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mercoledì 4 gennaio 2012
PROFILES - MOD CULTURE - THE SMALL FACES: "All Or Nothing"

venerdì 11 novembre 2011
MOD CULTURE - THE BIRDS: “The Collector’s guide to Rare British BIRDS” (1999, Deram, Decca)
mercoledì 9 novembre 2011
THE INSOMNIACS: “Just enjoy it!” (Release Date: 25 Gennaio 2011, Blood Red Vinyl & Discs)

Formati e guidati da sempre per due terzi dai fratelli Wojciechowski, David (bass) e Robert (guitar), gli Insomniacs, originari del New Jersey, possono essere considerati dei veterani dell’ambiente ‘garage’ internazionale: allo scoccare del 2012 saranno ormai vent’anni che sono in giro con il loro garage splendidamente irrorato di furia mod. Dopo aver debuttato nel 1992 su Umbrella Records
domenica 11 settembre 2011
JOE JACKSON TRIO: “Live Music Europe 2010” (Jun 7 2011, Razor & Tie)

Scrive l’autorevole William Ruhlmann nel prestigioso sito online Allmusic: 'Nel suo libro di memorie del 1999 “A cure for Gravity: A Musical Pilgrimage” Joe Jackson tesse le lodi di George Gershwin quale musicista che seppe tenere un piede nel repertorio popolare ed uno nel reame della musica classica. Come Gershwin, Jackson possiede un’immaginazione musicale infaticabile che lo ha portato a rivisitare vari generi musicali in modo disincantato’.
sabato 4 giugno 2011
JOHN'S CHILDREN: "Black & White" (2011, Acid Jazz)

giovedì 5 maggio 2011
DIAMONDS - SMALL FACES: " Ogden’s nut gone flake" (1968, Immediate)

1 Ogden’s nut gone flake
2 Afterglow of your love
3 Long agos and worlds apart
4 Rene
5 Song of a Baker
6 Lazy sunday
7 Happiness stan
8 Rollin’ over
9 The hungry intruder
10 The journey
11 Mad John
12 Happy days toy town
“Anni ruggenti” quelli dal 68 in poi: oltre le grandi rivoluzioni musicali e delle grafiche, anche la forma geometrica delle confezioni dei dischi si stranirono a josa. Tra i primi ad adottare la new packaging philosophy gli Small Faces per "Ogden’s nut gone flake". La versione in vinile 33 giri era contenuta in una colorata riproduzione di una scatola tonda di tabacco, e il disco è puro distillato psichedelico diviso in due parti: nella prima la


Massimo Sannella
sabato 2 aprile 2011
LIVE REPORT - "Title Tracks": (28/3/2011 - Bari, Taverna Vecchia del Maltese)


Sheep Black
Every Little Bit Hurts(Live on KEXP)
I Stand Accused (Live on KEXP)
MySpaceTitleTracks
DischordTitleTracks
sabato 26 febbraio 2011
BEADY EYE, la nuova creatura di Liam Gallagher : "Different Gear, Still Speeding" (Febr.28 2011, Big Brother/Beady Eye Rec.)

In realtà i Beady Eye schierano a mò di new-Oasis tre ex di quella band, Gem Archer alla chitarra, Andy Bell al basso e Chris Sharrock alla batteria: con essi Liam ha pubblicato un primo singolo nel novembre 2010, Bring The Light ed un secondo, The Roller è uscito prima online e poi nei negozi tra gennaio e febbraio 2011.
L’album “Different Gear, Still Speeding” sta per uscire proprio mentre scrivo, ed il primo tour europeo (che dovrebbe toccare anche l’Italia) e giapponese della nuova band di Liam è previsto tra marzo e luglio 2011. Questi i fatti. Passando all’album la prima cosa che colpisce è il produttore:



Wally Boffoli
BeadyEye
giovedì 10 febbraio 2011
THE NAZZ (1967-1971): La meravigliosa meteora Pop di Todd Rundgren


Il gruppo si muove tra le retrovie del rock, cerca di seguire la scia, l'ombra di gruppi come gli Yardbirds, ma spesso inciampa. La british pop invasion è storia passata: ormai anche i Beatles, dei della spensieratezza pop e idoli delle ragazzine urlatrici, navigano con il sottomarino giallo verso il magico mondo della psichedelia.

