giovedì 3 maggio 2007

La TOP 3 della settimana, in collaborazione con UNDERGROUND BARI

In collaborazione con UNDERGROUND THE MUSIC STORE di Ninni Portoghese, Via Nicolò Dell'Arca 8/A 70121 BARI
(Tf. 080 5721239 - e.mail: underground.bari@fastwebnet.it) .
(a cura di Pasquale Boffoli e Ninni Portoghese)
Tutti i dischi segnalati sono disponibili o richiedibili presso UNDERGROUND BARI

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La TOP 3 della settimana (n°.3)






1) BRIGHT EYES : CASSADAGA


Ballate folk d'autore ad alto tasso emozionale.
Sembrerebbero suonate da una band inglese; ma
Conor Oberst é nato ad Omaha, Nebraska ed ha
classe da vendere!
Tra Waterboys e Dylan. (P.B.)








2) LOW : DRUMS AND GUNS


Ieratici ed enigmatici.
Più dei dischi precedenti.
Lo slowcore del trio di Duluth (MN)
é imprigionato nel nuovo disco,
ispirato dalla guerra in Iraq,
nelle ragnatele
di un'elettronica minimale.
Da ascoltare più volte! (P.B.)









3) COCOROSIE : THE ADVENTURES OF GHOSTHORSE AND STILLBORN


Giunte al loro terzo lavoro le sorelle Sierra e Bianca
Casady continuano decisamente ad intrigare con il
loro eclettico mix di trip-hop, seduzioni 'liriche' e pop
evanescente.
Tra antico e moderno: affascinanti ed avvolgenti!
Antony ancora una volta ospite delizioso in un brano.
(P.B.)


mercoledì 2 maggio 2007

Interviste / Esteri / THE CHESTERFIELD KINGS by Pasquale Boffoli

Dopo il bel live-report di Slania De Pau e Gianni Sanna ed il mio corposo articolo monografico sui Chesterfield Kings pubblicati in questo magazine nel marzo scorso un'intervista alla band di Rochester era la classica ciliegina sulla torta.
Al ritorno dal loro mini-tour italiano ho contattato per e-mail i Chesterfield Kings, autori di quel recente vangelo sixties-garage che è THE MINDBENDING SOUNDS OF… coprodotto da loro insieme a Little Steven, il loro padrino artistico ormai da qualche tempo.
Ci ha risposto il biondo buon Andy Babiuk, un po’ il Brian Jones di una band fanatica da sempre dei Rolling Stones. Le sue risposte non ci hanno certo deluso! (P.B.)
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INTERVISTA RILASCIATA DA ANDY BABIUK il 15/04/07.


Ciao Andy..che mi racconti dell’Italian Tour concluso da poco?

L’Italian Tour è stato molto divertente.. Vorremmo tornarci non appena esce il nuovo disco.

Ed il vostro American Tour del 2006 con Little Steven, l’Underground Garage Rolling Rock&Roll show tour? Avete suonato insieme a New York Dolls e Supersuckers, vero?

Fu un tour di 20 date negli States con N.Y.Dolls e Supersuckers.
Fu grandioso! Quasi tutti gli shows furono sold-out.
Fu veramente una cosa selvaggia!
Ci dettero tre autobus e rimanemmo in giro per un mese.
Fu un party di rock&roll lungo un mese.
Per saperne di più clicca
http://www.thechesterfieldkings.com/tour2006na.htm?

Puoi dirmi qualcosa a proposito della vostra collaborazione con Little Steven?

Little Steven ha una nuova etichetta, la Wicked Cool Records. La prima band che ha messo sotto contratto sono i Chesterfield Kings. Noi abbiamo appena finito il nuovo album prodotto da me e da Greg. Little Steven è il produttore esecutivo.

La Wicked Cool Records ha recentemente ripubblicato il vostro ultimo lavoro The Mindbending Sounds Of ... ? Pubblicherà anche il vostro nuovo album?
Sì ..
Puoi parlarmi del vostro nuovo materiale? Il nome dell’album?

Non abbiamo ancora deciso il nome dell’album, ma sarà simile a quello dell’ultimo disco.

Dopo lavori come Drunk On Muddy Water (pieno di blues), Surfin’ Rampage e Berlin Wall Of Sound (pieno di seventies punk) i Chesterfield Kings sono ritornati al garage-punk con l’ottimo Where The Action Is ed il fantastico The Mindbending Sounds Of … Cosa pensa oggi Andy di Drunk, Surfin’ e Berlin ?

Personalmente? Mi piace la prima parte di Drunk e tutto Surfin’ Rampage.
The Berlin Wall Of Sound non è un disco che mi piace. Noi non produciamo quel tipo di sound per cui non rientra nei miei gusti. Ci sono poche buone canzoni su quel disco: una è Come Back Angeline, che fu scritta per noi da Dee Dee Ramone.

Amo molto il vintage-sound di Mindbending… ! Puoi parlarmi Andy del suo concepimento, della registrazione e missaggio ai Living Eye Studio?

E’ difficile lavorare con gli ingegneri del suono degli studios che non capiscono perché noi vogliamo un vintage-sound. Noi decidiamo in studio il nostro sound.
Un sound molto efficace viene da anni di ascolto e di registrazioni. Il primo album che abbiamo registrato fu Surfin’ Rampage, ma non al Living Eye Studio che ancora non esisteva. Quindi registrammo e missammo Where The Action Is che concepimmo al Living Eye Studio come tutti i dischi che seguirono. Alcune foto dello studio sono nel nostro website.


Nei brani di Mindbending ci sono profumi di Seeds, Electric Prunes ma ancora una volta molti sentori dei Rolling Stones degli anni ’60: Flashback inizia praticamente come Jumpin’ Jack Flash e Mystery Trip termina con la parole di Jagger in Goin’ Home (Atfermath)…
O sbaglio?

Non sbagli…queste sono tutte bands che noi amiamo ed è normale che suoniamo come loro!

I Don’t Understand è un brano davvero radio-friendly!
I miei complimenti per il vostro songwriting….sei d’accordo con me?


Mi piace quella canzone….noi l’abbiamo scritta come tema per il nostro film ‘Where Is The Chesterfield King’s. Piaceva anche a Little Steven ma lui pensò di riscriverla per renderla migliore. Aveva ragione !

Mi è parso che i testi di Mindbending (di Greg Prevost?) siano davvero psichedelici.
Che mi dici a riguardo Andy?

