sabato 2 aprile 2011

LIVE REPORT - ROGER WATERS, "THE WALL" (Milano, Forum Assago 1 aprile 2011)

Dopo una lunga attesa eccomi all'ingresso del Forum di Assago per uno dei concerti evento dell'anno. Mi è difficile immaginare Roger Waters capace di condurre da solo una performance di un album dei Pink Floyd tuttavia dato che "The Wall" è probabilmente la sua opera massima nonchè quasi interamente sua creazione confido che la missione sia possibile. Il primo dei quattro shows di Milano è presentato da giorni come una versione aggiornata dello spettacolo degli anni '80. Inizio subito dicendovi che se vi chiedete se ne è valsa la pena e se avete amato “The Wall” nella sua proposizione originale on stage la risposta è assolutamente positiva. Il Forum è stracolmo e alle 21 in punto si inizia immediatamente con fuochi artificiali e un aereo che sorvola il pubblico andando a schiantarsi su una parte del muro (il resto del quale verrà costruito pezzo dopo pezzo durante il concerto).
Si parte in rigoroso ordine cronologico come è giusto aspettarsi dal disco concept per eccellenza. In the Flesh, The thin Ice ed ecco il primo trittico che infiamma la platea Another brick in the wall pt 1, The happiest days of our lives e la seconda parte di Another brick. Segue una bellissima Mother con un esperimento che vede il Roger Waters di oggi duettare virtualmente con l’immagine e la voce del Waters del tour di trent’anni prima, da brividi! C’è sempre qualcosa proiettato sul muro che viene costruito passo a passo durante lo show e molti dei messaggi proiettati sono aggiornati ad oggi con riferimenti contro la guerra e l’establishment: la gente sembra ovviamente gradire in particolare quando dopo la scritta “Should I trust the government?” appare la successiva “No fucking way!” su una parte del muro mentre sul lato opposto una eloquente “Col cazzo” strappa letteralmente l’ovazione generale.
Ci si avvia verso la fine della prima ora con un altro brano bellissimo come Don’t leave me now accompagnato da proiezioni sul muro di grande semplicità ed intensità e si conclude con Goodbye cruel world. Mezz’ora di intervallo e lo scambio di opinioni mi vede notare l’acustica insolitamente buona, la scenografia maestosa e non priva di alcuni degli elementi caratterizzanti le produzioni dei Pink Floyd (emblematico il maiale volante che sorvolerà il pubblico nella seconda parte dello spettacolo), il pubblico eterogeneo dai ventenni in su che canta praticamente tutte le canzoni.
Inizia la seconda parte, la mia preferita con Hey you fino a Comfortably numb con effettone finale proiettato sul muro e pubblico in estasi. Arriviamo alla fine con Outside the wall ed il muro che si era completato alla fine della prima parte che crolla lasciando uscire i musicisti a cantare sulle macerie. Roger Waters dall’alto dei suoi sessantasette anni portati benissimo tratta la sua creatura come un testo sacro ed il muro come un simbolo su cui far scorrere i mali attuali con i simboli di ieri e di oggi a manifestare il disagio suo e del protagonista dell’opera, per uno show che lascia stupiti per l’intensità emotiva, gli effetti e la storia che rappresenta. Sono le 23.20 è mentre sono in coda per uscire incrocio una ragazza con la maglietta del concerto (merchandising ufficiale a 40 Euro) in dolce attesa e non posso che dirle “Ehi, questo bambino crescerà bene”: visto i presupposti un augurio o forse, direbbe Roger, una speranza.

Testo, foto e video di Ubaldo Tarantino

3 commenti:

akplm ha detto...

apparte la cronaca del concerto, non abbiamo capito, noi che non eravamo presenti, se è stato un concerto di musica per il quale ne è valsa la pena!
ovvero, visto il prezzo del biglietto, il passato dei Pink Floyd, ed il passato di Waters se era ancora il caso di riproporre questo tipo di show.
io lo vidi una decina di anni fa al Flaminio e pensai di aver buttato al cesso 30 euri. Oltre al'emozioini di vedere un mio idolo, ormai invecchiato lo trovai come la brutta copia del suo passato, contorniato da imitatori di una vecchia storia di rock and roll. Per questo chiedo: dopo dieci anni ancora cosa è potuto cambiare?

Pasquale ' wally ' Boffoli ha detto...

ciao akplm, sono l'Amministratore di Distorsioni: scusami se non ti risponde l'autore, ma credo sia inutile perché le risposte agli interrogativi che tu poni sono ben visibili nell'articolo, a ben leggere. (wally)

Ubaldo Tarantino ha detto...

Premesso che non sono un particolare estimatore dei Pink Floyd (ma questo può essere un punto a favore per una critica "neutrale") e con non avevo mai visto un loro spettacolo (di gruppo o del singolo) posso dirti che a livello musicale, personalmente mi è piaciuto molto anche se, certamente, la non presenza di Gilmour si è sentita.
La sensazione è di aver assistito ad una rappresentazione che, per volontà del suo autore debba essere sempre uguale a se stessa come se si andasse oltre ad un concerto ma, si mettesse in scena una rappresentazione vera e propria e questo, a livello musicale è certamente un limite.
Immagino che per chi lo abbia visto allora, lo spettacolo di oggi possa sembrare "vecchio" ma, ritengo che questo discorso possa valere per un po tutti i gruppi che sono in giro da oltre trent'anni.Posso dire di aver visto gente piagere durante don't leave me now o estasiati davanti a Mother per cui, se la musica deve dare emozioni direi che l'obiettivo è stato raggiunto se poi vogliamo analizzare l'apetto meramente tecnico, posso sicuramente immaginare che vedere lo stesso show eseguito dai Pink Floyd al completo sarebbe stato meglio ma, per chi oggi ha vent'anni credo che aver visto uno spettacolo (perchè parlare solo di concerto è riduttivo)del genere non possa che aver aperto la visuale a livello musicale.

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