Ed è proprio la presenza nella band di Todd Rundgren, futuro grande compositore/cantante/strumentista/
produttore della scena pop-rock americana, uno dei motivi principali per cui i Nazz saranno ricordati a posteriori nelle cronache rock.

I Nazz, da bravi marinaretti pop, riescono a non affondare nelle melodie, galleggiando tra ritornelli indimenticabili come quelli di When I get my plane e See what can you be. Poi la marea cresce e le atmosfere si fanno più movimentate: c’è spazio per sperimentazioni all’insegna del blues (Wildwood blues) e dell’hard- rock, seppur soft di Back of your mind.

Il progetto non va in porto, cominciano i primi diverbi nella band. Dopo l’uscita nel 1969 dell’ album, con lo scontato titolo “Nazz Nazz”, Todd Rundgren, seguito poi a ruota dal bassista Carson Van Osten, lascia il gruppo nel 1970 (anche se posa ufficialmente nella foto di copertina).

La band si scioglie per ragioni mai chiarite, probabilmente a causa di dissidi tra i due. Chiusa l'esperienza flop dei Nazz Todd Rundgren, chitarrista-cantante e maggiore compositore del gruppo, continua (come già detto) la carriera artistica da solista con un buon successo di critica. Nella confusione, la melodia dei Nazz si elettrifica, svicola sempre di più verso sonorità hard, dolcemente furiose, tenendo sempre presenti origini e background. Il disco parte in quarta con la sfacciata anti-pop tune Forget all about it e la blues-psichedelica Rain rider. Il lupo si sa, perde il pelo ma non il vizio, ricascando nei profondi abissi della melodia: Gonna cry today, Letters don’t count, sino alla misteriosa, criptica Meridian Leeward (‘I’m a human being now, but I used to be a pig’/ ‘ora sono un essere umano, ma ero un maiale’).

Il ghiaccio è sciolto, irrompe l’anima hard-rock dei Nazz: Under the ice, un vero tripudio in grande stile di chitarre sostenute dalla folle rabbia delle percussioni . Ormai le armonie sofisticate del debutto sono un ricordo lontano: emerge la vena rock’n’roll dei Nazz, tra facili motivetti mod-freakbeat come Hang on Paul, ritmi blueseggianti (Kiddie Boy) e chitarre agguerrite (Featherbedding Lover).
In chiusura, dopo aver sperimentato diversi stili, i Nazz concludono con un brano strumentale A beautiful song, caratterizzato da atmosfere oniriche, ed

Monica Mazzoli

A chi non avesse nulla dei Nazz e volesse documentarsi consigliamo l'ottima antologia uscita nel 2002 "Nazz: Open Our Eyes - The Anthology" (Castle/Sanctuary), il meglio dei tre lavori descritti nell'articolo in 2 CD più un paio di ottime 'unreleased songs': i classici Train Kept A-Rollin'(Bradshaw, Mann, Kay) e Kicks (Mann, Weil), resa immortale dalla versione di Paul Revere & The Raiders. Wally Boffoli

Todd Rundgren (chitarra, voce), Robert “Stewkey” Antoni (piano, organo, voce),
Thom Mooney (batteria),
Carston Van Osten (basso)
Discografia:
“Nazz” (1968, Sgc), “Nazz Nazz” (1969, Sgc),
“Nazz III” (1971, Sgc),
"Open Our Eyes - The anthology (2 cd)" (2002, Castle Music/Sanctuary)
giovedì 3 febbraio 2011
REG KING - "Reg King" (1971, United Artists)


Reginald King non ce li aveva quei vestiti, nonostante sia stato in vita uno dei più eleganti artisti dell’ Inghilterra moderna. Per quattro anni, dal ’63 al ’67, era stato il vocalist di una delle più talentuose mod bands inglesi, capaci nel volgere di pochi mesi di

Evaporata quella stagione con l’ arrivo degli anni Settanta e con gli Action diventati Mighty Baby di Reg si perdono un po’ le tracce. Sta lavorando ad un disco elaborato e complesso per il quale chiede l’ aiuto di qualche vecchio amico: Roger Powell, Brian Godding, Doris Troy, Berry Jenkins, Danny McCullogh, Sua Maestà Brian Auger e Sua Santità Steve Winwood tra gli altri.


