mercoledì 16 settembre 2009
RPWL :Ritorno al 'Sogno' by Roberto Fuiano
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I tedeschi RPWL si formano nel 1997, dando vita ad una cover band dei Pink Floyd. Il nome del gruppo è l’insieme delle iniziali dei componenti: Phil Paul Rissettio, Chris Postl, Karlheinz Wallner, and Yogi Lang.. In precedenza, Postl e Wallner avevano suonato nei Violet District, gruppo dalle sonorità cupe e sofferte, immerse in un’atmosfera di rarefazione psichedelica, che aveva prodotto un pregevole lavoro, “Terminal Breath”.
Del 2000 il loro primo disco “God has failed”, in cui è già chiara la linea portante del gruppo, sia dal punto di vista musicale che di testi. Uno stile personale e coinvolgente, nonostante le chiare influenze dei Pink Floyd e spesso anche dei Beatles (cosa non da poco).
Al di là dei suoni moderni, dell’elettronica usata con gusto e parsimonia, gli RPWL hanno profonde radici nella musica rock degli anni’70, rievocando l’adesione ad un mondo alternativo, fatto di pace, di amore, di sogno, di ricerca, attualizzata da maggiore consapevolezza e maggiore drammaticità.
Ascoltando le loro ballate si prova un gratificante senso di pacificazione. Le ariose aperture dove una chitarra conduce per mano verso mondi incantati. La voce sognante, a volte struggente, che asseconda godibili melodie con rara intensità. Le delicate note di pianoforte. I cambi ritmici con timbriche appena più hard e i momenti di trascendenza tutta orientale. Il sogno che emerge ad affermare se stesso, non come fuga, bensì come realtà oltre il percettibile.
I testi, in pieno accordo con la musica, possono essere ben sintetizzati dal titolo del loro quarto disco “The World Through My Eyes”. Infatti, è proprio il mondo attraverso gli occhi di artisti che possiedono, oltre a preparazione tecnica e conoscenza musicale, una profonda sensibilità. La valutazione di aspetti deleteri dell’umanità, come la guerra, la narcosi delle coscienze, la corsa al danaro, ricorre più volte. Una denuncia che viene però affiancata da forti spinte verso mondi interiori, dalle tematiche dell’amore, da un grande senso di pulizia e di limpidezza dell’animo che predilige i viaggi nella natura e nella mente.
Gli RPWL non sono però un caso isolato di musicisti che si riappropriano della musica come ”fatto artistico”, dando poco peso ai meccanismi commerciali di scalate al successo. Dagli inizi degli anni ’90, in piena crisi artistica del pianeta musica, sono nate numerose band che hanno preso a fare concerti e a pubblicare dischi con l’intento di fare arte e divertirsi, partendo dai gruppi progressive degli anni ’70, che portavano avanti ambiziosi progetti artistici e che furono spazzati via per dare spazio ad una mediocrità più pop e quindi più vendibile.
Al di là delle aspettative, questi musicisti, definiti neo-prog, sono riusciti a creare attorno a sé un invidiabile seguito di appassionati, e si sono realizzate etichette di case discografiche specializzate. Fenomeno questo che ha coinvolto praticamente buona parte del mondo (persino l’Indonesia ha visto nascere una band importante come i Discus). Purtroppo questa rinascita non ha toccato l’Italia, in cui non vi è neanche la distribuzione, tranne quella saltuaria per pochi nomi come Flowers King e Spock’s Beard. E gruppi italiani, davvero bravi, sono costretti a incidere all’estero, dove sono molto più conosciuti che in patria (The Watch, Arenames, Narrow Pass, Managala Vallis, etc.).
Al proprio attivo gli RPWL hanno ben sei dischi, tra i quali un doppio “live” in cui si evince la notevole carica comunicativa di questi musicisti; da segnalare qui la sorprendente esecuzione di alcuni brani dei Pink Floyd.
I testi qui di seguito riportati sono: Wasted Land e Sleep, tratti da “World Through My Eyes” del 2005, nonché la toccante canzone d’amore God Has Failed dal disco omonimo del 2000.
Terra desolata
(Wasted Land)
Calma la gente,
dì loro che la vita oggi è meglio di cent’anni fa
nutrili con la speranza di una guerra
di tutti contro tutti
senza che loro lo sappiano.
Come posso mostrarti il sentiero per una terra
che ti fiorisce dentro?
Liberati da catene e paure
per scoprire la bellezza della tua vita.
Quanto lontano possiamo andare?
Quanto lontano possiamo andare?
Camminiamo su una terra desolata
ma dobbiamo andare avanti.
Camminiamo su una terra desolata
ma lo spettacolo deve continuare.
Le notizie sono buone
il Sistema sta lavorando,
lasciateci guardare uno show in tv.
La guerra è un gioco
la vita un bilancio patrimoniale
il danaro ti dice ciò che è giusto o sbagliato.
Tagliando la verità in pezzi e completando
un puzzle di cui nessuno ha colpa
viviamo per i nostri desideri e bisogni
ma nessuno vince al gioco.
Quanto lontano possiamo andare?
Quanto lontano possiamo andare?
Camminiamo su una terra desolata
ma dobbiamo andare avanti.
Camminiamo su una terra desolata
ma lo spettacolo deve continuare.
Dormi
(Sleep)
La Luna appena nata pare una culla, che brilla sulla sabbia del deserto
profumo di sandalo e gelsomini, una dea con pelle d’argento
dipingo tutti i tuoi fiori, sono l'ombra dei tuoi sogni
che ti ha cambiato l’oppio in denaro
Shiva chiede il tuo nome, perché non dormi?
Non meriti uno sguardo, sono l'immagine nella tua mente
che fa sentire il vento soffiare delicatamente
spargendo polvere sulla terra,
una pietra non può essere una pietra
fino a quando non ti dico che potrebbe esserlo,
sono chi ti ha cambiato l’oppio in denaro
Shiva chiama di nuovo il tuo nome, perché non dormi?
E tutti i tuoi sogni corrono al fiume,
il fiume che ha sempre fluito
da quando Maya pose i nostri cuori sul fuoco.
I nostri sogni mostreranno la strada del ritorno a casa.
un ciuffo di penne e piume, danzano con raggi di luce
scavo oceani con le mie dita, intaglio modelli nel cielo
la creazione della terra è nel mio sguardo che nessuno ha mai visto prima
Scintille di risvegliata conoscenza,
Shiva chiama il tuo nome, perché non dormi?
E tutti i tuoi sogni corrono al fiume,
il fiume che ha sempre fluito
da quando Maya pose i nostri cuori sul fuoco.
Impaurito e piangente lessi il mio nome su una lapide di un cimitero sconosciuto.
In un'altra dimensione, seduto con un viso pallido
sulla collina di morti!
Le nuvole tutte dipinte di Rosa
Avvolto in bianco cotone, nessuno può vedermi;
le lettere del mio nome, iridescenti si fondono al sole.
Insoddisfatto e inquieto, cerco in luoghi sbagliati
vagando in un mare di desideri
quando bruciai i miei legami seppi che non sarei stato lo stesso.
Lasciai un frammento della mia anima
annodata alla cima di un albero come regalo per l’universo infinito.
La mia forma è piena di luce
così, vado nei boschi per ritrovare me stesso.
