martedì 22 aprile 2008

Recensioni / Esteri / R.E.M. : Accelerate (W.B.-2008) -- La band di Athens sigla un capolavoro --


La peculiarità maggiore della grande band di Athens, in auge sin dai primissimi anni ’80, è sempre stata quella di avere un’ispirazione compositiva che fonde un fascinoso appeal melodico con un’energia strumentale irresistibile, soprattutto dal vivo. L’anno scorso con R.E.M live ce ne hanno dato ennesima prova.
Tuttavia a partire dalla fine degli anni ’90 con Up (1998), dai tratti quasi ambient, i loro dischi, dispensati molto parcamente, hanno cominciato a privilegiare nel nuovo millennio la costruzione di atmosfere malinconiche e l’esplorazione di armonie profonde e stratificate.
Reveal (2001) abbagliava con i suoi cromatismi solari e le performances sognanti di Michael Stipe recuperando i Beach Boys meravigliosi degli anni ’60 ma il languido Around the sun (2004) è finito con l’essere strapazzato eccessivamente dalla critica nostrana e non.
La stessa critica che troppo spesso dimentica che gli artisti, in questo caso i musicisti, nel corso degli anni e della loro carriera non sono e non possono essere uguali a se stessi, poiché la loro ispirazione riflette stati d’animo e fasi esistenziali cangianti.


Certamente con ACCELERATE Stipe, Buck e Mills riaprono le ostilità con un sound molto più urgente di Around the sun, che vede nuovamente le chitarre aggressive di Peter Buck in primo piano, tornando ad essere nelle liriche e nell’approccio compositivo ‘politico’ più reattivi allo stile di vita sempre più stressante ed ‘accelerato’ del pianeta.
Insomma la logica ed aggiornata prosecuzione di Lifes riches pageant, Document, Monster e New adventures in hi-fi, per la gioia della critica che non ama i Rem più meditativi.
La formidabile terna iniziale Living well is the best revenge, Man-sized wreath e Supernatural superserious torna a quella dinamica lucida e serrata che li ha resi famosi ed amati sin dagli anni ’80: tema principale subito coinvolgente ed inciso ancor più fascinoso su urgente ed essenziale sezione ritmica, capacità di sintetizzare in tre minuti una pop song perfetta.
Le finali Horse to water e I’m gonna DJ insistono su tale estetica tagliando il nastro dei due minuti o poco più.
E’ la parte centrale del disco ad affascinare maggiormente, ascolto dopo ascolto, quella in cui il carisma interpretativo di Michael Stipe dimostra di avere a tutt’oggi pochi rivali: l’obliqua ‘politica’ Houston, con organo e basso deraglianti, l’elegiaca Until the day is done, la sofferta Accelerate, le mutanti, chiaroscurali Mr.Richards e Sing for the submarine che dimostrano di quali picchi compositivi siano ancora capaci i R.E.M..
Penso questa volta si sia tutti d’accordo, senza critica divisa: Accelerate é un capolavoro di poco più di mezz’ora, ed anche se il 2008 è cominciato da solo 4 mesi sarà sicuramente nella mia Top Ten.

http://remhq.com/index.php

PASQUALE ‘ Wally’ BOFFOLI

martedì 15 aprile 2008

Interviste : THE NARCOTICS, ottimo pop-garage nostrano


Ho realizzato per e-mail questa mini-intervista con Ramblin' Flep, chitarrista degli italiani THE NARCOTICS, artefici dell'imperdibile ALL THE PURPLE PUSSIES, uscito di recente per la Teen Records di Massimo DalPozzo e da me recensito proprio qualche giorno fa in questo magazine.
*****************************************************************************************************************


Ciao Flep, mi raccontavi di aver apprezzato l'accenno della mia rece a Dylan invece che agli Stones.
Non gradite gli Stones?
Grazie davvero dell'apprezzamento. Per carità, siamo tutti fan terminali degli Stones, per la precisione gli altri adorano in modo assoluto tutta la prima decade fino ad Exile on Main street, poi diciamo che si fermano lì, mentre il sottoscritto trova qualche gemma anche nelle decadi successive; sono giusto un paio i dischi degli Stones per me quasi inascoltabili, Undercover e Dirty Work direi.
Il succo del discorso è però che la maggior parte delle persone, quando sente le chitarre lavorare in intreccio, senza abuso di power chords, non sa paragonarti ad altro che a loro..
Si sa che dei gusti non si discute e che la musica non ha regole (o meglio barriere), però ho 29 anni e suono rock'n'roll da quando ne avevo 13.


Mi parli un pò della vostra formazione e del vostro tipo di garage-rock?
Tutti noi abbiamo militato anche in formazioni punk, mantenendo però sempre viva la passione per un rock e per un pop ben composto e suonato. Negli ultimi tempi mi sembra di cogliere da parte di ascoltatori e musicisti una visione del Garage, a mio modesto parere, troppo connessa all'estetica del punk. C'è tanta gente che pensa che il garage sia solo quello di gruppi come The Rippers, The Staggers o i nostri concittadini Tunas.. tutti ragazzi che apprezziamo parecchio e supportiamo da sempre.
Tuttavia per quanto ci riguarda (a costo di essere chiamati "stonesiani-snob", come già un pò succede ahahah !!!),
non rinunceremo mai all'ispirazione di gruppi come Byrds, Flamin Groovies, Big Star, Mc5, Thee Hipnotics, Long Ryders, Gun Glub, Make Up, Primal Scream o alle mitiche sonorità della Chess prima e della Stax e Motown poi.


Beh, devo dire che sono sorpreso dalla varietà delle vostri punti di riferimento, tra cui mi dicevi anche The Miracle Workers. E si sente in All The Purple Pussies.
Certo...i Miracle Workers. Il loro Overdose poi é per noi un punto di riferimento assoluto!
Last but not least... i Velvet Underground (colonna sonora fissa delle nostre cene e seguenti nottate sunday mornings comprese); sono una componente essenziale dell'attitudine di tutti noi.
Insomma Fuzz e Fuzztones tutta la vita ma non stiamo facendo la gara a fa la Steppin' Stone ai 3000 all'ora.
Beh adesso sai sicuramente un pò più di noi...non ti resta che vederci dal vivo, speriamo presto così ci presentiamo di persona. Non capita tutti i giorni di poter scambiare un'opinione con una persona competente ed interessante come te. Complimenti sinceri per tutte le recensioni sul tuo blog concordo pienamente con i contenuti ed apprezzo molto la tua prosa.
Ancora mille grazie per l'attenzione. A presto!

a cura di PASQUALE 'Wally' BOFFOLI




domenica 13 aprile 2008

Recensioni / Esteri / WILLY DEVILLE : PISTOLA (Eagle Rock /2008)

Willy DeVille e' carismatico solo a guardarlo, con i suoi tatuaggi, la lunga chioma mohicana, lo sguardo spento ma allusivo di chi ha attraversato mille tunnel riuscendo a sopravvivere.
Willy dopo nefaste dipendenze ora beve solo vino (ma sara' vero?), anche durante i suoi concerti.

Merito della sua compagna.