L'esplosione dell’ hard rock e dell’hard blues che nel frattempo ha invaso il continente ha lasciato i suoi sedimenti. Un episodio come Savannah, con i suoi dodici minuti di fuochi d’ artificio chitarristico e il dinamitardo Hammond di Auger ne sono la testimonianza più evidente ma anche lo splendido pezzo d’ apertura è una roba che potrebbe tranquillamente infilarsi senza sfigurare tra un Humble Pie, un Guess Who e un Ten Years After qualsiasi mentre That ain ‘t living è un tirato boogie degno dei Creedence Clearwater Revival in cui si aprono fenditure prog che la voce di Reg scalda di calore blue-eyed soul.


dell’ ultima fase Action.
L’ album, nonostante sia un gioiellino di arte pop con l’ anima, è un flop commerciale che trascina Reg nell’oblio (e giù dalle scale) da cui emergerà solo moltissimi anni dopo nel 2000 in occasione della reunion degli Action e della sua partecipazione nell’ album di debutto di Andy Lewis, poco prima della ristampa su Circle Records (2006, 7 bonus tracks) di questo suo disco e di altra memorabilia col suo nome. Poi la malattia lo divorerà come un wafer, fino all’ ultimo morso dell’ 8 Ottobre 2010. Ma la sua morte non farà notizia. Quella di Solomon Burke, uno dei suoi idoli, avrebbe avuto miglior fortuna, due giorni dopo.
Franco Lys Dimauro
TonyFaceBlogspot
mercoledì 26 gennaio 2011
OASIS: "Standing On The Shoulder Of Giants" (rel. date: Feb 23, 2000 - rec. date: Apr /Aug 1999 - EPIC)

Riascoltato a mente fredda, liberandosi dal condizionamento dei dischi precedenti "Standing On The Shoulder Of Giants" è meglio di quello che solitamente si pensa.
Gli Oasis possono anche permettersi il lusso di iniziare un disco con uno strumentale, Fuckin’ In The Bushes, per poi switchare sulla classicissima Go Let It Out, dal bel tiro malsano-intrippato, per scivolare quindi sulla freakettona e simil-lisergica Who Feels Love.
Non male Little James, scritta da Liam Gallagher in un inedito sussulto creativo e funziona benissimo Gas Panic!. Chiude magniloquente Roll It Over, finalone perfetto per questi ragazzotti, derivativi finché si vuole, ma

abbastanza furbi da aver capito che se non si è geni – mica madre natura è carina con tutti – si può sempre salire sulle spalle dei giganti per vedere espandersi i propri orizzonti e respirare l’aria tersa delle altezze.

Quando lo ascoltai, dopo aver saputo che Paul McGuigan e Bonehead se n'erano andati pensai davvero che la band sarebbe andata allo sfascio: ed invece questo disco è la riprova della maturazione della band. Registrato al Chateau D'Herouville studios in Francia si avvale anche dell'aiuto di musicisti di studio, e segna un cambiamento in lande più rock e dure della band. Go let it out è un brano davvero tosto, dinamico, bello da ascoltare ancora oggi, tra Beatles e Who.

Quel Fucking In The Bushes è stato campionato da una frase che disse un signore inglese anziano riguardo agli hippies presenti all'isola di Wight nel 1970 "Kids running naked ... fuckin' in the bushes" e ha un riff molto zeppeliniano. Tanti comunque sono i brani godibili in questo "Standing On The Shoulder Of Giants", ed è uno dei dischi che ha avuto maggiori videoclip promozionali rispetto agli altri dischi degli Oasis.
Gianluca Merlin
The other tracks:
Sunday Morning Call
I Can See A Liar
Where Did It All Go Wrong?
Put Yer Money Where Yer Mouth Is
Let's All Make Believe
mercoledì 15 dicembre 2010
MADE IN ITALY - Elizabeth, “Ruggine” (Mescal, 2010)

