lunedì 4 dicembre 2006

Recensioni / Esteri / GOV'T MULE : High & Mighty ( Blue Rose / I.R.D. ) 2006





I GOV’T MULE di WARREN HAYNES sono ormai da tempo una band imprescindibile soprattutto per una frangia di appassionati molto precisa: quella che ha superato e da tempo i trent’anni e che ritrova nel sound della band sia il magico e generoso fluire strumentale di storici ‘acts’ sudisti come Allman Brothers e Lynyrd Skynyrd sia il solido approccio hard-blues di straordinari e mai dimenticati combos inglesi anni ’70 come The Free, The Humble Pie e perché no, anche Deep Purple.
Questa estate hanno marchiato a fuoco anche la XXVIIa edizione di Pistoia Blues, un bagno di folla che ho sperimentato per la prima volta l’anno scorso.
I Gov’t Mule del nuovo millennio riescono magicamente ad alchemizzare il mood malinconico da grandi spazi dei primi con il cinismo hard fondamentale dei secondi.
HIGH & MIGHTY, con il quale si accasano con l’ottima etichetta tedesca roots Blue Rose è solo l’ultimo capitolo di una saga entusiasmante di produzioni (l’ultimo era stato il doppio studio/live Déjà Voodoo / ATO Rec./ 2004) e risulta fondamentale per stigmatizzare ‘serializzandolo’ uno spettacolare rock granitico trasudante blues e soul in un panorama internazionale estremamente frastagliato, che fa registrare da un lato un sanissimo ritorno alle radici folk/country/blues anglo-americane (ed il lavoro dei Gov’t Mule ben si innesta su di esso), da un altro il solito susseguirsi di presunti nuovi trends o pleonastici songwriters novelli geni !
Granitico è l’avvio di Mr.High & Mighty, caratterizzato da un epico riff di stampo decisamente AC / DC ( !!! ), l’altrettanto solidissimo Brand New Angel, monumento alla creatività strumentale, percorso dalle spirali subdolamente psichedeliche delle tastiere di Danny Louis, abilissimo nel dialogare con il solismo ‘tentacolare’ ed epico di Haynes, che qui imperversa incontinente e pneumatico come in tutto l’album.
Ascoltate il suo preludio slide/ mississippi blues in Brighter Days e capirete come Haynes sia un inviato speciale delle alte sfere divine rock, in missione sulla terra per rendere migliori e splendenti i nostri giorni.
Un fuoriclasse, tout-court; le sue doti di chitarrista / cantante/ compositore eccelse ed eclettiche hanno fatto terra bruciata intorno a lui e sono addirittura fulminanti in questo nuovo lavoro dei Gov’t Mule, che surclassa il pur ottimo Déjà Voodoo.
Anche il suo modo di cantare è divenuto più soulful e malinconico; ascoltate le sue interpretazioni nelle avvolgenti e sofferte slow-ballads So weak so strong, Nothing Again, Child of the earth (che si integrano alla perfezione con l’accentuato coté hard di cui abbiamo già disquisito !) : fanno rivivere l’impagabile ‘loneliness’ degli Allman più maturi quanto il fascinoso penetrante soul delle pagine più introspettive dei Free di Rodgers e Paul Kossoff .
HIGH & MIGHTY ci offre, ribadisco, dei Gov’t Mule quanto mai ‘duri’ ( Streamline woman) ed oscuri (Like flies) ma anche mai così lirici : la dolcissima Endless parade, un blues da far commuovere anche i più ‘tosti’ conclude con gli ispiratissimi dialoghi strumentali Haynes/Louis come meglio non si poteva l’opera, facendoci tenacemente sperare che davvero quella dei Gov’t Mule sia una parabola artistica lungi dall’esaurirsi, per la salute delle anime rock più pure in circolazione e spero per l’acquisizione di nuovi adepti alla loro ferrea fede soul-rock (ma non è che il loro luogo di culto è proprio quel Soul Harvest Evangelistic Center davanti al quale staziona il ‘caro’ mulo, ritratto nel retro del cd ?) .


PASQUALE BOFFOLI

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sabato 2 dicembre 2006

Collaborations / Recensioni / From The Past / THE LOVE : Forever Changes ( Elektra, 1967) by Franco De Lauro





THE LOVE furono un gruppo attivo in California (Los Angeles), nella seconda metà degli anni 60.
In realtà essi furono, sostanzialmente, il gruppo di ARTHUR LEE .
Questi fu l’anima del complesso, che cambiò di compagine ripetutamente a causa della vita spericolata, diremmo oggi, dei suoi componenti. Il disco che si sta esaminando è del 1967.
Epoca e luogo geografico, ovviamente, rimandano all’Estate di amore, pace e libertà (Summer of love) della mitologia pop.
I più pensano alla Summer of love ed ai suoi artisti come ad un qualcosa di ben definito.
Non c’è niente di più sbagliato.
Al di là del fatto di essere immersi in un vago, anche se elettrizzante, clima di protesta ed entusiasmo giovanile verso “nuove” libertà e cose simili, i gruppi vivevano in ambienti diversi e si rivolgevano a diversi tipi di pubblico.
Alcuni gruppi, come i Jefferson Airplane ed i Grateful Dead, avevano il loro humus nei campus universitari. E’ all’immagine di costoro che si associa, solitamente, il fenomeno West coast dell’epoca, immagine di tipo intellettuale o intellettualoide e politicamente impegnata.
Questo genere di gruppo, però, non era affatto rappresentativo dell’insieme.
I Doors non traevano la loro ispirazione dall’ambiente dei campus, semmai dalla strada.
I Byrds ed i Buffalo Springfield, nonostante l’elevato impegno sociale, cercavano semplicemente il successo sulle orme dei gruppi inglesi.
I Lovin' Spoonful ed i Beach Boys vivevano a margine delle spiaggie.
L’ambiente dei LOVE, o meglio di Arthur Lee, erano i club, dove si suonava ancora molto jazz.
Forever Changes, il loro terzo album, fu un parto difficile.
Dopo Da Capo, che ebbe un discreto successo commerciale, il gruppo era virtualmente disbanded, sfasciato. Fu, probabilmente, merito della Elektra se Forever Changes vide la luce.
Con una band nuova, Arthur Lee incise quello che è, secondo trentacinque anni di critica, uno dei primi dieci album di tutti i tempi. Commercialmente, all’uscita, non fu un grande successo.
All’epoca gli artisti, per vendere, dovevano fare delle grandi tournéé ed Arthur Lee non amava queste cose estenuanti.
Nel tempo, però, l’album ha dato le sue brave soddisfazioni alla casa editrice. Difficilmente manca nelle collezioni ben fornite.
La musica del disco, anche se semplice, non è di presa immediata.
La voce di Arthur Lee, oltretutto, pur se benissimo intonata e precisa nelle inflessioni, non era di quelle capaci di muovere la pancia o il cuore dell’ascoltatore. Il disco, però, è splendido.
I pezzi ruotano intorno agli studiatissimi e raffinatissimi giri armonici della chitarra acustica, alla quale quasi a sorpresa si aggiungono gli altri strumenti, sia quelli propri di un complesso rock ovvero chitarra elettrica, basso e batteria, sia quelli tipici dell’orchestra classica, con una particolare citazione per l’uso dei fiati.
Secondo me, tecnicamente, la peculiarità del disco consiste nel fatto che i brani, concepiti in maniera eminentemente intimistica, vengono “aperti” attraverso l’uso jazzato del suono orchestrale.
Il risultato è quel suono che i recensori, spesso, hanno descritto come misterioso e su cui si fonda il fascino di Forever changes.
Eviterei di creare una graduatoria fra i brani.
Se si consultano dieci recensioni, ciascun critico mostrerà di preferire pezzi diversi. Darei, però, una chiave per l’ascolto.
Il disco inizia con Alone again or… .
Il pezzo, suggestivo quanti mai, ha una particolarità che solo un grande musicista poteva porre in essere.
Inizia con un calmo arpeggio di chitarra acustica, per poi aprirsi musicalmente sul cantato.
Il testo riflette gli stati d’animo di un uomo che alterna momenti di rassegnata solitudine ad altri di speranza possibilista.
La musica veste alla perfezione gli stati d’animo comunicati dal testo.
I brani successivi alternano momenti più calmi e più frastagliati, come l’emotiva A House is not a motel, ma con un aumento quasi impercettibile del toni, attraverso la complessa, ispiratissima e fiatistica Maybe the people would be the times or between Clark and Hilldale fino al pezzo finale, l’elettrico bellissimo You set the scene.
Dopo un primo d’ascolto complessivo, sarà più facile enucleare la bellezza dei singoli brani, dal quieto ed enigmatico Andmoreagain al frastagliato The good humor man he sees everything like this, con i fiati in bella evidenza.
Comunque, al di là delle citazioni di singoli brani, il disco è talmente compatto che l’unico approccio consigliabile è quello diretto alla conoscenza ed al godimento dell’insieme.
Per l’eventuale acquisto, vinile a parte, conviene prendere la ristampa Rhino del 2001, con 7 bonus tracks, tra demo, alternate mix ed outtakes .
Hummingbirds, Wonder People, Your Mind And We Belong Together, Laughing Stock sono pezzi rinvenuti negli archivi e resi disponibili per la prima volta.
Forever Changes è uno di quei dischi che può accompagnare per tutta la vita.
Lo si può dimenticare per anni nella propria discoteca, ma al riascolto comunicherà sempre nuovi risvolti e chiaroscuri.


