giovedì 10 maggio 2007

La TOP 3 della settimana, in collaborazione con UNDERGROUND BARI

In collaborazione con UNDERGROUND THE MUSIC STORE di Ninni Portoghese,
Via Nicolò Dell'Arca 8/A 70121 BARI(Tf. 080 5721239 -
(a cura di Pasquale Boffoli e Ninni Portoghese)
Tutti i dischi segnalati sono disponibili o richiedibili presso UNDERGROUND BARI

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La TOP 3 della settimana (n°.4)


1) NINE INCH NAILS : YEAR ZERO

Più di un'ora di musica claustrofobica e sintetica: Year Zero celebra le miserie dell'impero bellico americano, presagendone l'infausto futuro. Trent Reznor riesce a conservare intatto il fascino 'negativo' delle sue composizioni mentre si fa più urgente l'incedere ossessivo delle sue macchine! La magia chiaroscurale del precedente The Fragile rimane senza pari ma l'angoscia futuristica e la malinconia da XXI secolo di episodi come The Beginning Of The End, The Good Soldier, Zero Sum, In The Twilight, My Violent Heart confermano la grandezza inquietante di un artista unico. (Pasquale Boffoli)



2) ARCTIC MONKEYS : FAVOURITE WORST NIGHTMARE

Diciamolo subito : il secondo album degli Arctic Monkeys non é proprio all'altezza di quello d'esordio che ha spopolato tra la critica e nelle vendite.
Comunque una predisposizione al pop in un paio di brani e certe chitarre noise in altri fanno di questo disco per la band un ottimo trampolino verso il futuro . (Ninni Portoghese)






3) LCD SOUNDSYSTEM : SOUND OF SILVER

Una delle attuali bands più interessanti nel panorama del cosiddetto Punk-Funk, anche in questo secondo lavoro con reminiscenze colte e decisi richiami ai Talking Heads. (Ninni Portoghese)






Cinema UNDERGROUND (Il meglio del cinema in dvd) by Antonio Petrucci (n°2)

Presso UNDERGROUND THE MUSIC STORE, Via Nicolò Dell'Arca 8/A 70121 Bari, potrete trovare tutti i films e dvd recensiti da Antonio Petrucci in questa rubrica.

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Titolo: LA NONA CONFIGURAZIONE, AMERICA 1980
Regia: William Peter Blatty
Genere: Drammatico
DVD edizione: Alan Young Pictures 2003

Del regista William Peter Blatty creatore del famosissimo Esorcista, il film racconta la storia del dottor Kane, inviato in un castello che ospita alcuni malati reduci dalla guerra del Vietnam con disturbi mentali, che si accorgerà subito della difficoltà del lavoro che lo attende, non essendo ben accetto dai pazienti, ma nello stesso tempo interagire con loro farà affiorare un terribile segreto, e nel finale Kane si rivelerà essere più degli altri la vittima di una sporca guerra.
Opera enigmatica ed originale in cui si affrontano tematiche quali la fede il significato di bene e del male, dove si alternano dramma ed ironia, di sicuro un film non facile che denuncia l'assurdità della guerra e mette in luce la fragilità degli uomini senza distinzione tra vittima e carnefice.
(Antonio Petrucci)










Titolo: PULSE, Giappone 2001
Regia: Kiyoshi Kurosawa
Genere: Horror
DVD edizione: Medusa Video 2006


Film horror del regista giapponese che anticipa nella forma e nei contenuti film ormai famosi come The Ring e The Grudge, ci racconta di misteriose sparizioni di persone e di suicidi causati da una forza o entità che si propaga attraverso la rete informatica, portando l'umanità alla distruzione.
Con un ritmo lento ed ipnotico il regista ci rende partecipi di questi sconcertanti avvenimenti e nello stesso tempo affronta in modo indiretto ma efficace temi quali la solitudine e l'incomunicabilità, in poche parole un grande film difficile da dimenticare.
(Antonio Petrucci)
Titolo: EXISTENZ, Canada 1999
Regia: David Cronenberg
Genere: Fantascienza
DVD edizione: Cecchi Gori
Durante la presentazione di un nuovo ed innovativo videogioco la sua creatrice sfugge ad un attentato e fugge insieme ad una guardia della sicurezza; durante la fuga decide di entrare nel gioco da lei creato collegando al suo sistema nervoso un POD organico che permette di entrare in un mondo virtuale, ma anche all'interno del gioco sarà costretta a fuggire da altre minacce, senza riuscire a capire il perché tutto ciò stia accadendo.
L'autore di Videodrom, Il pasto nudo, Crash, Spider, in questo film del 1999 con il suo stile profetico ci introduce nel mondo dei videogiochi e della realtà virtuale, ma non vuole solo descriverci l'esperienza di nuove forme di realtà: ci rende partecipi con grande abilità del vissuto e dei pensieri di chi forse in un futuro non troppo lontano non riuscirà più a distinguere il reale dal virtuale, con tutti i pro e i contro che ne conseguono. (Antonio Petrucci)

domenica 6 maggio 2007

Collaborazioni; Dossier : Sardinian Flashbacks...Garage-Punk sounds again! by Gianni Sanna e Slania De Pau