Tutto il bene, tutto il male
tutti il piacere e tutto il dolore
tutte le aspirazioni dei coraggiosi,
tutto il sole e tutta la pioggia.
Tutta la bellezza, tutto lo sporco
tutto l'amore e tutto l'odio
Tutte le risate, tutti i lamenti, l'accettazione del nostro fato,
tutte le illusioni che abbiamo, tutti i nostri segreti fiabeschi,
tutto è condannato al lento decadimento; a defluire al fiume.
Allora vieni e bacia la mia pelle d’argento mentre dipingo immagini nella tua
così puoi sentire ancora che la vita è solo un sogno in un sogno.
Dio ha fallito
(God Has Failed)
Non sarai mai dimenticata
sei sempre nella mia mente
guardo nello specchio
una buona amica non è facile da trovare.
Potrebbe dirmi qualcuno, per favore
se tutto è stato fissato prima?
Quest’anno la primavera giunge agli inizi
poiché ancora una volta Dio ha fallito.
Nelle fotografie trovate
il tuo volto appare lo stesso
sebbene io sia sveglio.
Il mio cuore chiamerà il tuo nome
per raccontare della tua vita
ed è tutto ciò che possa fare per te.
La tua fine è giunta troppo presto
poiché ancora una volta Dio ha fallito.
http://www.rpwl.net/admin/pages/start.php
http://www.progarchives.com/
Roberto Fuiano
venerdì 4 settembre 2009
THE CHROME CRANKS : Murder of time (1993-1996) (Bang! Rec./Goodfellas 2009) by Wally Boffoli
La notizia della loro ricostituzione, fornitami da Peter Aaron lead singer e front-man del gruppo, ed avvenuta nel primo scorcio dei 2.000 mi ha riempito di gioia, alla stregua di un teen-ager.
C
ontemporaneamente ad alcune esibizioni americane in estate (in Europa hanno suonato solo a Lione in maggio) i Chrome Cranks hanno dato alle stampe "Murder Of Time" (1993-1996), album antologico (B-sides,live,best) ad opera della piccola etichetta spagnola Bang Records.Nel 2007 era uscito "Diabolical Boogie" (1992-1998), una doppia raccolta curata da Peter Aaron di singles, demos e rarities davvero molto esaustiva: per fortuna "Murder of time" cerca nell’archivio Cranks in altre direzioni non doppiandone le scelte.
Ad esempio tra i 19 brani del disco ci sono quattro ‘live’ inediti, Lost Woman, cover degli Yardbirds, e le incendiarie Some Kinda Crime, Burn Baby Burn e Hit the sand che li riconfermano in quegli anni al massimo di una forma brutale e feroce.
Peter Aaron geme, guaisce, strapazza le corde vocali e distorce le parole quasi ogni brano fosse l’ultimo della sua vita e volesse elargire le ultime energie rimastegli, sempre ricalcando i vocalismi dissonanti e sopra le righe di un Jeffrey Lee Pierce.
William Weber lancia le sue corde in una tempesta noise, sfiorando a più riprese le battute blues ma abbandonandole sempre fatalmente.
Jerry Teel e Bob Bert assicurano una ritmica oppressiva e lucida.
Attendendo un loro nuovo lavoro si può lasciarsi avvolgere dalla disperazione strascicata di Heaven (Take me now), esaltarsi agli estremismi emozionali di Desperate Friend, stordirsi ai singhiozzi di We’re Going Down e alla furia cieca di Driving Bad.
Chrome Cranks
BangRecords
Pasquale ‘Wally’ Boffoli
giovedì 4 giugno 2009
Teen Sound Records: le ultime produzioni 2008-2009 by Wally Boffoli
Buona lettura (P.W.B.)
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THE A'DAM SIKLES
(OUT OF THE CIRCLE GAME)
(Teen Sound Rec./ 2008)
Alcune note di sitar aprono Om, brano iniziale di OUT OF THE CIRCLE GAME, primo album dei romani A'DAM SIKLES, ultima incarnazione di Massimo Del Pozzo, qui in veste di lead vocal, chitarrista e compositore. L'avvio orientaleggiante e meditativo e' gia' un ottimo preludio ai toni malinconici ed autunnali che avvolgono un disco che si avvale di preziosi apporti strumentali di diversi collaboratori (flute, violins, cello, horn, harpsichord, dulcimer, tabla drum).
L'approccio garage é notevolmente stemperato dalla delicatezza compositiva di brani come Feel the pain (Roby's song), Mary Grace's mind, The big green e lo strumentale Victor's lullaby.
La versatilita' degli A'dam Sikles e' poi confermata dalla bossa di Sunshine girl, dall'atmosfera folk/barocca degli altri strumentali Daisy e Sugarplum fairy.
Le piu' energiche Yellow day, Rain Child, She lives in my mind, con l'organo di Daniele Onorati in bella evidenza, mostrano invece il lato piu' vigoroso degli A.S.
Quello che colpisce in Out of the circle game e' come le influenze esterne, barrettiane in primo luogo, siano metabolizzate mirabilmente originando un sound ricco, ben amalgamato nelle sue diverse componenti ma soprattutto decisamente personale: il risultato sono delle songs armonicamente affascinanti, sature di splendidi cori e dalla perfetta taratura che a primo ascolto colpiscono spirito e mente, a secondo conquistano sensi e memoria insinuandovisi con sobrieta' ed eleganza rari di questi tempi.
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THE STRANGE FLOWERS
AEROPLANES IN THE BACKYARD
(Teen Sound Rec. / 2008)
In una cosa gli Strange Flowers, pisani, eccellono nel loro AEROPLANES IN THE
Mai aggressivo il vocalist Michele Marino' (autore di musica e testi) sa catturare con le sue movenze decadenti, mentre il chitarrista Nicola Cionini nei suoi interventi misurati colpisce acidamente (Clouds of blonde girls).
Tutto l'album si muove secondo queste coordinate, risultando di volta in volta piu' psichedelico (Aeroplanes/Yellow of sun) o morbidamente colloquiale (Helen says).
Summa di questi elementi la finale Everyone has a spot in the sunshine, quasi sette minuti di splendore lisergico con la chitarra solista che si libra acida e sfolgorante a sugellare un album in bilico magicamente tra tentazioni hard ed oasi psichedeliche.
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LES PLAYBOYS
ABRACADABRANTESQUE
(Teen Sound Rec./ 2008)
Cinque maturi giovanotti francesi dediti ad un fuzz-garage rock di estrazione sixties che con questo secondo lavoro celebrano i 30 anni di vita musicale.
Hanno preso il moniker da uno dei piu' grandi successi di Jacques Dutronc, tra i rockers francesi piu' in vista negli anni '60. E' nel 1976 che tre degli attuali membri dei LES PLAYBOYS (F.Albertini, F.Lejeune, F.Durban) fondano uno dei primi punk-garage acts francesi, Les Dentistes, ma e' dall'entrata di Pierre Negre alla chitarra solista nel 1979 che diventano una Nuggets/Pebbles band, accodandosi in sostanza a Fuzztones, Lyres e Chesterfield Kings nel revival Garage internazionale.Incidono il primo album nel 1985 ed attraverso varie vicissitudini giungono a questo ABRACADABRANTESQUE che e' la celebrazione in una mezz'oretta del loro beat-garage ancora freschissimo, molto vicino nello spirito al party-sound dei sempreverdi americani Fleshtones.