FRANCO DE LAURO

mercoledì 29 novembre 2006

Collaborations / LIVE REPORT / Esteri; DIAMANDA GALAS ( Time Zones, XXI Ed., Bari, Palamartino / 24-11-06) by Nino Antonazzo






DEFIXIONES: WILL AND TESTAMENT, ORDERS FROM THE DEAD, ( l'ultima opera di Diamanda Galas -
Mute / 2004)


MALEDICTION & PRAYER (Live /Asphodel/1998)

E’ davvero con immenso piacere che pubblico questo live-report scritto da Nino Antonazzo del concerto di DIAMANDA GALAS, conclusivo della ventunesima edizione dell’ormai famosa rassegna barese di musica contemporanea TIME ZONES.
Nino Antonazzo è un amico ma prima di tutto probabilmente uno dei più profondi conoscitori baresi se non pugliesi delle multiformi ramificazioni del rock (o sarebbe più appropriato dire musica) d’avanguardia internazionale . Il suo stile di scrittura è preciso ed appassionato allo stesso tempo. Questa singolare, viscerale interprete è uno dei suoi miti da sempre e ciò traspare in modo lapalissiano da questo live-report che è anche un prezioso ‘trattatello’ sull’universo espressivo e sull’evoluzione stilistica dell’artista greca.
Sto iniziando ad apprezzarla anch’io senza mezzi termini (merito di Nino indubbiamente !) mentre ascolto il suo Malediction And Prayer, live del 1998.
Anche perché a tratti e da una diversa prospettiva il suo vocalismo ‘ di ventre ‘ esasperato mi ricorda un’altra ‘chanteuse’ maledetta per antonomasia, pochissimo conosciuta dalle nostre parti, la franco-polacca Mama Bea Tekielsky di cui tratterò spero prestissimo in questo blogspot.
Ladies and gentlemen…. Sua satanicità DIAMANDA GALAS !!!





THE WORLD IS GOING UP IN FLAMES . Il mondo sta prendendo fuoco. Ma queste fiamme non sono nuove per i nostri morti. In quelle fiamme essi hanno urlato la loro preghiera, cantato la loro ultima nenia, invocato il nostro Inaffidabile Dio, sussurrato un ultimo addio alla loro madre “
( da Orders From The Dead )


Non é mai stata una ‘sperimentatrice vocale’ tout-court DIAMANDA GALAS, non ha mai ricercato la purezza primigenia inseguita da Meredith Monk, né le acrobazie virtuosistiche da bambina isterica di Maja Ratkje, né l’algida e provocatoria concettualità del suo pur conterraneo Demetrio Stratos!
Sin da Panaptikon (1982) dedicato alle vittime della dittatura dei colonnelli in Grecia e direttamente ispirato alla tragedia greca classica, il suo è sempre stato una sorta di ‘urlo primigenio’ (“primordiale come il linguaggio degli uccelli o le articolazioni gutturali dei nostri antenati umanoidi “ ha detto qualcuno), che in maniera assolutamente viscerale ha voluto dar voce al dolore di tutti coloro che hanno subito e continuamente subiscono, in questo ‘ mondo in fiamme’ l’oppressione, umana o divina che sia : le donne violentate, i neri d’America, gli Armeni, gli Assiri e Greci vittime di un misconosciuto genocidio in Asia Minore nei primi decenni del secolo scorso (Defixiones – Will and Testament), i malati di Aids, tragedia da cui è stata toccata personalmente in ambito familiare ed a cui ha dedicato una trilogia (The Masque of the Red Death dal titolo di un racconto di E.A.Poe) in cui, insieme ai versi dei suoi cari poeti maledetti, declamava i passi più cupi, oscuri ed ‘oscurantisti’ delle Sacre Scritture.
All’esordio, nel 1981, un’allucinante interpretazione (voce e nastri elettronici) delle Litanie di Satana (da ‘Les Fleurs Du Mal’ di Baudelaire), a voler sin dall’inizio stigmatizzare la sua posizione di artista radicale, scomoda, provocatrice, decisa a risvegliare, anche a pugni nello stomaco, le coscienze di chi da troppo non è abituato a guardarsi attorno al di fuori del proprio rassicurante ed asfittico perimetro vitale.
Sympathy for the Devil” ? Qualcosa di più, decisamente!
La Galas di oggi non è più la ‘ Sacerdotessa degli Inferi’ che nell’ottobre del 1990 celebrava, a seno nudo e grondante sangue, la sua blasfema Plague Mass nella cattedrale di St.John the Divine a New York City. La rabbia iconoclasta di allora si è stemperata ( Nick Cave docet?) nell’immagine di una sorta di una medianica predicatrice laica, che si esibisce con l’ausilio del solo pianoforte (più qualche sporadico electronic-tape), proponendo apocalittici blues e persino sue reinterpretazioni di classici della canzone americana e francese.


E’ questa la Galas che attendiamo stasera 24 Novembre 2006, per la serata conclusiva della ventunesima edizione di Time Zones, in un Palamartino ripieno ahinoi ! solo per metà (…meglio Allevi? Meglio Ghezzi?... mon dieu!). E’ un momento, per chi scrive, atteso da 25 anni, e l’emozione si sente, è inutile negarlo, quando le luci si spengono e dopo 30 interminabili secondi Lei appare statuaria e spettrale, concedendoci persino un rapido cenno di saluto (… ne pas possible!!!) ; ‘… dai Diamanda, inceneriscici tutti!‘, urla qualcuno.

My world is empty without you ( urlo rauco e volutamente sgraziato e pianoforte abissale, a massacrare le Supremes), l’angelo azzurro Marlene evocato in Moi, je m’ennuie, persino un classico come Autumn Leaves, l’Edith Piaf di Padam Padam Padam (…lei, lo sparviero che rifà l’usignuolo…o era il passerotto ? bah !).
Ed in mezzo l’omaggio a Pasolini con la struggente Supplica a mia madre (…italiano approssimativo, svagato ritmo di valzer… ma una grande sensibilità nello scegliere una delle liriche più personali e tormentate del grande friulano).
E l’allucinazione devastante di Birds Of Death ( il testo è suo : LIGHTS OUT – LIGHTS OUT!) con la voce ad evocare dolenti litanie mediorientali.
Il resto è un po’ perso nel ricordo di un’esibizione vissuta in semi-trance ( esagerato! mi direte…ma tant’é.. avete chiesto voi il mio parere, no?).
Un’altra cosa ricordo con chiarezza: il primo bis (prima di The Thrill Is Gone) è proprio la canzone che il cartoon Jessica Rabbit canta nel famoso film di Zemeckis !!!
E poi Lei che si avvicina al pubblico, sorride (per un attimo), applaude…firma persino un autografo ( …ne pas possible! ne pas possibile !) . THANK YOU ! In questo ‘mondo in fiamme’ di mediocrità al potere insieme ai Bush, agli Aiatollah, ai Putin, ai Ratzinger, c’è anche Lei, vivaddio ( !!!) DANNATA GALAS !! LONG LIVE !


NINO ANTONAZZO

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martedì 28 novembre 2006

Interviste /From The Past; ROBYN HITCHCOCK talks about SPOOKED and ..... ( 2004)







Circa due anni fa riuscii ad intervistare grazie alla mediazione di Marco Grompi della I.R.D. ROBYN HITCHCOCK, uno dei più grandi songwriters inglesi a mio parere degli ultimi 30 anni, di passaggio in Italia per un concerto in occasione dell'uscita del suo album inciso in America SPOOKED, davvero consigliatissimo per le sue sonorità particolari e la felice ispirazione di Hitchcock. Ve la propongo sperando possiate trovarci motivi di interesse per riscoprire o scoprire ex-novo questo grande artista, ma anche in occasione della recente uscita del suo nuovo lavoro, OH ! TARANTULA, registrato con la collaborazione dei Venus 3.
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Alla fine di una travagliata gestazione questa intervista via e-mail con ROBYN HITCHCOCK è andata in porto: non potevamo lasciarci sfuggire l'occasione di approfondire con il grande menestrello britannico che ha suonato l'8 Febbraio 2004 a Milano, unica data italiana del tour, soprattutto alcune tematiche riguardanti SPOOKED (Proper Rec./IRD) il suo ultimo stupendo lavoro uscito sul declinare del 2004. Spooked, ricco di fascinose ballate, inciso a Nashville con le preziose collaborazioni di Gillian Welch e David Rawlings, due rappresentanti del folk-revival americano, ci ha restituito un Hitchcock maturo calato ancor più intensamente nel suo tipico songwriting meditabondo ed onirico, ma con un afflato folk / dylaniano accentuato; i voli lisergici sono ormai lontani nel tempo anche se riaffiorano talvolta in Spooked quasi con un piglio nostalgico. Hitchcock ha comunque conservato, almeno dal tenore delle sue risposte, quel proverbiale spirito ironico-surreale che contraddistingue da sempre l'uomo quanto l'artista.Un doveroso grazie per il buon esito di questa intervista a Marco Grompi della I.R.D., Davide Sapienza e Donatella Portoghese per la sua sagacia di traduttrice.
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Robyn, a giudicare dal tuo ultimo lavoro, Spooked, e da brani stupendi come English Girl, Tryin' to get in heaven before they close the door, Sometimes a blonde, sembra che la slow-ballad sia diventata il mezzo espressivo a te più consono. In effetti, più invecchi e più i tuoi tempi rallentano. Ormai suono alcune delle mie vecchie canzoni a metà della loro velocità originale. Sai, quando é giovane, l'universo si espande fino a coprire milioni di chilometri in un lampo secondo, quando è maturo, diventa fisso, immobile, uniforme e pulsa al ritmo di profonde vene emozionali, e poi quando invecchia implode su stesso. Per me è la stessa cosa. Sono come una vecchia colonna romana che aspetta di finire in nella mostra in un museo o di disintegrarsi.