Da Scandiano (RE) arrivano gli Elizabeth, questa formazione innamorata del rock inglese degli anni ’90 e degli Who: già dalla copertina con la coccarda inglese con la tipica scritta mod si capisce che questo è il loro trademark.
Ma gli Elizabeth non sono solo questo. La loro musica è anche molto italiana per via dei testi e della ariosità dei brani, molto intimisti, rabbiosi e diretti ad un pubblico giovane. Registrato all’Esagono di Rubiera, dove molti grandi artisti italiani fanno uscire i loro dischi e sotto la direzione artistica di Daniele Bagni, bassista dei riuniti Litfiba, la band ha voluto dare sfoggio di una musica registrata in presa diretta con poche ma significative sovraincisioni.
Diversi i brani che vi piaceranno: Un modo per me è dedicata al sogno di un mondo migliore “con un posto in prima fila", ed è anche il secondo singolo e videoclip, girato a Londra. Opportunità è non solo rivolta alle persone che devono decidere della loro vita perché “bisogna tuffarsi dentro ogni singola opportunità, non c’è più niente da perdere”, è anche un messaggio rivolto anche alle band che se ne stanno con le mani in mano e non fanno altro che lamentarsi che le cose non vanno

Gli Oasis affiorano prepotentemente in Disinfettante. Su una traccia ritmica e una chitarra rock che ricordano All around the world, la band chiede “disinfettante per la terra”, un qualcosa che elimini l’abitudinarietà, “una lurida malattia, ti brucia il cervello è meglio evitarla” : quanti di voi , ascoltando questa canzone, non ci vedono i tempi attuali, così bui ed abitudinari?

Non mancano, insomma, le argomentazioni a questo disco, in confezione cartonata e zeppo di riferimenti inglesi, con su impressa una formula chimica, quella della ruggine appunto, presente nei suoni e nello spirito vintage della band con un occhio alla modernità. Come dice il loro mentore Paul Weller: “gli anni passano, le mode cambiano, l’attitudine resta”.
Gianluca Merlin
Produzione: Daniele Bagni, Carloenrico Pinna , Elizabeth
Studio di registrazione: Esagono di Rubiers (RE)
Formazione: Marco Montanari (Chitarra Elettrica,Voce)
Matteo Montanari (Tastiere)
Michele Smiraglio (Basso)
Francesco Micalizzi (Batteria)

