giovedì 5 gennaio 2012

VIL ROUGE: “Immacolato caos” (Uscita: 10 ottobre 2011, Horus/Audioglobe)

Sulla leggerezza. Così si potrebbe intitolare un fantomatico trattato circa l’opera prima di Vil Rouge, se mai si volesse intraprendere un’impresa calligrafica tanto assurda. Ma a ben sentire, l’onirico e l’immaginifico permeano i testi della giovane cantautrice toscana, che usa questa chiave per aprire all’ascoltatore una finestra sul suo intimo, reale sentire. E riesce a convincere: salde sono le radici
di una nuova pianta nata nel panorama musicale, un percorso compositivo che può sicuramente maturare in frutti rossi e succosi. Calibrandomi sull’onda di “Immacolato caos” e pensando ad un’immagine che lo descriva, mi lascio suggestionare da un’Alice nel paese delle meraviglie che per inseguire il Bianconiglio è finita in un bosco di cristallo, dove bisogna muoversi con discrezione per non frantumare tutto ma, allo stesso tempo, tendendo l’orecchio si ode il vento far suonare ogni petalo. E la musica, accuratissima per scelte espressive ed esecuzione, in questo lavoro gioca un ruolo fondamentale, come la colonna sonora di un film sostiene la descrizione dei vari scenari. Allora le tessere cadono davvero in Effetto domino, così come pure le illusioni: “C’era una volta una bambina che camminava nel bosco, di notte, e mano nella mano col suo lupo non visse felice e contenta, ma visse”.
Capire che le favole non esistono e le paure vanno affrontate, è quasi una scoperta piacevole, se a dirtelo è la voce pura di Vil ne Il lupo. All’improvviso però i toni si stemperano e si accende un’Abat-jours nell’intimità della propria stanza, dove ritagliare pezzi di vecchie foto per costruire i ricordi, con Nina Simone seduta sul bordo del letto.

Se poi dormire è difficile perché siamo troppo stressati da ciò che non ci serve, basta provare a sintonizzarsi su René’s lullaby: una Sirena ci rassicurerà dicendoci che in fondo va tutto bene. Il pezzo più penetrante dell’album, a mio avviso; lo si incontra nuovamente anche come ghost track in una versione più sporca. A seguire Controgravità, Immacolato caos, title track in punta di pennello, lascia una scia rossa jazzata che poi diventa sempre più nera, elettrica e rockeggiante e Unimpressive, unico pezzo in lingua inglese scritto, suonato e cantato da Sir Rick Bowman, fratello di Vil, con cui duetta. Si arriva così a Leggenda di Natale, cover di un brano non conosciutissimo di De Andrè: confrontarsi con lui è sempre molto ardito, ma la scelta fatta è buona e la voce lavora bene arricchendolo con un tocco voluttuoso. Burocrazia emotiva è un’altra highlight del disco, musicalità trascinante e buon testo:
“Disteso al centro del mondo ne ottieni solo il contorno, sei solo proiezione destinata a vivere in fondo, come una firma a garanzia schiva di tutta questa burocrazia emotiva”.
Per finire senza far rumore Le ultime parole che ho per te, una classica ballata. Un disco molto femminile quello di Vil Rouge, ovvero Valeria Caliandro, che dalle prime note mi ha fatto pensare come attitudine a Cristina Donà, così come pure a Mara Redeghieri ai tempi degli Üstmamò. Grande l’apporto dei musicisti della line-up, Jacopo Ciani, Luca Cantasano, Cristiano Bottai e Elvira Muratore ospite in alcuni brani. Undici istantanee appese al filo per dirci che anche le bambole crescono.
Valentina Loretelli

Foto Live: Christian De Martino



Vil Rouge My Space




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