Non é un mistero per chi segue le 'cose' del rock, di quello nostrano nella fattispecie, che in Sardegna esista da tempo una scena garage-punk tra le più vivaci ed interessanti italiane.
Essa gravita soprattutto intorno a Cagliari, dove ha sede anche un'attiva etichetta specializzata proprio in garage-punk, la For Monsters Records di Roberto Vallebona; ma si snoda anche attraverso altri centri dell'isola, come il Sassarese.
Era da tempo che volevo occuparmene: capita quindi come il cacio sui maccheroni questo primo dossier giuntomi da Sassari dai miei due amici, nonché ormai collaboratori di questo magazine Gianni Sanna e Slania De Pau. Esso consiste nella recensione dell' album d'esordio del 2005 degli HANGEE V uscito per la For Monsters Records e del secondo album dei RIPPERS targato 2006 (dopo il primo THE RIPPERS per la Screaming Apple), due tra le bands storiche e più rappresentative della scena sarda.
Gli Hangee V stanno già completando a quanto mi consta il loro secondo lavoro ed entrambi sono stati più volte già recensiti dalla stampa specializzata cartacea nazionale ed hanno partecipato ad importanti manifestazioni garage italiane ed estere.
Un caldo ringraziamento a Gianni Sanna per i due appassionati pezzi qui sotto riportati nonché per la sua notevole competenza in materia garage ed a Slania De Pau per le foto inviatemi, corredo essenziale del dossier-recensioni.
Sardinia rules o.k. !!! (P.B.)
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SARDINIAN FLASHBACKS...Garage-Punk sounds again !

HANGEE V : 'HANGEE V THEMSELVES'

( 2005 / For Monsters Records, P.O.Box 201.091oo Cagliari - formonstersrecords@yahoo.com )


La macchina del tempo occultata sotto un nuraghe ha partorito 5 orrende creature..The Hangee V.
Nessuna moda o tendenza ha intaccato la loro “way of life”. I nostri garage punk killers provengono da Cagliari, antica e nobile città dov’e’ presente una fervida scena garage rock in espansione. Dopo mareee di concerti in piccoli clubs di tutta la penisola ed oltre (Germania, Austria e italia) approdano nel 2005 al loro primo album “ Hangee V Themselves”: 10 tracks, ben sette originali, un gruppo che nel loro live-set può permettersi di suonare per ore !!!
Capitanati dal virtuoso chitarrista nonche’ lead-vocal Piergiorgio Rizzu, proveniente dall’esperienza Uninvited, storico combo-surf sardo ma con sfaccettature groovy e trash, gli Hangees seguono questa seconda linea . Puro Back from the Grave style, garage punk al suo apice, snarling lyrics. Sixties culture a 360°, il loro immaginario si nutre di monsters & B-movies e fumetti horror.
Con una fantastica rullata la vixeniana Alessandra Mariotti apre La side A con “ Cherry Lee”, brano che si stenta a credere sia prodotto nel 2005, è già un classico, con tastiere umorali e snotty-vocals. Nel brano “Mirror Lies” incedere alla Count V ed echi di Gravedigger V; dopotutto molti loro live-acts si aprivano con una deragliante versione di “Searching degli Omen. Puro Teen-Sound.
Shelly Ganz e’ il primo nome che mi si stampa nella mente ascoltando “ It’s’ not time”, puro Garage Punk californiano. Il suono inconfondibile di una Fender Jaguar originale seguita da un basso surf (grande Marcello Salis, accompagnato dal mitico Andrea Deidda alla chitarra ritmica) di Crampsiana memoria introducono ”Space Rats”, strumentale con stupende tastiere e continui cambiamenti di ritmo. La sconvolgente ”Go Away” ci da un idea di come potevano essere i Plague dal vivo nel ’66. Uno stralunato Vincent Price (perché quella e’ la forma mentis che avevo preso dopo aver ascoltato la side A) cambia lato del vinile verde acido da 180 grammi, quindi inizia l’isterismo frantico di “Black Cat”, Hangee V style, ogni riferimento a gruppi passati e’ vano. La puntina continua a scorrere sulla celebrale “Batman”, stupendo instrumental surf dei Four of Us.
Con “Stolen Mind” ritorna il selvaggio garage sound criptico, voce graffiante e una tastiera horror e sotterranea (Sergio Solinas).
L’esaltazione sale, “Praise Yourself” ci catapulta al Cellar , estate 1966… splendida! Una deragliante versione di “Show you love” chiude l’album, omogeneo, molto groovy con due soli pezzi strumentali alla Link Wray: e’ un ottima testimonianza di nuova linfa vitale in campo psych-punk-trash-punkedelia solo For Monster’s Heads .
Un gruppo che per la sua onestà e fedeltà al suono più innocente e primitivo mi ricorda gli Wylde Mammouths . Long Live Fuzz !


(Testo: Gianni Sanna / Photos : Slania De Pau)


THE RIPPERS : Tales Full Of Black Soot ( 2006 / Screaming Apple)