In Demons and friends c'é invece molto sentore di blues e gospel.
Si tratta di una vecchia canzone che ho composto circa vent'anni fa o forse più. Lavorare con Gillian e David me l'ha riportata alla mente, così l'ho ripescata dal fondo della memoria e gliel'ho proposta. Ero sicuro che loro erano perfetti per quel pezzo, come nessun'altro sarebbe stato mai. Mi hanno interrotto pensando che stessi scherzando!


I brani che mi ricordano di più i Soft Boys sono If you know time con quel riff che fa tanto Rain e l'orientaleggiante/psichedelica Everybody needs love, con tanto di sitar .
La "beatle-music" colpisce ancora! Anche senza percussioni e chitarre elettriche, quel particolare ronzio ritorna. Avevo 13 anni nel 1966 e questo resterà sempre un fatto importante. Non si dimentica ciò che ti ha influenzato a quell'età. Ho sempre adorato quel suono, e ce n'è in abbondanza anche nei Soft Boys, no?
Il sitar elettrico è una chitarra con delle corde fatte apposta per creare quel suono, che risuonano proprio accanto ai microfoni, e una corda di metallo sottile o di carta (non so, ero senza occhiali) contro cui le altre corde si strofinano, producendo quel tipico scricchiolio.


Robyn, che succede se '... non si riesce ad entrare in paradiso prima che chiudino le porte ' ?
Dovresti chiederlo a Bob Dylan, ne parla in una delle sua canzoni, no? Probabilmente si perde l'opportunità di una bella cena col Papa. Ma Dylan l'ha incontrato ugualmente e quindi almeno lui è a posto!


Mi spieghi il significato di Spooked, il titolo del tuo ultimo lavoro.
Significa essere ridotto al terrore da un gioco (e da un bel mucchio di soldi), un po' come l'America di oggi. La minaccia potrebbe essere reale, ma la paura assume una dimensione teatrale che fa molto comodo sia al governo sia a coloro che controlano i mass-media.


'Robyn Sings ' comprende registrazioni comprese tra il 1996 ed il 2001 ...quindi é un omaggio di Robyn Hitchcock molto meditato al maestro Bob Dylan ?
Conservavo alcune mie registrazioni mentre cantavo canzoni di Dylan e alcune di questo le ho fatte ascoltare ad alcune persone che mi hanno chiesto se avessi voglia di inciderle ed alla fine ho accettato. Poi sono state aggiunte altri tre pezzi per rendere completa la raccolta. Ne è venuta fuori una gran bella collection, ma per nulla meditata, credimi.
Bob Dylan era il primo autore di cui imparavo le canzoni alla chitarra. Erano facili da suonare, ma difficili da interpretare e soprattutto da eseguire con una voce che non sia quella di Dylan o almeno un'ombra di quella di Dylan. Sto ancora imparando come suonare "Visions of Johanna", anche se sono passati circa quarant'anni dalla prima volta che l'ho ascoltata.
Ma devo dire che la suono meglio di quanto faccia Dylan oggi, forse è un brano che riveste più significato per me che per lui! "Great master" è un termine troppo delicato per definirlo, di solito ci si rivolge a Dylan con termini come "brillante" o "terribile". E' vero che dal vivo, "massacra" le sue vecchie canzoni, ma i suoi due ultimi album sono stati molto buoni.


Anche Television e Full Moon in My Soul ci regalano un Hitchcock molto morbido e meditabondo....ma come sono i tuoi rapporti con il piccolo schermo ?
C'è davvero molto da contemplare intorno a te ed io sono in questo stato contemplativo da quando avevo 12 anni. Ho sempre preferito la dimensione contemplativa al gioco del calcio. Queste due canzoni che tu citi potrebbero essere cantate da una donna ed, in effetti, le canta Gillian Welch, ma anche David Rawlings che è un uomo, come me.
A ciascuno il proprio "media", potrei dire. Per quel che mi riguarda, sono i giornali a stampo liberale e la TV a raccontarmi il mondo come io credo che sia. Altri naturalmente preferiscono il mondo dipinto da Murdoch o da Berlusconi. Grazie a Dio c'è la BBC!E' difficile avere le notizie nel modo giusto in America.


Jewels for Sophia e Star for Bram hanno un rapporto di contiguità ispirativa ?
Bram e Sophia
stavano insieme alcuni anni fa. Non li ho mai incontrati ma avevo sentito che erano delle persone assolutamente speciali. Ma come si può raggiungere delle persone ormai lontane? Avrei voluto incontrarle e dare i loro nomi agli albums che contengono le mie sessions dal 97' al 99'.


Quali sono oggi i tuoi rapporti con gli Egyptians ?
Morris Windsor suona le percussioni e a volte canta anche con me, alle feste o durante gli shows in Inghilterra. Per un bel po', non ho più visto Andy Metcalfe, ma credo stia bene. Il circo degli Egyptians/Soft Boys non è molto socievole, ci siamo sempre solo incontrati per suonare insieme.


Mi parli della tua collaborazione del 1998 con Jonathan Demme ?
Nel 1996 Jonathan Demme organizzò e filmò un concerto in cui suonavo in una vetrina di un negozio sulla 14esima strada a New York. E' bellissimo sia dal punto di vista del suono che da quello delle immagini, anche se io sorrido una sola volta nel video. Deni Bonet suona il violino in alcune canzoni e Tim Keegan si unisce a me con la chitarra verso la fine. Il film si chiama "Storefront Hitchcock" ed è disponibile in DVD.


Il pensiero di Robyn Hitchcock sulle scelte politiche internazionali di Tony Blair ?
Penso che abbia commesso un grosso sbaglio alleandosi così strettamente con l'America di George Bush, specialmente quando ha deciso di invadere l'Iraq. Posso capire il desiderio di legare l'Europa all'America, ma Blair sembra aver semplicemente rimorchiato la Gran Bretagna attraverso tutto l'oceano Atlantico per andarla ad ormeggiare direttamente a Washington DC. Non potrei più votare per lui adesso, sarebbe come votare per Bush. Non riesco proprio capire se Blair si renda conto di ciò che sta facendo?!


Sei stato sempre accostato dalla stampa ad artisti psichedelici ed onirici come Syd Barrett e John Lennon....ma in realtà quanto hanno contato ed in che modo sei stato influenzato da essi in passato ed oggi nel tuo processo creativo ?
Queste sono state sicuramente le mie due maggiori influenze musicali, insieme a Dylan, che a sua volta ha influenzato Lennon e Barret. Non credo di aver avuto nessuna influenza su di loro, ma piuttosto mi vedo come uno di loro, questo si.
Dylan ha liberato il musicista che era in me, Barret mi ha aiutato a forgiare il mio stile e la mia identità e John Lennon è quello che più spesso sento risuonare nella mia voce mentre canto, soprattutto ultimamente.


Esiste un fil-rouge oltre che musicalmente anche nelle liriche di Spooked ?
Non l'ho notato, ma penso che si possa facilmente trovarvi un filo conduttore. Credo immensamente nella verità dell'inconscio.


Grazie per la tua disponibilità Robyn…
Grazie mille! Va bene, ciao


a cura di PASQUALE BOFFOLI


(trad. Donatella Portoghese)


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Recensioni / Esteri; PERE UBU : Why I Hate Women ( Hearpen Rec./Glitterhouse Rec./ Venus ) 2006





