domenica 11 dicembre 2011

OUTOPSYA: “Fake” (Uscita: 11 novembre 2011, Lizard records)

# Consigliato da DISTORSIONI

Per chi si occupa di recensire musica è diventato sempre più raro, al giorno d'oggi, vedersi recapitare a casa un album doppio. In questi tempi di “vacche magre” in cui, anche per i musicisti, soprattutto quelli appartenenti ai circuiti più indipendenti, è diventato un obbligo amministrare con oculatezza il budget disponibile, pochi hanno il coraggio di investire in una confezione da 2 CD.
A sfatare tutto quanto appena detto ci pensano i trentini Outopsya, con il loro nuovo doppio album “Fake”, che arriva dopo il precedente “Sum” del 2009 e diverse produzioni tra demo e DVD (“Out Of Psychical Activity”, 2003; “Demo 504”, 2004; “LiveDemoN 205”, 2005; “Frames of Our MadNess”, 2006; “Der Golem live”, DVD, 2007).
Un'opera di proporzioni ciclopiche: 22 tracce per oltre 90 minuti di musica complessivi. E a dar vita a tutto ciò sono soltanto in due: in questo album, infatti, (dopo vari cambi di formazione) gli Outopsya (nome che in realtà cela la contrazione di Out of Psychical Activity) sono Luca Vianini, che canta, compone testi e musiche, cura la produzione e suona chitarra, tastiere e batteria, e Evan Mazzucchi, che suona il basso, il violoncello e cura tutta la veste grafica del prodotto. Quest'ultima, in particolare è talmente vicina al sound della band da sembrare una perfetta trasposizione per immagini della musica che ascolterete sui due CD. Oltre 90 minuti, dicevamo, di musica cupa, angosciante (in senso stilistico, non critico!), tenebrosa, dall'incedere algido e marziale, solo a tratti persino rumorista. Un sound che in buona parte sembra cercare le proprie origini nel dark industriale degli In The Nursery, dei Coil e dei Current 93, un cupo mantello che oscillerà lentamente sui di voi durante l'ascolto creando luci e ombre, tra le quali vi lascerà scorgere tra le sue pieghe in modo soltanto remoto i profili dei Nine Inch Nails o dei Mars Volta. Ma ogni tanto, nei vari brani, quasi a sorpresa, la situazione si apre e il tutto prende forma in massicci riffs su tempi dispari o in veloci unisoni chitarra/tastiere che richiameranno alla vostra mente i penultimi King Crimson (quelli degli anni '80/'90, quando ancora sapevano comporre, non quell'imbarazzante carrozzone fintocrimsoniano imbastito dal Frippettone in tempi recenti!) o, persino, certo Math Rock alla Don Caballero o Forever Einstein. Musica, in generale, per stomaci forti, ma che se ascoltata con la giusta concentrazione (e possibilmente al buio e ad alto volume) saprà, pur nella sua pianificata e programmatica glacialità, coinvolgervi ed emozionarvi.
Alberto Sgarlato

Lizard Records


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