Dalle lande piene di mistero della Sardegna, ibernati dal’64, si ridestano i 4 squartatori: The Rippers. Il loro sound e’ pieno di riferimenti al Rythm’n’blues inglese periodo ’61 – ’64, senza influenze sdolcinate di merseybeat ( genere contemporaneo), nato in Inghilterra in quegli anni ma diffusosi poi in America e resto Europa.
Profondamente americani nelle radici, puntano al sodo i Rippers senza perdersi in orpelli; il loro e' un R&B con sensibilità moderna: Pretties, Sorrows e Shadows of Night stuprati con irruenza punk al fulmicotone.
embrano una versione accelerata dei migliori Crawadaddies. Garage punk at his best dunque capaci di far ballare sedie e tavoli dei locali che incendiano con la loro miscela blues-hardcore-punk. Il perfetto incedere catartico di “A strange story” puro divertimento R&B apre l’album Tales full of Black Soot”. Una cover misteriosa di “ No” con armonica indemoniata e voce al vetriolo continua il martellamento sonoro. I ritmi spezzettati e taglienti con vertiginose accelerazioni creano il mosaico di “I would mistreat you” sempre in territori Beat-olandese in primis, filtrati attraverso il garage sound anni ’80 di gruppi seminali come Primates, Gravedigger V, Crawaddadies e primi Tell Tale Hearts.
The Rippers hanno piena padronanza del ritmo, spiazzando e scioccando l’ascoltatore “Who’s knocking?” soliti ritmi serrati, divertimento rock’n’roll e fantastici assoli, “ She drives me mad” sembra uscire da Infernal World”, sixties-comp. sul selvaggio garage europeo.
E’ incredibile come riescano a calarsi nei panni e nello spirito autentico di quegli anni d’oro. Scintille e armonie sonore chiudono la A side. Il lato B si apre con “Demon’s and Witches", devastante ritmo criptico alla Outsiders olandesi.
Rendono piena giustizia ai Troggs con una fantastica versione di “From Home”, dove la fuzz-guitar incesella la nostra mente di sonorità crude e reali. Continuano a scuoterci le membra con “ She doesn’t believe me”, Pretty Things e primi Rolling Stones catapultati nell’epoca attuale.
Un r&b punk di fine millennio con finale esplosivo vertiginoso al limite della cacofonia è alla base di “Darkside of your mind” e “My black light”, ottima l’anfetaminica cover di “ But i’m so blue” titolo originale di “My canary is yellow” dei mitici newyorchesi Chesterfield Kings . I have got to find my way conferma lo stile Rippers , unico ed inimitabile, come un marchio di fabbrica.


(Testo:Gianni Sanna / Photos: Slania De Pau)

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... more HANGEE V and THE RIPPERS photos by Slania De Pau !!!





Alessandra (Hangee V)
Piergiorgio (Hangee V)




Andrea (Hangee V)
Marcello (Hangee V)
























Paolo Bonino, leader di THE RIPPERS















THE RIPPERS live at BYBLOS 2007











































































giovedì 3 maggio 2007

La TOP 3 della settimana, in collaborazione con UNDERGROUND BARI

In collaborazione con UNDERGROUND THE MUSIC STORE di Ninni Portoghese, Via Nicolò Dell'Arca 8/A 70121 BARI
(Tf. 080 5721239 - e.mail: underground.bari@fastwebnet.it) .
(a cura di Pasquale Boffoli e Ninni Portoghese)
Tutti i dischi segnalati sono disponibili o richiedibili presso UNDERGROUND BARI

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La TOP 3 della settimana (n°.3)






1) BRIGHT EYES : CASSADAGA


Ballate folk d'autore ad alto tasso emozionale.
Sembrerebbero suonate da una band inglese; ma
Conor Oberst é nato ad Omaha, Nebraska ed ha
classe da vendere!
Tra Waterboys e Dylan. (P.B.)








2) LOW : DRUMS AND GUNS


Ieratici ed enigmatici.
Più dei dischi precedenti.
Lo slowcore del trio di Duluth (MN)
é imprigionato nel nuovo disco,
ispirato dalla guerra in Iraq,
nelle ragnatele
di un'elettronica minimale.
Da ascoltare più volte! (P.B.)









3) COCOROSIE : THE ADVENTURES OF GHOSTHORSE AND STILLBORN


Giunte al loro terzo lavoro le sorelle Sierra e Bianca
Casady continuano decisamente ad intrigare con il
loro eclettico mix di trip-hop, seduzioni 'liriche' e pop
evanescente.
Tra antico e moderno: affascinanti ed avvolgenti!
Antony ancora una volta ospite delizioso in un brano.
(P.B.)


mercoledì 2 maggio 2007

Interviste / Esteri / THE CHESTERFIELD KINGS by Pasquale Boffoli

Dopo il bel live-report di Slania De Pau e Gianni Sanna ed il mio corposo articolo monografico sui Chesterfield Kings pubblicati in questo magazine nel marzo scorso un'intervista alla band di Rochester era la classica ciliegina sulla torta.
Al ritorno dal loro mini-tour italiano ho contattato per e-mail i Chesterfield Kings, autori di quel recente vangelo sixties-garage che è THE MINDBENDING SOUNDS OF… coprodotto da loro insieme a Little Steven, il loro padrino artistico ormai da qualche tempo.
Ci ha risposto il biondo buon Andy Babiuk, un po’ il Brian Jones di una band fanatica da sempre dei Rolling Stones. Le sue risposte non ci hanno certo deluso! (P.B.)
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INTERVISTA RILASCIATA DA ANDY BABIUK il 15/04/07.


Ciao Andy..che mi racconti dell’Italian Tour concluso da poco?

L’Italian Tour è stato molto divertente.. Vorremmo tornarci non appena esce il nuovo disco.

Ed il vostro American Tour del 2006 con Little Steven, l’Underground Garage Rolling Rock&Roll show tour? Avete suonato insieme a New York Dolls e Supersuckers, vero?

Fu un tour di 20 date negli States con N.Y.Dolls e Supersuckers.
Fu grandioso! Quasi tutti gli shows furono sold-out.
Fu veramente una cosa selvaggia!
Ci dettero tre autobus e rimanemmo in giro per un mese.
Fu un party di rock&roll lungo un mese.
Per saperne di più clicca
http://www.thechesterfieldkings.com/tour2006na.htm?

Puoi dirmi qualcosa a proposito della vostra collaborazione con Little Steven?

