mercoledì 14 dicembre 2011

LIVE REPORT – Premio Tenco - 10,11 e 12 novembre 2011, Teatro Ariston, Sanremo

Quest’anno il Premio Tenco si presenta con un’edizione sottotono per colpa del ridimensionamento del budget: nessuna scenografia, il palco sembra più quello di un centro sociale che quello del Teatro Ariston, ma l’effetto non è male, niente eventi collaterali, non viene distribuita la rivista “Il Cantautore”. Ma l’effetto peggiore della crisi è la sala semivuota: saranno tutti al ristorante o in aereo? Oppure la scelta di musicisti in gran parte non ancora affermati ha tenuto
lontano il pubblico: ma allora il pubblico non ha capito lo spirito del Tenco, che è sempre stato lanciare nomi nuovi, Paolo Conte o Vinicio Capossela hanno mosso i primi passi su questo palco. Questa edizione coincideva con il centenario della nascita di Amilcare Rambaldi e col doppio anniversario legato al maestro di De Andrè George Brassens (novant’anni dalla nascita e trenta dalla morte) per cui il direttivo ne ha fortemente voluto la realizzazione, ma come tutte le istituzioni culturali in Italia il Premio Tenco è a rischio chiusura. Dopo le dolenti note passiamo a quelle gaudenti, cioè quelle musicali.

Tenco prima serata

Tenco seconda serata
Non ho seguito la prima serata; la seconda si apre con l’omaggio a Brassens da parte di Alberto Patrucco, più noto come comico ma anche valido interprete. Quindi Cesare Basile, personaggio importante del rock italiano underground: è nato a Catania (da alcuni anni una delle capitali della musica italiana) e ha vissuto a lungo a Berlino. I primi tre brani che esegue sono tratti dal nuovo album “Sette pietre per tenere il diavolo a bada”, cantato in italiano e siciliano, si accompagna con la chitarra e un batterista. La sua musica mescola il folk con un rock oscuro anni ’80. Chiude con un classico di Ignazio Buttitta e Rosa Balistrieri e con Il galeone, una canzone degli anarchici. Molto bravo. Segue Iosonouncane (Jacopo Incani), autore al primo album, “La macarena su Roma”, molto apprezzato dalla critica. Canta due brani lunghi, il primo su basi elettroniche, il secondo con la chitarra. Il pubblico è un po’ diviso, ai miei amici piace, a me sembra più valido come autore di testi che di musica. Chiude la prima parte Carrie Rodriguez, graziosa cantautrice e violinista texana, figlia d’arte e collaboratrice di Bill Frisell. Il suo è quel classic rock americano che non è proprio il mio genere, ma ha una bella voce e si lascia ascoltare. Il tappabuchi nei cambi palco quest’anno è Peppe Voltarelli, che oltre ad essere bravo musicista è anche molto divertente coi suoi discorsi strampalati. Aprono la seconda parte i Mariposa, una delle più originali band italiane, qui nella versione più pop e leggera (nel senso della leggerezza secondo Calvino), ma capaci di sconfinare in tutti i generi musicali. Son sei ottimi strumentisti con ospite la cantante Serena Altavilla dei Baby Blue. Eleganti, sbarazzini, eseguono quattro brani e ne vorremmo ascoltare ancora. Quindi Roberta Alloisio, vincitrice della Targa Tenco come miglior interprete con l’album “Janua”, accompagnata nel primo brano da Armando Corsi alla chitarra, negli altri da Fabio Vernizzi, piano, Mario Arcari, fiati, Riccardo Barbera, basso, Marco Fadda, percussioni. I brani sono stati scritti per lei dallo stesso Corsi, da Max Manfredi ed altri. Ottima esibizione, purtroppo un po’ breve. Chiude Edoardo Bennato, un musicista che quando ero ragazzo spopolava, poi è stato dimenticato e ultimamente è riapparso in buona forma. I brani nuovi, ballate elettriche, sono convincenti. Nel finale si scatena con due suoi classici, i rock’n’roll In prigione in prigione, quanto mai attuale, e Rinnegato. Purtroppo il suo set, che è più potente degli altri, non è ben missato, almeno i primi brani. Ma la sua prestazione non ne è danneggiata e i fan hanno potuto apprezzare un musicista sempreverde. In conclusione, gli assenti come sempre hanno avuto torto.

Tenco terza serata
La serata conclusiva del Premio Tenco 2011 offre la sala finalmente piena. Merito probabilmente di Ligabue che ha portato numerosi fans, riconoscibili dalla maglietta. La serata si apre con Giorgia Del Mese, uno dei nuovi nomi raccolti nella compilation “La leva cantautorale degli anni zero”. Il primo brano non mi dice nulla, più interessanti i due seguenti, musicalmente più elaborati e con ritmi in levare. Ben altro effetto per i Nobraino, quintetto con ottima tecnica strumentale, bella presenza scenica, il cantante ha una gran bella voce baritonale che ricorda (ai tuttologi fanatici come me) Stuart Staples dei Tindersticks, i testi sono ironici. Il pubblico li gratifica con numerosi applausi. Quindi tocca a Paolo Benvegnù, secondo me oggi il miglior autore italiano di canzoni insieme a Francesco Bianconi. Il suo nuovo disco “Hermann” è arrivato secondo ma meritava la vittoria. Musicalmente Benvegnù è più da considerare un musicista rock che un cantautore vero e proprio e molto rock è la sua esibizione. Purtroppo solo tre brani per lui, che appare un po' intimidito dal teatro dal nome altisonante. Per fortuna il pubblico ponentino ha già assistito a un suo memorabile concerto loanese due anni fa. L'onore del tributo a George Brassens tocca alla Piccola Bottega Baltazar, che rilegge in veneto Marinette. Quindi il gruppo prosegue con alcuni brani propri, in italiano e veneto, con arrangiamenti in stile manouche. Anche questa band piace molto al pubblico, come i Nobraino una vera rivelazione. Nei cambi palco Peppe Voltarelli intrattiene con monologhi stralunati, ma dà il meglio di sé in uno strepitoso duetto con Petra Magoni sulle note di Cicoria di Modugno. La seconda parte inizia con Jaromir Nohavica, cantautore ceco premiato da Staino con la Targa per l'artista straniero. Vista la provenienza mi aspettavo un cantante molto politico, invece esegue delicate ballate romantiche, accompagnandosi con la chitarra o con l'organetto ereditato dal nonno. Si conclude con gli altri due artisti premiati: Mauro Pagani, accompagnato dalla sua ottima band, Eros Cristiani tastiere, Joe Damiani batteria e l'ospite Mario Arcari ai fiati, ripercorre in breve quarant'anni di carriera, Impressioni di settembre applaudita sin dai primi arpeggi, Creuza de ma, Ottocento, Europa minor e un brano nuovo, un gospel con testo tratto da un mistico persiano. Conclude Ligabue, che sceglie di eseguire brani dal nuovo album, eccetto Buonanotte all'Italia, con Pagani ospite. Io lo confesso, non amo Ligabue, ma la dimensione acustica gli si adatta e il pubblico è in delirio e si affolla sotto il palco. Una serata di alto livello e non solo grazie ai nomi più noti ma a tutti i partecipanti. Appuntamento al 2012, speriamo.
Alfredo Sgarlato

Club Tenco


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