I PERE UBU di DAVID THOMAS sono tornati e davvero alla grande ! L’ultimo album, St.Arkansas retrodatava 2002, secondo appuntamento con la loro ossessione geografica dopo Pennsylvania del 1998 .
WHY I HATE WOMEN chiude quindi idealmente una trilogia con ennesimi riferimenti a luoghi dell’immaginario americano… Texas Overture , Flames Over Nebraska .
DAVID THOMAS, maitre-à-penser degli Ubu sin dal debutto punkoide epocale The Modern Dance (1978) ha sempre espresso nei loro dischi una concezione sonora e vocale estremamente ‘umorale’, pericolosamente in bilico tra armonia ed informalità, passando attraverso molteplici arditi ‘esperimenti’ estetici.
A livello individuale poi ha straripato negli ultimi vent’anni siglando diversi lavori solisti e collaborando con importanti artisti sotto varie sigle ( Pedestrians, Two Pale Boys …) . Fuori dalle righe : il suo eclettismo di stampo dadaista è sempre stato di quelli che affascinano o si rigettano !
WHY I HATE WOMEN ribadisce una volta di più questo concetto e per me e tutti coloro che appartengono alla prima categoria è davvero una gioia immensa ritrovare gli Ubu in forma smagliante, graffianti ed obliqui come non mai . La maturità sorprendente di questo disco sta nel saper conciliare le opposte metamorfosi / tendenze delineatesi nel loro sound attraverso gli anni.
Quella più conciliante e ‘pop’ si respira in episodi come Caroleen, Flames Over Nebraska, sature di riffs chitarristici penetranti : Keith Moliné ha dato il cambio a Tom Herman e Jim Jones ed é ormai un fedelissimo di Thomas .
Ma avvince anche la lunga bruciante divagazione solistica di Robert Kidney nei sei minuti e passa di Love Song, emblematica della eventuale comunicabilità cui accennavamo sopra.
Caroleen, urgentemente punk e trasversalmente pop come Mona e l’avvio elettrizzante di Two Girls (One Bar) ci riportano violentemente attualizzandoli agli allarmanti estremismi paranoidi / punkoidi di brani indimenticabili come Non Alignment Pact e Life Stinks .
I notevoli Michele Temple (bass) e Steve Mehlman (drums) hanno l’abilità diabolica di giocare tutti gli undici brani di WHY I HATE WOMEN sul filo di rasoio di una tensione attanagliante; Robert Wheeler appronta sotto gli affilati interventi post-punk della chitarra di Moliné, implementandoli da vero maestro, un perverso sibilante campionario di intrusioni EML synthesizer, theremin degno del grande Allen Ravenstine .
Inquietanti ed emozionali come sempre le interpretazioni / performances vocali di David Thomas : i picchi li tocca nelle conturbanti Babylonian Warehouses, Stolen Cadillac e Synth Farm, vere e proprie torbide rallentate paludi sonore in cui è fatale annegare ; ed in Blue Velvet, sorta di blues alieno corroborato dalla mouth-harp insidiosa di Jack Kidney .
Tutti episodi questi estremamente significativi dell’altra faccia, quella più introversa ed oscura, dell’arte dei Pere Ubu che si riconfermano a quasi trent’anni dal loro esordio ineguagliati terroristi sonici, veri maestri nel blandirci sottopelle .
Si chiude con la sorniona cantilena rap in salsa hard rock di Texas Overture .
PASQUALE BOFFOLI

lunedì 27 novembre 2006

Collaborations / LIVE REPORT / Esteri ; SODASTREAM and JACKIE-O-MOTHERFUCKER ( Time Zones - 22 / 11/ 06, La Vallisa, Bari ) by Antonio Vergari




JACKIE-O-MOTHERFUCKER ' :

2 foto 'live' e la copertina del loro nuovo lavoro

AMERICA MYSTICA ( Very Friendly / Ott.2006)




Il duo australiano SODASTREAM e la copertina del loro
ultimo lavoro, RESERVATIONS
(Hausmusik / Ott.2006)
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Antonio Vergari é un giovane ed entusiasta nuovo collaboratore del mio blogspot.
Si occupa soprattutto di nuove tendenze : gli ho chiesto di scrivere qualcosa sul penultimo concerto della rassegna barese Time Zones, svoltosi nella chiesa sconsacrata La Vallisa nella città vecchia.
Di scena un duo australiano, SODASTREAM che si esprime precipuamente attraverso una seriale malinconia e JACKIE-O-MOTHERFUCKER, americani, di cui mi dicono tutti un gran bene. Io avrei voluto esserci ma non ho potuto.
Antonio...raccontaci tu !

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La Vallisa : il miglior luogo per il rock che noi abbiamo qui in città.
Una chiesa sconsacrata. Ed anche per tutto il resto.Pazzesco e crudele definire e limitare il rock, aspettarsi qualcosa di preciso e pensare di inquadrare le cose e dentro le persone.
Sul palco c'erano: un pianoforte a coda, una batteria minimalmente jazz, un contrabbasso accasciato, due chitarre elettriche, una acustica, un oboe, un trombone, un flauto traverso, pedaliere per un duecento effetti, un esercito di percussioni.
Erano di meno quelli sulle sedie, e disorientati.I concerti sarebbero stati due.I SODASTREAM sono due e sono australiani. Sicuramente amici da molto tempo, ci giurerei sopra, sono quei musicisti che suonavano in simbiosi, una chitarra acustica debolmente elettrificata tenuta sulle gambe di un contrabbasso paurosamente tirato per le corde, un piano che va a piccoli accordi e note veloci fila una trama per una sega da falegname così familiare a un archetto che non sarebbe durato molto.
Forse qualcuno in prima fila li conosce, ha sentito dei loro cd e si aspetta i Kings of Convenience un tantino più veloci, o vedendo una armonica al collo della chitarra-voce intravede un Dylan. E' folk acustico, ma talmente intimista. La colpa é di una decina di fattori incredibilmente mischiati quella sera, la voce ubriaca del contrabbassista, un po' di scuse in italiano, il soffitto a volta, la ballabilità su un piede delle cantilene e l'aria fra gli strumenti e le narici del pubblico che si ispessisce. Un dieci pezzi e finisce .
Tutti li strumenti lasciati se li mangiano i JACKIE-O-MOTHERFUCKER e in cinque se li passano sputandoli.
Viene veramente da dentro quello che hanno fatto: una ora e mezza in tre pezzi. Musica sperimentale per la forma ma tanto primitiva e ancestrale come acid e psichedelia nell'urlo della cantante: ranicchiata su una sedia ricoperta di campanelli, avvolge come il fumo di sigaretta del più vecchio fra loro, tanto vicino al ghiaccio secco dei Doors.
Si poteva essere cullati da un'ancia semplicemente soffiata, sollevati dal sassofono di un nipote di Coltrane, infastiditi dalla dissonanza fra trombone e oboe, mossi a tempo dal picchiettare su charleston e grancassa non a tempo, attorcigliati nelle interiora per effetto del flanger, da coprirsi gli occhi e immaginare tutto, anche il resto.
Non ci si può distrarre , é stupido concentrarsi su un solo strumento e poi magari chiedersi se questi tizi dell'america li sanno veramente suonare tutti i loro strumenti, suonare da orchestra.
Il brodo primordiale di emotività non lo troverai mai in una orchestra convenzionale e i Jackie non é proprio possibile chiamarli con la parola orchestra;
devono essere un progetto esistenziale da sé, oppure uno stupendo quintetto di attori che ha giocato e preso in giro tutti.
Il primo atto é meditativo quanto una presa in giro, il secondo é esaltante come la prima sbornia, il terzo pezzo lascia il piacere racchiuso nel più intimo e quella inusuale contentezza da malati mentali di aver ascoltato una cosa impossibile, il fuori ordinario delle vite qui a Bari e il sapere di doversi rimettere nella stessa vecchia musica che qui impera.
Per sempre.

martedì 21 novembre 2006

Recensioni / From The Past; PERE UBU : St.Arkansas ( 2002 / Glitterhouse Records)

In occasione della recente uscita di WHY I HATE WOMEN, il nuovo disco dei PERE UBU di David Thomas mi piace riproporvi a quattro anni di distanza la mia recensione del loro lavoro precedente, ST.ARKANSAS del 2002.
Il nuovo millennio vede il combo di Cleveland decisamente in 'stato di grazia' artistico.
Prestissimo in questo blogspot la mia recensione di WHY I HATE WOMEN.
Per coloro che da sempre 'amano' farsi male con il rock sghembo ed allucinato degli Ubu : spero questo sia un aperitivo di vosto gusto !
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I PERE UBU di 'big' DAVID THOMAS hanno rappresentato sempre una delle ipotesi più affascinanti ed inquietanti della musica americana contemporanea, sin dai loro primi album di fine anni '70 primi '80.
Sto parlando di albums epocali come The Modern Dance, Dub Housing, New Picnic Time, Art Of Walking che nell'agitato e creativo panorama artistico punk/new-wave di quegli anni imposero un'estetica emotiva e sonora assolutamente personale... loro venivano da Cleveland, Ohio e materializzarono per primi (... a dirla tutta c'era stato il periodo di incubazione dei Rockets From The Tombs) profonde distonie post-industriali: in quel sound c'era l'urgenza ed il patto di non-allineamento con il sistema prerogative del punk, ma anche l'angoscia esistenziale di una delle città più tossiche d'America tradotta nella grottesca-surreale espressività di David Thomas, nelle frequenze radioattive dei synthesizers e delle macchine-tastiere di Allen Ravenstine sino al tragico stile chitarristico di Tom Herman.
Di acqua ne é passata sotto i ponti da quei giorni con fasi alterne ed uno scioglimento, nell' '82: Thomas, dopo le sue produzioni soliste improntate ad uno sconcertante ermetismo ispirativo ed espressivo, sotto sigle sempre diverse, Pedestrians, Wooden Birds... nel 1988 riunisce gli Ubu con nuovi membri ed i nuovi dischi, Cloudland, The Story Of My Life, Words In Collision trasudano una vitalità comunicativa davvero inusuale, verosimilmente pop, se si pensa ai cupi, teatrali precedenti! Continua in ogni caso, sotto la sigla Two Pale Boys, ad esprimersi in proprio.
Corsi e ricorsi: nel cuore dei '90 l'ispirazione dei nuovi Pere Ubu torna a farsi torbida e sotterranea con Ray Gun Suitcase e nel 2002 con questo nuovo recente St Arkansas, secondo capitolo di una trilogia-ossessione geografica dopo Pennsylvania del '98.David Thomas ( ... nel frattempo si é riunito con il vecchio compagno chitarrista Tom Herman), é ripiombato nei suoi incubi di sempre ed é di nuovo tra noi con il suo inconfondibile allucinato vocione.
ST. ARKANSAS é comunque album variegato e frastagliato: la bassa fedeltà di The Fevered Dream Of Hernando e la nuova 'danza moderna' di Phone Home Jonah, l'angoscia metafisica di Where The Truth sembrano proprio delle ruspanti outtakes di quel debutto senza precedenti del 1978, sembra che i nostri stiano chiudendo un cerchio; Slow Walking Daddy é figlia di quella comunicatività pop un pò ambigua di un decennio prima... ma ecco invece Michele, 333, Hell, Lisbon, Steve.... i nuovi incubi/ambientazioni dark del 2000 prendere il sopravvento con le loro geometrie sghembe ed ermetiche, i synths/theremin/keyboards minacciosi e stranianti di Robert Wheeler, le chitarre di Tom Herman e Jim Jones che ti scandagliano l'anima con rinnovato cinismo, le ritmiche ansiogene, ma soprattutto l'introverso allarmante vocalismo di David Thomas...lo conosciamo bene ma é stupefacente quanto risulti sempre sconcertante e scottante !
Dulcis in fundo, é proprio il caso di dirlo la straziante litania in crescendo di Dark, nove minuti di seducente paranoia dai connotati (..ha detto qualcuno..) cinematografici quasi Lynchiani : un Thomas troppo-umano, quasi imbarazzante..si fa Caronte verso un millennio carico di sinistri presagi.