Tracklist:
1. Un mondo per me
2. Opportunità
3. Piove su Milano
4. Disinfettante
5. Si è fatta quell’ora
6. Elisa, sempre qui
7. La mia generazione
8. Schizofrenia
9. Certi giorni
10. Norlevo
11. Io convivo con me
12. You are my light (bonus track)
Myspace
il videoclip di Piove su Milano
backstage della realizzazione del disco "Ruggine"
You're My Light
martedì 14 dicembre 2010
The Golden Age of THE KINKS - Parte Seconda: 1967-1969
The Golden Age of THE KINKS - Parte Prima: 1964-1966
1967
Il 33 giri "Something Else" del 1967 è pieno di queste mini storie: la deliziosa Two Sisters è sulla vita parallela di due sorelle, una sposata e madre, l'altra una tipica teenager dell'epoca; Death of a Clown, grande successo personale di Dave, sul tramonto di un vecchio clown, Situation Vacant sulla nefasta influenza delle suocere nella vita di coppia, Waterloo Sunset (votata 35 anni dopo fra i 5 migliori singoli britannici di sempre) cattura la tipica atmosfera londinese di Waterloo Bridge al tramonto, con i suoi colori e gli sciami di persone che si affrettano nella metropolitana.
Il raffinato pop descrittivo dei Kinks inizia però a palesare, pur in tutto il suo magnifico splendore, una mancanza di sintonia con i tempi e l'evoluzione musicale: la Summer of Love del 1967 catapulta tutto in un mondo fatto di LSD, visioni, funghi magici e suoni da essi ispirati e votati all'ampliamento delle coscienze. Il suono delle chitarre dopo la rivoluzione Hendrixiana e di Clapton, Beck, Page, Townshend, si fa iperdistorto e spaziale, gli assoli chilometrici, i festivals-happenings si moltiplicano ovunque e i testi cantano di rivolta o di esperienze mistiche e legate alle droghe o di amore come
panacea universale. Essere banditi dagli USA che sono sempre di più il centro del mondo musicale e del mercato, è un handicap pesantissimo per i 4 di Muswell Hill.
In una scena musicale in cui il 33 giri ha ormai soppiantato il 45 giri come mezzo di espressione per i nuovi gruppi Rock psichedelici, i Kinks tentano di restare a galla con singoli e splendide canzoni.
1968
Mentre Autumn (dicembre 1967) centra il bersaglio, Wonderboy e la magnifica Days (maggio 1968) non vendono granché. Stesso destino attende il grande capolavoro della band negli anni '60: oggi sembra incredibile dopo tutti gli onori e i riconoscimenti
tributatigli negli ultimi anni e le varie riedizioni in multipli box-set, ma "The Kinks Are the Village Green Preservation Society", album del 1968, fu accolto con freddezza, quasi ignorato dal pubblico e vide la luce in forma assai rimaneggiata dal deluso Ray, stanco delle continue lotte con la cecità dei discografici che si rifiutarono di pubblicare il disco in forma di doppio album.
Village Green è pieno di stupende canzoni e originali arrangiamenti ed è incentrato sul tema della nostalgia per le radici britanniche, atmosfere e tradizioni ormai intaccate dal modernismo dell'americanizzazione imperante. Ma i tempi non potevano essere più inadatti per una simile proposta: nel 1968 il motto era Revolution, non Preservation; Free Love, non Virginity; Action, non Observation. E' tuttavia un peccato che episodi musicali così perfetti non abbiano avuto all'epoca il giusto riconoscimento:
si va dal pop-rock di Starstruck, Johnny Thunders, Village Green, al quasi hard-rock di Big Sky, Wicked Annabella alla delicatezza acustica di Sitting by the Riverside, Phenomenal Cat, al Calypso di Monica, al blues di Last of the Steam Powered Train.
Questo album segna anche l'ultima incisione dei Kinks nella formazione originaria: il bassista Peter Quaife abbandona, stanco della formula che lo costringeva ad un ruolo marginale e al suo posto arriva John Dalton, ottimo sostituto, già nel 1966 collaboratore della band.
1969
Ray Davies si rimise subito al lavoro e dopo qualche mese la sua predisposizione narrativa sfocerà in un progetto piuttosto ambizioso: un film per la televisione e un album che ne racconta in musica la trama. Ben prima che gli Who pubblicassero la
pluricelebrata opera rock "Tommy", la mente di Ray partorisce "Arthur, the Decline and Fall of the British Empire", ennesimo capolavoro musicale, ispirato dalle reminiscenze infantili del cognato Arthur, uomo profondamente disilluso dalla situazione post-bellica inglese e persuaso ad emigrare in Australia, la nuova terra promessa.
Partendo dal personale la storia punta il dito sui malesseri della società britannica, attraverso la vicenda di un uomo qualunque colto a riflettere sul passato, sulle scelte fatte sul lasciarsi vivere e sulla mancanza di prospettive future. I tipici valori come patria, famiglia, benessere, vita tranquilla, onore
militare, sono messi in discussione in una serie di canzoni permeate, stavolta, da un maturo disincanto e da un a presa di coscienza della assurdità e vacuità di certi credo così radicati nelle vecchie generazioni. Ma l'atteggiamento di Ray verso questo tipo d'uomo travolto dall'educazione e mentalità inculcategli è di comprensione e compassione più che di aspra e assoluta condanna.
Musicalmente il disco è forse il migliore realizzato fino ad ora dalla band.
La qualità eccelsa del songwriting, la ricchezza e la geniale trama degli arrangiamenti sono pari e a volte superiori a certe opere beatlesiane. Con molta discrezione e incisività fanno la loro comparsa i fiati, ma il sound rimane fondamentalmente chitarristico con frequenti interventi delle tastiere.
La produzione suona finalmente più moderna e potente, è un vero album rock più che di pop music.
Le tematiche, come detto, vanno dal duro antimilitarismo di Yes Sir, No Sir, Some Mother's Son, Mr.Churchill Says alle riflessioni sulla caduta dell'impero di Victoria, e Brainwashed, ai valori piccolo borghesi in Shan-gri-la, all'idealizzazione del passato in Young Innocent Days, fino alla conclusiva dichiarazione di solidarietà con tutti gli "Arthur" del mondo del brano omonimo.
L'uscita del disco nell'autunno del 1969 coincise con il rientro in tournee sulle scene americane terminato il bando quinquennale per i Kinks. Dopo un rilancio del gruppo ad opera dei discografici americani i Kinks fecero da supporto agli Who in
alcune date iniziali e, dato che Arthur era uscito in America 6 mesi dopo Tommy, Ray si sentì accusare dalla miope critica americana di scopiazzare le idee di coloro che in più di un'occasione (come spesso ammesso da Pete Townshend) erano stati così ispirati dalle sue intuizioni musicali.
Le tematiche troppo sottili e l'approccio così maturo alle problematiche presenti nel disco risultarono, ancora una volta, non in sintonia con un'epoca storica in cui le vecchie generazioni dovevano essere spazzate via in nome della rivoluzione, non comprese e compatite.
"Arthur" non andò oltre il 92esimo posto nelle chart americane e i tre singoli estratti dall'album fecero poco meglio.
Nel 1969 infine uscì per la Golden Hour un'ottima raccolta dei Kinks riferentesi al periodo 1964-1969, "The Golden Hour of The Kinks", ripubblicata nel 1971 dalla Pye Rec.Questi aurei sei anni sono celebrati anche nel doppio cd "Kinks BBC Sessions 1964-1977", molto interessante, uscito nel 2001 per la Castle Music.
Gli anni Sessanta di chiusero così in modo artisticamente eccellente ed integro per uno dei gruppi più creativi e originali del decennio, ma certamente la scarsa considerazione del pubblico verso il tentativo di emanciparsi dal mercato dei singoli, dovette essere piuttosto frustrante per la delicata sensibilità di Ray Davies, consapevole di essere in uno stato di grazia creativa non compreso.
Il decennio successivo avrebbe riservato ai Kinks altri problemi, altre tensioni, altre ispirazioni, altra grandissima musica e finalmente, la meritata conquista del mercato americano.
1967

