domenica 11 dicembre 2011

FRANCESCO RENNA: "Appunti dal blu" (Uscita: 24 settembre 2011, Blue Garrett Sound)

Difficile essere cantautori in questo nuovo millennio, imbracciare una chitarra, comporre i propri pezzi e farsi notare dal pubblico, riuscire insomma ad emergere dalla marea di nuovi esordienti. Nei magici anni 70' quando esplose il fenomeno vi erano certamente motivazioni ben più forti delle attuali (a dire il vero ci sarebbero anche adesso), c'erano gli ideali politici, la lotta di classe, la rabbia giovanile,
si scrivevano canzoni e si facevano comizi durante i concerti, ci si schierava con la sinistra militante, i testi spesso riflettevano situazioni vere, non si parlava solo di amore e sdolcinamenti vari. Adesso nel nuovo millennio dopo 40 anni cosa è cambiato? Innanzitutto abbiamo una visibilità molto maggiore: grazie alla rete, a Youtube, Myspace e Facebook, per non parlare ovviamente dei siti ufficiali, i vari artisti possono ritagliarsi il proprio spazio e farsi conoscere da tutti. Questo ha portato al proliferare delle nuove proposte, un’ overdose di scalpitanti giovanotti con pretese artistiche sconfinate, ma con un inevitabile e preoccupante abbassamento ed inaridimento della qualità musicale, tanto che è davvero difficile trovare qualcosa di un livello quantomeno accettabile. Tutta questa lunga introduzione ci porta infine a parlare di Francesco Renna, da Avellino, 25 anni a gennaio, precoce chitarrista ed armonicista, strumento che impara fin da giovane età. Dopo aver incamerato un numero sufficiente di brani Renna ha deciso che era maturo per esordire in proprio, e lo fa coraggiosamente sulla lunga distanza, auproducendosi in questo “Appunti dal blu”. La copertina già la dice lunga sul contenuto del disco, i testi parlano di amore, piccole autobiografie fatte canzoni, poco o niente dedicato al sociale, niente che non sappia di già letto od ascoltato, cosa che lo accomuna a molti altri coetanei del decennio zero ed oltre. La musica? Mah, fra le sue influenze sbirciando nei suo spazi web si trovano Bob Dylan, Pink Floyd, Doors e Jimi Hendrix(??): che dire, nulla che vi si avvicina, nemmeno vagamente, non vi scomodate a cercarlo, si parla però anche di Zucchero, Capossela, Pino Daniele e Bennato ed allora forse centriamo meglio il bersaglio. Il difetto di questo disco è lo stesso di tante altre proposte simili, tipiche dell'attuale panorama nostrano, ben suonato, ben arrangiato bene, pulitino anche troppo, ma poca fantasia nelle composizioni, testi banali, voce anonima e pure stucchevole alla lunga. Nel suo profilo myspace e nelle note a margine del disco si parla di profondità brasiliana, bossanova, e di spirito blues: in “Appunti dal blu” non c'è niente di tutto questo; come diceva Venditti in una sua nota canzone "scusa Francesco, ma probabilmente io e te abbiamo ascoltato due dischi differenti”.
Ricardo Martillos

Francesco Renna my space


6 commenti:

Anonimo ha detto...

Ciao Riccardo,
mi dispiace che il disco non ti sia piaciuto, anche perché in realtà i riferimenti al blues, alla bossa nova, al folk, sono davvero tanti e mi stupisco del fatto che tu non li abbia per niente colti.
Quanto ai testi, come dico spesso, sono volutamente superficiali nella loro apparenza. Hanno la leggerezza di parole scritte senza senso, ma analizzandoli si possono scoprire moltissimi dettagli.

Il paragone con gli anni '70 non sta in piedi. Non so, forse tu sei della generazione dei processi ai cantautori, del movimento di Lotta Continua, ma lì c'era un approccio umano alla musica, adesso con internet è andato tutto a farsi benedire, vengono a mancare decine e decine di sensazioni fisiche durante l'ascolto. Internet non è così potente come si crede, anzi!!!
Quindi per carità.. decennio zero quanto vuoi, difetti generazionali, pappa pronta.. ma queste non sono brutte canzoni, è ingiusto trattarle in questo modo...