Little Steven ha una nuova etichetta, la Wicked Cool Records. La prima band che ha messo sotto contratto sono i Chesterfield Kings. Noi abbiamo appena finito il nuovo album prodotto da me e da Greg. Little Steven è il produttore esecutivo.

La Wicked Cool Records ha recentemente ripubblicato il vostro ultimo lavoro The Mindbending Sounds Of ... ? Pubblicherà anche il vostro nuovo album?
Sì ..
Puoi parlarmi del vostro nuovo materiale? Il nome dell’album?

Non abbiamo ancora deciso il nome dell’album, ma sarà simile a quello dell’ultimo disco.

Dopo lavori come Drunk On Muddy Water (pieno di blues), Surfin’ Rampage e Berlin Wall Of Sound (pieno di seventies punk) i Chesterfield Kings sono ritornati al garage-punk con l’ottimo Where The Action Is ed il fantastico The Mindbending Sounds Of … Cosa pensa oggi Andy di Drunk, Surfin’ e Berlin ?

Personalmente? Mi piace la prima parte di Drunk e tutto Surfin’ Rampage.
The Berlin Wall Of Sound non è un disco che mi piace. Noi non produciamo quel tipo di sound per cui non rientra nei miei gusti. Ci sono poche buone canzoni su quel disco: una è Come Back Angeline, che fu scritta per noi da Dee Dee Ramone.

Amo molto il vintage-sound di Mindbending… ! Puoi parlarmi Andy del suo concepimento, della registrazione e missaggio ai Living Eye Studio?

E’ difficile lavorare con gli ingegneri del suono degli studios che non capiscono perché noi vogliamo un vintage-sound. Noi decidiamo in studio il nostro sound.
Un sound molto efficace viene da anni di ascolto e di registrazioni. Il primo album che abbiamo registrato fu Surfin’ Rampage, ma non al Living Eye Studio che ancora non esisteva. Quindi registrammo e missammo Where The Action Is che concepimmo al Living Eye Studio come tutti i dischi che seguirono. Alcune foto dello studio sono nel nostro website.


Nei brani di Mindbending ci sono profumi di Seeds, Electric Prunes ma ancora una volta molti sentori dei Rolling Stones degli anni ’60: Flashback inizia praticamente come Jumpin’ Jack Flash e Mystery Trip termina con la parole di Jagger in Goin’ Home (Atfermath)…
O sbaglio?

Non sbagli…queste sono tutte bands che noi amiamo ed è normale che suoniamo come loro!

I Don’t Understand è un brano davvero radio-friendly!
I miei complimenti per il vostro songwriting….sei d’accordo con me?


Mi piace quella canzone….noi l’abbiamo scritta come tema per il nostro film ‘Where Is The Chesterfield King’s. Piaceva anche a Little Steven ma lui pensò di riscriverla per renderla migliore. Aveva ragione !

Mi è parso che i testi di Mindbending (di Greg Prevost?) siano davvero psichedelici.
Che mi dici a riguardo Andy?

Greg ed io scriviamo liriche profonde e molto immaginarie. Ci piacciono molto poeti come Allen Ginsberg, Jack Kerouac e William Burroughs. Se questa per te non è psichedelia ... !
Quale dei vostri albums ami di più?
Come sempre ti direi l’ultimo su cui sto lavorando.
Spero che queste risposte ti aiutino.
Per informazioni sul nuovo disco, contatta la Wicked Cool Records per info sul nuovo disco. Grazie per il tuo supporto. Sinceramente .
Andy Babiuk

The Chesterfield Kings
Living Eye Ltd.
PO Box 12956
Rochester, New York 14612 USA
Ph# 585.425.3640
email:
c.kings@att.net
web site:
http://www.thechesterfieldkings.com/
http://www.chesterfieldkings.com/
PASQUALE BOFFOLI

Recensioni / Italiani : PLASTER CASTERS : Is It Hard Enough Honey?! by Pasquale Boffoli

Non é un mistero che Bari da sempre può contare su un più che congruo numero di aficionados del metal in tutte le sue sfaccettature; da alcuni anni a questa parte i metal-kids locali possono anche contare su un piccolo tempio del metal, il Nord Wind che ha ospitato ed ospita performances di numerose bands locali ma non di rado anche di esimi rappresentanti del metal internazionale.
I PLASTER CASTERS sono una giovanissima band barese con cui ho avuto modo di scambiare alcune opinioni su un genere che non mi ha mai entusiasmato in modo particolare, naturalmente con tutti i distinguo del caso.
Questi ragazzi hanno di recente inciso un cd con 6 brani che gentilmente mi hanno dato in ascolto, Is It Hard Enough Honey?! che li vede perorare la causa di uno street-metal con inflessioni glam con piglio davvero impetuoso e privo di incertezze!
I brani sono tutti originali ed il chitarrista Daniele Stella il compositore principale insieme al cantante Simone Simplicio ed al bassista Steve Tesser.
Con somma sorpresa alla batteria appare Nunzio 'Cucciol0' Favia, un veterano decisamente della primigenia scena rock barese tra i '60 ed i '70, un batterista sin d'allora dotatissimo che suonerà tra l'altro con Osage Tribe, Dik D
ik, Trip
etc...non so come i Plaster Casters l'abbiano agganciato e fatto partecipare alle sessions ma la sua potenza strumentale
supporta a meraviglia le atmosfere epiche (che puntano sui bollenti e sapienti riffs chitarristici di Daniele) di brani come Blink Of An Eye (Stones), Right To Scream, Like It Like That e You Were Mine.
Appare chiaro dopo un paio di ascolti come la vera anima dei P.C. sia il chitarrista Daniele Stella, che dimostra una notevole padronanza strumentale con riferimenti ai maggiori axeman del genere ma con un tocco in alcune occasioni addirittura hendrixiano (mi ha rivelato trattasi di una sua grande predilezione, addirittura in altra veste ne eseguono solo covers).
Appassionati metal-teenagers appaiono anche il poderoso bassista Steve e Simone, energico lead-vocal, che però preferisco, trovandolo più lirico ed espressivo nelle ballate Guns And Roses-oriented I'll Be There e That's My time, piuttosto che nei brani d'assalto dove (ma si tratta di un parere del tutto personale) l'uso che fa degli acuti e delle note altissime sconfina nel virtuosismo fine a se stesso.
Un debutto decisamente promettente ed un invito ai kids in questione ad usare in futuro (cosa che già fanno) l'arma della non-ortodossia e del cross-over nell'esplorare il genere che sta a loro più a cuore.