PASQUALE BOFFOLI

giovedì 9 novembre 2006

Recensioni / From The Past ; NICK CAVE /BAD SEEDS:The First Born is Dead (1985) -- Kicking Against the Pricks (1986) --- Your Funeral, My Trial (1986)


Negli ultimi anni e nelle ultime sue opere NICK CAVE si é come dire ' regolarizzato', avvicinandosi ad una forma-canzone canonica e dai tratti lirici inconfondibili, estremamente penetranti.
Mi piace quindi rispolverare alcune mie vecchie recensioni di tre dei suoi albums degli anni '80 tra i più 'incontinenti', slabbrati e in alcuni casi informali.
Ma forse il termine più appropriato è 'VISIONARI' .
Ve li racconto ex-novo sperando di mettere la classica 'pagliuzza' nell' orecchio di qualcuno, affinché li vada a riscoprire in tutta la loro potente unicità.
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THE FIRST BORN IS DEAD (1985 / Mute )
Registrato agli Hansa Studios di Berlino, The Firstborn Is Dead é un disco importante per Cave perché sviscera compiutamente per la prima volta il suo immaginario musicale americano.
Il blues del delta del Mississippi prima di tutto, ma anche il gospel/spiritual ed il rock&roll, il tutto filtrato perfidamente dalla sua vena esasperata e da liriche maledette.
L'espressionismo strumentale sulfureo e minimale della slide di Blixa Bargeld, Barry Adamson e Mick Harvey, un combo perfetto per materializzare gli incubi di Nick.
Un australiano con base a Londra e Berlino che rivisita le sacre radici dei neri schiavizzati nell'America guerrafondaia... più totalizzante di così!
Il fantasma di Elvis 'the king' é così di nuvo omaggiato nella tempestosa Tupelo, il blues lancinante di Knockin' On Joe e quello schizzato di Black Crow King, le paludi insidiose di Blind Lemon Jefferson, l'ansia patologica di Train Long Suffering...versione psicopatica del classico rockabilly Mistery Train.
Wanted Man, cover chirurgico/seriale di Bob Dylan.Un disco che sublima la disperazione in potenti, visionari e stridenti scenari metallici.
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KICKING AGAINST THE PRICKS (1986 / Mute / Elektra)
Un'opera che letteralmente saccheggia traditional-songs al 90% americane, e il culmine da parte di Cave di un processo ortodosso di riappropriazione artistica delle radici blues, gospel, pop, rock che nei Birthday Party si intravvedevano solo confusamente, annaspanti nello splendido caos anarchico sonico del gruppo australiano.
Le covers crudeli di I'm Gonna Kill That Woman di John Lee Hooker e del superclassico Hey Joe sono visionarie ed allucinate; in All Tomorrow's Parties Cave ed i semi cattivi serializzano mirabilmente la reiterazione velvetiana ampliando il concetto di tradizione rock senza forzature.
Questi gli apici creativi di Kicking… con i Bad Seeds che girano a mille, strumentisti assolutamente scarni, essenziali, improntati ad un espressionismo quasi pittorico: Bargeld gratta e tormenta la sua chitarra senza requie, Harvey sfoggia la sua immensa tavolozza cromatica dividendosi tra pianismi martellanti, archi classici.....
L'intimismo noir di The Folksinger di Johnny Cash, i commossi fiotti spiritual/gospel di Jesus Met The Woman At the Well e Long Black Veil sono poi dei vestiti su misura per un Nick impegnato a trasfigurare la lezione dei padri con carisma immenso.
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YOUR FUNERAL, MY TRIAL (1986 / Mute / Elektra)
Il disco più sottovalutato e trascurato di Nick ed i suoi semi cattivi, dopo l'eclettico Kicking Against The Pricks.
Nato dalla fusione di due e.p. separati e da un periodo travagliato in seno ai Bad Seeds, in realtà ancora oggi conserva un maledetto fascino dark berlinese... la produzione morbosa di Flood ed un suono placentale/velato di vizio... insomma, davvero il 'Berlin' di Cave!
Archetipi femminili tra il sacro e profano. Torbide e meravigliose ballate decadenti come Sad Waters, Your Funeral... My Trial e la febbricitante Stranger Than Kindness.
The Carny...la surreale sagra brechtiana da cabaret berlinese dell'imbonitore, del ronzino e di una carovana di 'freaks'.
Il furore di Jacks Shadow, Hard On For Love e She Fell Away si stempera nella sentita cover di Tim Rose, Long Time Man.


PASQUALE BOFFOLI

http://www.nickcaveandthebadseeds.com/

due piccoli estratti audio dall'ultimo AbattoirBlues /The Lyre of Orpheus..tanto per gradire!

http://exodus.interoutemediaservices.com/deliverMedia.asp?id=7FBD900F-3BEC-4A51-B7F2-2F585B243A6D

http://exodus.interoutemediaservices.com/deliverMedia.asp?id=085F3EAC-C7F9-44BF-B3BA-456574BEEC4B

lunedì 6 novembre 2006

Collaborations; Anniversari : Ricordando PIER PAOLO PASOLINI, by Tony Face


Anche Tony Face, noto appassionato studioso ed esperto di Cultura Mod e Sixties, nonché blasonato batterista di rock-bands nostrane come Not Moving e Link Quartet ha accettato di apparire con i suoi scritti in http://musicbx.blogspot.com .

E debutta alla grande con un bel pezzo sull'anniversario della tragica morte di Pier Paolo Pasolini, che già proprio dai profondi sixties, da tutti incompreso ed isolato, ci lanciava inquietanti premonizioni sulla società contemporanea in cui noi ci dibattiamo.
Riflettiamo !
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Il 2 novembre 1975 PIER PAOLO PASOLINI fu zittito per sempre.
Uno degli intellettuali , artisti , scrittori più significativi e "avanti", una delle menti più lucide e impegnate nella storia della cultura italiana , chiudeva tragicamente un'esistenza controversa ma sempre decisamente e coerentemente controcorrente.
Sulla morte di Pasolini sono state ipotizzate diverse implicazioni: dall’estremismo di destra alla banda della Magliana (all’epoca fu rubato il negativo degli ultimi giorni di girato di Salò e Novecento e chiesto un riscatto di due miliardi di lire, come confermato da SergioCitti ) dai servizi segreti italiani ai discepoli di Evola, ai politici infastiditi dai suoi elzeviri al vetriolo apparsi sul Corriere della Sera, alla P2 fino al tacito coinvolgimento dei borgatari stessi dell’Idroscalo (tutti sordi quella notte) e alle tesi di Giuseppe Zigaina, secondo le quali Pasolini avrebbe inscenato la propria fine in un contesto religioso-simbolico preannunciato da alcune sue poesie e da passi di Petrolio (cfr. Pasolini e l’abiura, 1994 e Hostia, 1995). Una summa di tutte le ipotesi è contenuta nel film Pasolini, un delitto italiano (Marco Tullio Giordana, 1998) e nel primo capitolo di Vita di Pasolini, biografia scritta da Enzo Siciliano ed edita da Rizzoli nel 1979.
Di sicuro non morì come è sempre stato sostenuto.
Personalmente Pasolini ha segnato pesantemente la mia adolescenza e mi ha insegnato tanto (lo portai come autore italiano all'esame di maturità e la commissione presieduta da un prete non ne fu contenta)
A casa mia in un quadro c'è la pagina del Corriere del 14 novembre 1974 scritta da Pier Paolo Pasolini