Greg ed io scriviamo liriche profonde e molto immaginarie. Ci piacciono molto poeti come Allen Ginsberg, Jack Kerouac e William Burroughs. Se questa per te non è psichedelia ... !
Quale dei vostri albums ami di più?
Come sempre ti direi l’ultimo su cui sto lavorando.
Spero che queste risposte ti aiutino.
Per informazioni sul nuovo disco, contatta la Wicked Cool Records per info sul nuovo disco. Grazie per il tuo supporto. Sinceramente .
Andy Babiuk

The Chesterfield Kings
Living Eye Ltd.
PO Box 12956
Rochester, New York 14612 USA
Ph# 585.425.3640
email:
c.kings@att.net
web site:
http://www.thechesterfieldkings.com/
http://www.chesterfieldkings.com/
PASQUALE BOFFOLI

Recensioni / Italiani : PLASTER CASTERS : Is It Hard Enough Honey?! by Pasquale Boffoli

Non é un mistero che Bari da sempre può contare su un più che congruo numero di aficionados del metal in tutte le sue sfaccettature; da alcuni anni a questa parte i metal-kids locali possono anche contare su un piccolo tempio del metal, il Nord Wind che ha ospitato ed ospita performances di numerose bands locali ma non di rado anche di esimi rappresentanti del metal internazionale.
I PLASTER CASTERS sono una giovanissima band barese con cui ho avuto modo di scambiare alcune opinioni su un genere che non mi ha mai entusiasmato in modo particolare, naturalmente con tutti i distinguo del caso.
Questi ragazzi hanno di recente inciso un cd con 6 brani che gentilmente mi hanno dato in ascolto, Is It Hard Enough Honey?! che li vede perorare la causa di uno street-metal con inflessioni glam con piglio davvero impetuoso e privo di incertezze!
I brani sono tutti originali ed il chitarrista Daniele Stella il compositore principale insieme al cantante Simone Simplicio ed al bassista Steve Tesser.
Con somma sorpresa alla batteria appare Nunzio 'Cucciol0' Favia, un veterano decisamente della primigenia scena rock barese tra i '60 ed i '70, un batterista sin d'allora dotatissimo che suonerà tra l'altro con Osage Tribe, Dik D
ik, Trip
etc...non so come i Plaster Casters l'abbiano agganciato e fatto partecipare alle sessions ma la sua potenza strumentale
supporta a meraviglia le atmosfere epiche (che puntano sui bollenti e sapienti riffs chitarristici di Daniele) di brani come Blink Of An Eye (Stones), Right To Scream, Like It Like That e You Were Mine.
Appare chiaro dopo un paio di ascolti come la vera anima dei P.C. sia il chitarrista Daniele Stella, che dimostra una notevole padronanza strumentale con riferimenti ai maggiori axeman del genere ma con un tocco in alcune occasioni addirittura hendrixiano (mi ha rivelato trattasi di una sua grande predilezione, addirittura in altra veste ne eseguono solo covers).
Appassionati metal-teenagers appaiono anche il poderoso bassista Steve e Simone, energico lead-vocal, che però preferisco, trovandolo più lirico ed espressivo nelle ballate Guns And Roses-oriented I'll Be There e That's My time, piuttosto che nei brani d'assalto dove (ma si tratta di un parere del tutto personale) l'uso che fa degli acuti e delle note altissime sconfina nel virtuosismo fine a se stesso.
Un debutto decisamente promettente ed un invito ai kids in questione ad usare in futuro (cosa che già fanno) l'arma della non-ortodossia e del cross-over nell'esplorare il genere che sta a loro più a cuore.

www.plastercasters.net
www.myspace.com/plastercasters

PASQUALE BOFFOLI










domenica 29 aprile 2007

Cinema UNDERGROUND (Il meglio del cinema in dvd) by Antonio Petrucci (n°.1)

Inauguriamo con queste tre segnalazioni una nuova rubrica cinematografica, Cinema UNDERGROUND, a cura di un nuovo collaboratore, Antonio Petrucci.
Una rubrica del genere in effetti mancava nel nostro magazine; rock e cinema hanno molte cose in comune: diamo quindi il benvenuto ad Antonio Petrucci ed un grazie ad UNDERGROUND THE MUSIC STORE, Via Nicolò Dell'Arca 8/A 70121 Bari, dove potrete trovare tutti i films e dvd recensiti in questa rubrica. (P.B.)


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Titolo: Yokai hanta - Hiruko (The Goblin)
Giappone 1990
Regia: Shinya Tsukamoto
Genere: Horror
DVD edizione: Raro Video 2007

In questo film del 1990 il regista del più famoso TETSUO osannato da critica e pubblico, rielabora l'omonimo manga in modo personale con continue citazioni ad suoi altri film, e con alcuni richiami a opere di registi quali Sam Raimi e John Carpenter.
Il risultato è un Horror con venature divertenti di grande originalità: si passa da momenti di puro intrattenimento ad altri dove prevale la forza visionaria (come nel bel finale) a cui Tsukamoto ci ha abituato, per condurre lo spettatore (questa volta con toni più leggeri) in un'universo dominato dalla mutazione sia fisica che psichica così caro al regista. (Antonio Petrucci)





Titolo: BITTERSWEET LIFE
Corea 2005
Regia: Kim Jee Woon
Genere: Azione
DVD edizione: Medusa Video


Questo film del regista Coreano autore anche di Two Sisters, racconta la storia tragica del braccio destro di un boss che per non aver eseguito i suoi ordini (uccidere la sua amante che lo tradiva) deve fuggire per non essere a sua volta ucciso.
Anche se la storia non è molto originale e in alcuni momenti lo svolgimento degli eventi risulta dispersivo e banale, Bittersweet Life risulta comunque un buon film ben diretto e recitato, che premia lo spettatore con un finale di grande effetto che riesce a far recuperare spessore al film, consigliato a chi ha apprezzato Old Boy.
(Antonio Petrucci)


Titolo: SHINOBI
Giappone 2005
Regia: Ten Shimoyama
Genere: Fantasy
DVD edizione: Dolmen.

Il film fantasy tratto da un romanzo poi diventato anche un manga alla sua uscita ha ottenuto pareri discordanti; infatti se da una parte non spicca per originalità e in certi momenti risulta poco incisivo è comunque un film ben fatto con bei combattimenti e scene in CG ben realizzate con una bella fotografia che comunque rendono la visione gradevole.
Se paragonato poi alla media dei film di Hollywood dello stesso tipo che sono tecnicamente perfetti ma vuoti di contenuti trovo Shinobi un ottimo film per gli amanti del genere fantasy e del cinema Orientale in genere. Inoltre nella ottima edizione della Dolmen con doppio DVD sono presenti interessanti extra.
(Antonio Petrucci)

sabato 21 aprile 2007

La TOP 3 della settimana, in collaborazione con Underground Bari

In collaborazione con UNDERGROUND THE MUSIC STORE di Ninni Portoghese, Via Nicolò Dell'Arca 8/A 70121 BARI.
(Tf. 080 5721239 - e.mail: underground.bari@fastwebnet.it) .

(a cura di Pasquale Boffoli e Ninni Portoghese)


Tutti i dischi segnalati sono disponibili o richiedibili presso UNDERGROUND BARI

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La TOP 3 della settimana (n°2) :


1) PATTI SMITH : TWELVE


Un lavoro scontato (visto l'amore di lunga data della Smith per le covers) ma delizioso nel suo impianto elettrico-unplugged. (Pasquale Boffoli)









2) PORCUPINE TREE : FEAR OF A BLANK PLANET

Dopo la meravigliosa raccolta doppia Stars Die-The Delerium Years 1991-1997 (2005) il gruppo di Steve Wilson torna con un nuovo lavoro che ribadisce la sua profonda affinità agli stilemi progressive e pinkfloydiani ma con un taglio pop modernista (Ninni Portoghese)





















3) BLONDE REDHEAD: 23



La formula é identica alla svolta melodico-noise o se preferite shoegazing di Misery Is A Butterfly (2004): attraente, ma per quanto potrà funzionare senza mostrare la corda? (Pasquale Boffoli)

giovedì 19 aprile 2007

Recensioni / Esteri / ULAN BATOR : ULAANBAATAR (Jestrai Rec./Ruminance Rec.) 2007 by PASQUALE BOFFOLI

