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domenica 20 marzo 2011

ACID FOLK & OTHER WONDERS Selection (Acid Folk, Prog Folk e dintorni: brani scelti e commentati)

Eccoci a voi dopo un intervallo di tempo piuttosto lungo con una nuova (anche di nome) fantasmagorica ACID FOLK & OTHER WONDERS Selection (Acid Folk, Prog Folk e dintorni) del nostro ‘specialista’ nel genere Walter Pasero. Proseguiamo quindi con instancabile entusiasmo le nostre peripezie: lo scopo è sempre quello di aprire squarci ‘luminosi’ in un macrocosmo sonoro ancor poco conosciuto, quello dell’Acid Folk/Prog Folk, magicamente al confine tra suggestioni/territori diversi ed incantevoli, ormai dai contorni decisamente ‘mitici’ e seminali. In programma brani dal fascino atemporale di Storyteller, Fresh Maggots, Joker’s Daughter, Dulcimer, Morning Dew, Jumble Lane, tutti collocati nel biennio 1970-1971 (con una sola eccezione) con tutte le info relative (come sempre) ed i commenti personali di Walter. We hope that you like it! (wally)



STORYTELLER: Alice Brown (“Storyteller”, 1970/Transatlantic)
Inglesi. Particolare brano di acid-folk intriso di effetti strumentali mesmerici e vagamente ipnotici. I cori che accompagnano la voce narrante donano al pezzo un fascino magico e imperscrutabile. L'andamento ritmico crescente e l'intreccio delle voci è tutto intarsiato sulle immagini fantastiche e poetiche della song che invita Alice Brown a ''perdersi'' per poi ritrovare, finalmente, le figure quasi reali di un mondo incontaminato e dipinto con i colori dell'innocenza.



FRESH MAGGOTS: Rosemary Hill (“Fresh Maggots”, 1971/RCA)
Capolavoro assoluto dell’ acid folk britannico per questo talentuoso duo inglese. Il tema dell'innocenza torna come filo conduttore in questo secondo brano di questa selezione. Un incantesimo sonoro ipnotizza gradualmente l'ascoltatore, attraverso una melodia seducente e magica. Il cristallino tappeto armonico cesella ricami melodici e sublimi che cullano l'ascoltatore e lo riportano all'innocente atmosfera della fanciullezza. Un ancestrale ''percorso interiore'' quello di Rosemary Hill, cantata dai Fresh Maggots. Momento di imprescindibile ascolto.


JOKER’S DAUGHTER: Go Walking (“The Last Laugh”, 2009/Team Love)
Dietro allo pseudonimo di Joker's Daughter si cela la splendida voce della londinese Helena Costas che ci regala uno splendido album ricco di umori indie folk elettronici. La canzone scelta è un autentica gemma, tra le numerose di questo album. La penetrante voce di Helena, si intreccia perfettamente con uno sfondo strumentale e sonoro imperioso e suggestivo. Gli effetti sonori, come il soffio di vento alla fine del brano evocano il senso di avventura ed attesa che questo pezzo lascia nell'ascoltatore, che è un po' il filo conduttore dell'intero lavoro della Costas. Il brano narra una leggenda, che come tutte le favole, lascia intravedere un fondo di verità: il bisogno di mettersi in cammino, consapevoli dei rischi che ci aspettano. Masterpiece assoluto.


DULCIMER: Starlight (“And I turned As I turned As A Boy”, 1971/Mercury)
Inglesi. Stupenda gemma estrapolata dall'altrettanto bellissimo 33 giri di questa leggendaria band britannica. Il pezzo è una splendida e inesorabile cavalcata prog/folk con intervalli decisi ed adeguati a tinte vagamente acide. Il pezzo non lascia un attimo di respiro all'ascoltatore, coinvolgendolo dal primo all'ultimo secondo. Una chitarra cupa e sapiente, unita a una sezione ritmica sostenuta dona al brano un incidere palpitante e notturno, ma dagli aromi malinconici.
Il pezzo inizia come una sorta di dichiarazione notturna, per sfociare, a tratti, in un cantato all'unisono grintoso e deciso. Il ritorno ai ritmi iniziali evoca un senso quasi di resa e abbandono, che non e' mai, in realtà, davvero tale.