www.plastercasters.net
www.myspace.com/plastercasters

PASQUALE BOFFOLI










domenica 29 aprile 2007

Cinema UNDERGROUND (Il meglio del cinema in dvd) by Antonio Petrucci (n°.1)

Inauguriamo con queste tre segnalazioni una nuova rubrica cinematografica, Cinema UNDERGROUND, a cura di un nuovo collaboratore, Antonio Petrucci.
Una rubrica del genere in effetti mancava nel nostro magazine; rock e cinema hanno molte cose in comune: diamo quindi il benvenuto ad Antonio Petrucci ed un grazie ad UNDERGROUND THE MUSIC STORE, Via Nicolò Dell'Arca 8/A 70121 Bari, dove potrete trovare tutti i films e dvd recensiti in questa rubrica. (P.B.)


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Titolo: Yokai hanta - Hiruko (The Goblin)
Giappone 1990
Regia: Shinya Tsukamoto
Genere: Horror
DVD edizione: Raro Video 2007

In questo film del 1990 il regista del più famoso TETSUO osannato da critica e pubblico, rielabora l'omonimo manga in modo personale con continue citazioni ad suoi altri film, e con alcuni richiami a opere di registi quali Sam Raimi e John Carpenter.
Il risultato è un Horror con venature divertenti di grande originalità: si passa da momenti di puro intrattenimento ad altri dove prevale la forza visionaria (come nel bel finale) a cui Tsukamoto ci ha abituato, per condurre lo spettatore (questa volta con toni più leggeri) in un'universo dominato dalla mutazione sia fisica che psichica così caro al regista. (Antonio Petrucci)





Titolo: BITTERSWEET LIFE
Corea 2005
Regia: Kim Jee Woon
Genere: Azione
DVD edizione: Medusa Video


Questo film del regista Coreano autore anche di Two Sisters, racconta la storia tragica del braccio destro di un boss che per non aver eseguito i suoi ordini (uccidere la sua amante che lo tradiva) deve fuggire per non essere a sua volta ucciso.
Anche se la storia non è molto originale e in alcuni momenti lo svolgimento degli eventi risulta dispersivo e banale, Bittersweet Life risulta comunque un buon film ben diretto e recitato, che premia lo spettatore con un finale di grande effetto che riesce a far recuperare spessore al film, consigliato a chi ha apprezzato Old Boy.
(Antonio Petrucci)


Titolo: SHINOBI
Giappone 2005
Regia: Ten Shimoyama
Genere: Fantasy
DVD edizione: Dolmen.

Il film fantasy tratto da un romanzo poi diventato anche un manga alla sua uscita ha ottenuto pareri discordanti; infatti se da una parte non spicca per originalità e in certi momenti risulta poco incisivo è comunque un film ben fatto con bei combattimenti e scene in CG ben realizzate con una bella fotografia che comunque rendono la visione gradevole.
Se paragonato poi alla media dei film di Hollywood dello stesso tipo che sono tecnicamente perfetti ma vuoti di contenuti trovo Shinobi un ottimo film per gli amanti del genere fantasy e del cinema Orientale in genere. Inoltre nella ottima edizione della Dolmen con doppio DVD sono presenti interessanti extra.
(Antonio Petrucci)

sabato 21 aprile 2007

La TOP 3 della settimana, in collaborazione con Underground Bari

In collaborazione con UNDERGROUND THE MUSIC STORE di Ninni Portoghese, Via Nicolò Dell'Arca 8/A 70121 BARI.
(Tf. 080 5721239 - e.mail: underground.bari@fastwebnet.it) .

(a cura di Pasquale Boffoli e Ninni Portoghese)


Tutti i dischi segnalati sono disponibili o richiedibili presso UNDERGROUND BARI

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La TOP 3 della settimana (n°2) :


1) PATTI SMITH : TWELVE


Un lavoro scontato (visto l'amore di lunga data della Smith per le covers) ma delizioso nel suo impianto elettrico-unplugged. (Pasquale Boffoli)









2) PORCUPINE TREE : FEAR OF A BLANK PLANET

Dopo la meravigliosa raccolta doppia Stars Die-The Delerium Years 1991-1997 (2005) il gruppo di Steve Wilson torna con un nuovo lavoro che ribadisce la sua profonda affinità agli stilemi progressive e pinkfloydiani ma con un taglio pop modernista (Ninni Portoghese)





