Ricordo che quando nel 2003 uscì il pop-oriented Nouvel Air prodotto da Robin Guthrie suonò per i fans della prima ora del trio francese guidato da Amaury Cambuzat quasi un’abiura di quelle sonorità post-rock urticanti che li avevano caratterizzati sin dai loro esordi e che avevano trovato potente sublimazione in quell’Ego-Echo magistralmente prodotto da Michael Gira, d’inizio millennio (2000) che ancor oggi, posto nella parte centrale della loro carriera, si pone come apice della loro maturità-creatività artistica.
Rodeo Massacre nel 2005 rimetterà in discussione le sonorità oniriche e rarefatte di Nouvel Air, detto tra noi per nulla disprezzabili, una svolta in cui Cambuzat credeva molto allora, come dichiarava in un’intervista che mi concesse allora.
Rodeo Massacre riaprirà i battenti di un sound dalla forte carica implosiva, resa incondizionata ad un ‘quotidiano’ internazionale ormai sconvolgente ed autodistruttivo.
Così mi affabulava Amaury in una seconda intervista rilasciatami nel 2005.
Questa recentissima uscita dell’italiana Jestrai/Ruminance, ULAANBAATAR / The French Red Warriors, Ulan Bator Archive Volume 1 (si spera di una nutrita serie!) 1993-1998, A Selection Of Unreleased Works farà quindi sicuramente la gioia dei fans della prima ora di cui sopra, perché è stata prodotta e diretta da Amaury Cambuzat e dallo straordinario storico bassista Olivier Manchion, andando a selezionare dagli archivi della band quasi settanta minuti di demo, studio live, remix e live risalenti al loro periodo più sperimentale e spigoloso, tra il ’93 ed il ’98, quando lo studio degli Ulan Bator era ‘La Guillotine’, all’interno di una grotta di tufo nei pressi di Parigi: prime carismatiche e noise versioni e remix di brani come Ursula Minor (con il sax free di Quentin Rollet), Céphalopode, D-Press T.V, Automne, Apt 18-A, Catatonia poi confluiti nei loro primi lavori registrati a La Guillotine, ULAN BATOR, 2 DEGREES, URSULA MINOR, VéGéTALE,
o live conturbanti come Bleu èlectrique, Brille (Cosenza), Lumière Blanche /Scheestum (al Bloom di Mezzago, Mi), Melodicart (Olympic, Nantes), sino al primissimo demo Tengri del 1993, documento dal sapore industrial, quando Amaury e Olivier erano KHAN Duo.
Con Franck Lantignac alla batteria un anno dopo sarebbero diventati la formazione storica degli ULAN BATOR che ascoltiamo nei 20 brani di ULAANBAATAR, uno straordinario campionario-archivio di tracce cupe e corrosive, crudeli e sferraglianti, affascinante esistenzialistica rivisitazione francese del krautrock più intransigente, alchemicamente alterata da metalliche innovative istanze post-rock ed industrial !
Una forte componente onirico-introspettiva farà parlare della loro musica la stampa specializzata internazionale come ‘colonne sonore per film che non esistono’.
La loro propensione europeistica li porta a collaborare dal ’96 in poi con uno dei più emblematici gruppi tedeschi di krautrock sperimentale, THE FAUST (sono con loro in tour anche mentre scrivo), a far da supporto agli italiani C.S.I. nel 1997, a pubblicare in Italia grazie al Consorzio Produttori Indipendenti i loro primi tre albums, a collaborare con musicisti italiani come Matteo Danese, Massimo Gattel, Manuel Fabbro. In pratica da tempo sono ormai una band italo-francese.
Sino a cadere attualmente tra le braccia accoglienti di una delle più attive e prestigiose etichette indie italiane, la bergamasca Jestrai.
ULAANBAATAR è imperdibile documento dell’inquietante- primordiale-avanguardistica verginità sonica di una delle bands europee più influenti degli ultimi 15 anni.

http://www.ulanbator-archive.com/
http://www.jestrai.com/


PASQUALE BOFFOLI
p.boffoli@tiscalinet.it

martedì 17 aprile 2007

Recensioni / Esteri / NICK CAVE AND THE BAD SEEDS : THE ABATTOIR BLUES TOUR (2dvd + 2cd) MUTE REC.-2007 by PASQUALE BOFFOLI

Il doppio album Abattoir Blues/The Lyre Of Orpheus ha rappresentato un’ennesimo fulgido tassello dell’iter artistico dell’australiano Nick Cave, abilissimo nel rinnovare ed alternare la tempra espressiva, gli arrangiamenti dei suoi fidi Bad Seeds attraverso i quali le sue liriche sempre intense e vissute prendono corpo ed afflato emotivo. Il tutto rimanendo sempre fedele a se stesso.
In tal senso le composizioni ed il mood di Abattoir Blues (Nature Boy, Hiding All Away, There she goes my beautiful world etc..) risultavano decisamente più adrenaliniche ed accattivanti delle opere che l’hanno preceduto, Boatman’s Call, No More Shall We Part ed in parte Nocturama, votati ad abbandoni classicheggianti lirici ed introversi, non esattamente radio-friendly..
La virata era vigorosa, in virtù di enfatici e vitali umori e cori gospel ed un songwriting fluido ed eclettico, potente nei suoi frequenti strappi ma anche secco e maculato di onirici momenti radio-friendly (Baby you turn me on, Breathless).
Il cofanetto THE ABATTOIR BLUES TOUR, comprendente nella versione deluxe due cd e due dvd fotografa nitidamente questo ennesimo momento di grazia di Cave & The Bad Seeds !
I brani si rivelano compatibilissimi alla dimensione live che ce ne restituisce amplificati ed enfatizzati drammaticità ed eclettismo originari. La macchina Bad Seeds poi, già messa a punto mirabilmente da tempo, ha acquisito negli ultimi anni ulteriore pathos e potenza d’ensemble grazie al visionario archetto di Warren Ellis ed alle tastiere cromatiche di James Johnston (organ) e Conway Savage (piano).
I due cd live del cofanetto , registrati in varie locations europee nel corso del 2004 sono una vera full immersion nelle infuocate performances del materiale di A.Blues, corroborate da caldi cori che danno intensi connotati gospel e spiritual a brani come There She Goes My Beautiful World, Carry Me, Easy Money, Hiding All Away, Let The Bells Ring e la delicata O Children.
Ugual trattamento è riservato a brani storici come Red Right Hand, Deanna, God’s In A House, Lay Me Low. Stagger Lee (murder ballad per eccellenza!) vive una tensione spasmodica di pieni e di vuoti con picchi sublimi e drammatici.
I due dvd sono l’esatta trasposizione visiva di quanto trapela dall’ascolto dei due cd; l’eccitazione trasmessa dal consistente ensemble Bad Seeds e da membri della London Community Gospel Choir nel primo dvd registrato alla Brixton Academy di Londra nel novembre 2004 è davvero stupefacente e Cave appare carismatico come sempre mentre dirige discretamente ma nervosamente il tutto. I suoi movimenti sul palco non sono più scomposti e schizoidi come nella scellerata giovinezza dei turbolenti gigs dei Birthday Party. Ora sono più eleganti e controllati ma l’ascendente della sua debordante personalità sull’audience rimane enorme.
14 brani, tra cui le impetuose Supernaturally e Get Ready For Love, la commovente Easy Money (una roba da farti il cuore a fettine!) la tesa e nevrotica Hiding All Away, il blues mistico Messiah Ward, il gospel lamentoso A Lyre Of Orpheus, oltre tutti i brani sunnominati.
Il secondo dvd, registrato all’Hammersmith Apollo di Londra nel giugno 2003 contiene sette brani antecedenti ad Abattoir Blues, a cominciare da Wonderful Life, lenta e pianistica, performance commovente, e l’epica Bring It On, un accattivante duetto con il connazionale Chris Bailey (Saints …) amico di bagordi dalla gioventù, entrambi tratti da Nocturama; e poi a ritroso una stupenda scaletta di ballate affascinanti e senza tempo, alcune raramente presenti nei loro shows.
Nobody’s Baby Now ( da Let Love In), Christina The Astonishing (Henry’s Dream) e Watching Alice (Tender Pray), due brani dalle melodie oniriche e sottilmente psichedeliche eseguite con concentrazione quasi mistica, il pubblico con il fiato sospeso.
Conclude la performance Wild World, risalente addirittura all’ep Bad Seed; parte dolente e raccolta, per straripare nel finale: Cave si alza dal pianoforte ed esplode in uno dei sui tipici impagabili attacchi isterici che mandano il pubblico in delirio come ai tempi dei Birthday Party.
Completano il secondo dvd cinque video promozionali molto diversi tra loro.
Del tutto schizzato quello del lungo e disturbato Baby I’m On Fire, divertente e delicato il cartoon di Breathless sino a quello ‘TRASHissimo’ di Bring It On, stracolmo di sculettamenti e pose equivoche di ballerine di colore, di cui ci viene regalato anche il complesso e sofferto making of .
Infine un documentario sulla realizzazione in studio a Parigi di Abattoir Blues, con interviste a Nick Launay (il produttore) e Nick Cave, che ribadisce il suo amore per le songs registrate in un clima di estrema creatività, la diversità tra l’incisività del materiale di di Abattoir Blues e la maggiore persuasione di The Lyre Of Orpheus ed infine la sostanza ‘pop’ (conscio che non potrà piacere a tutti) delle nuove songs del doppio lavoro che, dice “…stanno lì, come in fondo ad un autobus, ad osservare complici e compiaciute quelle vecchie ! "


