venerdì 24 giugno 2011

TY SEGALL: "Goodbye Bread" (21/06/2011, Drag City)

Della recente scena indipendente americana, la California più di altre sembra la location in grado di attirare su di sé l’attenzione. Ty Segall sebbene tra i più giovani anagraficamente è sicuramente uno dei nomi maggiormente responsabili di questo richiamo. Freschi di pubblicazione, il suo tributo a Marc Bolan in formato ep - “Ty Rex EP” (2011, Goner)- ed il "Live at Aisle", non lascia manco il tempo per riprenderci, che eccolo di nuovo lì con un album bello nuovo di zecca.
Per la prima volta su Drag City, preannunciato dal singoletto I can’t feel it, questo "Goodbye Bread" rivela subito una vena più cantautorale ed un po’ più di ricercatezza, in un clima molto meno spensierato e adolescenziale, sintomo del fatto che se il ragazzo sta crescendo, l’artista si fa più introspettivo. Per sua stessa dichiarazione l’ascolto più frequente che ha accompagnato la gestazione del lavoro è stato "Everybody Knows This Is Nowhere" di Neil Young. Ma in Goodbye Bread si scorgono aliti, sussurri, sospiri, risate, lamenti da un passato remoto che non è indispensabile aver vissuto per conoscerlo. Come fantasmi, si percepiscono nel loro rincorrersi giocosamente da una stanza all’altra, facendo sbattere porte e finestre.
La canzone che dà il titolo all’album e che lo inaugura è una soffice e incantevole aria beatlesiana, a cui manca solo l’arrangiamento per archi. Così come per You make fry the sun. L’eterea follia di I’m with you strutturalmente stravolta dal finale in assolo, su cui volteggia un beffardo Syd Barrett. Il cantato in My head explodes (brano già presentato in un’altra versione, nel 7” split con Jeff the brotherhood) ricorda grottescamente Kurt Cobain e non solo per il titolo. The Floor e I can’t feel it riluccicano di lustrini glam e anni ’70. Ma il suo sguardo rivolto al passato, non si limita al mero ripescaggio (come già dimostrato nel suo Ty Rex ep). E’ sì, un riesumatore di cadaveri, ma capace di rianimarli e renderceli più vivi che mai, nel pieno del loro fulgore, evitandoci una straziante veglia a dei corpi imbalsamati. E in tempi di beatificazioni, scusate se è poco.
Se avete bisogno di qualcosa che accarezzi le stellate notti estive, "Goodbye Bread" riuscirà a farvi re-innamorare come non pensavate fosse più possibile. Ty Segall non ha perso quella sua tipica ispirazione “pop zuccherina”, ma per chi si aspettava qualcosa di simile a "Melted" o "Lemons" troverà questo nuovo lavoro un pò più mainstream, come dire, un pò ”ripulito”: intesi, una ripulita come quella che si può dare a un lecca-lecca caduto per terra ricacciandoselo in bocca. E’ che eri troppo piccolo quando lo hai fatto per potertene ricordare ora. O forse un Ty Segall solo un pò imbarazzato dalle aspettative riposte su di lui, da chi lo attende come la next big thing, in procinto di firmare per la Sub Pop, di chi lo ha già indicato come l’erede del compianto Jay Reatard, quando, probabilmente, lui vorrebbe solo rimanere quel ragazzo che divide le sue giornate tra skate-board, chitarre e girlfriends. Non aver troppa fretta di crescere Ty.
Federico Porta

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Drag City Records

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