Brani dai tipici titoli 'capelloneschi' come Les jours ou' tout va da travers, Je revendique, Pour qui me prenez-vous? , Mieux vaut etre seul incarnano paradossalmente nel 2009 la colonna sonora ideale di feste beat in casa di quarant'anni fa, ma i vocals insolenti di Albertini, il fuzz-guitar onnipresente a sottolineare riffs ingenui e le tastiere non invadenti non suonano datati: sono portatori sani di una rabbia esistenziale ruspante e naif, alla Nino Ferrer (Albertini lo ricorda molto nel timbro vocale!), ancora coinvolgente.
Abbiamo a che fare quindi con dei Fleshtones francesi? Decisamente si', basti ascoltare le grezze Mon obsession, Abracadabra e Qu'est-ce que je peux faire.
Animal, lento e rarefatto, e' l'unico brano a prendere le distanze dal mood generale del disco.
LETS' HAVE A PARTY WITH THE PLAYBOYS!
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THE JUNE
MAGIC CIRCLES
(Teen Sound Records / 2009)
Anche questi THE JUNE sembrano in pieno sballo 'indiano' a giudicare dall'introduttiva Barber shop, carica di sitar e bansuri meditativi. Ma e' solo l'inizio: da Rolling desperate in giu' attraverso Better than you si rivelano un trio mod robusto dal chitarrismo vitale.

Poi in Big black mouth e Sir Eugene Maddox emergono cori brillanti tra duri riffs Jam-style.
Daisy, con mellotron, flute, trumpet e chitarre riverberate li fa cadere in piedi tra densi aromi Oasis.
I tre italiani, che piu' anglofili non si puo', continuano ad opporre cantati melodici ed armonici a solide strutture strumentali in Getting high e Living in the park.
E mentre in mente si alternano fantasmi Beatles/Rain e Byrds/Notorius The June affondano i manici-bisturi nella sopraffina psichedelia pop di Sketches of sound, Revolver e Makes me feel good.
Magic Circles e' un rilucente gioiello a cavallo tra i '60 ed i '70: non chiedetevi (mi) come i tre parmensi siano riusciti a raggiungere questo magico equilibrio in poco meno di una mezz'oretta.
Godetevi Magic Circles in un unico afflato elettrico!
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LOS IMMEDIATOS
SECOND CHANCE
(Teen Sound Records / 2009)
Gli spagnoli LOS IMMEDIATOS giungono al secondo appuntamento discografico con la Teen Sound dopo il debutto su For Monsters R. del 2007, indirizzato verso un fresco power-pop.
In Second Chance i ritmi rallentano ed i brani, Something's wrong with you, A crying shame, Princesa imboccano il sentiero di un pop-garage mai aggressivo, corroborato dal vox ed acetone organ e dalla doppia chitarra di Mazarro e Perez.
Ed eccolo il power-pop emergere, con precise connotazioni spagnoleggianti, in episodi come

No vuelvas, So sad about me, sad about us, la cover I Wonder (The Gants).
Los Immediatos sanno essere anche delicati come in Everybody knows e nel songwriting leggiadro di Happy story e tornare graffianti nell'altra cover Bajo el sol (Juan & Junior).
La soffice ballata Garden paradise,ricca di keyboards colorati, conclude un disco dall'approccio garage leggero e gradevole.
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TONY BORLOTTI E I SUOI FLAUERS
A CHE SERVE PROTESTARE
(Teen Sound Records / 2008)
Entusiasmante l'inizio di questo nuovo lavoro di Tony Borlotti e i suoi Flauers, con E voi e voi e voi, vecchio brano di Gene Guglielmi, sorta di blues in crescendo sottolineato dall'aggressiva entrata del farfisa a meta' brano. E' un ideale dialogo tra un alieno ed i terrestri a sottolineare i fatali numerosi lati negativi esistenziali di questi ultimi.
A
che serve protestare sfoggia tutto l'armamentario beat italiano sixties, sia dal punto di vista strumentale (armonica, farfisa, chitarre riverberate/distorte, cori, voce solista ingenua ma pungente) che nelle tematiche: il rapporto con la religione (Giovane prete), la voglia di liberta' (Viaggio di un provo/Viva la liberta'), l'amore (Un giorno ancora/Gli occhi tuoi), la protesta (A che serve protestare?).Azzeccata la graffiante cover No no no no dei mitici Sorrows e lo strumentale beat Bagordo Shake.
Da sottolineare la cantabilita' e l'energia di Viva la liberta' (brano di Carlo Pavone), con la tagliente chitarra solista di Mick Coppola, Lei se ne va e l'atmosfera S.Leone/graffiti di A che serve protestare, con tromba e fisarmonica, sottilmente ironica, tutti brani che negli anni '60 avrebbero potuto scalare le classifiche beat. Nostalgica e strumentalmente ricca la finale Il peso delle ore.
Un revival italiano intelligente, ricco di humour ed estremamente fresco quello di Tony Borlotti e i suoi Flauers, che finisce con l'essere senza tempo, per tutte le stagioni.
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mercoledì 8 aprile 2009
Intervista a LUX INTERIOR dei CRAMPS (2003)


Perché non mi parlate della presenza del diavolo in brani come Big Black Witchcraft Rock, Papa Satan Sang Louie ... ma anche nelle foto dell'artwork con il look di Lux da lupo mannaro e vampiresco?

Il Diavolo è dappertutto, ci segue dovunque noi andiamo. Lux non evita la sua apparenza diabolica; è un suo naturale comportamento. E' una trasformazione naturale per lui.
Le covers di "Fiends" sono diverse. Hang Up (uno dei brani migliori!) è una cover garage degli Wailers? Oowee Baby e Taboo?
Hang Up é della grande band sixties del northwest The Wailers, che precedette ed influenzò i Sonics. Oowee Baby era un fifties rockabilly di Ric Carty, e Taboo é uno standard tiki exotica eseguito da molti artisti, conosciuto soprattutto grazie ad Arthur Lyman, Les Baxter, Martin Denny, etc.
Penso che il lavoro chitarristico di Poison Ivy (distorsioni, fuzz ...) in "Fiends Of Dope Island" sia incredibile, davvero vario e visionario (Wrong Way Ticket). Mi pare che Color Me Black contenga un riff di chitarra heavy degno di Link Wray.
Il braccio di Ivy da sempre va per la sua strada. 'Color Me Black' include tra l'altro un saluto a Link Wray.
E' stato sincero.
Potete parlarmi delle recenti ristampe "Vengeance" degli albums dei Cramps?
Le sei ristampe che la Vengeance fece uscire nell'Ottobre 2001 erano tutte rimasterizzate e la resa sonora era migliore delle uscite originali, alcune avevano delle bonus-tracks e noi le abbiamo fatte uscire ora su LPs in vinile colorato abbagliante.
Avete fatto un patto (o è simpatia) con il diavolo?
Noi SIAMO il Diavolo.