Il diavolo? Certo, questo chicano l'ha conosciuto e ne ha scritto nei suoi mille connotati; sin da quando, fine anni '70, sciupava la giovinezza nel Bronx newyorkese, e cantava con i suoi Mink D.V. sulle assi del CBGB's di ragazze e cadillac. Poi, nelle decadi successive, cuore ed ispirazione romanticamente/perennemente aggrappati alle ballate fifhties di Ben E King e Pomus/Shuman: amore in languida salsa portoricana, bari, coltelli a serramanico, liquori, vampiri e voodoo, sino all'innamoramento fatale per New Orleans.
Ma l'allievo supera il maestro se e' vero che uno dei brani di Pistola s'intitola '...sto per fare qualcosa che il diavolo non ha mai fatto'. Di certo negli ultimi trent'anni ci ha familiarizzato, come Robert Johnson, come i vecchi bluesman del delta del Mississipi che ai crossroads gli vendevano l'anima in cambio dello shining per suonare la chitarra e cantare.
Te ne accorgi a secondo, terzo ascolto, fatalmente: in I'm gonna do something the devil never did Willy canta il blues con fare reiterato e minaccioso, come una reincarnazione di John Lee Hooker. Ed e' ancora blues virato gospel in You gotta the world in your hands, profondo, insidioso, muddy come solo DeVille ha saputo fare nei suoi ultimi dischi; in modo diverso ma non inferiore all'impareggiabile Tom Waits.
Le sorprese vere di Pistola sono nel finale, due brani dove Willy sfodera un parlato-recitato che lascia senza fiato: The stars that speak, spagnoleggiante e con i violini vero wall of sound spectoriano: '...c'e' un parco da qualche parte a New York dove gli artisti possono ascoltare le stelle parlare' . Romantico, visionario!
E The mountains of Manhattan, solo ipnotiche percussioni e bamboo-flute, una danza indiana che disegna una metropoli ancestrale, il sangue 'nativo' che scorre nelle vene di DeVille che si risveglia.
Per il resto un magnifico eclettico Willy DeVille che rivendica il suo inconfondibile dna: dal rock&roll strascicato di So so real (una Savoir faire addomesticata) ad I remember the first time, ennesima rielaborazione della classica Stand by me, dalla delicata ballata folkeggiante When i get home all'unica cover di Pistola, la nashvilliana incantevole Louise, cartina al tornasole dell'amore di Willy per il country.
Commosso l'omaggio dell'artista ('... so i lost New Orleans') ad una citta' amatissima e ferita nel profondo, la funeral-march fiatistica The band played on.
Solo Been there done that, un r&b non molto originale, non riesce a sostenere il livello eccellente del resto del disco, una Pistola che ci lascia stesi sul pavimento vittime compiaciute.


http://www.willydevillemusic.com/

PASQUALE ‘ Wally ‘ BOFFOLI

lunedì 7 aprile 2008

Italian garage-beat : tre nuove uscite della TEEN RECORDS (Misty Lane) : THE NARCOTICS / THE TEMPONAUTS / THE CAVEMEN by P.' Wally' Boffoli

TEEN SOUND RECORDS 2008 :

THE NARCOTICS, THE TEMPONAUTS, THE CAVEMEN.

La Teen Sound Records di Massimo Dalpozzo, divisione di Misty Lane, pare aver lanciato da tempo una sfida con se stessa sfornando periodicamente nuove produzioni e nuove bands naturalmente sempre in un ambito oscillante tra il sixties-beat italiano ed estero, il garage e la psichedelia.
Raro possa sbagliare un colpo: anche tra fine 2007 e l'inizio di questo 2008 ha pubblicato tre piccoli capolavori, per versi diversi, tre bands italiane, che vanno a rimpinguire l'ormai vastissimo catalogo della Misty Lane Appreciation Society, un patrimonio discografico ed artistico italiota unico nel suo genere che e' riuscito a gettare un prezioso ponte tra il panorama garage nostrano e quello internazionale.

********************************************************************************************************************


THE NARCOTICS : ALL THE PURPLE PUSSIES

Di italiano questi 4 ragazzi hanno proprio poco a dir la verita': si stenta a credere siano bolognesi. A partire dalla straordinaria grinta 'americana' del lead vocalist Muddy George nell'iniziale dylaniana/strascicata All the purple pussies, giu' nelle 'garagistiche' Fuckin' shootin' star, Stuck in the station, Troubles (give me a hard on), Vanishing, ballata ricca di chiaroscuri, cosi' come (my) Death party.
Sembra di riascoltare in queste songs eseguite con rigore e passione, giocate sui duetti serrati dei chitarristi Juan Ventura e Ramblin' Flep, i Miracle Workers degli anni '80, quelli di albums gloriosi come Overdose (1988), senza sapere che in fondo all'album si cela una martellante cover proprio della band di Portland, Love has no time, tratta dalla loro prima opera .
Muddy George ha qui la possibilita' di sfoderare al meglio i suoi timbri vocali animaleschi, davvero molto affini a quelli dell'indimenticabile leader dei M.W. Gerry Mohr.
Spruzzi dei padrini di Rochester The Chesterfield Kings e di Fuzztones in Jenny ma anche nei titoli suddetti: in Narcotic mess-a-round Muddy si spinge ancora piu' in la' ; come non ravvisare nella sua vigorosa performance le corde dell'Iggy Pop piu' maturo?
Un'impeccabile Take me to the streets, giocata su un mirabile equilibrio elettro-acustico, sigilla una mezz'oretta di hard-garage senza tempo, di quello che non ti lascia riprender fiato neanche per un attimo.

www.myspace.com/xxxthenarcoticsxxx
http://www.mistylane.it/
www.myspace.com/teensound



THE TEMPONAUTS : A MILLION YEAR PICNIC

Il piacentino Simone Modicamore, alla guida dei bravi Rookies, aveva siglato tra il 2004 ed il 2005 anche due interessanti lavori acustici con gli Warm Morning.
Ribadisce ora la sua ecletticita' vocale e di chitarrista partecipando a questo nuovo progetto di The Temponauts, una 'straordinaria' creatura sonora guidata da Stefano 'Pibio' Silva, autore di 11 brani su 12 di A million year picnic, completato dalla cover del classico soul di Jamison That's how strong my love is.
Straordinaria perche' da perfetti Temponauti i nostri 5 riescono ad innestare attraverso gli stupendi intrecci vocali e chitarristici di Silva, Ferrari, Vascelli e Modicamore su una sensibilita' ritmica e compositiva moderna, decisamente personale, una lezione che viene da molto lontano: Byrds, Beach Boys, ovvero i maestri in assoluto dell'estetica adottata dai Temponauts in A million year picnic.
Melodie ed armonie spaziali, aeree elargite a profusione in Captain frustration, Toxic & lazy, Come back saturday, The down bums, Atomic fire sister, dense di fascinosi ed avvolgenti incisi : ricordate gli australiani Church, quelli piu' sognanti?. Persino la cover suddetta subisce un 'trattamento' speciale perdendosi tra le nuvole, nel blu dipinto di blu!
The Temponauts sanno comunque diventare piu' incisivi e graffiare con chitarre aggressive nelle sorprendenti Operation: Coroner e Not in the morning.
Ma se volete coglierli al massimo dell'ispirazione dovete ascoltare le intricate Men of dangerous maybe e la finale The return of Josie Wales, pura aerea psichedelia, trionfo cerebrale di quella che pare una concept-opera messa a punto sulla loro navicella spaziale, proiettata nel nuovo millennio con perfida dolcezza, a delineare sbalorditivi nuovi orizzonti espressivi!

