martedì 9 agosto 2011

WANDA JACKSON: “The Party Ain't Over” (2011, Nonesuch)

Jack White, dopo aver rivitalizzato la stagionata leggenda del country Loretta Lynn, si è preso a cuore le sorti dell'altrettanto stagionata “Queen of Rockabilly” Wanda Jackson, signora settantatreenne dal passato glorioso quanto lontano, dotata tutt'ora di una graffiante voce e di un'energia invidiabile. Detto che il titolo del disco rimanda all'incendiario hit single che l'arzilla settuagenaria pubblicò nel lontano 1958, Let's Have A Party, e che White si è deciso a
proporre alla nostra Wanda la collaborazione dopo aver visto questo video, risalente allo stesso anno, in cui la cantante azzanna con stile quasi garage-punk la presleyana Hard Headed Woman , va ricordato che la produzione della Jackson, dopo i lodevoli inizi, si è snodata su canali molto più tradizionali e tranquillizzanti, tra il country e il gospel. Tuttavia sin dal primo ascolto è chiaro che l'intenzione del “talent scout” White era quella di riportare in auge la prima versione della “Wandissima”: si parte infatti con un superclassico come Shakin' All Over, in un programmatico arrangiamento con sezione di fiati rumorosa, chitarrona in evidenza e con la voce stridula ma ancora potente della Jackson abbondantemente effettata da un tremolo “vintage”.

Si prosegue, a testimonianza di un repertorio composto di pezzi piuttosto conosciuti con un altro numero rock'n'roll come Rip It Up - copyright by Mr. Little Richard - per andare a parare sul country (garantisce Johny Cash) con tanto di pedal-steel guitar di Busted e sul calypso anni '40 di Rum & Coca Cola. La track-list prosegue con Thunder On The Mountain , inopinata quanto riuscita cover di Bob Dylan (pare suggerita da sua maestà in persona), sulle note di un piano honky-tonk, con la trascurabile You Know I'm No Good della povera Amy Winehouse, con il bluesaccio Like A Baby, scelta dalla stessa Wanda nel repertorio di Elvis, per offrirci poi un omaggio a Eddie Cochran, Nervous Breakdown. Torna poi in pista il country, condito da una spruzzata di gospel, di Dust On The Bible e quello più sdolcinato (insopportabile, per me) di Teach Me Tonight, per finire in gloria con l'acustica Blue Yodel no. 6, un classico country di Jimmie Rodgers che la signora dimostra di padroneggiare alla grande, forse uno dei pezzi migliori del disco che, in conclusione, senza essere imperdibile, si dimostra godibile e fresco e ci fa reincontrare un'artista ancora capace di divertire.
Luca Sanna

Nonesuch Records

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