venerdì 1 aprile 2011

PIETRE MILIARI - CLASH: "Joe Strummer e London Calling" (Dec 14, 1979, Epic)


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Non deve essere stato difficile per Joe Strummer abbandonare la vecchia strada per la nuova, gli bastò probabilmente seguire il proprio istinto. All’uscita dell’album "London Calling" (1979 per il Regno Unito e 1980 per gli Usa) il taglio con il passato era già stato bello che fatto. Il punk era nella sua fase discendente e Strummer e i Clash erano già proiettati verso nuovi mondi (musicali e non) in territorio americano. L’energia del punk che aveva anche perso il suo emblema Sid Vicious andava lentamente scemando al contrario di quella di Strummer, e dei Clash tutti, che sembravano godere di straordinaria linfa ispirativa in quel periodo. A detta dello stesso Strummer durante le registrazioni in studio dell’album “americano” dei Clash si respirava un’energia ed un entusiasmo che il gruppo non aveva mai provato prima.
Più difficile per Joe deve essere invece stato il gestire il successo e la notorietà che l’album portò al gruppo alla sua uscita con un milione e duecentomila copie vendute. Nonostante alcuni precedenti screzi avuti con la stampa britannica il disco ricevette ottime recensioni e fin da subito si percepiva la grandezza del lavoro che era stato prodotto dal gruppo inglese. In America dopo l’apprezzamento (o forse meglio il non disprezzo) per il secondo album l’uscita di London Calling ebbe gli stessi effetti che in territorio inglese solo di gran lunga amplificati.
Il terzo album andava in tutto e per tutto ad aprire al gruppo di Strummer le porte del successo al grande pubblico. Concerti da ventimila spettatori a serata nei palazzetti delle maggiori città americane, frequentazioni con i personaggi di spicco di Hollywood, feste all’insegna degli eccessi diventarono pane quotidiano per i Clash. Ma fu proprio in un’occasione come questa che la personalità di Joe prevalse su ogni altra cosa “salvaguardando” il gruppo dall’essere travolto da ciò che loro stessi avevano creato. Le pressioni della casa discografica erano sempre maggiori, il gruppo si ritrovava a gestire situazioni più grandi di sè stesso: di lì alla compromissione di quello che erano stati i Clash fino ad allora il passo sarebbe stato breve.
Le cose però non andarono così visto che Strummer riuscì a far conservare alla band quell’identità che si era costruita nei primi anni di esistenza; la decisione (presa dopo un duro confronto con la casa discografica) di vendere l’album al prezzo di un singolo lp nonostante fosse un doppio o il continuare ad aprire tutti i concerti tenuti negli Stati Uniti (oramai tanto amati dalla band) con il pezzo I’m so Bored with the USA erano segno che la ribellione e l’irriverenza erano ancora aggettivi che potevano essere accostati alla parola Clash.
La filosofia che Strummer aveva improntato nel gruppo, quella di prendere sempre la parte di quelli più deboli, quella di combattere e denunciare le evidenti ingiustizie che il mondo faceva finta di non vedere continuava a permanere. Joe teneva al fatto che la band ponesse sempre all’attenzione del pubblico le tematiche sociali a lui care nonostante in quel periodo interessi e speculazioni da parte di terzi che giravano attorno al gruppo come avvoltoi avrebbero potuto compromettere lo stile Clash. Questo riuscì almeno fino a quando la situazione fu gestibile per Joe e soci, dopo di ciò il gruppo si rifugiò in studio per l’ennesima volta.
Lo stesso Strummer disse che la musica iniziò a diventare per lui quasi un riparo ed una protezione da tutto quello che non fosse musica e che li circondava in quel periodo. Così il gruppo nei momenti di difficoltà si nascondeva (anche fisicamente) negli studi di registrazioni anche per settimane, solo per sfuggire alle luci e pressioni dei riflettori. Il ruolo (a volte sottovalutato) che Strummer svolse per i Clash fuori dal palco eguagliò almeno il contributo che egli stesso diede alla musica della band. Se l’identità dei Clash si preservò (per quel che si poteva) nel mondo del business musicale nel periodo di maggior successo per il gruppo si deve esclusivamente al loro frontman. Certo non si può dire che non ci furono gruppi e movimenti che rinnegarono la loro fede e ammirazione per i Clash una volta che London Calling vide la luce ma quelli dei Clash furono essenzialmente cambiamenti dovuti ad un’evoluzione del gruppo sotto il profilo artistico: non si continui stoltamente a dire che Strummer e i Clash abbiano un giorno venduto la loro anima al business e al successo, non l’avrebbero ceduta neanche al diavolo, se mai ce ne fosse stato il bisogno.
“Eravamo dei rivoluzionari per via del punk rock. Era molto duro nel ’74 o ’75. Quando ripensi a quel periodo, era tutto grigio, personalmente lo ricordo come un periodo in bianco e nero. Era dura allora sfondare in America e noi ci riuscimmo suonando in ogni cesso da Kitchener, Ontario, fino a Everglades”. Joe Strummer
Marco Faieta
Clash

tracklist:
London Calling - 3:20
Brand New Cadillac - 2:08 (Vince Taylor)
Jimmy Jazz - 3:54
Hateful - 2:44
Rudie Can't Fail - 3:29
Spanish Bombs - 3:18

The Right Profile - 3:54
Lost in the Supermarket - 3:47
Clampdown - 3:49
The Guns of Brixton - 3:09 (Paul Simonon)
Wrong'em Boyo - 3:10 (Clive Alphonso)
Death or Glory - 3:55
Koka Kola - 1:47
The Card Cheat - 3:49
Lover's Rock - 4:03
Four Horsemen - 2:55
I'm Not Down - 3:06
Revolution Rock - 5:33 (Jack Edwards, Danny Ray)
Train in Vain - 3:09


London Calling

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