TERRIBILMENTE ATTUALE

IO SO.
' Io so i nomi dei responsabili di quello che viene chiamato golpe (e che in realtà è una serie di golpes istituitasi a sistema di protezione del potere). Io so i nomi dei responsabili della strage di Milano del 12 dicembre 1969. Io so i nomi dei responsabili delle stragi di Brescia e di Bologna dei primi mesi del 1974. Io so i nomi del "vertice" che ha manovrato, dunque, sia i vecchi fascisti ideatori di golpes, sia i neofascisti autori materiali delle prime stragi, sia, infine, gli "ignoti" autori materiali delle stragi più recenti.
Io so i nomi che hanno gestito le due differenti, anzi opposte, fasi della tensione: una prima fase anticomunista (Milano 1969), e una seconda fase antifascista (Brescia e Bologna 1974).
Io so i nomi del gruppo di potenti che, con l'aiuto della Cia (e in second'ordine dei colonnelli greci e della mafia), hanno prima creato (del resto miseramente fallendo) una crociata anticomunista, a tamponare il 1968, e, in seguito, sempre con l'aiuto e per ispirazione della Cia, si sono ricostituiti una verginità antifascista, a tamponare il disastro del referendum.
Io so i nomi di coloro che, tra una messa e l'altra, hanno dato le disposizioni e assicurato la protezione politica a vecchi generali (per tenere in piedi, di riserva, l'organizzazione di un potenziale colpo di Stato), a giovani neofascisti, anzi neonazisti (per creare in concreto la tensione anticomunista) e infine ai criminali comuni, fino a questo momento, e forse per sempre, senza nome (per creare la successiva tensione antifascista) .
Io so i nomi delle persone serie e importanti che stanno dietro a dei personaggi comici come quel generale della Forestale che operava, alquanto operettisticamente, a Città Ducale (mentre i boschi bruciavano), o a dei personaggi grigi e puramente organizzativi come il generale Miceli.
Io so i nomi delle persone serie e importanti che stanno dietro ai tragici ragazzi che hanno scelto le suicide atrocità fasciste e ai malfattori comuni, siciliani o no, che si sono messi a disposizione, come killers e sicari. Io so tutti questi nomi e so tutti questi fatti (attentati alle istituzioni e stragi) di cui si sono resi colpevoli.
Io so. Ma non ho le prove. Non ho nemmeno indizi.
Io so perché sono un intellettuale, uno scrittore, che cerca di seguire tutto ciò che succede, di conoscere tutto ciò che se ne scrive, di immaginare tutto ciò che non si sa o che si tace; che coordina fatti anche lontani, che rimette insieme i pezzi disorganizzati e frammentari di un intero coerente quadro politico, che ristabilisce la logica là dove sembrano regnare l'arbitrarietà, la follia e il mistero.Tutto ciò fa parte del mio mestiere e dell'istinto del mio mestiere. Credo che sia difficile che il "progetto di romanzo" sia sbagliato, che non abbia cioè attinenza con la realtà, e che i suoi riferimenti a fatti e persone reali siano inesatti. Credo inoltre che molti altri intellettuali e romanzieri sappiano ciò che so io in quanto intellettuale e romanziere.
Perché la ricostruzione della verità a proposito di ciò che è successo in Italia dopo il 1968 non è poi così difficile... '
TONY FACE

sabato 4 novembre 2006

Recensioni / From The Past (2002); THE SMALL FACES : First Immediate LP, 35th Anniversary Edition ( Castle Music - Sanctuary Records / 2002 )




The SMALL FACES sono uno di quei gruppi che sembrano aver fatto con il diavolo un patto d'eterna giovinezza ed indefessa attualità : nel corso delle decadi successive il loro scioglimento per un verso o per l'altro se ne é sempre parlato e tessute le lodi , soprattutto a proposito di alcune antologie / ristampe, ma anche grazie ai vari mod-revivals ed al loro fan britannico più incallito, il grande Paul Weller . Pensate che ne parla con affetto anche nell'intervista contenuta nel suo bellissimo recente DVD As Is Now !
E poi, cosa più importante, THE SMALL FACES sono una delle mie timeless-bands preferite in assoluto; STEVE MARRIOTT a mio parere uno dei più grandi lead-singers della storia del rock.
Vi ripropongo qui un mio articolo uscito in rete nel 2002, che prima di volgere al termine fa registrare la ristampa ad opera della Castle Music / Sanctuary Records del loro album di debutto per la Immediate Rec. uscito 35 anni prima;
l'avvenimento viene quindi così degnamente festeggiato: 35th Anniversary Edition First Immediate LP e la doppia confezione della Castle prevede nel primo cd la versione stereo dell'original UK album e nel secondo quella mono. In entrambi i cd poi sono comprese molte bonus tracks con versioni mono e stereo di alcuni famosi singoli degli Small Faces del periodo Immediate, come Tin Soldier,I Can't Make It, Here Comes The Nice, Itchicoo Park, alternative versions e chicche varie.
Completismo maniacale ? Può darsi, ma vi assicuro.... ne vale proprio la pena: prima di tutto per il prezzo al pubblico assolutamente ragionevole ma soprattutto perché l'occasione é davvero speciale: l'album, uscito il 23 Giugno 1967, é un primo tentativo abbozzato di STEVE MARRIOTT e c. di concept-album e di soffice psichedelia attraverso le melodie accattivanti e dilatate di Feeling Lonely, Become Like You , Eddie's Dreaming, Up The Wooden Hills To Bedforshire, Green Circles.
Nel 1967 The Small Faces stanchi dei clichés di 'mods scapestrati' in cui la Decca li aveva ingabbiati e dei dissapori/incomprensioni con i managers della potente etichetta Don Arden e Tito Burns firmano per la nascitura Immediate fondata e gestita da Mick Jagger, Keith Richards ed Andrew Loog Oldham... sulla scia di altri artisti come Chris Farlowe ed Amen Corner.
SMALL FACES, uscito in America con il titolo There Are But Four Small Faces é davvero, come dicevo prima un giro di boa nella visione musicale violenta tipicamente mod-r&b con cui i quattro avevano raggiunto il successo nel periodo Decca '65-'66: un 33 giri pieno di chitarre acustiche ma soprattutto di clavicembali, mellotron, pianoforti ed organi chiaroscurali, ovvero il tastierismo immenso ed innovativo di Ian McLagan, un maestro in tutti i sensi...ma non mancano neanche i fiati!
La foga compositiva ed interpretativa degli esordi é temperata a favore di brani tristi, ballate malinconiche e bagliori psichedelici..in perfetta adesione alla nuova estetica rock che stava maturando e che sarebbe esplosa l'anno successivo.
E' il poderoso bassista Ronnie 'Plonk' Lane a coadiuvare vocalmente STEVE MARRIOTT con piglio delicato e sardonico in molti brani (quelli succitati), sebbene la vecchio insana passione mod di Steve per il r&b emerga ancora prepotentemente in Have You ever Seen Me e Talk To you ; il suo inconfondibile ardore rock sigla poi degli autentici classici come My Way Of Giving, Get Yourself Together ripresi nelle decadi successive da bands essenziali quali Only Ones e Jam.
Ma il fascino, il carisma discreto e prepotente nello stesso tempo, l'influenza di questo album giunge sino a tempi recenti ed é chiarissima persino in alcune produzioni americane anni '90 In The Red ( Now Time Delegation) ed Estrus...esempio lampante l'efficace cover del Total Sound Group di Tim Kerr dello strumentale Happy Boys Happy con l'hammond felice di McLagan protagonista assoluto,
'...una dichiarazione di rinnovato feeling positivo dopo la depressione che aveva attanagliato la band alla fine del rapporto artistico con la Decca, degli Small Faces rivitalizzati e di nuovo con tutti i cilindri che girano a mille ',

così scrive David Wells nelle preziose note dell'esauriente booklet di questa ristampa imperdibile.

PASQUALE BOFFOLI

http://www.thesmallfaces.com/

http://www.italiamod.com/articles.php?lng=it&pg=56

Collaborations; NEIL YOUNG : American Stars'n Bars, 9° LP (Reprise- 1977) by Michele Ballerini



NEIL YOUNG é una delle 'guide spirituali' da sempre dei Flowers, gli attempati titolari del sito in cui questo blogspot é contenuto; il suo ultimo lavoro, l'apocalittico e polemico Living With War ha portato l'artista di nuovo prepotentemente alla ribalta internazionale!
Neil, il canadese, é il ROCK&ROLL in tutte le sue sfaccettature a partire dai magnifici BUFFALO SPRINGFIELD (ne parleremo molto presto) e da quel primo timido album solista in cui comparivano già capolavori senza tempo come Last Trip To Tulsa, The Loner e Old Laughing Lady. Il nostro Michele Ballerini ci parla qui di uno dei suoi album meno conosciuti....mai troppo tardi per riscoprirlo...grazie Michele ! (W.B.)



Il primo vinile serio che comprai in vita mia (avevo 12 anni) fu il doppio Live Rust by NEIL YOUNG & THE CRAZY HORSE.
Prima di questo mi avevano regalato solo perle tipo: Sandokan degli Oliver Onions; Capito dei Gatti di vicoli dei miracoli, goldrake e Le Avventure Di Provolino.
Perciò sono un grandissimo fan di Neil Young da sempre; in terza media avevo addirittura incollato una sua foto sulla mia cartella.
Da alcuni giorni sto ascoltando incessantemente il suo 9° lp (escludendo Journey Through The Past, soundtrack dell'omonimo film del 1972 diretto da NEIL stesso, che raccoglieva perlopiù vecchie live versions di brani di BUFFALO SPRINGFIELD o C.S.N. & Y e un solo inedito).
American Stars'n Bars è considerato generalmente dalla critica come uno dei 'weakest' albums del Neil dei 70s. Nonostante ciò il disco contiene alcune canzoni di grandissimo valore.
Su tutte la straordinaria Like A Hurricane, la eterea Will To Love (capolavoro assoluto...ascoltatela e capirete dove i Dinosaur Jr. più sognanti hanno preso ispirazione); Star Of Betlehem (un fantastico duetto con EMMYLOU HARRIS) ; le countryeggianti Saddle Up The Palomino ,Hold Back The Tears(grandiosa) e The Old Country Waltz(con LINDA RONSTADT e NICOLETTE LARSON ai cori), il puro Young elettrico di Homegrown.
Solo Bite The Bullet è onestamente, bruttissima.
Anyways sarà anche uno dei dischi meno riusciti del Genio Neil ma vale pur sempre 1.000 volte di più dell'intera opera omnia di certi indie-pagliacci osannati dalla critica nowadays.
Un consiglio: sparatevi a tutto volume l'asolo di Like A Hurricane e mandate a cagare il vostro vicino che vi smadonna dietro perchè non riesce ad ascoltare la puntata serale di Gara di Ballo e/o....si crede un grande rocker perchè va a dondolare l'accendino ai concerti di LIGABUE.

