giovedì 4 agosto 2011

PIETRE MILIARI - DAVID BOWIE: "The rise and fall of Ziggy Stardust and The Spiders from Mars" (1972, RCA)

# Consigliato da DISTORSIONI

Ziggy Stardust è uno dei personaggi chiave nell’iconografia rock. Uno degli incubi ricorrenti che segnano le notti insonni di quanti di giorno si nutrono al seno della rock music e la sera faticano a staccarsi dai suoi capezzoli. La sua ascesa e la sua caduta sono il monumento al milite ignoto dall’ingordigia dello star system. “The rise and fall of Ziggy Stardust and The Spiders from Mars“ è il punto in cui convergono compiutamente tutte le esperienze artistiche e personali dei primi trentacinque anni di vita di David Bowie.
Mimica, teatro, astronomia, arte glam, cabaret, space rock, travestitismo, pop-art, buddismo, promiscuità sessuale, gay culture. Tutto infilato dentro un concept-album e uno spettacolo che mette in scena l’ abbagliante splendore e la fragilità di un eroe del rock. Il supereroe che è venuto a salvare il mondo immolandosi all’ altare del rito pagano del rock ‘n roll suicide. Dietro Ziggy ci sono i gli Spiders, tre aracnidi piovute sulla terra il 25 Settembre del 1971 e ripartite il 3 Luglio del 1973, quando Bowie ammazza Ziggy sul palco dell’ Hammersmith Odeon, cercando di liberarsi da un alter-ego talmente grande da mettere a repentaglio la sua identità artistica e privata. In realtà però i ragni continueranno a girare per un po’ sul nostro pianeta, alla ricerca della polvere di stelle lasciata da Ziggy , il quale invece aveva davvero lasciato il nostro mondo. Non lo avrebbero più trovato. E ad un tratto riaffiora alla loro memoria il perché, chiuso in quell’ atto finale del testamento di Ziggy Polvere di Stelle…

"Sei un suicida del rock ‘n roll (…) così corri a casa/non lasciare che il sole bruci la tua ombra (…) Tutti i coltelli sembrano lacerarti il cervello/prenderò la mia parte, ti aiuterò col dolore".

La grevità solenne che tinge di arancio e unge di mascara le undici tracce del disco sono la rappresentazione spettacolare
dell’ alienazione e della sublimazione egocentrica della rockstar. Un tema che era stato toccato in chiave mistica dal “Tommy“ degli Who e che verrà consegnata alla memoria collettiva dal Pink tratteggiato da Roger Waters su “The Wall”. Fra i tre però è Ziggy Stardust quello che più di tutti mesce nel lerciume del rock ‘n roll.
Con i guanti di piume di struzzo, si capisce. Elegantemente decadente come un Jellicle Cat. O come le incredibili chitarre di Mick Ronson dentro cui è seppellita la voce di David Bowie. Fisiche eppure evanescenti: lunari. Se ne può distinguere ogni pennata, cogliere la vibrazione di ogni corda, lo scintillio di ogni accordo, la lingua di David Bowie lasciare una scia di bava lungo la cassa glitterata della Les Paul in una fellatio che verrà immortalata e iconizzata da Mick Rock come una delle immagini chiave del rock effeminato e decadente degli anni Settanta, celebrato nella Lady Stardust, dedicata clandestinamente ai corpi Marc Bolan e a Lou Reed, presenti entrambi anche in spirito rispettivamente nel boogie pre-punk di Hang on to yourself e nella ballata al neon di Rock ‘n roll suicide. Ziggy Stardust è l’embrione sifilitico di tutto il
rock ‘n roll malato che verrà e il sarcofago di pailettes che custodisce il cadavere di quello che era stato fino ad allora.

“Ci muoviamo come tigri sulla vaselina
l’amaro viene fuori meglio su una chitarra rubata
Voi siete i prescelti, noi gli Spiders from Mars
"

Franco Lys Dimauro

Ziggy Stardust

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