lunedì 2 gennaio 2012

THE BATS: “Free All The Monsters” (Uscita: 25 ottobre 2011, Flying Nun/Goodfellas)

# Consigliato da DISTORSIONI

The Bats sono in giro da un sacco di anni, trenta, per la precisione. In tutto questo tempo hanno pubblicato solo otto dischi, spesso con lunghi intervalli, durante i quali si sono occupati di vari progetti solisti, del proprio lavoro e delle proprie famiglie. Quest'attività quasi amatoriale si è svolta sempre nel solco del “Dunedin sound”, la scena legata alla città neozelandese da cui prende il nome
e che affonda radici nei lontani anni '80, di cui i nostri pipistrelli sono a buon diritto membri fondatori. Quasi ovviamente questo album è stato registrato nelle vicinanze di Dunedin, in un ex manicomio vittoriano abbandonato, chiamato Seacliff. Inquadrare musicalmente l'album non è difficile: ballate, qualcuna con un leggero tocco di psichedelia, rette dal “jingle jangle” della chitarra e dalla voce suadente di Robert Scott, come sempre affiancato da Kaye Woodward alla solista e ai cori, elementi essenziali del suono del gruppo, per la capacità di spezzare il tono sempre piuttosto monocorde delle canzoni. Basso e batteria si limitano a fare da sottofondo.
Nulla di nuovo, vien da dire. Ma tutto molto bello. Triste anche, o quantomeno malinconico, roba da pioggia oltre i vetri appannati del vostro cottage sulle coste battute dal vento e dalle onde procellose dell'oceano. D'altronde il filo conduttore del disco è la presa d'atto del tempo che passa, il ritrovarsi nella “mezza età” e l'accettazione di quanto ciò sia ineluttabile. Le prime tre canzoni sono un ottimo viatico per chi voglia addentrarsi nelle calme atmosfere dei nostri: Long Halls, con i suoi arpeggi in minore, Simpletons, tutta cantata in coro da Robert e Kaye, un inno alla nostalgia e all'attesa, Free All The Monsters, che decolla sull'onda della chitarra solista, mentre esorta a liberare tutti i mostri, ora. Il disco prosegue poi sulla stessa falsariga, sia dal punto di vista qualitativo che da quello sonoro, anche se alcuni pezzi meritano una particolare menzione: It's Not The Same, con l'acustica di Kaye in evidenza, In The Subway, forse il mio pezzo preferito, con un tocco di feedback sulla voce di Scott, Fingers Of Dawn, sul difficile ma inevitabile esercizio di affrontare ogni giorno quanto ci tocca, On The Bank, ancora una ballata delicata quanto incisiva. Insomma, un disco delicato, che non aggredisce le orecchie con suoni distorti o dissonanti, ma le accarezza con armonie malinconiche quanto azzeccate.
Luca Sanna

Flying Nun Records


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