MICHELE BALLERINI
longryders@gmail.com

http://popartx.blogspot.com
http://www.youtube.com/watch?v=7KxiEjPCXA8

www.neilyoung.com

venerdì 3 novembre 2006

Collaborations ; OUTSIDERS " Lying All The Time / Thinking About Today" 3° 7" (Relax , 1966 ) by Michele Ballerini



Questo articolo segna l'inizio delle collaborazioni a questo blogspot, che mi auguro numerose.
Nella fattispecie l'inizio di quella di Michele Ballerini, una figura chiave negli ultimi anni per il recupero della memoria storica rock italiana, a partire dagli anni ' 70, ma Michele é ora attivo anche per quanto riguarda i Sixties.
Vi ricordo il primo storico cd di Proiettili Punk-Waves da lui curato, esplorazione a lungo progettata e sofferta del punk italiano dei '70. Ora é al lavoro sul secondo volume ...chissà quali sorprese ci riserva !
Debutta nel mio rock-blogspot con un piccolo flash sui sixties-garagers olandesi THE OUTSIDERS.

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Assolutamente fantastico. Meraviglioso. This is one of the greatest 7" ever recorded in the history of r'n'r...e Den Harrow ci fa 'na pippa.
3° 45 giri della grande dutch band (from Amsterdam) di WALLY TAX (purtroppo scomparso nel 2005), conteneva, sul lato A "Lying All The Time" (poi coverizzata dai CYNICS), un jingle-jangle folk rock assolutamente splendido.
Sul lato B "Thinking About Today", straordinario punk-r'n'b . Grandiosi.Extremely adviced

."Love is blind and my love was too blind to see. /Love is blind and you put your hands out to me./ And then I, I felt for you. 'Cause I thought that you loved me too ... But you were lying, yeah lying, all the time./ Love is blind and it changed the man I used to be ..." (by W. TAX /Ronald SPLINTER).

Ha scritto Ben (Nederland),vecchio fan degli OUTSIDERS: "Wally, can't listen to you without tears in my eyes".

I agree.Pure truth.

MICHELE BALLERINI longryders@gmail.com

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lunedì 30 ottobre 2006

Recensioni / Italiani; TRINITY: Vacancy CD ; Blues Canero Mini DVD ( autoprodotti 2004)





Sono un po’ imbarazzato nel recensire questo secondo cd del trio blues-rock barese TRINITY, registrato nell’autunno del 2003 ma balzato alla nostra attenzione praticamente nel 2004 .
Imbarazzato perché conosco da tempo il leader, il chitarrista Bob Cillo, abbiamo molte passioni musicali in comune, non solo il blues; quindi la paura di non essere obiettivo nel parlare di VACANCY non è poca. Ma i fatti sono fatti e questo nuovo lavoro li conferma come la punta di diamante di una seconda generazione di indefessi bluesmen baresi, in una città in cui sin dalla prima metà dei sixties questo genere conta su un numero notevole di fedeli seguaci.
I Trinity eseguono un blues a forte tinte rock, a tratti noise…niente tempi swinganti o tastiere tanto per intenderci; da sempre hanno sposato l’estetica essenziale del trio che tanti musicisti hanno portato nei ’70 a prodigiosi risultati.
Vacancy spinge brutalmente il piede sull’acceleratore in tal senso rispetto al precedente Smell Of Burning ( 2002) , non solo grazie alle ormai proverbiali torrenziali performances chitarristiche di Bob Cillo ma anche grazie all’accresciuta grinta interpretativa dei due d’Erasmo, soprattutto il bassista-cantante Gianni, molto più personale ed aggressivo dal punto di vista vocale rispetto al passato.Ascoltate come è sfrontato nella cover Done Somebody Wrong, sembra un Rory Gallagher alticcio trapiantato in terra di Puglia, o in Don’t Kick Me, celeberrimo brano di Mayall che qui subisce da parte sua un trattamento più intenso e sofferto che in Smell of Burning.
Cinque sono le composizioni originali nuove di Vacancy ( Cillo è l’autore di quasi tutto il materiale originale, sia liriche che musiche ) se si escludono Dance Floor, Ready Cash e Sweet Talking Woman già incise in passato ; anche da questo punto di vista la crescita è notevole: Saturday Night Disaster, Your Room Is Empty, Waiting All The Time, Crawling At Your Backdoor rafforzano lo stile asciutto e scarno che contraddistingue i Trinity da sempre, con Bob Cillo che ciserve su un piatto d’argento soli grondanti cieco furore esecutivo : senza ombra di dubbio uno dei più entusiasmanti chitarristi in circolazione, con i piedi ben piantati nella tradizione british-blues ma anche in quella del delta-blues americano; addirittura travolgente in Crawling At Your Backdoor , Saturday Night Disaster, Dance Floor forse gli episodi più notevoli di Vacancy.
Forse avrebbe potuto risparmiarci l’ennesima versione di The Stumble, esercizio chitarristico ormai tra i più scontati. Si cimenta con risultati lusinghieri anche alla slide ad al dobro , come in Rain in My Shoes, pensoso episodio a sé stante nell’economia del disco nel quale c’è la piacevole sorpresa della voce eterea di Mariangela Cagnetta che mi ha riportato alla mente curiosamente una certa Christine Perfect di tantissimi anni fa.
I Trinity hanno prodotto nel 2004 anche un interessante mini-dvd , BLUES CANERO, arruffata ma divertente testimonianza di tre concerti tenuti in Spagna nel novembre 2003.Ci sono tante maniere di fare blues: i Trinity non saranno tra i più tecnici, main quanto ad adrenalina non sono secondi a nessuno.

PASQUALE BOFFOLI

http://www.trinityband.it/ Posted by Picasa

http://www.trinityband.it/italiano/download.htm
http://www.myspace.com/httpwwwmyspacecomtrinitybluestrio

Recensioni / Italiani; THE ROOKIES: Out of Fashion (Teen Sound 2005)

La prima cosa che mi ha colpito dei ROOKIES all'ascolto di OUT OF FASHION é il loro modo passionale e lirico di porgere la ' ballata garage ' .L'interpretazione ad esempio di Giovanni Orlandi di YOU, cover dei Bumble Bees, mi ha preso a primo ascolto alla gola già dalle prime parole '..Listen baby....'.
Il suo timbro vocale al bivio tra l'adolescenziale e l'adulto ricorda molto il Jim Sohns degli Shadows of Knight degli anni d'oro.Ballate garage dicevo : e cosa sono le loro composizioni in Out of fashion se non stupende e smaglianti timeless garage-ballads ?
La triste e darkeggiante I WALK ALONE, la grintosa YOU BETTER GO HOME ( con l'armonica di Andrea Modicatore), la dinamica e sfaccettata ASTRID (con le tastiere di Paolo Negri), la marziale e lancinante OUT OF FASHION, tutte scritte dal lead-vocalist Giovanni Orlandi con i chitarristi Federico Zanotti e Simone Modicamore, instancabili dispensatori per tutto il disco di distorsioni e folate fuzz, ma anche di suadenti e folkeggiantitimbri chitarristici.
Ma anche le covers di garage-bands talvolte oscure disseminate lungo quest'opera prima dei piacentini sono eseguite con approccio e perizia davvero ineccepibili: si va dalla perentoria e fascinosa WHAT'S WRONG WITH YOU degli Outsiders del compianto Wally Tax alla lisergica CAN'T EBENEZER SEE MY MIND dei Klubs, dal rock & roll di BACKDOOR BLUES dei Lost alla byrdsiana ONE TIME AROUND ( bravissimi Zanotti e Modicamore negli intrecci chitarristici ! ) dal refrain contagioso, un finale di disco folksy davvero prezioso ;
dalla beat e martellante I'VE WAITED SO LONG ( Motions) alla spasmodica I WANT TO LIVE ( Mascots), sorta di incrocio tra Sorrows e Quicksilver, dall'epica ALWAYS WITH HIM ( Living Daylights) alla contagiosa e crepuscolare YOU dall'inizio dannatamente Modern Lovers sino all'entusiasmante I DON'T CARE ( Thor's Hammer) posta all'inizio del disco, dotata di un tiro chitarristico power-pop (...Real Kids ) .
L'inevitabile gioco di citazioni cui rimanda Out of Fashion dei Rookies, band dall'immaginario garage e rock&roll sontuoso giunge ad includere anche i gloriosi Miracle Workers ;
i piacentini ricordano a più riprese il garagismo appassionato e strascicato di Jerry Mohr e c. negli anni '80 .
Una band ed un'opera prima quindi miracolosamente in equilibrio tra purezza sixties, l'enfasi del garage-revival degli eighties e gli accenti malati del primissimo punk/power pop americano.
Ineccepibile e freschissima infine la produzione di Massimo del Pozzo per la sua Teen Records, dinamica e vitale divisione della Misty Lane Records.
Senza di lui il garage in Italia sarebbe ridotto al lumicino.
PASQUALE BOFFOLI
posted by Pasquale Wally Boffoli at 7:28 PM
0 comments sabato, ottobre 28, 2006
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Recensioni / Esteri; COME N' GO: " 2 " ( Voodoo Rhythm Rec.- 2006)