Pasquale
venerdì 20 marzo 2009
Lux Interior, front-man dei Cramps by Wally Boffoli

'Lux Interior, cantante e frontman dei Cramps è morto improvvisamente il 4 Febbraio 2009 all'età di 62 anni. L'artista, che negli ultimi tempi aveva visto acuirsi alcuni problemi cardiaci, è spirato presso l'ospedale di Glendale, California. Lux Interior, al secolo Erick Lee Purkhiser, era nato nell'ottobre '46 nell'Ohio. Conobbe la moglie Kristy Wallace, più conosciuta come Poison Ivy, A Sacramento nel 1972. Anni eroici per il movimento. I due fondarono la band un anno dopo e si spostarono a New York nel 1975.
I Cramps (lui voce, lei alla chitarra), benché rifiutassero l'etichetta, furono i portabandiera dello psychobilly, una commistione di generi tra il punk rock degli anni '70 e del rockabilly degli anni'50. Poison Ivy e Lux interior erano uniti da due stelle. I dischi in vinile e gli interessi artistici in comune. Era sul palco, che Lux esprimeva tutto se stesso. Le esibizioni dal vivo, il calore del pubblico, l'estasi della folla. I nomi d'arte come schermo e proiezione di visioni oniriche o semplici slogan pubblicitari, come nel caso di Lux, che rapì il nome a una pubblicità per auto o di Poison che sostenne di essersi sognata in quella veste. Dopo i primi anni ad Akron, nell'Ohio, i due presero il volo verso New York.Lì intorno al locale CBGB e alla scena Punk Rock che annoverava interpreti come Ramones, Patti Smith e i Television, disegnarono una carriera leggendaria. La formazione nel 1976 era: Poison Ivy Rorschach, Lux Interior, Bryan Gregory (chitarra) e sua sorella Pam "Ballam" (batteria). Fino al 1983, il gruppo non ebbe un bassista ma si fece sentire ugualmente, creando scandalo e echi capaci di attraversare l'Oceano. Dopo due singoli indipendenti prodotti da Alex Chilton nel 1977, vennero messi sotto contratto da Miles Copeland III per la I.R.S. Records. Forte l'attenzione alle atmosfere altre e al disagio.
Celebre il concerto gratuito effettuato nel giugno del 1978 per i pazienti del California State Mental Hospital di Napa, pubblicato poi con il titolo di Live at Napa State Mental Hospital. Pubblicarono infine i due singoli registrati nel 1977 nell'EP del 1979 prima che Chilton decidesse di riportarli di nuovo a Memphis per registrare il loro primo LP, Songs the Lord Taught Us. Solo dopo vennero le battaglie legali con Miles Copeland per royalties e diritti che impedirono al gruppo di pubblicare alcunchè fino al 1983. Nel 1985 i Cramps registrano un pezzo per il "ritorno dei morti viventi" poi un album dal vivo "Rockin n' Reelin" nel 1987 e nel `90 "Stay Sick" che li fa entrare nella classifica top 40 dei singoli in Inghilterra. Il gruppo registrerà altri album e singoli tra gli anni '90 e 2000, per diverse etichette e con alterno successo.'
Fonte : endofthecenturyramones@yahoogroups.com
www.thecramps.com
Dopo una lunga vacanza torno ad aggiornare questo mio magazine/blogspot purtroppo con un pezzo appeso ad una notizia non buona.
Grazie mille alla mailing-list dei Ramones per aver diffuso il pezzo su pubblicato sulla carriera dei Cramps.
La morte di Lux Interior riporta la mia attenzione sull'enorme peso artistico che i Cramps hanno avuto nei trent'anni e passa della loro esistenza sulla scena rock/garage internazionale.
Continuerò ad ascoltarli come se non fosse successo nulla: molto arduo però che THE CRAMPS continuino la loro carriera senza la presenza magnetica di Lux. Vedremo!Vi segnalo qui di seguito (prezioso promemoria storico!) gli albums che sono stati e rimarranno fondamentali dei Cramps, che dovete assolutamente cercare ed ascoltare se ancora non li conoscete:
GRAVEST HITS (Illegal Records/1979)
SONGS THE LORD TAUGHT US (Illegal Records /1980)
PSYCHEDELIC JUNGLE (I.R.S./1981)
SMELL OF FEMALE (Big Beat/1983)
A DATE WITH ELVIS (Big Beat/1986)
STAY SICK! (Enigma Rec./1989)
BIG BEAT FROM BADSVILLE (Epitaph/1997)
FIENDS OF DOPE ISLAND (Vengeance Rec./2003)
Imperdibile anche il doppio cd HOW TO MAKE A MONSTER (2004), pubblicato per la Vengeance, etichetta personale dei Cramps, contenente registrazioni live al Max's Kansas City del '77 ed al CBGB del '78, prove in studio, brani inediti e versioni alternative.Rock & roll is here to stay !
PASQUALE 'Wally' BOFFOLI
p.boffoli@tiscalinet.it
giovedì 2 ottobre 2008
Live - BEAT GENERATION : with The Flowers, by P.B.

Ecco The Flowers cimentarsi nuovamente con la dimensione teatrale!
BEAT GENERATION, in scena a cura de IL BORGO DELLE ARTI il 7 ottobre 2008 al Teatro Royal di Bari con la regia di Pino Cacace e le scene di Valeria Pinto, li vede impegnati ad inframezzare la prosa di Gregory Corso, Allen Ginsberg, Charles Buwkosky con brani di Barry McGuire, Rolling Stones, Animals, Buffalo Springfield, Bob Dylan.
Un'incisivo mèlange di recitazione e musica folk-rock per rinnovare i fasti di un periodo artistico indimenticato.
Lo spettacolo é all'interno delle iniziative dell'VIII circoscrizione di Bari: l'ingresso é libero.
BEAT GENERATION va in replica il 10 Ottobre (ore 11:00) alla scuola superiore Calamandrei di Ceglie(Bari).
venerdì 13 giugno 2008
NEWS : THE RUSTIES. New record and summer concerts
RUSTIES
Neil Young Tribute Concerts
www.myspace.com/rustiesband
I Rusties celebrano il loro 10° compleanno a suon di feedback,
presentando il loro nuovissimo ultimo album di cover younghiane
"LAST RUST... THE BEST & THE REST" (distr. I.R.D.)

Sabato 14 Giugno 2008
PEIA (BG) – Teatro Oratorio
Concerto elettrico nell'ambito della prestigiosa rassegna "6 & 12 corde: Rassegna internazionale di chitarra"
della Primavera Musicale della Valgandino (organizzazione Frame Events).
Ingresso libero fino ad esaurimento posti. Inizio ore 20.45.
Sabato 21 Giugno 2008
TORRE DE' ROVERI (BG) – Centro Sportivo
Acoustic Rusties in duo. Flower-power & wooden Neil music.
Ingresso libero. Inizio ore 21.30.
Sabato 28 Giugno 2008
OGGIONO (Lecco) – Villa Caccia Dominioni
Concerto elettrico in villa.
Ingresso libero fino ad esaurimento posti. Inizio ore 21.