3) BLONDE REDHEAD: 23



La formula é identica alla svolta melodico-noise o se preferite shoegazing di Misery Is A Butterfly (2004): attraente, ma per quanto potrà funzionare senza mostrare la corda? (Pasquale Boffoli)

giovedì 19 aprile 2007

Recensioni / Esteri / ULAN BATOR : ULAANBAATAR (Jestrai Rec./Ruminance Rec.) 2007 by PASQUALE BOFFOLI

Ricordo che quando nel 2003 uscì il pop-oriented Nouvel Air prodotto da Robin Guthrie suonò per i fans della prima ora del trio francese guidato da Amaury Cambuzat quasi un’abiura di quelle sonorità post-rock urticanti che li avevano caratterizzati sin dai loro esordi e che avevano trovato potente sublimazione in quell’Ego-Echo magistralmente prodotto da Michael Gira, d’inizio millennio (2000) che ancor oggi, posto nella parte centrale della loro carriera, si pone come apice della loro maturità-creatività artistica.
Rodeo Massacre nel 2005 rimetterà in discussione le sonorità oniriche e rarefatte di Nouvel Air, detto tra noi per nulla disprezzabili, una svolta in cui Cambuzat credeva molto allora, come dichiarava in un’intervista che mi concesse allora.
Rodeo Massacre riaprirà i battenti di un sound dalla forte carica implosiva, resa incondizionata ad un ‘quotidiano’ internazionale ormai sconvolgente ed autodistruttivo.
Così mi affabulava Amaury in una seconda intervista rilasciatami nel 2005.
Questa recentissima uscita dell’italiana Jestrai/Ruminance, ULAANBAATAR / The French Red Warriors, Ulan Bator Archive Volume 1 (si spera di una nutrita serie!) 1993-1998, A Selection Of Unreleased Works farà quindi sicuramente la gioia dei fans della prima ora di cui sopra, perché è stata prodotta e diretta da Amaury Cambuzat e dallo straordinario storico bassista Olivier Manchion, andando a selezionare dagli archivi della band quasi settanta minuti di demo, studio live, remix e live risalenti al loro periodo più sperimentale e spigoloso, tra il ’93 ed il ’98, quando lo studio degli Ulan Bator era ‘La Guillotine’, all’interno di una grotta di tufo nei pressi di Parigi: prime carismatiche e noise versioni e remix di brani come Ursula Minor (con il sax free di Quentin Rollet), Céphalopode, D-Press T.V, Automne, Apt 18-A, Catatonia poi confluiti nei loro primi lavori registrati a La Guillotine, ULAN BATOR, 2 DEGREES, URSULA MINOR, VéGéTALE,
o live conturbanti come Bleu èlectrique, Brille (Cosenza), Lumière Blanche /Scheestum (al Bloom di Mezzago, Mi), Melodicart (Olympic, Nantes), sino al primissimo demo Tengri del 1993, documento dal sapore industrial, quando Amaury e Olivier erano KHAN Duo.
Con Franck Lantignac alla batteria un anno dopo sarebbero diventati la formazione storica degli ULAN BATOR che ascoltiamo nei 20 brani di ULAANBAATAR, uno straordinario campionario-archivio di tracce cupe e corrosive, crudeli e sferraglianti, affascinante esistenzialistica rivisitazione francese del krautrock più intransigente, alchemicamente alterata da metalliche innovative istanze post-rock ed industrial !
Una forte componente onirico-introspettiva farà parlare della loro musica la stampa specializzata internazionale come ‘colonne sonore per film che non esistono’.
La loro propensione europeistica li porta a collaborare dal ’96 in poi con uno dei più emblematici gruppi tedeschi di krautrock sperimentale, THE FAUST (sono con loro in tour anche mentre scrivo), a far da supporto agli italiani C.S.I. nel 1997, a pubblicare in Italia grazie al Consorzio Produttori Indipendenti i loro primi tre albums, a collaborare con musicisti italiani come Matteo Danese, Massimo Gattel, Manuel Fabbro. In pratica da tempo sono ormai una band italo-francese.
Sino a cadere attualmente tra le braccia accoglienti di una delle più attive e prestigiose etichette indie italiane, la bergamasca Jestrai.
ULAANBAATAR è imperdibile documento dell’inquietante- primordiale-avanguardistica verginità sonica di una delle bands europee più influenti degli ultimi 15 anni.

http://www.ulanbator-archive.com/
http://www.jestrai.com/


PASQUALE BOFFOLI
p.boffoli@tiscalinet.it

martedì 17 aprile 2007

Recensioni / Esteri / NICK CAVE AND THE BAD SEEDS : THE ABATTOIR BLUES TOUR (2dvd + 2cd) MUTE REC.-2007 by PASQUALE BOFFOLI

