sabato 24 dicembre 2011

ROLLING STONES: “Some Girls Deluxe Edition” (uscita: 22 novembre 2011, Polydor Un.) / “Some Girls Live in Texas 1978” (DVD, uscita 21 novembre 2011, Eagle Rock)

“SOME GIRLS" DELUXE EDITION & BOX SET 
# Essenziale

Anche per il 2011 che se ne sta andando e questo Natale in particolare l’antichissima premiata ditta Rolling Stones attraverso Polydor Universal, Eagle Rock e Rolling Stones Records ha fatto e sta facendo man bassa delle tasche degli ultra veterani fans: ad aprile è uscito “45x45s The Singles 1971 – 2006” (Box Set, 45 CD, 173 Tracks), a novembre il live “The Brussels Affair ‘73”, la raccolta completa delle Chess Studio Sessions del 1964 a Chicago “2120 South Michigan Avenue”, e infine beccatevi (becchiamoci) questa full immersion nel 1978 di “Some Girls” il loro forse ultimo (o penultimo, pensando a "Tatto You") grande album, certamente il miglior lavoro dei tormentati anni ’70. Dopo la “Exile On Main Street Deluxe Edition” che nel 2010 ne ha celebrato i fasti tirando fuori dai cassetti alcune notevoli ‘unreleased songs’ e il documentario “Stones in Exile”, è ora la volta della “Some Girls Deluxe Edition” per la quale dobbiamo ringraziare prima di tutto il produttore Don Was, che per la prima volta ha riesumato dai soliti (benedetti? maledetti?) cassetti ben dodici brani incisi dagli Stones nei giorni di "Some Girls", addirittura più del disco originale che ne conteneva dieci. Come dire che sarebbe potuto uscire allora in versione doppia: i motivi per cui questo non si verificò rimangono a tutt’oggi misteriosi, soprattutto dopo aver ascoltato la bontà di quello che a tutti gli effetti si può considerare un Some Girls 2. Nessuna speculazione di bassa lega, tranquilli, sono soldini spesi benissimo, sempre che ne abbiate: a primo ascolto questi dodici brani possono suonare decisamente inferiori qualitativamente a capolavori del disco madre come Beast Of Burden, When The Whip Comes Down, Far Away Eyes, Just My Imagination, Miss You, Shattered, ma già a secondo quello che è apparentemente un abisso si ridimensiona in un burrone. Inarrivabili gli episodi suddetti, frutto di un’ispirazione inquieta e frastagliata, figlia di un decennio diviso schizofrenicamente tra gli splendori fatui della disco music ed il rozzo punk che fa terreno bruciato attorno in nome della nuova un ‘satisfaction’ giovanile, più o meno la stessa che gli Stones avevano cantato più di dieci anni prima. Di tutto ciò gli Stones non potevano non tener conto in quel fine seventies e in "Some Girls"  ne approntarono un mix esplosivo dall’appeal decisamente americano, nel bene e nel male: lo fecero come al solito alla loro maniera, smargiassa e sarcastica, morbosa ed insolente, sadica, masochista, misogina e omosessuale, esplorando e giocando cinicamente sull’immaginario/estetica punk che spopolava in quei giorni:

‘Risate, gioia e solitudine e sesso e sesso e sesso e sesso, guardami sono a brandelli, sono a pezzi, distrutto; non sai che la percentuale di crimini sta crescendo, questa città è piena di gente avida; il mio cervello è stato fatto a pezzi, i miei amici mi vengono intorno, adulano, adulano, adulano …’ (Shattered)

‘Mamma e papà mi hanno detto che ero pazzo a restare, sarei gay a New York, ero un frocio a L.A.; vado nella 53a strada e mi sputano in faccia; c’è chi mi chiama immondizia mentre ripulisco la strada; quando la frusta si abbatte e colpisce, quando le cose si fanno dure, quando la merda tocca il ventilatore sarò seduto sul water …’ (When The Whip Comes Down)

‘Ora siamo rispettati in società, non devi più preoccuparti delle cose che una volta ti davano problemi, parliamo di eroina col presidente; sei una ragazza che rivende stracci, sei la regina del porno, sei la donna che è più facile stendere sul prato della Casa Bianca; vattene dalla mia vita, non tornare più; lei è così rispettabile’ (Respectable)


Le 'Unreleased Songs'