Live in Germany - Tour 2008:
Giovedì 10 Luglio - LANGENAU-ULM - Cafè Kapilio
Venerdì 11 Luglio - LEINFELDEN - EdenlessBar
Sabato 12 Luglio - STUTTGART - 12° Annual European RustFest
Sabato 16 Agosto 2008
TORRE BOLDONE (BG) – Festa di Liberazione
Ingresso libero. Inizio ore 21.30
www.myspace.com/rustiesband
http://www.rusties.135.it/
martedì 3 giugno 2008
LIVE / ITALIANS / THE TEMPONAUTS at The Cavern Club, Liverpool -- 2008, May 24-25 by PIBIO
Venerdì 23 maggio
Circa 2 mesi fa un bel mattino apro la posta e trovo questo messaggio:
“ Hi Temponauts, would you like to play at the Cavern Club, in Liverpool?”
Così venerdì notte , dopo un breve volo piombiamo sulla città sulle rive del Mersey, e la troviamo impegnatissima nei bagordi del venerdì sera. Ma è un po’ tardi per aggregarsi, sono le 3 o le 4 e la giornata è andata.
A letto, che domani si suona.
Sabato 24 maggio
La questione è: le 2 a.m (che è l’orario del nostro primo set) è po’ tardi per suonare, anche se si tratta di sabato sera. Ma ci mettiamo poco a scoprire che è il Bank Holiday, una festa british che al momento non ho ancora messo bene a fuoco, ma che credo sia festa nazionale. Così, già dal primo pomeriggio, passeggiando per le vie di Liverpool sembra di essere nella copertina di Strange Days dei Doors: ragazze vestite da Wonder Woman, da acrobate, da diavole, da tutto quello che vi viene i
n mente. Gli uomini anche. E Matrimoni dappertutto, di rito cattolico, anglicano, indiano… E tutt’ intorno un’aria frizzantina, gentile e ubriaca.Mathew Street è suppergiù come pensavo: i Beatles osservano tutto sorridenti da cartelloni, posters, murales. Ma non è mai una presenza massiva o invadente, sembrano osservare, sorridere e basta. E il vento dell’oceano ti porta in giro per la città, ti spinge a destra e a sinistra, ti fa girare come una trottola e fa cozzare le custodie delle Rickenbacker, e noi ridiamo e beviamo qualche birra. Mi ritaglio un piccolo black out personale, vedo l’Inter in TV prenderle dalla Roma, mi riunisco ai ragazzi e via al Cavern Club!
Due foto di ordinanza all’ingresso, e un adesivo TEMPONAUTS compare d’improvviso galeotto sul supercartellone con la storia delle bands che hanno suonato lì (giusto tra Chuck Berry e i Kinks se non sbaglio, che se ci beccano ci ammazzano!), un tuffo giù per le scale ed eccoci al cospetto dei londinesi Higher State (tra l’altro anche loro escono in Italia per TEEN SOUND) che stanno tirando giù i muri del locale a botte di Byrds sound.
Un cenno di David Bash (l’one man festival) un saluto ed eccoci chitarre in braccio sul palco del Cavern, con David davanti a noi che ci presenta: “They come from Italy, they play jangle, paisley & loud…they are the TEMPONAUTS!”. Si sposta e ci troviamo davanti a un muro di gente urlante. Guardo a destra, a sinistra, è tutto a posto.Via!
“Men of dangerous maybe” è il primo pezzo e intanto penso “Oh cazzo! Il Cavern… Oh cazzo!”.
La canzone finisce e giù applausi!David sorride, le ragazze ci fanno le foto, la gente beve, la nottata va avanti e il set anche.
Alla terza canzone le 4 sedie rimaste in mezzo al locale spariscono e un po’ di tizi si mettono a ballare, ridono, ci dicono cose (che io non capisco molto, è uno strano inglese quello di queste parti), ma tengono il pollice in alto ed è una festa! Il set vola via felicissimo, scendiamo dal palco e una ragazza si avvicina e ci fa: “Ragazzi, vi andrebbe di suonare domani al Lennon’s Bar
?”“Ma domani dobbiamo suonare ancora qui!” ---- “Si, ma la sera, domani pomeriggio passate al Lennon’s…”
Realizziamo che suoneremo tre concerti in meno di 24 ore. Cosa chiedere di meglio?
E intanto sotto con 2 birre, mentre alcuni vengono a scambiare 2 chiacchiere con noi (sempre gentilissimi e cordiali da queste parti, anche da sbronzissimi!), e si informano, e dicono “ma fate ‘sta roba in Italia?!”
E’ tardissimo, saluto i ragazzi e vado in albergo a scrivere le scalette per domani e a godermi un po’ il momento e i miei pensieri. E un attimo prima di addormentarmi mi viene in mente Paul Weller che dice: “you can’t touch the Beatles”.
Tutto vero.
Domenica 25
E il vento, il vento di Liverpool, dopo un po’ ti sembra di sbandare anche in camera d’albergo, è bellissimo, ma santoddio che mal di gola stamattina.
Ma anche quello passa magicamente poco dopo. Un breve giro per la città, memorabilia e 2 ricordini ed è gia ora del nostro set al Lennon’s Bar.
Un posticino delizioso, una piccola vecchia taverna sempre in Mathew Street, 20 metri dopo il Cavern dall’altra parte della strada.
Entriamo, gli svedesi Airwawes stanno tenendo il loro set.
Grandissimi! Simone (il nostro chitarrista a 12 corde) dice: “cazzo, ma questi suonano la colonna sonora dei film mid 80’s di Italia 1 del sabato pomeriggio!!”
Ed è vero, sono semplicemente fantastici.
Finiscono e tocca a noi. Un fonico gentilissimo e in gamba (che ci accompagnerà per tutto il concerto battendo il piede e le mani a tempo e che incontreremo l’indomani per scoprire che lui e i suoi amici hanno tutti preso il nostro cd) in 2 minuti ci arrangia, io tiro fuori la scaletta e…sorpresa!!
Non è quella giusta, è quella della sera prima, ben più psichedelica e “notturna”.
Allora guardo i miei e dico”gente, si va alla cazzo!”
Una song, 2 song e ci troviamo
il pubblico più eterogeneo dell’universo davanti. Ragazzi e ragazzi, gente un po’ più grande, qualche nonnino e qualche bambino.Mi giro e Pablo seduto ai taburi saluta contento. Dietro di lui la gigantografia del giovane John Lennon sorride, il fonico schiaccia l’occhio e sorride anche lui. Tutti stanno ballando la nostra “Animal”.
Non ci credo.
Mi lascio andare e viene fuori un concertino memorabile. Alla fine scendiamo dal palchettino tra 2 ali di persone che ci battono il 5 e ci fanno “HEY TEMPONOZ! YOU GUYS ROCK!”. Li invitiamo al set successivo, di nuovo al Cavern, e molti di loro li rivedremo.
Mi si avvicina una tipa sui 45, sorride e mi dice qualcosa nell’inglese di Liverpool che io continuo a non capire. E io “Thank you, thank you…”Ripete, e io “thank you, thanks a lot…”
Ma quella voleva andare al bagno e io stavo proprio contro la porta con la custodia e tutto, così alla fine uno mi ha preso per le spalle e sorridendo mi ha messo da parte allo stipite…
Un panino, una coca ed è già l’ora dell’altro set al Cavern.
Entriamo, è domenica sera e sono le 8, ed è ancora pienone.
Ci vediamo un live incredibile degli Squire, appena prima suonava Paul Bevoir, avevo programmato di godermelo, ma ce lo siamo persi per via del nostro set supplementare al Lennon’s.
