domenica 27 marzo 2011

BOOK REVIEWS - MIHA MAZZINI, “Il giradischi di Tito” (2008, Fazi Ed. - €.16,00)

Anche se il libro è uscito tre anni fa vale la pena segnalarlo, sia per la buona qualità della scrittura e della storia, sia perché, anche se ambientato in un Paese e in un mondo lontano non geograficamente, ma politicamente e culturalmente dal nostro, ci fà fare un piacevole viaggio a ritroso in un periodo in cui il rock era per la gioventù una vera ragione di vita e rappresentava la scoperta di un mondo di libertà e rottura con il passato, e se questo è stato vero nei paesi capitalisti, lo è stato ancor di più in quelli socialisti.
Slovenia primi anni Settanta: Egon è un tredicenne timido e impacciato che vive con la nonna, vecchia bigotta che crede di parlare con le anime dei defunti, e la madre, donna delle pulizie nella ferriera del paese che vive immersa nei film melodrammatici e convinta di avere un figlio stupido e che non le vuole bene; il padre non c’è, scomparso, quindi Egon non può beneficiare di quel relativo benessere di cui godono i suoi coetanei i cui genitori lavorano in Germania. La sua vita si consuma fra il cinema del paese e la lettura dei fumetti, il suo più grande desiderio, un giradischi, sembra irraggiungibile e così non può ascoltare nemmeno l’lp dei T.Rex che la cugina gli ha regalato.
E allora l’unico modo per farsi una cultura musicale, non potendo ascoltare i dischi, è quello di leggere le riviste in biblioteca o di collegarsi nottetempo con radio Lussemburgo per ascoltare un concerto degli Slade. Sarà poi l’incontro con Roman l’hippy che giudica i suoi gusti troppo commerciali a spingere Egon a fare anche lui, come i suoi concittadini più benestanti, il viaggio del sabato verso la Gorizia italiana per acquistare un disco dei Pentangle, passaporto per entrare in casa di Roman dove Egon fumerà sigarette dal sapore strano e ascolterà i racconti di uno che ha visto l’India e Woodstock: scoprirà il progressive e l’Incredible String Band.
Il giradischi di Tito è un romanzo di formazione, c’è la scoperta del sesso e il primo innamoramento, lo scontro con un mondo adulto che sembra estraneo e distante, la solitudine e la nascita dell’amicizia, l’incontro con la morte, ma il libro ci fa anche conoscere un mondo per noi misterioso, quell’Est europeo comunista che non era del tutto impermeabile alle suggestioni e alle novità che venivano dall’Occidente; la gioventù slovena ascolta il rock, compra dischi e blue jeans nella vicina Italia, vede Easy Rider e ad imitazione degli eroi di quel mitico film si lancia per la strade su scassati motorini cantando a squarciagola Born to be wild.
Miha Mazzini, che ha tratto questo romanzo da un suo film, “Sweet Dreams”, mai uscito in Italia e da cui sono tratte le foto di questo articolo, racconta la storia con piglio quasi neorealista: raffigura con vivacità e con un tocco di affettuosa ironia le picaresche disavventure del giovane Egon, compresso da una vita familiare gretta e misera e da una società conformista e paternalista nella quale la figura di Tito è il cemento intorno a cui tutto ruota e si regge. Ma il nostro protagonista fiuta attraverso la musica e il cinema l’aria nuova che anima il mondo, le sue azioni sono mosse da uno spirito sotterraneo di ribellione e libertà che da lì a qualche anno cambierà decisamente il corso della storia, ma questa è un’altra lunga storia.
Ignazio Gulotta

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