martedì 20 dicembre 2011

BeMyDelay: “To The Other Side” (2011, Boring Machines)

# Consigliato da DISTORSIONI

 La battaglia italiana al piattume del mainstream imperante è condotto, da qualche anno, da una legione di musiciste in divisa nera, scarponcini militari e gonnelline grunge svolazzanti. Amazzoni coraggiose, quali Beatrice Antolini, le romane Lili Refrain e Mushy o la qui protagonista BeMyDelay, si armano di chitarre effettate, droni, campionamenti, “delay”, voci filtrate, sample loop, rumorosa ferraglia, con l’intento di trovare nuove soluzioni e restituire un po’ d’originalità alla musica nostrana e magari, perché no, conquistare il territorio straniero. BeMyDelay, nome d' arte di Marcella Ricciardi, già eroina nei Franklin Delano e Blake/E/E/E e sottufficiale nei Massimo Volume e Califone, arriva alla prima prova solista “To the other side” sotto il plotone della miglior compagnia italiana del 2011, la Boring Machines del comandante Onga. Una necessità di scendere in campo della nostra, alimentata dall’atavica esigenza di sperimentare con le loop station e i sampler, di filtrare ogni suono e stratificarlo. È un viaggio introspettivo e onirico questo lavoro, un volersi scoprire e mettersi in gioco autenticamente, un ricercare la felicità attraverso un ‘lungo e prolungato sconvolgimento dei sensi’.
La You and me and the sunshine iniziale, è l’OM degli atei, un estenuante mantra ossessivo dal cupo incedere industriale, che si arresta, seccamente, prima di arrivare al nirvana; ovvio che ‘l’altra parte’ non può esser rivelata cosi facilmente. Il viaggio quindi riparte subito con la batteria dritta e il semplice riff di chitarra di Toward the sun, i Silver Apples rivisti con la sensibilità di una donna. What it feels like to be drowned è una cantilena nello stile degli amici di cuore e di tour Father Murphy, uno scarno psych-folk con venature blues; un’atmosfera spettrale che tanto piacerebbe al fantasmino per eccellenza dell’underground americano, Jandek. Lo stato di coscienza viene rimesso a dura prova dalla drogata Cobra sun, desertica danza dall’andamento percussivo morbido e ipnotico, con il tono della sciamana Marcella che torna a farsi mistico evocando la famosa scimmia di Burroughs, che ti salta sulla schiena e non ti molla più. E a seconda che sia la Elizabeth Fraser in pelliccia e frusta di Mirror, la stasi allucinata di Tears and visions o l’epica cosmica lisergica della lunga e ciclica To the other side è tutto un voler trascendere, un estremizzare i generi, un sorpassarsi, valicare i limiti mentali, una ricerca interiore dell’artista, un movimento, ‘verso l’altra parte’, che dall’oscurità porta alla luce.
 Antonio De Luca

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