sabato 13 agosto 2011

ACROSS TUNDRAS “Sage” (2011, Neurot Recordings)


Nella scelta di un disco a volte mi capita di lasciarmi attrarre dalla copertina, o dal titolo, oppure, come in questo caso, dal nome del gruppo. Questi giovanotti originari del Colorado mi hanno colpito per il nome, evocativo di pianure spoglie, battute dai freddi venti del nord e bagnate da gelide piogge artiche, prima di avere la possibilità di ascoltare questo loro album. Diciamo subito che non me ne sono dovuto pentire: il loro è uno stoner piuttosto evoluto, con qualcosa di più di una spruzzata di psichedelia e qualche più rada venatura country, che si fa ascoltare con un certo piacere, anche se, più che evocare le desolate tundre del nord, le loro composizioni ci trasportano in scenari desertici, probabilmente più consoni alle loro origini. I nostri, tra l'altro, non sono di primo pelo, visto che questo “Sage” è il loro sesto lavoro sulla lunga distanza ed il primo per la Neurot, etichetta gestita dai metallari eretici Neurosis. La formazione è il classico “power trio”, basso, chitarra e batteria, in cui il chitarrista e “bandleader” Tanner Olson si fa carico anche del ruolo di cantante. Le composizioni lunghe e avvolgenti, dominate dal possente rifferama del chitarrone di Olson, portato più all'utilizzo degli accordi che agli assolo, probabilmente anche a causa della struttura del gruppo.
L'album si apre con l'epica cavalcata In The Name Of The River Grand, uno dei migliori episodi dell'intero lavoro, che ci trasporta nel bel mezzo di un film western di quelli buoni, prosegue alla grande con la desertica (appunto) Hijo del Desierto, triste storia di un poveraccio sperduto nelle sabbie arroventate dal sole, assetato e assediato dai serpenti a sonagli, ma, musicalmente, piuttosto vivace. Segue la ballatona Buried Arrows: ancora deserto, condito da cactus e mandrie di bisonti, con una certa arietta country alla quale collabora la cantante Lily Hiatt, che si dimostra dotata di polmoni e ugola adatti al sound torrenziale della band duettando con Olson. I pezzi seguenti hanno un andamento più canonicamente stoner e, forse stanno un gradino sotto le prime tre tracks, almeno dal punto di vista creativo. Si tratta, infatti, di pezzi piuttosto simili tra loro, dominati dalla chitarra heavy e dalla voce roca di Tanner Olson, fatta eccezione per l'ultimo, Shunka Sapa, uno strumentale. Tra queste canzoni, una menzione particolare la merita la lunga, deragliante Mean Season Movin' On, dodici minuti abbondanti di arpeggi distorti, con tanto di vento in sottofondo, che rendono giustizia alle aspettative che il nome della band mi aveva suscitato.

Luca Sanna

Neurot Recordings

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