http://myspace.com/temponauts
http://www.mistylane.it/


THE CAVEMEN : FIORE NERO

Ha senso nel 2008 comporre un album nella piu' pura tradizione del beat italiano dei sixties?
Ad un primo ascolto di questo Fiore nero, secondo album dei non piu' giovani The Cavemen per la Teen Records si rimane un tantino perplessi davanti a versi come ' ...tutti x uno balliamo lo shake!'.
Ma poi, quando ci riprovi, rimani conquistato dall'aggressivita' e sincera attitudine con cui Michele Biondi, Matteo Lamargese e c. riescono nell'ardua impresa di riattualizzare una materia cosi' stagionata, soprattutto a causa della lingua madre.
E' soprattutto l'incisivita' delle fuzz-guitars e dei soli a compiere questo piccolo miracolo, i languidi a tratti rabbiosi vocalismi dei due in Fiore Nero, Io sto qui, Non mi odiar, L'ora delle streghe, nelle lente amare e nostalgiche Sogno e Il lungo addio (con tastiere d'annata in bella evidenza), tra i picchi del disco.
Decisamente gustoso lo strumentale Mexicali, sorta di hard-surfin' con la tromba di Diego Frabetti.
Tre covers dei lontani sixties completano Fiore nero: la piu' nota La lezione del capellone di Michel Polnareff, Il treno della morte (The Jaguars) e Prima c'era luce (New Trolls), tutte reinterpretate con quella decisa impronta personale che permea tutto il disco.

www.myspace.com/teensound


PASQUALE 'Wally' BOFFOLI

martedì 18 marzo 2008

Alcuni magnifici primi del 2008: NICK CAVE & THE BAD SEEDS, THE GUTTER TWINS, THE MAGNIFICENT BROTHERHOOD by P.Wally B.

Vorrei segnalarvi, nella marea di pubblicazioni discografiche dei primi tre mesi del 2008 tre dischi a mio parere per versi diversi imperdibili. In seguito probabilmente seguiranno altri segnali di fumo.
Naturalmente questa premessa é opinabile e per chi legge saranno altre le cose migliori uscite nel primo scorcio di quest'anno.

********************************************************************************************************************

DIG!!! LAZARUS DIG !!! é l'ultima fatica di NICK CAVE & THE BAD SEEDS, dopo la bellissima ed evocativa colonna sonora di Cave e Warren Ellis per THE ASSASSIONATION OF JESSE JAMES (by the coward Robert Ford), con la quale i due hanno messo in mostra la loro spaventosa poliedricità artistica!
Che Warren Ellis sia divenuto l'alter-ego di Nick Cave prendendo il posto che fu di Mick Harvey é ormai inequivocabilmente un dato di fatto, lievitato pian piano attraverso gli anni '90 ed i primi del nuovo millennio con albums indimenticabili come The Boatman's Call, No more shall we part, Nocturama ed Abattoir Blues: dalla scarna essenzialità di violino/viola il suo parterre strumentale/chitarristico/tastieristico é divenuto stupefacente nel recente progetto GRINDERMAN, sino a stravolgere i connotati del sound Bad Seeds con inquietanti cromatismi vintage/futuristi.

Questa rimane la novità più rilevante anche di DIG!!! LAZARUS DIG!!!, che vede per l'ennesima volta l'inossidabile australiano nei panni del predicatore sacro/profano ormai maturo sciorinare liriche grevi di ossessioni bibliche (il titolo dell'album é tutto un programma!), paranoie esistenziali ma anche di speranza mai sopita.

Il sound generale dei Bad Seeds e di brani come Albert Goes West, Today's Lesson, Lie Down Here (& be my girl), Midnight man, Moonland, sapidi di accattivanti evoluzioni, é più agile e spigoloso dei barocchismi gospel di Abattoir Blues: il furioso/eclettico side-project Grinderman ha lasciato un impronta profonda. Il Cave più lirico degli anni 90 si ripropone in Jesus of the moon e Hold on to yourself: come non provare gli stessi brividi caldi di allora?
A sorpresa (graditissima) We call upon the author e la lunga farneticante More news from nowhere scompaiono (inconsciamente?) nelle sabbie mobili di un'ipnosi esattamente a metà strada tra Velvet Underground e Joy Division.
Passato e sperimentazione s'incrociano con impareggiabile classe.


Da tempo aspettavamo il lavoro della coppia Greg Dulli-Mark Lanegan, THE GUTTER TWINS. SATURNALIA non delude certo le nostre aspettative, anzi le sublima: in molte occasioni chiari i retaggi grunge. Quasi un monumento al suono dark ed introverso che lo caratterizzò, soprattutto grazie all'egregio lavoro di un team formidabile di collaboratori. Idle Hands, The Stations, All Misery/Flowers, si stagliano possenti con le voci dei due grandi songwriters che si sovrappongono delicatamente (come nella maggior parte delle songs). Rassegnata disperazione e cauta speranza si alternano nella vena compositiva dei due, sino a fondersi come per incanto, come le loro voci, profonda e nera quella di Lanegan, delicata porcellana quella di Dulli.

Diversità sfocianti in preziosi ed impagabili equilibrismi stilistici: magnifico Lanegan nel blues trasfigurato di Who will lead us ? e Seven stories underground, sussurri strappati ad una resa esistenziale quasi incondizionata. Inarrivabile Dulli in Front St., ballata intrisa di acuta nostalgia; I was in love with you, ricca di strings quasi barocchi : ancora rimpianti! Un'opera prima sorprendente per ricchezza cromatica, attanagliante per ispirazione.


Sul versante garage (a me sempre caro) ottimo disco degli esordienti tedeschi THE MAGNIFICENT BROTHERHOOD, segnalatomi dalla cara amica sarda Slania. Dopo il fulminante episodio iniziale Cracker 11 tracce versatili e non ortodosse, a volte dagli accenti jazzy che evitano di cadere nei clichés di un genere spesso un pò angusto e ripetitivo. Il furore di Cracker torna con lo stesso impeto solo in Old Tattoo . Il resto risponde ai dettami di un suono ben controllato, organizzato intorno a mille ricordi sixties: dominato dalle tastiere di Erik Haegert, memori (con sommo piacere delle nostre sinapsi!) di Doors, Question Mark & the Mysterians ed..udite, udite...Stranglers. Ma ad essere evocata é anche la San Francisco dei Quicksilver, attraverso i penetranti vibrati del chitarrista Kiryk Drewinski ed i suoi soli efficaci. Spero la Magnificent Music continui su questa strada regalandoci da Berlino altri gustosi dischi come questo.

http://www.nickcaveandthebadseeds.com/ http://www.mute.com/ http://www.myspace.com/theguttertwins

