giovedì 23 giugno 2011

MATTEO MALQUORI - “Il gioco analogo” (2011, autoproduzione/Wondermark)

“Un film a lieto fine è un film che non finisce. Perchè i film devono raccontare la vita di tutti i giorni, e la vita non è mai a lieto fine”. Questa frase così amara è del regista francese François Truffaut. E sicuramente deve avere pensato la stessa cosa Matteo Malquori, quando ha iniziato a lavorare a questo suo album intitolato “Il gioco analogo”. Nelle storie di Matteo Malquori non c'è posto per il lieto fine. Una volta da piccolo parla dell'incontro di un bambino con la realtà mostruosa, alienata, distorta del circo; Bloody Mary Blues
racconta un altro tipo di incontro, forse indesiderato, di certo doloroso per tutti e due, davanti al bancone di un bar; Monedita è una storia di viaggi esotici, e prosegue sui territori blues del brano precedente, guidato da una lancinante armonica a
bocca perfetta per il genere, ma è piacevolmente “destrutturato” da colpi imprevisti di percussioni intonate, ma non troppo; Alcool e cartoni inizia invece con i passi barcollanti dell'ubriaco che inciampa nelle sue stesse bottiglie sparse e ne racconta le dure vicende di sopravvivenza, rovistando di cassonetto in cassonetto. Le storie d'amore andate male, poi … godono di un posto d'onore nella mitologia di questo universo di spostati osservato con occhio lucido e, spesso, anche ironico, dal Malquori: è così in Vai via, dramma di persone che non hanno più niente da dirsi, ma se lo dicono in riva al mare, è ancora così in Il profumo, storia di incontri e divorzi sui vialoni di una grande città, che riscopre quel blues scarno di Monedita, con le urla dell'armonica a bocca, stavolta punteggiata dai colpi delle chitarre “giuste”, una slide e una più asciutta dai timbri un po' twanging, ed è ancora così in Chanel, canzone il cui titolo è talmente coerente con quello della precedente da sembrarne il seguito, mentre le sonorità si fanno ai limiti dell'hard rock, con un granitico riff chitarristico che accompagna i profumati incontri del protagonista e un grande solo di organo Hammond.
Per non parlare della conclusiva Sul balcone, dove il protagonista, abbandonato da una donna, sta per buttarsi di sotto e, ironicamente, mentre si pone mille domande, si osserva gli alluci. Intanto il vicino si preoccupa solo della sua auto parcheggiata sotto! Insomma, concludendo: Malquori è un cantautore. Ma se con questo termine pensate al piccolo grande amore di Baglioni, alle luci a S. Siro di Vecchioni o a una ragazza incinta su un motorino cantata da Venditti siete del tutto fuori strada. Malquori ama Tom Waits e si sente. E forse ama anche Buster Poindexter e altri maledetti da bar a fine serata. Nel panorama italiano può sicuramente trovare un forte metro di paragone in Vinicio Capossela, in Zibba e persino in alcuni esperimenti di Mimmo Locasciulli.
Se vogliamo muovere però un appunto a questo Narratore degli Sconfitti, possiamo fargli notare che lo preferiamo quando il suo cantato è più misurato, come appunto in Chanel o in Mercante di illusioni. Quando eccede con la teatralità, come in Una volta da piccolo o in Sul balcone rischia di sfiorare la caricatura.
Alberto Sgarlato

Wondermark

Matteo Malquori - Libreria La Cité, Firenze - 20 Dicembre 2009
Centro Giovani "I Macelli" , Certaldo - 21 Febbraio 2010
Sul balcone live

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