Il raffinato pop descrittivo dei Kinks inizia però a palesare, pur in tutto il suo magnifico splendore, una mancanza di sintonia con i tempi e l'evoluzione musicale: la Summer of Love del 1967 catapulta tutto in un mondo fatto di LSD, visioni, funghi magici e suoni da essi ispirati e votati all'ampliamento delle coscienze. Il suono delle chitarre dopo la rivoluzione Hendrixiana e di Clapton, Beck, Page, Townshend, si fa iperdistorto e spaziale, gli assoli chilometrici, i festivals-happenings si moltiplicano ovunque e i testi cantano di rivolta o di esperienze mistiche e legate alle droghe o di amore come

In una scena musicale in cui il 33 giri ha ormai soppiantato il 45 giri come mezzo di espressione per i nuovi gruppi Rock psichedelici, i Kinks tentano di restare a galla con singoli e splendide canzoni.
1968

tributatigli negli ultimi anni e le varie riedizioni in multipli box-set, ma "The Kinks Are the Village Green Preservation Society", album del 1968, fu accolto con freddezza, quasi ignorato dal pubblico e vide la luce in forma assai rimaneggiata dal deluso Ray, stanco delle continue lotte con la cecità dei discografici che si rifiutarono di pubblicare il disco in forma di doppio album.

Village Green è pieno di stupende canzoni e originali arrangiamenti ed è incentrato sul tema della nostalgia per le radici britanniche, atmosfere e tradizioni ormai intaccate dal modernismo dell'americanizzazione imperante. Ma i tempi non potevano essere più inadatti per una simile proposta: nel 1968 il motto era Revolution, non Preservation; Free Love, non Virginity; Action, non Observation. E' tuttavia un peccato che episodi musicali così perfetti non abbiano avuto all'epoca il giusto riconoscimento:

Questo album segna anche l'ultima incisione dei Kinks nella formazione originaria: il bassista Peter Quaife abbandona, stanco della formula che lo costringeva ad un ruolo marginale e al suo posto arriva John Dalton, ottimo sostituto, già nel 1966 collaboratore della band.
1969
Ray Davies si rimise subito al lavoro e dopo qualche mese la sua predisposizione narrativa sfocerà in un progetto piuttosto ambizioso: un film per la televisione e un album che ne racconta in musica la trama. Ben prima che gli Who pubblicassero la

