
Certamente
THE CHESTERFIELD KINGS da Rochester (N.York) insieme a
THE FUZZTONES sono stati dagli anni '80 in poi (ed oggi più che mai) i maggiori alfieri del sixties-garage revival; ma credo non abbia più senso parlare di revival perché
Greg Prevost (lead vocal),
Andy Babiuk (bass), i membri storici nonché compositori di tutti i brani dei Kings e c. ne hanno fatto da sempre oltre che ragione artistica uno stile di vita a tutti gli effetti, come del resto
Rudi Protrudi dei Fuzztones. Senza ombra di dubbio sono insieme a lui a livello internazionale i portatori 'sani' viventi più attendibili ed illustri della sixties-culture e delle sue raw e wild-sides, riproposte nei loro dischi ma soprattutto dal vivo con grande approccio modernista checché ne dicano i soliti detrattori.
Trattasi la loro di vera ed indefessa professione di rarissima fede che dura ormai da più di 25 anni; una missione di cui beneficiamo tutti noi appassionati, la stessa cosa che succede in Italia con un personaggio imprescindibile come
Massimo dalPozzo e le sue
Misty Lane e
Teen Records, di cui abbiamo parlato in questo musicbox nei mesi scorsi.
The Chesterfield Kings hanno fatto quattro date 'live' in Italia tra il 28 febbraio ed il 3 marzo di quest'anno; noi vi riferiamo nel pezzo successivo a questo del loro act del 1° marzo al
Sonar di Colle Val d'Elsa (Siena) grazie alla gentile disponibilità di due amici sassaresi, grandi appassionati di garage,
Slania De Pau e
Gianni Sanna che erano lì.
Qualcosa però prima sui Kings per i neofiti che leggono ('dejà vu' credo per i garage-fans di q

ualsiasi età!).
L'ultima fatica discografica di
Prevost, Babiuk,
Mike Boise (drums) e
Paul Morabito (guitars),
The Mindbending Sounds of... risale al 2003, pubblicato dalla
Sundazed ma é stato ristampato recentemente dalla
Wicked Cool, che pubblicherà pare prestissimo anche il loro nuovo lavoro già pronto.
The Mindbending Sounds of... é un ottimo album nel quale i Kings oltre naturalmente a riproporre tutti i clichés garage a loro cari mettono a punto un sound psichedelicamente profondo e denso, moderno e timeless allo stesso tempo: grandi sovraincisioni e lavoro in studio, brani molto cadenzati ed ipnotici, felice vena compositiva.
Trip Through Tomorrow, Running Through My Nightmares, Mystery Trip, Disconnection, Transparent Life, mai frenetici ma carismaticamente magnetici vedono la proverbiale stentorea sguaiatezza vocale di Greg Prevost sposarsi ad una ricchezza timbrico-strumentale sorprendente, con
Andy Babiuk impegnato ad una moltitudine di accessori vintage, Bijou dulcimer, baritone guitar, hohner pianet (un pò il Brian Jones della situazione) e
Paul Morabito che si produce in alcuni soli riverberati da antologia oltre che alle tastiere.
Le sorprese poi non mancano : il grande Jorma Kaukonen (Jefferson Airplane, Hot Tuna...) alla lead-guitar in Mystery Trip e Death Is The Only Real Thing.. stile inconfondibile, quasi a gettare un ponte con un passato irripetibile.
E
Little Steven che collabora a vario titolo (producendolo) ad
I Don't Understand, perfetto gioiello pop-psyche, sorta di
Kicks del nuovo millennio, l'episodio più radio-friendly dell'album. Little Steven, che ne firma anche le liner-notes a m

