lunedì 12 dicembre 2011

MALACHAI: “Return to the ugly side” (Uscita: 22 febbraio 2011, Domino)

# Consigliato da DISTORSIONI

Negli anni '90 Bristol fu la capitale di quella fusione di stili musicali che venne chiamata trip hop. Oggi i gruppi originali vivono di rendita e da un po' di tempo il filone appariva appassito. A riportare l'attenzione su Bristol sono i Malachai, il cui secondo album “Return to the ugly side” si pone come diretto successore del precedente “The ugly side of love” uscito solo un anno fa. Il disco si apre c
on una vera e propria ouverture sinfonica e rumoristica, Monsters, per poi prendere con le successive Anne e Mid Antarctica un tipico andamento trip hop, batteria secca e picchiata e chitarre sporche campionate, anche se i cori e il timbro delle voci farebbero pensare di essere a Liverpool piuttosto che a Bristol. Infatti i due Malachai, Gee e Scott ammettono tra le proprie influenze Beatles e Beach Boys oltre agli amici Portishead e a Monk & Canatella, cult band la cui impronta affiora spesso nel disco, per esempio in Let 'em fall. La voce di Gee può ricordare quella di Horace Andy; diversamente dai classici stilemi trip hop solo nel brano Rainbows appare una voce femminile, Kate Wainwright. Le atmosfere però non sono plumbee come era nei dischi che provenivano da Bristol negli anni '90. Solo la conclusiva HyberNation, tutta echi e dub è pienamente nei toni tipici di Tricky e co. Nel disco in generale gioiosi umori pop si alternano con quelli plumbei così tipicamente british, vedi Monster, ripresa scarna dell'ouverture. Anche un brano come My Ambulance, che appare più inquietante, lancia nel finale un coro squisitamente melodico. La jazzata How you write è il vertice dell'album. Un disco molto interessante che nel suo mescolare stili opposti eppure così peculiarmente tipici di Oltremanica indica una possibile via futura del pop.
Alfredo Sgarlato

Malachai




1 commento:

Resto In Ascolto ha detto...

non si sono spostati dal precedente, ma non è necessariamente un male. l'esordio è ancora tra i miei preferiti di quell'anno.
saluti.

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