Partendo dal personale la storia punta il dito sui malesseri della società britannica, attraverso la vicenda di un uomo qualunque colto a riflettere sul passato, sulle scelte fatte sul lasciarsi vivere e sulla mancanza di prospettive future. I tipici valori come patria, famiglia, benessere, vita tranquilla, onore

Musicalmente il disco è forse il migliore realizzato fino ad ora dalla band.
La qualità eccelsa del songwriting, la ricchezza e la geniale trama degli arrangiamenti sono pari e a volte superiori a certe opere beatlesiane. Con molta discrezione e incisività fanno la loro comparsa i fiati, ma il sound rimane fondamentalmente chitarristico con frequenti interventi delle tastiere.
La produzione suona finalmente più moderna e potente, è un vero album rock più che di pop music.

L'uscita del disco nell'autunno del 1969 coincise con il rientro in tournee sulle scene americane terminato il bando quinquennale per i Kinks. Dopo un rilancio del gruppo ad opera dei discografici americani i Kinks fecero da supporto agli Who in

Le tematiche troppo sottili e l'approccio così maturo alle problematiche presenti nel disco risultarono, ancora una volta, non in sintonia con un'epoca storica in cui le vecchie generazioni dovevano essere spazzate via in nome della rivoluzione, non comprese e compatite.
"Arthur" non andò oltre il 92esimo posto nelle chart americane e i tre singoli estratti dall'album fecero poco meglio.

Gli anni Sessanta di chiusero così in modo artisticamente eccellente ed integro per uno dei gruppi più creativi e originali del decennio, ma certamente la scarsa considerazione del pubblico verso il tentativo di emanciparsi dal mercato dei singoli, dovette essere piuttosto frustrante per la delicata sensibilità di Ray Davies, consapevole di essere in uno stato di grazia creativa non compreso.
Il decennio successivo avrebbe riservato ai Kinks altri problemi, altre tensioni, altre ispirazioni, altra grandissima musica e finalmente, la meritata conquista del mercato americano.
Andrea Angelini
UnOfficial Kinks Website
martedì 30 novembre 2010
The Golden Age Of THE KINKS - Parte Prima: 1964-1966

Uno dei gruppi che nel corso degli anni arriverà a sintetizzare mirabilmente entrambe queste ispirazioni per poi creare uno stile assolutamente originale è quello dei Kinks. Il nucleo della formazione è costituito dai fratelli Ray e Dave Davies, separati da tre anni di età (rispettivamente classe 1944 e 1947) e da un'infanzia vissuta ognuno con una sorella diversa (ne avevano ben quattro) e il contatto con i numerosi membri familiari porterà i due fratelli ad appassionarsi e prendere ispirazione da tradizioni musicali alquanto varie. Già

di Peter Quaife al basso e John Stuart alla batteria, è il 1962.
Il repertorio è composto da tutto ciò che si allontana dallo squallido e moscio pop in voga nell'era pre-beatlesiana: Berry, i Ventures, Buddy Holly, cover di Blues. Il vedere i Rolling Stones dal vivo nei club londinesi e la conoscenza di Alexis Korner, santone della scena blues britannica, convincono sempre più Ray di essere sulla strada giusta: aggiungere ritmo e potenza alla tradizione del blues, contro ogni statico purismo.
Ray frequenta ancora la scuola d'arte (esperienza comune a moltissimi coetanei musicisti britannici dal futuro successo) e ne trae una serie di valori e stimoli attitudinali che non l'abbandoneranno più: l'ARTE al primo posto, poi il successo.