I COME N'GO si confermano a distanza di quattro anni da Rhythm n’ blood band d’assalto della scuderia Voodoo Rhythm, con un disco violento molto più ‘prodotto’ del primo, che era puro caos trash&roll in studio, contraddistinto da un sound che definire grezzo e sporco sarebbe un eufemismo.
"2” suona molto più definito e lucido nelle strutture, rivelando le molteplici influenze dei Come N’go, guidati dall’esaltato cantante Alain, autore di tutti i testi. Improntati ad una semplice ed a volte misera quotidianità (John Chet, Beerland ) , anche se nelle iniziali The Fight e Golden Shower affilano le lame e parlano confusamente di rivoluzioni personali e di resistenza in un mondo ormai del tutto accecato ed impazzito.
La forza d’urto punk di questi svizzeri pare sfatare una volta per tutte l’immagine rassicurante e stereotipata della loro terra: ascoltate le chitarre stordenti, ipnotiche e dolorose di Felipe e Benu in John Chet, Golden Shower, The Fight, percorse da una serialità quasi velvetiana, la convulsa cover degli Oblivians, There’s no butter for my bread, il vocalismo stridulo di Alain (novello David Thomas?) nella robotica Manual Information, con tanto di theremin impazzito, ma anche l’alienata e cangiante Beerland paiono outtakes dei Pere Ubu di Dub Housing.
La corposa Don’t Matter invece si apre con uno spudorato riff alla Keith Richards, risplende del vocalismo sguaiato ed offensivo di Alain, per poi sforare in un lungo boogie caratterizzato da una solista lancinante. Piuttosto noiosa invece la lunga cover dei C.C.Revival, Commotion.Per fortuna, i Come n’go si riscattano ampiamente con I Wanna Be, puro Oblivians trash-style e la farneticante Golden Shower, un’estasi in crescendo di energia anfetaminica, a metà strada tra Modern Lovers e Pere Ubu.
Una lunga ghost-song, puro divertissment blues rural-acustico con tanto di fisarmonica e banjo completa a sorpresa il disco, poco più di mezz’ora.Con "2" The Come n’go si affermano una delle più conturbanti bands europee.
Grazie con tutto il cuore Reverend Beat-Man: la tua crociata a favore del rock’n’roll più selvaggio e incontaminato ha prodotto altri due capolavori, questo e Because of women di Roy & The Devil's Motorcycle.

PASQUALE BOFFOLI

www.voodoorhythm.com

Official Web Site:
http://www.voodoorhythm.com/comengo.htm

Audio ascolta "Manual Information"

sabato 28 ottobre 2006

Recensioni / Italiani; ARMANDO ADONINO : Immagini ( A&R 2006)


Negli ultimi 20 anni e passa il cantautore barese ARMANDO ADONINO ha contribuito a nobilitare con le sue canzoni il concetto di ‘ artista di strada ‘ .
Esse, scaturite con gentile minimalismo naif, senza forzatura alcuna, dalle sue numerose traversie esistenziali dimostrano come proprio grazie ad esse un’artista possa partorire e stigmatizzare una purezza lirica cantautorale assolutamente scevra da quegli aristocratici intellettualismi che oggi vanno tanto di moda, con testi a volte fatalistici (E’ un circo la vita, Uomo solo) a volte amari ( Clown, Ballata nel tempo) , altre attraversati da nobili aneliti di riscatto (Robin Hood , Nuovi orizzonti) .
In Innamorato di te ed Io che volevo è l’amore idealizzato invece ad essere protagonista .
Quelle di IMMAGINI sono canzoni nate e cresciute per le strade di quella ‘town without a pity‘ che Bari è da sempre , un grande ‘paese’ del sud decisamente malvagio verso chi ha il difetto di non essere un mercante !
Come in una bella favola l’etichetta nascente A & R ed il Tom Tom Studio di Rosario De Gaetano ed Angelo Pantaleo, note figure della scena musicale barese, hanno deciso di restituire alle canzoni peregrine di Armando Adonino quella dignità artistica ed espressiva che meritano da sempre .
IMMAGINI, il primo positivo parto dell’A & R ha più di un merito: prima di tutto produzione e mixaggio essenziali che valorizzano lo stile vocale scarno ed il dinamico chitarrismo acustico d’estrazione folk-blues di Armando ( uno Ian Anderson d’annata docet…ed anche un certo Nick Drake, ma lui non lo sa ! ), poi gli apporti strumentali discreti ma funzionali di alcuni amici musicisti (Roberto Piccirilli, Pasquale Boffoli, Piero Di Bari, lo stesso produttore Rosario De Gaetano…) , ma soprattutto l’aver riattualizzato e nobilitato il repertorio di colui che tranquillamente si può considerare il padre spirituale storico dei novelli cantautori baresi.

PASQUALE BOFFOLI

Contatti: degaetano@iazzoproject.com
tomtomstudio@fastwebnet.it

mercoledì 25 ottobre 2006

Live / Esteri; NICK CAVE 'Solo Performance', Music Village, Parco Novi Sad, Modena 7 Luglio 2005


La dicitura “Solo Performance” attribuita al minitour italiano di NICK CAVE ha dato adito a qualche equivoco: in realtà Re inchiostro si è presentato a Modena, nell’affollato padiglione del Music Village con una formazione ridotta dei Bad Seeds comprendente i fedeli gregari Martyn P.Casey al basso, Warren Ellis al violino e strings varie, Jim Sclavonous alla batteria. La formula adottata dall’artista australiano in questa occasione ha avuto il grande pregio di porre maggiormente in risalto quegli incredibili chiaroscuri e magistrali sbalzi di umore che costituiscono ormai da tempo la collaudatissima materia palpitante della sua arte.
Il Cave del 2005 visto a Modena è performer ormai maturo, poliedrico e carismatico al di là di qualsiasi scala di valori, sia quando, seduto al pianoforte, si è concentrato nelle soffuse nebbie mistiche di timeless ballads ripescate oculatamente dai suoi lavori degli ultimi venti anni - People Ain’t No Good, Nobody’s Baby Now, Lucy, Loom Of The Land, Into My Arms, The Ship Song, God In The House, classiche ormai come può esserla una piéce pianistica di Chopin - sia quando, confortato magistralmente da Warren Ellis - invasato violinista posseduto da “romantica” passionalità e gestualità spiritata - ha strapazzato la tastiera percuotendola ossessivamente ed abbandonandola a scatti ripetuti per inscenare tumultuose versioni teatrali delle storiche apocalittiche Tupelo e The Mercy Seat, torturando in lungo e largo le assi estreme del palcoscenico in preda ai suoi fatidici sconvolti deliri espressivi, sfiorando o stringendo le mille mani protese verso di lui.
Al di là di questa ortodossa dicotomia la spiazzante positiva impressione in alcuni episodi è stata di un metodico ribaltamento del mood primigenio, esperimento probabilmente ispiratore della formula a quattro: brani originariamente abrasivi come Red Right Hand, Stagger Lee ed addirittura in alcune fasi The Mercy Seat trasfigurati in sontuosi inediti arrangiamenti pianistici, sono risultati (orfani della grattuggiante e gracchiante chitarra di Blixa Bargeld ) mirabilmente interiorizzati; al contrario il combo di Cave dal vivo ha tirato fuori da brani come The Weeping Song, Henry Lee, Hiding All Away (dall’ultimo Abattoir Blues) un’energia che in studio appariva soltanto potenziale.
A Modena Nick ci è apparso comunque uomo ed artista estremamente comunicativo, positivo, ed a suo modo pacificato con se stesso, capace già dopo i primi tre-quattro brani di schiodare dalle sedie tre quarti dell’audience invitandola/obbligandola (come resistere ad un invito tanto seducente?) a raggiungerlo sotto il palco per un contatto fisico molto più diretto.
E ad alternarsi sono sorrisi , estemporanee ed esilaranti battute individuali con la band (a causa di piccoli fraintendimenti sul repertorio) e il pubblico (soprattutto con un certo Antonio, cui finalmente dedicherà una chilometrica liberatoria Tupelo, ossessivamente richiesta dall’inizio dello show). Verso la fine dello spettacolo non si dimentica certo di moglie e figli sottolineando, non senza un pizzico di ironia, il suo status di marito e padre: a lei dedica Babe, You Turn Me On (un po’ melensa ?), uno dei brani forse meno riusciti di The Lyre Of Orpheus… ma si fa perdonare subito dopo con una feroce Jack The Ripper.
Richiamato a gran voce concede due lunghi bis ad un pubblico che copre trasversalmente una fascia dai diciassette-diciotto anni ai cinquanta e passa… Cos’altro dire: che è meraviglioso incrociare per caso (?) lo sguardo di una diciottenne e sorridersi, scoprendo che state cantando conoscendo entrambi a memoria i versi di Nobody’s Baby Now mentre Nick Cave ne sta eseguendo una stupenda versione…

PASQUALE BOFFOLI

www.nickcaveandthebadseeds.com