Il doppio album Abattoir Blues/The Lyre Of Orpheus ha rappresentato un’ennesimo fulgido tassello dell’iter artistico dell’australiano Nick Cave, abilissimo nel rinnovare ed alternare la tempra espressiva, gli arrangiamenti dei suoi fidi Bad Seeds attraverso i quali le sue liriche sempre intense e vissute prendono corpo ed afflato emotivo. Il tutto rimanendo sempre fedele a se stesso.
In tal senso le composizioni ed il mood di Abattoir Blues (Nature Boy, Hiding All Away, There she goes my beautiful world etc..) risultavano decisamente più adrenaliniche ed accattivanti delle opere che l’hanno preceduto, Boatman’s Call, No More Shall We Part ed in parte Nocturama, votati ad abbandoni classicheggianti lirici ed introversi, non esattamente radio-friendly..
La virata era vigorosa, in virtù di enfatici e vitali umori e cori gospel ed un songwriting fluido ed eclettico, potente nei suoi frequenti strappi ma anche secco e maculato di onirici momenti radio-friendly (Baby you turn me on, Breathless).
Il cofanetto THE ABATTOIR BLUES TOUR, comprendente nella versione deluxe due cd e due dvd fotografa nitidamente questo ennesimo momento di grazia di Cave & The Bad Seeds !
I brani si rivelano compatibilissimi alla dimensione live che ce ne restituisce amplificati ed enfatizzati drammaticità ed eclettismo originari. La macchina Bad Seeds poi, già messa a punto mirabilmente da tempo, ha acquisito negli ultimi anni ulteriore pathos e potenza d’ensemble grazie al visionario archetto di Warren Ellis ed alle tastiere cromatiche di James Johnston (organ) e Conway Savage (piano).
I due cd live del cofanetto , registrati in varie locations europee nel corso del 2004 sono una vera full immersion nelle infuocate performances del materiale di A.Blues, corroborate da caldi cori che danno intensi connotati gospel e spiritual a brani come There She Goes My Beautiful World, Carry Me, Easy Money, Hiding All Away, Let The Bells Ring e la delicata O Children.
Ugual trattamento è riservato a brani storici come Red Right Hand, Deanna, God’s In A House, Lay Me Low. Stagger Lee (murder ballad per eccellenza!) vive una tensione spasmodica di pieni e di vuoti con picchi sublimi e drammatici.
I due dvd sono l’esatta trasposizione visiva di quanto trapela dall’ascolto dei due cd; l’eccitazione trasmessa dal consistente ensemble Bad Seeds e da membri della London Community Gospel Choir nel primo dvd registrato alla Brixton Academy di Londra nel novembre 2004 è davvero stupefacente e Cave appare carismatico come sempre mentre dirige discretamente ma nervosamente il tutto. I suoi movimenti sul palco non sono più scomposti e schizoidi come nella scellerata giovinezza dei turbolenti gigs dei Birthday Party. Ora sono più eleganti e controllati ma l’ascendente della sua debordante personalità sull’audience rimane enorme.
14 brani, tra cui le impetuose Supernaturally e Get Ready For Love, la commovente Easy Money (una roba da farti il cuore a fettine!) la tesa e nevrotica Hiding All Away, il blues mistico Messiah Ward, il gospel lamentoso A Lyre Of Orpheus, oltre tutti i brani sunnominati.
Il secondo dvd, registrato all’Hammersmith Apollo di Londra nel giugno 2003 contiene sette brani antecedenti ad Abattoir Blues, a cominciare da Wonderful Life, lenta e pianistica, performance commovente, e l’epica Bring It On, un accattivante duetto con il connazionale Chris Bailey (Saints …) amico di bagordi dalla gioventù, entrambi tratti da Nocturama; e poi a ritroso una stupenda scaletta di ballate affascinanti e senza tempo, alcune raramente presenti nei loro shows.
Nobody’s Baby Now ( da Let Love In), Christina The Astonishing (Henry’s Dream) e Watching Alice (Tender Pray), due brani dalle melodie oniriche e sottilmente psichedeliche eseguite con concentrazione quasi mistica, il pubblico con il fiato sospeso.
Conclude la performance Wild World, risalente addirittura all’ep Bad Seed; parte dolente e raccolta, per straripare nel finale: Cave si alza dal pianoforte ed esplode in uno dei sui tipici impagabili attacchi isterici che mandano il pubblico in delirio come ai tempi dei Birthday Party.
Completano il secondo dvd cinque video promozionali molto diversi tra loro.
Del tutto schizzato quello del lungo e disturbato Baby I’m On Fire, divertente e delicato il cartoon di Breathless sino a quello ‘TRASHissimo’ di Bring It On, stracolmo di sculettamenti e pose equivoche di ballerine di colore, di cui ci viene regalato anche il complesso e sofferto making of .
Infine un documentario sulla realizzazione in studio a Parigi di Abattoir Blues, con interviste a Nick Launay (il produttore) e Nick Cave, che ribadisce il suo amore per le songs registrate in un clima di estrema creatività, la diversità tra l’incisività del materiale di di Abattoir Blues e la maggiore persuasione di The Lyre Of Orpheus ed infine la sostanza ‘pop’ (conscio che non potrà piacere a tutti) delle nuove songs del doppio lavoro che, dice “…stanno lì, come in fondo ad un autobus, ad osservare complici e compiaciute quelle vecchie ! "


www.nickcaveandthebadseeds.com


PASQUALE BOFFOLI

giovedì 12 aprile 2007

La TOP 3 della settimana, in collaborazione con UNDERGROUND, THE MUSIC STORE - Via Nicolò Dell'Arca n.3/A 70121 BARI -

Inauguriamo su MusicBox una nuova rubrica : la Top 3 della settimana, ovvero tre dischi a nostro parere tra i più validi usciti non necessariamente però in settimana. Diciamo in tempi (giorni, settimane, mesi) recenti !
Ci limiteremo ad una didascalia critica succinta ed indicativa, rimandandovi ad una recensione passata o prossima in cui saranno sviscerati più compiutamente i contenuti del dischi segnalati.
Non ci saranno voti in calce, non ci sono mai piaciuti !
Top 3 sarà on-line a giorni variabili ogni settimana, in collaborazione con UNDERGROUND THE MUSIC STORE di Ninni Portoghese, Via Nicolò Dell'Arca 8/a 70121 BARI .
(Tf. 080 5721239 - email : underground.bari@fastwebnet.it ).
Tuttii dischi segnalati sono disponibili o richiedibili presso UNDERGROUND BARI.
( a cura di Pasquale Boffoli e Ninni Portoghese) .
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LA TOP 3 della settimana (n°1) :



1) THE STOOGES : THE WEIRDNESS

IGGY POP ed i fratelli Asheton ci riprovano (come tanti di questi tempi!) a 34 anni da Raw Power.
Sano e stagionato rock&roll e molto mestiere !
Già recensito .







