domenica 27 novembre 2011

STEREO MC's: “Emperor's Nightingale” (Data Uscita: 19 Settembre 2011, !K7)

Dalle profondità del tempo riemergono gli Stereo Mc's. Echeggia allora nelle nostre orecchie l'epopea “baggy”, il pop un po' funkettoso e inoffensivo dei Jesus Jones o degli EMF, e quella specie di rap canticchiato dalla voce monocorde dello scheletrico Rob Birch, che si dimenava in pantaloni esageratamente oversize, circondato da bonazze, nel video del vero e proprio inno dei nostri, la mitica Connected. Nel loro piccolo, Stereo Mc's hanno scritto una pagina importante nella musica dei primi anni '90,
se non altro perchè hanno avuto l'intuizione di iniettare nel canone allora piuttosto statico del rap una potente dose di funk e di utilizzare, almeno nell'album “Connected”, strumenti “veri” al posto di synth e turntables. E, in ogni caso, quel disco lì era veramente fantastico, un susseguirsi di hits che infestarono le nostre radio per diversi mesi. Oggi Rob Birch e Nick Hallam sono due signori sulla cinquantina, il primo pelato e con panza da pub, il secondo sempre scheletrico e con pizzetto rossastro. Dopo il megasuccesso di “Connected” sono scomparsi dai radar, probabilmente hanno vissuto di rendita, visto che i due album che hanno partorito fino a questo “Emperor's Nightingale” sono stati, sia commercialmente che artisticamente, dei disastri. È dunque il caso di interessarcene ancora? La risposta, dopo l'ascolto del disco in questione per me è positiva. L'album, infatti, è piuttosto piacevole, con qualche picco e qualche inevitabile caduta di tono, come l'incomprensibile Wooden Heart, una specie di stramba marcia funebre a suon di tastierona similmoog, il peggior modo di aprire un disco, mi vien da dire. Però i nostri si riscattano subito con il singolo Boy, nella quale il piano viene affidato al giovane fenomeno jazz inglese, Jamie Cullum, quasi una ballata spruzzata di nostalgia, dopodichè il disco prende quota, sul registro elettro-funk condotto dalle tastiere e dalla beat box “vintage” di Hallam e dalla voce secca e nasale di Birch, che abbandona quasi completamente il rap in favore del canto. Nella mia hit parade del disco, ai primi posti compaiono senz'altro Tales, con un piano house irresistibile, il funkettone di Phase Me, Far Out Feeling, dal beat drum'n'bass e Desert Song, con le sue atmosfere un po' alla Trainspotting. Un disco onesto, insomma.
Luca Sanna

!k7 Records/Stereo MC's

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