MORNING DEW: Something you say (“Morning Dew”, 1971/Roulette)
Delicatissima ballata pop/folk per questa band americana di culto. Il pezzo è una dolcissima melodia, solare ed estremamente rilassante. L'ascolto ideale per un perfetto risveglio mattutino e per farsi idealmente coccolare da questa semplice e cristallina melodia. Il pezzo incanta per la sua bellezza semplice e senza fronzoli e per un tappeto sonoro morbido e disteso. Meraviglia.


JUMBLE LANE: Flutelode (“Jumble Lane”, 1971/Holyground)
Pezzo interessantissimo di questa oscurissima band presumibilmente inglese. Il gruppo licenziò il disco per la mitica etichetta britannica Holyground. Nota di merito per la la grandissima voce del cantante solista, che con adeguati cambi di tonalità e di ritmo regala al brano pathos e carica notevoli. il tappetto sonoro del pezzo aumenta di ritmo gradualmente grazie a una sezione ritmica più nervosa e decisa e un organo e una tastiera che producono un sottofondo vorticoso il quale ci accompagna fino al commiato finale. Ascolto consigliato.

giovedì 9 dicembre 2010

"Folk, Acid Folk, Prog Folk e dintorni": artisti e brani scelti e commentati da Walter Pasero

Madden&Harris – The Wind at Eve (Fools Paradise: Jasmine Records/1975)
Australiani. Meraviglioso brano di questo duo prog/folk ricco di atmosfere dilatate e surreali ottenute grazie a un uso sapiente e delicato del mellotron e di altri strumenti come l'organo, il mandolino e a un angelico intreccio di voci.
Fin dall'intro, le atmosfere si fanno maestose e leggiadre, evocando una folata di vento che lascia spazio a questa ‘leggenda sonora'’. Le voci di Madden e Harris viaggiano eteree in un cielo solitario e finiscono per dare forma alle immagini narrate nella canzone.
Il prezioso ricamo di violino, nella parte centrale, intreccia magicamente riposo e nuovi cammini da percorrere sotto quegli orizzonti. La strada senza fine, ultima immagine della song, appare come la figura perenne donataci da questa meravigliosa poesia, sospesa tra cielo e terra.
Capolavoro


Virgin Insanity - Charity (Illusions of the Maintenance Man: Private Pressing. n/n, /1971)
Americani. Riecheggiano pulsioni oniriche lungo questo suggestivo brano psych/folk. Un rarefatto tappeto sonoro crea un atmosfera intimista.
Essa evoca la solitudine di un uomo immerso nei desideri di un sogno, del quale la triste voce di Bob Long trasmette la fragile delicatezza.
Il ritmo e l'arrangiamento di questo pezzo si muovono tra invocazione e voglia di abbandoni amorosi, perdendosi così su linee crepuscolari e ondeggianti.
L'eco della voce solista diventa infine un richiamo ulteriore, protendendosi di là dell'orizzonte, come una nuvola di nebbia che annuncia la fine del sogno.


Dandelion – Sometimes (Dandelion: Le Kiosque d'Orphée/1979) Francesi. Eccellente brano psych/folk dominato da una struttura sonora ricca di effetti trattati.
La particolare introduzione sacrale fa spazio alla voce di Jean-Christophe Graf che si snoda accorata, facendo affiorare dai fumi di organo, chitarra e tastiere, i sogni e le immagini del pezzo. In questo brano le atmosfere dominanti sono permeate da aromi acid/folk prodotti da una timbrica strumentale ossessiva e cerebrale. Il sogno qui evocato è avvolto da ombre cupe e grigie che solo gli occhi della fantasia possono provare a liberare. Brano ispiratissimo.


Tony, Caro and John – Apocalypso (All on the First Day: Gaarden/1972)
Inglesi. Masterpiece assoluto di acid-folk inglese. Questo trio ci propone un pezzo dal ritmo devastante e disorientante. Liriche inquietanti e una voce arrabbiata riecheggiano per tutto il brano. Le atmosfere evocano un ambiente da apocalisse metropolitana contornata da immagini inquinate e visionarie.
La musica afferra l'ascoltatore e il messaggio alienato e strano scoppia letteralmente nella sua testa dispiegando immagini alterate una dopo l'altra; cieli pieni di scie di vapore e di dadi e bulloni, lampi rossi che annunciano la fine.
Lo sfondo musicale della song diventa un annuncio profetico a scendere in strada, a cambiare il mondo deponendo le armi e prendendosi per mano contro un'orizzonte di morte e distruzione. Apocalypso. Capolavoro da cinque stellette.