www.nickcaveandthebadseeds.com


PASQUALE BOFFOLI

giovedì 12 aprile 2007

La TOP 3 della settimana, in collaborazione con UNDERGROUND, THE MUSIC STORE - Via Nicolò Dell'Arca n.3/A 70121 BARI -

Inauguriamo su MusicBox una nuova rubrica : la Top 3 della settimana, ovvero tre dischi a nostro parere tra i più validi usciti non necessariamente però in settimana. Diciamo in tempi (giorni, settimane, mesi) recenti !
Ci limiteremo ad una didascalia critica succinta ed indicativa, rimandandovi ad una recensione passata o prossima in cui saranno sviscerati più compiutamente i contenuti del dischi segnalati.
Non ci saranno voti in calce, non ci sono mai piaciuti !
Top 3 sarà on-line a giorni variabili ogni settimana, in collaborazione con UNDERGROUND THE MUSIC STORE di Ninni Portoghese, Via Nicolò Dell'Arca 8/a 70121 BARI .
(Tf. 080 5721239 - email : underground.bari@fastwebnet.it ).
Tuttii dischi segnalati sono disponibili o richiedibili presso UNDERGROUND BARI.
( a cura di Pasquale Boffoli e Ninni Portoghese) .
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LA TOP 3 della settimana (n°1) :



1) THE STOOGES : THE WEIRDNESS

IGGY POP ed i fratelli Asheton ci riprovano (come tanti di questi tempi!) a 34 anni da Raw Power.
Sano e stagionato rock&roll e molto mestiere !
Già recensito .







2) THE CHROME CRANKS : DIABOLICAL BOOGIE

I terribili newyorkesi CHROME CRANKS, scioltisi negli anni '90 ripropongono il loro crudo noise-blues in una doppia antologia di singoli e materiale raro . Anche 3 video. Imperdibile !
Di imminente recensione.










3) GRINDERMAN

Il nuovo feroce side-project di NICK CAVE insieme ad Ellis, Casey e Sclavenus. L'altra faccia del Cave lirico degli ultimi lavori con i Bad Seeds. Già recensito.

mercoledì 11 aprile 2007

Collaborations: Live Report / Esteri / THE JAM Reunion at Sonar, Colle Val d'Elsa, Siena - 24 Marzo 2007 by Nico

Arriviamo al Sonar verso le 22.00, dopo un viaggio di un’ora in corriera da Firenze e l’alcool che già cominciava a circolare in corpo…
Il locale presenta due stanzoni interni, il primo con bar, e il secondo con consolle, palco e backstage per le band.
Nello stanzone esterno, per i fumatori, troviamo le distro e i primi arrivati della serata. Skins, skingirl e qualche mod. La band a quell’ ora era ancora in hotel mentre noi aspettavamo con ansia, sapendo comunque che mancavano quasi 2 ore all’inizio del concerto. Intanto i due dj che si alternano preannunciano l’ottimo set che godremo in seguito: ska, northern soul, skinhead reggae, mod79.
Poco dopo mi siedo ad un tavolo nella zona fumatori con delle amiche, e dalla tenda che divide il locale dall’esterno entrano in fila, con in mano parte della strumentazione Dave Moore, Bruce Foxton, Russel Hastings, Rick Buckler e un altro paio di ragazzi che li accompagnano.
Il primo e il terzo sono i nuovi acquisti della band, rispettivamente chitarra/tastiera e voce/chitarra. Nei loro volti si leggono i 30 anni di rock’n’roll, passati dalla nascita dei Jam, però appaiono come degli adolescenti con qualche ruga in più, con la stessa voglia di spaccare il culo a tutti di tre decenni fa.
Mi accorgo che il locale si sta lentamente riempiendo: mods, rockers, skinheads; gente di ogni tipo e sottocultura, quasi fosse una riappacificazione delle Bank Holidays di Brighton…
Sono ormai le undici e mezza passate. Le luci si spengono, la gente affluisce verso il palco e si accendono i fari sulla band.
Mi faccio strada tra la gente e mi piazzo al bordo del palco, fortunatamente alto solo una sessantina di centimetri, così che posso godermi lo spettacolo.
La band esordisce con ‘The Modern World’, vero e proprio anthem della cultura mod post-60s. La voce di Hastings è incredibilmente uguale a quella di Weller (molti mi odieranno) e le dita di Foxton viaggiano sul manico del basso come se stesse scrivendo appunti su un qualsiasi pezzo di carta.
David Watts’, ‘Butterfly Collector’, ‘News of the World’ e ‘Down in the Tube Station at Midnight’ alcuni degli altri pezzi storici riproposti dal quartetto, mentre ogni tanto il pubblico inneggia un ‘We are Mods!’ che ricorda le scene di ‘Quadrophenia’, quando il folto gruppo di modernisti in parka vede dei rockers entrare in un bar, attaccandoli.
A metà concerto un black out della back line (infatti le luci esterne erano accese) interrompe lo show, lasciando un momento di pausa alla band che si rifugia nel camerino alla nostra destra, creando un andirivieni di ombre sul palco, quando finalmente, dopo una quindicina di minuti si torna alla normalità.
Il funk di ‘Start!’ e il punk rock di ‘Going Underground’ fanno da chiusura al concerto, due pezzi che coinvolgono il pubblico in maniera incredibile. A questo punto il gruppo saluta e ringrazia l’audience tornandosene nel backstage e, come sempre, la fine vera e propria dello show viene annunciata dal ritorno del dj set, in questo caso ‘Time for Action’ dei Secret Affair.
La serata prosegue con pezzi di northern soul, ska, skinhead e mod reggae, gente che balla col sudore alla fronte e principi di rissa. Io che aiuto i ragazzi dell’organizzazione a mettere sul furgone la strumentazione. Facciamo per andare nel backstage ma i quattro se ne sono già andati in hotel, lasciandoci un po’ di amaro in bocca, ma ci mettiamo poco a dimenticare questo insignificante aneddoto per ricordarci di quello che abbiamo appena vissuto, vale a dire uno dei più bei concerti della nostra vita.
Questo è un punto di vista soggettivo dell’evento, con ovviamente commenti soggettivi.
So infatti di molti ragazzi, soprattutto mods, che hanno ‘boicottato’ il concerto, per il fatto che non si riconoscono nella riunione dei Jam senza Paul Weller, primo cantante/chitarrista, fondatore e compositore della maggior parte dei pezzi del trio.
Molti di questi ragazzi preferirebbero probabilmente godersi un concerto solista di Weller, anziché vedersi i ‘nuovi Jam’. Si tratta di scelte legate ad una certa ideologia e s soprattutto di gusti. Io non potevo sicuramente perdermeli.