Arriva il fonico, un ragazzo giapponese o anglo giapponese, ci dice 2 parole, sparisce dietro agli ampli un attimo, riappare alla consolle, ci fa fare 2 schitarrate a testa e ci da l’ok. Tempo 1 minuto e 15 secondi per i suoni più belli della nostra carriera!
Iniziamo “Toxic & Lazy” e il Cavern è già caldo. E molti capito il ritornello “Toxic & lazy, Psychotic, outcast, amazing” lo cantano con noi seduta stante a tutta voce!!
Mi scappa l’occhio e ci vedo sulla TV a circuito chiuso del locale. Cazzo che bel rosso televisivo la mia Rickenbacker! Inizio a fare un po’lo scemo sul palco, faccio un paio di pose da sfigoz e va tutto bene – the beat goes on!
Ad un certo punto rientro un briciolo in me e penso: ' Santo Cielo, ma come ho fatto a finire qui sopra? '
Guardo Bob, sta sparando un solo bellissimo, il Simo macina jangle a mitraglia con la Rick 12, i cori di Andrea spingono i pezzi quanto il suo basso e Pablo suda e ride sotto i faretti dietro ai tamburi, mentre la gente guarda (naturalmente continuando a bere…) e David continua a tenere il tempo con la testa mentre abbraccia sua moglie e il mondo non è mai stato a posto come stasera.

Chiusura come gli altri 2 set con la nostra versione di “How strong my love is” di Otis Redding e siamo giù dal palco. Subito arrivano ragazzi che ci stringono la mano, uno mi fa “ Hey, you really sound like the Rain Parade!”
Cerco di dirgli che non immagina neanche che piacere mi fa sentire una cosa così.
E’ americano e mi dice (più o meno) “ah you got THAT sound, when the 80’s was looking at the 60’s!”
Ci sediamo un attimo, mi gira un po’ la testa, e ci vediamo i live di Anydays (micidiali) e Private Jets (favolosi, con su le camicie da comandante d’aereo!) e realizzo che per noi l’International Pop Overthrow è finito.
Ed è stato un momento fantastico, una scommessa che noi abbiamo accettato, ma che a vincerla è stata la musica, che con la sua potente magia ancora una volta ha compiuto un miracolo, e dalle rive del Po ci ha portato su quelle del Mersey a respirare la storia e nell’ infinitamente piccolo dei nostri 3 magici giorni, a farne parte.
For
A Day in Life
venerdì 30 maggio 2008
RECENSIONI / ITALIANI / THE DOORWAYS : GLAD RAGS ( 2007- Indie) by Pasquale 'Wally' Boffoli

Sfido chiunque ad individuare nel panorama musicale barese e pugliese due musicisti così coerenti in quanto a scelte musicali ed estetiche quali Gino Giangregorio (chitarrista a 360°) e Gianni Porta (lead singer, songwriter ed armonicista oltre che chitarrista acustico), già compagni di viaggio dal 1977 nella leggendaria Via Del Blues, mitica formazione inaugurata sin dalla fine dei ‘60 dallo stesso G.G e dall’armonicista Dino Panza, ancora oggi operante ed autrice di due validi cd.
Mentre La via del blues ha sposato la causa di un robusto e variegato rock-blues, G.Giangregorio e G.Porta hanno coltivato dagli inizi del nuovo millennio l’esplorazione più intimistica del country, del folk e di un efficace cantautorato americano, in pieno spirito indie, con la collaborazione preziosa di un piccolo manipolo di amici.
Tre cd tra il 2006 ed il 2007, Friends, The Doorways e l’ultimo, GLAD RAGS, realizzato presso lo
studio della Via Del Blues, tutti originali e realizzati in autonomia.GLAD RAGS conferma la vena dei due, a metà strada tra ballate colme d’atmosfere nostalgiche e crepuscolari (Precious to me, Sunny Kitchen, Black Shawl…..speranze, quadretti quotidiani, delicati episodi d’amore) e sketches country festaioli ( Walking Down The Road, Take Care Mama).
Abilissimo ed eclettico alle corde Gino Giangregorio: chitarre, banjo, dobro, mandolino oltre che alle voci e all’organo. E’ lui ad assicurare il variegato cromatismo di GLAD RAGS, tessendo senza sosta tra una strofa cantata e l’altra delicati e godibilissimi soli e trame discrete armoniche.
Sicuramente, a parere di chi scrive, il suo lavoro incessante doveva essere posto in sede di missaggio in rilievo maggiore rispetto ai vocals, risultando troppo spesso in secondo piano rispetto ad essi : a meno che questa sia stata una scelta precisa dei DOORWAYS.
KEEP ON COUNTRYN’!
PASQUALE ’Wally’ BOFFOLI
http://www.thedoorways.it/
www.myspace.com/thedoorways
www.myspace.com/viadelblues
www.myspace.com/ginogiangregorio
giovedì 8 maggio 2008
News: 1° ROTTEN CITY PUNK FESTIVAL
MI-DECAY (independent music promotions)
Presenta:
1° ROTTEN CITY PUNK FESTIVAL
999 (uk)
SpizzEnergy (uk)
The Lurkers (uk)
AstroZombies (fr)
Stardom (ita)
MUSICDROME – Milano
(via Paravia 59 – ex Transilvania)
Mi-Decay è lieta di presentare il Rotten City Punk Festival, una manifestazione musicale che rende omaggio al punk ’77 attraverso il coinvolgimento diretto dei suoi protagonisti.
A inaugurare la prima edizione saranno i veterani 999 accompagnati da cinque nomi di tutto rispetto: The Lurkers e SpizzEnergi, i francesi AstroZombies e i nostrani Club27 e Stardom che faranno da open act.
Sei esibizioni tra sonorità punk, psychobilly e new wave in un’unica serata a Milano sul palco del Musicdrome.
info e richiesta accrediti: ale_kamo@hotmail.it
http://www.mi-decay.org/
www.myspace.com/alex_kamo
999
pubblicati.
di concerti dentro i confini britannici, i Spizzenergy emigrano ed approdano in Italia. Spizz, leader della band, è uno degli artisti più poliedrici del panorama musicale britannico. Durante la sua carriera si è esibito cambiando il nome tredici volte e line-up sedici volte, se non di più. www.spizzenergi.com
THE LURKERS
rkers. Nati nel convulso 1976 londinese, sono stati autori di alcuni singoli che da soli basterebbero per dare l'idea di che cosa è il punk: “Shadow” e “Freak Show” i più significativi, veri e propri inni. Ancora oggi, ai loro concerti, nessuno è immune alla frenesia collettiva scatenata dai loro tre accordi. Degno di nota il fatto di essere stati la prima punk band pubblicata dalla Beggars Banquet.www.thelurkers.co.uk
THE ASTROZOMBIES
Il trio psychobilly francese è nato nel 1996. The AstroZombies con i loro show divertenti e selvaggi, con il giusto dosaggio di r'n r e psychobilly “uptempo”, hanno velocemente conquistato la risorgente scena rock'n’roll. Al loro attivo hanno quattro album, sono stati in tour sia in Europa che negli USA e per l'estate è previsto il rilascio del nuovo album.