These Trails – Psyche I & Share Your Water (These Trails: Private Pressing n/n / 1973)
Americani. Originalissimo pezzo di acid-folk sperimentale. La song è costituita da due momenti distinti, che attingono da una medesima matrice. La prima parte è animata da fiabeschi effetti di chitarra e misteriose virate orient-folk. La seconda, accompagnata da una voce femminile che ricorda la meravigliosa Linda Perhacs di "Parallelograms", è un apoteosi di sperimentali vortici sonori.
Una musica cupa e tenebrosa crea cerchi scuri che si irradiano in un magico specchio d'acqua. Lo sfondo strumentale e la voce solista sembrano narrare di una sorta di processione magico-rituale in un susseguirsi di immagini palpitanti e sinistre: lo scorrere inquieto di una sorgente, l'eco oscuro di strane creature, il fruscio animato del sottobosco e il sospiro strozzato di una persona nell'ultimo istante della song, lasciano nell'ascoltatore un senso di disagio, misto a un fascino imperscrutabile. Pezzo assolutamente imprescindibile.


Mark Fry – Song for Wild (Dreaming with Alice: It (sub-label of RCA)/1972
Inglese. Meraviglioso brano acid folk contenente tutti gli ingredienti di una visione sotto effetto.
La voce di Fry è quella di un antico menestrello che ci parla in sogno, invitandoci a seguirlo in un mondo incontaminato, popolato da folletti, gnomi e altre fantastiche creature. Il ritmo suadente del sitar avvolge la voce di Mark, creando un atmosfera ‘indefinita’ nella quale le immagini evocate sembrano volare, piegarsi, affiorare e allontanarsi, assumendo così le forme più svariate e strane come solo tra le braccia di Morfeo è possibile. La chitarra leggera che scorre lungo tutto il brano ha la consistenza di una carezza, di una nuvola bianca che ci conduce in un magico paradiso. Nota importantissima: l'album di Fry fu interamente registrato in Italia, forse a Firenze. Imprescindibile.


Mr.Fox – The Gay Goshawk (Mr.Fox: n/n/1970)
Inglesi. Ottimo pezzo per questo duo folk inglese formato da Bob Pegg e la moglie Carol.
Una miscela esplosiva di british folk e suggestioni di rock duro che una parte della critica ha avvicinato addirittura allo stile dei Velvet Underground. Le voci dei coniugi Pegg procedono sul filo della memoria e sono contornate da una sessione strumentale impressionante. Siamo in territori decisamente elettrificati. Nota di merito va all'abrasivo e ancestrale mix di batteria e chitarra all'inizio e poi alla fine del brano che introduce una sorte di dialogo a distanza tra i due.
Un pathos musicale ideale a fare da cornice a una sinistra e anomala storia d'amore. Consigliato.

sabato 6 novembre 2010

"Folk, Acid Folk, Prog Folk e dintorni": artisti e brani scelti e commentati da Walter Pasero

Search Party - Speak To Me (Montgomery Chapel: 1969/Century)
Americani. Un grande esempio di acid-folk psichedelico, introdotto e sostenuto
da una sezione ritmica palpitante e frenetica. La canzone rimane perennemente su ritmi indiavolati e 'disordinati’.
A destare l'attenzione dell'ascoltatore è inizialmente la voce solista; atipica e squillante, nell'invocare il suo messaggio forsennato e contornata da uno sfondo cupo e ricco di distorsioni strumentali. La seconda parte del brano esplode definitivamente in un tripudio di anarchia sonora; organo impazzito, tastiere allucinate e una batteria cavernosa creano un andamento dissestato e metallico.


Arthur Gee - Tea Gardens (Arthur Gee: 1968/n/n)
Svizzero. Rarissima e preziosa testimonianza di cantautorato acid/folk. Una delicata passeggiata tra magici giardini contornati da immagini fantastiche. Chitarra e voce accarezzano l'ascoltatore, rendendo 'famigliari’ quei cieli primaverili. Una melodia immaginaria che intende restituire alle nostre esperienze intime bellezza e innocenza in opposizione al predominio di uno sguardo privo creatività.
Alla fine di questa poetica passeggiata musicale ci sentiamo restituire quella dose di innocenza che mai dovremmo smarrire.
Poesia acid/folk di limpida bellezza.