Nico, g.eb@libero.it

martedì 10 aprile 2007

THE METEORS

Discografia essenziale :


CD






IN HEAVEN (Edsel /1981)







WRECKIN' CREW (ID / 1983)







BASTARDS SONS OF ROCK % ROCK DEVIL (Hellraiser / 1997)







WRECKIN' LIVE (Castle / 2003)







DON'T TOUCH THE BANG BANG FRUIT (Anagram / 2007)























DVD :




ATTACK OF THE CHAINSAW MUTANTS/
HELL IN THE PACIFIC (Cherry Red / 2004)




INTERNATIONAL WRECKERS Live (Raucous / 2005)

Collaborations: Live Report / Esteri / THE METEORS, Transilvania Horror Café, Milano - 10 Marzo 2007 by Nico


Un nuovo amico, Nico e questo vuole che vi basti ci regala due preziosi live-report recenti:
The Meteors ( ho perso il conto da quanti anni calcano i palchi), re del rockabilly più bastardo, più propriamente psychobilly (che hanno praticamente inventato insieme ai Cramps!) .
Roba per stomaci, orecchie e cuori forti !
Qui sopra ne trovate anche una discografia essenziale.
E poi THE JAM riuniti ma senza Paul Weller. Più su ne troverete il resoconto ...
e che il rock & roll sia con voi (P.B.)
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THE METEORS, i Re dello Psychobilly tornano a far tappa nel bel paese dopo un anno di assenza dai palchi italiani, pur non avendo mai smesso di suonare in giro per l’Europa e per il mondo, toccando per l’ennesima volta gli Stati Uniti, in quello che pare essere un consueto incontro estivo con gli ‘adepti’ americani.
La serata promette bene. Il locale si riempie in poco tempo, presentando un pubblico più vasto rispetto all’anno precedente. Volti giovani e nuovi si mischiano a quelli della vecchia guardia psychobilly e rockabilly italiana, gente che ha girato posti e visto bands che molti possono solo sognare.
La serata viene aperta dai milanesi Snakes, giovane band psychobilly molto promettente, con influenze ‘old school’ (termine che non dovrebbe nemmeno essere menzionato quando si parla di questo genere).
Ottimo show, come sempre. Migliorano di volta in volta e riescono sempre a offrire un grande spettacolo.
Verso le 23.00 la situazione si calma, nonostante l’affluenza di gente non si plachi. Intanto dj Virgil offre un’ottima colonna sonora alla serata – psychobilly, rockabilly, country, garage, surf -, che proseguirà per buona parte della notte.
Circa 30 minuti dopo mi piazzo sotto il palco, ahimè dietro le transenne, che hanno sempre caratterizzato i locali milanesi, creando così un distacco nel rapporto, secondo me fondamentale, tra band e pubblico.
Dopo un veloce soundcheck di contrabasso, con fonici che smanettano su mixer, amplificatori e compressori vari, sul palco si crea quella tipica calma prima della tempesta, una suspence che ho provato solo ai loro concerti.
Entrano tutti assieme, Wolfgang Hordemann si siede alla batteria, Simon Linden, l’ultimo arrivato nel trio, prende in mano il contrabasso e Paul Fenech, inventore dello Psychobilly, scrittore di uno dei più importanti, cupi e diabolici capitoli del rock’n’roll, afferra la chitarra come se fosse un’arma contro l’umanità e, con i suoi occhi assatanati, minaccia il pubblico come se fosse l’ultimo concerto della loro vita.
Rockabilly Anfetaminico: questo è quello che si ascolta con i Meteors. Oppure Rockabilly Mutante o Psicosi Rockabilly. Può esser definito in qualsiasi modo, ma in ogni caso Puro Psychobilly.
La scaletta presenta pezzi che negli ultimi anni in pochi son riusciti ad ascoltare: ‘Shout so Loud’, ‘Graveyard Stomp’, ‘My Kinda Rockin’’, ‘If You Don’t Wanna Fuck Me Baby’; alternate ai grandi classici della band: ‘I Don’t Worry About It’, ‘Blue Sunshine’, ‘The Crazed’, ‘Hell Ain’t Hot Enough for Me’ e la conclusiva ‘Wrecking Crew’, che richiama a sé in un unico coro le decine di psychobilly presenti.
Potenti come sempre, Paul Fenech si dimena sul palco mentre Hordemann e Linden suonano imperterriti, meccanici, dimostrando come sempre di essere la miglior band psychobilly di sempre.

O T M A P P NICO





mercoledì 28 marzo 2007

Recensioni / Esteri / THE STOOGES : The Weirdness (Virgin Records - 2007) by Pasquale Boffoli