http://www.themagnificentbrotherhood.de/ http://www.magnificentmusic.de/

PASQUALE 'Wally' BOFFOLI

mercoledì 12 marzo 2008

GET HIP RECORDINGS special, by Pasquale 'Wally' Boffoli

La sopravvivenza e la vitalità del garage americano nelle sue varie sfaccettature sono state assicurate negli ultimi due decenni e passa dal lavoro costante e certosino di alcune etichette che hanno avuto ed hanno nella passione sviscerata per certe sonorità d’estrazione sixties la molla principale necessaria a mettere su un fittissimo catalogo di bands che alcuni definiscono di nicchia, che hanno preservato lo spirito del rock più grezzo e selvaggio, e da esso son partite in molti casi per sperimentare nelle direzioni più svariate.
Sto parlando dell’Estrus, della In The Red, della Sympathy for the record industry e tra le altre della Get Hip Recordings di Pittsburgh, PA.
Qualcuna esiste ancora nonostante notevoli problemi economici ed episodi spiacevoli come l’incendio che interessò gli uffici/deposito della Estrus un po’ di tempo fa, altre negli ultimi anni hanno subito il contraccolpo del boom del garage europeo, quello scandinavo in particolare delle labels svedesi White Jazz e Low Impact, ma in primis della danese Bad Afro che si è dimostrata (a tutt’oggi) particolarmente vitale ed aggressiva.
Ciò nonostante etichette americane come la Get Hip Rec. continuano a rivestire con le loro ultime produzioni un ruolo fondamentale, dimostrando che gli USA in generi come il garage, il power pop, la psichedelia hanno diritto di prelazione.
La Get Hip Recordings fu fondata in sordina nel 1985 da Gregg Kostelich, Michael Kastelic e Bill Von Hagen, tre membri della garage-band THE CYNICS, proprio per pubblicare i loro albums da sé, senza restrizione alcuna di majors.
Erano quindi prima di tutto musicisti ed appassionati di musica che intendevano creare per appassionati di musica. La sua estetica indie ha portato la Get Hip ad essere un’etichetta e distributrice di oltre 20.000 titoli di musica indipendente, punk, garage, soul, doo wop e buon vecchio rock&roll.
Una label pioniera quindi, per spirito alternativo al grosso business, per la sua eticità e genuina passione per la musica di qualità.
Partita per produrre dischi di artisti locali e nazionali, si è arricchita strada facendo di bands provenienti da tutto il mondo, operando in tutti e quattro i continenti.
Nel 1993 è stato creato, anche grazie alla costanza e coerenza di Gregg Kostelich, il Get Hip Archive Series to the world, che prevede esclusivamente ristampe di bands classiche degli anni ’50 e ’60, un punto di riferimento essenziale per ogni collezionista di vero rock&roll.
20 anni dopo la visione e la brillantezza di Kostelich rimangono le stesse; e la Get Hip non scende a compromessi nel produrre solo musica di qualità, e distribuire etichette simili ad essa , cd, lp, 45, magazines, dvd e videos. In tal senso l’attuale catalogo parla da solo.
Tra le sue più recenti valide produzioni DT’S, Uglybeats, Paul Collins (Beat), tutti dischi recensiti in questo magazines, Resonars, Breakup Society e l’ultimo The Cynics.

(Un sentito grazie a Natalie Sweet, senza le cui note questo profilo della Get Hip non sarebbe stato possibile!)

http://www.gethip.com/
www.myspace.com/gethip

Pasquale ‘Wally’ Boffoli

lunedì 11 febbraio 2008

Recensioni / Esteri : JOE JACKSON : RAIN (Rykodisc-2008)

A cinque anni di distanza da Volume 4, suo ultimo doppio album in studio Joe Jackson, l’eclettico geniaccio del pop britannico (solo Costello é al suo livello!) ritorna con Rain, un lavoro che riesce a centrare l’obiettivo non facile di fondere energia ed eleganza compositiva.
Jackson conferma un ennesima volta uno stile inconfondibile affinato in trent’anni di esplorazione di aree espressive a volte molto distanti tra loro, dal punk alla classica, dal jazz alle colonne sonore.
Molti i richiami in Invisibile Man, Good Bad Boy, Citizen Sane, King Pleasure Time ai suoi primi indimenticabili albums fine anni’70/inizi ‘80 trasudanti aggressività mod, ma non ci credereste, le chitarre in Rain sono completamente assenti: a farla da padrone ed a tessere tutte le linee armoniche é il pianoforte dell’artista, strumento che già da tempo Jackson aveva mostrato di prediligere e nel quale si è perfezionato.
Esso in Solo (So Low) accompagna addirittura in perfetta solitudine la performance vocale di Joe priva di sbavature.
Complice uno combo straordinario comprendente il fedelissimo bassista Graham Maby, Jackson elargisce raffinate melodie targate Bacharach (Wasted Time) e continua nella sua affascinante ed ormai interminabile esplorazione dell’armonia e dell’arte pop.

http://www.joejackson.com/index.php



Pasquale 'Wally' Boffoli

domenica 10 febbraio 2008

CINEMANIA - Il meglio del cinema in DVD, n°.16, a cura di Antonio Petrucci


Titolo: KWAIDAN
Giappone 1964 - Colore, 180 minuti
Regia: Masaki Kobayashi
Genere: ghost story
DVD edizione: Raro Video


Vedendo alcuni film ci si rende conto di come il grande cinema non risente del passare del tempo.
Questo è il caso di KWAIDAN, film del regista giapponese Masaki Kobayashi famoso in occidente anche per un'altra pellicola Seppuku (Harakiri) del 1963.
Il film racconta in quattro distinti episodi storie che hanno come protagonisti i fantasmi, tematica per tradizione culturale e religiosa molto presente in Giappone; la cosa che rende questo film veramente unico é l'atmosfera onirica ma anche carica di tensione che pervade l'intera opera, e in ogni fotogramma si può scorgere un dipinto di rara bellezza.
Questo è il risultato anche di un'imponente scenografia e delle essenziali, ma anche di grande impatto, musiche di Toru Takemitsu.
Certamente si tratta di un film specialmente per noi occidentali non facile, ma se lo si osserva senza sforzarsi di capire si possono cogliere messaggi che hanno le loro radici in archetipi universali (la morte, il senso di colpa, la gelosia, la fede, il rancore).
Voglio sottolineare l'importanza di questo film, ricordando che un altro grande regista Akira Kurosawa ha voluto fare un "omaggio" all'opera di Kobayashi nel suo altrettanto bel film Sogni del 1990 (di cui in Italia manca ancora una edizione in DVD), anche questo diviso per episodi pur affrontando tematiche differenti.
KWAIDAN è sicuramente un film non per tutti, in ogni caso un esempio di grande cinema più vicino all'arte che all'intrattenimento.
(A.P.)

domenica 3 febbraio 2008

2008: speriamo vada meglio! I magnifici ultimi del 2007 ed i primi del 2008... n° 2 by Wally


Imperdibile (tasche permettendo!) per tutti, i neofiti e gli appassionati di lunga data un altro cofanetto di 4 cd uscito verso la fine del 2007 per l'americana Rhino, Love is the song we sing / San Francisco Nuggets 1965-1970.
Che l'apice del fenomeno hippie/psichedelico sia stato raggiunto ad Haight Ashbury, San Francisco nel 1967 non e' un mistero per nessuno: protagonisti principali Grateful Dead, Jefferson Airplane, Big Brother & Holding Company, Moby Grape, Quicksilver Messenger Service, Santana, Beau Brummels, Country Joe & Fish.
Ma questo cofanetto/libro, prodotto da Alec Palao, uno dei massimi esperti in materia, forte di un inserto interno di 120 pagine, con saggi dello stesso Palao, Ben Fong-Torres, Gene Sculatti, foto assolutamente stupende delle bands contemplate, riproduzioni di pubblicazioni cartacee specializzate-flyers di quei 5 anni favolosi, ed analisi approndite di ogni brano ed ogni band,
esaurisce il periodo storico e musicale sino in fondo dividendo l'argomento in 4 cd di diverse tipologie estetico-cronologiche: Seismic Rumbles, Suburbia, Summer of love e ' The man can't bust our music'.
Ecco allora, accanto alle bands suddette piu' famose una incredibile sequela di brani/groups meno o per nulla noti come Mystery Trend, Mourning Reign, The Sons of Champlin, Otherside, Immediate Family, Harbinger Complex, We Five, Syndicate of sound etc...
Uno scrigno pieno di gemme sconosciute!
Se riuscite a farlo vostro e a studiarvelo pian piano non avete bisogno di niente altro sulla San Francisco di quella rivoluzionaria seconda meta' anni '60.