Stone Angel - Stone Angel (1974/n/nSSLP 04)
Stupendo brano di acid folk che intreccia magnificamente atmosfere gotiche con essenze dark-folk.
La matrice acida è stupendamente sostenuta dalla sezione ritmica del pezzo, che evoca sensazioni fuori dal tempo e inquietanti.
La voce possente e sicura lascia nell'ascoltatore un senso di disagio e attrazione che procedono parallele entro un tessuto strumentale dal fascino misterioso. Una chitarra graffiante e acida insieme a una batteria nervosa producono echi folk ipnotici ispirati a un tempo antico.
Capolavoro di psych-folk, assolutamente imprescindibile.



Dawnwind - Canticle (Looking Back on the Future: 1976/ Amron ARN 5003 )
Inglesi. Pezzo da ascoltare in religioso silenzio. Questa canzone comunica la necessità di viaggiare alla ricerca di noi stessi, ma con la mente sempre rivolta al passato, all'infanzia; alle terre verdi in cui eravamo cresciuti e al vento che spirava tra gli alberi.
Malinconia e desiderio si intrecciano in questo brano dal sapore vagamente folk-mistico. Un cantico che narra e suggerisce come la sostanza dei nostri sogni e del nostro futuro è ineludibilmente radicata nei luoghi della memoria.
La voce solista diventa così il narratore ideale di una song nella quale davvero le immagini evocate scorrono nella mente dell'ascoltatore una dopo l'altra come tanti tasselli di un mosaico naturale. Pezzo altamente raccomandato.




Just Others - Close Your Eyes To The Sun (Amalgam: 1974/ n/a Goodwill Records WS1)
Inglesi. Struggente pezzo psych-folk intriso di una linea melodica semplice, che giunge diritta al cuore. Questo duo ci accompagna teneramente in un ’sogno’ musicale. La prima voce invita a chiudere gli occhi sotto il sole, immaginando così la figura amata. Un suono dalla consistenza di un battito d'ali di farfalla: fragile e delicato, la stessa delle terre e sabbia da esso evocate.
Infine s’intreccia, lontana, la seconda voce, eco e memoria perenne di quell'esperienza. Song indimenticabile.

Walter Pasero

venerdì 5 novembre 2010

"Folk, Acid Folk, Prog Folk e dintorni": artisti e brani scelti e commentati da Marcello Rizza

Vashti Bunyan - Train Song (side B 45 giri “Train Song”, Columbia Emi, 1966)
Splendida canzone che può giustamente introdurre questa nuovo appuntamento con Acid Folk e dintorni. Amo la voce di Vashti Bunyan e la sua delicatezza artistica. Alcuni singoli e un solo album, non subito capiti, sono poi assurti a must del panorama folk. Da poco ha composto un nuovo album.
Meraviglioso e bucolico, di più … sognante invece, l’album di esordio, "Just Another Diamond Day" del 1970. La ritroveremo alla fine di questa selezione.


Meg Baird - Maiden in the Moor Lay (Dear Companion CD/LP: 2007/Drag City/Wichita/P-Vine)
Meg Baird è un’artista che introdusse elementi nuovi nel folk, stante che ha suonato già nel nuovo millennio. Ad ascoltare questo splendido brano, però, non possiamo che ricordare una meravigliosa interprete dei sixties, ovvero la magica Linda Perhacs ed il suo capolavoro acid folk "Parallelograms". Splendida voce di questa cantante che co-fonderà un altro gurppo folk molto interessante: gli Espers. Conoscete gli Espers?


Espers - Travel Mountains (Espers: 2004/Locust)

Gruppo U.S.A. formato dal trio Brooke Sietensons, Greg Weeks e Meg Baird che è molto influenzato dal sound sixties dei Fairport Convention e dei Pentangle, ma anche qui parliamo di un album recente. Le arie risultano dark e ricordano anche la trilogia folk-oriented dei Current 93. Già, i Current 93, ma questa è un'altra (bella) storia!




Trader Horne (Judy Dyble) - Velvet To Atone (Morning Way: 1970/Dawn)

La splendida voce di Judy Dyble ci trascina nella dimensione onirica dove volano i suoi pensieri e dove si esprime la sua poesia. Notare il finale col pianoforte che impreziosisce ancor più il brano. Tutte le song di quest'album terminano con arricchimenti preziosi musicali, veri elementi psichedelici, messi lì come un invito o un preludio al piacevole ascolto del brano successivo. Grazie, Judy!



