domenica 27 marzo 2011

ANDREW'S CORNER -HALO OF FLIES, "Music for insect minds" (1991, Amphetamine Reptile Rec.)

Tom Hazelmyer è un ex marine con la passione per il garage punk degli Stooges e per l' hardcore USA. Nel 1986 fonda l' Amphetamine Reptile, una delle label più famose per quanto riguarda il noise rock americano. Fra i gruppi messi sotto contratto dalla sopracitata etichetta ricordiamo gli Helmet, i Cows, i Today Is The Day, i Melvins, gli Zeke, i Tar, gli Hammerhead. Sicuramente ne ho scordato più di uno, ad ogni modo la prima band in assoluto sono stati gli Halo Of Flies dello stesso Tom (chitarra e voce), con Tim McLaughin al basso e John Anglim alla batteria. Tutto questo nasceva a Washington D.C. anche se successivamente l'Amphetamine Reptile venne trasferita a Minneapolis. Per dovere di cronaca ricordo anche che Hazelmyer faceva precedentemente parte dello staff della Reflex, la label degli Husker Du (prima di passare alla SST e poi ad una major).
"Music for insect minds" è una raccolta, un' antologia di tutti i singoli composti dagli Halo Of Flies. In realtà comprende tutto il materiale musicale della band, visto che, fedeli alla vecchia usanza dell' hardcore di fare solo singoli, i nostri non hanno mai inciso un solo album. Dicevamo prima dell' amore viscerale per le sonorità stoogesiane e per quelle ancora più dure del punk americano, ed infatti è proprio da questo incrocio che prendono forma le violente canzoni degli Halo. Una chitarra grezza e dissonante che ricerca percorsi davvero poco ortodossi ed una sezione ritmica che si sobbarca quasi tutto il lavoro pesante. Tre strumenti quindi ugualmente protagonisti, anche se per ragioni differenti, una voce che ricorda in certe parti lo sgolarsi degli Husker Du, in altre le urla di Cobain a precipizio con Iggy, senza dimenticare l' ansia adolescenziale del primo Albini. Il garage più rumoroso a spasso con cambi di tempo improvvisi, ritmiche spezzate al limite del free jazz, pezzi brevi e cattivi, aperture vagamente melodiche (di nuovo gli Husker Du) ma sempre imprevedibili. Cacofonia, dissonanze in abbondanza e pochissimo (per non dire zero) pop.
Andrea Fornasari



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