...continua !

PASQUALE 'Wally' BOFFOLI

sabato 2 febbraio 2008

The Flowers with The Beatles - Live, Fonte delle Muse / Bari - 8 Febbraio 2008 -

The Flowers, la band barese di cui mi onoro far parte in qualità di lead-vocal, armonicista e percussionista continuano nel 2008 appena iniziato la loro 'missione' con retrogusto didattico di archeologi della storia del rock!
Dopo l'apprezzato concerto del 29/12/07 dedicato ad Elvis Presley hanno deciso di dedicare nei loro prossimi live un omaggio ai grandi interpreti di questa musica, a coloro che ne hanno forgiato i connotati nel corso degli ultimi 50 anni.
Esso sarà eseguito nella parte centrale della serata distinguendosi in unplugged ed elettrico.
Naturalmente non si poteva che iniziare da The Beatles, di cui nel 2008 ricorre l'ennesimo anniversario, dopo quelli del quarantennale della pubblicazione di Revolver (2006) e di Sgt.Pepper's Lonely Hearts Club Band (2007).
Ora tocca al quarantennale della pubblicazione del favoloso doppio White Album, da cui The Flowers l'8/2 riprenderanno (per festeggiarlo) tre brani: Back in U.S.S.R. e Revolution di John Lennon nella parte elettrica e Blackbird di Paul McCartney in quella unplugged.
Sempre in unplugged eseguiranno For no one da Revolver (McCartney), You've got to hide your love away (da Help, 1965) e Norwegian Wood dall'altro capolavoro del 1965 Rubber soul.
Completeranno la parte elettrica dell'omaggio ai faboulous four A Hard Day's Night (1964) e You can't do that (1964, side b di Can't buy me love).

Ad aprire e chiudere il live dell'8/2 alcuni brani collaudati dell'ampio repertorio dei Flowers: covers risalenti ai '70, '80 e '90 di Elvis Costello, Joe Jackson, Paul Weller, Style Council, Tom Petty, ovvero tra i maggiori protagonisti del songwriting pop-rock britannico ed americano.

Ma ancora una sorpresa The Flowers riserveranno ai presenti in finale di show: un piccolo medley di Eric Burdon, un gigante del passato (ancora in attività); Good Times / San Franciscan Nights dal repertorio dei New Animals, fine anni '60.
Ciliegina sulla torta un inno del flower power, Happy Together dei Turtles, brano già collaudato felicemente dal vivo.

Restate sintonizzati: il prossimo omaggio dei Flowers sarà ai ............


PASQUALE 'Wally' BOFFOLI







CINEMANIA: il meglio del cinema in DVD n°.15, a cura di Antonio Petrucci

Titolo: CURSED - Giappone 2004 - Colore, 81 minuti
Regia: Yoshihiro Hoshino
Genere: Horror
DVD edizione: One Movie

Immaginate un piccolo negozio in cui si vende di tutto ma in cui abitano inquietanti e vendicative presenze, che portano verso una morte violenta tutti i clienti che vi entrano, e capirete che questo è un curioso esempio di horror made in Japan.
Nella sua semplicità sia di contenuti che realizzativa riesce in modo egregio a creare momenti di terrore: in pellicole come queste si evidenzia la maestria con cui in particolare in Giappone si riesca a immaginare la paura anche nelle cose quotidiane.
Questo credo sia la cosa che rende il nuovo cinema horror del Sol Levante quasi una catarsi della difficoltà di vivere nella collettiva nevrosi delle città, dove non si comunica e si vive pensando solo al profitto.
Altro punto di forza della pellicola risultano le originalissime trovate di grande effetto inserite in modo egregio dal regista.
Se siete stanchi della solita zuppa non perdetevi questo film!
(A.P.)

domenica 27 gennaio 2008

2008: speriamo vada meglio! I magnifici ultimi del 2007 ed i primi del 2008... n° 1

E' da quasi un mese che Music Box blogspot tace: dalla immediata vigilia delle feste natalizie e dello spettacolo su Elvis Presley che la mia band, The Flowers, ha tenuto alla Fonte dell Muse su Elvis Presley. Concerto abbastanza riuscito.
Poi mi ha risucchiato il tormentone o vicolo cieco del Natale, del capodanno e della befana e poi una maledetta pigrizia sconfinante in una sottile depressione mi ha bloccato la mano.
Non so se di tutto questo si é accorto qualcuno, qualche lettore di questo magazine, ma é ora che mi dia una mossa!
Lo faccio segnalandovi succintamente (ne parleremo meglio in seguito!) alcune belle uscite discografiche di questo lasso di t
empo, la fine del 2007, e le prime (a mio parere! ) notevoli del 2008.
****************************************************************************************************************

Prima di tutto il rockumentario (così si dice!) RUNNIN DOWN' A DREAM (W.B.) su Tom Petty & The Heartbreakers. Si tratta di tre DVD ed un cd con registrazioni inedite. Il regista é Peter Bogdanovich, che sui cartacei specializzati ha confessato di non essere un fan accanito del rock&roll ma di essere un grande ammiratore da sempre di Petty, di cui ammira la modestia e la mancanza di prosopopea. Come non essere d'accordo con il regista?
Anch'io considero Petty un'icona del rock degli ultimi trent'anni e più.
Si tratta di due dvd che narrano l'epopea e l'iter artistici del nostro con scene e vari inediti, purtroppo senza sottotitoli, e questo rappresenta un grave handicap!
Si perdono così per chi non ha molta dimestichezza con l'inglese, l'americano in tal caso, tantissimi particolari allettanti della vita del nostro, mentre con tanta buona volontà ed attenzione altri si riesce a captarli.
Per fortuna le immagini aiutano a seguire il tutto e a dargli un senso.
Il terzo dvd invece contiene per intero il grandioso concerto per il trentesimo anniversario della nascita degli Hearbreakers nella sua Gainsville e vi assicuro che da solo vale l'acquisto del cofanetto.

Rimaniamo in tema di cofanetti: THE BIG STIFF BOX SET (Salvo).
La Stiff fu una delle più importanti etichette all'epoca delle prime avvisaglie del punk inglese, 76-77. Ma già aveva sotto contratto artisti che più che punk, se proprio dobbiamo etichettarli, erano dei pub-rockers, come Ian Dury, Elvis Costello, Dr.Feelgood, Nick Lowe, Rumour, Count Bishops.
Con Damned, Madness, Prisoners, Yachts, Lene Lovich e c. nel corso degli anni ampliò a dismisura il suo raggio d'azione diventando cartina al tornasole di tutti i fermenti musicali che in quella fine anni '70 ineguagliata risvegliarono e fecero fremere la sonnecchiante e conservatrice Inghilterra.
4 cd utilissimi soprattutto ai i più giovani per capire quanto in 30 anni la Stiff abbia contributo alla causa del punk, del pub-rock, del pop inglesi facendo da ponte tra un genere e l'altro......
continua !

