giovedì 5 gennaio 2012

MAGNETIX: “Drogue Electrique” (Uscita: 11 Ottobre 2011, Slovenly Records)

Esce per l’etichetta americana Slovenly Records “Drogue Electrique”, nuovo disco del duo francese Magnetix, gruppo che fonde garage rock e rumoristica elettronica riletta secondo un dettato estetico che si rifà alle atmosfere fantascientifico-apocalittiche della science fiction più radicale. Così sul sito della band i Magnetix si presentano, con parole che sembrano uscite direttamente da un romanzo di William Gibson o dal più famoso fumetto cyberpunk francese,
quel Metal Hurlant che ha avuto così tanta influenza sulla fantascienza degli ultimi anni:

“2023 : On a suffocating and collapsing planet, the human evolution no longer exists and heads faster and faster into a growing regression [...] Humans will always need solid and liquid substances to satisfy their affective and addictive deficiency. Beyond its own perversity, electricity supplying machine factories will quickly turn into "sensual factories". La "drogue électrique", E.D, is now insufflated into every individual's decadent everyday life. Day after day la drogue électrique stretches out the little rationality remaining into a neurotic web that lets all its bases go off one after the other”

Ma come si trasformano in musica queste premesse “ideologiche”? L’attitudine preme verso il low fi più spinto, con le chitarre iper-fuzz in primissimo piano, che fagocitano spesso e volentieri il resto degli strumenti, relegando spesso la batteria in lontananza, letteralmente sovrastata dal reverbero, e fondendo il garage (o meglio avant-garage) di base con una certa attitudine shoegaze (come una sorta di Vaselines sotto steroidi, o, al contrario, di Davie Allan sotto extasy). La voce metallica e monocorde (che alterna nel cantato inglese e francese), inoltre, crea un effetto di distacco di marca dark-wave, producendo stridori che si vanno ad aggiungere al turbine di distorsioni di cui il disco abbonda. Il suono prodotto dalla band ricorda vagamente certe incursioni crampsiane verso il lato più tribale e selvaggio del garage rock, strade già percorse anche dai Gun Club, solo per aggiungere un altro, pur vago, parametro di confronto (si prendano in considerazione brani come Rest of my life, LR 6 o Spider in the corner). Il tutto è però portato alle estreme conseguenze, e a tratti esasperato e percorso da avanguardismi rumoristici alle volte un po’ fini a loro stessi. In Velvet eyes emerge, già dal titolo, l’altra grande influenza del gruppo, i Velvet Underground appunto. Il pezzo è una ballata-litania Nico-style cui manca solo la viola acida di John Cale a cesellare il tutto. Un disco tutto sommato onesto, ma che certo non cambierà le sorti del rock europeo, e in cui lo spirito “fantascientifico” sa più di retrò che di sguardo verso il futuro.
Luca Verrelli

Slovenly Recordings/Magnetix


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