Buon lavoro e buona serata :-)

Francesco

Anonimo ha detto...

Premetto di non essere un esperto musicale e di aver limitate competenze per dare un giudizio artistico adeguato rispetto a quanto è stato detto nell'articolo precedente.Sono stati citati hendrix,gli anni '70,le lotte giovanili,la rabbia di una generazione in lotta per un mondo migliore,ponendo a confronto un'indistinta schiera di artisti emergenti che non hanno più ideali e abusano di testi edulcorati ed eccessivamenti smielati.ora io non so quale siano i requisiti per cui una voce possa risultare stucchevole,però credo che sia altrettanto stucchevole e paternalistico stigmatizzare e generalizzare una presunta assenza di valori di un' epoca contemporanea dominata dalla superficilità e dall'abulia.non si possono paragonare epoche storiche diverse e soprattutto è risibile paragonare mostri sacri della musica come hendrix a un giovane che sta appena esordendo nel campo musicale;è come se si stroncasse l'opera prima di un giovane regista confrontandola a uno dei capolavori di kubrick o di scorzese.ogni epoca ha i propri valori e non bisogna mai fare generalizzazioni e soprattutto la critica rimane un utile strumento di valutazione fin quando è costruttiva.nell'articolo precedente invece leggo solo una serie di luoghi comuni e di rassegnazione sul declino della società occidentale, ma nemmeno un' utile proposta o consiglio su come uscirne.è verò che ci sono tanti problemi sociali,politici ed economici,ma chi l'ha detto che è sbagliato reagire ed esprimersi con la leggerezza ,l'amore,la speranza e la tenerezza.in lezioni americane Calvino difende la leggerezza come valore e non come difetto, intendendo la leggerezza come reazione all'insostenibile peso della vita.inoltre francesco non sarebbe il primo a utilizzare il registro dell'evasione e del sentimento in un contesto storico difficile.Boccaccio ha vissuto in uno dei periodi più cupi della storia:nel 1348 imperversava la peste nera a Firenze,c'era il terrore del contagio e di conseguenza erano venuti meno ogni forma di solidarietà umana;profonda era la crisi economica e dei valori che si era creata.In questa situazione sarebbe stato sicuramente più logico esprimere dei contenuti gravidi di rabbia,rassegnazione,disperazione nei confronti di questa abissale crisi ,foriera di un'apocalisse inevitabile.eppure boccaccio che cosa fa :scrive il decameron,un 'opera che ,seppur partendo come ovvio che sia dall'esecrazione di un quadro sociale aberrante, non si sofferma su di essa in maniera insistentemente moralistica, fatalistica,stucchevole;ma proietta i protagonisti in una cornice mitica dove hanno diritto di esistere solo il diletto e il divertimento,dove l'amore ,in tutte le sue accezioni, è uno degli argomenti preferiti nel comune intento di sopperire a una realtà disgregata e alla deriva,che ha rinnegato i valori su cui si fondava.Boccaccio nel decameron ricostruisce idealmente una nuova dimensione sociale,dominata dal diletto,dall'amicizia e dal piacere di narrare storie nella fiducia che anche nello sfacelo il buono può resistere e deve essere difeso a tutti i costi.con questa divagazione non voglio paragonare certo francesco a boccaccio,cadendo nello stesso tranello che ho criticato,ma voglio solo dire che l'arte non deve necessariamente riflettere determinate problematiche sociali e che è sbagliato pensare che si possa applicare sempre al presente dei valori e degli esempi che appartengono al passato.è importante invece credere nella possibilità di coltivare nuovi o vecchi valori che spesso si danno per scontati.