sabato 22 dicembre 2007

News: IN THE NAME OF ELVIS with The Flowers, Fonte Delle Muse, 29/12/07


Era ora ed inevitabile che si celebrasse il grande ELVIS PRESLEY, e che a farlo fossero proprio allo scoccare del 2008, a prescindere da anniversari vari, la band barese forse più attaccata alla tradizione ed alle radici del rock and roll, THE FLOWERS.
Anno nuovo, ancora e più di prima la musica che amiamo da sempre: forse é giunto il momento di riscoprire gli anni '50 ed i grandi 'primi' che hanno forgiato il linguaggio del rock&roll di là a venire: Eddie Cochran, Buddy Holly, Gene Vincent, Jerry Lee Lewis, Little Richard, Chuck Berry, Fats Domino etc.
E soprattutto Lui, il grande Elvis, colui che con i suoi ancheggiamenti provocatori ed i suoi improvvisi impercettibili scatti suscitò lo sdegno degli americani cattolici benpensanti degli anni '50: dalla sua forte carica sessuale avrebbero imparato e sviluppato molto in seguito Mick Jagger, Jimi Hendrix, Iggy Pop, Jim Morrison, Rudi Protrudi, Lux Interior etc...
The Flowers gli dedicano il 29/12/07 una serata a Bari, IN THE NAME OF ELVIS, alla Fonte Delle Muse (Via Nicodemo 8/A), probabilmente introdotta e condotta dall'attore/regista Pino Cacace. ---- Sponsor ideale di IN THE NAME OF ELVIS il Bar Presley di Nino. Ligabue ha il suo Mario, noi abbiamo il nostro Nino.
The Flowers eseguiranno, oltre celeberrimi brani di Presley, altri meno conosciuti ma gustosissimi ed imperdibili incisi tra la fine dei '50 ed i primi '60. Qualche titolo : Good luck charm, A mess of blues, Return to sender, Little sister, You're the devil in disguise, Too much.

Pasquale 'Wally' Boffoli






martedì 18 dicembre 2007

Recensioni /Italiani/ Dome La Muerte and The Diggers (Go Down Records/Area Pirata-2007) by Pasquale 'Wally Boffoli


Lavoro dal torrenziale impianto chitarristico questo primo omonimo album solista di Dome La Muerte, ex Not Moving insieme ai Diggers, tutti ottimi strumentisti, dalla chitarra ritmica Matteo ‘basetta’ Gioli al funambolico batterista Emiliano sino alla solida bassista Lady Casanova.
Non poteva essere altrimenti visto il solido background artistico del chitarrista, che nei brani di suo pugno, soprattutto Get Ready e Gimme Some rivela spudoratamente influenze New York Dolls, Stooges, Gun Club producendosi in una serie di soli di pregevolissima fattura.
Un disco di grande e classico rock&roll caratterizzato da venature dark-blues (‘Bad Trip’ blues, Demons), liriche generazionali ribellistiche (Sorry, I’m a digger) e da almeno una ballata in odore Stones (You shine on me), che cresce pian piano e sembra uscita dai solchi di Beggars Banquet.
Tre covers (Fire of love/Gun Club, Heart full of soul/Yardbirds e Cold turkey/John Lennon) a ribadire il saldo legame di Dome La Muerte col passato ed una voce dagli accenti torbidi purtroppo non sempre all’altezza della situazione.
Delle tre covers la più riuscita è senz’altro Cold turkey, eseguita con tosta convinzione e dal finale psichedelico.
Ad affermare il carattere internazionale del disco la partecipazione di un guru del garage, Rudi Protrudi, che si esibisce con rabbia all’armonica in Blue stranger dancer.
Ancora grande rock dalla Go Down Records in collaborazione con Area Pirata.

www.myspace.com/domelamuerteandthediggers
http://www.godownrecords.com/
http://www.areapirata.com/
PASQUALE 'Wally' BOFFOLI

domenica 16 dicembre 2007

Recensioni / Libri / Paola De Angelis : JOURNEY TO THE STARS : I testi di Nick Drake by Pasquale 'Wally' Boffoli

Lo stesso titolo di questo libro di Paola De Angelis e' sintomatico della sua diversita' da tutti quelli usciti in precedenza sul menestrello inglese, la cui opera non ha mai perso mai d'attualita' nelle decadi successive la sua morte prematura, influenzando la poetica di tantissimi songriters venuti dopo di lui.
Un 'viaggio verso le stelle' : i testi di Nick Drake!
E' davvero straordinario il lavoro della De Angelis, teso ad interpretare i significati piu' reconditi, di volta in volta oscuri, ambigui o solari nascosti nelle pieghe delle liriche del poeta di Tanworth In Arden, strofa per strofa, verso per verso.
Lo fa indagando metodicamente nella sua breve tormentata vita, attraverso testimonianze di chi lo ha conosciuto e collaborato con lui, come il produttore Joe Boyd o l'arrangiatore Robert Kirby, citazioni di opere scritte su Drake nelle scorse decadi, ma soprattutto trovando evidenti affinita' tra 'il fruit tree' dei suoi versi e della sua sensibilita' e quello di poeti visionari e romantici connazionali del passato come William Blake, Wordsworth, Keats ma anche Baudelaire, Leopardi.
Di tutti questi poeti la De Angelis fa numerose citazioni poetiche confrontandole certosinamente con le liriche di Five Leaves Left, Bryter Layter, Pink Moon e Time Of No Reply che trattano gli stessi stati d'animo ed accadimenti: a volte l'autrice si lancia in spericolate e personali ipotesi letterarie, in ogni caso sempre affascinanti, tese a dimostrarne la modernità assoluta e l’intensità senza pari.
Inutile nascondere l'impegno necessario alla lettura di un'opera che difficilmente sara' superata, per dovizia di particolari e profondita' di scrittura da eventuali successive pubblicazioni.
Dimenticavo : la pubblicazione del libro coincide con i 35 anni di quella di Pink Moon, ultimo album di Nick Drake.


http://www.arcanalibri.it/

http://nickdrake.altervista.org/

PASQUALE 'WALLY' BOFFOLI

venerdì 14 dicembre 2007

Live-Report/ Esteri/ THE MORLOCKS, 10 Aprile :Byblos, Sassari by Gianni Sanna e Slania De Pau


Questa volta i miei amici sardi Slania e Gianni mi hanno fatto penare molto: ma sono convinto che anche alla bella distanza di otto mesi otto valga decisamente la pena pubblicare il loro live-report di THE MORLOCKS, leggendario combo americano che testardamente si ostina (insieme a Fleshtones, Chesterfield Kings, Fuzztones....) a sciorinare sui palchi di mezzo mondo il 'verbo' garage, quello che noi amiamo in modo sviscerato.
Da cinquantenni a cinquantenni
(Pasquale 'Wally Boffoli)






THE MORLOCKS -THE NIGHT OF THE PHANTOM ( GUITAR) – 10 Aprile -
The night when Sassari became a Big City.


Dopo i Ramones del Tour Acid Eaters , degno seguito sono stati i leggendari The Morlocks! Quanta acqua e’ passata sotto i ponti? Acqua ?!
Il concerto si e’ tenuto al Byblos , una discoteca poco lontana dalla città . I Morlocks con Paolo dei Rippers e Tito & The Brainsuckers viaggiano da Olbia verso Sassari, distanze irrisorie per gli Americani: Lenny Pops da Detroit e Leighton da L.A., gli altri tre, tengono a puntualizzare, sono canadesi.

Iniziano a scaldare il pubblico Tito & The Brainsuckers con il loro Bomping Sound Garage con venature hard.
La dimensione del concerto è molto familiare, riusciamo a parlare con il bassista Nick , mentre fumiamo fuori dal locale. Leighton è nell’ombra e già si sentivano i primi commenti sui suoi lunghi capelli, scarpe di serpente e look da pirata.