Un nuovo album in studio dei grandi STOOGES di IGGY POP a distanza di 34 anni dall’ultimo selvaggio Raw Power (1973). La notizia, nota ormai da tempo era di quelle che creano nei fans vecchi e nuovi grandi aspettative ed anche una certa ansia in questi anni di penuria di vere icone rock.
D’altronde ci si chiedeva da più parti, dopo le discusse e controverse reunions di New York Dolls ma anche unanimemente promosse dalla critica come Radio Birdman se gli Stooges potessero produrre dopo tanti anni un disco all’altezza della loro fama.
Antefatti non erano certo mancati perché Iggy è praticamente dal 2003 che ci sta lavorando a questa reunion: nel suo ultimo disco in studio di quell’anno, Skull Ring, dove collaborava con molti esponenti della nuova scena punk incise con i fratelli Ron e Scott Asheton e Mike Watt quattro brani per nulla disprezzabili, soprattutto Skull Ring e Dead Rock Star, che ha eseguito con essi anche dal vivo nel corso di un’intensa attività concertistica per il mondo più o meno dal 2004 in poi.
Nel 2005 i riformati Stooges toccarono anche l’Italia ed il 17 Giugno fummo travolti a Melpignano (Le) da uno dei loro infuocati shows di cui vi riferiremo ampiamente tra poco! Ma l’anno prima la rivista rock Creem aveva prodotto un dvd, Live In Detroit, un micidiale show nella loro città natale che accanto ad un adrenalinico (come sempre) Iggy Pop mostrava un Ron Asheton notevolmente rimpinguito (gli anni passano per tutti!) ma padroneggiante un solismo ancora bruciante e molto cattivo ed una sezione ritmica folgorante (Scott Asheton – drums e Mike Watt-bass, ex-Minutemen).
Stessa formazione di questo nuovo THE WEIRDNESS, registrato agli Electrical Audio di Chicago nell’ottobre del 2006 da Steve Albini, un nome di primo piano nel rock (il math-rock per essere precisi) degli ultimi due decenni, musicista e chitarrista anche lui in formazioni fondamentali come Rapeman, Big Black e Shellac.
Albini, a differenza dei nitidi brani di Skull Ring ha lasciato cucinare i nuovi brani di Iggy, Ron e Scott nel loro brodo naturale : il suono di The Weirdness è sporco, dal sapore fortemente live, quasi in presa diretta; lo si nota sin dall’iniziale Trollin’, Iggy già concitato e sprezzante,saturo del chitarrismo di Ron Asheton. La ritmica di Ron e Mike minacciosamente funky e tutti sussulti è in bella evidenza nella seguente You Can’t Have Friends e già si respira dopo due brani più il climax grezzo ed anarchico di un Raw Power che la crudezza lapidaria e devastante di album epocali come Stooges e Fun House.
Naturalmente i dejà vu sono inevitabili e Trollin’ suona un po’ come novella No Fun.
Il tasso d’eccitazione rimane inalterato nelle successive ATM, My Idea Of Fun, Free & Freaky, Greedy Awful People anche se purtroppo la qualità della scrittura di questi brani mostra la corda, e sa molto di mestiere (cosa evidente anche nei loro nuovi shows), soprattutto in The End Of Christianity, e si rimane nel dubbio atroce se versi come ‘ My Idea Of Fun is killing everyone…’ o ‘Free & Freaky in the U.S.A….’ corrispondano ad una Weirdness ancora autentica di Iggy o siano degli autocompiaciuti slogans. Credo la verità stia nel mezzo soprattutto se si pensa che il nostro amatissimo rocker il 21Aprile compie 60 anni….e continua a spargere caos sui palchi di mezzo mondo come fosse liquido seminale !
Paradossalmente tra gli episodi più riusciti come songwriting poniamo quelli meno concitati e più riflessivi come l’omonima autobiografica The Weirdness, lenta e seducente come un blues, e Passing Cloud, morbosa e notturna song dalla struttura stratificata, con il sax del vecchio compagno Steve Mackay dai connotati alquanto glam : due brani in cui Iggy ha opportunità di sfoggiare profondi e caldi moduli vocali maturati durante una carriera solistica ormai lunghissima.
Appare molto più convincente Iggy in tali frangenti, piuttosto sfocate e scontate invece le sue performances in ATM, The End Of Christianity, Greedy Awful People.
Più aggressivo e viscerale, viscido come Dio comanda Iggy in My Idea Of Fun, She Took My Money, Mexican Guy e I’m Fried, proprio quei brani in cui Ron Asheton , impeccabile nel corso dell’intero album, si supera wah-wah sugli scudi in una serie di interventi devastanti ; la sua chitarra ed il suo marchio inconfondibili sono ormai nel 2007 un timeless totem della storia rock!
I’m Fried conclude decisamente alla grande ripristinando nel finale quel caos originario Stooges che tanto avevamo rimpianto, magma sonoro con il sax urlante di Mackay attorcigliato al solo assassino di Ron Asheton.
Bentornati !


www.myspace.com/iggyandthestooges

http://www.virginrecords.com/


PASQUALE BOFFOLI

lunedì 26 marzo 2007

Recensioni / Esteri / GRINDERMAN (Mute Rec.-- 2007) by Pasquale Boffoli


Nick Cave aveva inaugurato il sodalizio ristretto a quattro Bad Seeds dal 2005, girando per concerti con l’ambigua sigla 'solo performance’; con questa formula l’avevamo ammirato a Modena, al Parco Novisad in quell’anno, con Warren Ellis che giganteggiava a mò di acido Paganini fuori di testa del nuovo millennio e con una sezione ritmica solida come la roccia ed estremamente pulsante, Martyn Casey al basso e Jim Sclavunos alla batteria.
Così rivisitavano con pathos essenziale e crudo classici vecchi e nuovi dei Bad Seeds; una bella sorpresa certo, ma nulla lasciava presagire che la rinnovata fame di verginità ed asciuttezza sonora dell’australiano l’avrebbe portato a concepire insieme ai suddetti musicisti nel 2006, nei Rak e Metropolis studios in Londra un lavoro così eclettico e brutalmente sonico come questo GRINDERMAN; tutt’altra cosa dai sontuosi ed affollati ensemble e dagli arrangiamenti gospel del doppio Abattoir Blues/The Lyre of Orpheus (2004).
Un primate goffo ed impaurito è il simbolo del nuovo progetto, mentre il nome è stato tratto da un verso di un blues di Memphis Slim, segnali inequivocabili della necessità iniziale di primitivismo espressivo emersa dall’affiatamento e dal costante gomito a gomito esistenziale ed artistico dei quattro in questi ultimi due anni.
Questa prerogativa è palpabile ed attuata sin dall’iniziale tribale Get It On, introdotta da un talkin’ ipocondriaco e blasfemo di Cave che subito non dà adito a compromessi ed equivoci.
E’ di sesso che i quattro stanno blaterando? Questa è la netta sensazione: quel che è certo è la furiosa chitarra cui Nick mette subito mano, sorretto da una ritmica incredibilmente ansiogena! Questa è la prima novità di Grinderman, prodotto dal combo ancora una volta con Nick Launay (dopo Abattoir Blues): Nick Cave sorprendente e feroce chitarrista, come confermato dalla seguente tesissima No Pussy Blues, un punk-blues esasperato culminante in una fiammata ossidrica altamente ustionante più che un guitar-solo, il simulacro di Ron Asheton evocato e disossato di qualsiasi fattezza armonica. Ed è ancora sesso disperato a motivare quello che è l'episodio più selvaggio e stordente del disco; dopo due brani sono già chiare due cose: l’estrema lucidità della loro debordante aggressività nulla ha a che fare con l’informale caotico primitivismo dei Birthday Party, come più di qualcuno ha scritto, quanto è filtrata dall’enorme sensibilità artistica maturata da Cave &Bad Seeds negli ultimi 25 anni.
E poi non è il ‘solito’ grande ed ispirato Cave il vero protagonista di Grinderman, pur autore di tutte le liriche del disco ed artefice di performances vocali sporche e cattive di cui avevamo perso memoria: qui fa gioco di squadra ed a colpire al cuore sono i ‘suoni’ ! I suoni straniti delle chitarre e delle tastiere vintage di Cave ed Ellis (fendocaster, hohner guitaret, electric bouzouki) incatenate le une alle altre, in nettissimo primo piano e spesso filtrate, che danno vita ad un’abbacinante, cruda e moderna psichedelia, addirittura sperimentale come nella meditabonda ed ipnotica Electric Alice, dove il seducente impasto cromatico plasma un’inedito psycho-jazzismo.
I quattro rispondono solo ai canoni mutanti della loro creatività, ed ecco che si procede a sussulti : Grinderman fa il paio con il rifiuto seriale di stereotipi di Electric Alice ed è l’episodio più inquietante; un dark-blues catacombale dalle nette ascendenze velvetiane, inchiodato alla viola elettrica minimale di Warren Ellis. Lo spettro di John Cale si aggira per nulla furtivamente, siamo al cospetto di una Venus in furs del nuovo millennio mille volte più insidiosa, Cave predicatore diabolico a raccontarci di miserie ‘umane’, troppo umane.
Un’opera a sussulti dicevamo: si torna a scossoni palpitanti con Depth Charge Ethel, dal refrain contagioso e coretti power-pop e poi ancora riluttanti rapporti con l’altro sesso, attraverso la minimale Go Tell The Women (Cave sardonico crooner) e la classica (I Don’t Need You To) Set Me Free, sulla stessa linea ispirativa di Abattoir blues, chitarre sinuosamente psichedeliche, quasi uno scampolo di Byrds/Beatles ’66-’67. Torna il Cave più lirico nell’esigua Man In The Moon, mentre la frenetica Honey Bee (Let’s Fly To Mars) ristabilisce il mood impetuoso che aveva marchiato i primi due brani.
La martellante Love Bomb, con un riff di chitarra psycho-killer conclude perfidamente, dopo la sofferta e malsana When My Love Comes Down introdotta e striata da sonorità aliene, quella che si spera sia solo l’opera prima di Grinderman, motivati da seriale e cruda esigenza di sperimentazione e da carismatica ricerca interiore.
Per ora Nick Cave tornerà ai suoi Bad Seeds al completo, l’ha detto lui !

