martedì 21 giugno 2011

RAVEN SAD: “We Are Not Alone” ( 2010, Lizard Records)

Uscirà a novembre l’album “Layers of stratosphere”, terzo capitolo del progetto toscano Raven Sad. Vale la pena, però, di soffermarsi ancora un attimo sul precedente “We are not alone”, uscito recentemente. Mentre il prossimo “Layers” vedrà i Raven Sad delinearsi nella forma di una vera e propria band, “We are not alone” è più identificabile come un’opera solista del leader, ideatore e coordinatore di tutto ciò, il polistrumentista e cantante Samuele Santanna, coadiuvato da validi collaboratori (Marco Chiappini e Fabrizio Trinci alle tastiere, Gilberto Giusto al sax).

L’album è un concept, nella migliore tradizione del progressive rock, che trae spunto da una massima dell’illustre astrofisico statunitense Carl Sagan: “Se davvero fossimo soli (nell’universo, sottointeso) si tratterebbe di un grande spreco di spazio”. E le musiche che ci guidano attraverso questo tema sono ariose, eteree, rarefatte, cosmiche almeno quanto l’emozionante antefatto. More life forms evoca fin dalle prime pennate i Porcupine Tree del periodo “Up the downstair”, mentre le prime note di Fluttering Flags sono in qualche modo debitrici nei confronti della floydiana “Shine on you crazy diamond”. In Meteor il mantra ossessivo recitato da un sequencer ci guida per mano lungo un cammino che potrebbe addirittura partire da Alan Parsons Project per arrivare agli Ozric Tentacles, mentre il sax che si snoda su di esso, reso liquido da effetti di riverbero e delay, non può non evocare Didier Malherbe nei Gong di Daevid Allen.
La delicata To write me a song, uno dei momenti più toccanti dell’album, vede le limpide pennate pulite della chitarra acustica, gli archi del Mellotron e un tremolante, instabile synth che evoca un vecchio Theremin fare da semplice supporto a una splendida interpretazione vocale che in qualche modo può ricordare il David Sylvian di quel fortunato quanto breve periodo di reunion dei Japan chiamato “Rain tree crow”. Intanto, nel corso di tutto l’album, affiorano qua e là timbri elettronici che evocano sonorità etniche (shakuhachi, percussioni intonate, persino un suono simile a un salterio), che riportano a certe produzioni della Real World di Peter Gabriel.
Ma attenzione, non si pensi assolutamente che “We are not alone” sia un semplice compendio di 40 anni di prog-rock, art-rock e sperimentazione nelle sue forme più nobili! Niente affatto: Santanna mostra di aver metabolizzato con sentimento, gusto e sobrietà le influenze dei Vati che hanno costituito il suo percorso di crescita artistica e le rilegge con personalità, con intelligenza ma, soprattutto, con la grande capacità di permeare l’album di una toccante atmosfera, coerente, omogenea e costante in ogni dettaglio, che rapisce l’ascoltatore, lo coinvolge, lo accompagna dall’inizio alla fine in un vero e proprio viaggio ai confini dell’universo. Non resta quindi che aspettare con ansia “Layers of stratosphere”, l’album che consacrerà definitivamente Samuele Santanna nell’Olimpo dei più interessanti autori di prog-rock moderno.
Alberto Sgarlato

Lizards Records

We Are Not Alone Preview
Infinite Lactean Seashore
More Life Forms

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