Tornando al secondo disco e alle unreleased songs vediamo finalmente cosa ci viene servito dalla casa: c’è un rock-boogie febbrile come Claudine che sembra uscito dai solchi di “Exile On Main street”, con un riff pianistico ipnotico alla Jerry Lee Lewis, un altro rock&roll classico, Tallahassee Lassie (Bob Crewe/Frank C. Slay Jr./Frederick A. Picariello) più volte coverizzato nella storia del rock, Flamin’ Groovies etc...), interpretato da Mick Jagger con un’insolenza davvero contagiosa; Keith Richards piazza con l’arrapante I Love You Too Much uno dei suoi ispidi ed insidiosi riff da antologia e Jagger ti chiava con perfidia accarezzandoti con lussuria gli attributi. Tanto blues servito in saporitissime salse: Keep Us Blues, So Young (con un bellissimo solo al piano di Chuck Leavell più il fedele Ian Stewart qui come in altre quattro song), When You’re Gone (di Ronnie Wood) con la sensuale harmonica di Mick a strapazzarci i sensi. Il blues mood in queste songs è davvero alle stelle e gli Stones appaiono carichi carichi! Sembra di esser tornati sul serio alle atmosfere ‘raw and dirty’ di "Exile O.M.S.", anche se in mezzo ci sono stati tre album buoni ma non esaltanti come “Goat’s Head Soup” (1973),“It’s Only Rock'n’Roll” (1974) e “Black And Blue” (1976). In Petrol Blues, che ha il sapore di una song non portata a termine o magari improvvisata in studio, Jagger è accompagnato solo da un piano, e tanto per cambiare canta splendidamente. E ancora, country: Do You Think I Really Care è una nuova stupenda Dead Flowers con la pedal steel di Ronnie Wood a insidiarti l’anima esattamente come nella cover dell’immenso Hank Williams You Win Again, un ennesimo elegantissimo tributo degli Stones alle essenziali roots country a stelle e strisce, splendidamente canonico in questo caso, altra cosa dal talkin’ ‘esagerato’ in odore di rap con cui Jagger le stupra in Far Away Eyes. Non ci fanno mancare nulla gli Stones, come sempre: ecco allora fare la loro bella figura una ballad ispirata come No Spare Parts, una spagnoleggiante e lunatica Don’t Be A Stranger con il sorprendente Sugar Blue all’armonica, lo stesso per intenderci che ha contribuito ad immortalare il riff di Miss You, e che suona in Some Girls, il brano che ha dato il titolo all’album. Sugar Blue impreziosisce con i toni caldi della sua mouth-harp anche We Had It All, ultima delle dodici nuove songs che abbiamo raccontato, un ‘lento’ afterhours pazzesco (direbbe un certo comico!) scritto da Troy Seals e Donnie Fritts, interpretato da Keith Richards con una flemma vocale carismatica inconfondibile.

No Spare Parts
The Rolling Stones - Some Girls Disc 2 Complete: 12 Songs





“SOME GIRLS LIVE IN TEXAS 1978" (DVD, Blu-ray, DVD+CD special edition, Blu-ray + CD digipack)

Ed ecco l'altra bomba a ciel sereno: in quattro formati diversi viene pubblicato un live di quasi un'ora e trenta completamente inedito, registrato il il 18 Luglio 1978 al Will Rogers Memorial Center di Fort Worth, Texas, durante il tour americano di supporto a "Some Girls", che viene considerato dai fans uno dei migliori in assoluto. Si legge nelle note anche che quando la band arrivò in Texas, a ridosso della pubblicazione dell'album, esso si trovava già al primo posto nelle classifiche di vendita statunitensi. Gli Stones sono motivatissimi: il loro show é superlativo, grintoso, pieno di energia selvaggia. Mick Jagger in omaggio al punk imperante indossa una t-shirt con la scritta Destroy ed é scatenato: flirta con Ron Wood come una puttana sfacciata toccandogli il pene in un'occasione e poi in Just My Imagination lo provoca lanciandogli un bacio più volte, subito dopo glielo posa sulle labbra. Ron é con loro da due anni, dall'album "Black and Blue" ma già integrato nel losco giro degli Stones alla grande: la maggior parte dei soli li suona un Keith Richards a sua volta in una forma da favola, chuckberry-zzando sfacciatamente, ma anche Ronnie dice più volte la sua non sfigurando assolutamente di fronte all'icona dall'altro lato di Mick. Su 17 brani in programma sette sono tratti da "Some Girls" , eseguiti in versioni lunghe, esasperate, ricche di improvvisazioni: When The Whip Comes Down, Shattered, Respectable (i tre titoli più 'punk' della raccolta) sprizzano un'eccitazione stregata, satanica, Beast Of Burden e Just My Imagination, Miss You ci sbattono in faccia il feeling soul stratosferico di Jagger, che sta vivendo davvero un momento di grazia. Da "Goat's Head Soup" viene ripescata alla grande Star Star, da "Exile On Main Street" All Down The Line, Tumbling Dice ed Happy, tre gospel 'bianchi' trasudanti gioia di vivere ed eccitazione come solo Jagger e Richards erano capaci di scrivere. Far Away Eyes é l'unico momento in cui la maledetta tempesta anfetaminica in atto sul palco si concede una tregua: con Jagger al piano, Ronnie Wood alla pedal steel e Richards raccolti in intimità complice, ospite il violino di Doug Kershaw. Ciliegine sulla torta: Ian McLagan (ex Small Faces e Faces) alle keyboards e il solito Ian Stewart al piano. Ma non basta: i Rolling tornano prepotentemente ai radiosi inizi rock'n'roll, alle basi seminali dei primissimi album anni 60 con due classici di Chuck Berry, Let It Rock e Sweet Little Sixteen: ed é nuovamente approccio ruvido, scomposto, puro STONES - sound, quello che ti fa saltare in piedi e muoverti scompostamente, mandando affanculo tutte le paranoie che ti traviano la mente e l'animo. E alla fine, dopo le rituali Brown Sugar e Jumpin' Jack Flash, tappe obbligatorie di una cerimonia pagana cui é impossibile sottrarsi, son secchiate d'acqua violente e refrigeranti di Jagger al pubblico texano in adorazione.
Wally Boffoli

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