http://www.grinderman.com/
www.myspace.com/grinderman

PASQUALE BOFFOLI

mercoledì 14 marzo 2007

Live / Esteri: THE CHESTERFIELD KINGS - Sonar, Colle Val d'Elsa (Siena) - 1° Marzo 2007 by Slania De Pau e Gianni Sanna


Ed ecco a voi finalmente il live-report sui CHESTERFIELD KINGS al Sonar di Siena del 1° Marzo come annunciatovi nel mio pezzo sulla band, composto dai miei amici di Sassari Slania De Pau e Gianni Sanna, con tanto di belle foto originali scattate dalla nostra inarrivabile Sixties Garage Girl !
Non é un mistero che esiste nella bellissima Sardegna un grande interesse per il sixties-garage ed una scena molto vivace e produttiva di bands tra le quali Rippers ed Hangee V.
Slania De Pau ne é grande conoscitrice ed animatrice, oltre che d.j. durante molti concerti garage isolani e creatrice in rete di ITALIA GARAGE, una room sixties molto attiva.
Ringrazio quindi davvero di cuore Slania ed il consorte Gianni (altrettanto esperto) per questo appassionato live-report, attendendo da loro un pezzo sulla scena garage sarda e sassarese.
Un caro saluto a tutta la room...e non dimenticate di cliccare (dopo aver letto il pezzo) sul filmino sui Kings realizzato a Siena da Slania. (P.B.)
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RITORNO AL FUTURO !
I Kings di Rochester catapultati nella scena attuale rock'n'roll dal '79 al 2007. La loro verve iniziale e’ rimasta intatta! Il tempo non ha scalfito questi re di pietra. Greg Prevost un po’ glam soprattutto nell’acconciatura , giacca rossa a pois neri, al collo foulard bianco a pois rossi, fusò neri e Beatle Boots a tacco alto, Andy pure sixties style” bassista eccezionale, sorridente dallo sguardo pulito sono i membri originali, ma l’intesa con i due nuovi Chesterfield Kings e’ notevole: il virtuoso chitarrista Paul Morabito ha assimilato perfettamente il ventennale lavoro del predecessore, ottimo alle percussioni il giovane e tenace Mike Boise.
Dal vivo spaccano! si sente subito, l’inizio del gig con “I’m not talkin” con il basso pulsante , sono freschi e concentrati per un ottima rendition di “Five years ahead of my time” dove la loro perizia tecnica nei suoni risulta grandiosa come sempre. I Chesterfield Kings pescano con oculata abilità da un po’ tutti gli album senza deludere gli appassionati del suono psych-punk. “I don’t understand”nuovo cavallo di battaglia irradia il nostro corpo assetato di sonorità sixties garage .
La porta del tempo si apre … e come per incanto inizia la stupenda “Outside Chance”, la loro musica va oltre... siamo ancora storditi dalla pura bellezza del basso ipnotico che introduce “Don’t blow your mind” (non presente in scaletta). Certe cose sono impossibili da sentire su disco, come il feeling tra musicisti e pubblico le note avevano a volte delle fissità che producono un effetto notevolmente psichedelico, dei mid-tempo e degli arresti improvvisi di ritmo che sembravano fluire come energia nei corpi di chi seguiva la musica.
Dal vivo sono migliori che in studio, la voce bellissima non ha perso tono, danno pathos ad ogni singola nota, soprattutto Andy Babiuk con il suo basso a goccia, Greg durante il concerto ha usato svariati strumenti musicali (harmonica, Mellotron, maracas e tamburelli) e dei piatti in miniatura per enfatizzare i passaggi musicali venati di viscerale rhym’n’blues.. non un accenno di stanchezza… sinuoso come una pantera ed energico come un giaguaro, salti e spaccate per un cinquantenne che sembra abbia bevuto dalla fontana dell’eterna giovinezza… quale il rock’n’roll e’ !!.
Alla fine del concerto enormi psych-balls rimbalzavano dal palco al pubblico entusiasta e divertito con scoppio finale e coriandoli argentati a cascata .
Spesso durante il concerto Greg si univa agli appassionati e scendeva come un Dio dall’Olimpo in mezzo a noi poveri mortali. I Chesterfield Kings del 2007 sono un ottimo gruppo, fresco ed energico sobrio e chiaramente psych-punk. .. Il loro suond è un distillato dei migliori gruppi Sixties Garage con una forte impronta RollingStoniana pur mantenendo la loro originalità.
Dopo varie sbandate a regola d’arte ritornano al suono dei gruppo Faro come: Blues Magoos, Electric Prunes e Chocolate Watch Band, già dall’album “ Where the action is” e continuano con i loro magic tours ad incantarci ...
La tracklist del concerto al Sonar :
1) I'M NOT TALKIN’
2) 5 YEARS AHEAD OF MY TIME
3) NON ENTITY
4) TRANSPARENT LIFE
5) I'M ROWED OUT
6) JOHNNY VOLUME
7) COME BACK ANGELINE
8) I'LL GO
9) I DON'T UNDERSTAND
10) OUTSIDE CHANGE
11) RUNNING THROUGH MY NIGHTMARE
12) FLASHBACK
13) BAD WOMAN
14) ROCK'N'ROLL MURDER
15) I'M SO CONFUSED
SLANIA, GIOVANNA, MATTIA con i CHESTERFIELD KINGS

http://www.youtube.com/Cavegirl66

http://www.thechesterfieldkings.com

SLANIA DE PAU e GIANNI SANNA

Sixties Culture / THE CHESTERFIELD KINGS: The Mindbending Sounds of...and a miny-story ! by Pasquale Boffoli