www.theastrozombies.com
CLUB27
Apparsi l'anno scorso nel cd tributo Punk 77-07, i Club27 sono probabilmente l’unica nuova formazione musicale dell’area milanese prosecutrice dell’attitudine punk settantasettina. Non a caso, i componenti trovano origini da lontane esperienze personali, coltivate tra le mura del memorabile centro sociale Virus e il circuito rockabilly milanese degli anni '80. Un album all’attivo, hanno suonato ai punti estremi dello stivale. Ora sono in procinto di preparare il secondo capitolo.
www.myspace.com/club27
STARDOM
Gli Stardom nascono nel 2005 e propongo, in chiave aggiornata, sonorità dark/new wave con liriche in italiano. Anche se la formazione è recente, i componenti hanno tutti alle spalle precedenti esperienze musicali, in Italia e all’estero, agli anni ‘80 e ‘90. Apparsi con tre brani nella prestigiosa compilation “United Forces of Phoenix vol 2” (Nomadism Records), gli Stardom pubblicano un promo di otto tracce e vengono subito apprezzati da pubblico e critica. La band sta ultimando i provini per il primo album.
www.myspace.com/thestardom
Comunicato di: MI-DECAY
Ufficio stampa: Tre Accordi Press – press@treaccordi.commartedì 22 aprile 2008
Recensioni / Esteri / R.E.M. : Accelerate (W.B.-2008) -- La band di Athens sigla un capolavoro --
Tuttavia a partire dalla fine degli anni ’90 con Up (1998), dai tratti quasi ambient, i loro dischi, dispensati molto parcamente, hanno cominciato a privilegiare nel nuovo millennio la costruzione di atmosfere malinconiche e l’esplorazione di armonie profonde e stratificate.
Reveal (2001) abbagliava con i suoi cromatismi solari e le performances sognanti di Michael Stipe recuperando i Beach Boys meravigliosi degli anni ’60
ma il languido Around the sun (2004) è finito con l’essere strapazzato eccessivamente dalla critica nostrana e non.La stessa critica che troppo spesso dimentica che gli artisti, in questo caso i musicisti, nel corso degli anni e della loro carriera non sono e non possono essere uguali a se stessi, poiché la loro ispirazione riflette stati d’animo e fasi esistenziali cangianti.
Insomma la logica ed aggiornata prosecuzione di Lifes riches pageant, Document, Monster e New adventures in hi-fi, per la gioia della critica che non ama i Rem più meditativi.
La formidabile terna iniziale Living well is the best revenge, Man-sized wreath e Supernatural superserious torna a quella dinamica lucida e serrata che li ha resi famosi ed amati sin dagli anni ’80: tema principale subito coinvolgente ed inciso ancor più fascinoso su urgente ed essenziale sezione ritmica, capacità di sintetizzare in tre minuti una pop song perfetta.
Le finali Horse to water e I’m gonna DJ insistono su tale estetica tagliando il nastro dei due minuti o poco più.
E’ la parte
centrale del disco ad affascinare maggiormente, ascolto dopo ascolto, quella in cui il carisma interpretativo di Michael Stipe dimostra di avere a tutt’oggi pochi rivali: l’obliqua ‘politica’ Houston, con organo e basso deraglianti, l’elegiaca Until the day is done, la sofferta Accelerate, le mutanti, chiaroscurali Mr.Richards e Sing for the submarine che dimostrano di quali picchi compositivi siano ancora capaci i R.E.M..Penso questa volta si sia tutti d’accordo, senza critica divisa: Accelerate é un capolavoro di poco più di mezz’ora, ed anche se il 2008 è cominciato da solo 4 mesi sarà sicuramente nella mia Top Ten.
http://remhq.com/index.php
PASQUALE ‘ Wally’ BOFFOLI
martedì 15 aprile 2008
Interviste : THE NARCOTICS, ottimo pop-garage nostrano
Ho realizzato per e-mail questa mini-intervista con Ramblin' Flep, chitarrista degli italiani THE NARCOTICS, artefici dell'imperdibile ALL THE PURPLE PUSSIES, uscito di recente per la Teen Records di Massimo DalPozzo e da me recensito proprio qualche giorno fa in questo magazine.
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Ciao Flep, mi raccontavi di aver apprezzato l'accenno della mia rece a Dylan invece che agli Stones.
o assoluto tutta la prima decade fino ad Exile on Main street, poi diciamo che si fermano lì, mentre il sottoscritto trova qualche gemma anche nelle decadi successive; sono giusto un paio i dischi degli Stones per me quasi inascoltabili, Undercover e Dirty Work direi.Il succo del discorso è però che la maggior parte delle persone, quando sente le chitarre lavorare in intreccio, senza abuso di power chords, non sa paragonarti ad altro che a loro..
Si sa che dei gusti non si discute e che la musica non ha regole (o meglio barriere), però ho 29 anni e suono rock'n'roll da quando ne avevo 13.
Tuttavia per quanto ci riguarda (a costo di essere chiamati "stonesiani-snob", come già un pò succede ahahah !!!),
non rinunceremo mai all'ispirazione di gruppi come Byrds, Flamin Groovies, Big Star, Mc5, Thee Hipnotics, Long Ryders, Gun Glub, Make Up, Primal Scream o alle mitiche sonorità della Chess prima e della Stax e Motown poi.

Certo...i Miracle Workers. Il loro Overdose poi é per noi un punto di riferimento assoluto!
Insomma Fuzz e Fuzztones tutta la vita ma non stiamo facendo la gara a fa la Steppin' Stone ai 3000 all'ora.
Beh adesso sai sicuramente un pò più di noi...non ti resta che vederci dal vivo, speriamo presto così ci presentiamo di persona. Non capita tutti i giorni di poter scambiare un'opinione con una persona competente ed interessante come te. Complimenti sinceri per tutte le recensioni sul tuo blog concordo pienamente con i contenuti ed apprezzo molto la tua prosa.
Ancora mille grazie per l'attenzione. A presto!
domenica 13 aprile 2008
Recensioni / Esteri / WILLY DEVILLE : PISTOLA (Eagle Rock /2008)
Willy DeVille e' carismatico solo a guardarlo, con i suoi tatuaggi, la lunga chioma mohicana, lo sguardo spento ma allusivo di chi ha attraversato mille tunnel riuscendo a sopravvivere.Willy dopo nefaste dipendenze ora beve solo vino (ma sara' vero?), anche durante i suoi concerti.
Ma l'allievo supera il maestro se e' vero che uno dei brani di Pistola s'intitola '...sto per fare qualcosa che il diavolo non ha mai fatto'. Di certo negli ultimi trent'anni ci ha familiarizzato, come Robert Johnson, come i vecchi bluesman del delta del Mississipi che ai crossroads gli vendevano l'anima in cambio dello shining per suonare la chitarra e cantare.
Te ne accorgi a secondo, terzo ascolto, fatalmente: in I'm gonna do something the devil never did Willy canta il blues con fare reiterato e minaccioso, come una reincarnazione di John Lee Hooker.
Ed e' ancora blues virato gospel in You gotta the world in your hands, profondo, insidioso, muddy come solo DeVille ha saputo fare nei suoi ultimi dischi; in modo diverso ma non inferiore all'impareggiabile Tom Waits. Le sorprese vere di Pistola sono nel finale, due brani dove Willy sfodera un parlato-recitato che lascia senza fiato: The stars that speak, spagnoleggiante e con i violini vero wall of sound spectoriano: '...c'e' un parco da qualche parte a New York dove gli artisti possono ascoltare le stelle parlare' . Romantico, visionario!