Anonimo ha detto...

io conosco francesco e rispetto le opinioni di tutti ,ma rimango basito quando leggo delle critiche troppo impietose e precipitosi nei confronti di un ragazzo che tra le pieghe del cuore custodisce le corde della sua chitarre,che senza alcun aiuto si è autofinanziato un disco sfidando le insicurezze economiche del suo tempo ,la sfiducia e il biasimo di amici e parenti,lo sberleffo dei benpensanti,il rischio del fallimento e di vedere i propri sogni inceneriti da una vita che ti bastona senza pietà.nell'articolo che ho letto non ho percepito un cenno di incoraggiamento,un anelito di stima,un ombra di ammirazione.certo ognuno è libero di dare o non dare quello che vuole però io ammiro francesco perchè è una delle poche persone che conosco che crede nei sogni e non li lascia da parte come fanno molti,a marcire nella velleità,ma mette tutto il suo talento e tutte le sue energie per realizzarli.francesco è uno dei pochi ragazzi che conosco che crede ancora nell'arte,nella capacità della musica e delle parole di evocare dei sentimenti,delle emozioni.viviamo in un mondo crudele e meschino,dove tutto e meccanicizzato,dove il profitto vale più della poesia,dove l'individualismo è talmente potente che i sentimenti vengono considerati di ostacolo alla vita;e noi critichiamo chi cerca di far sopravvivere sentimenti ed emozioniche che dal mio punto di vista non sono affatto banali.nell'epoca in cui viviamo parlare di amore è il vero anticonformismo ,credere nei sentimenti è rivoluzionario,avere la speranza di essere leggeri non equivale a una fuga sterile e superficiale dalla realtà ma è un modo per preservare la bellezza che ancora non è stata contaminata.ora,io non so se francesco sfonderà,forse avrà successo,forse no ,ma personalmente ritengo che possa ritenersi più che soddisfatto perchè la sua di bellezza l'ha già messa al sicuro,in quelle 14 tracce,in quelle melodie nate dalla passione e da esperienze dolorose,in quelle parole che racchiudono sentimenti veri.

claudio decastelli ha detto...

i vostri commenti francesco e anonimo (che abbiamo pubblicato lo stesso, ma potresti per favore non continuare a esser tale) sono lodevoli per la civilta' dei toni e la profondita' delle argomentazioni, che non sono da tutti, musicisti e loro affezionati, quando si pubblicano pareri non posiviti su dischi o concerti. al di la' dell'oggetto del contendere, cioe' il concetto di 'bellezza' di musica, che puo' avere approcci e approdi diversi a seconda di formazione musicale, gusto, carattere, trovo comunque molto utile un confronto non solo sugli stili dei musicisti ma anche sulle motivazioni, quando queste non sono il diventare famosi e possibilmente con una significativa dotazione di denari e cotillon. riccardo nel recensire non poteva sapere delle motivazioni, si e' limitato a un'analisi di stile, analisi sulla quale abbiamo la massima fiducia sia circa la sincerita' di intenti e mancanza di secondi fini sia circa la sua capacità di ascolto e la sua non volonta' di arrecare danno, anche solo morale, a persone, a francesco tanto meno direi, del quale riconosce peraltro la difficolta' che deve affrontare nel comporre e pubblicare musiche. a differenza dei mezzi cartacei quelli in rete permettono il diritto di replica a chiunque e noi siamo ben lieti che sia tu francesco sia tu anonimo (ma non per molto, spero :-) abbiate voluto approfittarne e nel modo in cui lo avete poi fatto. la recensione mi rendo conto che puo' non essere un aiuto quando non mette in evidenza quello che il musicista pensa di avere messo di proprio nel disco, ma le critiche negative, se argomentate (e riccardo le ha) sono pure queste degli strumenti per migliorarsi. io personalmente, che comunque il disco di francesco non lo ho sentito, spero che in ogni caso anche distorsioni sia un pezzo del suo percorso artistico, che non puo' che essere che agli inizi data l'eta' (beato te francesco ;-) decisamente giovane e quindi ancora soggetto a molte variazioni, ovviamente sempre in meglio ti auguro, francesco, credo a nome anche degli altri collaboratori di distorsioni medesimo. ciao

Ricardo Martillos ha detto...