Certamente THE CHESTERFIELD KINGS da Rochester (N.York) insieme a THE FUZZTONES sono stati dagli anni '80 in poi (ed oggi più che mai) i maggiori alfieri del sixties-garage revival; ma credo non abbia più senso parlare di revival perché Greg Prevost (lead vocal), Andy Babiuk (bass), i membri storici nonché compositori di tutti i brani dei Kings e c. ne hanno fatto da sempre oltre che ragione artistica uno stile di vita a tutti gli effetti, come del resto Rudi Protrudi dei Fuzztones. Senza ombra di dubbio sono insieme a lui a livello internazionale i portatori 'sani' viventi più attendibili ed illustri della sixties-culture e delle sue raw e wild-sides, riproposte nei loro dischi ma soprattutto dal vivo con grande approccio modernista checché ne dicano i soliti detrattori.
Trattasi la loro di vera ed indefessa professione di rarissima fede che dura ormai da più di 25 anni; una missione di cui beneficiamo tutti noi appassionati, la stessa cosa che succede in Italia con un personaggio imprescindibile come Massimo dalPozzo e le sue Misty Lane e Teen Records, di cui abbiamo parlato in questo musicbox nei mesi scorsi.
The Chesterfield Kings hanno fatto quattro date 'live' in Italia tra il 28 febbraio ed il 3 marzo di quest'anno; noi vi riferiamo nel pezzo successivo a questo del loro act del 1° marzo al Sonar di Colle Val d'Elsa (Siena) grazie alla gentile disponibilità di due amici sassaresi, grandi appassionati di garage, Slania De Pau e Gianni Sanna che erano lì.
Qualcosa però prima sui Kings per i neofiti che leggono ('dejà vu' credo per i garage-fans di qualsiasi età!).
L'ultima fatica discografica di Prevost, Babiuk, Mike Boise (drums) e Paul Morabito (guitars), The Mindbending Sounds of... risale al 2003, pubblicato dalla Sundazed ma é stato ristampato recentemente dalla Wicked Cool, che pubblicherà pare prestissimo anche il loro nuovo lavoro già pronto.
The Mindbending Sounds of... é un ottimo album nel quale i Kings oltre naturalmente a riproporre tutti i clichés garage a loro cari mettono a punto un sound psichedelicamente profondo e denso, moderno e timeless allo stesso tempo: grandi sovraincisioni e lavoro in studio, brani molto cadenzati ed ipnotici, felice vena compositiva. Trip Through Tomorrow, Running Through My Nightmares, Mystery Trip, Disconnection, Transparent Life, mai frenetici ma carismaticamente magnetici vedono la proverbiale stentorea sguaiatezza vocale di Greg Prevost sposarsi ad una ricchezza timbrico-strumentale sorprendente, con Andy Babiuk impegnato ad una moltitudine di accessori vintage, Bijou dulcimer, baritone guitar, hohner pianet (un pò il Brian Jones della situazione) e Paul Morabito che si produce in alcuni soli riverberati da antologia oltre che alle tastiere.
Le sorprese poi non mancano : il grande Jorma Kaukonen (Jefferson Airplane, Hot Tuna...) alla lead-guitar in Mystery Trip e Death Is The Only Real Thing.. stile inconfondibile, quasi a gettare un ponte con un passato irripetibile.
E Little Steven che collabora a vario titolo (producendolo) ad I Don't Understand, perfetto gioiello pop-psyche, sorta di Kicks del nuovo millennio, l'episodio più radio-friendly dell'album. Little Steven, che ne firma anche le liner-notes a mò di pigmalione spirituale, si sa, é divenuto negli ultimi anni il guru del garage americano con il suo progetto Underground Garage cui i C.Kings hanno partecipato. Dal 6 novembre al 1° Dicembre hanno partecipato in America all'Underground Garage Rolling Rock & Roll Show Tour insieme a numerose bands tra cui New York Dolls e Supersuckers, 20 date itineranti tra la west e la east coast, il che li ha riportati notevolmente agli onori delle cronache.
Tra le maggiori citazioni disseminate nei brani di The Mindbending... come non nominare Seeds, Electric Prunes, ed ancora una volta, inevitabilmente, i Rolling Stones degli anni '60 (da sempre vera e propria monomania artistica di Prevost e c.): la dura Flashback inizia con un riff chitarristico ed un one-two di Greg praticamente fotocopiate dalla Jumpin' Jack Flash della premiata ditta Jagger-Richards e alla fine di Mystery Trip Prevost farnetica come Jagger negli undici minuti della famosa Goin' Home (Atfermath,1966).
Del resto avevano o no copiato la copertina originale di Atfermath nel loro lavoro Let's Go Get Stoned (Mirror/1994), quello con la cover di Street Fighting Man?
Questo lavoro conteneva anche un'ottima cover di I'm not talkin', che conoscevamo dall'adolescenza nella versione al fulmicotone degli Yardbirds.
Rollingstoniani sino al midollo, soprattutto lui, Greg Prevost, nel distorcere vocali e parole, sboccato quanto e più del suo totem Jagger.
Di eseguire covers i C.K. ne hanno fatto attraverso gli anni un'arte (alternandole però sempre a brani originali) giunta al culmine dello splendore con Where The Action Is! (Sundazed /1999), quando ancora militavano i due chitarristi Jeff E Ted Okolowctz: tra le altre, inarrivabili edulcorate/calligrafiche versioni di Happenings ten years time ago (Yardbirds), I'm not like everybody else (Kinks), I'm five years ahead of my time (Third Bardo), 1-2-5 (Haunted), Sometimes good guys don't wear white (Standells).
Dei Chesterfield Kings rimangono imperdibili anche opere come il primissimo grezzo Here Are The Chesterfield Kings (Mirror/1983), dove la loro conoscenza della materia sixties era già lapalissiana, il seguente Stop (Mirror/1985), nel quale la piegano con grande efficacia ad originali (Babiuk in primis) agili e penetranti come I cannot find her, She told me lies e Cry your eyes out.
La loro versatilità nel maneggiare l'immarcescibile archivio sonoro di cui ormai sono custodi fedeli é confermata da Don't open til doomsday (Mirror/1987), con originali come Selfish little girl, Everywhere, Ain't no use a testimoniare di un marchio di fabbrica inconfondibile; ma in Social end product il suono si indurisce notevolmente, tendenza confermata dal lavoro successivo The Berlin wall of sound (Mirror/1990), che fa registrare un innamoramento dei Kings per un suono molto più metallico, molto vicino al primo punk americano dei '70 (Stooges, N.Y.Dolls, Heartbreakers...) ed al rock&roll più puro. In genere questo non é album molto amato dai fans e dalla critica (o sbaglio?) eppure fa registrare vere e proprie scariche di adrenalina come Who's to blame, Dual action, Sick and tired of you, Love, hate, revenge o Pills, una baldanzosa cover dei Dolls ed é inoppugnabile segnale di grande eclettismo che li porterà nello stesso anno a pubblicare Drunk on muddy water, sempre per la Mirror, dove rivisitano il blues acustico ed elettrico e nel 1997 a prendere una sbandata per la musica surf. I 32 brani di Surfin' rampage, doppio su vinile (Mirror/1997) sono un'ennesima bizzarra incursione dei re di Rochester negli scampoli della musica giovanile, questa volta tra i '50 ed i '60.
Nel 1999 chiudono il cerchio tornando alla grande con rinnovata perizia e convinzione al sixties-garage, con Where the action is (di cui sopra) che praticamente contiene per intero Tripin out (The many moods of C.K.) un e.p. di sixties covers uscito solo su vinile nel 1997 per l'etichetta spagnola Imposiblle a supporto del loro tour ispanico.
Per concludere non si può tralasciare la preziosa compilation Night of the living eyes (Mirror/1989), contenente A and B-sides e live-songs risalenti al primissimo periodo della band, tra fine '70 e primi '80, compreso il loro primo 45 del 1979 I ain't no miracle worker.
PASQUALE BOFFOLI