Pearls Before Swine - Translucent Carriages (Balaklava: 1968/Esp-Disk)
Qui ci troviamo più su arie che, nemmeno poi vagamente, ricordano l'opera meravigliosa di Tim Buckley. Voce e chitarra non possono che ricondurre al compianto menestrello mentre in alcuni tratti sovviene qualcosa dell'opera di Neil Young. Tutto l'album dei Pearls Before Swine si caratterizza per l'intensità e la bellezza dei brani.





Bellissima questa favoletta che ci porta in un paesino nordico all'interno di un negozio che vende menta e chissà quali altre erbe e zuccheri filati! I Sunforest li abbiamo già incontrati in questa rubrica, e confrontando i due brani, che provengono dallo stesso album, si capisce cosa s'intende quando viene definito l'album come colmo di brani molto diversi uno dall'altro. Andare a riascoltare anche l'altro, please ... e confrontare!


Karen Dalton - Something on your mind / How Sweet it is (It's So Hard to Tell Who's Going to Love You the Best: 1969/Capitol)
Una grande musicista con una voce stupenda e condotta con maestria. Un repertorio, il suo, che ammicca romantico e pervaso da una malinconia contagiosa.
E' stupendo il CD con annesso DVD della Megaphone Music. Questa proposta include due suoi brani, ma il primo è quello che più sinceramente mi coinvolge.
Non può comunque che essere, tutto, un ascolto raffinato e buono.


Vashti Bunyan - Love Song (side A 45 giri “Train Song”: 1966/Columbia Emi)
Come promesso, chiudo la mia rassegna di proposte folk-oriented ancora con Vashti Bunyan che, nei primi suoi cimenti musicali, ci recita, accompagnata dalla chitarra, una dolce canzone d'amore. Ho fatto la scelta di fornire pochissime informazioni tecniche, affidandomi più alle sensazioni che questi brani mi danno. Ai maestri le considerazioni specialistiche. Agli altri ... buon ascolto.


Marcello Rizza

venerdì 15 ottobre 2010

Folk, Acid Folk, Prog Folk e dintorni: artisti e brani scelti e commentati da Walter Pasero

Agincourt - When I Awoke (Fly Away: 1970/Merlin HF3)
Inglesi. Brano capace di evocare nell’ascoltare una sensazione di autentica immersione onirica. La song è sostenuta, fin dall’inizio, da un mesmerico tappeto sonoro folk/psych. Il brano racconta di un sogno, di una fiaba dai quali non vorremmo mai risvegliarci. L’intro accarezza e suggestiona la sensibilità dell’ascoltatore: ci si ritrova immersi totalmente dentro il brano, cullati magicamente dal delicato intreccio di voci.
La canzone unisce splendidamente la matrice folk con quella più psych fino a raggiungere un equilibrio apollineo, mai sopra le righe.
E’ impossibile così non farsi trasportare da quell’ondeggiare sonoro che pulsa lungo tutto il brano: il risultato del prezioso contributo di particolari strumenti
come la chitarra acustica, l’organo, il mandolino etc..
Imprescindibile momento di ascolto.


Mourning Phase - Smile Song (Mourning Phase:1971/Private Pressing - n/a)
Brano di chiara matrice folk/rock. Caratterizzato da un bell’intreccio tra voce femminile e maschile che crea un ritmo piacevole e ben sostenuto, senza cadute di tono, e un andamento imperioso, ricamato da gradevoli spunti medioevali.
La canzone evoca momenti di serenità, sorrisi sul viso, reciproci sguardi, il tutto contornato da un tratto di malinconia di fondo.
Essa non si nasconde dietro il ritmo sostenuto del brano.
Soffermiamoci, a proposito della malinconia, sulla splendida cover del disco. L’atmosfera folk-rock è predominante per tutto il brano. Momento non eccezionale, ma di indubbio interesse e meritevole di un ascolto più che superficiale.
Trattasi ancora di 'private pressing' come nel caso degli Agincourt, ma a differenza loro, il nome non è pervenuto.