ò di pigmalione spirituale, si sa, é divenuto negli ultimi anni il guru del garage americano con il suo progetto
Underground Garage cui i C.Kings hanno partecipato. Dal 6 novembre al 1° Dicembre hanno partecipato in America all
'Underground Garage Rolling Rock & Roll Show Tour insieme a numerose bands tra cui
New York Dolls e
Supersuckers, 20 date itineranti tra la west e la east coast, il che li ha riportati notevolmente agli onori delle cronache.
Tra le maggiori citazioni disseminate nei brani di The Mindbending... come non nominare
Seeds, Electric Prunes, ed ancora una volta, inevitabilmente, i
Rolling Stones degli anni '60 (da sempre vera e propria monomania artistica di Prevost e c.): la dura
Flashback inizia con un riff chitarristico ed un one-two di Greg praticamente fotocopiate dalla
Jumpin' Jack Flash della premiata ditta
Jagger-Richards e alla fine di
Mystery Trip Prevost farnetica come Jagger negli undici minuti della famosa
Goin' Home (Atfermath,1966).
Del resto avevano o no copiato la copertina originale di Atfermath nel loro lavoro Let's Go Get Stoned (Mirror/1994), quello con la cover di Street Fighting Man?
Questo lavoro conteneva anche un'ottima cover di I'm not talkin', che conoscevamo dall'adolescenza nella versione al fulmicotone degli Yardbirds.
Rollingstoniani sino al midollo, soprattutto lui, Greg Prevost, nel distorcere vocali e parole, sboccato quanto e più del suo totem

Jagger.
Di eseguire covers i C.K. ne hanno fatto attraverso gli anni un'arte (alternandole però sempre a brani originali) giunta al culmine dello splendore con
Where The Action Is! (Sundazed /1999), quando ancora militavano i due chitarristi
Jeff E Ted Okolowctz: tra le altre, inarrivabili edulcorate/calligrafiche versioni di
Happenings ten years time ago (Yardbirds),
I'm not like everybody else (Kinks), I'm five years ahead of my time (
Third Bardo),
1-2-5 (
Haunted),
Sometim
es good guys don't wear white (
Standells).Dei Chesterfield Kings rimangono imperdibili anche opere come il primissimo grezzo Here Are The Chesterfield Kings (Mirror/1983), dove la loro conoscenza della materia sixties era già lapalissiana, il seguente Stop (Mirror/1985), nel quale la piegano con grande efficacia ad originali (Babiuk in primis) agili e penetranti come I cannot find her, She told me lies e Cry your eyes out.
La loro versatilità nel maneggiare l'immarcescibile archivio sonoro di cui ormai sono custodi fedeli é confermata da
Don't open til doomsday (Mirror/1987), con originali come
Selfish little girl, Everywhere, Ain't no use a testimoniare di un marchio di fabbrica inconfondibile; ma in
Social end product il suono si indurisce notevolmente, tendenza

confermata dal lavoro successivo
The Berlin wall of sound (Mirror/1990), che fa registrare un innamoramento dei Kings per un suono molto più metallico, molto vicino al primo punk americano dei '70
(Stooges,
N.Y.Dolls, Heartbreakers...) ed al rock&roll più puro. In genere questo non é album molto amato dai fans e dalla critica (o sbaglio?) eppure fa registrare vere e proprie scariche di adrenalina come
Who's to blame, Dual
action, Sick and tired of you, Love, hate, revenge o
Pills, una baldanzosa cover dei Dolls ed é inoppugnabile segnale di grande eclettismo che li porterà nello stesso anno a pubblicare
Drunk on muddy water, sempre per la Mirror, dove rivisitano il blues acustico ed elettrico e nel 1997 a prendere una sbandata per la musica surf. I 32 brani di
Surfin' rampage, doppio su vinile (Mirror/1997) sono un'ennesima bizzarra incursione dei re di Rochester negli scampoli della musica giovanile, questa volta tra i '50 ed i '60.
Nel 1999 chiudono il cerchio tornando alla grande con rinnovata periz

ia e convinzione al sixties-garage, con
Where the action is (di cui sopra) che praticamente contiene per intero
Tripin out (
The many moods of C.K.) un e.p. di sixties covers uscito solo su vinile nel 1997 per l'etichetta spagnola
Imposiblle a supporto del loro tour ispanico.
Per concludere non si può tralasciare la preziosa compilation Night of the living eyes (Mirror/1989), contenente A and B-sides e live-songs risalenti al primissimo periodo della band, tra fine '70 e primi '80, compreso il loro primo 45 del 1979 I ain't no miracle worker.
PASQUALE BOFFOLI