Il nome del gruppo cambia definitivamente, stavolta l'ispirazione arriva da un serial televisivo nel quale appaiono spesso e volentieri indumenti di pelle nera "kinky boots", "kinky Jackets" allora di gran moda e con un'allusione peccaminosa e provocatoria i 4 si auto-nominano THE KINKS.
1964



La vita dei quattro cambia radicalmente e segue la routine comune ai gruppi di successo dell'epoca: un primo album, metà brani originali, metà cover, assemblato in tutta fretta per capitalizzare il successo del recente 45 giri e la partenza per gli infiniti 'package tours', lunghe tournee nei cinema e teatri insieme ad altri artisti in un cartellone comune.
Nell'ottobre 1964 All Day and All of the Night ripete il successo con la stessa formula, ritmo spezzato da potenti accordi di chitarra e cori a più voci nel ritornello, servirà da ispirazione agli esordienti The Who che vi modelleranno I Can't Explain.
1965
Ma nel 1965 Tired of Waiting For You segna un netto cambiamento con le sue atmosfere rilassate che non si affidano al consueto impatto ritmico, l'elemento vincente è ora la melodia e un

A questo punto i Kinks appaiono come inossidabili creatori di instant-hit, alla pari dei Beatles e dei Rolling Stones, ma le pressioni e gli interessi esterni derivati dal successo iniziano a farsi sentire. L'età media del gruppo è 20 anni con Dave che a malapena arriva ai 18. I contrasti interni sono all'ordine del giorno per le differenze caratteriali: Ray principale compositore e cantante si sente oppresso dall'obbligo di sfornare una canzone di successo ogni 3 mesi, la sua arte non può essere ridotta a puri scopi commerciali, diventa sempre più introspettivo e sarcastico nelle sue liriche e la sua musica acquista in melodia e dinamica interna, in poche parole si crea uno stile personale.

Peter Quaife (1943 – 23 June 2010) è spesso compagno d'avventura di Dave, ma soprattutto attento alla sua immagine sartoriale che aggiorna di continuo a Carnaby Street così da diventare una vera icona per i Mods. Mick Avory è tranquillo e remissivo, spesso opera da mediatore nelle liti quotidiane e il suo rifiuto di prendere posizione sulle

Tutto ciò si riflette presto nella vita on the road: la prima tournee in USA, fondamentale per la conquista del Mercato più importante del mondo, ha esiti disastrosi. Il contatto con gli squali del Music Business americano disgusta i quattro che si esibiscono sempre piu' contro voglia, fino al punto di non presentarsi in scena una sera in California, e venendo perciò banditi per 4 anni dagli USA dalla potentissima e inflessibile Federazione Americana Musicisti per violazione contrattuale.
Ma il successo in patria e in Europa continua con due

L'album "Kink Kontroversy" del dicembre 1965 quasi tutto composto da brani originali mostra un'ottima coesione e riflette lo stato d'animo di Ray nel ricorrente tema dell'isolamento dal mondo e del sentirsi sopraffatto dagli eventi della vita.
1966

ritratti. L'ironia e il sarcasmo verso ciò che vede accadergli intorno che Ray usa spesso ne fanno una sorta di critico sociale, e la sua piccola galleria non risparmia nessuno: Dedicated Follower of Fashion è diretta alle fatue ossessioni della moda, A Well Respected Man è sulle falsità borghesi, Dandy prende di mira il tipico poseur londinese,

Le soluzioni sonore si fanno sempre più elaborate, l'album "Face To Face" del 1966
vede la presenza fissa di Nicky Hopkins alle tastiere, in particolare al clavicembalo che caratterizza molti brani, e poi, sparsi un pò ovunque, rumori di tuoni e pioggia (Rainy Day in June), voci al telefono (Party Line), parodie musicali Hawaiane (Holiday In Waikiki), un vero gioiello di psichedelica ante litteram (Fancy).

In realtà le tematiche sono poco spensierate: il protagonista ha fatto il classico salto sociale del nuovo ricco, è uomo di successo ma in balia di sé stesso, abbandonato da tutti, solo con i suoi vizi, impigrito e svuotata, metafora di Ray che esprime la sua disillusione per il successo e che di lì a pochi mesi gli costerà un

Una moderna depression-song la definì Ray, capace di ergersi oltre la gabbia dorata della star e avvertire il disagio della gente comune di fronte alla fine dei sogni di benessere: disoccupazione, affitto da pagare, routine quotidiana, questo il senso della vita? Le situazioni descritte da Ray acquistano sempre più un respiro quasi cinematografico nella loro complessità e solo il dono della sintesi appare capace di comprimerle in maniera efficace nello stretto spazio dei 3-4 minuti di una canzone.
Andrea Angelini
Unofficial Kinks Web Site
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