2) THE CHROME CRANKS : DIABOLICAL BOOGIE

I terribili newyorkesi CHROME CRANKS, scioltisi negli anni '90 ripropongono il loro crudo noise-blues in una doppia antologia di singoli e materiale raro . Anche 3 video. Imperdibile !
Di imminente recensione.










3) GRINDERMAN

Il nuovo feroce side-project di NICK CAVE insieme ad Ellis, Casey e Sclavenus. L'altra faccia del Cave lirico degli ultimi lavori con i Bad Seeds. Già recensito.

mercoledì 11 aprile 2007

Collaborations: Live Report / Esteri / THE JAM Reunion at Sonar, Colle Val d'Elsa, Siena - 24 Marzo 2007 by Nico

Arriviamo al Sonar verso le 22.00, dopo un viaggio di un’ora in corriera da Firenze e l’alcool che già cominciava a circolare in corpo…
Il locale presenta due stanzoni interni, il primo con bar, e il secondo con consolle, palco e backstage per le band.
Nello stanzone esterno, per i fumatori, troviamo le distro e i primi arrivati della serata. Skins, skingirl e qualche mod. La band a quell’ ora era ancora in hotel mentre noi aspettavamo con ansia, sapendo comunque che mancavano quasi 2 ore all’inizio del concerto. Intanto i due dj che si alternano preannunciano l’ottimo set che godremo in seguito: ska, northern soul, skinhead reggae, mod79.
Poco dopo mi siedo ad un tavolo nella zona fumatori con delle amiche, e dalla tenda che divide il locale dall’esterno entrano in fila, con in mano parte della strumentazione Dave Moore, Bruce Foxton, Russel Hastings, Rick Buckler e un altro paio di ragazzi che li accompagnano.
Il primo e il terzo sono i nuovi acquisti della band, rispettivamente chitarra/tastiera e voce/chitarra. Nei loro volti si leggono i 30 anni di rock’n’roll, passati dalla nascita dei Jam, però appaiono come degli adolescenti con qualche ruga in più, con la stessa voglia di spaccare il culo a tutti di tre decenni fa.
Mi accorgo che il locale si sta lentamente riempiendo: mods, rockers, skinheads; gente di ogni tipo e sottocultura, quasi fosse una riappacificazione delle Bank Holidays di Brighton…
Sono ormai le undici e mezza passate. Le luci si spengono, la gente affluisce verso il palco e si accendono i fari sulla band.
Mi faccio strada tra la gente e mi piazzo al bordo del palco, fortunatamente alto solo una sessantina di centimetri, così che posso godermi lo spettacolo.
La band esordisce con ‘The Modern World’, vero e proprio anthem della cultura mod post-60s. La voce di Hastings è incredibilmente uguale a quella di Weller (molti mi odieranno) e le dita di Foxton viaggiano sul manico del basso come se stesse scrivendo appunti su un qualsiasi pezzo di carta.
David Watts’, ‘Butterfly Collector’, ‘News of the World’ e ‘Down in the Tube Station at Midnight’ alcuni degli altri pezzi storici riproposti dal quartetto, mentre ogni tanto il pubblico inneggia un ‘We are Mods!’ che ricorda le scene di ‘Quadrophenia’, quando il folto gruppo di modernisti in parka vede dei rockers entrare in un bar, attaccandoli.
A metà concerto un black out della back line (infatti le luci esterne erano accese) interrompe lo show, lasciando un momento di pausa alla band che si rifugia nel camerino alla nostra destra, creando un andirivieni di ombre sul palco, quando finalmente, dopo una quindicina di minuti si torna alla normalità.
Il funk di ‘Start!’ e il punk rock di ‘Going Underground’ fanno da chiusura al concerto, due pezzi che coinvolgono il pubblico in maniera incredibile. A questo punto il gruppo saluta e ringrazia l’audience tornandosene nel backstage e, come sempre, la fine vera e propria dello show viene annunciata dal ritorno del dj set, in questo caso ‘Time for Action’ dei Secret Affair.
La serata prosegue con pezzi di northern soul, ska, skinhead e mod reggae, gente che balla col sudore alla fronte e principi di rissa. Io che aiuto i ragazzi dell’organizzazione a mettere sul furgone la strumentazione. Facciamo per andare nel backstage ma i quattro se ne sono già andati in hotel, lasciandoci un po’ di amaro in bocca, ma ci mettiamo poco a dimenticare questo insignificante aneddoto per ricordarci di quello che abbiamo appena vissuto, vale a dire uno dei più bei concerti della nostra vita.
Questo è un punto di vista soggettivo dell’evento, con ovviamente commenti soggettivi.
So infatti di molti ragazzi, soprattutto mods, che hanno ‘boicottato’ il concerto, per il fatto che non si riconoscono nella riunione dei Jam senza Paul Weller, primo cantante/chitarrista, fondatore e compositore della maggior parte dei pezzi del trio.
Molti di questi ragazzi preferirebbero probabilmente godersi un concerto solista di Weller, anziché vedersi i ‘nuovi Jam’. Si tratta di scelte legate ad una certa ideologia e s soprattutto di gusti. Io non potevo sicuramente perdermeli.

Nico, g.eb@libero.it