E The mountains of Manhattan, solo ipnotiche percussioni e bamboo-flute, una danza indiana che disegna una metropoli ancestrale, il sangue 'nativo' che scorre nelle vene di DeVille che si risveglia.
Per il resto un magnifico eclettico Willy DeVille che rivendica il suo inconfondibile dna: dal rock&roll strascicato di So so real (una Savoir faire addomesticata) ad I remember the first time, ennesima rielaborazione della classica Stand by me, dalla delicata ballata folkeggiante When i get home all'unica cover di Pistola, la nashvilliana incantevole Louise, cartina al tornasole dell'amore di Willy per il country.
Commosso l'omaggio dell'artista ('... so i lost New Orleans') ad una citta' amatissima e ferita nel profondo, la funeral-march fiatistica The band played on.
Solo Been there done that, un r&b non molto originale, non riesce a sostenere il livello eccellente del resto del disco, una Pistola che ci lascia stesi sul pavimento vittime compiaciute.
http://www.willydevillemusic.com/
PASQUALE ‘ Wally ‘ BOFFOLI
lunedì 7 aprile 2008
Italian garage-beat : tre nuove uscite della TEEN RECORDS (Misty Lane) : THE NARCOTICS / THE TEMPONAUTS / THE CAVEMEN by P.' Wally' Boffoli
La Teen Sound Records di Massimo Dalpozzo, divisione di Misty Lane, pare aver lanciato da tempo una sfida con se stessa sfornando periodicamente nuove produzioni e nuove bands naturalmente sempre in un ambito oscillante tra il sixties-beat italiano ed estero, il garage e la psichedelia.
Raro possa sbagliare un colpo: anche tra fine 2007 e l'inizio di questo 2008 ha pubblicato tre piccoli capolavori, per versi diversi, tre bands italiane, che vanno a rimpinguire l'ormai vastissimo catalogo della Misty Lane Appreciation Society, un patrimonio discografico ed artistico italiota unico nel suo genere che e' riuscito a gettare un prezioso ponte tra il panorama garage nostrano e quello internazionale.
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Di italiano q
uesti 4 ragazzi hanno proprio poco a dir la verita': si stenta a credere siano bolognesi. A partire dalla straordinaria grinta 'americana' del lead vocalist Muddy George nell'iniziale dylaniana/strascicata All the purple pussies, giu' nelle 'garagistiche' Fuckin' shootin' star, Stuck in the station, Troubles (give me a hard on), Vanishing, ballata ricca di chiaroscuri, cosi' come (my) Death party.Sembra di riascoltare in queste songs eseguite con rigore e passione, giocate sui duetti serrati dei chitarristi Juan Ventura e Ramblin' Flep, i Miracle Workers degli anni '80, quelli di albums gloriosi come Overdose (1988), senza sapere che in fondo all'album si cela una martellante cover proprio della band di Portland, Love has no time, tratta dalla loro prima opera .
Muddy George ha qui la possibilita' di sfoderare al meglio i suoi timbri vocali animaleschi, davvero molto affini a quelli dell'indimenticabile leader dei M.W. Gerry Mohr.
Spruzzi dei padrini di Rochester The Chesterfield Kings e di Fuzztones in Jenny ma anche nei titoli suddetti: in Narcotic mess-a-round Muddy si spinge ancora piu' in la' ; come non ravvisare nella sua vigorosa performance le corde dell'Iggy Pop piu' maturo?
Un'impeccabile Take me to the streets, giocata su un mirabile equilibrio elettro-acustico, sigilla una mezz'oretta di hard-garage senza tempo, di quello che non ti lascia riprender fiato neanche per un attimo.
www.myspace.com/xxxthenarcoticsxxx
http://www.mistylane.it/
www.myspace.com/teensound
THE TEMPONAUTS : A MILLION YEAR PICNIC
Il piacentino Simone Modicamore, alla guida dei bravi Rookies, aveva siglato tra il 2004 ed il 2005 anche due interessanti lavori acustici con gli Warm Morning.
Ribadisce ora la sua ecletticita' vocale e di chitarrista partecipando a questo nuovo progetto di The Temponauts, una 'straordinaria' creatura sonora guidata da Stefano 'Pibio' Silva, autore di 11 brani su
12 di A million year picnic, completato dalla cover del classico soul di Jamison That's how strong my love is.Straordinaria perche' da perfetti Temponauti i nostri 5 riescono ad innestare attraverso gli stupendi intrecci vocali e chitarristici di Silva, Ferrari, Vascelli e Modicamore su una sensibilita' ritmica e compositiva moderna, decisamente personale, una lezione che viene da molto lontano: Byrds, Beach Boys, ovvero i maestri in assoluto dell'estetica adottata dai Temponauts in A million year picnic.
Melodie ed armonie spaziali, aeree elargite a profusione in Captain frustration, Toxic & lazy, Come back saturday, The down bums, Atomic fire sister, dense di fascinosi ed avvolgenti incisi : ricordate gli australiani Church, quelli piu' sognanti?. Persino la cover suddetta subisce un 'trattamento' speciale perdendosi tra le nuvole, nel blu dipinto di blu!
The Temponauts sanno comunque diventare piu' incisivi e graffiare con chitarre aggressive nelle sorprendenti Operation: Coroner e Not in the morning.
Ma se volete coglierli al massimo dell'ispirazione dovete ascoltare le intricate Men of dangerous maybe e la finale The return of Josie Wales, pura aerea psichedelia, trionfo cerebrale di quella che pare una concept-opera messa a punto sulla loro navicella spaziale, proiettata nel nuovo millennio con perfida dolcezza, a delineare sbalorditivi nuovi orizzonti espressivi!
http://myspace.com/temponauts
http://www.mistylane.it/
THE CAVEMEN : FIORE NERO
Ha senso nel 2008 comporre un album nella piu' pura tradizione del beat italiano dei sixties?
Ad un primo ascolto di
questo Fiore nero, secondo album dei non piu' giovani The Cavemen per la Teen Records si rimane un tantino perplessi davanti a versi come ' ...tutti x uno balliamo lo shake!'.Ma poi, quando ci riprovi, rimani conquistato dall'aggressivita' e sincera attitudine con cui Michele Biondi, Matteo Lamargese e c. riescono nell'ardua impresa di riattualizzare una materia cosi' stagionata, soprattutto a causa della lingua madre.
E' soprattutto l'incisivita' delle fuzz-guitars e dei soli a compiere questo piccolo miracolo, i languidi a tratti rabbiosi vocalismi dei due in Fiore Nero, Io sto qui, Non mi odiar, L'ora delle streghe, nelle lente amare e nostalgiche Sogno e Il lungo addio (con tastiere d'annata in bella evidenza), tra i picchi del disco.
Decisamente gustoso lo strumentale Mexicali, sorta di hard-surfin' con la tromba di Diego Frabetti.
Tre covers dei lontani sixties completano Fiore nero: la piu' nota La lezione del capellone di Michel Polnareff, Il treno della morte (The Jaguars) e Prima c'era luce (New Trolls), tutte reinterpretate con quella decisa impronta personale che permea tutto il disco.
PASQUALE 'Wally' BOFFOLI
