempre desiderato. Le sonorità dei Khoiba sono facilmente ascrivibili ad un pregiato mélange di elettronica, down tempo, invenzioni sonore che creano atmosfere di grande intensità. Prevalgono suoni caratterizzati da una malinconia che sembra trarre linfa dalla specificità dell’animo slavo ma non mancano rimandi a suoni più dinamici.
Divenuti rapidamente molto popolari in patria, i Khoiba si sono esibiti in molti Paesi in Europa e nel 2005, a Berlino sono stati di supporto al concerto dei Cure!
E’ del 2002 la prima incisione dei Khoiba, "Dilemma" un EP già pieno dei 'sapori' di una musica pienamente alternativa e fortemente innovativa per il panorama musicale ceco.
Dal disco ecco un estratto particolarmente interessante ed affascinante che prefigura già il cammino futuro della band.

Khoiba - Faceless (Dilemma: 2002/Globus Music)

Il primo album dei Khoiba (“Nice Traps") viene pubblicato nel 2004 ed è subito un grande successo per questa giovane e talentuosa band ceca. Suoni che risultano trascinanti, percussioni sincopate, il tutto dominato dalla voce di Ema Brabcová.
Half In appare infine come una gemma preziosa al cui suono risulta impossibile non dondolarsi e lasciarsi andare.

Khoiba - Half In (Nice Traps: 2004/Globus Music)

Dallo stesso album ancora un estratto particolarmente efficace. Chissà se qualcuno troverà assonanze (davvero impressionanti) con qualche band del freddo nord Europa!

Khoiba - Pathetic (Nice Traps: 2004/Globus Music)

Ed ecco il brano che dava il titolo all’EP del 2002, qui in una splendida versione
tratta da “Nice Traps“ edizione limitata per il mercato tedesco in doppio album con bonus tracks e video, del 2006. Edizione del primo album dei Khoiba particolarmente ricca e persino più bella dell’album edito nella Repubblica Ceca.

Khoiba - Dilemma/Bugman Quiet Mix (Nice Traps: 2006/Mole Listening Pearls)


Ohm Square
Nel 'mare magnum' di tante band nate dopo la caduta dell’ordine socialista in Cecoslovacchia è facile perdersi in una moltitudine di formazioni, generi, progetti che sono andati accavallandosi con sorprendente velocità con il rischio di perdere di
vista i punti di riferimento sostanziali e veramente qualificanti del panorama musicale locale.
Fra questi va certamente ascritta una band fra le più rilevanti nell’ambito dell’elettronica: gli Ohm Square. La band nasce nel 1996 a Praga ed è composta attualmente di tre membri: Jan Čechtický, Jan Kleník e l’inglese Charlotte Fairman, trapiantata da anni nella capitale ceca.
Dopo gli inizi totalmente autogestiti anche grazie ad una propria etichetta gli Ohm Square incidono il loro primo album ("Ohmophonica") nel 1997, salutato da subito come una vera e propria rivelazione e disco dell’anno nella Repubblica Ceca.
Inizia così un periodo particolarmente fruttuoso per la band che si esibisce su molti palcoscenici europei, spesso di supporto a grandi artisti come ad esempio Lou Reed.
Ecco due brani particolarmente suggestivi da Ohmophonica, Lunar Bass e 2Sweet.

Ohm Square - Lunar Bass (Ohmophonica: 1997/Next Era)
Ohm Square - 2Sweet (Ohmophonica: 1997/Next Era)

Nel 1999 viene pubblicato il secondo album degli Ohm Square: “Scion“ che conferma i promettenti inizi della band e contribuisce a rendere il gruppo popolarissimo in patria tanto da essere giudicato 'miglior gruppo del decennio'! La cantante degli Ohm Square, Charlotte Fairman, partecipa a numerosi progetti diventando una delle voci più apprezzate del panorama musicale ceco mentre la band compone musiche per moltissime produzioni cinematografiche.
Nel 2005 viene pubblicato il terzo album della band dal titolo “Love Classics“, una produzione particolarmente ricca di una grande varietà di stili che vanno ad arricchire il patrimonio musicale del gruppo.
L’ultimo album (“Taking Shape“) degli Ohm Square è del 2009 e spinge ancor più la band ad esplorare territori del tutto inediti e non forzatamente inerenti l’elettronica, con frequenti sconfinamenti nel blues, nella dance, persino nell’alt pop. Un esempio della grande versatilità della band ceca nel brano che segue. Suoni sincopati, ampi orizzonti break beat, drum’n bass, down tempo.
Ingredienti sufficienti per saziare i palati più raffinati.

Ohm Square-Wounds on a Cherry Tree
Ohm Square - Open Air Festival, 2010

Roberto Melfi