Forest - Hawk The Hawker (Full Circle: 1970/Harvest SHVL 784 - Sub Label of Emi Records)
Inglesi. Inizio meraviglioso per la seconda opera dei Forest.
Gioiose e accorate atmosfere folk introducono il brano, accompagnandolo dall’ inizio alla fine. Un tripudio di armonica, chitarre e percussioni tocca le corde dell’anima, trasportando l’ascoltatore in un ottovolante emozionale di eterea e limpidezza bellezza.
L’intreccio vocale e strumentale crea un effetto prog- folk- acido, intriso di una maestosa melodia, che riverbera lungo tutto il brano; grazie in particolare al contributo di percussioni tintinnanti, e ad una parte centrale, strumentale, atta a creare un ancestrale tappeto sonoro ricco di riverberi che profumano d'attesa.
L'immaginazione evoca il volo del falco(che dà il titolo al brano), sopra magiche terre: sullo sfondo un tocco di malinconia, misto a gioia cresce ascolto dopo ascolto.
Altamente raccomandato.



Ithaca - Journey (A Game For All Who Know: 1972/Merlin HF6)

Inglesi(Ex Agincourt). Stellare pezzo di acid-folk dall’incedere inquietante, disorientante e alienato.
Atmosfere di apocalittico disagio travolgono fin dall’inizio del pezzo che procede oscuro e agorofobico, narrando il giorno del giudizio con visionaria pulsione.
La song lascia nell’ascoltatore un mix emozionale atipico e indelebile grazie anche ad efficaci 'disturbanti' effetti sonori. Imprescindibile!.
Walter Pasero

martedì 5 ottobre 2010

Folk, Acid Folk, Prog Folk e dintorni: artisti e brani scelti e commentati da Walter Pasero

Continuiamo il nostro viaggio nell'impervio ed affascinante labirinto dell'acid e prog folk, generi per lo più sconosciuti ai più, con altri quattro brani magici, che vi procureranno brividi di arcana malinconia.
Questa volta a farci da maestro di cerimonie (aspettando le nuove proposte del guru acid-folk Marcello Rizza) un giovane amico, Walter Pasero, altrettanto motivato ricercatore di straordinari episodi sonori che riescono sempre ad aprirci le porte dell'inconscio. (W.B.)



Perry Leopold - The Windmill (Christian Lucifer: 1973/Gear Fab)

Americani. Stiamo parlando di una le perle più fulgide di acid-folk psichedelico di tutti i tempi! Un inizio inquietante e sinistro a evocare una folata di vento solitario e disorientante, con echi e rumori di fondo ad aumentare la sensazione di pathos e mistero; poi dentro questa cornice folk acida, che ricorda i Comus di "First Utterance" si inanella la voce magnifica e mesmericamente folk di Leopold, accompagnata per tutto il brano da un tappeto sonoro alienante e terreo.
Voce e chitarra di Leopold in alcuni momenti sono capaci di evocare tutte le facce del prisma emozionale umano: paura, angoscia, attesa e liberazione.
La fine del brano riprende quasi come un lamento folk acido tutto il suo umore da sottobosco: inquietudini che solo certi effetti sonori sono capaci di evocare.
Il brano si chiude come è iniziato, con quella misteriosa e sinistra folata di vento che turba l'ascoltatore e lo tiene desto.
Assolutamente da ascoltare, essenziale!

Time - Sad Benjamin (Before There Was...Time: 1968/Shadoks)

Canadesi. L'album fu clamorosamente mai licenziato ufficialmente: incredibile, trattandosi di un gioiello di straordinario impatto lisergico/psichedelico; folk ipnotico, mesmerico, un vero viaggio per la mente.
Emozioni che saranno una piacevole sopresa per chi non conosce questo album e una grande esperienza di riascolto per chi invece già lo conosce.




Circus Maximus: Hansel And Gretel (Neverland Revisited:1968/Vanguard)
Questo capolavoro country/folk psichedelico degli americani Circus Maximus si chiude con un omaggio onirico e personale al mondo delle favole, Hansel and Gretel: atmosfere pacate, sommesse che chiudono degnamente un album strepitoso, privo a mio parere di momenti di stasi e quindi altamente raccomandato a tutti gli amanti dei momenti più densamente e genuinamente acidi dei sixties.