Per Francesco infine: ti voglio fare una domanda: ma te avresti preferito la classica
recensione ruffiana tipo il 90% dei siti web italiani di musica, spesso ipocrita e fatta solo per accattivarsi simpatie e nuovi lettori o un onesta ma sincera bocciatura da parte di uno che il tuo disco non lo ha proprio apprezzato? Poi : il paragone con i 70 non regge? forse no ma perché i giovani di adesso sono egoisti, menefreghisti e non hanno voglia di lottare e ribellarsi i motivi e le motivazioni sarebbero anche più forti che nel passato, si sta e si vive di merda al giorno d'oggi e venirsene fuori con l'amore come toccasana non mi sembra il massimo anzi sa di fuga dalla realtà e dai problemi, non siamo più al tempo del flower power e del "mettete dei fiori nei vostri cannoni.. " Poi dici "queste non sono brutte canzoni", certo per te lo sono senza dubbio .. altrimenti non le avresti pubblicate no? visto anche che ti sei autoprodotto il disco sarebbe stato quantomeno bizzarro.. che ti devo dire Francesco?
E' il classico disco che ti (mi) scivola via senza lasciare traccia, ripeto ben suonato ma senza mordente, troppo "pop" leggero per le mie orecchie, che ci posso fare se ho queste sensazioni di ascolto, se non mi piace potrò scriverlo o devo essere crocifisso sulla pubblica piazza? ..eppoi se magari nel commento mi citavi quali canzoni del disco sono attinenti alla bossanova ed al blues (ed al folk) mi avresti fatto contento.. Con internet "manca la sensazione fisica" non so cosa voglia dire..ma al di là di questo quello che è più importante non è che necessariamente per me un disco deve essere "impegnato" per essere valido, del resto in quel campo di LOLLI, GUCCINI, CIAMPI, ed AREA non ne nascono tutti i giorni però per venire ai giorni nostri provate ad ascoltare Il Teatro degli Orrori, Zen Circus, Bologna Violenta e vi farete un idea di quello che significa avere coraggio e voglia di fare qualcosa di coinvolgente, quantomeno a livello di testi, insomma provare almeno ad essere diversi dalla massa.
Per concludere vorrei sinceramente ringraziare tutte e 3 le persone che mi hanno scritto in questi commenti sottolineando la loro ESTREMA CIVILTA' E CORRETTEZZA nell'esporre le loro opinioni, dote assai rara di questi tempi, e spero ci siano molte altre occasioni di leggere ancora le loro parole nel nostro web magazine.

Francesco Renna ha detto...

Io non vedo nessuna crocifissione in atto caro Riccardo, da parte di nessuno.
Per di più non riesco a capire come tu non ti sia accorto dei tanti riferimenti al blues ("Ingranaggi", "Stelle Bugiarde", "Tra Passato e Futuro"), sia dal punto di vista armonico che solistico. Di assoli di armonica sui pezzi Pop in Italia se ne sentono davvero pochi.
I riferimenti alla Bossa nova e al Folk? Le tre BONUS TRACKS cosa ti sembrano, ti sembra Pop anche quello?
La cosa che mi incuriosisce di quello che hai scritto fino ad ora è che parli di sociale, dei Bologna Violenta, Zen Circus.. ma fammi capire.. hai visto il Logo presente dietro al CD promozionale che ti ho inviato? Avresti potuto accennarlo, avresti potuto interessarti un attimo.. forse quel logo significa qualcosa! O forse molto più semplicemente avresti potuto leggere i testi contenuti nel CD: cosa c'è di più sociale di "In un Solo Istante"?

Qui si parla di opinioni, su qualcosa che è già un'opinione sul mondo: un disco.
Io però sono sicuro di una cosa e cioè che è 10 volte più semplice scrivere male che scrivere bene di qualcosa.

Quando giro per internet alla ricerca di recensioni su gruppi emergenti non vedo tutta questa positività e stima nei loro confronti, frutto di un'ITALIETTA che come al solito pensa più a CRITICARE che a FAR CRESCERE ciò che ha da offrire.

Un saluto!

Francesco

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