The Morlocks iniziano il gig, i presenti annuiscono entusiasti : Leighton si rivela un grande frontman da subito, le tracks del nuovo album Easy listening for the underchiever aprono le danze spietate; intrecci chitarristici , corti e taglienti , riff Kinksiani si amalgamano con i pezzi conosciuti, My friend the bird…quasi una little piece teatrale… molto commovente, I Need you, Body not soul , Get out of my life, woman da Submerged Alive presenti anche nell’ultimo album concepito in realta’ come un live-act .

Leaving here, dall’album con Tito & The Brainsuckers ha un intro quasi AC\DC- style diversa dalla versione di Submerged . E’ un orgia sonora che ripercorre le tappe di un gruppo dagli ottanta ad oggi. Ma un tuffo nel cuore la produce Hate dei mitici Gravedigger V, che canto parola per parola con Leighton che si abbassa all’improvviso e salta con uno scatto felino lungo l’asta del microfono, ora e’ a petto nudo e dice I’m FiFty.
Un fisico da ventisettenne… non riesco piu’ a capire se sono le birre o é Leighton con il suo muoversi sciamanico a minarmi il cervello in senso buono.

Le prime persone che mi balzano in mente sono Iggy, Rudi, Peter Zaremba e mi fermo qui, mitici...eterni animali da palcoscenico…i Morlocks suonano una pastosa miscela di Amboy Dukes e Kinks con aromi di Fun house degli Stooges passando per le jams di MC5.
Non a caso il chitarrista Lenny Pops viene da Detroit; Leighton é un po’ di tutto ciò ma con la sua voce piena di rabbia controllata selvaggia e calda .
Ma ecco che scende dal palco e canta assieme ai fans una versione alternativa di No friend of mine capace di far vibrare le nostre onde celebrali … mai ci saremmo aspettati di vedere in azione un gruppo di tale spessore a 2 km da casa, dopo venticinque anni piu’ in forma che mai.. Leighton la leggenda di fronte ai nostri increduli occhi … per sempre, come un sogno divenuto realta’.

GIANNI SANNA & SLANIA DE PAU
Foto di SLANIA DE PAU

domenica 9 dicembre 2007

Live-Report / Bari - C. Picco/Matt Elliot/L.Grimm a Time Zones 2007 by Claudia Mastrorilli

Sono davvero contento di ospitare nel mio magazine Claudia Mastrorilli, poliedrica protagonista della scena musicale barese.
**************************************************************************************************************************
TIME ZONES - XXII Edizione -BARI

Larkin Grimm
Matt Elliot Orchestra
Cesare Picco feat.Taketo Gohara

Teatro Royal- Bari- 29 novembre 2007 –

La ventiduesima edizione del festival Time Zones, non poteva concludersi meglio con l’esibizione di due grandi musicisti: il songwriter di Bristol Matt Elliott e il trentottenne pianista di Vercelli Cesare Picco. Due artisti diversi per genere, ma che hanno in comune la stessa capacità di trasportare l’ascoltatore in un immaginario sonoro difficilmente definibile.
Le due coinvolgenti esibizioni programmate al teatro Royal di Bari, sono state anticipate dalla proiezione di un toccante documentario di immagini di repertorio dalla Cineteca pugliese, in ricordo del trentennale della morte di Benedetto Petrone, assassinato a Bari il 28 novembre del 1977 dai fascisti.

Un fuori programma molto gradito dal numeroso pubblico, così come la breve performance della cantautrice californiana Larkin Grimm che, con la sua vocalità travolgente e appassionata ha saputo regalare al pubblico barese momenti di intensa emozione.

Sono circa le ventuno e trenta quando il compositore piemontese Cesare Picco, artista eclettico dotato di un pianismo libero da ogni schema, accompagnato sul palco dal producer italo-giapponese Taketo Gohara, comincia la sua travolgente performance. Il talentuoso compositore, cresciuto tra Ravel, Bach e Bill Evans, è infatti un musicista dallo stile non stereotipato.
Attraverso le sue composizioni si respira un universo sonoro composito, dove la formazione classica ben si sposa con il jazz, l’elettronica ed i ritmi sudamericani. Nel suo curriculum d’autore si alternano composizioni per il teatro d’opera, per il balletto (è il musicista prediletto di Luciana Savignano), per il cinema e arrangiamenti pop d’autore (Ligabue).
Con My Room-Groovin’ Piano, l’album d’esordio di due anni fa (presentato alla Feltrinelli Libri & Musica di Bari nel maggio 2005), Bach to me (reinterpretazione personale di alcune pagine bachiane) e il recentissimo Light Line, Picco si colloca tra i grandi del pianismo italiano (Giovanni Allevi, Ludovico Einaudi, Stefano Bollani, Danilo Rea), ma é anche uno dei musicisti più apprezzati nel Sol Levante. Light line è il risultato della contaminazione tra le diverse culture che ruotano intorno al pianoforte dell’artista piemontese alla ricerca di una leggerezza nelle forme il cui obiettivo primario è la riscoperta di una profondità interiore.
Compagni di viaggio del musicista per la realizzazione dell’album, oltre che Taketo Gohara anche lo spagnolo d’adozione Matteo Malavasi, dal suono decisamente salsero e latin ed il giovanissimo batterista milanese Nik Taccori. Sul palco di Time Zones, il pianista ha presentato alcuni brani tratti dal suo ultimissimo progetto discografico ed alcuni inediti, sempre coadiuvato dagli interventi discreti e misurati del sound designer Gohara, artefice di un’elettronica umanizzata con i suoi interventi in real time su campionatori e teremin. Ad aprire il concerto è il brano Whisper, cui seguono L’orologio e The River, una composizione ispirata della quiete apparente del movimento delle acque che ben si esprime nell’articolato e fluido processo compositivo.
A seguire Sambaista, dalle sonorità sudamericane, la dolcissima October, con qualche riferimento alle melodie orientaleggianti del maestro Sakamoto, Il tuo respiro, nella quale il tocco lieve e vellutato di Picco sembra dare spazio alla forza del silenzio, e la travolgente Autumn leaves.
A suggellare la prestigiosa rassegna, diretta coraggiosamente da Gianluigi Trevisi, il concerto del cantautore Matt Elliott, l’ex leader dei Third Eye Foundation (formazione di Bristol, città che ha dato i natali al trip-hop con Massive Attack e Portishead).
Il pubblico appare incuriosito e desideroso di ascoltare un’artista che più di ogni altro ha saputo evolversi. Un percorso artistico partito dalle sperimentazioni industriali ed elettroniche, poi approdato alla riscoperta delle tradizioni classiche ed acustiche, il folk mitteleuropeo. Una miscela sonora decadente e malinconica, permeata di romanticismo per esprimere il tormento interiore del raffinato chansonnier inglese, da qualche anno residente in Francia. Nella performance barese, Matt Elliott ha alternato brani del suo recente album Failing Songs con alcuni dei precedenti The Mess We Made e Drinking Songs.
Testi disperati che esprimono il dissenso del musicista per un mondo liberal-militare verso cui ogni intervento umano appare vano. L’accettazione passiva di questo stato, rappresenta il leit motiv dell’intero progetto discografico, un malessere che deriva dall’impotenza umana verso un destino ineluttabile e spietato ben rappresentato nel brano simbolo Gone.