Third Ear Band - Fleance(Music From Macbeth: 1972/Beat Goes On)
Inglesi. Impossibile definire questi mostri sacri, imprigionarli in una categoria: atipici, unici, innovatori. Nella loro musica si respira world music, free folk, psichedelia, acid rock, progressive, space rock.
La loro musica è letteralmente un laboratorio di idee e proposte.
Free folk d'avanguardia, privo di schemi.
Sacrale, solenne la loro colonna sonora per il Macbeth di Roman Polansky, divisa in 16 pezzi d'ispirazione elisabettiana: un esperimento che fatalmente soggioga la fluida ispirazione della T.E.B caratterizzante le altre loro opere.

domenica 26 settembre 2010

Folk, Acid Folk, Prog Folk e dintorni: artisti e brani scelti e commentati da Marcello Rizza; intro by Wally Boff

Noi di Music Box non ci facciamo mancare niente, perché amiamo tutte le valide e significative sfaccettature della storia del rock e della musica più in generale del passato millennio e del nuovo; non abbiamo preclusioni nei confronti di nessun genere e di nessun artista: ecco perché a furia di frequentazioni abbiamo capito che molte volte, in 
certi periodi storici, le definizioni e le etichette perentorie non funzionano molto.
Esiste ad esempio in ambito folk una zona d'ombra, tra la fine degli anni '60 e la metà dei '70, nella quale hanno operato sull'onda (parallelamente ma soprattutto subito dopo) della 'rivoluzione' psichedelica che aveva investito il rock, artisti che hanno avuto delle intuizioni felicissime nel momento in cui hanno messo al bando l'ortodossia (a volte con l'apporto in quegli anni diffuso di sostanze lisergiche) e sperimentato in virtù del libero flusso creativo.
Gruppi europei molto innovatori in campo folk saliti agli onori della cronaca come Fairport Convention, Steeley Span, Pentangle dimostrarono in quegli anni come la tradizione e la dimensione acustica potevano sposarsi molto bene con il rock e le chitarre elettriche, con sfumature jazzistiche, con il pop. La stessa operazione che aveva portato a termine tra il '65 ed il '66, tra non poche polemiche, Bob Dylan dall'altra parte dell'Atlantico. 
In quella zona d'ombra di cui parlavo (il termine ipersfruttato 'underground' 
continua ad essere quello ideale) invece operarono musicisti che spesso si spinsero ancora più in là conquistando territori più o meno 'psyche' inediti ed affascinanti: negli ultimi anni, grazie soprattutto all'opera di etichette amatoriali (tra le quali l'italiana Akarma), questi piccoli (grandi!) e grezzi diamanti sepolti dalla pervicace polvere del tempo hanno visto la luce del sole.
Il nostro collaboratore Marcello Rizza, grosso conoscitore di quello che per comodità chiameremo 'folk, acid folk, prog rock e dintorni' non ha mai mancato di segnalarci negli anni bands e brani davvero godibili e sorprendenti in tal senso; ha avuto quindi l'idea felice (da me subito suffragata!) di proporli periodicamente ai lettori di Music Box tramite personali 'compilations': quella che segue é la prima, dieci brani corredati da piccoli ma efficaci commenti di Marcello; sono segnalazioni introduttive ad un caleidoscopio 'sonoro'incredibile ed intimista, che se esplorato più a fondo vi riserverà delle sorprese incantevoli.
Si tratta di artisti per lo più anglosassoni; dice Bruce Eder in allmusic.com a proposito del trio folk Sunforest: "... sembra quasi che ci fosse in Inghilterra nel 1969 qualcosa di speciale nell'acqua o nell'aria per produrre così tanti musicisti folk che flirtavano col rock!"
Ho coadiuvato Marcello segnalandovi di ogni brano album d'appartenenza, anno di pubblicazione ed etichetta: il tutto per venire incontro ai più volenterosi e 'sollecitati' che volessero usufruire integralmente di un album e di un artista.
In egual modo vostre eventuali segnalazioni e preferenze ci aiuteranno/spingeranno a sviscerare un singolo album ed artista.
Buona lettura, ma soprattutto buon ascolto. (Wally Boff)



La scaletta, così come proposta, affronta un percorso folk che, gradatamente, prende per mano l'ascoltatore e l'accompagna da un ascolto più leggero verso un cammino più acido, quasi a volerlo abituare ad ascolti che, mano a mano, diventano più complessi: 
Trees, Emtidi, Comus, Loudest Whisper, Tea & Symphony, Alan Hull, Spirogyra, Tudor Lodge, Sunforest, Linda Perhacs.
E' un buon modo per divulgare l'acid folk. 
(Marcello Rizza)



Trees - The Garden of Jane Delawney (The Garden of Jane Delawney: 1970/Beat Goes On)
Inglesi: una bella passeggiata domenicale tra campi mossi e ruscelli lenti. No...non c'è una bella donna al fianco. E' un momento solitario, e l'elemento psichedelico emerge appena, sufficiente a darci sognanti e malinconiche sensazioni.




Emtidi - 01 - Lookin' for People (Emtidi:1970/Thorofon))
Gruppo di culto, prog folk, abbastanza conosciuti, formato da due hippies, uno canadese e l'altro tedesco stanziatisi a Londra nel 1970 .
Escono certamente da quella tradizione krautrock per cui i tedeschi sono più considerati. Brano delizioso




Comus - Figure in your dreams (To Keep From Crying: 1974/Sorcerer Rec.)
Inglesi: non hanno bisogno di presentazioni. Il loro primo album, "First Utterance" è un
must dell'Acid Folk. Il loro secondo album, meno conosciuto, da cui proviene questo brano, è comunque molto gradevole. Inoltre, abbandona lo stile cupo e pagano e, soprattutto in questo brano, emerge il lato gioioso del gruppo. Il gruppo si è riformato nel 2008 e il DVD dell'evento è corto ma assolutamente imperdibile, soprattutto per la loro versione live di Venus in Furs dei Velvet Underground.


Loudest Whisper - Overture (The Children Of Lir: 1974/Polydor)
Band irlandese dedita ad un prog-folk rock intriso di culto Celtico.
Non tutto l'album, a mio parere, è allo stesso livello. Questo pezzo è sicuramente tra i più interessanti. Decisamente più prog folk che acid folk, lega comunque bene con la compilation che si avvia a diventare, di brano in brano, più psichedelica.






Tea & Symphony - Armchair Theafre (An Asylum for the Musically Insane: 1969/Repertoire)
Inglesi: qui si sale decisamente di livello, per quanto riguarda la difficoltà di ascolto. L'album, tutto molto interessante, è contraddistinto da una ricerca stilistica che risulta alla fine originale. La commistione di influenze e certi suoni resi dalla chitarra rendono finalmente un po più l'idea di psichedelia che contraddistingue questa compilation.


Alan Hull - I Hate To See You Cry (Pipedream: 1973/Cool Sound Rec.)
Inglese: formerà il noto gruppo folk Lindisfarne. Amo la sua poesia, che riesce a trasporre nei testi e nella musica. Il brano è tratto da "Pipedream"; molto bella, in quest'album, la cover degli Affinity United State of Mind.




Spirogyra - The Furthest Point (Bells Boots & Shambles: 1973/Repertoire)

Anglosassoni: guidati da due vocalists, Barbara Gaskin (collaborerà con Dave Stewart nei primi anni '80) e Martin Cockerham, anche se etichettati come gruppo folk-rock saranno i più influenzati di questo lotto dal glam-rock primi anni '70.



Tudor Lodge - Willow Tree (Tudor Lodge: 1971/Repertoire)
Inglesi: dal sound pastorale, gentile e delicatamente melodico, estremamente ricco cromaticamente, chitarre acustiche, tastiere, fiati, violini, clarinetti, celli.




Sunforest - Mr. Bumble & Overture to the sun (Sound of Sunforest: 1969/Universal)


Trio inglese: Tucker (vocals, keyboards, arrangements), Eigen (vocals, percussion), and Hough (vocals, guitar). " (...) un album che salta selvaggiamente nei suoi 15 brani da uno stile all'altro, da un sound ad un altro (Bruce Eder, allmusic.com)



Linda Perhacs - Parallelograms (Parallelograms: 1970/The Wild Places)
Stanziata nelle isole Hawaii realizza quest'unico album " (...) influenzato dalle folk-singers americane (Joni Mitchell) quanto dagli esperimenti della scena psichedelica della west-coast americana" (Francois Couture, allmusic.com)

Bagliori di Acid Folk e di Prog Folk si sono propagati nelle decadi successive, anche grazie all'inesauribile vena creativa di Ian Anderson ed i suoi Jethro Tull che hanno scritto pagine memorabili di prog-folk; epigoni di questi due generi si spingono sin dentro il nuovo millennio: Fern Knight, Silver Summit, Rusalnaia, Ex Reverie, Espers, A Candle For Judith.
Ne riparleremo ...

Marcello Rizza

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Prog-Folk