CLAUDIA MASTRORILLI
su gentile concessione di http://www.puglialive.net/

domenica 2 dicembre 2007

Cinemania : Il meglio del cinema in DVD by Antonio Petrucci

Titolo: ASHURA Giappone 2006 - Colore, 118 minuti
Regia: Yojiro Takita
Genere: Action/Fantasy
DVD edizione: Keyfilms

Del regista giapponese Yojiro Takita esce in versione DVD questo ottimo film action/fantasy.
Si tratta della trasposizione cinematografica di uno spettacolo teatrale di successo in Giappone a cui il regista aveva assistito: rimasto favorevolmente colpito dal soggetto e dalla sceneggiatura decide di farne un film, nonostante i rischi che tale operazione poteva comportare.
Il risultato finale è un ottimo film certo non privo di qualche difetto ma una pellicola che riesce ad appassionare chi apprezza questo genere; bisogna precisare che Yojiro Takita ha realizzato un'altro film simile nel 2001 dal titolo Yin-Yang Master uscito anche in Italia: anche questo è un interessante fantasy ambientato in Giappone nel XII secolo.
Ashura racconta la storia di un Samurai cacciatore di demoni che si innamora di una misteriosa donna, che si rivelerà essere la medium che diventerà la reincarnazione del demone Ashura.
Da questo nascerà il loro conflitto che li porterà ad un drammatico scontro finale.


ANTONIO PETRUCCI

venerdì 30 novembre 2007

Recensioni / Italiani / Wild Sound From The Past Dimension (Go Down Records/Audioglobe, 2007) by Pasquale 'Wally' boffoli

WILD SOUND FROM THE THE PAST DIMENSION, compilation realizzata dalla Go Down Records insieme all'associazione Circolo Fantasma trasuda autentica e sviscerata passione per il rock seminale dei '60 e '70 in tutte le sue sfaccettature, lo spirito che sempre dovrebbe essere alla base di operazioni di questo tipo, molto frequenti di questi tempi, quasi un trend!
Bands nazionali, alcune appartenenti alla scuderia Go Down Records, una delle piu' attive labels indie italiane (Los Fuocos, Gorilla, Small Jackets, Valentines) ed internazionali che rimescolano le carte in tavola coverizzando sia vere e proprie icone dei due decenni chiave in questione che artisti oscuri o semi-sconosciuti ma che hanno contribuito perfidamente a forgiare 'the true spirit of rock&roll!'.
Si passa dai grandi inglesi sixties-mod e della psichedelia pop (Bowie, Small Faces, Kinks, Brian Auger, Hendrix, Sorrows, Smoke, Beatles, Pink Floyd) a 'les fleurs du mal' dell'oltraggio glam/pre-punk, hard e garage dei seventies, soprattutto americani come Iggy Pop & the Stooges, 13th Floor Elevators, Motorhead, MC5, Monks, sino ai Cramps ed ai Real Kids, eroi seminali a tutto tondo persi tra power-pop, psychobilly e garage.
Il packaging di W.S.F.T.P.D. e' nobilitato da due tavole 'psichedeliche' del grandissimo Matteo Guarnaccia, autore anche del logo della raccolta.
Un plauso a Laura Timpano, che ne ha curato tutta la parte grafica, a Filo e Leo della Go Down che hanno messo
insieme i 22 brani e all'Ass.Fantasma, spiritual guide, nonche' agli Atomic Studio di Longiano (FC) che hanno reso possibile la realizzazione tecnica del progetto.

Tante le gemme di questo disco: come al solito non resisto dal citarne alcune, a mio parere piu' luccicanti e riuscite :
Black Cat/B.Auger (Enri), molto fedele all'originale (chi se la ricorda?), Let me in/The Sorrows dei sardi Rippers, davvero selvaggia e devastante, una disinvolta Suffragette City/David Bowie (Les Bondage), Kissin' Cousin / E.Presley dei nostri Not Moving, che inevitabilmente riporta al tiro della storica cover dei punks australiani The Saints, una pimpante Sister Ann / MC5 (Los Fuocos), una torbida Lucifer Sam/Pink Floyd (Dome La Muerte & Not Right).
Una fragorosa e martellante I need you / Kinks (The Cavemen), una perforante Complication/Monks (The Intellectuals), l’agile e vitale All Kinda girls / The Real Kids (Chronics).
La ruvida Universal Vagrant / Smoke (Les Playboys), le power-pop e fresche Touch too much /Arrows (Sator) e That’s how strong my love is/Otis Redding (Temponauts), ovvero come sbiancare sobriamente il ‘deep’ soul di matrice nera, sino alla finale Love You to/Beatles (Sgt.Peppe), un’articolata e fascinosa versione elettro/acustica del brano di George Harrison contenuto in Revolver (1966).
Presente anche una ghost-track , uno stralunato psycho-blues di cui non è indicato l’esecutore.

Alcune covers invece soffrono fatalmente un pò (soprattutto vocalmente) al confronto con il potente ‘shininig’ degli originali, come Tin Soldier / Small Faces (Small Jackets), Search & Destroy / Iggy & the Stooges (Electric 69), Can you pussy do the dog?/Cramps (Valentines), Stone Free/Jimi Hendrix (Victorians), Reverberation/The 13 Floor Elevators (Pater Nembrot).

Lungi da me comunque il voler stilare classifiche di merito, criterio palesemente in contrasto con il ‘totalizzante’ giocoso spirito celebrativo dell’operazione che, recuperando alla lettera lo spirito selvaggio delle due decadi chiave per capire il ‘vero’ rock, quello che ha cambiato la vita di tanti di noi, giunge infine all’orgogliosa dichiarazione (pienamente condivisa da chi scrive!) ‘Rock ‘n’roll never die !!! ‘, in barba a tanti spocchiosi esegeti ed addetti ai lavori che con frequenza nauseante continuano da anni a ripetere che il rock è morto !

E non perdetevi (se potete!) il festival Go Down Records al Jailbreak di Roma il 14/12/07

http://www.godownrecords.com/

www.myspace.com/godownrecords

www.myspace.com/circolofantasma

PASQUALE ‘Wally’ BOFFOLI

martedì 27 novembre 2007

Cinemania (Il meglio del cinema in DVD): STRANGE DAYS (1995, Kathryn Bigelow) by Antonio Petrucci


Riscoprire e rivedere un buon film non fa mai male! (Wally)


*************************************************************************


STRANGE DAYS USA (1995) - Colore, 139 minuti
Regia: Kathryn Bigelow

DVD edizione: Twentieth Century Fox Home Entertainment



Film della regista Kathryn Bigelow sceneggiato e prodotto da James Cameron, ultimo erede alla fine degli anni 90 di un cinema di confine, commerciale ma anche molto vicino alla controcultura e al filone cyberpunk: per intenderci vicino a pellicole quali 1997: FUGA DA NEW YORK e BLADE RUNNER.
STRANGE DAYS narra in modo serrato ed originale le disavventure di un ex-poliziotto, che per vivere spaccia una nuova forma di droga che permette di vivere a livello sensoriale le esperienze vissute da altri individui, denominata squid, che lo porterà a scoprire la causa della morte di un rapper.
Questo suo segreto proprio alla vigilia dell'anno 2000 lo costringerà ad indagare per scongiurare terribili conseguenze.
Il film con una bella fotografia vede la partecipazione di ottimi attori quali Ralph Fiennes, Lanny Nero, Angela Bassett e Juliette Lewis, ma il valore aggiunto del film lo percepiamo in alcuni intensi momenti in cui si riconosce chiaramente la attuale situazione mondiale, con l'umanità sempre più schiava delle realtà virtuali, impoverita dalla globalizzazione, e privata di molti diritti, costretta a vivere nella PAURA.
ANTONIO PETRUCCI